Vangelo di Matteo cap15

                              Matteo 15       

 

tunc accesserunt ad eum ab Hierosolymis scribae et pharisaei dicentes quare discipuli tui

Allora si avvicinarono a lui da Gerusalemme scribi e farisei dicendo: 2 Perché i tuoi discepoli

transgrediuntur traditionem seniorum non enim lavant manus suas cum panem manducant

trasgrediscono la tradizione degli anziani? Infatti non lavano le loro mani quando mangiano

ipse autem respondens ait illis quare et vos transgredimini mandat 3 Ma egli, rispondendo, disse loro: Perché anche voi trasgredite il comandamento di Dio

propter traditionem vestram nam Deus dixit honora patrem et matrem et qui

a motivo della vostra tradizione? Infatti Dio ha detto: 4 Onora il padre e la madre e chi avrà

maledixerit patri vel matri morte moriatur vos autem dicitis quicumque dixerit patri vel

maledetto il padre o la madre, muoia di morte. 5  Ma voi dite: Chiunque avrà detto al padre o

matri munus quodcumque est ex me tibi proderit et non honorificabit patrem suum aut

alla madre: Qualunque offerta è da parte mia, ti gioverà. 6 e non darà onore a suo padre o

matrem suam et irritum fecistis mandatum Dei propter traditionem

a sua madre; e voi avete tolto potere alla parola di Dio a causa di una tradizione

vestram hypocritae bene prophetavit de vobis Esaias dicens populus hic labiis me honorat cor

vostra. 7 Ipocriti, ben profetò di voi Isaia dicendo: 8 Questo popolo con le labbra mi onora, ma il

autem eorum longe est a me sine causa autem colunt me docentes doctrinas et mandata

loro cuore è lontano da me 9 e falsamente mi onorano, insegnando dottrine e comandamenti

hominum et convocatis ad se turbis dixit eis audite et intellegite non quid intrat in

di uomini. 10 E chiamate a sé le folle disse loro: Ascoltate e comprendete. 11 Non quello che entra

os coinquinat hominem sed quod procedit ex ore hoc coinquinat hominem tunc

nella bocca macchia l’uomo, ma ciò che procede dalla bocca, questo macchia l’uomo. 12 Allora

accedentes discipuli eius dixerunt ei scis quia pharisaei audito verbo hoc scandalizati sunt

avvicinandosi i suoi discepoli gli dissero: Sai che i farisei avendo sentito questa parola sono

at ille respondens ait omnis plantatio quam non plantavit Pater

stati scandalizzati? 13 Ma egli, rispondendo, disse: Ogni piantagione che non ha piantato il Padre

meus caelestis eradicabitur sinite illos caeci sunt et duces caecorum caecus autem si caeco

mio celeste verrà sradicata. 14 Lasciateli, sono ciechi e guide di ciechi, ma un cieco se

ducatum praestet ambo in foveam cadunt respondens autem Petrus dixit ei

offre una guida ad un cieco, entrambi cadono in una fossa. 15 E, rispondendo, Pietro gli disse:

edissere nobis parabolam istam at ille dixit adhuc et vos sine intellectus estis non intellegitis

Spiegaci questa parabola. 16 Ma egli disse: Fino ad ora anche voi siete senza intelletto. 17 Non capite

quia omne quod in os intrat in ventrem vadit et in secessum emittitur

che ogni cosa che entra nella bocca va nel ventre e viene gettata fuori nel cesso?

Quae autem procedunt de ore de corde exeunt et ea coinquinant hominem de corde enim

18 Ma le cose che procedono dalla bocca, escono dal cuore, ed esse macchiano l’uomo. 19 Infatti

exeunt cogitationes malae homicidia adulteria fornicationes furta falsa testimonia

dal cuore escono i pensieri cattivi, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false

blasphemiae haec sunt quae coinquinant hominem non lotis autem manibus manducare non

testimonianze, le bestemmie. 20 Queste sono le cose che macchiano l’uomo, ma il mangiare con

coinquinat hominem et egressus inde Iesus secessit in partes Tyri et

mani non lavate non macchia l’uomo. 21 E uscito da là Gesù si allontanò verso le regioni di Tiro e

Sidonis et ecce mulier Chananaea a finibus illis egressa clamavit dicens ei miserere mei

di Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananea, uscendo da quei territori gridò dicendogli: Abbi pietà

Domine fili David filia mea male a demonio vexatur qui non

di me, Signore, figlio di David, mia figlia è malamente tormentata da un demonio. 23 Questi non

respondit ei verbum et accedentes discipuli eius rogabant eum dicentes dimitte eam quia

le rispose una parola. E avvicinandosi i suoi discepoli, lo supplicavano dicendo: Falla andare,

clamat post nos ipse autem respondens ait non sum missus nisi ad

perché grida dietro a noi. 24 Ma egli, rispondendo, disse: Non sono stato mandato se non alle

oves quae perierunt domus Israhel at illa venit et adoravit eum dicens

alle pecore che si sono perdute della casa d’Israele. 25 Ma quella venne e adorò lui dicendo:

Domine adiuva me qui respondens ait non est bonum sumere panem filiorum et mittere

Signore aiutami. 26 Questi, rispondendo, disse: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo

canibus at illa dixit etiam Domine nam et catelli edunt de micis quae cadunt de

ai cani. 27 Ma quella disse: Certo, Signore, infatti anche i cagnolini mangiano dalle briciole che cadono dalla

mensa dominorum suorum tunc respondens Iesus ait illi o mulier magna est fides tua

mensa dei loro padroni. 28 Allora, rispondendo, Gesù le disse: O donna, grande è la tua fede

fiat tibi sicut vis et sanata est filia eius ex illa hora et cum transisset inde

sia fatto a te come vuoi. E fu guarita sua figlia da quell’ora. 29 Ed essendo andato oltre di là, 

Iesus venit secus mare Galilaeae et ascendens in montem sedebat ibi et accesserunt ad

Gesù venne lungo il mare di Galilea e, salendo sul monte, stava lì seduto. 30 E si avvicinarono a

eum turbae multae habentes secum mutos caecos claudos debiles et alios multos et

lui molte folle, che avevano con sé muti, ciechi, zoppi, debilitati e molti altri e

proiecerunt eos ad pedes eius et curavit eos ita ut turbae mirarentur videntes mutos

li gettarono ai suoi piedi e curò quelli, 31 cosicché le turbe si meravigliarono vedendo muti

loquentes claudos ambulantes caecos videntes et magnificabant Deum Israhel

parlare, zoppi camminare, ciechi vedere e magnificavano il Dio d’Israele.

Iesus autem convocatis discipulis suis dixit misereor turbae quia triduo iam

32 E Gesù, convocati i suoi discepoli disse: Ho misericordia della folla, poiché già da tre giorni

perseverant mecum et non habent quod manducent et dimittere eos ieiunos nolo ne

perseverano con me e non hanno cosa mangiare, e rimandarli digiuni non voglio, perché non

deficiant in via et dicunt ei discipuli unde ergo nobis in deserto panes tantos

vengano meno nella via. 33 E gli dicono i discepoli: Donde a noi in un deserto pani così numerosi

ut saturemus turbam tantam et ait illis Iesus quot habetis panes at illi

che possiamo saziare una folla così grande? 34 E disse loro Gesù: Quanti pani avete? Ma quelli

dixerunt septem et paucos pisciculos et praecepit turbae ut discumberent super terram

dissero: Sette pani e pochi pesciolini. 35 E comandò alla folla  perché  sedessero sopra la terra

et accipiens septem panes et pisces et gratias agens fregit et dedit discipulis suis et

36 E accogliendo i sette pani e i pesci, rendendo grazie, spezzò e diede ai suoi discepoli e

discipuli dederunt populo et comederunt omnes et saturati sunt et quod superfluit de

i discepoli diedero al popolo. 37 E mangiarono tutti e furono saziati. E, quel che rimase dai

fragmentis tulerunt septem sportas plenas erant autem qui manducaverunt quattor milia

frammenti, portarono sette ceste piene. 38 Ed erano quelli che mangiarono quattromila uomini,

hominum extra parvulos et mulieres et dimissa turba ascendit in naviculam et venit in fines Magedan

senza bambini e donne. 39 E rimandata la folla salì sulla barca e venne nel territorio di Magadan

 

 

 

 

                                    

                             Commento

 

Allora si avvicinarono a lui da Gerusalemme scribi e farisei dicendo:

“Dobbiamo intendere qual è il momento di questo “allora”. Fu il momento in cui Gesù e i suoi discepoli, dopo aver compiuto la traversata, erano approdati alla terra di Genesaret in barca, il vento si era calmato dopo che Gesù era salito sulla barca, la gente di quel luogo lo aveva riconosciuto,  ne aveva diffuso la notizia nella  regione circostante e gli aveva portato tutti gli ammalati e lo avevano pregato di poter toccare almeno il lembo del suo mantello e ne erano stati guariti quanti lo toccavano; fu proprio allora che si avvicinarono a lui i Farisei e gli scribi venuti da Gerusalemme, non presi da stupore per la potenza di Gesù che guariva quanti avevano toccato almeno l’orlo del suo mantello, ma con l’intento capzioso di denunciare al maestro la trasgressione non già di un comandamento di Dio, ma di una tradizione di antichi Giudei. E pare che questa accusa di gente che ama la lite mostri proprio la pietà dei discepoli di Gesù, che nessun pretesto di biasimo per una trasgressione dei comandamenti di Dio forniscono ai Farisei e agli scribi: essi non avrebbero rivolto accuse contro i discepoli di Gesù di trasgredire il comandamento degli anziani, se avessero potuto biasimare quelli che accusavano e dimostrare che essi trasgredivano un comandamento di Dio. Non pensare però che questi siano argomenti per dire che si deve osservare la legge di Mosè secondo la lettera, giacché i discepoli di Gesù l’avevano custodita fino ad allora: prima della Passione, infatti, non ci aveva riscattati dalla maledizione della legge Colui che nel soffrire per gli uomini divenne maledizione per noi. Ma come per convenienza Paolo si fece giudeo coi giudei, per guadagnare i giudei, che cosa c’è di assurdo che gli apostoli vivendo tra i giudei, pur avendo un’intelligenza spirituale della legge, adottassero quel comportamento, come Paolo che faceva circoncidere Timoteo e offriva un sacrificio secondo un voto conforme alla Legge, come sta scritto negli Atti degli Apostoli? Ciò nonostante si mostrano proprio alla ricerca di accuse coloro che, pur non avendo nulla da rinfacciare ai discepoli di Gesù riguardo a un comandamento di Dio, lo fanno soltanto per una tradizione degli anziani. E soprattutto è così che si rivela la loro faziosità: muovono l’accusa davanti a quelli che sono guariti dalle loro malattie, e pur dando l’impressione di rivolgersi contro i discepoli, in verità è il maestro che intendono accusare; poiché una tradizione degli anziani considerava il lavarsi le mani come atto essenziale alla pietà. Stando infatti alla loro opinione, immonde ed impure erano le mani di quelli che non se l’erano lavate prima di prendere cibo, mentre pure e sante divenivano le mani di quelli che se l’erano lavate con acqua, e non in senso simbolico, ma in conformità alla legge di Mosè secondo la lettera. Noi invece sforziamoci, non secondo la loro tradizione degli antichi, ma seguendo la retta ragione, di purificare piuttosto le nostre proprie azioni e in questo senso lavare le mani delle nostre anime, quando stiamo per mangiare i tre pani, che chiediamo a colui che vuole essere nostro amico, Gesù. Non si deve infatti comunicare ai pani con mani immonde, non lavate e impure”. ( Origene )

Per la prima volta gli scribi e i farisei affrontano Gesù in modo diretto e a volto scoperto, come si conviene a persone che sanno il fatto loro, perché custodi della verità che è stata data ad Israele . Vengono a Gesù, dalla città santa, nel nome di Dio e della tradizione del popolo eletto di cui si sentono custodi e fedeli difensori contro qualsiasi tentativo di distorsione.

2 Perché i tuoi discepoli  trasgrediscono la tradizione degli anziani? Infatti non lavano le loro mani quando mangiano il pane

Abbiamo visto che in precedenza avevano avvicinato gli apostoli per attaccare il loro maestro.” Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e i peccatori?” Ora avvicinano il maestro, quasi volessero attaccare i suoi discepoli: in realtà è sempre e solo Gesù l’oggetto del loro contendere, la loro rabbia e il loro cruccio. E non avendo motivi validi per attaccare briga, tirano in ballo la tradizione degli anziani. Chi oserebbe mai smentire o rinnegare ciò che è ormai abitudine e consuetudine inveterata? Non il prodotto ultimo della moda, ma ciò che è da sempre nella memoria dell’uomo, tramandato di padre in figlio, suggellato dalla testimonianza degli anziani, unici depositari di quel sapere che vaglia e giudica ogni novità.

E Gesù non sembra affatto propenso a discutere sul valore della tradizione, semmai va scoperta la vera tradizione quella che viene solo da Dio e vanno smascherate tutte quelle falsificazioni che sono state introdotte nel tempo e col tempo dall’uomo. 

Una tradizione non è necessariamente vera, solo perché confermata dagli anziani. Seppur è vero che la tradizione necessariamente passa per gli anziani, in quanto alla sua verità e alla sua autenticità, meglio confrontarsi con il Signore e con la sua Parola. Non sempre ciò che è detto fa tutt’uno con ciò che è scritto. Vi è una priorità della Parola scritta rispetto alla parola detta che costringe ognuno di noi a recuperare il proprio rapporto personale con la parola del Signore, con o senza la conferma dell’uomo. Non la tradizione degli uomini conferma il nostro rapporto con la Parola, ma è il nostro rapporto con la Parola che conferma la tradizione degli uomini. E questo, evidentemente, non si può dare per scontato, non solo ai nostri tempi, ma, tanto meno ai tempi di Gesù in cui sopravviveva ancora forte il ricordo di una tradizione orale della Parola.

Perché mai  la Legge di Dio fu incisa sulla roccia e sulla pietra se non per farci comprendere che vale innanzitutto ciò che Dio ha detto all’uomo, non ciò che l’uomo dice, seppure in nome di Dio? La tradizione non è affatto un’estensione, un’amplificazione della Parola, ma la custodia fedele di ciò che Dio ha detto, così come sta scritto. Vero è che la custodia della Parola fa tutt’uno con l’obbedienza alla Parola. Ma non si può obbedire se non custodendo e non si può custodire se non obbedendo. Così per smascherare una falsa custodia, non vi è miglior via che smascherare una falsa obbedienza. Gesù non discute in merito alla questione che gli è stata posta, va subito al cuore del problema.

3 Ma egli, rispondendo, disse loro: Perché anche voi trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?

Se è possibile che i miei discepoli trasgrediscano la tradizione, è sicuro che voi trasgredite il comandamento di Dio...e questo per la vostra tradizione. Davanti a Gesù va messa in discussione l’obbedienza alla Parola, non l’osservanza della tradizione. 

Infatti Dio ha detto: 4 Onora il padre e la madre e: chi avrà maledetto il padre o la madre muoia di morte. 5 Ma voi dite: Chiunque avrà detto al padre o alla madre: Qualunque offerta è da parte mia, ti gioverà 6 e non darà onore a suo padre o a sua madre. E oltre a tutto voi avete tolto potere alla Parola di Dio a causa della vostra tradizione.

“Che cosa il Salvatore rimproveri ai farisei e agli scribi venuti da Gerusalemme, quando dice che trasgrediscono il comandamento di Dio per osservare la propria tradizione, dobbiamo capirlo. Dio disse: Onora tuo padre e tua madre, insegnando che rendesse il dovuto rispetto ai genitori il figlio nato da loro. Parte di questo rispetto verso i genitori consisteva nel sovvenire ai loro bisogni vitali con alimenti, vestiti e qualunque altra cosa si fosse in grado di offrire ai propri genitori. I farisei e gli scribi, invece, hanno prodotto tale tradizione che è in contrasto con la Legge e che in termini meno chiari si trova nel vangelo. Noi stessi non ci avremmo neppure fatto caso, se un ebreo non ci avesse dato su questo punto le seguenti delucidazioni: a volte, dice, c’erano creditori che avevano a che fare con debitori intrattabili che, pur potendo, non volevano restituire il debito; allora assegnavano la somma loro dovuta sul conto dei poveri, per i quali ciascuno di quelli che desideravano aiutarli, secondo il possibile, versava l’offerta nel tesoro del tempio. E talvolta nella lingua a loro familiare dicevano ai debitori: E’ corban quello che mi devi, cioè dono, perché ho assegnato questa somma sul conto della mia pietà verso Dio, per i poveri. Allora il debitore, sapendosi in debito non più con gli uomini, ma con Dio e con la pietà verso di lui, era obbligato - diciamo così - a restituire suo malgrado il debito non più al creditore, ma ormai a Dio, su quel conto dei poveri a nome del creditore. Orbene quello che faceva il creditore col debitore, lo facevano pure alcuni figli coi genitori e dicevano loro: quello che ti è dovuto da parte mia, devi sapere, o padre, oppure o madre, che lo prendi dal corban, dal conto dei poveri affidati a Dio. I genitori nel sentirsi dire che è corban, consacrato a Dio, ciò che veniva loro dato, non volevano prenderselo più dai figli, anche se avevano bisogna del necessario. Gli anziani quindi, indicando tale tradizione alla gente del popolo dicevano: Chiunque dica a suo padre o a sua madre che è corban e offerta quello che è dato a uno di loro, costui non è più in debito verso il padre o la madre per la parte da dare per le necessità vitali. E’ questa tradizione dunque che il Salvatore biasima, che non è sana, ma contrasta col comandamento di Dio. Se infatti Dio dice: onora il padre e la madre, mentre la tradizione diceva: non è tenuto a onorare con il suo vitalizio il padre o la madre, colui che consacra a Dio come corban ciò che dovrebbe a coloro che lo hanno generato, è chiaro che era il comandamento di Dio sul rispetto dei genitori ad essere abolito da parte della tradizione dei farisei e degli scribi, la quale diceva che non era più in dovere di rispettare padre e madre chi una volta per sempre aveva consacrato a Dio quello che sarebbe spettato ai genitori”: ( Origene )

“Il Signore aveva stabilito, considerando sia la debolezza sia la vecchiaia sia la miseria dei genitori, che i figli li onorassero, provvedendoli di ciò che è necessario alla vita. Gli scribi e i farisei, volendo sovvertire questa provvidenziale legge di Dio e camuffare la loro empietà con le apparenze della pietà, insegnavano ai loro pessimi figli che, se qualcuno avesse voluto consacrare a Dio ( che è il vero Padre ) i beni che era tenuto a dare ai genitori, l’offerta al Signore doveva essere all’obbligo verso i genitori. Perciò i poveri genitori, vedendo che l’aiuto loro spettante veniva consacrato a Dio, per non incorrere nel delitto di sacrilegio, vi rinunciavano e morivano di stenti. E così accadeva che l’offerta dei figli, col pretesto del tempio di Dio, andava a vantaggio dei sacerdoti. ( Gerolamo )

Vi è una tradizione che viene dalla fedeltà alla Parola, vi è una tradizione che viene dalla disobbedienza e da una falsa e pretesa giustizia dell’uomo. E questo nella chiesa di Dio che, sin dalle origini, manifesta due anime e due coscienze diverse: una aperta alla grazia divina e all’amore del Padre, l’altra chiusa in se stessa, avente la parvenza del bene, ma priva di ciò che ne è l’essenza e il fondamento. Vi è un’osservanza della Legge senza amore, puramente formale e vi è un’osservanza alla Legge che ha gli occhi a Colui che ha dato la Legge e vuol essere conforme all’amore di colui che ha dato la Legge. E non c’è criterio di distinzione, se non nel cuore del singolo , nel suo rapporto con il Signore. Quali e quanti crimini si possono compiere e si sono compiuti in nome di una falsa obbedienza all’insegnamento della chiesa! Non vi può essere obbedienza cieca e acritica, se non nella misura in cui ciò che viene comandato dagli uomini è conforme a ciò che è comandato da Dio. Certo la responsabilità maggiore è sempre di coloro che sono a capo del gregge, ma la colpa e le conseguenze della colpa sono di tutti, nessuno escluso. Dice Gesù: “Voi avete tolto potere alla parola di Dio.” Ma nessuno può togliere potere alla Parola di Dio in Sé e per Sé, ma solo in se stesso e per se stesso. Vi è un giudizio e una condanna per tutti, anche per coloro che sotto le vesti dell’umiltà e della docile obbedienza non vogliono pensare con la propria testa e vedere con i propri occhi. Non vi può essere un rapporto pacifico con la chiesa, se non nella misura in cui è pacifico con Dio e totalmente aperto al suo amore, senza riserva alcuna. Accade sovente che, per soddisfare le concupiscenze della carne, ci si confermi e rinsaldi a vicenda nell’errore e nel peccato, in nome di una presunta tradizione di verità, di cui solo la chiesa è depositaria, dimenticando che innanzitutto va tramandata ed esaltata la Parola di Dio, non la parola dell’uomo. Inutile negare che chi intraprende il cammino della salvezza nella chiesa di Dio conoscerà non solo la verità, ma anche la falsità e la menzogna e alla fine troverà rifugio sicuro soltanto nella fedeltà a ciò che è stato scritto. La vera e santa tradizione, quella che ci fa crescere, si alimenta ogni giorno delle Sacre Scritture, non cerca altro e altrove, soprattutto è molto attenta a nulla aggiungere e a nulla togliere a ciò che è stato scritto. Non così la tradizione di cui sono custodi gli scribi e i farisei. Essa muta ad ogni vento di peccato, e si camuffa sotto le vesti dell’autorità religiosa e di ciò che è da sempre nel ricordo degli anziani. Vero è che l’uomo ricorda più facilmente ciò che viene dal Maligno e si dimentica presto di ciò che viene da Dio. Così all’autorità della parola di Dio, subentra l’autorità della parola dell’uomo, alla tradizione che viene dal Signore quella creata dal Satana.

“Avevano appunto stabilito gli antichi Giudei anche questa tra le altre osservanze, che cioè ciascuno non prendesse cibo e mangiasse, se prima non si fosse lavate le mani. Ma in questa regola c’è piuttosto un uso e una consuetudine umana, non un qualche vantaggio per la salvezza. Perciò questa tradizione degli antichi è in un certo senso superflua, perché non può recare alcun beneficio per la salvezza. Infatti, da questa usanza, se viene osservata, non si ottiene alcuna giustificazione né si commette una colpa, se viene trascurata. Dio non chiede all’uomo se prima di mangiare si lava le mani, ma se ha il cuore pulito e la coscienza pura dalle sporcizie dei peccati. Ma che giova lavarsi le mani e avere una coscienza contaminata? Per questo i discepoli del Signore, che avevano il cuore pulito e presentavano una coscienza pura e senza macchia, non si preoccupavano troppo di lavarsi le mani, che avevano lavato una volta nel battesimo con tutto il corpo... ( Cromazio )

7 Ipocriti, ben profetò di voi Isaia dicendo: 8 Questo popolo con le labbra mi onora, ma il loro cuore è lontano da me. 9 falsamente mi onorano, insegnando dottrine e comandamenti di uomini.

“Quando le parole dei profeti sono divenute per loro come parole di libro sigillato, non solo per quelli che non sanno leggere, ma anche per quelli che dicono di saper leggere, allora il Signore ha detto che il popolo dei Giudei è vicino a Dio solo con la bocca; dice che lo onora solo con le labbra, giacché il loro cuore è lontano dal Signore a causa della loro mancanza di fede in Gesù. E specialmente ora, dal momento che hanno rinnegato il nostro Salvatore, Dio potrebbe dire di loro: “invano mi onorano”; non insegnano più, infatti, i comandamenti di Dio, ma quelli degli uomini, e dottrine che non vengono ormai dallo Spirito di sapienza, ma dottrine umane”. ( Origene )

“Davvero, infatti, senza una giustificazione fingono di rendere culto a Dio che onorano più con le labbra che col cuore e ai cui precetti divini e salutari antepongono dottrine e comandamenti di uomini. ( Cromazio )

Non sempre ciò che è sulle labbra è anche nel cuore, né la parola che è detta rende vana e giustifica la parola che è pensata, perché la parola parte dal cuore ed è sul cuore, innanzitutto, che si fa il giudizio. A nulla giova una giustificazione creata dall’uomo con il consenso dell’altro uomo, nel nome di ciò che tutti fanno e dicono da sempre. Non si dà onore a Dio tramandando e insegnando ciò che è parola dell’uomo, ma amandoLo con tutto il cuore, con tutta l’anima con tutte le forze, custodendo fedelmente la Sua parola  e non solo per se stessi. Gli scribi e i farisei  non solo non amano il Signore, ma neppure insegnano l’amore a Dio e alla sua Legge. Accecati dal Satana rincorrono le falsità di una tradizione creata dall’uomo e dopo aver ingannato se stessi ingannano anche gli altri. Sarebbe meglio per loro non fare da maestri, ma ascoltare l’unico vero maestro. Invero non c’è in loro alcuna volontà di comprendere né tanto meno di essere guariti dal peccato. Sono venuti  per condannare e per giudicare, non per essere illuminati né tanto meno per convertirsi al Signore. Non c’è veleno più micidiale dello zelo non illuminato: non solo non vuol ascoltare e non vuol comprendere, ma giudica e condanna, fino alla fine.

E allora non resta a Gesù che mettere in guardia i suoi figli dalla falsità e dall’inganno,

perché non si lascino trascinare dalle parole dei falsi dottori delle Legge.

10 E chiamate a sé le folle disse loro: Ascoltate e comprendete: Non quello che entra nella bocca macchia l’uomo, ma ciò che procede dalla bocca, questo macchia l’uomo.

Non è il cibo sporco che macchia l’uomo, ma la parola che procede da un cuore impuro, non lavato e purificato nell’acqua del battesimo.

“Mediante queste parole il Salvatore ci offre un chiaro insegnamento: leggendo nel Levitico e nel Deuteronomio i dettagli relativi ai cibi puri e impuri, per i quali ci accusano di trasgredire la Legge i Giudei carnali e gli Ebioniti che poco differiscono da loro, non si deve pensare che la Scrittura abbia come scopo il senso materiale di queste realtà. Se infatti non è quello che entra nella bocca a rendere immondo l’uomo, ma ciò che esce dalla bocca, e dato soprattutto che nel Vangelo di Marco il Salvatore nel dire ciò rendeva mondi tutti i cibi, è chiaro che non ci contaminiamo se mangiamo cose che i Giudei, volendo essere schiavi della lettera della Legge, dicono essere impure; ma è chiaro che allora ci contaminiamo, quando pur dovendo legare le nostre labbra con l’intelligenza e fare per le cose che diciamo una bilancia e dei pesi, ci mettiamo a dire quello che capita e a discorrere di cose sconvenienti, da cui viene a noi la fonte dei peccati. E si addice certo alla legge di Dio proibire le opere che vengono dal vizio e ordinare quelle conformi alla virtù, ma lasciare da parte quelle azioni che per il loro proprio valore sono indifferenti: esse possono, per la nostra libera scelta e per un ragionamento che è dentro di noi, o essere compiute male, e diventano peccati, oppure essere compiute bene e diventano virtù. Se uno ci riflette bene, vedrà che anche quel che si ritiene essere un bene, può diventare peccato se fatto male e per impulso di una passione, e invece quello che si dice impuro, se usato secondo retta ragione, è possibile considerarlo puro. Come infatti la circoncisione del giudeo che vive nel peccato sarà valutata come non - circoncisione, mentre la non -circoncisione del pagano che vive nella virtù sarà valutata come circoncisione, così pure le realtà ritenute pure saranno considerate impure per colui che non ne usa nel modo dovuto, nel momento dovuto, nella misura dovuta e per lo scopo dovuto; quanto invece a quello che è detto impuro, tutto diventa puro per i puri, ma per i contaminati e gli infedeli niente è puro: sono contaminate la loro mente e la loro coscienza. E queste, essendo contaminate, finiscono col contaminare tutte le realtà che toccheranno, come viceversa la mente pura e la coscienza pura rendono tutto puro, anche ciò che sembra essere impuro; infatti i giusti fanno uso dei cibi e delle bevande non per sfrenatezza, né per edonismo, né col discernere le due attrattive, ma ricordando che “sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualunque altra cosa, fatela a gloria di Dio”. ( Origene )

12 Allora, avvicinandosi i suoi discepoli gli dissero: Sai che i farisei, avendo sentita questa parola, sono stati scandalizzati?

I discepoli si avvicinano a Gesù perché altri non sentano , per fargli sapere che i farisei sono stati scandalizzati dalla sua parola. Il giudizio di riprovazione di quelli che contano agli occhi del mondo ha un suo peso ed una sua importanza: non passa inosservato e non può essere trascurato. Meglio informare il maestro, senza tanto scalpore, per non accrescere lo scandalo e la vergogna che ne viene. Ma Gesù non sembra affatto preoccupato né meravigliato e non condivide il sentimento di rammarico dei suoi discepoli. Chi giudica la sua parola, giudica se stesso agli occhi del Padre, perché manifesta il suo non essere nel Padre e per il Padre.

13 Ma egli, rispondendo, disse: Ogni piantagione che non ha piantato il Padre mio celeste verrà sradicata.

Gesù è venuto a sradicare tutto ciò che è stato piantato dal Maligno nel cuore dell’uomo. Beato l’uomo che lascia ripulire il proprio campo, per non essere lui stesso sradicato dalla terra dei viventi. Felici gli apostoli che sono con il loro Signore, per essere da lui curati da ogni male. Non hanno bisogno di altri maestri e di altri dottori.

14 Lasciateli sono ciechi e guide di ciechi, ma un cieco se offre una guida ad un cieco, entrambi cadono in una fossa.  Chi ha incontrato la sapienza che viene dall’alto, abbandona senza rimpianto i falsi maestri di un tempo, non teme il loro giudizio né li rincorre, ma fugge lontano, per non cadere nello stesso errore e nello stesso inganno. Come ciechi errabondi, gli scribi e i farisei, dopo aver rinnegato  la via della salvezza, rincorrono gli uomini che amano la menzogna per trascinarli nella fossa della morte eterna.

15 E, rispondendo, Pietro gli disse: Spiega a noi questa parabola.

C’è chi si scandalizza subito per ciò che non comprende ed abbandona il Signore, c’è chi lo segue umilmente, pur senza comprendere, desideroso di essere istruito dalla sua parola. I dottori della Legge giudicano e si allontanano, gli apostoli perseverano nella sequela e per bocca di Pietro chiedono di essere illuminati con la Parola riguardo alla Parola. Se altri non vogliono ascoltare spiega a noi questa parabola, Signore, e non disdegnare la nostra miseria e incapacità di comprendere.

16 Ma egli disse: Fino ad ora anche voi siete senza intelletto? Nessuna meraviglia che anche gli apostoli non comprendano! Verrà il tempo in cui sarà loro donata intelligenza piena delle cose di Dio, con la discesa dello Spirito Santo. Gesù rimprovera i suoi,  per la loro incapacità di comprendere, ma viene incontro alla loro povertà. E’ premiata la fede degli apostoli e il loro desiderio di luce, sono abbandonati alle tenebre che conducono alla morte  coloro che si allontanano dal Signore perché fiduciosi nella propria luce.

17 Non capite che ogni cosa che entra nella bocca va nel ventre e viene gettata fuori nel cesso?

Nessun cibo materiale rimane nell’uomo, se non per un tempo limitato. Alla fine il corpo lo butterà fuori da solo, senza fatica o capacità di discernimento da parte nostra. Ben diversamente  per il cibo spirituale !

18 Ma le cose che procedono dalla bocca, escono dal cuore, ed esse macchiano l’uomo. 19 Infatti dal cuore escono i pensieri cattivi, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. 20 Queste sono le cose che macchiano l’uomo, ma il mangiare con mani non lavate non macchia l’uomo.

Ciò che procede dalla bocca  viene dal cuore ed è destinato al cuore. Attenti dunque a ciò che ascoltate e a chi ascoltate! Chi segue il malvagio avrà il proprio cuore devastato dallo stesso male. E chi è innanzitutto il malvagio se non l’antico Maligno?

Guardatevi dalla parola degli uomini che non cercano e non vogliono Dio, ma prima di tutto guardatevi dalla parola del Satana. Beati coloro che nutrono i loro cuori ogni giorno con la parola del Signore, non si troverà in loro macchia di peccato, e non li toccherà il giudizio dell’uomo!

“Fonte, dunque, e principio di ogni peccato sono i propositi malvagi; se questi infatti non prendono il predominio, non ci saranno né omicidi, né adulteri, né alcun altro di tali peccati. E’ per questo che ognuno deve custodire il proprio cuore con ogni vigilanza; infatti nel giorno del giudizio il Signore verrà a mettere in luce i segreti delle tenebre e a manifestare le intenzioni dei cuori di mezzo a tutti i ragionamenti degli uomini, che ora li accusano ora li difendono, allorché i loro stessi propositi li sconvolgeranno. E i propositi malvagi arrivano a tal punto, che talvolta anche quelle realtà che sembrano buone e, almeno al giudizio dei molti, lodevoli, essi le rendono vituperevoli. Ad esempio, se facciamo l’elemosina davanti agli uomini avendo di mira, nei nostri intenti, di essere ammirati come filantropi dagli uomini ed essere esaltati per questa filantropia, abbiamo già ricevuto la nostra ricompensa dagli uomini;  in una sola parola, tutto ciò che si compie e implica, in chi agisce, la coscienza di agire per essere lodato dagli uomini, non riceve alcun premio da parte di Colui che vede nel segreto e che rende la ricompensa a coloro che sono puri nel segreto. Lo stesso, dunque, ne è di quella che si crede castità, se ha pensieri rivolti alla vanagloria o al guadagno; oppure di quel che si presume sia insegnamento ecclesiastico, se diventa indegna ricerca di adulazione nelle parole, o con pretesto di guadagnare di più, o di cercare una gloria degli uomini per l’insegnamento, questo non è più l’insegnamento inteso da coloro che sono posti da Dio nella Chiesa prima come apostoli, dopo come profeti e in terzo luogo come dottori. Lo stesso dirai per colui che aspira all’episcopato per gloria umana o per adulazione della gente, o per un guadagno da parte di quelli che vengono ad ascoltare la parola e che danno, con la scusa della pietà. Un vescovo del genere, insomma, non desidera un nobile lavoro, né può essere irreprensibile, sobrio, saggio, ubriaco com’è di gloria e di questa insaziabilmente ambizioso. Lo stesso dirai pure circa presbiteri e diaconi. Queste riflessioni, anche se alcuni avranno l’impressione che le abbiamo dette per divagare, considera se non fosse necessario farle, perché i cattivi propositi sono fonte di tutti i peccati e hanno il potere di contaminare persino quelle azioni le quali, invece, giustificherebbero chi le ha compiute, se fossero eseguite non per effetto di questi propositi. Abbiamo dunque esaminato, secondo le nostre capacità, quali sono le cose che contaminano. Il mangiare poi con mani non lavate non contamina l’uomo, ma se si deve parlare con audacia, quel che contamina è il mangiare con cuore non lavato tutto ciò che la nostra ragione è per natura portata a mangiare”. ( Origene )

21 E uscito di là Gesù si allontanò verso le regioni di Tiro e di Sidone”

Si allontanano gli scribi e i farisei da Gesù e Gesù si allontana da loro per portare la salvezza altrove, al popolo che vive bensì nelle tenebre, ma desidera venire alla luce del Cristo. Colui che esce per portare la salvezza subito si incontra con coloro che escono per trovare la salvezza.

“Uno poi potrebbe dire che Tiro e Sidone sono scelti per indicare i pagani, per cui egli si ritira da Israele e si reca dalle parti dei pagani. Orbene, nel nominare Tiro, gli ebrei lo pronunciano alterandolo in Sor, che significa riunione, mentre Sidone nella pronuncia ebraica significa cacciatori. Tra i pagani ci sono sia i cacciatori, o spiriti maligni, sia riunione numerosa di gente che vive nel vizio e nelle passioni. Partito dunque da Genesaret, Gesù si ritirò da Israele e venne non a Tiro e Sidone, per il fatto che per ora quelli che appartengono ai pagani vedono in parte; in quanto, se fosse giunto in tutta Tiro e Sidone, non vi sarebbe rimasto neppure uno non credente”. ( Origene )

22 Ed ecco una donna Cananea uscendo da quei territori... Non c’è fede là dove non si lascia la propria vita per andare incontro a colui che ci porta la nuova vita.

gridò dicendogli... Si grida quando si è  nel pericolo e quando si desidera essere liberati da ogni male e da ogni afflizione.

“A mio avviso non avrebbe potuto gridare con grande fede, come bene è testimoniato, se non fosse uscita da quelle regioni. Ed è secondo la misura della fede che uno esce dai confini dei pagani, quelli che l’Altissimo quando divise le nazioni stabilì secondo il numero dei figli d’Israele, impedendo loro di oltrepassarli. Qui si parla dunque di territori di Tiro e Sidone, mentre in Esodo si parla dei territori del Faraone, nei quali - dicono - avvengono flagelli contro gli egiziani. Ed è certamente da credere che ognuno di noi, quando è in peccato, si trova nei territori di Tiro e di Sidone, oppure in quelli del Faraone, in Egitto, o in uno dei paesi fuori dell’eredità data da Dio, ma quando si converte dal vizio alla virtù, esce dai territori delle realtà perverse e giunge alle regioni che sono parte di Dio: tra questi esiste una differenza, che apparirà chiara a coloro che sono capaci di stabilire un’analogia tra quello che è parte della ripartizione e della eredità d’Israele e la legge spirituale. Fa’ poi attenzione a questo andare di Gesù verso la donna cananea: è come se lui si recasse verso le parti di Tiro e Sidone, mentre lei che era uscita da quelle regioni si è messa a gridare dicendo: Pietà di me Signore Figlio di Davide. La donna era cananea, parola che si traduce: preparata all’umiliazione. I giusti sono “preparati” al regno dei cieli e all’esaltazione nel regno di Dio; mentre i peccatori sono “preparati” all’umiliazione del loro vizio, degli atti compiuti nel vizio a cui da se stessi si “preparano”, e del peccato che regna in questo corpo mortale. Comunque la cananea uscendo da quei confini, si allontanava da questo essere preparata all’umiliazione, allorché si mise a gridare e a dire: Pietà di me, Signore Figlio di Davide”. ( Origene)

Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide, mia figlia è malamente tormentata da un demonio. 

La Cananea dapprima invoca su di sé la misericordia del Signore, riconoscendo in Gesù il Salvatore che viene dalla casa di Davide, poi chiede la liberazione dal Maligno per sua figlia. Nulla si può chiedere per altri se non nella consapevolezza di un unico peccato e di un’unica salvezza, che tutti accomuna. E nessuno ama  e desidera la salvezza solo per se stesso, ma per tutti gli uomini, a cominciare da quelli della propria casa.

“Certamente lei, che confessa il Cristo come Signore e figlio di Davide, non ha più bisogno di guarigione. Ma chiede aiuto per sua figlia, cioè per il popolo dei pagani, prigioniero della dominazione degli spiriti impuri. Il Signore tace, riservando col mantenere il silenzio il privilegio della salvezza a Israele.” ( Gerolamo )

“Raccogli dai Vangeli e confronta, quali persone lo chiamano Figlio di Davide, come costei e i ciechi di Gerico e quali invece lo chiamano Figlio di Dio, oppure quali non aggiungono veramente, come gli indemoniati che dicono: Che cosa abbiamo in comune con te, Figlio di Dio? E quali invece aggiungono veramente, come quelli che nella barca lo adorarono, dicendogli: veramente tu sei il Figlio di Dio. E infatti, penso, sarà utile la raccolta di queste persone, allo scopo di osservare la differenza tra coloro che si avvicinano a lui: quali si accostano a Lui come a colui che è nato dal seme di Davide secondo la carne, quali invece si accostano a lui, come a colui che è stato costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione, e di questi chi usa l’avverbio “veramente”, e chi invece no. Fa’ inoltre attenzione: la Cananea prega non per un figlio ( non risulta neanche che ne abbia avuto uno ), ma per una figlia terribilmente tormentata dai demoni; un’altra madre accoglie vivo un figlio trasportato fuori morto. E una volta il capo della sinagoga prega per  sua figlia di dodici anni che si ritiene morta, mentre l’ufficiale regio prega per il figlio ancora malato e prossimo a morire. Sia la figlia tormentata dal demonio sia il figlio morto avevano ciascuno una madre, la figlia già morta e il figlio mortalmente malato avevano rispettivamente un padre: l’uno era capo di sinagoga, l’altro ufficiale regio. Sono persuaso che questi dettagli contengano motivi concernenti i differenti generi delle anime che Gesù guarisce dando loro la vita. E tutte quante le guarigioni operate nel popolo e soprattutto quelle riferite dagli evangelisti, sono avvenute certo allora, affinché coloro che non credevano, se non vedevano segni e prodigi, credessero; ma i fatti di allora erano simboli di realtà che ogni volta Gesù compie con la sua potenza. Infatti non c’è tempo in cui ogni cosa scritta non si realizzi, per effetto della potenza di Gesù e secondo il merito di ciascuno. Dunque la Cananea, in considerazione della sua razza, non meritava neppure una risposta da parte di Gesù, il quale ammette di non essere stato mandato dal Padre se non alle pecore perdute della casa di Israele, alla stirpe perdute delle anime chiaroveggenti. A motivo però della sua libera scelta e dell’essersi prostrata davanti a Gesù Figlio di Dio, le tocca una risposta che ne scopre l’origine indegna ma ne mostra anche il merito: ella meritava le briciole come un cagnolino e non il pane. Ma avendo teso la sua libera scelta e accettato la parola di Gesù, ella reclama che le tocchino le briciole anche come a cagnolino, e riconosce padroni quelli di stirpe superiore; è allora che riceve una seconda risposta, che rende testimonianza alla sua grande fede, e le promette il compimento di quanto vuole. Ora io penso che per analogia con la Gerusalemme di lassù, madre libera di Paolo e dei suoi simili, occorrerà intendere che la Cananea, madre di colei che era terribilmente tormentata dai demoni, assurga a simbolo di madre di ogni anima di questo genere. E cerca di capire se sia assurdo che ci siano molti padri e molte madri, in analogia con i padri di Abramo, verso cui andava il patriarca e in analogia con la Gerusalemme madre, cui si riferisce Paolo quando parla di se stesso e dei suoi simili. E’ probabile che costei, di cui la Cananea è simbolo, uscita dai territori di Tiro e Sidone, che erano prefigurati dai luoghi terrestri, si sia avvicinata al Salvatore e l’abbia supplicato, e continui tuttora a supplicarlo, dicendo: Abbi pietà di me Signore Figlio di Davide, mia figlia è terribilmente tormentata da un demonio. Dopo Gesù, volgendosi anche a quelli che sono fuori e ai discepoli, nel momento che occorreva, rispose: Non sono stato mandato..., facendoci capire che ci sono anime superiori, intelligenti e chiaroveggenti che si sono perdute, allegoricamente chiamate pecore della casa d’Israele; e, secondo me, ritenendo che queste si riferiscano all’Israele secondo la carne, i più semplici si sentono indotti ad ammettere che il nostro Salvatore non fu mandato dal Padre se non a quei Giudei perduti. Noi, invece, che ci gloriamo di dire in verità: Anche se un tempo abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così, sappiamo che l’opera principale del Logos è quella di salvare le persone più dotate di intelligenza; queste infatti si trovano in un rapporto più familiare con lui di quelli che sono più deboli. Ma poiché le pecore perdute della casa d’Israele, eccetto il resto conforme a un’elezione per grazia, non credettero al Logos, per questo Egli ha scelto ciò che nel mondo è stolto, ciò che non né Israele né chiaroveggente, per confondere i sapienti d’Israele e ciò che è nulla l’ha chiamato nazione intelligente, affidandogli ciò di cui era capace, la follia della predicazione, e si compiaceva di salvare coloro che vi credono, procurandosi una lode dalla bocca dei bimbi e dei lattanti, per confondere le cose che sono, essendo gli altri diventati nemici della verità”. ( Origene )

23 Questi non le rispose una parola.

Ad una manifestazione di fede così grande e apertamente conclamata fa eco un silenzio altrettanto grande e a tutti dichiarato. Non basta chiedere con forza e veemenza, bisogna anche perseverare nella supplica, senza scoraggiarsi e senza demordere. Viene premiata non solo l’intensità della preghiera, ma anche la sua insistenza e persistenza, nonostante il silenzio di Gesù.

E avvicinandosi i suoi discepoli, lo supplicavano dicendo: Falla andare, perché grida dietro a noi.

Diversamente possiamo interpretare l’intervento degli apostoli: come dettato dal semplice desiderio di essere liberati da una persona molesta che li disturba con le sue alte grida oppure, in senso figurato, come espressione della fede della chiesa che fa proprie le suppliche delle membra bisognose, per portarle al Signore.

“Grida dietro a noi” perché anche noi gridiamo con lei e per lei, incapace da sola di farsi ascoltare ed intendere da Gesù. Supplicano i pagani, ma Gesù non ascolta, portano le loro suppliche nella chiesa, dietro alla chiesa e il Signore si prende cura di loro.

24 Ma egli rispondendo disse: Non sono stato mandato se non alle pecore che si sono perdute della casa di Israele.

Prima di ascoltare gli ultimi il Signore ribadisce la sua fedeltà e il suo amore per i primi. Ma l’amore di Dio è, per così dire, scavalcato dai fatti e dalla realtà storica.

25 Ma quella venne e adorò lui dicendo: Signore aiutami.

Il popolo eletto si allontana sempre più dall’amore del Signore, i pagani vengono a Gesù e subito adorano in Lui l’unico Salvatore e l’unico vero Dio. Il Signore non può più cacciarli dalla sua casa, ma solo vagliare l’autenticità della loro fede.

26 Egli rispondendo disse: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cani. Nell’accogliere gli ultimi Gesù persevera nel suo amore per i primi, ma ormai quale barriera può separare la fede del popolo eletto da quella dei pagani, quando gli ultimi chiamati sono i primi a rispondere e ad adorare il Dio d’Israele che si manifesta in Cristo Gesù? E senza presunzione né desiderio di essere al primo posto.

27 Ma quella disse: Certo Signore, infatti anche i cagnolini mangiano dalle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni.

Non c’è bisogno che il Signore rinneghi il suo amore per Israele, esso è talmente grande che anche gli altri popoli possono goderne ed esserne saziati. Chi è cane non è figlio, ma vede e conosce la mensa che il Padre ha preparato per i suoi figli. E chi mai affamato della vita di Dio, non approfitta dell’abbondanza e della ricchezza del suo dono?

“Ci si potrebbe porre il quesito: quale il senso inteso da questo testo? In effetti: o c’era una quantità misurata di pane, per cui non potevano mangiarne i figli e i cagnolini di casa, oppure c’era pane di qualità, ben fatto, per cui non era possibile, logicamente, dare da mangiare a cagnolini il pane dei figli, ben fatto. Ma niente di tutto ciò sembra plausibile in rapporto alla potenza di Gesù, capace di rendere partecipi sia i figli che quelli che chiama cagnolini. Vedi perciò se, riguardo alle parole: non è lecito prendere il pane dei figli, ci sia da dire che colui che ha umiliato se stesso assumendo la condizione di servo, abbia portato una certa misura di potenza, quanta ne potevano accogliere le realtà del mondo. E sentì uscire da lui una quantità di tale potenza, come risulta chiaro dalle parole: Qualcuno mi ha toccato: Ho sentito che una forza è uscita da me. Da questa misura di forza egli traeva, dandone di più a coloro che erano progrediti, e si chiamavano figli; di meno a coloro che non lo erano, come a cagnolini. Ma, pur stando così le cose, nondimeno dove trovò gran fede, il pane dei figli lo diede, come a una figlia, a lei che si trovava ad essere cagnolino a motivo dei suoi bassi natali in Canaan. Può darsi che, tra le parole di Gesù, alcune siano pane che si può dare soltanto a quelli più dotati di logos, come a figli, e altre che, per così dire, sono briciole del gran convito, della mensa di nobili e signori. Di queste briciole potrebbero disporre alcune anime che sono come cani. E nella Legge di Mosè, circa alcuni cibi, è prescritto che siano gettati al cane e lo Spirito Santo ebbe cura che, per alcuni alimenti, si ordinasse di darli ai cani. Che stiano pure ad immaginare certuni, estranei all’insegnamento della chiesa, che le anime passino da corpi di uomini in corpi di cani, secondo differenti gradi di malizia. Quanto a noi, dal momento che questo punto non lo troviamo nella maniera più assoluta nella divina Scrittura, asseriamo che una condizione più dotata di logos si cambia in una meno dotata, e tale male lo subisce per grande indolenza e noncuranza; così pure, una volontà libera, ma non più dotata di logos per aver negletto il Logos, torna a volte ad essere dotata di logos, come chi una volta era cagnolino, desiderando mangiare le briciole che cadono dalla tavola dei suoi padroni, perviene alla condizione di figlio. In gran misura infatti una virtù contribuisce a fare di qualcuno un figlio di Dio, e un vizio, la furia di parole offensive e l’impudenza, nel farne uno che, secondo la parola della Scrittura, si chiami cane. E intenderai allo stesso modo anche gli altri nomi degli animali irragionevoli. Comunque, colui al quale si rimprovera di essere cane, e che senza sdegnarsi che gli si dica di non essere degno di ricevere il pane dei figli, con ogni rassegnazione dice la parola di quella Cananea: Sì, o Signore, ma anche i cuccioli mangiano dalle briciole che cadono dal tavolo dei loro padroni, gli toccherà la risposta più grata, quando Gesù gli dirà: Grande è la tua fede, avendo accolto tale fede, e dichiarerà: Avvenga a te come tu vuoi, sì che anch’egli venga guarito, e se mai ha portato frutto bisognoso di guarigione, costui potrà ottenerla a sua volta”. ( Origene )

28 Allora, rispondendo, Gesù le disse: O donna, grande è la tua fede, sia fatto a te come tu vuoi.

Il Signore ha avuto misericordia di te ed ha esaudito la tua supplica.

E fu guarita sua figlia da quell’ora. Dal momento, cioè, in cui Dio disse, così come sta scritto: “Dio disse e tutto fu fatto.”

29 Ed essendo andato oltre di là, Gesù venne lungo il mare di Galilea e, salendo sul monte, stava lì seduto.

L’incontro di Gesù con i Gentili non è più un fatto eccezionale ed occasionale, ma una realtà voluta e cercata dal Figlio che si ferma lungo il mare di Galilea. Non abbandona Israele ma si mette sulla via delle genti, non in un posto qualsiasi, ma sul monte della santità, seduto nella sua dignità regale, nell’eterna lode all’amore del Padre.

“Subito dopo la prefigurazione del popolo dei pagani nella figlia della cananea, sul monte vengono presentati al Signore, da parte della folla, uomini oppressi da malattie di vario genere. Uomini increduli e malati cioè vengono ammaestrati dai credenti ad adorare e a prostrarsi. Ad essi viene resa la salvezza, e tutte le loro funzioni fisiche e spirituali vengono ristabilite per conoscere, guardare, lodare e seguire Dio.” ( Ilario )

“Si può dunque dire che su questo monte, dove Gesù si mette a sedere, non salgono soltanto quelli che sono sani, ma assieme ai sani salgono anche quelli che hanno subito varie sofferenze. E forse questa montagna, sulla quale Gesù sale e si mette a sedere, è quella che più comunemente si chiama chiesa, che per opera del Logos di Dio è stata elevata al di sopra di tutto il resto della terra e dei suoi abitanti. Vi accedono non i discepoli, che hanno lasciato le folle, come in occasione delle Beatitudini, ma molte folle, di cui non è indicato che fossero sorde o affette da qualche sofferenza, ma che recavano con sé persone del genere”. ( Origene )

30 E si avvicinarono a lui molte folle, che avevano con sé muti, ciechi, zoppi, debilitati e  molti altri e li gettarono ai suoi piedi e curò quelli.

“E infatti si può vedere, in compagnia delle folle che accedono a questa montagna ove si mette a sedere il Figlio di Dio, alcuni divenuti sordi a ciò che viene proclamato, altri ciechi nell’anima non vedendo la luce vera, altri zoppi e incapaci di camminare secondo ragione. Orbene, coloro che sono afflitti da queste infermità spirituali e ascendono sulla montagna su cui si trova Gesù accompagnandosi alle folle, fino a quando restano lontani dai piedi di Gesù, egli non li guarisce; quando invece, affetti come sono da tali mali, sono deposti dalle folle ai suoi piedi, cioè presso l’estremità del corpo di Cristo, pur non essendone degni per quanto è in loro, egli li guarisce. E quando, nell’adunanza di quella che più comunemente è chiamata chiesa, vedi deposti dietro gli ultimi membri di essa, in certo senso presso i piedi del corpo di Gesù, ossia della Chiesa, i catecumeni venuti con la loro sordità, cecità, claudicazione e deformità, e guariti col tempo, secondo la parola di Gesù, non saresti nel falso dicendo che tali uomini, saliti in compagnia delle folle della Chiesa sulla montagna dov’è Gesù, sono stati deposti ai suoi piedi a da lui guariti, tanto che la folla della Chiesa è piena di stupore nel vedere cambiamenti in bene avvenuti da siffatti mali, e potrebbero dire: questi che prima erano sordomuti, adesso dicono la parola di Dio, e gli zoppi camminano, compiendosi a livello non solo corporale ma anche spirituale la profezia di Isaia: Allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua dei muti sarà chiara. E se non è detto a caso in questo testo: come cervo salterà lo zoppo, diremo che non senza ragione quelli che prima erano zoppi e per opera di Gesù saltano come cervi, sono stati paragonati al cervo: animale puro, ostile ai serpenti, cui il loro veleno non può far male. Nell’assistere ai sordomuti che parlano si compie anche la profezia che dice: Chiara sarà la lingua dei muti, o meglio quella che dice: Sordi, ascoltate. Anche i ciechi ci vedono, secondo la profezia che dopo aver detto: Ascoltate, sordi, soggiunge: Recuperate la vista, o ciechi. Ma i ciechi vedono quando, guardando il mondo, dalla grandezza e dalla bellezza delle creature, per analogia ne contemplano l’autore, e quando dalla creazione del mondo discernono le perfezioni invisibili che si possono contemplare con l’intelletto nelle opere da lui compiute, nel senso che le vedono e le comprendono attentamente e chiaramente. Nel vedere queste cose, le folle glorificavano il Dio d’Israele e lo glorificavano perché erano persuase che il Padre di colui che ha guarito la gente di cui si è parlato è lo stesso che il Dio d’Israele. Non è solo, infatti, il Dio dei Giudei, ma anche delle nazioni. Facciamo dunque ascendere assieme a noi, sulla montagna ove Gesù si asside - la sua Chiesa - coloro che vogliono ascendervi in nostra compagnia: i sordi,  ciechi, zoppi, storpi e molti altri malati, e deponiamoli ai piedi di Gesù, e facciamo sì che le folle siano piene di stupore per la guarigione di costoro. Dei discepoli non è scritto, infatti, che si fossero stupiti di queste cose, pur essendo allora presenti accanto a Gesù, come risulta chiaro dal testo: Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: Sento compassione di questa folla... e così via. Forse, poi, se facessi bene attenzione alle parole: si avvicinarono a lui molte folle, troveresti che i discepoli non si erano accostati a lui in quel momento, ma già da tempo avevano iniziato a seguirlo e lo seguirono ancora sulla montagna. Si avvicinarono a lui quelli inferiori ai discepoli e fu allora che gli si avvicinarono per la prima volta coloro che non erano affetti dagli stessi mali di quelli saliti in loro compagnia. Osserva poi, nel Vangelo, chi siano quelli che, è scritto, hanno seguito Gesù, chi quelli che gli si sono avvicinati e chi quelli che sono stati portati da lui, e chi quelli tra cui distinguere chi lo ha preceduto da chi lo ha seguito, e chi quelli che si sono avvicinati a lui, tra cui distinguere quali si sono accostati a lui in casa e quali altrove. Molti elementi infatti troveresti, a partire da questa osservazione, confrontando cose spirituali con cose spirituali, elementi degni della sottile sapienza dei Vangeli”. ( Origene )

La luce del Figlio arriva lontano, e non può rimanere nascosta. Le folle si avvicinano al Cristo portando con sé tutti coloro che, innanzitutto, hanno bisogno della salvezza e li gettano ai piedi di Gesù ed egli si prende cura di loro. La chiesa presenta al Signore le proprie membra malate e le pone ai suoi piedi come offerta e sacrificio a Dio, perché non ha nient’altro da offrire, se non la propria povertà e la propria miseria. E solo la povertà che si offre e viene offerta a Gesù conosce la dolcezza e la potenza del suo amore che ci chiama a vita nuova. Così gli ultimi diventano i primi, nell’umiliazione spontanea che riconosce il proprio stato di peccato e nel dono della propria vita a Dio. La grazia che Dio riversa sugli ultimi arricchisce ed alimenta la fede dei primi che vedono le meraviglie operate dal Signore e finalmente danno lode al Dio d’Israele.

31 cosicché le turbe si meravigliarono vedendo muti parlare, zoppi camminare, ciechi vedere e magnificavano il Dio d’Israele.

Si va a Gesù invocando la salvezza, si rimane presso di lui glorificando ed esaltando le meraviglie del suo amore...lontano dal mondo e dagli occhi degli increduli.

E non v’è perseveranza nella fede e nella lode del Signore che non sia accolta e confortata dal Figlio.

32 E Gesù, convocati i suoi discepoli disse: Ho misericordia della folla, poiché da tre giorni perseverano con me e non hanno cosa mangiare, e rimandarli digiuni non voglio, perché non vengano meno nella via.

Il Signore raduna intorno a sé la prima chiesa perché veda e comprenda la sua nuova realtà: accresciuta dall’arrivo di tutte le genti, ma ,proprio per questo, più bisognosa di cure ed attenzioni da parte di coloro che sono a capo della  famiglia; perché nessuno abbandonato a se stesso, privato del cibo celeste, venga meno durante il cammino che porta alla vita eterna.

“Erano affamati dopo le grandi infermità da cui erano stati guariti, e attendono pazientemente ora i cibi futuri. Gesù non vuole rimandarli via digiuni, per timore che vengano meno per via. E’ in pericolo, infatti, chi tenta di arrivare alla desiderata dimora, se non ha il pane celeste.” ( Gerolamo )

“Precedentemente, in riferimento al racconto simile a questo sui pani, prima della moltiplicazione dei pani, Gesù, sceso dalla barca, vide una gran folla, e sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: il luogo è deserto e ormai è passata l’ora, congedali, con ciò che segue. Ora invece, dopo la guarigione dei sordi e di tutti gli altri malati, sente compassione per questa folla, che da tre giorni resta con lui e non ha di che mangiare. Lì sono i discepoli che pregano a favore dei cinquemila; qui è lui stesso che parla dei quattromila. Quelli vengono nutriti a sera, dopo aver passato la giornata con lui; questi, a seguito della sua testimonianza che sono restati tre giorni con lui, comunicano ai pani per non venire meno nel cammino. E mentre nel primo caso i discepoli dicono di aver solo cinque pani e due pesci senza che lui faccia domande, nel secondo invece, a lui che domanda rispondono che hanno sette pani e pochi pesci. Nel primo caso Gesù ordina alle folle di adagiarsi sull’erba, non di sedersi; anche Luca infatti ha scritto: fateli adagiare, e Marco: diede loro ordine di farli tutti adagiare; in questo caso, invece, non ordina, ma invita la folla a sedersi. Ancora, nel primo caso i tre evangelisti dicono con le stesse parole: prese i cinque pani e i due pesci, rivolse gli occhi al cielo e disse la benedizione, mentre qui, stando a quanto hanno riferito Matteo e Marco, dopo aver reso grazie, Gesù lo spezzò... . Mentre nel primo racconto la gente si mette a sedere sull’erba, qui si adagiano per terra. Ricercherai poi, in questi racconti, le varianti apportate da Giovanni, il quale, a proposito di quell’azione, ha scritto che Gesù disse: Fate adagiare la gente, e che rese grazie e diede dei pani alle persone che erano adagiate, mentre non ha menzionato neanche l’inizio di questo secondo racconto. Facendo attenzione dunque alla differenza tra i vari testi della moltiplicazione dei pani, sono del parere che questa gente sia di un grado superiore rispetto a quella precedente; ecco perché questi ultimi sono nutriti sulla montagna e i primi in un luogo deserto; e mentre questi ultimi sono rimasti ben tre giorni con Gesù, quelli una giornata appena, ed a sera sono stati nutriti. Inoltre, se non è la stessa cosa ciò che Gesù compie da sé e quello che fa ascoltando i discepoli, considera se non siano superiori coloro che Gesù benefica spontaneamente, avendoli nutriti allo scopo di mostrare loro benevolenza. Se, secondo Giovanni, i pani di cui avanzarono dodici cesti erano pani d’orzo, mentre niente del genere viene detto di questi ultimi pani, non saranno questi migliori dei primi? Nel primo caso guarì i malati, mentre qui Gesù guarisce quelli che sono assieme alle folle e non sono malati, ma ciechi, zoppi, sordi e storpi; per questo i quattromila sono pieni di stupore per loro, mentre niente del genere è detto a proposito dei malati. Sono migliori, penso io, coloro che hanno mangiato dei sette pani sui quali fu detto il ringraziamento, che quelli che mangiarono dei cinque pani sui quali fu pronunciata la benedizione, e sono migliori quelli che hanno mangiato dei pochi pesciolini, rispetto a coloro che mangiarono dei due pesci; forse anche quelli che si sono adagiati per terra sono migliori di coloro che non si sono seduti sull’erba. Quelli, da più pochi pani hanno lasciato dodici cesti; questi, da pani più numerosi, hanno lasciato sette panieri, essendo capaci di doni migliori. E forse questi si elevano al di sopra di tutti i luoghi della terra e si siedono su di essi, mentre quelli che si adagiano sull’erba si appoggiano soltanto sulla loro carne: ogni carne, infatti, è come l’erba. E dopo di ciò fa’ attenzione al fatto che Gesù non vuole lasciarli andare digiuni, perché non svengano, privi dei pani di Gesù, e non avvenga loro di vacillare lungo il cammino verso casa. Nota poi se da qualche parte sia riferito che Gesù abbia congedato le folle, per vedere la differenza tra quelli che egli congeda dopo averli nutriti, e gli altri che congeda in altre condizioni; esempio di congedo in altre condizioni è la parola: Donna, sei congedata dalla tua malattia. Inoltre, i discepoli senza alcun disprezzo per la Cananea dicono: Congedala, perché ci grida dietro, ma non sembra affatto che il Salvatore la congedi: Dicendole infatti: O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri, ne guarì la figlia da quell’istante, ma certo non sta scritto che la congedò”. ( Origene )

33 E gli dicono i discepoli: Donde a noi in un deserto pani così numerosi che possiamo saziare una folla così grande?

E’ cresciuta la fede degli apostoli: la prima volta avevano detto a Gesù di rimandare le folle, perché andassero altrove a cercare cibo, ora tutto è diverso: hanno compreso che non c’è altro cibo per la salvezza se non quello che viene donato nella chiesa e dalla chiesa. E non importa se essa è fatta di poveri peccatori, che null’altro possono offrire  se non la propria miseria. Gli apostoli sono consapevoli della loro impotenza ( donde a noi ?) ma proprio per questo tutto si aspettano dal Signore... e la loro aspettativa non è delusa.

34 E disse loro Gesù: Quanti pani avete? Ma quelli dissero: Sette  e pochi pesciolini.

Per conoscere la ricchezza del dono di Dio, dobbiamo innanzitutto vedere e confessare davanti al Signore la nostra pochezza, portarla davanti a lui come offerta a lui gradita.

35 E comandò alla folla perché sedessero sopra la terra.

Non basta andare Gesù e perseverare nella fede che è sequela, bisogna anche perseverare nella speranza e nell’attesa del dono, sedendo vicino a Lui, nell’ascolto obbediente della sua Parola. 

36 E accogliendo i sette pani e i pesci, rendendo grazie, spezzò e diede ai suoi discepoli e i discepoli diedero al popolo.

I sette pani e i pesci sono ben poca cosa nella mani dell’uomo, ma allorché donati al Signore come totalità della  vita, avviene il miracolo della grazia divina, che nulla ci toglie, ma tutto ci restituisce moltiplicato all’infinito. Gesù prende in mano la nostra vita e la fa sua, rende lode al Padre per la grazia che solo da  Lui procede e, nel contempo ne fa dono a tutti noi. Ma prima deve essere spezzata la vita vecchia e non dalle mani dell’uomo, ma dalle mani del Figlio. Non si rinnega se stessi, facendo sacrificio in modo arbitrario, conforme alla propria volontà, ma rimettendo la vita    nelle mani della chiesa, perché l’offra a Gesù,  per riaverla diversamente arricchita. Ogni fede che vuol andare a Cristo, scavalcando il rapporto con la chiesa, alla fine si troverà sola e non sazia. Felici gli uomini che si nutrono ogni giorno del cibo che Gesù dona alla propria chiesa! Nessuno sarà escluso dal banchetto e tutti saranno accontentati!

37 E mangiarono tutti e furono saziati.

E ci sarà cibo anche per gli altri, per tutti coloro che ancora non sono entrati, ma si trovano alle porte.

E, quel che rimase dai frammenti, portarono sette ceste piene. Nessuna ricchezza e pienezza che viene dal cielo, va perduta, ma ogni dono è conservato nella chiesa e dalla chiesa, e non solo per chi conta agli occhi degli uomini, ma anche per i piccoli, che non sono contati eppur contano agli occhi del Padre, vicino agli altri e con gli altri.

38 Ed erano quelli che mangiarono quattromila uomini, senza bambini e donne.

39 E rimandata la folla salì sulla barca e venne nel territorio di Magadan.”

“Vengono dunque presentati sette pani. I pagani infatti non trovano la salvezza nella Legge e nei profeti, ma ricevono la vita mediante la grazia dello Spirito, il cui dono è settiforme, come insegna Isaia. E’ quindi la fede nello Spirito che dà la salvezza ai pagani. Questi siedono per terra, perché precedentemente non avevano ricevuto le opere della Legge per stendersi. Ma attaccati all’origine dei peccati dei loro corpi sono chiamati al dono dello Spirito settiforme. Il numero indeterminato dei pesci indica la distribuzione e il servizio dei diversi dono e carismi, che saziano la fede dei pagani mediante la varietà delle loro grazie. Il fatto poi che sono riempite sette sporte, indica la sovrabbondanza e il moltiplicarsi dello Spirito settiforme, che trabocca di ciò che elargisce e diventa sempre più ricco e più pieno dopo averci saziato. Il fatto invece che sono radunati quattromila uomini, indica la moltitudine innumerevole degli uomini radunati dalle quattro parti della terra. Per offrire infatti un’immagine del futuro, la folla che è saziata viene calcolata in tante migliaia di parti, quante sono le parti del mondo, da dove confluiranno migliaia di credenti verso il dono del cibo celeste. La folla dunque viene rimandata saziata e sfamata. E poiché il Signore rimane con noi tutti i giorni della nostra vita, sale sulla barca, la chiesa, accompagnato dal popolo dei credenti. ( Ilario )

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