Vangelo di Matteo cap14

                          Matteo14

In illo tempore audivit Heros tetrarcha famam Iesu et ait pueris suis hic est Iohannes

In quel tempo ascoltò Erode la fama di Gesù 2 e disse ai suoi servi: Questi è Giovanni

Baptista ipse surrexit a mortuis et ideo virtutes operantur in eo

Battista: lo stesso è risuscitato dai morti, e pertanto le opere potenti sono operate in lui.                                                                  

Heros enim tenuit Iohannem et alligavit eum et posuit in carcerem propter Herodiadem

3 Erode, infatti, tenne Giovanni e lo legò e mise in carcere a causa di Erodiade,

uxorem fratris sui dicebat enim illi Iohannes non licet tibi habere eam

la moglie di suo fratello. 4 Gli diceva, infatti, Giovanni: Non è lecito a te averla.

Et volens illum occidere timuit populum quia sicut prophetam

5 E volendo uccidere quello temette il popolo, perché lo consideravano come un profeta.

die autem natalis Herodis saltavit filia Herodiadis in medio et placuit Herodi

6 Ma il giorno del natalizio di Erode, ballò la figlia di Erodiade nel mezzo e piacque ad Erode.

Unde cum iuramento pollicitus est ei dare quodcumque postulasset ab eo

7 Allora con giuramento le promise di darle tutto quello che gli avesse chiesto.

At illa praemonita a matre sua da mihi inquit hic in disco caput Iohannis

8 Ma quella istruita prima da sua madre: Dammi, disse, qui in un piatto,la testa di Giovanni

Baptistae et contristatus est rex propter iuramentum autem et eos qui pariter

Battista. 9 E fu rattristato il re, ma per il giuramento e per quelli che giacevano alla pari

recumbebant iussit dari misitque et decollavit Iohannem in carcere et allatum est

comandò che fosse dato. 10 E mandò e decapitò Giovanni in carcere. 11 E fu portato il suo

caput eius in disco et datum est puellae et attulit matri suae et accedentes discipuli eius

capo in un piatto e fu dato alla fanciulla e portò alla madre sua. 12 E avvicinandosi i suoi

tulerunt corpus et sepelierunt illud et venientes nuntiaverunt Iesu

discepoli presero il suo corpo e seppellirono quello, e venendo annunciarono a Gesù.

Quod cum audisset Iesus secessit inde in navicula in locum desertum seorsum

13 Avendo udito Gesù questo, si allontanò di là in barca in un luogo deserto e da solo.

et cum audissent turbae secutae sunt eum pedestres de civitatibus et exiens vidit

E avendo udito le folle, lo seguirono a piedi dalle città. 14 E uscendo vide

turbam multam et misertus est eis et curavit languidos eorum

una folla grande ed ebbe compassione e curò chi di loro era debole.

Vespere autem facto accesserunt ad eum discipuli eius dicentes desertus est locus

15 E fatta sera si avvicinarono a lui i suoi discepoli dicendo: Un deserto è il luogo,

et hora iam praeteriit dimitte turbas ut euntes in castella emant sibi

e l'ora già è passata: dimetti le folle affinché andando nelle borgate comprino  per se

escas Iesus autem dixit eis non habent necesse ire date illis vos

delle vettovaglie. 16 Ma Gesù disse loro: "Non hanno necessità di andare, date a loro voi da

manducare responderunt ei non habemus hic nisi quinque panes et duos pisces

mangiare. 17 Gli risposero: Non abbiamo qui se non cinque pani e due pesci.

Qui ait eis afferte mihi illos huc et cum iussisset turbam discumbere super faenum

16 Questi disse loro: Portatemeli qui. E avendo comandato che la folla si sedesse sopra

acceptis quinque panibus et duobus piscibus aspiciens in caelum benedixit et fregit et

l'erba, presi i cinque pani e i due pesci, guardando verso il cielo benedisse e spezzò e

dedit discipulis panes discipuli autem turbis et manducaverunt omnes et saturati sunt

diede ai discepoli il pane e i discepoli alle folle. 20 E mangiarono tutti e furono sazi.

Et tulerunt reliquias duodecim cophinos fragmentorum plenos manducantium autem

E presero i resti, dodici cesti pieni di pezzi 21 e il numero di  quelli che mangiarono

fuit numerus quinque milia virorum exceptis mulieribus et parvulis

fu di cinquemila uomini, eccettuate le donne e i bambini.

Et statim compulit Iesus discipulos ascendere in naviculam et praecedere eum

22 E subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo

trans fretum donec dimitteret turbas et dimissa turba ascendit in montem solus

al di là del mare, finché dimettesse le folle. 23 E dimessa la folla salì sul monte da solo a

orare vespere autem facto solus erat ibi navicula autem in medio mari iactabatur fluctibus

pregare. Fatta sera solo era qui. 24 E la barca in mezzo al mare era sbattuta dalle onde:

erat enim contrarius ventus quarta autem vigilia noctis venit ad eos ambulans

era infatti contrario il vento. 25 Ma alla quarta vigilia della notte venne a loro camminando

super mare et videntes eum super mare ambulantem turbati sunt dicentes

sopra il mare. 26 E vedendolo camminante sopra il mare furono turbati, dicendo:

ia phantasma est et prae timore clamaverunt statimque Iesus locutus est eis dicens

E' un fantasma. E per il timore gridarono. 27 E subito Gesù parlò loro dicendo:

habete fiduciam ego sum nolite timere respondens autem Petrus dixit Domine si tu es

Abbiate fiducia, io sono, non temete. 28 E rispondendo Pietro disse: Signore, se tu sei,

iube me ad te venire super aquas at ipse ait veni et descendens

comanda che io venga da te sopra le acque. 29 Ma lui stesso disse: Vieni. E scendendo

Petrus de navicula ambulabat super aquam ut veniret ad Iesum videns vero ventum

Pietro dalla barca camminava sopra l'acqua per venire a Gesù. 30 Invero vedendo il vento

validum timuit et cum coepisset mergi clamavit dicens Domine salvum me fac

forte temette e avendo cominciato ad affondare, gridò dicendo: Signore, fammi salvo.

Et continuo Iesus extendens manum apprehendit eum et ait illi modicae fidei quare

31 E subito Gesù stendendo la mano, lo prese e  gli disse: Di poca fede, perché

dubitasti et cum ascendissent in naviculam cessavit ventus qui autem in navicula erant

hai dubitato? 32 Ed essendo saliti sulla barca, cessò il vento. 33 Ma quelli che erano sulla barca,

venerunt et adoraverunt eum dicentes vere filius Dei es et cum transfretassent

vennero e lo adorarono dicendo: Veramente sei Figlio di Dio. 34 Ed essendo passati dall'altra

venerunt in terram Gennesar et cum cognovissent eum viri

parte del mare, vennero nella terra di Gennezaret. 35 E avendo conosciuto lui, gli uomini

loci illius miserunt in universam regionem illam et obtulerunt ei omnes male habentes

di quel luogo, mandarono in tutta quella regione e portarono a lui tutti quelli che avevano

et rogabant eum ut vel fimbriam vestimenti eius tangerent et quicumque tetigerunt

male e 36 pregavano lui, per toccare anche l'orlo della sua veste. E tutti quelli che toccarono

salvi facti sunt

furono fatti salvi.

 

 

                                             Matteo 14

1 In quel tempo ascoltò Erode la fama di Gesù 2 e disse ai suoi servi: Questi è Giovanni Battista: lo stesso è risuscitato dai morti, e pertanto le opere potenti sono operate in lui.

Chi è crudele è anche timoroso, fino all'assurdo e al ridicolo. Nessun uomo è mai risuscitato dai morti per fare il male dei vivi, se non Colui che è risuscitato per il bene di noi tutti. Ed è singolare che l'uomo tema la giustizia dei morti e non il giudizio del Vivente. Così il timore di Erode non è il timore per la giustizia divina, che , a suo tempo, arriva sempre e ovunque, ma il timore dell'uomo per l'uomo, che va oltre la morte, mentre il timore di Dio neppure sfiora la sua vita. Erode si rende conto di essere ridicolo, ma è schiavo del suo stato d'animo, e deve confidarsi con qualcuno, con quelli che non contano, naturalmente, e che non possono sminuirlo: lo dice ai suoi servi, perché nessuno di loro oserà mai rivelare le debolezze e le miserie del re.

Il peccato è come un tarlo che rode il cuore dell'uomo e lo rende insicuro, ansioso, guardingo e sospettoso verso tutto e verso tutti. All'inizio la fama di Gesù sembra non toccare Erode, ma col passare del tempo egli comincia ad ascoltare, cioè a dare un peso, a tenere in considerazione ciò che sente dire riguardo a Cristo. E non coglie la manifestazione della misericordia divina e la possibilità del perdono per i propri peccati, ma vede il giudizio che viene dall'uomo giusto e che non lascia possibilità di scampo, né di ravvedimento. Cristo è profumo di vita per coloro che cercano la vita, è profumo di morte per coloro che temono la vita che nasce dalla morte. Erode coglie una continuità tra la parola e le opere di Giovanni e quelle di Cristo, ma una continuità che esclude qualsiasi novità e diversità tra il giudizio dell'uomo e quello di Dio: l'uomo giudica e non redime, il Figlio giudica e condanna, ma solo per salvare.

Non sempre la coscienza di peccato si apre alla fede e all'annuncio della salvezza, a volte si chiude in se stessa e rende l'uomo sempre più triste ed ombroso, ormai rassegnato e votato al male. Il peccato di Erode può sembrare diverso ed eccezionale, come diverso ed eccezionale è ogni peccato che conclude nell'omicidio. In realtà di eccezionale vi è solo la condizione e il potere di un re. Per il resto nulla di più comune e di tipicamente umano. E qual è il peccato più diffuso e più radicato nell'uomo, se non la fornicazione? In modo diverso e in misura diversa, ma con radici profonde che avvelenano il cuore, fino a portarlo all'omicidio. Per soddisfare le passioni della carne si uccide con estrema facilità e leggerezza e non solo in senso materiale, ma ancor prima e ancor più in senso spirituale. Chi non si riconosce in Erode è cieco e falso di cuore, anche se non arriva alle estreme conseguenze del male. C'è chi può farlo e non è peggiore di noi! In Erode è stigmatizzato il peccato di fornicazione, in tutta la sua gravità, con tutte le sue conseguenze. Così possiamo dire che Erode non esiste e non opera con volontà propria: innanzitutto opera il peccato e tutto ciò che viene dal peccato. E non ci si libera dal peccato, chiudendo la bocca a chi vuol aprirci gli occhi. Vi è una violenza di Erode verso Giovanni, che è agita e guidata dal Satana.

“Qualcuno dirà che in Erode e in alcuni del popolo ci fosse la falsa credenza nella metensomatosi, a partire dalla quale ritenevano che colui che per nascita era stato una volta Giovanni, ritornasse a vivere dai morti nella persona di Gesù. Ma il tempo trascorso tra la nascita di Giovanni e quella di Gesù, non superiore a sei mesi, non consente di ritenere plausibile questa falsa credenza . Piuttosto Erode aveva avuto il sospetto, forse, che le potenze che agivano in Giovanni fossero passate a Gesù: a motivo di queste potenze tra la gente si credeva che Gesù fosse Giovanni Battista. E si potrebbe argomentare così: come a motivo dello spirito e della forza di Elia, e non della sua anima, si dice di Giovanni: “E’ questi Elia che deve venire nel mondo, essendo passati a Giovanni lo spirito di Elia e la sua potenza, così Erode credeva che le potenze di Giovanni, nello stesso avevano operato solo la forza del battesimo e dell’insegnamento - Giovanni infatti non aveva compiuto neppure un segno -. In Gesù invece avevano operato anche forze di prodigi”. ( Origene )

3 Erode, infatti, tenne Giovanni e lo legò e mise in carcere a causa di Erodiade, la moglie di suo fratello. 4 Gli diceva, infatti, Giovanni: Non è lecito a te averla.

“( Erode ) compie un’azione simbolica - per quanto era in lui e nella cattiveria del popolo - la quale stava ad indicare il legare e incatenare la parola profetica, e impedirle di rimanere, come prima, aralda della verità nella libertà”. ( Origene )

"Narra la storia antica che Filippo, figlio di Erode il Grande ( sotto il cui regno il Signore fuggì in Egitto ) e fratello di quest'altro Erode, sotto cui Cristo subì la passione, prese per moglie Erodiade, figlia del re Areta; ma in seguito il suocero, per alcune rivalità col genero, gli tolse la figlia e, in odio al primo marito, la fece unire col fratello Erode, che era nemico dichiarato di Filippo. Chi sia questo Filippo, ce lo spiega più chiaramente l'evangelista Luca: "L'anno quindicesimo del regno di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Filippo suo fratello tetrarca dell'Iturea e del territorio della Traconitide...". Perciò Giovanni Battista, che era venuto nello spirito e nella virtù di Elia, con la stessa autorità con cui Elia aveva redarguito Acab e Jezabel, severamente ammonì Erode ed Erodiade, perché avevano celebrato nozze illecite, in quanto non è lecito, mentre è vivente ancora il fratello germano, sposare la di lui moglie. Giovanni preferì affrontare l'odio del re, piuttosto che accantonare, per adularlo, i comandamenti di Dio." ( Gerolamo )

Erode, dapprima trattiene Giovanni,  poi lo lega, alla fine lo mette in carcere, perché non parli e lo rimproveri. E non si avvede il re di essere impedito e legato dal diavolo e di vivere prigioniero del Satana in un carcere che è morte e che conduce alla morte. E tutto questo per una donna, e “vissuta” tra l'altro. Tanto può la passione umana che neppure vede la fugacità della bellezza femminile, che oggi è e domani non è più. Vale la pena di perdere la testa per così poco, quando non c'è neanche la bellezza del cuore, l'unica che rende amabile e gradevole la compagnia della donna, nonostante gli anni e l'inevitabile ripulsa che ogni bruttezza e deformità fisica portano con sé? Meglio cercare la bellezza del Signore e la sua eterna giovinezza! Ma l'uomo schiavo della passione non intende e non vuole intendere. Si appropria della donna che appartiene di diritto al fratello, e la conduce nella propria casa, davanti a tutti. E trascina anche la figlia di costei né si preoccupa dello scandalo per chi è piccolo e della propria dignità regale. Chi potrebbe mai contraddire un re? Non l'uomo certamente, ma l'uomo mandato dal Signore. "Infatti gli diceva Giovanni: Non  è lecito a te averla.

5 E volendo uccidere quello temette il popolo, perché lo consideravano come un profeta.

Non teme il giudizio di Dio, teme soltanto il giudizio dell'uomo: non il peccato, ma le sue conseguenze umane. Nel suo cuore Erode ha già ucciso Giovanni. Ci sono dei freni al peccato che ci vengono dall'esterno, indipendentemente dalla nostra volontà, ma la loro azione ed efficacia è del tutto casuale e insignificante. Come c'è il tempo opportuno per la grazia, così c'è il tempo opportuno per il peccato: il tempo in cui il Satana rompe ogni vincolo e ogni catena posti dall'uomo e non da Dio.

6 Ma il giorno del natalizio di Erode, ballò la figlia di Erodiade nel mezzo e piacque ad Erode. 7 Allora con giuramento le promise di darle tutto quello che gli avesse chiesto.

Le feste umane sono sempre occasione di peccato e il primo a far festa è proprio il Satana. Si celebra il compleanno per esaltare la nostra crescita umana: molto spesso si esalta soltanto l'accresciuta degradazione del nostro cuore. Quale turpe sentimento s'insinua nel cuore di Erode, proprio nel giorno in cui si fa festa per il suo natalizio! Non basta la passione per la moglie di suo fratello, ora perde la testa anche per sua figlia e arriva a promettere con giuramento di dare tutto quello che è in suo potere. Così l'amore per la donna può rendere impotente l'uomo fino a spogliarlo di tutto. Certo l'amore è sempre radicale e chiede tutto, non soltanto l'amore vero che viene da Dio, ma anche quello falso e ingannevole che viene dal Satana. Il Signore chiede tutto, per donarci tutto, Satana chiede tutto per spogliarci di tutto. Rimarrà soltanto l'amarezza del peccato e tutte quelle miserie e contraddizioni che ogni peccato porta con sé. Non c'è veleno più amaro di quello che viene dalla donna, né peccato più responsabile e consapevole di quello radicato in un animo femminile. Erode ed Erodiade sono legati in un unico peccato e concludono nello stesso peccato: ma in modo diverso. Erode è timido e titubante: vuol uccidere Giovanni, ma è frenato dal timore del popolo. Erodiade vuole la morte del Battista, ad ogni costo e non conosce freni: come non teme Dio, così non teme l'uomo. Erode non sa decidere: decidono gli altri e le circostanze. Erodiade ha già deciso e volge a suo favore uomini e circostanze. Entrambi disonorano una “figlia”: per una passione improvvisa Erode, per un piano perverso e consapevole Erodiade. Così il peccato dei padri e delle madri finisce col "tirare in ballo" i figli e col "metterli nel mezzo", per farne delle marionette, agite dalla volontà altrui, private del proprio cuore e della propria volontà

“Uno dei nostri predecessori, considerando il compleanno del Faraone riferito nel libro della Genesi, ha spiegato che a celebrare il compleanno è il malvagio, colui che si diletta nelle cose della generazione. Abbiamo preso da lui questo spunto e scoperto che in nessun testo della Scrittura c’è un giusto che festeggi il compleanno. In realtà Erode è ingiusto più del Faraone: questi nel giorno del suo compleanno fa eliminare il capo dei panettieri; Erode fa eliminare Giovanni, del quale non è sorto uno più grande tra i nati di donna, e del quale il Salvatore dice: Ma che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta”. ( Origene )

8 Ma quella istruita prima da sua madre

E' bello e giusto lasciarci istruire dai nostri genitori, ma non sempre! A volte bisogna disobbedire e ascoltare un altro maestro e una parola diversa. Quali scelleratezze si possono compiere nel sacro vincolo della carne! E la donna in una famiglia può farla da padrona. Erodiade, di nascosto, manovra sia i sentimenti di Erode sia quelli della figlia e li costringe  a fare ciò che essi da soli non avrebbero mai fatto. Non sappiamo se la figlia si sia addolorata per la morte di Giovanni: con più leggerezza la donna è portatrice e dispensatrice di morte.

Dammi, disse, qui in un piatto,la testa di Giovanni Battista.

In quanto ad Erode: 9 e fu rattristato il re, ma per il giuramento e per quelli che giacevano alla pari comandò che fosse dato.

E tutto questo per una giovane, una delle tante, né vede e comprende il gioco della madre. Gli occhi dello Spirito liberano gli occhi della carne da ogni schiavitù, fanno vedere brutto ciò che la passione carnale fa vedere bello, e la liberazione è più facile e senza rimpianti. Fosse anche la donna più bella di questo mondo! Ma Erode vede solo la carne, con gli occhi della carne e per essa perde tutto: la sua dignità di re e di capo della donna, ogni decoro verso una figliastra.

Schiavo della donna è anche schiavo dell'uomo e dei suoi giudizi: non vuole fare brutta figura ed è disposto a pagare un prezzo molto alto, pur di apparire agli occhi di quelli che contano. Alla fine, oltre al danno avrà anche la beffa. Perché gli uomini di questo mondo sanno comprendere e compatire le debolezze di un simile per le donne, ma non più di tanto, soprattutto quando si tratta di donne malvagie, opportuniste e sanguinarie.

Erode non vede e non vuole vedere come si sta muovendo il gioco, ma, allorché la fanciulla porta la testa di Giovanni alla madre, chi non vede e chi non comprende? Erode gabbato e ridicolizzato da due “donnette”, spogliato da esse di ogni potere e dignità regale, omicida per una passione carnale, di assai bassa levatura. E con quale soddisfazione!? Né la parola di Dio gli concede attenuanti e la possibilità di scaricare su altri la responsabilità del delitto.

10 E mandò e decapitò Giovanni in carcere. 11 E fu portato il suo capo in un piatto e fu dato alla fanciulla e portò alla madre sua.

Bella prodezza! Neppure l'onore delle armi e la gloria umana di chi uccide il nemico sul campo di battaglia. Inetto verso una turpe donna, vile e meschino verso colui che viene da amico e profeta del Signore.

Così ogni uomo quando non cerca la gloria che viene da Dio, ma quella che viene dal mondo: giace nella polvere, anche quando siede sull'altare. La morte di Giovanni, in realtà, è solo la morte di Erode: per il Battista l'inizio della vita eterna, e per i suoi discepoli l'inizio della fede e della sequela di Gesù.

"Dove è il ballo, ivi è il diavolo. Dio non ci ha dato i piedi per farne un uso indecente, ma per camminare normalmente e decorosamente; non per saltare come i cammelli   ( anche questi, infatti, saltando offrono uno spettacolo per nulla attraente e dignitoso, e tanto più di loro le donne ), ma per danzare in coro con gli angeli. Se con tali movimenti indecenti si disonora il corpo, tanto più si disonorerà l'anima. Tali balli li fanno i diavoli e tali divertimenti son propri degli schiavi dei diavoli... Anche oggi si danza in simili banchetti: e se non si uccide Giovanni, si uccidono però le membra di Cristo e in modo ancor più crudele. Coloro che oggi ballano, non chiedono una testa su un vassoio, ma le anime degli stessi commensali. Rendendo infatti schiavi costoro, mettendo loro accanto delle prostitute e inducendoli a infami passioni, non tagliano loro la testa, ma uccidono la loro anima, poiché li fanno diventare adulteri, effeminati, dissoluti. E non venite a dirmi che quando siete avvinazzati e ubriachi e vedete una donna ballare e dire cose indegne, questo spettacolo non vi fa alcun effetto e non finite, vinti dal piacere, nella depravazione." ( Crisostomo )

“Il profeta viene decapitato a motivo di un giuramento, che sarebbe stato meglio violare che mantenere. Non erano infatti da mettere alla stessa stregua la colpa di prestare giuramenti alla leggera e violarli a motivo di tale leggerezza, e il delitto di eliminare un profeta, per tenere fede al giuramento. La decapitazione avviene non solo per questo motivo, ma anche a causa dei convitati, i quali preferivano l’uccisione del profeta anziché la sua vita. Insieme alla dottrina perfida che regna sui Giudei stanno seduti a banchettare coloro che fanno festa per la sua nascita. E un giorno potresti intelligentemente utilizzare questo testo contro coloro che giurano a cuor leggero e vogliono poi tenere fede ai giuramenti accolti per empietà, dicendo loro che non ogni giuramento va mantenuto, come nel caso di Erode. Inoltre, devi prestare attenzione al fatto che Erode non fa uccidere Giovanni alla luce del sole, bensì di nascosto in prigione; in realtà l’attuale popolo dei giudei non rinnega apertamente le profezie, ma le rinnega come può e di nascosto, e viene smascherato nella sua incredulità a loro riguardo. Come infatti avrebbero creduto a Gesù se avessero creduto a Mosè, allo stesso modo, se avessero creduto ai profeti, avrebbero creduto anche a Colui che quelli avevano profetizzato. Ma non credendo a lui, non credono neanche ai profeti, e imprigionando la parola profetica, la mutilano; hanno questa parola morta, mutilata, senza alcuna parte sana, perché non la comprendono. Noi invece Gesù lo abbiamo tutto intero, essendosi compiuta la profezia che dice di lui: Non gli sarà spezzato alcun osso”. ( Origene )

12 E avvicinandosi i suoi discepoli presero il suo corpo e seppellirono quello, e venendo annunciarono a Gesù. Si avvicinano i discepoli di Giovanni col loro cuore a Gesù e alla sua salvezza. Seppelliscono il corpo di Giovanni, non la loro speranza, e la loro fede, tanto meno l'anima del vecchio maestro. E in questa consapevolezza di vita che viene dalla morte vengono alla fede in Gesù, con l'annuncio e in virtù dell'annuncio. "Essendo terminato il tempo della Legge e seppellito con Giovanni, i suoi discepoli vanno ad informare il Signore di questi fatti, passano cioè dalla Legge ai Vangeli." ( Ilario )

13 Avendo udito Gesù questo, si allontanò di là in barca in un luogo deserto e da solo.

E avendo udito le folle, lo seguirono a piedi dalle città.

Il Signore si allontana, non per timore di Erode, ma per prendere le distanze dal male e da coloro che compiono il male; per stare da solo col Padre, in un luogo deserto e costringere coloro che cercano la sua giustizia a seguire il suo esempio. Gesù si allontana  perché ha udito un messaggio di morte; le folle lo seguono, perché hanno udito un messaggio di vita e cercano colui che è la vita. Né si preoccupano del viaggio, di come andare e di come sostentarsi nel cammino. Importa, innanzitutto, raggiungere Colui che è vita e ascoltare da vicino la sua parola.

"Annunziano al Salvatore la morte del Battista, ed egli, ascoltata la notizia, parte per un luogo deserto. Non, come alcuni credono, perché ha paura della morte, ma perché vuole risparmiare i suoi nemici, evitando che aggiungano all'omicidio un altro omicidio... Può esservi anche un'altra causa per cui Gesù, saputo dell'assassinio di Giovanni, se ne va in un luogo deserto, cioè per mettere alla prova la fede dei credenti. Infatti le folle lo seguono a piedi, non a cavallo o sui carri, ma con lo sforzo delle proprie gambe, proprio per dimostrare l'ardore delle loro anime." ( Gerolamo )

"Finito dunque il tempo della Legge, il Verbo di Dio, salendo su una barca, entra nella chiesa e si ritira in un luogo deserto. Lascia cioè la compagnia d'Israele per andare verso i cuori privi della conoscenza di Dio. La folla, saputo ciò, segue il Signore a piedi verso il deserto, cioè lascia la sinagoga per la chiesa. Ed egli, vedendola, ne sente compassione e guarisce la sua stanchezza e la sua infermità, cioè libera le anime e i corpi dall'antica incredulità, perché comprendessero l'insegnamento nuovo.( Ilario ).

“Il testo ci insegna a fuggire, con quanta forza possiamo, da quelli che ci inseguono e dall’attesa di complotti orditi contro di noi a causa della Parola. Così, infatti, si agirebbe nel modo più ragionevole, mentre sarebbe insieme leggero e temerario voler sporsi ai pericoli quando è possibile restarne fuori. Chi del resto esiterebbe ad evitare tali pericoli, dal momento che Gesù non solo si ritirò per i fatti accaduti a Giovanni, ma ci ha anche insegnato e detto: “se vi perseguiteranno in questa città, fuggite in un’altra?”. Se dunque sopraggiunge una prova per causa nostra, è necessario sostenerla con molto valore e coraggio; se è possibile però evitarla, sarebbe temerario non farlo.

14 E uscendo vide una folla grande ed ebbe compassione e curò chi di loro era debole.

La ricerca insistente e disarmata, costringe Gesù ad abbandonare il suo eterno rapporto d'amore col Padre, per prendersi cura di coloro che vogliono entrare nel mistero di questo amore. Non di tutti certamente, ma solo di coloro che si rendono conto della propria miseria ed impotenza. Si può andare a Gesù senza il bisogno ed il desiderio delle sue cure: si ritornerà a mani vuote, delusi nelle proprie aspettative.

Non si può cercare colui che è vita, senza portare a lui i nostri peccati e la nostra mancanza di vita. "

“E’ Gesù che esce verso costoro, non essendo loro capaci di andare verso di lui, perché una volta che è con quelli che sono fuori, li porti dentro. Grande però è la folla che sta fuori: il Logos di Dio uscì verso di essa, vi effuse la luce della sua visita, la vide e nel vederli più meritevoli di pietà, per il fatto di trovarsi in mezzo a persone così, nel suo amore per gli uomini soffrì, lui incapace di patire, nel sentire compassione e non solo sentì viscerale commozione, ma guarì anche i loro malati affetti da malattie diverse e varie, venute dal male. Se vuoi vedere quali sono le malattie dell’anima, considerami gli avari, gli ambiziosi, i pederasti, e chiunque sia amante di donne. Anche costoro vide Gesù tra le folle, ne ebbe compassione e li guarì. Ma è da pensare che non ogni peccato sia una malattia, ma solo il peccato che ha permeato tutta l’anima. Così infatti possiamo vedere gli avari tutti protesi verso il denaro, la sua difesa, la sua raccolta, e gli ambiziosi tutti tesi verso le piccole glorie, con la bocca aperta, per avere la lode che viene da molta gente e da quelli più volgari. Ti farai la stessa idea delle altre malattie che abbiamo menzionate, e di qualunque altra malattia del genere. Poiché, dunque, nello spiegare il testo” guarì i loro malati” abbiamo detto che non ogni peccato è malattia, è il caso di farci illuminare dalla Scrittura sulla loro differenza. L’Apostolo si rivolge appunto ai Corinzi che hanno vari peccati, e scrive: “E’ per questo che tra voi ci sono molti infermi e ammalati, e un buon numero sono morti”. Nota in questo testo la congiunzione “e”, la quale collega e stabilisce un nesso tra i vari peccati, per cui alcuni sono infermi, altri ammalati, più che infermi, e altri - a differenza di questi due casi - sono morti. Quelli che per debolezza dell’anima sono inclini verso qualche peccato, ma non del tutto rei di un genere di peccato, come i malati, sono soltanto deboli. Coloro, invece, che “con tutta l’anima, con tutto il cuore e tutta l’intelligenza” invece di amare Dio, amano il denaro, o piccole glorie, o donne o ragazzi, questi soffrono un male più grave dell’infermità, sono malati. “Dormono (nella morte) quelli che, anziché fare attenzione e vigilare nell’anima, non lo fanno per loro grande negligenza, lasciano assopire la loro scelta e sonnecchiano nei loro pensieri: questi, “presi come da vano sonno, contaminano la carne, disprezzano la Sovranità e insultano gli esseri gloriosi”. Siccome dormono, restano fra fantasie vane, simili a sogni rispetto alla realtà, e non accettando ciò che è piena e vera realtà, si lasciano trarre in inganno da ciò che consiste solo in vuote immaginazioni. A loro riguardo nel profeta Isaia è detto: “Come l’assetato sogna di bere e si sveglia che ha ancora sete, la sua anima ha sperato invano, così sarà la ricchezza di tutte le nazioni di quelli che hanno mosso guerra a Gerusalemme. Dunque, anche se abbiamo dato l’impressione di aver fatto una digressione nello spiegare la differenza tra infermi e ammalati e “dormienti"(morti), basando quanto esposto sull’affermazione dell’Apostolo nella Lettera ai Corinzi, tale digressione l’abbiamo fatta nell’intento di mostrare quale senso fosse inteso dall’espressione: “e guarì i loro malati”. ( Origene )

15 E fatta sera si avvicinarono a lui i suoi discepoli dicendo: Un deserto è il luogo, e l'ora già è passata: dimetti le folle affinché andando nelle borgate comprino  per se delle vettovaglie.

Non c'è peggiore ispirazione per un discepolo che dare dei consigli ad un maestro. Quanto più i discepoli del Signore! Finora hanno ascoltato ed osservato in silenzio, un po’ in disparte, con discrezione. Ma ecco che le cose stanno andando per il peggio e non sembra che Gesù se ne accorga e veda le complicazioni e le difficoltà che stanno per sopraggiungere. Così la prudenza dell'uomo di fronte all'annuncio, anche quando non si è ostili: suggerisce di non esagerare, di non perdere il buon senso e il rapporto con la realtà. Il luogo è un deserto e ormai sta per tramontare la luce del sole: che ne sarà della chiesa riunita attorno al Signore, ormai priva dei beni di questo mondo e della luce che viene da questo mondo?

"Ogni passo è ricolmo di misteri: abbandona la Giudea, viene nel deserto, le folle lo seguono abbandonando le loro città, Gesù va loro incontro, ne ha compassione e cura i loro malati. E tutto questo accade non di mattina, non mentre il giorno ascende, e neppure di pomeriggio, ma di sera, quando il sole della giustizia è ormai tramontato." ( Gerolamo )

“Osserva, per prima cosa, che stando per dare i pani della benedizione ai discepoli perché li porgessero alle folle, guarì i malati affinché, riacquistata la salute, partecipassero ai pani della benedizione. Effettivamente, quelli che sono ancora malati, non sono in grado di ricevere i pani di benedizione. Se invece uno, pur dovendo dare ascolto all’esortazione: “ciascuno esamini se stesso, e così preparato mangi di questo pane con quello che segue, non ottempera a queste indicazioni, e in qualunque stato si trovi partecipa al pane del Signore e al suo calice, diventa infermo o malato, oppure muore, fulminato per così dire dalla potenza del pane”. ( Origene )

Gesù rimprovera la mancanza di fede dei suoi discepoli.

16 Ma Gesù disse loro: "Non hanno necessità di andare, date a loro voi da mangiare

Perché mai dovremmo andare altrove, dopo che abbiamo trovato la chiesa? E che cosa mai dovremmo cercare di più e di diverso dal cibo che essa e solo essa ci offre? Chi è ministro di Dio e dispensatore dei suoi beni deve ben considerare le necessità delle anime ed essere consapevole dei doni che passano attraverso la chiesa. Quanti preti si lasciano prendere dai bisogni dei loro parrocchiani e costruiscono oratori, centri di accoglienza e di refezione, ma si dimenticano del cibo celeste... e perdono la pace e la stessa fede!

“Considera che cosa Gesù risponde ai discepoli, quasi gridando e dicendo apertamente: Voi pensate che questa grande folla, che ha bisogno di mangiare, se si allontana da me, troverà da mangiare nei villaggi piuttosto che da me, tra masse di uomini abitanti in villaggi e non in città, piuttosto che rimanendo insieme  a me. Io invece vi assicuro: non è di quello che state pensando voi che hanno bisogno, non è di andare via che hanno necessità. Ma proprio di colui di cui pensate che non abbiano bisogno, è di me che secondo voi non sarei capace di dare loro da mangiare, è proprio di me - al di là di quanto possiate immaginare - che hanno bisogno. Orbene, dal momento che col mio insegnamento vi ho reso capaci di dare a coloro che ne hanno bisogno un cibo spirituale, date voi stessi da mangiare alle folle che mi hanno seguito: avete un potere ricevuto da me, un potere di dare da mangiare alle folle; se ne aveste avuto consapevolezza, avreste compreso che io posso nutrirli in misura ben più grande, e non avreste detto: congeda le folle, perché vadano a comprarsi da mangiare”. (Origene)

Date a loro voi da mangiare.

Non si può alimentare col cibo del mondo coloro che hanno abbandonato il mondo. Dovremmo rimandarli indietro, perché tornino alla vita di un tempo. E allora che cosa ne è mai della promessa del Signore? Né ci preoccupi e ci spaventi la nostra povertà e miseria materiale, ma piuttosto offriamola a Gesù, come hanno fatto i discepoli, dopo lo smarrimento iniziale.

17 Gli risposero: Non abbiamo qui se non cinque pani e due pesci.

Molto poco, certamente, su questa terra, ma quanto basta per Gesù e per coloro che vogliono Gesù.

“C’è da notare che i discepoli dicono di avere cinque pani e due pesci in Matteo, Marco, Luca, senza specificare se fossero pani di frumento o di orzo. Giovanni invece è il solo a dire che i pani erano d’orzo, ed è forse per questo motivo che i discepoli dichiarano di non averli con sé nel Vangelo di Giovanni, ma secondo questo evangelista dicono: “C’è un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci. E fin quando questi cinque pani e i due pesci i discepoli non li portarono a Gesù, non aumentarono, non si moltiplicarono, né poterono nutrire parecchi; ma quando il Salvatore li prese, in primo luogo levò gli occhi al cielo, quasi a farne discendere, con i raggi dei suoi occhi, una potenza che avrebbe permeato quei pani e quei pesci destinati a nutrire cinquemila uomini, in secondo luogo benedisse i cinque pani e i due pesci, facendoli aumentare e moltiplicare con la parola e la benedizione, e in terzo luogo li divise, li spezzò e li diede ai discepoli perché quelli li porgessero alle folle; allora i pani e i pesci bastarono alle folle, sicché tutti mangiarono e si saziarono e non si poté mangiare tutti i pani che erano stati benedetti. Ciò infatti che avanzò alle folle non era di quanto avevano con loro, bensì di ciò che c’era presso i discepoli, capaci di portare via i pezzi avanzati e riporli in ceste che si riempivano di resti, e il cui numero era quello delle tribù di Israele. Ora nei salmi sta scritto a proposito di Giuseppe: le sue mani hanno lavorato nel portare la cesta, mentre a proposito dei discepoli di Gesù sta scritto che portarono via i pezzi avanzati, i dodici - penso - raccolsero dodici cesti non mezzi pieni, ma tutti pieni. Fino a questo momento - credo - e sino alla fine del mondo i dodici cesti, pieni del pane di vita che le folle non sono capaci di mangiare, restano presso i discepoli che sono superiori alle folle”. ( Origene )

18 Questi disse loro: Portatemeli qui. Non importa quanto si possiede, ma quanto si dona, e si mette ai piedi di Gesù! Per avere tutto bisogna dare tutto e ubbidire in tutto.

"Nei due pesci possiamo vedere l'Antico e il Nuovo Testamento, oppure, dato che sono di numero pari, potrebbero raffigurare la Legge. Dunque gli apostoli, prima della passione del Salvatore e prima che splendesse il rilucente Vangelo, non avevano che cinque pani e due pesci, che stavano in mezzo alle acque salate e al mare agitato." ( Gerolamo )

"Essi risposero che avevano solo cinque pani e due pesci, poiché si trovavano ancora sotto il regime dei cinque libri della Legge, i cinque pani, e si nutrivano dell'insegnamento dei due pesci, cioè dei profeti e di Giovanni". ( Ilario )

19 E avendo comandato che la folla si sedesse sopra l'erba, presi i cinque pani e i due pesci, guardando verso il cielo benedisse e spezzò e diede ai discepoli il pane e i discepoli alle folle. 20 E mangiarono tutti e furono sazi.

Gesù prende nelle sue mani la nostra vita e la spezza per donarcela in modo diverso accresciuta ed alimentata dal suo dono. E prima ancora di spezzare la nostra vita, spezza la propria vita nel sacrificio eucaristico, perché entriamo in comunione con Lui e con il suo amore. E non c'è dono o sacrificio che non venga dal cielo e che non guardi al cielo, per essere conforme alla volontà del Padre. Il Padre tutto ha rimesso nelle mani del Figlio e il Figlio tutto rimette nella mani del Padre, per consegnarlo poi alla sua chiesa, per mano degli apostoli. Non si può accedere al cibo celeste se non nella chiesa e per la chiesa. E' questo l'unico cibo che a tutti è donato gratuitamente e che tutti sazia abbondantemente, senza mai venire meno.

"Guarda il cielo, per insegnare che è al cielo che si debbono alzare gli occhi; prende poi in mano i cinque pani e i due pesciolini, li spezza e li dà ai suoi discepoli. Dato che è il Signore che li spezza, i pani e i pesci diventano una sorgente di cibo. Se fossero rimasti intatti e non spezzati in frammenti, né divisi in molte parti, le folle, i fanciulli, le donne, tutta la moltitudine insomma non avrebbe potuto sfamarsi. Viene spezzata dunque la Legge insieme con i Profeti, ne vengono fatti tanti pezzi, e i suoi misteri vengono portati alla luce, affinché ciò che, intatto e nel suo primitivo stato, non poteva fornire cibo, ora che è diviso in tante parti, nutra la moltitudine delle genti... Le folle ricevono il cibo dal Signore per mezzo degli apostoli. ( Gerolamo )

"Ordina al popolo di sedersi sull'erba. Esso non è più disteso sulla terra, ma appoggiato alla Legge, e ognuno si stende sui frutti del suo lavoro come sull'erba della terra. Inoltre i pani sono dati agli apostoli, perché i doni della grazia divina dovevano essere trasmessi per mezzo di loro." ( Ilario )

“Io ritengo che ordinasse alla folla di sedersi sull’erba nel senso della parola di Isaia: “Ogni carne è come l’erba”, e cioè di assoggettare la carne e sottomettere l’orgoglio della carne, per poter partecipare ai pani benedetti da Gesù. Inoltre essendoci diversi gruppi di persone bisognose del nutrimento che viene da Gesù, perché non tutti si nutrono degli stessi insegnamenti, penso che per questo motivo Marco abbia scritto: “E ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi sull’erba verde. E sedettero tutti a gruppi o gruppetti di cento o di cinquanta, e Luca: “e disse ai suoi discepoli: fateli sedere a gruppi di circa cinquanta”. ( Origene)

E presero i resti, dodici cesti pieni di pezzi.

Non solo la chiesa dà cibo in abbondanza ai suoi figli, ma gliene rimane sempre in abbondanza, anche se sono numerosi coloro che chiedono.

"Ciascun apostolo, con gli avanzi del dono del Salvatore, riempie la sua cesta, per poter avere cibo da offrire alle genti, oppure per insegnare, mostrando gli avanzi, che erano pani reali quelli che sono stati moltiplicati. Nel contempo indaga come mai in quel deserto e in quella sterminata solitudine nella quale non si erano potuti trovare che cinque pani e due pesciolini, si siano potute trovare invece con tanta facilità dodici ceste. ( Gerolamo )

21 E il numero di  quelli che mangiarono fu di cinquemila uomini, eccettuate le donne e i bambini.

Le donne e i bambini non sono nel novero, perché  nulla contano a questo mondo, anche se strillano e fanno molto strepito... per farsi sentire. Eppure anch'essi si nutrono dello stesso cibo, ed è questo in definitiva quello che conta. Anche chi è piccolo e non è considerato dagli uomini riceve lo stesso dono e si nutre all'unica mensa. Meglio l'umiliazione che si alimenta del cibo spirituale che la gloria che si alimenta del cibo materiale. L'una arricchisce e fa diventare grandi, l'altra impoverisce e fa diventare sempre più piccoli.

"Nel libro dei Numeri, ogniqualvolta si parla dei sacerdoti o dei leviti o della folla o dell'esercito dei combattenti, i servi, le donne e i fanciulli vengono trascurati, insieme alla plebe sconosciuta che nessuno conta." ( Gerolamo )

“Il testo può avere due sensi: o quelli che mangiarono erano effettivamente cinquemila, e tra loro non c’era alcun bambino o donna, oppure solo gli uomini erano cinquemila, senza contare né bambini né donne. Orbene taluni l’hanno preso nel senso che abbiamo già anticipato: né donne né bambini furono presenti alla crescita e moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci. Ma si potrebbe dire che se molti avevano mangiato e comunicato in base alla loro dignità e capacità, ai pani della benedizione, quelli meritevoli di essere contati allo stesso modo degli Israeliti annoverati nel libro dei Numeri, erano uomini; quelli invece non meritevoli di essere così calcolati e annoverati, erano bambini e donne”. ( Origene )

22 E subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo al di là del mare, finché dimettesse le folle. 23 E dimessa la folla salì sul monte da solo a pregare. Fatta sera solo era qui.

Allorché abbiamo messo la nostra vita nelle sue mani, Gesù ci costringe ad intraprendere il cammino della salvezza, non da soli, ma insieme con i fratelli, non allo sbando, ma sotto la guida della chiesa, che qual barca sicura ci porta verso la meta del nostro cuore. E il Signore è sempre con noi, anche quando non avvertiamo in modo sensibile la sua presenza. Ci segue e si prende cura di noi, elevando al cielo la sua preghiera d'amore al Padre suo e Padre nostro, perché la sua obbedienza sia salvezza per noi tutti. Le folle se ne vanno, perché non hanno più niente da ascoltare e Gesù non ha più niente da dire a loro, ma i discepoli rimangono perché perennemente affamati della Parola di Dio. Le une ritornano alle loro case, nonostante abbiano gustato il cibo che viene dal cielo, gli altri cercano la via del cielo e obbediscono alla parola del Signore, anche se fa loro violenza. Ma non possono gli apostoli salire al cielo con Gesù, se non dopo che Lui è disceso. Fatta sera, cioè alla fine dei tempi antichi Gesù è ancora solo davanti al Padre, ma già prepara la sua venuta, secondo la volontà del Padre.

"Il fatto che è solo la sera, indica la sua solitudine nell'ora della passione, quando gli altri si sono dispersi per il panico. Il fatto che ordina ai suoi discepoli di salire sulla barca e di andare all'altra sponda, mentre egli congeda la folla, e congedatala, sale sul monte, significa che ordina loro di stare nella chiesa e di attraversare il mare, cioè il mondo, fino al tempo in cui, ritornando nel suo avvento glorioso, egli stesso darà la salvezza a tutto il popolo, che costituirà il resto d'Israele." ( Ilario )

“In merito a questi stessi passi è da osservare quante volte ricorre il termine “le folle” e l’altro termine “i discepoli”, affinché, in base all’osservazione e al confronto di essi, si possa scoprire che l’intenzione degli evangelisti era quella di farci vedere - nel racconto evangelico - le differenze tra coloro che si accostano a Gesù: di questi alcuni sono folle e non si chiamano discepoli, altri sono discepoli e sono superiori alle folle. Per il momento è sufficiente citare pochi testi, perché indotto da questi uno possa fare l’uguale ricerca in tutti quanti i Vangeli. E’ scritto dunque, che mentre le folle si trovano giù, i discepoli possono avvicinarsi a Gesù salito sulla montagna, dove le folle non erano capaci di accedere: “Viste le folle, salì sulla montagna, e messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. E aperta la bocca, prese a insegnare loro dicendo: Beati i poveri in spirito...” In un altro passo è stato detto che, avendo le masse bisogno di guarigione, lo seguirono molte folle e le guarì, però non abbiamo trovato alcuna guarigione riferita sul conto dei discepoli; poiché se uno è già discepolo di Gesù, questi è sano e, siccome sta bene, ha bisogno di Gesù, ma non come medico, bensì per le altre virtù. In un altro passo ancora è scritto: “mentre egli parla alle folle, sua madre e i fratelli se ne stavano fuori, cercando di parlargli. Questo glielo indicò qualcuno. A lui Gesù rispose, stendendo la mano, non verso le folle, “ma verso i discepoli e disse: Ecco mia madre e i miei fratelli”: e nel rendere testimonianza ai discepoli che compivano la volontà del Padre che è nei cieli e per questo meritavano il nome di parenti e di strettissimi familiari di Gesù, alle parole “ecco mia madre e i miei fratelli”, aggiunge: “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”. In un altro passo ancora sta scritto: “tutta la folla rimaneva sulla spiaggia ed egli parlò loro di molte cose in parabole”. Poi, in seguito alla parabola del seme, si avvicinarono - non più le folle, bensì i discepoli - e gli dissero, non: “perché parli a noi in parabole?”, bensì: “Perché parli loro in parabole?”. Allora egli rispose e disse, non alle folle, ma ai discepoli. “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, mentre agli altri è detto in parabole. Tra tutti quelli pertanto che si accostano al nome di Gesù, quelli che conoscono i misteri del regno dei cieli si potranno chiamare discepoli, quelli invece ai quali non è stato elargito questo dono, si chiamano folle, inferiori ai discepoli. Infatti, fa’ bene attenzione: mentre ai discepoli disse “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, riguardo alle folle invece disse: “ma a loro non è dato”. In un altro passo ancora Gesù lascia le folle (non i discepoli) ed entra nella sua casa; ed è nella casa sua che gli si avvicinarono, non le folle, ma i suoi discepoli, per dirgli: “spiegaci la parabola della zizzania del campo”. Ma anche in un altro passo, quando ebbe sentito notizie di Giovanni, Gesù in una barca si ritirò in un luogo deserto, in disparte, le folle lo seguirono, ed egli uscito vide una grande folla e sentì compassione par loro e guarì i loro malati: questi malati appartenevano alle folle, non ai discepoli. Sul far della sera, gli si accostarono, non le folle, ma i discepoli superiori alle folle, dicendo: Congeda le folle, perché vadano nei villaggi a comprarsi da mangiare. Ma pure quando ebbe presi i cinque pani e i due pesci, alzati gli occhi al cielo, disse la benedizione, spezzò i pani, e li diede non alle folle, bensì ai discepoli, perché i discepoli li dessero alle folle, che non erano capaci di prenderli da lui, ma a stento tramite i discepoli potevano ricevere i pani della benedizione di Gesù; e le folle non li mangiano tutti quanti, perché essendosi saziate hanno lasciatogli avanzi in dodici ceste colme: ...”. La ragione che ci ha indotti a intraprendere queste ricerche è il dato che abbiamo davanti: Gesù, separati i discepoli dalle folle, “li obbligò a salire sulla barca e a precederlo sull’altra sponda, fino a che avrebbe congedato le folle”. Le folle infatti non avrebbero potuto partire per l’altra sponda, non essendo esse spiritualmente “ebree”, nome che vuol dire “quelli dell’altra riva”. Questo impegno invece apparteneva ai discepoli: dico il partire per l’altra sponda, l’oltrepassare le realtà visibili e corporali, perché provvisorie, e giungere a quelle invisibili ed eterne. ( Origene )

Va notato questo: che subito dopo aver nutrito i cinquemila, Gesù obbligò i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra sponda. Però i discepoli non riuscirono a precedere Gesù sull’altra sponda, ma giunti in mezzo al mare, essendo la barca agitata a causa del vento contrario, ebbero paura quando Gesù venne verso di loro alla quarta veglia della notte. E se Gesù non fosse salito nella barca, il vento non avrebbe cessato di essere contrario alla navigazione dei discepoli e i naviganti compiuto il tragitto non sarebbero giunti all’altra sponda. E può darsi che, poiché voleva insegnare loro tramite l’esperienza che non è possibile partire per l’altra sponda senza di lui, li obbligò a salire sulla barca e a precederlo su quell’altra sponda: ma giacché non riuscivano a compiere la traversata oltre la metà del mare, egli apparendo loro e agendo come sta scritto, mostrò che chi va verso l’altra riva, vi giunge solo se Gesù lo accompagna nella navigazione. Ma che cosa rappresenta la barca nella quale Gesù obbligò i discepoli a entrare? Si tratta forse della lotta delle tentazioni e delle difficoltà, lotta nella quale uno si imbarca, costretto dal Logos, e vi entra per così dire di controvoglia dal momento che il Salvatore vuole fare esercitare i suoi discepoli in questa imbarcazione agitata dai flutti e dal vento contrario. Poiché obbligò subito i discepoli a salire sulla barca e a precederlo all’altra sponda e anche Marco, variando un poco l’espressione, ha riferito: “obbligò subito i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra sponda a Betsaida”, è inevitabile soffermarci sul verbo obbligò, dopo aver previamente considerato la lieve variante di Marco che precisa un ulteriore elemento con l’aggiunta del possessivo; non risulta infatti il medesimo senso dal testo: “obbligò subito i discepoli”, c’è un elemento in più nell’espressione i “suoi discepoli”, riferita da Marco, rispetto al semplice i discepoli. Può dunque darsi, ritornando al testo, che i discepoli sentendosi a disagio lontani da Gesù, non possano separarsi da lui neppure per caso, perché vogliono rimanere con lui; ma lui, giudicando che debbano avere la prova dei flutti e del vento contrario, che non ci sarebbe stato se fossero stati con Gesù, impone loro l’obbligo di staccarsi da lui e di salire sulla barca. Il Salvatore quindi obbliga i discepoli a salire sulla barca delle tentazioni, di precederlo sull’altra sponda e di oltrepassare le congiunture riportando vittoria su di esse. Quelli, da parte loro, una volta giunti in mezzo ai flutti delle prove e ai venti avversi che impediscono loro di andare verso la riva opposta, pur lottando non sono riusciti senza Gesù a vincere i flutti e il vento contrario e giungere all’altra riva. Ecco perché il Logos ne ebbe pietà, avendo essi fatto tutto quel che dipendeva da loro per giungere alla riva opposta, e venne verso di loro camminando sul mare, in cui non c’erano né flutti né vento che potessero, pur volendolo, opporsi a lui. Infatti non è scritto che venne da loro camminando sui flutti, bensì sulle acque. Pietro disse: “Comanda che io venga da te”, non sulle onde, “ma sulle acque”. E quando Gesù sulle prime gli disse: “vieni, scendendo dalla barca si mise a camminare sulle acque, non sui flutti, per andare verso Gesù, ma cominciando a dubitare, vide la violenza del vento, che non vi sarebbe stata per chi avesse abbandonato la mancanza di fede e il dubbio. Una volta che Gesù salì sulla barca con Pietro  il vento cessò: non poteva fare più nulla contro la barca, essendovi salito Gesù. E allora i discepoli, compiuta la traversata. Approdarono a Genesaret: nome che se ne conoscessimo il significato, potrebbe esserci utile per la spiegazione del passo che ci sta davanti. Osserva però - dato che Dio è fedele e non permette che le folle siano provate al di sopra delle loro forze - il modo di fare del Figlio di Dio: i discepoli li obbligò a salire sulla barca essendo più forti e capaci di giungere in mezzo al mare e sopportare la prova dei flutti fino al momento che diventano meritevoli dell’aiuto divino e vedono Gesù, lo sentono parlare e una volta salito anche lui a bordo, possono compiere la traversata e approdare alla terra di Genesaret; le folle invece le congedò senza che ricevessero - essendo più deboli - la prova della barca, delle onde del vento contrario, e salì sulla montagna a pregare in disparte. A pregare per chi se non, probabilmente per le folle, affinché dopo aver mangiato i pani di benedizione non compissero alcunché di contrario al congedo ricevuto da Gesù, e per i discepoli, affinché, costretti da lui a salire sulla barca e a precederlo sulla riva opposta non avessero a soffrire alcun male né da parte dei flutti che squassavano la loro barca, né da parte del vento contrario? E oserei dire che, grazie alla preghiera di Gesù rivolta al Padre per i suoi discepoli, questi non hanno subito alcun male, malgrado l’infuriare del mare, delle onde e del vento avverso contro di loro”. ( Origene )

24 E la barca in mezzo al mare era sbattuta dalle onde: era infatti contrario il vento.

La chiesa dell'Antico Testamento è sbattuta dai flutti del male, ne sperimenta tutta la violenza e lo Spirito di Dio non sembra aiutarla. Ben più forte e travolgente è la forza del peccato, che impedisce alla barca di procedere verso la salvezza. Ma viene il tempo in cui Gesù visita il suo popolo e si fa vedere a coloro che hanno perseverato nella fede, senza disertare, memori della promessa.

25 Ma alla quarta vigilia della notte venne a loro camminando sopra il mare.

All'alba del nuovo giorno, alla fine dell'Antico Testamento, Gesù visita di nuovo la sua chiesa. Ma questa volta è un Dio diverso che dispiega tutta la sua potenza camminando sopra le acque. Sono annientate le potenze del male, tacciono i flutti del peccato, il Signore ha messo sotto i suoi piedi l'antico Maligno, per il bene dell'uomo, e tutto ciò senza veli o coperture.

"Il riposo e le veglie dei soldati si dividono in spazi di tempo di tre ore ciascuno. Quando dunque l'evangelista dice che il Signore va dai suoi discepoli alla quarta vigilia della notte, mostra che essi sono stati in pericolo per tutta la notte e che nell'ultima parte di essa, cioè, in senso figurato, alla fine del mondo, verrà loro offerto aiuto. ( Gerolamo )

"La prima veglia di questa notte, cioè del secolo presente, deve essere intesa come il periodo che va da Adamo a Noè. La seconda veglia, quello da Noè a Mosè, per mezzo del quale fu data la Legge. La terza poi, come il periodo da Mosè alla venuta del Signore nostro Salvatore. In queste tre veglie il Signore, anche prima di assumere la carne, con gli angeli che montavano di sentinella difese l'accampamento dei suoi santi dalle insidie dei nemici, cioè del diavolo e dei suoi angeli, che fin dall'origine del mondo insidiarono sempre la salvezza dei giusti. Nella quarta veglia, invece, si riconosce questo tempo, dal quale il Figlio di Dio si è degnato di nascere secondo la carne e di patire... Dunque in questa quarta veglia, cioè dopo i giusti, dopo la Legge, dopo i profeti, venne, assunto un corpo umano, il Signore e Salvatore nostro, camminando sul mare, cioè calpestando i peccati del mondo, per salvare dal naufragio di questo mondo la sua nave, cioè la chiesa, dopo aver messo in fuga la tempesta del vento contrario dello spirito immondo. Per essa anch'egli affrontò la tempesta, perché per la sua chiesa subì la persecuzione. ( Cromazio )                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

"L'espressione "quarta vigilia della notte" indica il numero delle tappe della sua sollecitudine. La prima vigilia è stata quella della Legge, la seconda quella dei profeti, la terza quella della sua venuta nel corpo, la quarta infine sarà quella del suo ritorno. Ma egli troverà la chiesa stanca e circondata dallo spirito dell'Anticristo e da tutte le agitazioni del mondo: verrà infatti al colmo delle ansietà e dei tormenti. E poiché il modo di agire dell'Anticristo li renderà inquieti di fronte a ogni nuova specie di tentazione, essi si spaventeranno anche all'avvento del Signore, temendo le false immagini della realtà e le finzioni che si insinuano nello sguardo. Ma il Signore, che è buono, subito parlerà loro, scaccerà la paura e dirà: "Io sono", dissipando, mediante la fede nella sua venuta, il timore del naufragio minaccioso." ( Ilario )

26 E vedendolo camminante sopra il mare furono turbati, dicendo: E' un fantasma. E per il timore gridarono.

Vedono Gesù che calpesta il Maligno ridotto all'impotenza.  Restano turbati e sconvolti, per il timore: non per il timore di un evento, bensì per la realizzazione di un evento, tanto atteso e tanto desiderato, troppo grande per non rimanere sconcertati e timorosi di un inganno. Un uomo, finalmente ha messo sotto i suoi piedi il peccato, e la fa da Signore sul Maligno. E' realtà o miraggio quello che vedono? E chi è mai quest'uomo? Invano cercheremo in noi stessi la certezza della verità. E' la parola di Dio che ci libera da ogni timore e ci conferma nella verità, ma solo se gridiamo per Lui, verso Lui. 27 E subito... senza indugio e senza lasciarli in pena, Gesù parlò loro dicendo: Abbiate fiducia, io sono, non temete.

Non si addormenta e non si assopisce il custode d'Israele, ma prontamente risponde alla nostra parola..., quando è per Lui e rivolta solo a Lui. Perché non smarriamo la fede nella promessa ( abbiate fiducia ), perché crediamo che in Gesù veramente si manifesta il Dio d'Israele, Colui che di se stesso disse: Io sono colui che è ( io sono ), perché la fede in Gesù ci liberi da ogni timore per il futuro ( non temete ).

28 E rispondendo Pietro disse: Signore, se tu sei, comanda che io venga da te sopra le acque. 29 Ma lui stesso disse: Vieni.

Pietro riconosce ed accoglie in Gesù il Dio d'Israele e, preso dall'entusiasmo, gli chiede di prenderlo subito con sé, concedendogli una vittoria sul maligno pronta ed immediata. "Ma lui stesso disse: Vieni"; per ribadire che il desiderio di Pietro è ancor prima il desiderio di Gesù, che previene e asseconda la nostra volontà di essere con Lui. E' giusto e santo desiderare l'amore del Signore e la vittoria sul Maligno. Guai ai cuori pusillanimi, che non osano chiedere a Gesù né agire per Gesù. Certo la fede ha un suo cammino di crescita e dei tempi che sono nelle mani del Padre. A volte si sbaglia, come i bambini, che ancora non comprendono né hanno sperimentato, ma non per questo il Signore ci rinnega. Vi è in Pietro la presunzione di poter andare a Gesù scavalcando il suo rapporto con la chiesa.

E scendendo Pietro dalla barca camminava sopra l'acqua per venire a Gesù.

Buona è l'intenzione, ma non illuminata la fede, perché non c'è salvezza se non nella chiesa e con la chiesa. Coloro che vanno da soli, da soli dovranno affrontare la lotta col Satana. Meglio restare uniti ai fratelli e andare tutti insieme al Salvatore nostro, protetti dalle mura possenti della chiesa, nutriti e fortificati dal suo cibo. In un primo momento sembra che le cose vadano bene per Pietro, ma poi deve misurarsi con la forza del Maligno e con la propria debolezza.

30 Invero vedendo il vento forte temette e avendo cominciato ad affondare, gridò dicendo: Signore, fammi salvo.

Da solo vede ciò che prima nella barca non vedeva né sperimentava: troppo forte è  il    Satana per l'uomo e fa vacillare ogni fede. E allora grida al Signore, perché lo salvi.

31 E subito Gesù stendendo la mano, lo prese e  gli disse: Di poca fede, perché hai dubitato?

Prima gli porge la Sua mano, per salvarlo, e solo dopo lo rimprovera per la  poca fede e gli mostra la via della salvezza: con Lui, sulla barca dove si trovano gli altri fratelli. Non c'è rimprovero del Signore ai suoi figli se non per la salvezza e in vista della salvezza, che già stata è stata data alla chiesa.

“Osserva che non dice: incredulo, bensì uomo di poca fede, e che è detto: Perché hai dubitato? E, pur avendo della fede, ti sei inclinato verso il contrario?”. ( Origene )

32 Ed essendo saliti sulla barca, cessò il vento.

Non prima che entrambi fossero saliti. Gesù ha potere sul Maligno, ma solo nella sua chiesa e per coloro che entrano nella sua chiesa.

33 Ma quelli che erano sulla barca, vennero e lo adorarono dicendo: Veramente sei Figlio di Dio.

Felici coloro che sono rimasti sulla barca e sono andati a Gesù, in modo più sicuro. Pietro da solo venne e affondò, gli altri apostoli vennero e lo adorarono dando gloria al Figlio di Dio. La fede entusiasta, che vuol precorrere i tempi, non sempre è illuminata. Meglio la fede semplice ed umile di chi sa attendere ed aspettare il Signore, senza presunzione e senza provocazione. Pietro confidò in se stesso e provocò il Signore, dicendo "Se tu sei, fa che io venga da te". Gli altri apostoli non osarono andargli incontro, ma aspettarono che Gesù salisse sulla barca e per questo poterono dire. "Veramente, sei Figlio di Dio." Non si può biasimare lo zelo di Pietro, ma si deve lodare la prudenza e la saggezza degli altri apostoli.

“E intanto sia Gesù che Pietro saliranno sulla barca, il vento si placherà e quelli che sono sulla barca, rendendosi conto da quali pericoli sono stati salvati, si prostreranno dicendo, non semplicemente. “Sei Figlio di Dio”, come i due indemoniati, ma: “Veramente sei il Figlio di Dio”. E questo lo dicono i discepoli che sono nella barca; non credo infatti che l’abbiano detto altri discepoli”. ( Origene )

"Il fatto che Pietro, tra tutti quelli che stavano sulla barca, ardisce rispondere e chiede di ricevere il comando di andare incontro al Signore sulle acque indica la disposizione del suo cuore al momento della passione, allorquando, andandogli incontro da solo e seguendo le orme del Signore, senza curarsi delle agitazioni del mondo, paragonabili a quelle del mare, lo seguì con la stessa forza nel disprezzare la morte. Ma il fatto che ebbe paura manifesta la sua debolezza nella tentazione futura: infatti, benché avesse osato mettersi a camminare, cominciò ad affondare. La debolezza della carne e la paura della morte lo spinsero fino alla conseguenza inevitabile del rinnegamento. Ma si mette a gridare e chiede al Signore di salvarlo. Questo grido è il gemito del suo pentimento. Si pentì quando il Signore non aveva ancora sofferto e ottenne in tempo il perdono per il suo rinnegamento, poiché il Cristo avrebbe sofferto in seguito per la redenzione dell'umanità. Il fatto poi che il Signore non gli concesse, nel suo smarrimento, la forza di giungere fino a lui, ma stese la mano e afferratolo lo sostenne, si spiega così. Certamente Pietro non era indegno di avvicinarsi al suo Signore ( infatti tentò di avvicinarsi ), ma anche in questa circostanza è stato osservato un ordine tipologico. Nessuno può prendere parte alla passione del Signore, che cammina sopra le agitazioni e le tempeste del mondo: lui solo infatti, che avrebbe sofferto per tutti, ha espiato i peccati di tutti. E ciò che è offerto per tutti da uno solo non è possibile che sia condiviso da qualcuno. Così, poiché lui è salvezza di tutti gli uomini, anche Pietro doveva essere prima redento, poiché era stato riservato a testimoniare la fede di questa redenzione come martire di Cristo. Bisogna considerare in Pietro anche il fatto che ha preceduto gli altri nella fede. Mentre gli altri erano nell'ignoranza, egli fu il primo a rispondergli: "Tu sei il Figlio del Dio vivo": Fu il primo a maledire la passione, pensando che fosse un male. Fu il primo a promettere che avrebbe dato la vita e non lo avrebbe rinnegato. Fu il primo a rifiutare di farsi lavare i piedi. Egli estrasse anche la spada contro coloro che catturavano il Signore.

Dopo che il Signore salì sulla barca, il vento e il mare si calmarono: questo indica la pace e la tranquillità della chiesa eterna dopo il suo ritorno glorioso. E poiché allora egli verrà manifestandosi, giustamente meravigliati tutti esclamarono: "Tu sei veramente il Figlio di Dio". Allora infatti ci sarà la confessione chiara e pubblica da parte di tutti che il Figlio di Dio, non più nell'umiltà della carne, ma nella gloria del cielo, ha reso la pace alla chiesa." ( Ilario )

34 Ed essendo passati dall'altra parte del mare, vennero nella terra di Gennezaret. 

"Se sapessimo come rendere nella nostra lingua Gennesaret ( Giardino dei principi ), capiremmo in qual modo Gesù, attraverso le metafore degli apostoli e della barca, trasporta la chiesa, liberata dal naufragio della persecuzioni, alla riva e la fa riposare in un tranquillissimo porto. ( Gerolamo ).

35 E avendo conosciuto lui, gli uomini di quel luogo, mandarono in tutta quella regione e portarono a lui tutti quelli che avevano male 36 e pregavano lui, per toccare anche l'orlo della sua veste. E tutti quelli che toccarono furono fatti salvi.

E' la nuova realtà della chiesa, che dopo aver conosciuto il Signore, si fa missionaria nei suoi apostoli perché a tutti gli uomini giunga l'annuncio della salvezza. Dopo l'annuncio la chiesa porta tutti i suoi figli al Signore, nella preghiera e con la preghiera, perché tocchino Gesù, dopo essere stati da lui toccati. E nessuno resta deluso, ma tutti sono fatti salvi.

“Viene poi forse svelato qualche mistero ineffabile e nascosto riguardo ad alcuni che sono salvati da Gesù nelle parole: ”Gli uomini di quel luogo”, chiaramente il luogo della riva opposta, riconosciutolo, diffusero la notizia in tutta le regione nei dintorni dell’altra sponda - non nel posto stesso della riva, ma nei dintorni e gli portarono tutti i malati. A questo punto osserva che non gli portarono soltanto dei malati, ma tutti i malati che erano in quei dintorni. Ma i malati che gli furono portati lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. Gli chiedevano questa grazia, perché non erano come la donna emorroissa da dodici anni, che si avvicinò a lui di dietro e toccò l’orlo del suo mantello, poiché diceva dentro di sé: se toccherò almeno il suo mantello, sarò guarita - nota la corrispondenza delle parole: l’orlo del suo mantello -, per questo il flusso del sangue si fermò all’istante. Quelli poi che venivano dai dintorni della terra di Genesaret, dove erano approdati dopo l traversata Gesù e i suoi discepoli, non si avvicinarono a Gesù da se stessi, ma furono portati da coloro che ne avevano diffusa la notizia, perché erano incapaci, per via del loro estremo malessere, di avvicinarsi da sé, e non da soli gli toccarono l’orlo, come fece l’emorroissa, ma ci  furono quelli a rivolgere la preghiera. E tuttavia tra questi, quanti lo toccarono furono guariti. Ora, se ci sia una differenza tra il “furono guariti” detto di questi malati e la guarigione di quella - infatti all’emorroissa è detto: “la tua fede ti ha salvata” - lo stabilirai da te. ( Origene )

"Chi è malato, non tocchi tanto il corpo di Gesù, e neppure tutto il suo mantello, ma l'estremo lembo di esso: tutti quelli che lo toccano saranno risanati. Nel lembo del suo mantello devi scorgere il più piccolo comandamento, trasgredendo il quale, saremo chiamati minimi nel regno dei cieli. Il lembo può significare anche l'assunzione del corpo, per mezzo del quale possiamo accostarci al Verbo di Dio e possiamo quindi godere della sua maestà." ( Gerolamo )

 

Informazioni aggiuntive