Vangelo di Matteo cap19

 

                                         Matteo 19

et factum est cum consummasset Iesus sermones istos migravit a Galilaea et

E avvenne che avendo portato al culmine Gesù queste parole partì dalla Galilea e

venit in fines Iudaeae trans Iordanem et secutae sunt eum turbae multae et curavit

venne nei territori della Giudea, oltre il Giordano 2 e lo seguirono molte folle e curò

eos ibi et accesserunt ad eum pharisaei tentantes eum et dicentes si licet homini

quelli qui. 3 E si avvicinarono a lui i farisei tentandolo e dicendo se è lecito ad un uomo

dimittere uxorem suam quacumque ex causa qui respondens ait eis non

rimandare la sua donna per una qualsiasi causa. 4 Questi rispondendo disse loro: Non

legistis quia qui fecit hominem ab initio masculum et feminam fecit eos et dixit

avete letto che colui che fece l’uomo dall’inizio maschio e femmina li fece? E disse:

propter hoc dimittet homo patrem et matrem et adhaerebit uxori suae et erunt

5 Per questo lascerà un uomo il padre e la madre e aderirà alla sua moglie, e saranno

duo in carne una itaque iam non sunt duo sed una caro quod ergo

due in una sola carne. 6 Pertanto ormai non sono due ma una sola carne. Dunque ciò

Deus coniunxit homo non separet dicunt illi quid ergo Moyses mandavit

che Dio ha unito, uomo non separi. 7 Gli dicono: Perché dunque Mosè ha comandato di

dare libellum repudii et dimittere ait illis quoniam Moyses ad duritiam

dare il libello del ripudio e di rimandare? 8 Disse loro: Perché Mosè  per la durezza del

cordis vestri permisit vobis dimittere uxores vestras ab initio autem non fuit sic

vostro cuore permise a voi di rimandare le vostre mogli, ma dall’inizio non fu così.

Dico autem vobis quia quicumque dimiserit uxorem suam nisi ob fornicationem et

9 Ma io dico a voi che chiunque avrà rimandato  sua  moglie, se non per fornicazione e

aliam duxerit moechatur et qui dimissam duxerit moechatur

avrà sposato un’altra, commette adulterio e chi avrà sposato una ripudiata, commette

dicunt ei discipuli eius si ita est causa hominis cum uxore

adulterio. 10 Gli dicono i suoi discepoli: Se così è la condizione dell’uomo con la moglie,

non expedit nubere qui dixit illis non omnes capiunt verbum istud sed

non conviene sposarsi. 11 Questi disse loro: Non tutti comprendono questa parola, ma 

quibus datum est sunt enim eunuchi qui de matris utero sic

coloro a cui è stato dato. 12 Infatti vi sono eunuchi che dal grembo della madre così

nati sunt et sunt eunuchi qui facti sunt ab hominibus et sunt eunuchi qui

sono nati, e vi sono eunuchi che sono stati fatti dagli uomini, e vi sono eunuchi che

seipsos castraverunt propter regnum caelorum qui potest capere capiat

da se stessi si sono fatti eunuchi a causa del regno dei cieli. Chi può capire capisca.

Tunc oblati sunt ei parvuli ut nanus eis imponeret et oraret

13 Allora gli furono offerti dei fanciulli, perché imponesse loro le mani e pregasse.

Discipuli autem increpabant eos Iesus vero ait eis sinite parvulos

E i discepoli continuavano a sgridarli: 14 Ma Gesù disse loro: Lasciate i piccoli

et nolite eos prohibere ad me venire talium est enim regnum caelorum

e non proibite loro di venire a me, di tali infatti è il regno dei cieli.

Et cum imposuisset eis manus abiit inde et ecce unus accedens

15 E avendo imposto loro le mani se ne andò da lì. 16 Ed ecco uno da solo avvicinandosi gli

ait illi magister bone quid boni faciam ut habeam vitam aeternam

disse: O buon maestro, che cosa dovrei fare di buono per avere la vita eterna? 

Qui dixit ei quid me interrogas de bono unus est bonus Deus

17 Ed egli gli disse: Perché mi interroghi riguardo al buono? Uno solo è buono, Dio.

si autem vis ad vitam ingredi serva mandata dicit illi quae Iesus autem dixit

Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. 18 Gli dice: Quali? E Gesù disse:

non homicidium facies non adulterabis non facies furtum non falsum testimonium

Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non dirai falsa testimonianza,

dices honora patrem tuum et matrem tuam et diliges proximum tuum sicut teipsum

19 onora tuo padre e tua madre, e amerai il prossimo tuo come te stesso.

Dicit illi adulescens omnia haec custodivi a iuventute mea quid

20 Gli dice il giovane: Tutte queste cose ho custodito dalla mia giovinezza, che cosa

adhuc mihi deest ait illi Iesus si vis perfectus esse vade vende quae habes

ancora mi manca? 21 Gli disse Gesù: Se vuoi essere perfetto, vai, vendi le cose che hai,

et da pauperibus et habebis thesaurum in caelo et veni sequere me cum audisset

e dà ai poveri e avrai un tesoro in cielo e vieni e segui me. 22 Ma avendo sentito

autem adulescens verbum abiit tristis erat enim habens multas possessiones

il giovane la parola, si allontanò triste: Infatti era uno di quelli che ha molti possessi.

Iesus autem dixit discipulis suis amen dico vobis quia dives difficile intrabit

23 E Gesù disse ai suoi discepoli: In verità dico a voi che un ricco difficilmente entrerà

in regnum caelorum et iterum dico vobis facilius est camelum

nel regno dei cieli. 24 E di nuovo dico a voi: E’ più facile che un cammello

per foramen acus transire quam divitem intrare in regnum caelorum auditis autem his

passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli. 25 Sentite queste cose

discipuli mirabantur valde dicentes quis ergo poterit salvus esse

i discepoli si meravigliavano molto dicendo: Chi dunque potrà essere salvo?

Aspiciens autem Iesus dixit illis apud homines hoc impossibile est

26 Guardandoli in faccia  Gesù disse loro: Presso gli uomini ciò è impossibile,

apud Deum autem omnia possibilia sunt tunc respondens Petrus dixit ei ecce

ma presso Dio tutte le cose sono possibili. 27 Allora rispondendo Pietro gli disse: Ecco

nos reliquimus omnia et secuti sumus te quid ergo erit

noi abbiamo lasciato tutte le cose e abbiamo seguito te, che cosa dunque ci sarà

nobis Iesus autem dixit illis amen dico vobis quod vos qui secuti estis me

per noi? 28 E Gesù disse loro: In verità dico a voi che voi che avete seguito me,

in regeneratione cum sederit Filius hominis in sede maiestati suae

nella rigenerazione, quando sederà il Figlio dell’uomo sul trono della sua maestà,

sedebitis et vos super sedes duodecim iudicantes duodecim tribus Israel et omnis

sederete anche voi sopra dodici troni giudicando le dodici tribù d’Israele. 29 E ognuno,

qui reliquerit domum vel fratres aut sorores aut patrem aut matrem aut uxorem

che avrà abbandonato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o moglie

aut filios aut agros propter nomen meum centuplum accipiet et

figli o campi a causa del mio nome, riceverà il centuplo e

vitam aeternam possidebit

possederà la vita eterna.

multi autem erunt primi novissimi, et novissimi primi

30   Molti saranno primi ultimi, ed ultimi primi.

 

 

 

                                           

E avvenne che avendo portato al culmine Gesù queste parole, partì dalla Galilea e venne nei territori della Giudea, oltre il Giordano 2 e lo seguirono molte folle e curò quelli qui.

Dopo che l’annuncio del Vangelo ha raggiunto la sua forma più alta ed esaustiva proprio ai confini della Galilea, lungo la via delle genti, prefigurando con ciò l’universalità dell’amore divino che da Israele si riversa su tutti i popoli, ecco che Gesù riconduce la storia della salvezza al suo centro e al suo punto di partenza. Venne Gesù nei territori della Giudea, oltre il Giordano seguito da molte folle e curò quelli proprio qui, nella terra d’Israele, perché la promessa fu fatta innanzitutto ad Israele e in Israele doveva trovare innanzitutto il suo adempimento. Mentre finora il Cristo ha tenuto le distanze da Gerusalemme, ora tutto il suo andare è verso Gerusalemme e per Gerusalemme. E chi vuol conoscere la potenza del suo amore deve seguirlo nel santo viaggio, e non solo con i piedi, ma prima ancora col cuore, per entrare nel mistero della sua morte e resurrezione. Quanto più si avvicina alla città santa, tanto più duro e stringente si fa il confronto con gli uomini della Legge, che ormai sono in guerra aperta contro Gesù. E neppure tentano di dissimulare la loro ostilità, semmai fanno esaltare la nobiltà della loro causa e della loro lotta che è innanzitutto per difendere la Legge di Dio.

3 E si avvicinarono a lui i farisei tentandolo e dicendo se è lecito ad un uomo rimandare la sua donna per una qualsiasi ragione.

“Era venuto dalla Galilea alla Giudea. Ora il partito dei farisei e degli scribi gli chiese se è lecito ad un uomo ripudiare la moglie per un qualunque motivo, cercando di prenderlo in trappola con un duplice sillogismo, dato che, qualunque cosa risponderà a tale quesito, inevitabilmente pare che dovrà soccombere. Se dirà, infatti, che le mogli possono essere ripudiate per qualunque motivo e si possono sposare altre donne, egli, che predica la pudicizia, apparirà in contraddizione con se stesso. Se invece risponderà che non è lecito per qualunque motivo ripudiare la moglie, apparirà reo di sacrilegio e oppositore della dottrina di Mosè e, attraverso Mosè, della dottrina di Dio. Il Signore dà una risposta tanto sottile che passa attraverso la loro meschina trappola. Invoca la testimonianza della Santa Scrittura e oppone la legge naturale e la primitiva legge di Dio alla legge di Mosè, la quale fu concessa, non per volontà di Dio, ma per ovviare alle necessità dei peccatori”.  ( Gerolamo )

Per sconfiggere Gesù bisogna accettare la lotta e il confronto sul suo terreno preferito, cercando di farlo cadere davanti a tutti proprio là dove finora davanti a tutti si è dimostrato il più forte. Difficile confutare il maestro quando la Legge appare di facile ed immediata comprensione, meglio entrare nei suoi meandri più oscuri e incomprensibili, dove è possibile una molteplicità di letture, nessuna delle quali si presenta di per sé esaustiva e soddisfacente. Meglio spostare il confronto dal piano assoluto della verità e portarlo sul piano dell’opinione personale, che si può sempre attaccare e contestare.

Gesù non si lascia trarre in inganno e risponde ancora una volta con la Parola.

4 Questi rispondendo disse loro: Non avete letto che colui che fece l’uomo dall’inizio maschio e femmina li fece? E disse: 5 Per questo lascerà un uomo il padre e la madre e aderirà alla sua moglie e saranno due in una sola carne. 6 Pertanto ormai non sono due ma una sola carne. Dunque ciò che Dio ha unito, uomo non separi.

La Parola di Dio non si  comprende se non nella sua totalità e globalità: una lettura parziale e frammentaria può trarre in inganno e portare a conclusioni sbagliate. La Bibbia va letta dall’inizio e nello spirito di colui che l’ha scritta. E all’inizio noi troviamo che l’uomo fu creato da Dio maschio e femmina. L’unione dell’uomo alla donna non si giustifica se non per l’originale progetto divino che non conosceva divisione o rottura di sorta all’interno dei due. “Per questo lascerà un uomo il padre e la madre e aderirà alla moglie e saranno due in una sola carne”. In Eden l’unità è un dato ed un fatto. Ed è questo che giustifica l’abbandono del padre e della madre, perché non più assolutamente necessari all’unità della famiglia, ogniqualvolta si forma una nuova famiglia. Dopo il peccato d’origine l’unità è perduta,  ma va recuperata nell’obbedienza alla Parola, secondo la volontà di Dio. Anche se l’uomo non si trova più unito alla donna in modo di per sé indissolubile, tale vincolo è sancito dalla Legge, come una vocazione e un necessario ritorno alla realtà originale. Per Dio uomo e donna non possono unirsi se non per essere una sola carne. Dunque ciò che Dio ha unito uomo non separi, neppure con la volontà e con l’intenzione.

“Dio congiunse l’uomo e la donna facendone un’unica carne: quest’unica carne l’uomo non può dividerla, ma forse solo Dio. L’uomo divide quando, per il desiderio di unirsi a una seconda moglie, ripudia la prima. Dio divide, egli che ha congiunto, quando, col consenso di lei e a motivo dell’ossequio che rendiamo a Dio ( e per il tempo in cui siamo a tale ossequio obbligati), viviamo con la moglie come se non l’avessimo”.  ( Gerolamo )

7 Gli dicono: Perché dunque Mosè ha comandato di dare il libello del ripudio e di rimandare?

E a questo punto scatta la trappola: Se il legame tra l’uomo e la donna è indissolubile, perché mai la stessa Legge mosaica consente di dare il libello del ripudio e di rimandare? Si illudono di poter far cadere Gesù, mettendo in evidenza le contraddizioni della Legge mosaica, come se queste rimandassero ad una diversa lettura e ad una diversa interpretazione. In realtà le apparenti incongruenze della Legge non manifestano alcuna contraddizione in chi ha dato la Legge, semmai l’ambiguità ed il peccato di coloro per i quali fu data la Legge. La Parola di Dio non è soggetta a pentimento e a mutamento alcuno, ma deve confrontarsi con la durezza del cuore dell’uomo, che non vuole comprendere né essere guarito. Soltanto in quest’ottica possiamo comprendere le norme transitorie contenute nella Legge.

8 Disse loro: Perché Mosè per la durezza del vostro cuore permise a voi di rimandare le vostri mogli, ma dall’inizio non fu così.

Nessun ravvedimento e ripensamento da parte di Dio, ma semplicemente la presa di coscienza di un dato di fatto:  l’uomo non vuole rispettare la Legge,  e può arrivare fino all’omicidio pur di liberarsi della propria moglie, allorché non è più oggetto di passione. Per evitare un male più grande Dio tollera un male più piccolo: meglio rimandare la moglie con un atto pubblico, piuttosto che sottoporla ad ogni sorta di angherie. Ma dall’inizio non fu così, né era tale il progetto divino.

“Quanto dice significa: Può forse Dio contraddire se stesso, tanto da infrangere con una successiva sentenza il suo ordine e quanto ha all’inizio comandato? Non si può certo ammetterlo. Mosè, vedendo che mossi dal desiderio di sposare una seconda moglie, o più ricca, o più bella, o più giovane, i mariti uccidevano le prime mogli o le costringevano a una vita umiliante, preferì tollerare la divisione che lasciar perseverare gli uomini nell’odio e nell’omicidio. Osserva però anche che Gesù non ha detto: “Per la durezza dei vostri cuori, Dio permise”, ma : “Mosè permise”. Giusta le parole dell’Apostolo, si tratta di una decisione presa da un uomo, non di un ordine di Dio.” ( Gerolamo )

9 Ma io dico a voi che chiunque avrà rimandato  sua moglie, se non per fornicazione e avrà sposato un’altra, commette adulterio e chi avrà sposato una ripudiata, commette adulterio.

“Solo la fornicazione può distruggere il legame d’amore con la moglie; anzi, quando costei avrà praticamente diviso l’unità della carne e con la fornicazione si sarà separata dal marito, non dovrà più essere tenuta in casa, a meno che il marito non voglia anche lui incorrere nella maledizione prevista dalla Scrittura: ”Chi tiene con sé l’adultera, è stolto ed empio”. Quando dunque c’è la fornicazione o il sospetto di fornicazione, la moglie può essere liberamente licenziata. E poiché potrebbe accadere che qualcuno calunni l’innocente gettando la colpa sulla prima moglie per potersi unire in seconde nozze, mentre si ordina di licenziare la prima moglie, si proibisce al marito di averne una seconda, finché la prima è ancora in vita. Il precetto si potrebbe esemplificare così: Se non è per passione malsana che hai licenziato la moglie, ma per l’offesa che ti ha fatto, come mai, dopo l’esperienza delle infelici tue prime nozze, ti vuoi gettare di nuovo nel pericolo di seconde nozze? E poiché poteva accadere che, in forza della stessa legge, fosse la moglie a ripudiare il marito, si prescriveva con pari cautela che essa non potesse risposarsi. E poiché infine la prostituta, o colei che aveva una volta commesso adulterio, non si tratteneva dal condurre una vita vergognosa, si stabiliva che il suo secondo marito, se in tali condizioni l’avesse sposata, fosse riconosciuto reo di adulterio”. ( Gerolamo )

Mentre l’uomo sceglie la via più larga e più facile, Gesù ci riconduce alla via più stretta e più difficile, che non si può percorrere da soli, ma con Lui e per Lui, alimentati e sorretti dalla sua grazia. Ed è veramente strano che gli scribi e i farisei nulla abbiano a ridire e ad aggiungere. Tacciono, ma non perché consentono, ma per ribadire il loro distacco da un’interpretazione della Parola così folle e suicida che non lascia spazio alle ragioni dell’uomo. Perché di ragioni valide per ripudiare la propria sposa l’uomo può trovarne finché vuole, e nulla sembra giustificare tale rigidità ed esclusività. Ma la parola di Dio non cade mai invano, se non per gli increduli: c’è chi dalla stessa parola è illuminato e riceve stimoli e impulsi nuovi, a ben operare.

10 Gli dicono i suoi discepoli: Se così è la condizione dell’uomo con la donna, non conviene sposarsi.

Nessuna ombra di malizia e di polemica sulle labbra degli apostoli, ma la conferma e la confessione di cuori che hanno fatto propria la parola di Gesù fino a coglierne l’amore esclusivo, la cui purezza non conviene macchiare e confondere con l’ambiguità dell’amore umano. I farisei avevano portato il discorso sul piano del lecito e dell’illecito, categorie che mal si addicono all’amore vero, gli apostoli vogliono semplicemente capire che cosa conviene. Non sempre ciò che è lecito è anche utile. Non sempre ciò che ti è permesso di fare è un bene davanti a Dio. Ma a questo punto non tutti possono seguire Gesù, ma solo gli apostoli e coloro che vogliono essere come gli apostoli. Gesù parla solo a chi vuol comprendere e per chi vuol comprendere.

11 Questi disse loro: Non tutti comprendono questa parola, ma coloro a cui è stato dato.

Qual è questa parola che non tutti comprendono? Precisamente ciò che è stato appena ribadito dai discepoli, cioè che se così è la condizione dell’uomo con la donna,  non conviene sposarsi. Sia in greco che in latino il termine “parola” può significare un insieme di parole, ovvero un detto , una frase, un assioma. Dopo aver ribadito che non tutti comprendono questo discorso, Gesù aggiunge a scanso di equivoci, “ma coloro a cui è stato dato”: Siamo oltre e al di fuori delle categorie dell’umana comprensione: siamo ormai nel mistero della grazia divina che opera ciò che vuole in chi vuole. Non è una questione di meriti personali, ma di luce che è donata, e il confronto può essere solo con questa luce. Solo così i doni del singolo diventano un bene e una ricchezza per tutta la chiesa; altrimenti sono motivo di contrasto e di divisione. E neppure si deve pensare che coloro che Gesù definisce come diversi, siano essi un’eccezione rispetto al senso vero della vita. Essi rappresentano l’unica vera norma che diventa eccezione solo per la durezza del cuore dell’uomo che non vuol vedere né intendere. Non a caso Gesù prima ancora di parlare di coloro che hanno scelto di essere eunuchi per il regno dei cieli parla di coloro che si sono trovati tali nella vita senza libera scelta. La scelta di essere eunuco non è fuga dalla realtà della vita, ma adesione piena all’unica vita che a tutti è garantita e a tutti data. Misero quell’uomo che non può vivere senza l’amore carnale! Che ne sarà di lui, del suo cuore, di tutte le sue aspettative, se si troverà un giorno, suo malgrado, nel novero degli eunuchi di questo mondo? Dovrà disperare e considerare la sua vita come una sventura e come l’eccezione, o non dovrà cogliere in tutto questo il segno della misericordia divina che vuol riportarlo alla verità? Continuerà a correre dietro all’inganno dell’amore carnale, anche quando le sue membra saranno  avvizzite dagli anni? Apri gli occhi e cerca di comprendere. Quanti amori traditi, finiti nel nulla,  alcuni mai iniziati, se non nel sogno e nel desiderio! E in tutto questo tu continui a vedere qualcosa del tutto occasionale ed accidentale? Felice l’uomo che accoglie l’invito del Signore ed accetta di essere considerato l’eccezione per essere regola e norma di vita. Si è sposi carnali nel tempo e per un tempo limitato, si è eunuchi nell’eternità e per l’eternità, ma a guisa degli angeli e a fianco dell’unico vero sposo.

12 Infatti vi sono eunuchi che dal grembo della madre così sono nati, e vi sono eunuchi che sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono eunuchi che da se stessi si sono fatti eunuchi a causa del regno dei cieli.

Non si può comprendere la vita e fare scelte di vita se non nell’ottica del regno dei cieli. Ora nel regno dei cieli non vi saranno più rapporti carnali: essi appartengono alla terra. A molti possono sembrare un’occasione, in realtà allontanano il cuore da Dio e dal suo spirito.. L’unica vera occasione per ogni uomo è l’amore di Gesù. Nessuna tristezza in chi si fa eunuco per il regno dei cieli, ma la consapevolezza che  si perde nulla, per avere tutto. E’ veramente triste e squallido vedere come la società contemporanea offra a tutti sesso facile e a buon mercato, quasi fosse possibile eliminare quelle potature e quelle negazioni che da sempre la vita impone all’uomo. Ma con ciò non si accresce la felicità, ma l’inganno, non si allontana la morte dalla vita, semmai si rincrudisce l’agonia. Il problema non è far sì che nessuno si senta più eunuco, ma capire per quale ragione vi sono degli eunuchi. Non un banale incidente della storia, facilmente rimovibile, ma un’insanabile frattura nel rapporto uomo donna. Non una realtà da ricucire strappo a strappo, ma da scavalcare e superare nell’ottica della vita eterna. Il discorso di Gesù può apparire troppo duro e ad alcuni addirittura una fuga rispetto alla complessità del rapporto uomo donna, così come si era venuto delineando nelle parole stesse di Gesù. Ma se Gesù ti indica una via maestra, infinitamente più facile da percorrere, perché tu cerchi altro e non vuoi comprendere né accogliere l’invito? A nulla ti gioverà voler convincere te stesso che non c’è nessuna differenza tra il matrimonio e la verginità. E’ la parola di Dio che ti dà torto, anche se quella dell’uomo ti dà ragione, a cominciare dai presbiteri! Se non vuoi comprendere abbi almeno rispetto della Parola che non comprendi. Non è mai troppo tardi, per nessuno... anche per chi è già sposato. Gesù non ha voluto creare una frattura invalicabile fra chi è vergine e chi è sposato, ma indicare qual è la risposta eterna ad un problema che è del tutto transitorio. Non illuderti che tutta l’umanità possa convertirsi ad un universale rapporto con la donna: c’è chi è già tagliato fuori in partenza. Cerca piuttosto di capire come tutti dobbiamo convertirci ad un universale rapporto con Dio, dove non esiste più chi è escluso e chi è diverso, se non per libera scelta e non per perdere qualcosa, ma per guadagnare tutto. Il discorso a questo punto potrebbe allargarsi di molto e portarci a considerazioni non strettamente pertinenti al brano in questione. Va ribadito però che queste parole in Matteo sono di fondamentale importanza per comprendere il discorso di Paolo nella 1 lettera ai Corinti cap.7 Non possiamo liberarci dal problema affermando in maniera sbrigativa e sommaria che San Paolo sta semplicemente riportando opinioni personali, prive di fondamento biblico. Al contrario dobbiamo comprendere come il discorso di Paolo nasca dal Vangelo e sia sempre radicato nel Vangelo.

Scrive l’Apostolo: “E’ bene per un uomo non toccare donna”. Il verbo aptomai ( tangere in latino ) significa propriamente toccare con mano, con evidente riferimento ai rapporti carnali. Ora se è un bene non avere rapporti con la donna, si deve necessariamente concludere che è un male il suo contrario. Non si tratta ovviamente di un bene e di un male in assoluto. L’unico bene è amare il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze: l’unico male è vivere per Satana. Ma è indubbio il confronto fra due modi diversi di intendere il rapporto con la donna, che non possono essere messi sullo stesso piano: un rapporto che è al di sopra della carne e un altro che è conforme alla carne. Non nega l’Apostolo il valore e l’importanza di un’amicizia con la donna e di una diversità che è innanzitutto completamento ed arricchimento vicendevole, ma qualsiasi relazione è tanto più vera e feconda quanto più fatta libera dai suoi attributi carnali. Il sentimento più autentico che possiamo provare verso la donna ha una sua immagine ed una sua anticipazione nel vincolo che ci unisce ad una sorella di sangue: un amore ed un affetto del tutto particolari, perché liberi dalla concupiscenza. Si potrebbe obiettare che il rapporto primo e più vero dell’uomo con la donna è quello coniugale e che l’amore privo di attributi carnali, tra fratelli e sorelle, appartiene soltanto al regno dei cieli. Ma è proprio per questo che va ribadito il primato di un amore proiettato verso la realtà celeste, rispetto ad un amore che è retaggio di un passato macchiato dal peccato d’origine. E’ vero che la sessualità non è una realtà accidentale, ma strutturale, ma bisogna comprendere che strutturale è anche il peccato che è entrato in essa e che la via della redenzione  non può essere quella di ciò che appare e si manifesta secondo natura. Non si possono eliminare la lotta e il contrasto tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere, e non è più possibile un ritorno alle origini sic e simpliciter che permetta un recupero in toto del rapporto uomo donna, perché l’esistenza è segnata dalla morte e avviata verso la morte eterna. Ma si può ancora salvare la sua dimensione spirituale. E questo non è possibile se non entrando nella vita nuova e anticipando quel legame che avremo nel regno dei cieli, dove non ci sarà più chi sposa e chi è sposato, ma saremo come fratelli e sorelle nell’unico, vero vincolo d’amore che tutti ci lega al Padre nostro. L’inganno di chi vuol salvare a tutti i costi un certo modo di porsi in relazione con la donna è proprio quello di vivere nell’illusione del passato che non è più e non nella speranza del futuro che è già in atto. Una lettura superficiale e affrettata della stessa Parola può trarre in inganno e confermare l’assoluta necessità del legame coniugale, in quanto strutturale al nostro essere creato. “Per questo lascerà un uomo il padre e la madre e si unirà alla sua donna e saranno due in una sola carne”. Ma questo non ribadisce affatto la necessità di un legame, ma le ragioni per cui si crea un certo legame. Né detto rapporto è buono già di per sé, ma deve essere illuminato dall’obbedienza alla Parola, proprio perché nato dalla disobbedienza alla Parola. E’ soltanto seguendo le vie dell’ascolto della Parola che potremo scoprire il significato e il valore del nostro essere l’uno rispetto all’altra. Ma che cosa ci dice la Scrittura? Noi vediamo innanzitutto che questo legame, all’origine unico ed indissolubile si viene spezzando sempre di più. L’uomo ben presto si dimostra non pago di una sola donna: svanisce il fiore della giovinezza e viene meno l’entusiasmo dei primi tempi ed allora niente di più normale e naturale che cercare un’altra donna, che rinnovi il fuoco della passione. Poco importa che l’altro o l’altra paghi un prezzo molto alto per l’abbandono e l’infedeltà. La natura ha delle esigenze molto forti di fronte alle quali nulla possiamo fare. Con Lamech la monogamia è infranta per sempre. Di esso si dice che ebbe due mogli e  coloro che vennero dopo di lui, non furono di meno nella brama e nel desiderio di avere più donne. Questa consuetudine di avere più mogli sembra tollerata dal Signore, finché non si arriva alla Legge mosaica. Viene il tempo in cui bisogna mettere chiarezza nel rapporto uomo donna e fissare delle regole che rendano possibile un suo recupero,  seppur parziale. Ora il recupero di una certa realtà non si può ottenere se non tornando alle origini, considerando cioè come era all’inizio e predisponendo tutto ciò che è necessario, perché tutto ritorni come prima. Così almeno all’apparenza l’indissolubilità del matrimonio sancita dalla Legge sembra voler riportare le cose così come in Eden. Ma ben presto ci si accorge che tutto è diverso e non conforme alle aspettative. Per quanto l’uomo cerchi di essere fedele alla Parola di Dio è rotto l’incanto originale, si tolgono dalla storia certe ingiustizie, è vero, ma rimane la croce e la sofferenza per un rapporto che è ormai infranto. E l’uomo morde il freno e sente la Legge di Dio come un peso e non come un sollievo e una soluzione, e cerca di rendere lecita qualsiasi scappatoia, fino a costringere Mosè a rivedere la Legge e a concedere qualcosa alla passione dell’uomo. Tutto ciò evidenzia che la Legge non è in grado di restaurare la realtà originale e il comandamento del Signore non può più essere letto nell’ottica di una restaurazione del passato, ma in prospettiva della creazione di una nuova realtà. Se vogliamo semplicemente tornare ad una realtà passata la Legge ci apparirà come un peso insopportabile, incapace di cambiare i nostri cuori e di donarci qualcosa in più. Non ci resterà altra soluzione se non quella di infrangere il suo comando, oppure di modificarlo, con o senza il consenso di Dio. L’inganno è proprio nella lettura della Legge in funzione del passato e non nella prospettiva del futuro. In realtà il fine della Legge non è un ritorno sic et simpliciter ad Eden, del tutto impossibile, ma di preparare i cuori alla venuta di Cristo, per una radicale conversione, dove tutto ciò che è vecchio è spazzato via,  per lasciare il posto ad una vita nuova. E’ vero che quando si vuol dare un fondamento positivo all’indissolubilità del matrimonio anche il Nuovo Testamento si rapporta all’Antico e a ciò che fu fin dall’inizio, ma bisogna comprendere che l’essenza e l’esistenza sono due piani di realtà diversi, che non combaciano l’uno con l’altro e qualsiasi confronto va capito e interpretato come immagine e secondo la logica dell’immagine, che non è mai la realtà. Così ad esempio è diventato un luogo comune nella chiesa affermare che il matrimonio fu creato da Dio in Eden. Tutto ciò non è esatto: il matrimonio come patto e vincolo fra l’uomo e la donna nasce con la Legge mosaica. In Eden non c’è bisogno di sancire con la Legge un legame che esiste già di per sé e che si manifesta e si accresce conforme alla natura che è donata. Inoltre non esiste in Eden la mia donna e il mio uomo, essendo l’umanità genere,  distinto a sua volta in uomo e donna. Dove non c’è peccato né possibilità di peccato, l’amore ha un significato ed un valore universale. Apparteniamo tutti l’uno all’altra e viceversa, perché apparteniamo tutti all’unico Dio. E questo sembra dar ragione a coloro che non si accontentano di una sola donna, ma avvertono come naturale la necessità di un’esperienza che superi i limiti del legame a due, per assumere aspetti e caratteristiche più inclusive fino ad avere i caratteri dell’universalità. Ma si confonde il piano dell’essenza con quello dell’esistenza, ciò che è un retaggio distorto e rovinato di Eden e quella che è la realtà attuale, che non consente se non un recupero parziale di tale rapporto, secondo le categorie dello spazio e del tempo e, quel che più importa, soltanto nell’obbedienza alla Parola di Dio. Non sei più capace di vivere l’amore verso la donna nella sua dimensione essenziale ed universale? Ebbene cerca di recuperarlo nel tuo spazio e nel tuo tempo, assoggettandoti alla Legge di Dio. E tutto questo indubbiamente ha una sua attrattiva e giustifica l’uomo che cerca la donna, innanzitutto per fare la volontà di Dio e per liberare il proprio cuore dalla fornicazione. Ma è ancora possibile l’inganno, quando ci si sposa in Cristo con il cuore al passato, per recuperare l’amore alla donna e non per recuperare l’amore a Dio. Passa l’innamoramento iniziale e già questo dovrebbe far riflettere sulla sua autenticità, ma quel che più conta non appare tutto così facile e così semplice. La Legge di Dio  pone di fronte a tali vincoli e a tali restrizioni che svanisce ben presto l’illusione di un ritorno all’incanto del passato e si è costretti a rivedere il legame coniugale in un’ottica diversa, non più in relazione al passato, ma per il futuro, e in vista del futuro. Tua moglie non ti piace più perché è ormai sfiorita? Devi tenertela fino alla morte carnale e sopportare la pena e la nausea di un’unione che non ti soddisfa più. E che dire di tutte le difficoltà legate al carattere e ai problemi che subentrano con la nascita dei figli, per non parlare dei rapporti che non sono permessi in quanto volti alla limitazione delle nascite? Verrà il giorno in cui non potrai più vivere nell’inganno e nell’illusione, ma dovrai vedere il tuo legame con la donna in modo nuovo, non più come soddisfazione di ciò che è naturale ed originale, ma come perdita di tutto ciò che è naturale ed originale. Dobbiamo tornare ad Eden, ma non per recuperare il rapporto con la donna e con le cose di questo mondo, ma per recuperare l’originale rapporto con il Signore, che non può stare accanto a ciò che è creato, ma è al di sopra di tutto e di tutti. Soltanto in quest’ottica possiamo comprendere il senso della diatriba che contrappone gli scribi e i farisei a Gesù. Gli uni vogliono salvare il loro rapporto con la donna, perché questo sta loro a cuore, Gesù vuol salvare unicamente il rapporto con il Padre. L’amore alla donna può conoscere le categorie del lecito e dell’illecito, l’amore a Dio conosce soltanto ciò che è bene e quel che conviene, ovvero ciò che è meglio in confronto a, per avere la vita eterna. Affermando il primato della verginità Gesù non condanna il matrimonio come un male e un peccato, ma da un lato esalta la via più semplice e sicura, dall’altro illumina il matrimonio che viene dalla Legge ed è conforme alla Legge. Come tutto ciò che è sancito dal comando divino il matrimonio non si può intendere se non in una prospettiva pedagogica: viene da Dio, ma solo per ricondurre a Dio. Ed è questo che vanifica ogni inutile polemica tra vergini e sposati, perché ognuno matura e cresce in rapporto al Signore in maniera diversa. Importa innanzitutto arrivare alla meta, non come si arriva alla meta. Ecco perché al riguardo l’uomo non può dare precetti, ma solo consigli. C’è chi arriva a comprendere l’amore di Dio in modo più semplice ed immediato, c’è chi arriva in modo più difficile e complesso ed ha bisogno di ciò che è immagine della realtà futura. Ognuno in definitiva farà la scelta che crede giusta per sé. Importa preparare il cuore all’incontro con l’unico eterno sposo e non farsi giudici ed arbitri della vita altrui. E questo spiega le apparenti contraddizioni della Parola del Signore. Colui che afferma che è bene per uomo non toccare donna, altrove dirà che il matrimonio è un grande mistero, “ma, io dico, in Cristo e nella chiesa”, purché vissuto nell’obbedienza a Cristo e nella sua chiesa, che unica vaglia il nostro essere o non essere nella verità. La strada del matrimonio alla fine converge in quella della castità e della verginità: esso non è dato per soddisfare le passioni della carne, ma per contrastarle e, in quanto tale, porta alla castità come alla sua naturale e necessaria soluzione. ”Ognuno ha il suo dono chi in un modo chi in un altro”. Con ciò non si vuol ribadire una diversità di doni, ma l’unicità del dono che diviene attuale in modi e situazioni diverse. Rimarrà deluso chi vive la verginità come un dono  di Dio e non semplicemente come una via più sicura per arrivare a Cristo, ma rimarrà deluso ancor più chi vive il matrimonio come qualcosa di diverso o più semplicemente di staccato dall’unico dono che è Gesù. La verginità e il matrimonio non sono innanzitutto doni diversi, ma vie diverse per arrivare all’unico dono. E’ indubbio che la verginità, a differenza del matrimonio, ha già in sé le caratteristiche dell’amore universale ed eterno: ama l’umanità innanzitutto come genere e non fa scelte e discriminazioni secondo la carne e, in quanto tale, è norma e non eccezione. Ma è altrettanto vero che il momento iniziale non necessariamente coincide col momento finale. Quante vergini stolte hanno trovato la porta chiusa e quante madri sono arrivate alla santità passando attraverso le tribolazioni della carne! La verginità e il matrimonio devono preparare i nostri cuori all’incontro con l’unico sposo, camminando insieme con Cristo e la sua chiesa, sulla strada della continenza e della castità. Ma con ciò siamo già oltre l’umana comprensione e possiamo solo concludere con Gesù:

Chi può capire capisca. Lungi dalla chiesa ogni forma di presunzione e di arroganza, ogni confronto fra chi è considerato meno e chi vuol essere considerato più. Ma lungi da noi anche la durezza di cuore di chi non ha capito, né vuole comprendere ... per il timore di essere illuminato dal Signore.

“Nessuno pensi che sotto queste parole si voglia introdurre il fato o la fortuna. Sono vergini coloro cui è stato concesso da Dio o che a tale condizioni sono stati condotti da qualche evento; ma è stato concesso a coloro che hanno pregato, che hanno voluto e che, per ottenerlo, hanno sofferto. A chiunque chiede infatti sarà dato, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”. ( Gerolamo )

13 Allora gli furono offerti dei fanciulli, perché imponesse loro le mani e pregasse. E i discepoli continuavano a sgridarli: 14 Ma Gesù disse loro: Lasciate i piccoli e non proibite loro di venire a me, di tali infatti è il regno dei cieli. 15 E avendo loro imposto le mani se ne andò da lì.

“Non è che i discepoli non vogliano che il Salvatore imponga loro le mani e li benedica; ma, non avendo essi ancora una fede piena, temono che egli, a somiglianza degli uomini, sia infastidito dalle insistenze di coloro che glieli presentano... Significativamente dice che il regno dei cieli è “di quelli che sono come loro”, non che è di costoro, per mostrare che non è l’età, ma il genere di vita che ci apre la porta del regno dei cieli: E a coloro che avranno una semplicità e un’innocenza simile a quella dei fanciulli, promette il premio. Anche l’Apostolo concorda: Fratelli, non siate fanciulli nel modo di pensare; siatelo per quel che riguarda la malizia. Nel modo di pensare siate invece come gli uomini maturi”.  ( Gerolamo )

16 Ed ecco, uno da solo avvicinandosi gli disse: O buon maestro, che cosa dovrei fare di buono per avere la vita eterna ?

Dopo la fede dei piccoli e dei semplici, che non sanno andare a Gesù da soli, ma devono essere accompagnati dalla chiesa e offerti al Signore, perché Egli si prenda cura di loro, ecco finalmente qualcuno che non si fa portare ma si avvicina a Cristo con le proprie forze, non aspettando semplicemente la salvezza, ma andando incontro al Salvatore. Ha l’ardire di chi sa fare scelte coraggiose, in coerenza con le proprie convinzioni. E non teme il giudizio dell’uomo, né cerca il consenso degli altri, ma cammina da solo, pur di arrivare alla meta. E’ già entrato  nell’ottica di una vita diversa che non è più manchevole di nulla, ma che attende solo l’approvazione e il giusto premio da parte di Dio. Ma altro è andare a Gesù per essere fatti diversi dal suo amore e dalla sua grazia, altro è andare a Gesù nella presunzione di una propria diversità, non per essere fatti giusti, ma nella convinzione di essere già giusti. Bastano poche parole per delineare il ritratto di una fede “impegnata” e fiduciosa in se stessa. “Ed ecco uno da solo avvicinandosi gli disse”. Si avvicina a Gesù , scavalcando e ignorando la chiesa che gli sta intorno. Si presenta da sé, parla direttamente al Cristo.

“O buon maestro...” Chiama Gesù maestro e non Signore. Riconosce in Lui non uno dei tanti maestri, ma il maestro buono per eccellenza; ma con ciò si dimostra ancora lontano dalla verità. Cerca e vuole il confronto con chi è diverso e migliore degli altri, ma nulla lascia trapelare riguardo al suo desiderio di Dio e di colui che è mandato da Dio. E’ pieno di se stesso e fiducioso nella propria osservanza della Legge. Non si aspetta nulla da Gesù, se non la lode e il plauso per la propria giustizia. E se c’è desiderio di una vita nuova, questa non passa attraverso il perdono e la grazia di Dio, ma è il necessario coronamento di un’esistenza spesa al servizio della Legge, dove la vita eterna non è più un dono, ma qualcosa di dovuto per i propri meriti. Da bravo discepolo chiede ad un buon maestro che cosa deve fare  per avere la vita eterna. La domanda è del tutto retorica e la risposta di Gesù non può essere se non altrettanto retorica. La Legge esprime  chiaramente ciò che è bene davanti a Dio, a volte con minuzia di particolari, così da rendere superflua e vana ogni amplificazione.  Ciò che la Legge non dice è come l’uomo possa fare ciò che è infinitamente al di sopra della proprie forze. Ed è questo che si deve chiedere a Gesù.

17 Ed egli gli disse: Perché mi interroghi riguardo al buono? Uno solo è buono, Dio.

Perché ti lasci prendere in modo così assillante dal problema del bene? Non hai ancora capito che nessuno è buono, se non Dio? Come puoi trovare la tua giustizia se non hai ancora scoperto l’unica vera giustizia che viene  dal cielo? Cosa posso dirti di nuovo e di diverso dal momento che non sei venuto da me per scoprire la novità di vita? Vuoi essere confermato sulla strada che hai intrapreso? E quale miglior conferma di quella che viene dalla Parola di Dio? Il Figlio non ha nulla da aggiungere e nulla da togliere alla Legge, semmai è venuto a portare la luce, là dove regnano le tenebre. Per chi non vuole essere illuminato, non vi è altra possibilità di salvezza, se non nell’osservanza dei comandamenti divini.

Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti.

Per quel che riguarda Gesù il discorso è già finito, ma l’altro continua a menare il can per l’aia e a tirarla per le lunghe, perché non vuole riflettere né ravvedersi. E Gesù tollera il gioco, per smascherarlo poi alla fine davanti agli occhi di coloro che vogliono intendere.

18 Gli dice: Quali? E Gesù disse: Non ucciderai, non commetterai adulterio, né ruberai, non dirai falsa testimonianza, 19 onora tuo padre e tua madre, e amerai il prossimo tuo come te stesso. 20 Gli dice il giovane: Tutte queste cose ho custodito dalla mia giovinezza, che cosa ancora mi manca?

L’assillo per la propria giustizia porta alla perdita di qualsiasi logica e buon senso. Se sei convinto di aver custodito tutto ciò fin dalla giovinezza, che cosa cerchi da Gesù, che cosa può dirti di più e di diverso? Certamente il giovane ha intuito che Gesù ha qualcosa da dirgli, ma non vuole intendere né essere illuminato, e lascia che la parola di Cristo degeneri nella provocazione e nel giudizio.  Un dialogo tra sordi non può durare all’infinito. Prima o poi l’inganno deve essere manifestato, per il bene di tutti. “Che cosa ancora mi manca”? Chi vive per la Legge, non vede oltre la Legge,  ma continua ad indagare e a ricercare la via per diventare migliore, per ritrovare se stesso più buono, non per trovare colui che unico è buono. A chi vuole e cerca soltanto la propria perfezione Gesù può fare soltanto una proposta di perfezione.

21 Gli disse Gesù: Se vuoi essere perfetto, vai, vendi le cose che hai, e dà ai poveri e avrai un tesoro in cielo e vieni e segui me.

Non c’è nulla di male nel desiderio e nella ricerca della perfezione, ma bisogna pur chiarire: per che cosa e per chi? Una perfezione fine a sé stessa lascia l’amaro in bocca, non ci dona niente di più e niente di nuovo. Si ricerca la perfezione per avere i beni celesti, in confronto ai quali tutto il resto è nulla e degno soltanto di essere perduto. E non c’è dono celeste che non passi attraverso il Cristo e la sua opera. L’inganno in cui vive questo giovane è duplice: non è solo in rapporto alla Legge, ma anche in rapporto a colui che è il fine e il compimento della Legge. Chi osserva la Legge con cuore retto vede in essa l’unico bene, che non può stare assieme ai beni di questo mondo: non trova la propria giustizia, ma l’amore dell’unico giusto. Mentre il giovane è alla ricerca di ciò che è straordinario ed eccezionale, e chiede una verifica in tale senso, Cristo segue la via inversa per far risaltare come vera soltanto la fede semplice che non conosce salvezza se non nella sequela di Gesù. Questo giovane così zelante nell’osservanza della Legge, vuole i beni celesti, ma non è disposto a perdere quelli terreni, vuol fare la volontà di Dio, ma non vuol seguire chi è stato mandato da Dio, vuole andare al Padre, ma non vuole porsi alla sequela del Figlio.

La richiesta di Gesù lo trova del tutto disarmato ed impreparato: pensava di poter salvare i propri beni, semmai di averne qualcuno in più, certamente non ha mai considerato la possibilità di perdere tutto per l’unico bene. Nelle parole di Gesù vede soltanto la grandezza e il valore di ciò che deve perdere, non vede la grandezza e la bellezza di ciò che può acquistare. Invero ci sembra che in questo giovane non ci sia una grande aspettativa riguardo a Gesù: è già felice e pago di ciò che possiede, e come tutti i ricchi vuol  avere qualcosa in più. Riguardo alla possibilità di dover perdere qualcosa per amore di Dio, neppure si pone il problema. In definitiva non ha nulla da Gesù perché nulla si aspetta da lui che  già non possieda, se non il plauso e il consenso di un buon maestro.

22 Ma avendo sentito il giovane la parola, si allontanò triste.

L’annuncio del Vangelo non gli dà gioia e speranza, ma lo getta nella tristezza, non lo avvicina al Cristo ma lo allontana, forse per sempre. E la ragione di tutto ciò è molto semplice: Infatti era uno di quelli che ha molti possessi. Evidentemente non solo beni materiali, ma anche beni spirituali di cui non vuole spogliarsi, e che sono motivo di vanto davanti agli uomini e a Dio. Così l’osservanza della Legge non necessariamente conduce alla fede nel Figlio, né  la salvaguardia dei beni di questo mondo di per sé testimonia di un cuore che custodisce  l’unico bene. Si può vivere per le cose di Dio e non per Dio, rendergli lode per i suoi doni, senza rendere lode al suo nome. Soltanto la povertà può vagliare la sincerità del nostro cuore. Chi non vuol perdere nulla per amore di Cristo, semplicemente perché non vede nulla di male in ciò che possiede, fa un gioco pericoloso che alla fine si ritorcerà contro di lui. Verrà il giorno della prova e della verifica e allora i cuori appesantiti dai beni di questo mondo saranno presi dalla tristezza, mentre il povero correrà incontro al suo Signore, senza impedimento né rammarico per ciò che si lascia alle spalle.

“Questo giovane è figura del popolo giudaico, arrogante nella Legge e che non attendeva, al di fuori dei comandamenti di Mosè, alcuna speranza dal Cristo. Nella semplice risposta che gli diede, il Signore ha affermato la severità del suo giudizio futuro, dicendo. “Perché mi chiami buono?”. Egli infatti, che ha il dovere di punire l’empietà e l’iniquità, ha rifiutato l’appellativo di buono, riservandolo solo a Dio Padre, il quale, costituendolo giudice, si è liberato dal dovere di essere severo. Non perché anche lui non fosse buono, ma perché doveva mostrare, come giudice nei confronti del giovane, la severità che conveniva. Egli rinvia alla Legge questo giovane, arrogante per la Legge e preoccupato della propria salvezza, affinché comprenda che in quella stessa Legge, della quale si gloriava, non aveva fatto niente di buono. Il Signore infatti gli risponde con le parole della Legge. Ma il giovane, arrogante e superbo come il suo popolo, ripone la sua sicurezza nella Legge, alla quale tuttavia non ha obbedito affatto. Gli era stato comandato infatti di non uccidere, e lui aveva messo a morte i profeti; di non fornicare, e lui aveva introdotto la corruzione nella fede e l’adulterio nella Legge, adorando dei stranieri; di non rubare, e lui ha violato i comandamenti della Legge rubandoli, prima che Cristo rendesse nella fede la libertà di credere; di non testimoniare il falso, e lui ha negato Cristo risuscitato dai morti. Gli è stato comandato di onorare il padre e la madre, e proprio lui si è separato dalla famiglia di Dio Padre e della chiesa madre. Gli è stato prescritto di amare il prossimo come se stesso, e lui ha perseguitato Cristo fino al supplizio della croce, Cristo che ha assunto il corpo di tutti noi e che, nella condizione del corpo che ha assunto, diventa il prossimo di ciascuno di noi. Questi sono dunque i vizi che egli ha ricevuto l’ordine di abbandonare e di estirpare, nel ritornare alla Legge. Ma quello risponde che tutte queste cose le ha osservate fin dalla sua giovinezza e chiede che cosa gli manca ancora. Ma, come abbiamo detto, egli non aveva osservato i doveri, ricordati precedentemente, ai quali è rinviato, e tuttavia ne parla gloriandosene come se li avesse compiuti. Il Signore replica che deve vendere tutti i suoi beni e darli ai poveri, allora sarà perfetto e avrà un tesoro in cielo. Questa risposta al giovane costituisce certamente il precetto più bello e massimamente utile della rinunzia al mondo, secondo il quale le ricchezze dei cieli devono essere comprate col sacrificio dei beni terreni. Ma, ricevendo l’ordine di vendere i propri beni e di darli ai poveri, viene invitato ad abbandonare la sua fiducia nella Legge e a cambiarla con un felice scambio, ricordandosi che in essa c’è l’ombra della verità, che deve essere in seguito distribuita ai poveri, cioè ai pagani, nell’incarnazione della verità stessa. Ora queste cose nessuno può farle se non si mette a seguire Cristo. Ma il giovane, udito questo, se ne andò triste: aveva infatti molta fiducia nella ricchezza della Legge. E anche qui è osservato un piano di realizzazione tipologica. Infatti, mentre viene indicato che si tratta di un adolescente, questo stesso ha precedentemente dichiarato che fin da tutta la sua giovinezza ha osservato i precetti contenuti nella Legge. Ma l’adolescenza viene prima della giovinezza, e un periodo successivo di età non può essere contenuto nei limiti di un periodo anteriore. In realtà questo adolescente è sottomesso fin dalla giovinezza, per mostrare il lungo periodo di tempo trascorso dal popolo nell’osservanza della Legge. Il Signore quindi vedendo la tristezza dell’adolescente, afferma che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Israele, come abbiamo detto, si vantava di essere ricco, perché confidava nella Legge. Per esso è difficile l’entrata in cielo, poiché conservava antiche ricchezze vantandosi di una discendenza inconsistente, che poneva sotto il nome di Abramo... Per questo popolo la croce e la passione costituiscono uno scandalo, per cui in queste non c’è salvezza per esso. Ma esso si gloria della Legge, disprezza i pagani come coeredi e rifiuta di passare alla libertà del Vangelo. Ed è per questo che gli sarà difficile entrare nel regno dei cieli. Di esso infatti saranno pochi quelli che crederanno e molto rari rispetto alla moltitudine dei pagani, e sarà difficile piegare all’insegnamento dell’umiltà evangelica una volontà che si è indurita nella Legge”. ( Ilario )

23 E Gesù disse ai suoi discepoli: In verità dico a voi che un ricco difficilmente entrerà nel regno dei cieli”.

In che modo Abramo, Isacco e Giacobbe, che erano ricchi, poterono entrare nel regno dei cieli? E, nel Vangelo, Matteo e Zaccheo, abbandonate le ricchezze, come poterono testimoniare il Signore? E’ perché al tempo in cui entrarono nel regno dei cieli avevano cessato di essere ricchi. Quindi, non entreranno finché saranno ricchi. E tuttavia, poiché è solo difficile che le ricchezze vengano disprezzate, non ha detto che è impossibile a un ricco entrare nel regno dei cieli, ma ha detto che è difficile. Quando si dice che è difficile, non si afferma che è impossibile, ma si vuol dire che è raro che avvenga”. ( Gerolamo )

24 E di nuovo dico a voi: E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli.

Con queste parole mostra non che è difficile, ma che è impossibile a un ricco entrare nel regno dei cieli. Se, infatti, un cammello non può certamente entrare nella cruna di un ago, del pari il ricco non potrà entrare nel regno dei cieli, per cui nessun ricco potrà salvarsi. Ma se leggiamo Isaia, laddove narra dei cammelli di Madian e di Efa che venivano a Gerusalemme carichi di doni e di gioielli, vedremo che essi, che prima erano curvi, come schiacciati dal peso delle malvagità e dei vizi, riuscirono tuttavia a entrare per le porte di Gerusalemme; cioè questi cammelli, ai quali qui sono paragonati i ricchi, allorché deposero il grave peso dei loro peccati e abbandonarono del tutto la loro carnale malvagità, riuscirono a entrare per la porta stretta, per la via angusta che conduce alla vita”. ( Gerolamo )

25 Sentite queste cose i discepoli si meravigliavano molto dicendo: Chi dunque potrà essere salvo”?

Perché tanta meraviglia nei discepoli? Non è piena la Scrittura di giudizi e condanne verso i ricchi di questo mondo? Ma questa volta non si tratta del solito ricco, ma di  chi è ricco dei beni di Dio e  sembra aver tutte le carte in regola per meritare il regno dei cieli. Se è impossibile la salvezza per chi osserva la Legge di Dio e custodisce i doni del Padre, senza nulla sciupare e rovinare, che ne sarà del povero peccatore che non sa custodire neppure il poco che gli è stato dato?

“Gli apostoli, ponendosi da un punto di vista spirituale, comprendono che nessuno potrà salvarsi per la Legge, pur essendo essi stessi nella Legge: infatti sono stati trattenuti da un amore e un fervore intensi per la Legge. Essi, non avendo ancora conosciuto a fondo la verità del mistero evangelico, temono che nessuno possa salvarsi senza la Legge, poiché in quel momento, fondano ancora ogni salvezza sulla Legge”. ( Ilario )

26 Guardandoli in faccia Gesù disse loro: Presso gli uomini ciò è impossibile, ma presso Dio tutte le cose sono possibili.

La salvezza è impossibile all’uomo, e nessuno fa eccezione, se non colui che vuole ingannare se stesso. Ma che giova ormai confidare nell’uomo e disperare per i propri peccati? Alzate i vostri occhi al cielo e aprite i  cuori a colui che viene dal cielo. Se in voi trovate i germi della morte, in Cristo troverete le radici di una nuova speranza.

27 Allora rispondendo Pietro gli disse: Ecco noi abbiamo lasciato tutte le cose e abbiamo seguito te, che cosa dunque ci sarà per noi”?

Nessun timore per coloro che hanno abbandonato ogni cosa e hanno seguito Cristo. Non è vano il loro sacrificio né saranno delusi dal Signore.

“Grande è la fiducia di Pietro: egli era un pescatore, non un ricco; con le mani e col lavoro si procurava il cibo; e tuttavia dice fiduciosamente: “abbiamo abbandonato tutto”. E poiché non è sufficiente soltanto abbandonare, aggiunge ciò che perfeziona la loro vocazione:“E ti abbiamo seguito”. Insomma, egli dice in sostanza: noi abbiamo fatto quanto tu hai ordinato; che cosa ci darai dunque in premio?” (  Gerolamo )

28 E Gesù disse loro: In verità dico a voi che voi che avete seguito me, nella rigenerazione, quando sederà il Figlio dell’uomo sul trono della sua maestà, sederete anche voi sopra dodici troni, giudicando le dodici tribù d’Israele.

La prima e più grande prova per chi vuol seguire Gesù è accettare il giudizio dell’uomo, a cominciare  dalla stessa famiglia. Orbene, dice il Signore, voi che vi siete lasciati mettere sotto i piedi da coloro che non vogliono la salvezza, innanzitutto sarete chiamati a giudicare i figli d’Israele. Sarà ribaltata completamente la vostra posizione: da accusati diventerete accusatori e giudici di coloro che vi hanno condannato. Liberati da ogni giudizio divino, sarete liberati anche da qualsiasi giudizio umano. Non avrete più nulla da temere da parte degli altri uomini, ma gli altri uomini tutto dovranno temere da parte vostra. Abdica con ciò il Signore alla sua funzione di giudice unico ed esclusivo? Niente affatto! Si vuol semplicemente dire che chi si è lasciato giudicare con il Figlio a causa della Parola, dallo stesso Figlio è chiamato a giudicare sulla Parola e per la Parola. Non ci potrà essere dono celeste, se prima non verrà tolta l’umiliazione degli eletti a causa dei reprobi. Prima della ricompensa per chi è stato fedele va giudicata e punita l’arroganza di chi ha rifiutato la salvezza. Nessuno entrerà nella vita eterna senza passare  attraverso il giudizio divino: meglio a fianco di Gesù come amici e non sotto i suoi piedi come nemici!

29 E ognuno che avrà abbandonato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o figli o campi a causa del mio nome, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna.

“Questo passo appare strettamente legato a quell’altra affermazione del Salvatore: Non sono venuto a portare la pace, ma la spada: Perché sono venuto a dividere il padre dal figlio, la madre dalla figlia, la nuora dalla suocera: e nemici dell’uomo saranno i suoi familiari. Dunque coloro che per la fede in Cristo e per la predicazione del Vangelo avranno disprezzato ogni affetto, ogni ricchezza e ogni piacere terreno, costoro riceveranno il centuplo e conseguiranno la vita eterna. Prendendo lo spunto da queste parole, alcuni avanzano l’ipotesi del millennio dopo la risurrezione, affermando che allora ci dovrà essere dato il centuplo di tutto quanto abbiamo ora abbandonato, e in più la vita eterna, non comprendendo però che, se questa promessa può apparire degna in tutte le altre cose, appare inaccettabile per quanto concerne le donne, nel senso che, se uno ha lasciato la sua donna per il Signore, è turpe pensare che ne avrà cento nel futuro. Il senso è dunque questo: chi ha abbandonato le cose carnali per il Signore, riceverà quelle spirituali; le quali nel paragone e per il loro valore, saranno di tanto più grandi come se mettessimo a confronto il numero cento con un numero piccolissimo. In questo senso si esprime anche l’Apostolo, che pure aveva abbandonato una sola casa e alcuni piccoli poderi situati in una sola provincia, dicendo: “Come gente che non ha nulla, noi che possediamo tutto”.(Gerolamo )

30 Molti saranno primi ultimi, ed ultimi primi.

“Essi ( gli apostoli ) lo hanno seguito nel lavacro battesimale, nella santificazione mediante la fede, nell’adozione dell’eredità, nella resurrezione dai morti. Questa è la nuova creazione, che gli apostoli hanno seguito, che la Legge non ha potuto accordare, che, al momento del giudizio delle dodici tribù di Israele, li ha riuniti insieme su dodici troni per conseguire la gloria dei dodici patriarchi. Anche agli altri, che lo seguono nel disprezzo del mondo, promette l’abbondanza di una ricompensa centupla. Questa ricompensa centupla è quella raggiunta nella centesima pecora con la gioia celeste. Questa ricompensa centupla è quella che conseguirà la fecondità di una terra perfetta. E’ l’onore riservato alla Chiesa già nel nome di Sara e che deve essere meritato con la rinuncia alla Legge e per mezzo della fede evangelica. In questo modo coloro che erano ultimi diventeranno primi, poiché quelli che sono primi diventeranno ultimi”. ( Ilario )

 

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