Vangelo di Matteo cap13

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap.13

 

In illo die exiens Iesus de domo sedebat secus mare et congregatae sunt ad eum

1 In quel giorno, uscendo Gesù dalla casa, sedeva presso il mare. 2 E furono riunite vicino a lui

turbae multae ita ut in naviculam ascendens sederet et omnis turba stabat

molte folle, così che salendo sulla barchetta stava seduto; e tutta la folla stava ferma

in litore et locutus est eis multa in parabolis dicens ecce exiit qui

sulla spiaggia. 3 E parlò loro di molte cose in parabole dicendo: Ecco è uscito colui che

seminat seminare et dum seminat quaedam ceciderunt secus viam et

semina a seminare. 4 E mentre seminava, alcune cose caddero lungo la strada e

venerunt volucres caeli et comederunt ea. Alia autem ceciderunt in petrosa ubi

vennero gli uccelli del cielo e le mangiarono. 5 Altre caddero in un luogo sassoso, dove

non habebant terram multam et continuo exorta sunt quia non habebant altitudinem

non avevano molta terra, e subito nacquero, perché non avevano profondità

terrae sole autem orto aestuaverunt et quia non habebant radicem

di terra. 6 Ma sorto il sole, bruciarono per il caldo e poiché non avevano radice

aruerunt alia autem ceciderunt in spinas et creverunt spinae et suffocaverunt ea

inaridirono. 7 Altre caddero sopra le spine e crebbero le spine e le soffocarono.

alia autem ceciderunt in terram bonam et dabant fructum aliud centesimum aliud

8 Altre caddero nella terra buona e continuarono a dare frutto, chi il centuplo, chi il

sexagesimum aliud trigesimum qui habet aures audiendi audiat

sessantesimo, chi il trentesimo. Chi ha orecchi di ascolto, ascolti.

Et accedentes discipuli dixerunt ei quare in parabolis loqueris eis qui respondens

10 E avvicinandosi i discepoli gli dissero: Perché in parabole parli loro? 11 E lui rispondendo

ait illis quia vobis datum est nosse mysteria regni caelorum illis autem

disse loro: Perché a voi è stato dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a

non est datum qui enim habet dabitur ei et abundabit qui autem non habet

quelli non è stato dato. 12 Chi infatti ha, sarà dato a lui ed abbonderà, ma chi non ha

et quod habet auferetur ab eo ideo in parabolis loquor eis quia

anche ciò che ha sarà a lui portato via. 13 Per questo in parabole parlo a quelli, perché

videntes non vident et audientes non audiunt neque intellegunt et adimpletur in eis

vedenti non vedono e udenti non odono né comprendono. 14 E si adempie in loro

prophetia Esaiae dicentis auditu audietis et non intellegetis et videntes videbitis

la profezia di Isaia che dice: Con udito udirete e non comprenderete e vedenti vedrete

et non videbitis incrassatum est enim cor populi huius et auribus graviter

e non vedrete. 15 Infatti si è ingrassato il cuore di questo popolo e con gli orecchi di mal

audierunt et oculos suos clauserunt nequando videant oculis et auribus audiant

animo udirono e chiusero i loro occhi, perché mai vedano con gli occhi e odano con

et corde intellegant et convertantur et sanem eos

gli orecchi e col cuore comprendano e si convertano ed io li risani.

Vestri autem beati oculi quia vident et aures vestrae quia audiunt amen quippe

16 Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché odono. 17 Perché così è

dico vobis quia multi prophetae et iusti cupierunt videre quae videtis et

dico a voi, poiché molti profeti e giusti desiderarono vedere quelle cose che vedete e

non viderunt et audire quae auditis et non audierunt vos ergo audite

non videro e udire quelle cose che udite e non udirono. 18 Voi dunque ascoltate la

parabolam seminantis omnis qui audit verbum regni et non

parabola di colui che semina. 19 Ognuno che ascolta la parola del regno e non

intellegit venit malus et rapit quod seminatum est in corde eius

comprende, viene il maligno e rapisce ciò che è stato seminato nel suo cuore;

hic est qui secus viam seminatus est qui autem super petrosa seminatus est

questi è colui che è stato seminato lungo la strada. 20 Colui che è stato seminato sopra

hic est qui verbum audit et continuo cum gaudio accipit illud non habet autem in se

le pietre, questi è chi ascolta la parola e subito con gioia l’accoglie, 21 ma non ha in sé

radicem sed est temporalis facta autem tribulatione et persecutione propter

radice, ma è temporale e fattasi una tribolazione e una persecuzione a causa della

verbum continuo scandalizatur qui autem seminatus est in spinis hic est

parola, subito si scandalizza. 22 Chi invece è stato seminato sopra le spine, questi è

qui verbum audit et sollicitudo saeculi istius et fallacia divitiarum

colui che ascolta la parola e il pensiero di questo secolo e l’inganno delle ricchezze

suffocat verbum et sine fructu efficitur qui vero in terram bonam seminatus est

soffoca la parola e risulta senza frutto. 23 Chi invero è stato seminato nella terra buona

hic est qui audit verbum et intellegit et fructum affert et facit aliud quidem

questi è colui che ascolta la parola e comprende e porta frutto e fa chi

centesimum aliud autem sexagesimum aliud vero trigesimum aliam parabolam

il centuplo, chi il sessantesimo, chi il trentesimo. 24 Un’altra parabola

proposuit illis dicens simile factum est regnum caelorum homini qui                 propose a loro dicendo: Simile è stato fatto il regno dei cieli ad un uomo che

seminavit bonum semen in agro suo cum autem dormirent homines venit inimicus

ha seminato buon seme nel suo campo. 25 Ma, dormendo gli uomini, venne il suo

eius et superseminavit zizania in medio tritici et abiit

nemico e vi sovraseminò la zizzania in mezzo al frumento e si allontanò.

Cum autem crevisset herba et fructum fecisset tunc apparuerunt et zizania

26 Ma essendo cresciuta l’erba e avendo fatto frutto allora apparve anche la zizzania.

Accedentes autem servi patrisfamilias dixerunt ei Domine nonne bonum semen

27 E avvicinandosi i servi del padrone gli dissero: Signore non hai seminato buon seme

seminasti in agro tuo unde ergo habet zizania et ait illis inimicus homo

nel tuo campo? Donde dunque ha la zizzania? 28 E disse a quelli: L’uomo avversario ha

hoc fecit servi autem dixerunt ei vis imus et colligemus ea et ait non ne

fatto ciò. E i servi gli dissero: Vuoi? Andiamo e la raccoglieremo. 29 E disse: No, perché

forte colligentes zizania eradicetis simul cum eis et triticum

per caso raccogliendo la zizzania non sradichiate insieme con essa anche il frumento

sinite utraque crescere usque ad messem et in tempore messis dicam

30 Lasciate che entrambe crescano fino alla messe e al tempo della messe dirò

messoribus colligite primum zizania et alligate ea in fasciculos ad comburendum

ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in mazzi per essere bruciata,

triticum autem congregate in horreum meum aliam parabolam proposuit eis dicens

ma il frumento unitelo nel mio granaio. 31 Un’altra parabola propose loro dicendo:

simile est regnum caelorum grano sinapis quod accipiens homo seminavit

Simile è il regno dei cieli a un granello di senape, che, accogliendo, un uomo seminò

in agro suo quod minimum quidem est omnibus seminibus cum autem creverit maius

nel suo campo; 32 questo certamente è il più piccolo di ogni seme, ma, cresciuto è più

est omnibus holeribus et fit arbor ita ut volucres caeli veniant et

grande di ogni legume e diventa un albero, cosicché gli uccelli del cielo vengono ed

habitent in ramis eius aliam parabolam locutus est eis simile est regnum caelorum

abitano nei suoi rami. 33 Un’altra parabola disse a quelli: Simile è il regno dei cieli

fermento quod acceptum mulier abscondit in farinae satis tribus donec

a un fermento che, accolto, una donna nasconde in tre misure di farina, finché è

fermentatum est totum haec omnia locutus Iesus est in parabolis ad turbas et sine

fermentato tutto. 34 Tutte queste cose disse Gesù in parabole alle folle e senza

parabolis non loquebatur eis ut impleretur quod dictum erat per

parabole non parlava loro, 35 affinché si adempisse ciò che era stato detto attraverso il

prophetam dicentem aperiam in parabolis os meum eructabo abscondita

profeta che dice: Aprirò in parabole la mia bocca, erutterò cose nascoste

a constitutione mundi tunc dimissis turbis venit in domum et

da costituzione di mondo. 36 Allora lasciate andare le folle venne nella casa, e si

accesserunt ad eum discipuli eius dicentes edissere nobis parabolam zizaniorum

avvicinarono a lui i suoi discepoli dicendo: Spiegaci la parabola della zizzania

agri qui respondens ait illis qui seminat bonum semen est Filius hominis

del campo. 37 Questi rispondendo disse loro: Chi semina il buon seme è il Figlio

ager autem est mundus bonum vero semen hi sunt filii regni zizania autem

dell’uomo, 38 il campo invece è il mondo, il buon seme sono i figli del regno,la zizzania

filii sunt nequam inimicus autem qui seminavit ea est diabolus messis vero

sono i figli del maligno. 39 Il nemico che li ha seminati è il diavolo, invero la messe

consummatio saeculi est messores autem angeli sunt sicut ergo colliguntur

è la fine del mondo, i mietitori sono degli angeli. 40 Dunque come si raccoglie

zizania et igni comburuntur sic erit in consummatione saeculi mittet Filius hominis

la zizzania e si brucia col fuoco, così sarà alla fine del mondo. 41 Manderà il Figlio

angelos suos et colligent de regno eius omnia scandala et eos qui

dell’uomo i suoi angeli e raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti coloro

faciunt iniquitatem et mittent eos in caminum ignis ibi erit fletus et

che operano l’iniquità 42 e li getteranno nella fornace del fuoco. Qui sarà il pianto e

stridor dentium tunc iusti fulgebunt sicut sol in regno Patris eorum

lo stridore dei denti. 43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del loro Padre.

qui habet aures audiendi audiat simile est regnum caelorum thesauro abscondito

Chi ha orecchi di ascolto, ascolti. 44 Simile è il regno dei cieli ad un tesoro nascosto

in agro quem qui invenit homo abscondit et prae gaudio illius vadit et vendit

nel campo, che, l’uomo che l’ha trovato nasconde, e per la gioia di quello va e vende

universa quae habet et emit agrum illum iterum simile est regnum caelorum

tutte quelle cose che ha e compra quel campo. 45 Di nuovo simile è il regno dei cieli

homini negotiatori quaerenti bonas margaritas inventa autem una pretiosa margarita

ad un mercante che cerca buone perle. 46 Ma trovata una sola perla preziosa,

abiit et vendidit omnia quae habuit et emit eam

si allontanò e vendette tutte quelle cose che aveva e comprò quella.

Iterum simile est regnum caelorum sagenae missae in mare et ex omni genere

47 Di nuovo simile è il regno dei cieli a una rete gettata nel mare che raccoglie da ogni

piscium congreganti quam cum impleta esset educentes et secus litus sedentes

genere di pesci. 48 Essendo stata riempita, tirandola fuori e sedendo lungo il mare

elegerunt bonos in vasa malos autem foras miserunt sic erit in consummatione

scelsero i buoni in vasi, ma gettarono fuori i cattivi. 49 Così sarà alla fine del mondo

saeculi exibunt angeli et separabunt malos de medio iustorum et mittent eos

usciranno gli angeli e separeranno i malvagi dal mezzo dei giusti 50 e li getteranno

in caminum ignis ibi erit fletus et stridor dentium intellexistis

nella fornace del fuoco: qui sarà il pianto e lo stridore dei denti. 51 Avete compreso

haec omnia dicunt ei etiam ait illis ideo omnis scriba doctus

queste cose? Tutte? Gli dicono: Di certo. 52 Disse loro: Per questo ogni scriba istruito

in regno caelorum similis est homini patrifamilias qui profert de thesauro suo

nel regno dei cieli è simile ad un uomo padre di famiglia che offre dal suo tesoro

nova et vetera et factum est cum consummasset Iesus parabolas istas

cose nuove e cose antiche. 53 E accadde che avendo portato al culmine Gesù queste

transiit inde et veniens in patriam suam docebat eos in synagogis eorum

parabole, andò oltre di lì. 54 E venendo nella sua patria li istruiva nelle loro sinagoghe,

ita ut mirarentur et dicerent unde huic sapientia haec et virtutes

di modo che si meravigliavano e dicevano: Donde a costui questa sapienza e le opere

nonne hic est fabri filius nonne mater eius dicitur Maria

potenti? 55 Non è questi figlio del falegname? Forse che sua madre non si chiama Maria

et fratres eius Iacobus et Ioseph et Simon et Iudas et sorores eius nonne

e i suoi fratelli Giacomo e Giuseppe e Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono forse

omnes apud nos sunt unde ergo huic omnia ista et scandalizabantur

tutte presso di noi? Donde dunque a costui tutte queste cose? 57 E si scandalizzavano

in eo Iesus autem dixit eis non est propheta sine honore nisi in patria sua et

in lui. Ma Gesù disse a quelli: Non è un profeta senza onore, se non nella sua patria e

in domo sua et non fecit ibi virtutes multas propter incredulitatem illorum

nella sua casa. 58 E non fece qui molte opere potenti a causa della loro incredulità.

 

 

                                                        

 

 

 

 

 

1 In quel giorno, uscendo Gesù dalla casa, sedeva presso il mare. 2 E furono riunite vicino a lui molte folle, così che salendo sulla barchetta stava seduto.

E’ per un moto spontaneo, inconsapevole, agito dal Padre che le folle cercano Gesù. Tanto splende la luce del Figlio nelle tenebre del mondo!

“Il popolo non poteva essere introdotto nella casa di Gesù, né essere presente dove gli apostoli udivano i misteri; per questo il Signore misericordioso e compassionevole esce dalla sua casa e siede presso il mare di questo secolo, in modo che le folle gli si possano stringere intorno... ( Gerolamo )

“La barca è figura della chiesa, all’interno della quale si trova e viene predicato il Verbo della vita, incomprensibile per coloro che sono al di fuori e si distendono accanto sterili e inutili come la sabbia”. ( Ilario )

Gesù sale sulla barca perché tutti possano vederlo, in un luogo diverso, ed ascoltarlo in modo diverso, come Colui che Signore della vita, siede sulla barca che conduce alla salvezza, per additare la via della salvezza. Non c’è approccio autentico a Cristo ed alla sua parola, se non nell’accettazione della Sua diversità e del suo porsi in modo diverso rispetto all’uomo.

e tutta la folla stava ferma sulla spiaggia Vuol significare la distanza che separa Colui che parla da coloro che ascoltano.

3 E parlò loro di molte cose in parabole, dicendo:

L’insegnamento di Gesù non conosce il tempo dell’uomo, ma soltanto l’obbedienza alla volontà del Padre, il quale non è pago di un annuncio superficiale e frettoloso, ma vuol approfondire e chiarire il senso della salvezza, fino a scalfire ogni durezza di cuore. Il Signore dice molte cose e di non facile comprensione. Il suo linguaggio in parabole non è immediatamente comprensibile, ma, proprio per questo, vaglia la volontà dell’uomo e il suo desiderio di conoscere e di perseverare nell’ascolto. La parola di Gesù inizia con l’annunzio della venuta del Salvatore:

Ecco è uscito colui che semina a seminare

E’ uscito dalla casa del Padre, portando con sé i doni dello Spirito Santo e per seminare nei nostri cuori la parola che dà la vita.

“Da dove uscì, o come uscì, colui che è presente ovunque e che tutto riempie? Sta di fatto che quando il Signore si è avvicinato a noi, incarnandosi, non lo ha fatto certo passando da un luogo all’altro, ma assumendo la natura umana e mettendosi in un rapporto, in un contatto nuovo con noi. Poiché infatti noi non potevamo entrare là dove Dio abita, dato che i nostri peccati erano come una muraglia che ci sbarrava la strada per andare a lui, egli stesso è venuto a noi...” ( Crisostomo ).

4 e mentre seminava, alcune cose caddero lungo la strada, e vennero gli uccelli del cielo e le mangiarono. 5 Altre caddero in un luogo sassoso, dove non avevano profondità di terra; e subito nacquero, perché non avevano profondità di terra. 6 Ma sorto il sole, bruciarono per il caldo; e poiché non avevano radici inaridirono. 7 Altre caddero sopra le spine e crebbero le spine e le soffocarono. 8 Altre caddero nella terra buona e continuarono a dare frutto, chi il centuplo, chi il sessantesimo, chi il trentesimo. 9 Chi ha orecchi di ascolto, ascolti. 10 E avvicinandosi i discepoli gli dissero: Perché in parabole parli loro?

Si meravigliano del linguaggio di Gesù, così diverso da quello che usa con loro. Non sarebbe più sensato e ragionevole parlare in modo più semplice e chiaro, adattandosi alle capacità di ascolto e di comprensione di tutto l’uditorio? La massa degli uomini non ama i discorsi lunghi e complessi, si stanca presto e se ne va prima ancora che siano finiti.

E’ un pensiero e una tentazione ricorrente negli uomini di chiesa: bisogna  innanzi tutto scendere dal pulpito e dal piedistallo del proprio sapere e mettersi sullo stesso piano di chi ascolta. Poco importa se alla fine si banalizza la parola di Dio e non si dice nulla di significativo e di rilevante importanza. Neanche gli apostoli riuscivano a sottrarsi a certi luoghi comuni: non così Gesù.

La forma della parola non può scavalcare colui che annuncia la parola, né sovrapporsi a colui che è parola. Non si ama la parola di Dio perché la si comprende, ma la si comprende perché la si ama: E chi ama la parola di Dio non si arrende facilmente, ma è perseverante nell’ascolto e nella sequela, perché vuol capire a tutti i costi, nonostante la propria povertà.

Non saranno delusi i cuori che cercano il Signore: Iddio darà loro l’intelligenza della Parola, nei tempi e nei modi opportuni. Saranno delusi coloro che pretendono di comprendere la Parola, senza accogliere colui che è Parola.

11 E lui, rispondendo, disse loro: Perché a voi è stato dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a quelli non è stato dato. 12 Chi infatti ha, sarà dato a lui, ed abbonderà, ma chi non ha, anche ciò che ha sarà a lui portato via.

Non c’è dono di conoscenza e di intelligenza della Parola, se non per chi segue umilmente Gesù, non semplicemente come un maestro, ma come il Figlio di Dio che è venuto per liberarci dal potere delle tenebre. Sarà confusa e punita la presuntuosa arroganza di chi vuol capire e giudicare la Parola, senza seguire colui che è Parola. Eppure la Parola è data a tutti, ma in una forma che costringe chi ascolta ad una scelta per Essa o contro di Essa, a fianco di Gesù o contro Gesù. O si segue Gesù, ed allora saremo da lui illuminati, o si ritorna alla vita di un tempo, ed allora la sua parola apparirà sempre più oscura e piena di contraddizioni e sarà cancellata per sempre dai nostri cuori. E’ la superbia che allontana i cuori dall’ascolto della Parola, non la forma in cui si manifesta. Perché mai l’annuncio dovrebbe essere fatto in modo semplice quando l’ascolto semplice non è?

C’è chi ascolta solo per giudicare, non per seguire Gesù, ed allora la Parola è data in una forma che indurisce i cuori ancora di più, non libera dal peccato, ma conferma in uno stato di peccato.

“La fede comprende i misteri del regno. In coloro che l’avranno essa si svilupperà e, sviluppandosi sempre più abbonderà. A coloro che non l’avranno, sarà tolto anche quello che hanno. Egli mostra cioè il danno causato alla Legge dalla mancanza di fede. Infatti i giudei, che non hanno questa fede, hanno perduto anche la Legge che avevano avuto. E la fede evangelica possiede il dono perfetto, perché essa arricchisce coloro che l’hanno ricevuta di nuovi frutti e ritira invece a coloro che l’hanno rifiutata anche i beni della loro antica ricchezza”. ( Ilario )

13 Per questo in parabole parlo a quelli, perché vedenti non vedono e udenti non odono né comprendono.

Come può la Parola donare la luce a chi è già nella luce o aprire gli orecchi a chi è già in grado di sentire? Può soltanto rinchiudersi in se stessa, in tutta la sua bellezza e ricchezza di significato, per donarsi ad altri, in altro tempo.

14 e si adempie in loro la profezia di Isaia che dice: Con udito udirete e non comprenderete, e vedenti vedrete e non vedrete. 15 Infatti si è ingrassato il cuore di questo popolo, e con gli orecchi di mal animo udirono, e chiusero i loro occhi, perché mai vedano con gli occhi e odano con gli orecchi e col cuore comprendano e si convertano ed io li risani.

Hanno ascoltato la parola di Gesù, ma con animo malvagio, per giudicare e non per essere giudicati. Hanno guardato le sue opere,  non per riceverne la luce, ma per chiudere per sempre i loro occhi alla Luce. Non c’è possibilità di salvezza per chi confida nella parola della propria intelligenza e nella luce della propria ragione.

16 Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché odono.

Vedono gli occhi che si sono lasciati illuminare dalla luce del Figlio, odono gli orecchi che sono stati da Lui aperti.

17 Perché così è dico a voi, poiché molti profeti e giusti desiderarono vedere quelle cose che vedete e non videro, e udire quelle cose che udite e non udirono.

Non perché più indegni di voi, ma semplicemente perché il dono non era ancora stato dato, e con Lui ogni dono.

18 Voi dunque ascoltate la parabola di colui che semina.

Soltanto nell’intimità della famiglia che è la chiesa, la parola di Gesù trova la sua spiegazione e chiarificazione, per la presenza viva dello stesso Signore, per Sua volontà e per Sua iniziativa.

“Avviciniamoci dunque anche noi, insieme coi discepoli, a Gesù e preghiamolo di spiegarci la sua parabola, per evitare  di assomigliare alla folla, che invano possiede occhi e orecchi”. ( Gerolamo )

19 Ognuno che ascolta la parola del regno e non comprende, viene il maligno e rapisce ciò che è stato seminato nel suo cuore; questi è colui che è stato seminato lungo la strada. 

Non basta ascoltare la Parola, bisogna anche comprenderla, nel senso letterale di cum-prehendere, prenderla con sé, farla propria, non semplicemente con la ragione ma, prima ancora, col cuore e con la volontà. Nessuno può comprendere la Parola, se prima il suo cuore non si è lasciato afferrare dal Signore. Si comprende la Parola nella misura in cui si è da Essa compresi. Vi è un ascolto del tutto occasionale e vi è un ascolto intenzionale che viene dalla sequela di Gesù: frutto di una scelta e di una volontà di conversione. Non comprende colui che ascolta la Parola lungo la strada, in modo del tutto casuale, mentre sta percorrendo un suo cammino di vita, la cui meta non è il regno dei cieli. Il diavolo porta subito via ciò che è stato in lui seminato, perché il cuore non l’ha accolto, non l’ha fatto suo, né l’ha custodito e difeso da una parola ad esso contraria e di esso nemica. Chi accoglie la Parola deve innanzi tutto custodirla dagli attacchi del Maligno. E non si custodisce la Parola di Dio, esponendola in modo arbitrario e temerario al confronto con la parola del mondo, ma semmai separandola, isolandola nel silenzio, nella solitudine, nella preghiera continua al Padre che è nei cieli.

Certo la Parola di Dio non teme confronti, non è vulnerabile agli attacchi del Maligno, ma lo è il nostro cuore.

Custodendo nel silenzio la Parola, si custodisce e si salvaguarda l’integrità del cuore e la sua capacità di far crescere la Parola: non la Parola propriamente, ma la nostra possibilità di vivere nella Parola.

E’ triste vedere come certi uomini in veste di cristiani, per non dire di preti, cerchino il confronto con la parola del mondo, non solo leggendo e studiando di tutto, ma anche partecipando a spettacoli, dibattiti televisivi, conferenze.

Il confronto con la parola del mondo è certamente inevitabile ed è una prova per ognuno di noi, ma non può essere il risultato di una nostra provocazione.

Il Signore ci abbandonerà alle fauci del lupo, come le pecore incaute e sprovvedute che, sicure di sé, si allontanano dal pastore e non odono più la voce che le guida e le richiama.

La parola ci è data, innanzi tutto, perché la custodiamo nel nostro cuore e la difendiamo dagli attacchi del Maligno.

20 Colui che è stato seminato sopra le pietre, questi è colui che ascolta la parola e subito con gioia l’accoglie. 21 Ma non ha in sé radice, ma è temporale e fattasi una tribolazione e una persecuzione a causa della parola subito si scandalizza.

Non basta ascoltare la Parola, se poi non la si comprende e la si custodisce nel proprio cuore; non basta accogliere la Parola, se poi non si è perseveranti nella prova.

Una gioia pronta e facile dovrà presto confrontarsi con la derisione e l’emarginazione. La misura e il vaglio del nostro cuore per il Signore è proprio nella capacità del nostro cuore di lasciarsi spogliare di ogni soddisfazione e gratificazione mondana, per compiacere unicamente a Lui.

Piaccia o non piaccia agli uomini, nulla importa. Coloro che non sanno patire derisione e scherno per il Signore, si spegneranno ben presto. Coloro che trovano in Gesù una gioia troppo facile, troveranno una delusione altrettanto facile. C’è chi coglie la bellezza e la carica emotiva dell’annuncio, ma non ne comprende l’importanza e lo spessore... e allora si scandalizza di fronte alla prova, perché non stima la Parola come il bene più prezioso, di fronte al quale tutto il resto è nulla.

“Subito l’accoglie... subito si scandalizza.”

Meglio l’accettazione travagliata, ma consapevole, dell’adesione subitanea e superficiale. Meglio la comunità dei pochi che pregano nel silenzio e nell’intimità nascosta, delle masse che si entusiasmano per la novità di vita, ma non comprendono Colui che è novità di vita.

22 Chi invece è stato seminato sopra le spine, questi è colui che ascolta la parola e il pensiero di questo secolo e l’inganno delle ricchezze, soffoca la parola e risulta senza frutto.

La presenza delle spine non è di per sé un ostacolo per il buon seme: ognuno ha le sue spine, da sempre... Non sono le spine che impediscono alla Parola di germinare, quanto il fatto che le spine crescono, mentre l’ascolto della Parola si fa sempre più debole e, alla fine, viene meno; per la nostra negligenza, perché la vita nuova non si alimenta con la preghiera e con i doni di Dio.

Al contrario chi cerca ogni giorno il Signore vedrà morire le spine e moltiplicarsi il frutto dell’ascolto della Parola. Ma cosa sono queste spine? Spina è tutto ciò che fa soffrire e turba il cuore dell’uomo, fino a distoglierlo e a distrarlo dallo spirito della preghiera continua.

Innanzi tutto i pensieri e le preoccupazioni di una vita chiusa in se stessa, tutta compresa dai propri problemi e dalle proprie difficoltà e angustie, incapace di confidare nell’aiuto di un Altro. L’uomo si vede e si sente solo, non confida nell’aiuto del Signore. Le difficoltà si ingigantiscono, mentre la fede nel Signore si fa sempre più piccola e insignificante e non riesce più a incidere nel nostro cuore e a cambiare la nostra vita.

Di pari passo con le angustie e le preoccupazioni cresce la seduzione delle ricchezze, vale a dire l’illusione che i beni di questo mondo possano liberarci da ogni spina.

Si abbandona ogni fiducia e ogni speranza nel Signore e si cerca tutto ciò che rende la vita bella e piacevole ai nostri occhi, fino alla morte dello spirito.

Si rifiuta la giustizia che viene dal cielo e si ha occhi solo per se stessi. Vediamo la bellezza delle ricchezze, non vediamo l’ingiustizia che ogni ricchezza porta con sé. Liberaci o Signore dal desiderio e dalla seduzione dei beni di questo mondo che ci impediscono di ascoltare la tua Parola e di rendere gloria a Te solo!

23 Chi invero è stato seminato nella terra buona, questi è colui che ascolta la parola e comprende e porta frutto e fa chi il centuplo, chi il sessantesimo, chi il trentesimo.

E’ seminato nella terra buona chi ha il cuore puro, cioè libero da ogni attaccamento e passione e vuol coltivare e far crescere in sé l’unico bene che è il Signore, nell’ascolto della Sua parola, nell’obbedienza alla Sua volontà. Come può portare i frutti che vengono dal cielo chi ha occhi solo per i beni terreni? Terra buona non è il cuore che si crede giusto, nessuno è giusto , se non il Signore, ma il cuore che accoglie e vuole in sé e per sé Colui che è l’unico bene e l’unico giusto. Non il peccato impedisce alla Parola di portare frutto, ma l’attaccamento al peccato.

E’ puro di cuore chi, innanzi tutto, vuol essere purificato dal Signore: schiavo del Satana cerca il Salvatore come l’unum necessarium e affida tutta la sua vita nelle mani di Gesù, senza nulla tenere e rivendicare per sé.

Fertile è il terreno che dona al seme tutti i suoi beni e tutte le sue risorse, per far spuntare in sé la radice della salvezza e veder crescere e maturare nel proprio seno i frutti della grazia divina.

24 Un’altra parabola propose loro dicendo:

Simile è stato fatto il regno dei cieli ad un uomo che ha seminato buon seme nel suo campo. 25 Ma, dormendo gli uomini, venne il suo nemico e vi seminò sopra la zizzania in mezzo al frumento e si allontanò. 26 Ma essendo cresciuta l’erba e avendo fatto frutto allora apparve anche la zizzania. 27 E avvicinandosi i servi del padrone gli dissero: Signore, non hai seminato buon seme nel tuo campo? Da dove dunque ha la zizzania? 28 E disse a quelli: L’uomo avversario ha fatto ciò. Ma i servi gli dissero: Vuoi, andiamo e la raccoglieremo? 29 E disse: No, perché per caso raccogliendo la zizzania non sradichiate insieme con essa anche il frumento. 30 Lasciate che entrambe crescano fino alla messe e al tempo della messe dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in mazzi per essere bruciata, ma il frumento unitelo nel mio granaio.

Dopo l’annuncio della salvezza e l’esortazione a lasciare crescere nei propri cuori la Parola che dà la vita, Gesù allarga il discorso salvifico fino a tracciare la storia della salvezza nei suoi momenti cruciali e decisivi.

Il regno dei cieli ha avuto un suo inizio e avrà un suo epilogo e svolgimento finale. Se il passato è reale certezza, nondimeno lo è il futuro, per la verità che esce dalla bocca del Cristo.

All’inizio e alla conclusione del regno dei cieli è sempre l’amore di Dio, così come si manifesta attraverso l’opera del Figlio. E’ il Figlio che in Eden ha seminato nel cuore dell’uomo la parola di vita, perché cogliesse il frutto dell’albero della vita. E’ lo stesso Figlio che ci manifesta il suo amore offrendoci il perdono dei peccati e la possibilità di essere riconciliati col Padre, prima che venga il giorno del giudizio.

“Ma dormendo gli uomini venne il suo nemico e vi seminò sopra la zizzania in mezzo al frumento e si allontanò”.

Satana non avrebbe mai potuto insidiare la parola di Dio, se l’umanità che era in Adamo l’avesse custodita in luogo sicuro, nell’obbedienza, innanzi tutto, e nel silenzio della preghiera, che è lode all’amore del Padre e ringraziamento per i doni ricevuti.

Un cuore che si allontana dall’ascolto della Parola del suo Creatore lascia spazio alla parola del Maligno, che semina ciò che è male là dove il Figlio aveva seminato solo ciò che è bene. Perché mai si allontanò Satana dopo aver gettato il seme del peccato, se non per nascondersi all’occhio dell’uomo, finché la zizzania avesse messo salde radici e l’uomo non fosse più in grado di estirparla con le proprie forze? Adamo non ebbe subitanea consapevolezza del proprio  peccato, né si pentì prima di diventare nemico di Dio.

Vi è una pervicace ostinazione nel peccato che non si manifesta se non per i suoi frutti. Adamo e tutti quelli che sono nati da Adamo non vogliono riconoscere il loro peccato; eppure i frutti sono ben visibili, storicamente definiti e determinati. Il Satana rimane nell’ombra e si nasconde agli occhi dell’uomo, ma non può nascondersi agli occhi del Figlio.

Ma essendo cresciuta l’erba e avendo fatto frutto allora apparve anche la zizzania.

Il peccato era nel mondo e gli uomini non avevano occhi per vederlo, ma il Figlio vigilava con i suoi angeli, in attesa del tempo opportuno, tempo di grazia e di redenzione.

E avvicinandosi i servi del padrone gli dissero: Signore non hai seminato buon seme nel tuo campo? Da dove dunque ha la zizzania?                                   

Si avvicinano gli angeli al loro Signore come coloro che lo amano, per conoscere la sua volontà e per ubbidire prontamente. Non così Adamo che dopo il peccato si allontana sempre di più da Dio, né lo cerca per essere salvato e liberato dalla propria iniquità. Ma Iddio nella sua infinita misericordia non ha sradicato dall’uomo la sua Parola di vita, ma gli ha offerto nel Figlio, la possibilità di ritrovare la parola che è vita e di farla fruttificare, nonostante il Satana e la sua parola. Noi tutti eravamo degni di essere estirpati dalla vita, perché macchiati dal peccato.

Da dove dunque ha la zizzania? L’uomo avversario ha fatto ciò.

Un uomo diventato nemico ha mescolato il male al bene, per l’opera e per l’inganno del Satana.

E i servi gli dissero: Vuoi? Andiamo e la raccoglieremo! No, perché per caso raccogliendo la zizzania non sradichiate insieme con essa anche il frumento:

Nessun intervento del cielo sarebbe stato sicura garanzia di salvezza per coloro che cercano Dio, senza la misericordiosa pazienza del Figlio, il quale non vuole che siano anticipati i tempi del giudizio, prima che sia manifestato a tutti gli uomini il suo amore.  

Lasciate che entrambe crescano fino alla messe.

Tempo dei frutti della redenzione e tempo di raccolta la messe, ma anche tempo di giudizio per coloro che hanno maturato i frutti dell’iniquità.

E al tempo della messe dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in mazzi per essere bruciata, ma il frumento unitelo nel mio granaio.

Saranno gettati nel fuoco eterno coloro che hanno coltivato nel loro cuore la parola del Maligno, saranno un cuor solo e un’anima sola nella gloria del Padre, coloro che hanno accolto la salvezza del Figlio.

31 Un’altra parabola propose loro dicendo: Simile è il regno dei cieli a un granello di senape, che, accogliendo, un uomo seminò nel suo campo. 32 Questo certamente è il più piccolo  di ogni seme, ma, cresciuto, è più grande di ogni legume e diventa un albero, cosicché gli uccelli del cielo vengono ed abitano nei suoi rami. 33 Un’altra parabola disse a quelli: Simile è il regno dei cieli a un fermento che, accolto, una donna nasconde in tre misure di farina, finché è fermentato tutto.

Nelle due parabole vi sono indubbi elementi di somiglianza che giustificano il loro accostamento e la loro unione. Innanzi tutto si sottolinea che la Parola, così come appare agli occhi del mondo è poca cosa: è piccola e senza appariscenza alcuna; non la conosce e non la sperimenta se non colui che l’accoglie in sé, con la fiducia che possa crescere e dare frutto in abbondanza.

Nessuno accoglie un seme in dono, se non per seminarlo nel proprio campo, nessuno accoglie un fermento di vita, se non per far fermentare la propria vita. Ma bisogna superare lo scandalo e la diffidenza verso ciò che appare piccolo e nuovo e attendere con pazienza e perseveranza che la Parola cresca sempre di più, fino a produrre frutti in abbondanza, e non solo per noi, ma anche per tutti coloro che si accostano a noi per godere dei beni del Signore.

“Chi semina nel suo campo è colui che semina in sé medesimo, nel suo cuore. Ebbene chi è questo seminatore se non la nostra intelligenza, il nostro animo, che, ricevendo il granello della predicazione e nutrendolo con la linfa della fede, lo fa germogliare nel campo del suo cuore? La predicazione del vangelo è fatta di piccoli insegnamenti. Annunziando lo scandalo della croce, la predicazione dapprima non presenta altre verità da credere che quella dell’Uomo-Dio e di Dio morto. Paragona una simile dottrina alle teorie dei filosofi, ai loro libri, allo splendore della loro eloquenza, all’armonia delle parole, e vedrai quanto la semente del vangelo sia più piccola rispetto a tutti questi altri semi. Ma quando questi crescono non dimostrano di avere niente di vitale, niente di ardente, né di vivo: flaccidi, molli e putridi, questi semi germogliano in ortaggi, in erbe che rapidamente inaridiscono e si corrompono. Invece questa predicazione che all’inizio sembrava tanto piccola, quando è seminata nell’anima del credente, o meglio in tutto il mondo, non sboccia in ortaggio, ma cresce in albero, tanto che gli uccelli del cielo ( in cui dobbiamo riconoscere le anime dei credenti, o le potenze che sono poste al servizio di Dio ) verranno e abiteranno nei suoi rami. Credo che i rami dell’albero evangelico che è nato dal granello di senape, siano le diverse verità, sulle quali ogni uccello si sostiene e riposa. Prendiamo anche noi le penne della colomba, per volare in alto e abitare sui rami di questo albero e farci su di essi dei nidi di dottrina, e avvicinarci così, rifuggendo dalle cose terrene, alle celesti”. ( Gerolamo )

“La donna che prende il lievito e lo impasta con tre staia di farina, finché tutta la pasta non sia fermentata, mi sembra l’immagine della predicazione degli apostoli, oppure della chiesa, che è sorta dall’impasto di genti diverse. Essa prende il lievito, cioè la conoscenza e la comprensione delle Scritture, e lo impasta con tre staia di farina, affinché lo spirito, il corpo e l’anima, diventate una cosa sola non abbiano più a contrastarsi tra loro, ma, riuniti in due o tre ottengano dal Padre quanto gli avevano chiesto”. ( Gerolamo )

“Egli ha mescolato alla moltitudine degli uomini coloro che credono in Lui, in modo da comunicare agli altri la nostra stessa fede. Nessuno dunque si lamenti per il piccolo numero degli apostoli, dato che grande è la forza e la potenza della predicazione evangelica e ciò che è stato una volta lievitato si cambia a sua volta in lievito per tutto il resto… è il lievito da solo che compie tutta l’opera di trasformazione”. (Crisostomo)   

“Il Signore si è paragonato a un granello di senape, acre al massimo e il più piccolo di tutti i semi, la cui forza e potenza è accresciuta da tribolazioni e afflizioni. Questo granello, dopo che è stato seminato in un campo, cresce più grande degli altri legumi e si eleva al di sopra di tutta la gloria dei profeti. Come una pianta, infatti, la predicazione dei profeti è stata somministrata a Israele come a un malato. Ma ora fra i rami dell’albero che si eleva dal suolo verso il cielo, si annidano gli uccelli del cielo. Con questi rami noi comprendiamo che sono indicati gli apostoli, i quali si spandono a partire dalla potenza di Cristo ed estendono la loro ombra sul mondo. Verso di essi i pagani voleranno nella speranza della vita e si riposeranno su di essi, come sui rami di un albero affaticati dalla bufera dei venti, cioè dal soffio e dall’alito del diavolo”. ( Ilario )

34 Tutte queste cose Gesù disse in parabole alle folle e senza parabole non parlava loro, 35 affinché si adempisse ciò che era stato detto attraverso il profeta che dice: Aprirò in parabole la mia bocca, erutterò cose nascoste da costituzione di mondo.

“Questa testimonianza è tratta dal settantottesimo salmo, versetto cinque... Da ciò comprendiamo che tutti i versetti vanno intesi secondo il senso allegorico, in quanto in essi, non soltanto appare chiaro il significato letterale, ma sono celati i misteri”: ( Gerolamo )

Così scriveva S. Gerolamo, e la sua parola ci sembra quanto mai attuale, in un tempo in cui si rifiuta l’esegesi di tipo allegorico, dimenticando che nel vangelo stesso è scritto che Gesù non parlava senza parabole. La realtà è nascosta e celata nell’immagine. Come può comprendere i misteri che Dio erutta dal profondo del suo Essere, chi non si lascia da Lui illuminare ed istruire? Sarà abbandonato alla stoltezza e alla miopia della propria intelligenza, come le folle che seguono Gesù.

“Mentre è nella casa, osiamo interrogarlo sulla spiegazione sia della parabola della zizzania del campo sia di qualche altra. Per comprendere più esattamente quale realtà rappresenti la casa di Gesù, si raccolgano dai Vangeli tutte le cose dette sulla casa di Gesù, quali parole abbia detto o quali azioni abbia compiuto in essa. Questi elementi, infatti, raffrontati tra loro convinceranno chi segue attentamente tale lettura, che i testi del Vangelo non sono solo semplici, come pensano taluni, ma presentati come semplici ai semplici per economia, mentre per coloro che vogliono e possono ascoltarli in modo più sottile, celano realtà di sapienza e degne del Logos di Dio”. ( Origene )

36 Allora lasciate andare le folle venne nella casa, e si

avvicinarono a lui i suoi discepoli dicendo: Spiegaci

la parabola della zizzania

37 Questi rispondendo disse loro: Chi semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38 Il campo invece è il mondo, il buon seme sono i figli del regno, la zizzania sono i figli del Maligno. 39 Il nemico che li ha seminati è il diavolo. Invero la messe è la fine del mondo, i mietitori sono degli angeli. 40 Dunque come si raccoglie la zizzania e si brucia col fuoco, così sarà alla fine del mondo. 41 Manderà il Figlio dell’uomo i suoi angeli e raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e coloro che operano l’iniquità 42 e li getteranno nella fornace del fuoco. Qui sarà il pianto e lo stridore di denti. 43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del loro Padre. Chi ha orecchi di ascolto, ascolti. Gesù non dà una spiegazione che permetta di leggere ed intendere la parabola in modo esaustivo e logicamente coerente. Fornisce gli elementi chiave di lettura, soprattutto in una prospettiva futura e perciò nuova rispetto a quanto già scritto nella parola di Dio. Novità è la venuta del Cristo, novità è il dono della Sua vita, ma anche la lotta contro il Maligno e i suoi figli, perché non si potrà più combattere con le armi antiche, del tutto inefficaci ed impotenti. Novità è il giudizio finale: la gloria degli eletti e la condanna dei reprobi al fuoco eterno. E’ folle presunzione voler andare oltre la spiegazione che Gesù stesso dà della sua parola.

Per questo ci riempie di timore l’aver noi inteso in senso più lato la parabola della zizzania. Se c’è stata presunzione il Signore ci perdoni. Ma ci è sembrato che Gesù stesso solleciti i nostri cuori ad una intelligenza più piena della Sua parola. “Chi ha orecchi di ascolto, ascolti”; ma ancor più alla fine del discorso ai suoi discepoli: “Avete compreso queste cose? Tutte?” E’ un esplicito invito ad approfondire quanto ascoltato, non semplicemente in rapporto agli elementi di novità, ma anche confrontando il nuovo con l’antico, ciò che Dio dice, per bocca di Gesù e ciò che Dio ha detto nell’Antico Testamento. Soltanto in quest’ottica diventa comprensibile l’intervento conclusivo di Gesù: “Per questo ogni scriba istruito nel regno dei cieli è simile ad un uomo, padre di famiglia, che offre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

Se è vero che avete compreso tutte le mie parole ciò è dovuto al fatto che non solo siete stati attenti alle novità dell’annuncio, ma avete anche fatto tesoro di tutta la parola di Dio. E’ la Parola che illumina la Parola: come il Nuovo Testamento getta luce sull’Antico, così l’Antico ci fa meglio comprendere il Nuovo: è lo stesso Dio che parla e che istruisce.

Non a caso i discepoli chiedono a Gesù di spiegare la parabola della zizzania, questa e non altra. E’ la parabola che contiene il numero maggiore di novità, ma che, nello stesso tempo, si ricollega più fortemente all’antico.

E’ la conclusione, l’epilogo finale di tutta la nostra storia... e la storia va letta e compresa fin dall’inizio, anche se l’inizio è noto e preme ed interessa innanzi tutto conoscere cosa è successo dopo e come andrà a finire.

La spiegazione di Gesù è in sintonia con l’aspettativa degli apostoli, ma non esclude la storia passata, semmai la presuppone e dà la sua conoscenza come scontata.

E’ come se Gesù dicesse ai suoi apostoli: Ora sapete le cose nuove, aggiungete voi le vecchie e tutto sarà chiaro agli occhi della vostra intelligenza.

Fate come un vero scriba, che è attento alle cose nuove, ma che non dimentica ciò che ha già appreso, per fare un confronto e per acquisire una maggiore conoscenza, per sé e per gli altri. Riportiamo di seguito il commento dei padri della chiesa.

“Dobbiamo adattare la nostra fede all’interpretazione che il Signore ci fornisce. La quale può essere brevemente riassunta così, trascurando la nostra personale interpretazione. Gli uomini che dormono sono i maestri della chiesa; i servi del padrone di casa altro non sono che gli angeli che ogni giorno vedono il volto del Padre. Il diavolo è chiamato nemico dell’uomo perché ha cessato di essere Dio: Nel nono salmo sta scritto: Sorgi, o Signore, non prevalga l’uomo”. Per questo non deve dormire chi è posto alla guida della chiesa, per evitare che, per la propria negligenza, il nemico dell’uomo semini il loglio, cioè le dottrine degli eretici. Le parole che il padrone di casa dice: No, per timore che, cogliendo il loglio, sradichiate, insieme a quello, il grano, lasciano una possibilità alla penitenza e ci ammoniscono a non tagliare via presto da noi il fratello: Può darsi infatti che, mentre oggi è corrotto dall’eresia, domani egli si penta e cominci a difendere la verità. Ma le parole che seguono, e cioè: Lasciate che l’uno e l’altro crescano fino alla mietitura, sembrano essere in contraddizione col precetto che dice: Togliete il male di mezzo a voi, e col consiglio del profeta di non mantenere alcun rapporto con coloro che usurpano il nome di fratelli, mentre sono adulteri e fornicatori. Se infatti ci viene proibito di sradicare il loglio e se dobbiamo aver pazienza fino alla mietitura, in che modo potremo allontanare il male che sta in mezzo a noi? Tra il grano e la zizzania, che noi chiamiamo loglio, finché questa resta erba e il suo stelo non produce la spiga, grande è la somiglianza e poca o nessuna la differenza che li distingue. Ebbene il Signore ci ammonisce, sulle cose dubbie, a non trinciare giudizi con troppa sommarietà; riserbiamo pertanto a Dio il giudizio definitivo, affinché, quando verrà il giorno del giudizio, egli allontani dalla famiglia dei santi, non chi è sospetto, ma chi è manifestamente reo. E quanto dice poi, e cioè che i fasci di loglio saranno gettati nel fuoco, mentre il grano sarà raccolto nel granaio, chiaramente indica che gli eretici e quanti nutrono una fede ipocrita saranno arsi nel fuoco della geenna. I santi, invece, raffigurati nel grano, saranno accolti nel granaio, cioè nelle dimore celesti. “ ( Gerolamo )

“Chiaramente il Signore dichiara di essere il seminatore del buon seme che in questo mondo, come in un campo, non cessa di seminare nei cuori degli uomini la parola di Dio come buon seme, perché ciascuno di noi, in proporzione del seme seminato in lui da Dio, produca frutti celesti e spirituali. Ma insegna anche che il nemico, il diavolo, al contrario, per soffocare in noi il seme di Dio, vi semina sopra la zizzania della sua malvagità e iniquità. Così infatti dice: “Mentre gli uomini dormivano venne il nemico e seminò sopra la zizzania in mezzo al grano e se ne andò”. Il Signore mostra che il diavolo semina la zizzania sugli uomini che dormono, cioè in quelli che per negligenza, oppressi dalla loro infedeltà come dal sonno dell’inerzia, dormono sui divini precetti. Di questi l’Apostolo dice: “Infatti quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che sono ebbri, sono ebbri di notte. Noi invece non dormiamo come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri”. Oppresse certamente da questo sonno dell’inerzia e dell’infedeltà, quelle vergini stolte, di cui leggiamo nel vangelo, non avendo preso l’olio nei loro vasi, non poterono affatto andare incontro allo sposo. Perciò a questo nemico del genere umano, il diavolo, sta sommamente a cuore di seminare la zizzania sopra il buon grano. Ma chi scosso da sé il sonno dell’infedeltà, con animo fedele sarà sempre vigilante per il Signore, non potrà essere sorpreso da un tale seminatore notturno... Poiché, dunque, sappiamo quale speranza e gloria sia riservata ai santi di Dio, quale pena sia preparata per gli empi e i peccatori, dobbiamo sempre vigilare sui precetti divini, perché quel notturno seminatore non ce li sottragga. Temiamo la pena della Geenna, dove il Signore ha affermato esservi pianto e stridore di denti, nella quale il profeta dichiara che tutti i peccatori sono bruciati da un fuoco senza fine, dicendo: “Ecco, verrà il giorno del Signore come un forno ardente e li brucerà e saranno tutti i pagani e tutti gli operatori d’iniquità come stoppia, e come frasche secche li brucerà, quando giungerà quel giorno, dice il Signore”. E che in questa pena vi sia anche un fuoco inestinguibile e un verme immortale, il Signore ha affermato, prima per bocca del profeta, e poi nel Vangelo, con queste parole: “Dove il loro verme non morrà e il fuoco non si spegnerà”. (Cromazio )

“Mentre dormono coloro che non mettono in pratica il comandamento di Gesù: Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione; il diavolo, che questo aspetta, semina la cosiddetta zizzania, le dottrine perfide, sopra quelli che taluni chiamano pensieri naturali e sopra i semi buoni che provengono dal Logos. Ora, stando a questa spiegazione, si potrebbe dire che il campo è tutto il mondo e non soltanto la chiesa di Dio; infatti è nel mondo che il Figlio dell’uomo seminò il buon seme, e il maligno la zizzania, costituita dai discorsi perversi che, per malizia, sono i figli del maligno. Ma, alla fine del mondo, chiamata “consumazione del secolo”, dovrà avvenire la mietitura, affinché gli angeli di Dio, incaricati di questo compito, raccolgano le dottrine nocive germinate nell’anima, le consegnino alla distruzione, gettandole nel cosiddetto fuoco, perché brucino. E così gli angeli e i servitori del Logos raccoglieranno da tutto il regno di Cristo tutti gli scandali esistenti nelle anime e i pensieri operatori di iniquità e per distruggerli li getteranno nella fornace, che brucia. Lì quelli che si saranno resi conto di aver accolto dentro di sé per colpa del loro dormire, i semi del Maligno, piangeranno e saranno, in certo senso, adirati con se stessi: è questo lo stridore di denti per cui nei salmi è detto: “Contro di me digrigneranno i loro denti”. Allora appunto i giusti brilleranno, non più in modo diverso, come agli inizi, ma tutti splenderanno come unico sole nel regno  del Padre loro. Orbene, siccome il Salvatore sta indicando un mistero, sia mediante tutti i dettagli della spiegazione della parabola, sia soprattutto col dire: “Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro, aggiunge: “Chi ha orecchi per intendere, intenda! E a quelli che ritengono che la parabola sia chiarissimamente spiegata dalla sua interpretazione, sì da poterla intendere i primi che capitano, fa capire invece che gli stessi elementi della spiegazione della parabola hanno bisogno a loro volta di essere chiariti. Ma poiché precedentemente a proposito dell’espressione: “Allora i giusti splenderanno come il sole”, si diceva che i giusti splenderanno non come prima, in modo differenziato, ma saranno tutti come un unico sole, sarà indispensabile esporre il nostro punto di vista a riguardo. E’ probabile che Daniele, sapendo che la luce del mondo sono i saggi e la moltitudine dei giusti che differiscono nella gloria abbia detto la frase: “E i saggi brilleranno come lo splendore del firmamento e per la loro moltitudine i giusti brilleranno, come astri per i secoli e per sempre. L’Apostolo nel passo: “Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna, altro lo splendore degli astri, perché un astro è differente da un altro per splendore, così è anche la risurrezione dei morti”, dice la stessa cosa di Daniele, avendo attinto questo pensiero dalla sua profezia. Qualcuno pertanto chiederà come mai gli uni parlino di differenza dello splendore tra i giusti, mentre il Salvatore dice il contrario: ”splenderanno come un unico sole”. Orbene, io suppongo che al principio della beatitudine di quelli che sono stati salvati, poiché non sono stati ancora purificati coloro che puri non sono, si diano tra i salvati queste differenze di splendore; ma quando, come abbiamo spiegato, saranno raccolti “da tutto il regno” di Cristo tutti gli scandali e i pensieri operatori d’iniquità verranno gettati nella fornace ardente, le realtà di male saranno consumate e, una volta avvenuto questo, ne avranno presa coscienza coloro che hanno accolto i pensieri figli del Maligno, allora i giusti, divenuti come un unico fulgore di sole, splenderanno nel regno del Padre loro. Ma per chi splenderanno, se non per gli inferiori che godranno della loro luce, a somiglianza del sole che ora splende per coloro che sono sulla terra? Non splenderanno certo per se stessi!”. ( Origene )

Allora lasciate andare le folle venne nella casa. Non si può annunciare il vangelo più di tanto a chi non vuol comprendere. Meglio ritornare nella propria chiesa, insieme con Gesù e lasciarsi da Lui istruire, lontano dalle voci e dai giudizi del mondo.

E si avvicinarono a lui i suoi discepoli dicendo: Spiegaci la parabola della zizzania del campo.  

I segreti non si rivelano a tutti, ma solo agli amici, e quando si avvicinano per sapere, confidenti ed amorosi.

“Quando Gesù è con le folle, non si trova nella sua casa, infatti le folle sono fuori della casa. Ed è un gesto del suo amore verso gli uomini quello di lasciare la casa e recarsi verso coloro che sono incapaci di venire da lui. Quando poi ha parlato abbastanza alle folle in parabole, le lascia, ed entra nella sua casa. Ivi si avvicinano a lui i suoi discepoli, che non sono rimasti con quelli che ha lasciato. E certo, quanti sono all’ascolto di Gesù con maggiore sincerità, per prima cosa lo seguono, poi domandano dov’è la sua dimora, ricevono il dono di vederla e, venuti, la vedono e dimorano presso di lui, tutti per quel giorno, alcuni forse anche più a lungo... Anche noi dunque, se vogliamo udire Gesù, non come le folle che egli lascia ed entra nella casa, assumiamo un atteggiamento superiore alle masse e familiarizziamoci con Gesù, perché come i suoi discepoli ci accostiamo a lui

44 Simile è il regno dei cieli ad un tesoro nascosto nel campo, che, l’uomo che l’ha trovato nasconde, e per la gioia di quello va e vende tutte quelle cose che ha e compra quel campo. 45 Di nuovo è simile il regno dei cieli ad un mercante che cerca buone perle. 46 Ma trovata una sola perla preziosa, si allontanò e vendette tutte quelle cose che aveva e comprò quella.

Anche queste due parabole vanno accostate l’una all’altra in quanto il loro significato è simile. Gesù ci insegna che il regno dei cieli è il bene più prezioso, in confronto al quale tutto il resto è nulla e merita perciò di essere perduto senza rimpianto, anzi con gioia. Con gioia e determinazione si liberano delle ricchezze umane coloro che hanno scoperto l’unica ricchezza, che dura in eterno. Ma come gli uomini scoprono i beni terreni perché li cercano e per essi si giocano e vendono la loro vita al Maligno, così nessuno può trovare i beni celesti, se non li ricerca con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le sue forze. Così l’uomo che trova il tesoro non sta scavando per altro scopo, come può fare il contadino quando prepara la terra per la semina, ma scava per trovare l’unico bene. Né scava e indaga in un qualsiasi luogo, ma là dove gli è giunta voce che altri hanno trovato.

Legge le Scritture, voltando e rivoltando con attenzione ogni parola, finché non trova in esse la Parola che è vita. Per trovare bisogna cercare e per cercare bisogna uscire dall’esistenza quotidiana, rischiare il poco che è certo per il molto che è incerto... finché non lo si scopre in tutta la sua bellezza... con lo spirito del mercante che, insoddisfatto dei beni che possiede ne cerca degli altri, finché, un giorno, non trova una perla di incomparabile bellezza e viene convinto che nulla al mondo vi è di più prezioso.

Da quel momento ha occhi solo per quella perla, la vuole ad ogni costo: per essa abbandona la vita di un tempo ( si allontanò ) e vende tutto ciò che possiede per farla sua. Quale amore porta a tanto, se non quello di Dio? La vita non ha sapore, né novità alcuna, se non si è innamorati, e non si rimane innamorati tutta la vita, se non per l’unica perla che non conosce corruzione, né cambiamento alcuno.

Nessun innamorato mostra incautamente a tutti la donna del proprio desiderio, per timore che gli venga portata via e di perderla, ma la nasconde e la custodisce nel proprio cuore, finché l’amore non si è consumato nelle nozze, nel vincolo eterno che nessuno potrà mai spezzare.

“Le parabole precedenti le disse alle folle. Questa invece e le altre due - giacché non sono parabole ma similitudini del regno dei cieli - pare che le abbia dette ai discepoli trovandosi nella casa. Indaghi bene l’attento lettore riguardo alle due seguenti parabole, per vedere se non lo siano più. Riguardo alle prime, infatti, la Scrittura non ha esitato, ogni volta, a premetterne il nome, mentre per queste ultime non l’ha fatto. Avrà avuto una ragione per fare così. Se infatti alle folle parlò in parabole, e tutte queste cose le disse in parabole e senza parabole non parlava loro, quando invece non va alle folle, ma parla in casa ai discepoli che gli si avvicinano, è chiaro che le cose dette in casa non sono parabole. Perché in parabole egli parla a quanti sono fuori e a quelli cui non è dato conoscere i misteri del regno dei cieli. Qualcuno allora dirà: se non sono parabole, che cosa sono? Seguendo il testo della Scrittura, diremo che sono forse similitudini. C’è differenza tra similitudine e parabola. E’ scritto infatti nel Vangelo di Marco: “A che cosa possiamo assimilare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?”. Da ciò risulta che c’è differenza tra similitudine e parabola. Pare dunque che la similitudine sia generica, e la parabola specifica. Forse la similitudine è un genere molto ampio, che contiene la parabola come specie: ( un genere che contiene ) sia la parabola, sia la similitudine che ha stesso nome del genere... A questo punto dobbiamo ricercare che cosa sia, da una parte il campo e, dall’altra, il tesoro nascosto in esso, e cercare in che senso, “trovato questo tesoro, l’uomo va pieno di gioia e vende tutti i suoi averi, per comprare quel campo”. Dobbiamo inoltre cercare quali siano le realtà che vende. Io credo proprio, in base a questo contesto, che il campo sia la Scrittura piantata nelle apparenze dei testi storici, della legge, dei profeti, e degli altri concetti: grande e varia è la piantagione delle parole di tutta la Scrittura; il tesoro nascosto nel campo sono invece i sensi nascosti e soggiacenti a quelli apparenti, sensi della sapienza nascosta nel mistero e nel Cristo, nel quale sono nascosti i tesori della sapienza e della conoscenza. Un altro potrebbe affermare che il campo veramente ricolmo, che il Signore benedisse è il Cristo di Dio, mentre il tesoro nascosto in lui sono quelle realtà da Paolo dette nascoste in Cristo, nel dichiarare, a proposito del Cristo, che in lui sono nascosti i tesori della sapienza e della scienza. Le realtà celesti e il regno dei cieli sono inscritti come in immagine nelle Scritture: sono queste il regno dei cieli, oppure lo stesso Cristo, re dei secoli, è il regno dei cieli paragonato a un tesoro nascosto nel campo. Giunto a questo punto cercherai se il regno dei cieli sia paragonato solo al tesoro nascosto nel campo, sì da intendere il campo come realtà diversa dal regno, oppure sia simile all’insieme costituito e dal campo e dal tesoro nascosto in esso, sì che il regno dei cieli, secondo la similitudine, sia costruito sia dal campo che dal tesoro nascosto nel campo. Viene poi un uomo nel campo, rappresentato sia dalle Scritture sia dal Cristo, costituito da realtà apparenti e nascoste, e trova il tesoro della sapienza ( infatti nell’attraversare il campo e nello scrutare la Scrittura, e nel cercare di comprendere il Cristo, trova il tesoro nascosto in lui ) e dopo averlo trovato lo nasconde, ritenendo non privo di rischio che i segreti delle Scritture o i tesori di sapienza e conoscenza che sono nel Cristo si manifestino ai primi che capitano, e dopo averlo nascosto va a fare trattative su come comprare il campo, ovvero le Scritture, per farne sua proprietà, giacché dalle cose di Dio ha ricevuto le parole di Dio, che prima erano state affidate ai giudei. Una volta che colui che è diventato discepolo di Cristo ha comprato il campo, il regno di Dio - che secondo un’altra parabola è la vigna - viene tolto loro ( ai giudei ) e viene dato a una nazione che lo farà fruttificare, cioè a colui che in virtù della sua fede avrà comprato il campo in seguito alla vendita di tutti i suoi averi e alla sua rinuncia alle sostanze che aveva, cioè al male che era in lui. Questa medesima applicazione la farai pure nel caso in cui il campo con il tesoro nascosto è il Cristo: quelli che lasciano tutto e lo seguirono, potremmo dire, in un senso diverso hanno venduto i loro averi, affinché col vendere e rinunciare ad essi e col fare, in cambio dei beni, una bella scelta grazie all’aiuto di Dio, comprassero a gran prezzo secondo il suo valore, il campo che contiene in sé  il tesoro nascosto”. ( Origene )

“Sono molti i mercanti che fanno commercio di tante cose, e dato che il regno dei cieli è simile non a uno chiunque di loro, ma a colui che va in cerca di buone perle, che trova una perla preziosa che ne vale molte e la compra in cambio di tutto, ritengo che sia questa una buona ragione per esaminare ciò che riguarda la natura della perla. Osserva diligentemente che non ha detto che vendette tutte quelle che aveva: effettivamente colui che va in cerca di belle perle non ha venduto solamente quelle che aveva acquistato, ma tutti i suoi averi, per comprare quella buona... Il Salvatore, proprio perché conosceva le differenze tra le perle, di cui alcune per la loro specie sono belle, altre brutte, ha detto:” Il regno dei cieli è simile ad un mercante che va alla ricerca di perle preziose”. Se infatti non ce ne fossero state anche di brutte tra le perle, non avrebbe detto che va alla ricerca di pietre preziose. Devi andare alla ricerca di queste perle nelle parole di ogni genere, che annunciano la verità e producono perle; le conchiglie che concepiscono - per così dire - dalla rugiada celeste e sono gravide della parola di verità che viene dal cielo devono essere i profeti: queste sono le buone perle, alla cui ricerca va il mercante, secondo l’espressione riferita precedentemente. Ora il capobranco delle perle, trovata la quale si trovano anche le altre, la perla di gran valore è il Cristo di Dio, la Parola al di sopra dei preziosi testi e pensieri della Legge e dei profeti: una volta trovato lui, si afferrano facilmente tutte le altre realtà... Metterai poi le parole: “che va alla ricerca di perle preziose” in connessione con queste: “cercate e troverete e chi cerca trova. Cosa vuol dire infatti “cercate”, “oppure chi cerca trova?”. Ardirei affermare che le perle o  la perla l’acquista colui che ha dato o perduto tutto, di cui Paolo dice: “tutto ho lasciato perdere al fine di guadagnare Cristo”, intendendo per “tutto” le altre perle preziose e per “guadagnare Cristo” l’unica perla di gran valore”. ( Origene )

47 Di nuovo simile è il regno dei cieli a una rete gettata nel mare e che raccoglie da ogni genere di pesci. 48 Essendo stata riempita, tirandola fuori e sedendo lungo il mare, scelsero i buoni in vasi, ma gettarono fuori i cattivi. 49 Così sarà alla fine del mondo: usciranno gli angeli e separeranno i malvagi dal mezzo dei giusti 50 e li getteranno nella fornace del fuoco. Qui sarà il pianto e lo stridore dei denti.

Gesù conclude le parabole del regno dei cieli nel modo più logicamente coerente, considerando il senso ultimo e più significativo del giudizio divino, non più e non solo per tutti gli uomini del mondo, ma anche e, soprattutto, per coloro che hanno accolto la sua parola e sono entrati nella sua chiesa. Non basta aver accolto la Parola una volta, bisogna ascoltarla fino alla fine, facendo la volontà di Dio.

Non è sufficiente garanzia di salvezza vivere nella chiesa del Signore: anche lì si annida l’errore e può trovare posto il malvagio, finché non verrà il giudizio finale. Vi è un giudizio per gli uomini di questo mondo, che sono zizzania seminata e fatta germinare dal diavolo, ma vi è anche un giudizio per la chiesa e per tutti i suoi figli... ed è quello che ci interessa di più. Nel suo tempo terreno la chiesa è come una rete che, grazie all’annuncio del vangelo, raccoglie ogni genere di pesci. Il Signore ci liberi dalla tentazione di voler fare una chiesa di soli santi. La storia ci ha dato molti esempi al riguardo, assai poco edificanti.

Se Iddio pazienta con i suoi fino al giudizio eterno, chi autorizza noi peccatori a cercare e a pretendere una chiesa dove non c’è posto per il peccato e l’errore?

Le divisioni e i contrasti, che ci sono stati e ci sono tuttora nella chiesa, non sempre sono un segno di amore per la verità: più spesso sono il frutto dell’intolleranza e della mancanza d’amore, di uomini che mettono se stessi al posto di Dio, e giudicano e dividono, mentre Dio, innanzi tutto, unisce e porta pazienza... con noi tutti. Non giudichiamo i fratelli prima del tempo, perché noi tutti saremo giudicati.

Se offesi, perdoniamo, se contraddetti, tacciamo, se cacciati da una chiesa, ad essa ritorniamo con lo spirito di pace, senza astio e senza animosità, tutto rimettendo al giudizio di Dio, perché non ci accada di essere gettati fuori dalla Gerusalemme celeste, nel fuoco eterno.

Là è il pianto, l’unico vero pianto senza fine e senza consolazione e lo stridore di denti, l’unico vero silenzio che è esclusione eterna dalla Parola e impossibilità assoluta di comunicare con la parola.

Il riso dei malvagi di questo mondo sarà trasformato in pianto perenne, mentre il pianto degli eletti sarà convertito nell’eterno sorriso dei beati. La parola potente e prepotente dei figli del maligno sarà ridotta ad un lugubre stridore di denti, mentre la testimonianza nascosta e silenziosa della Parola esploderà nell’eterno inno d’amore al Padre che è nei cieli.

“Egli giustamente ha paragonato il suo insegnamento a una rete che, gettata nel mondo, ha raccolto, senza alcun danno per il mondo, coloro che abitano all’interno del mondo. Egli mostra che come una rete penetra nel mare ed è tirata su fin dalle profondità, in modo che, attraversando quest’ambiente in tutta la sua vastità, ne trae fuori coloro che sono tenuti avviluppati all’interno di esso, così egli ci tira fuori dal mondo verso la luce del vero sole. La cernita del giudizio futuro poi consiste nella scelta dei buoni gettando via i cattivi”. ( Ilario )

“E’ da credere che il regno dei cieli venga paragonato a una rete che è gettata in mare e che raccoglie ogni genere di pesci, a indicare la varietà delle libere scelte degli uomini, scelte che tra di loro hanno una differenza tale, che l’espressione “raccoglie ogni genere” sta ad indicare uomini degni di lode o di biasimo, a seconda delle tendenze verso le specie delle virtù o dei vizi. Alla tessitura varia di una rete è poi paragonato il regno dei cieli, siccome l’antica e nuova Scrittura è intrecciata di sensi di ogni tipo e varietà. E come tra i pesci che cadono sotto la rete, gli uni si trovano in tali, gli altri in tali altri punti della rete, e ciascuno in quel punto che l’ha trattenuto, così potresti scoprire anche a proposito di quelli che sono caduti nella rete delle Scritture: alcuni sono stati trattenuti dalla maglia profetica, ad esempio, da tale testo di Isaia, di Geremia o di Daniele; altri trattenuti da una maglia della Legge, altri del Vangelo, e altri dell’Apostolo. In un primo momento uno che è, o sembra, preso dalla Parola è catturato da una parte di tutta la rete. Ma non è fuori luogo ipotizzare che alcuni pesci catturati vengano avvolti proprio da tutta la trama della rete delle Scritture, e siano tenuti insieme e trattenuti da tutti i lati: non possono sfuggire ma, diciamo così, sono soggiogati da ogni parte, e non sono più liberi di evadere dalla rete. Questa rete è stata gettata poi in mare, nella vita degli uomini di ogni parte del mondo in preda alle onde, ... e nuotano nelle amare realtà della vita. Questa rete, prima della venuta del Nostro Signore Gesù Cristo, non era completamente riempita: alla trama della Legge e dei Profeti mancava colui che ha detto: ”Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge o i profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento: E la trama della rete trova compimento nei Vangeli e nelle parole di Gesù trasmesse mediante gli apostoli. Per questo, dunque, il regno dei cieli è simile a una rete gettata in mare, e che raccoglie ogni genere di pesci. Ma a parte l’interpretazione già data, le parole “che raccoglie ogni genere di pesci possono anche indicare la vocazione delle nazioni di ogni razza. Coloro poi che sono al servizio della rete gettata in mare sono il Signore della rete, Gesù Cristo, e gli angeli che si avvicinano a lui per servirlo, i quali non traggono fuori dal mare la rete e non la portano sulla riva del mare, cioè verso le realtà estranee a questa vita, se non si è completamente riempita, vale a dire se non è entrata in essa la pienezza delle genti. Quando questa sarà entrata, allora la tirano fuori dalla realtà di quaggiù e la portano verso quella che in senso metaforico è chiamata la riva: qui l’opera di coloro che l’hanno tratta fuori consisterà nel sedersi lungo la riva e di stabilirsi lì, per riporre ciascuno dei buoni presi nella rete, nel suo proprio ordine, in quelli che  qui sono detti i loro canestri, e buttino fuori coloro che hanno qualità contrarie, e sono chiamati pesci cattivi. “Fuori” poi, è la fornace del fuoco, come l’interpretò il Salvatore, dicendo: “Così sarà alla fine del mondo. Verranno fuori  gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente”. A parte ciò, è da osservare che già per mezzo della parabola della zizzania e della presente similitudine ci viene insegnato che agli angeli sarà affidato il compito di distinguere e di separare i cattivi dai buoni. In precedenza infatti è stato detto che il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente; lì sarà il pianto e lo stridore di denti. Qui invece è detto: “Verranno fuori gli angeli e separeranno i cattivi da mezzo i buoni e li getteranno nella fornace ardente”... Poiché agli inizi dicevamo che le parabole e le similitudini non vanno prese in riferimento a tutti i punti delle realtà cui sono paragonate o assimilate, ma solo per certi aspetti, c’è ancora da dimostrare questo, in quel che diremo: che trattandosi di pesci, in ciò che attiene alla loro vita, è un male che accada loro di trovarsi in una rete: viene meno loro la vita naturale, e non soffrono niente di più grave che perdere la loro vita di pesci, sia che li mettano nei canestri sia che li gettino fuori. Ma stando all’interpretazione della parabola, non è un bene essere in mare e non entrare nella rete per essere riposti nei canestri insieme ai buoni. Così pure i pesci cattivi vengono messi fuori e gettati via, invece in base alla presente similitudine quelli cattivi vengono gettati nella fornace ardente, perché anche a loro accada quello che in Ezechiele è detto della fornace: “Mi fu rivolta la parola del Signore: figlio dell’uomo, ecco la casa di Israele, si sono mescolati tutti con rame e ferro... e così via, fino a : “saprete che io, il Signore, ho riversato il mio sdegno contro di voi”. ( Origene )

51 Avete compreso queste cose? Tutte? Gli dicono: Di certo. 52 Disse loro: Per questo ogni scriba istruito nel regno dei cieli è simile ad un uomo padre di famiglia, che offre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Lo scriba è il custode fedele di tutta la tradizione: comprende il nuovo, ma solo perché conosce l’antico. A chi mai deve assomigliare lo scriba, se non a un padre, che custodisce gelosamente i beni di famiglia, non solo quelli nuovi, ma anche quelli antichi, per arricchire e fare felici i suoi figli, per istruirli con una sapienza bensì ricca di novità, ma che cresce e si alimenta sull’antico, in una sorta di continuità armonica e sintonica con quanto è stato scritto?

L’ascolto della parola rende il discepolo come il maestro, il figlio come il padre. L’ascolto della parola che viene da Dio, ci dona  la sapienza e l’amore di Dio: un amore non chiuso in sé, ma donato a tutti i suoi figli.

E chi è mai il vero scriba a cui dobbiamo assomigliare, se non Gesù? In lui solo il nuovo si incontra con l’antico, e diventa sapienza che dona la vita a tutti coloro che dimorano nell’unica chiesa. 

“Colui che conosce quel che è nei cuori degli uomini; Cristo Gesù, stando all’insegnamento che di lui è dato da Giovanni nel Vangelo, domanda non perché non sa, ma perché, una volta che ha assunto un uomo, si serve anche di tutti i modi umani, uno dei quali è quello di domandare. Non è da stupirsi che il Salvatore agisca così, dal momento che anche il Dio dell’universo, adattandosi alle capacità degli uomini, come un uomo si abbassa ai modi di suo figlio, pone domande, come nelle parole: Adamo dove sei?, e Dov’è Abele tuo fratello?”. ( Origene )

“Si chiama “scriba” ognuno che è istruito nell’insegnamento letterale della legge, sicché anche gli ignoranti e i rozzi, se guidati dalla lettera della legge, sono detti in certo senso scribi. E conviene soprattutto ai rozzi, che non sanno interpretare in senso allegorico e non intendono le realtà delle Scritture dotate di senso anagogico, ma credono e rivendicano soltanto la lettera di essere chiamati “scribi”... Ora uno scriba diventa discepolo del regno dei cieli nel senso più semplice quando dal giudaismo passa a ricevere l’insegnamento ecclesiale di Gesù Cristo; mentre nel senso più profondo lo diventa quando, dopo aver appreso le nozioni introduttive mediante la lettura delle Scritture ascende a quelle realtà spirituali che si chiamano “regno dei cieli”. Riuscire appunto a cogliere ogni concetto, il comprenderlo a livello superiore, raffigurarlo e dimostrarlo, è capire il regno dei cieli, sì che chi abbonda della conoscenza senza inganno, nel regno fa parte della moltitudine di quelli che sono così spiegati come “cieli”... Così pure spiegherai in senso allegorico le parole: “Convertitevi, perché si è avvicinato il regno dei cieli”, nel senso che gli scribi - vale a dire coloro che si adagiano nella semplice lettera - convertendosi da siffatta interpretazione letterale, diventano discepoli dell’insegnamento spirituale attraverso Gesù Cristo, Logos vivente, insegnamento chiamato “regno dei cieli”. Ecco perché, fino a che Gesù Cristo, il Logos Dio che in principio era presso Dio, non compie il suo avvento nell’anima, in quell’anima non c’è il regno dei cieli; ma quando qualcuno si avvicina alla capacità di comprendere il Logos, il regno dei cieli si sta avvicinando a lui. E se è vero che regno dei cieli e regno di Dio, se non nell’espressione, in sostanza sono la stessa realtà, è chiaro che a coloro cui viene detto: “Il regno di Dio è dentro di voi”, si potrebbe anche dire: “Il regno dei cieli è dentro di voi”, soprattutto a motivo della conversione dalla lettera allo Spirito, perché quando qualcuno si converte al Signore è tolto il velo, che è sulla lettera: il Signore poi è lo Spirito. Colui poi che è davvero il padrone di casa, è insieme libero e ricco; si arricchisce perché da scriba è diventato discepolo del regno dei cieli in ogni parola dell’Antica Alleanza, e in ogni conoscenza dell’insegnamento nuovo di Cristo Gesù, avendo riposto questa ricchezza nel suo tesoro, che da discepolo istruito nel regno dei cieli accumula nel cielo, ove la tignola non consuma né i ladri scassinano. E si può proprio stabilire in verità, riguardo a colui che accumula tesori nei cieli - come abbiamo spiegato sopra - che nessuna tignola delle passioni può attaccare i suoi beni spirituali e celesti. Ho detto “tignola delle passioni” prendendo spunto dai Proverbi, nei quali sta scritto: Come tignola nel vestito e tarlo nel legno, così il dolore di un uomo affligge il cuore. Tarlo e tignola sono il dolore che affligge il cuore che non trova i tesori nei cieli e tra le realtà spirituali; ma se si accumulano  tesori  tra queste realtà, poiché dov’è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore, si ha il cuore nei cieli e nel proprio cuore si dice: Anche se si accampa contro di me un esercito, non temerà il mio cuore. Così neppure i ladri, dei quali il Salvatore: “Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti, possono scassinare e rubare i beni accumulati nei cieli, né il cuore che è lì, e per questo dice: Ci ha fatti risorgere e sedere col Cristo tra gli spiriti celesti e la nostra cittadinanza è nei cieli. Ma poiché “ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile ad un uomo padrone di casa, che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”, è chiaro che in base a quella che si chiama inversione della proposizione, chiunque non estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche, non è scriba istruito nel regno dei cieli. Dobbiamo dunque cercare di raccogliere in ogni modo nel nostro cuore, attendendo alla lettura, all’esortazione, all’insegnamento e meditando la legge del Signore giorno e notte, non solo le cose nuove dei vangeli e degli apostoli e le parole della loro rivelazione, ma anche le realtà antiche di quella Legge che aveva l’ombra dei beni futuri e dei Profeti che hanno profetizzato in conformità ad essi. E queste realtà le raccoglieranno, dopo averle lette e conosciute e memori di esse, confrontiamo cose spirituali con realtà spirituali in modo opportuno, non mettendo a confronto realtà che non hanno niente a che vedere tra di loro, ma che abbiano punti di confronto e somiglianza, avendo un testo lo stesso significato sia di pensiero che di dottrina, perché sulla dichiarazione di due o tre o anche di più testimoni, stabiliamo e confermiamo ogni parola di Dio. E mediante queste operazioni dobbiamo confondere coloro i quali, per quanto sta in loro, dividono la divinità e separano le cose nuove da quelle antiche, essendo ben lungi dal somigliare al padrone di casa, che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Ma poiché chi viene paragonato a un altro è diverso da colui cui è assimilato, lo scriba istruito nel regno dei cieli sarà quello che viene paragonato, e non s’identifica col padrone di casa, il quale estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche; quello poi che gli viene paragonato intende, imitandolo, comportarsi al suo stesso modo. Orbene, il padrone di casa non è forse lo stesso Gesù? Egli estrae dal suo tesoro, secondo l’opportunità dell’insegnamento, cose nuove, le realtà spirituali e che egli rinnova sempre nell’uomo interiore dei giusti, che continuamente si rinnova di giorno in giorno, e le cose vecchie, quelle incise in lettera su pietra e nei cuori di pietra del vecchio uomo, allo scopo di arricchire lo scriba divenuto discepolo nel regno dei cieli mediante il confronto della lettera e la persuasione dello spirito, e di renderlo simile a sé, fino a che il discepolo diventi come il maestro, imitando prima l’imitatore di Cristo, e dopo il Cristo stesso, secondo la parola detta da Paolo: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo. Ma in senso più semplice, lo stesso Gesù, come padrone di casa, può estrarre dal suo tesoro sia cose nuove, cioè l’insegnamento evangelico, sia cose vecchie, cioè il confronto con i testi desunti dalla Legge e dai Profeti, di cui si possono trovare esempi nei Vangeli...( Origene )

53 E accadde che avendo portato al culmine Gesù queste parabole, andò oltre di lì. 54 E venendo nella sua patria li istruiva nelle loro sinagoghe, di modo che si meravigliavano e dicevano: Donde a costui questa sapienza e le opere potenti?

Altro è parlare a coloro che hanno scelto la patria che è nei cieli, altro è parlare a coloro che si riconoscono nella patria che è in terra. In apparenza lo stesso risultato: stupore e meraviglia. In realtà due risposte diverse, perché diverso è il cuore di chi ascolta. C’è lo stupore che vede in Cristo l’amore del Padre che si rende manifesto, e proprio per questo conclude nella fede e nella lode al Signore, c’è lo stupore che non va oltre le apparenze carnali: ammette la diversità, ma una diversità che viene dalla terra e appartiene alla terra.

“Le parole, poi, da dove viene questa sapienza? Mettono chiaramente in luce la superiore ed eccezionale sapienza delle parole di Gesù, degna dell’elogio: “Ed ecco c’è qui più di Salomone. Compiva anche prodigi più grandi di quelli di Elia e di Eliseo, più grandi ancora di quelli anteriori, di Mosè e di Giosuè figlio di Nave.

55 Non è questi figlio del falegname? Forse che sua madre non si chiama Maria, e i suoi Giacomo e Giuseppe e Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono forse tutte presso di noi? Donde dunque a costui tutte queste cose?

Si riconosce la sapienza e la potenza che è in Gesù, ma non si riconosce il suo fondamento divino. Si conoscono le sue umili origini terrene, non si vuol conoscere le sue origini celesti. L’eccezione non trova una logica risposta e una coerente giustificazione: conferma semplicemente la regola: ciò che viene dalla terra appartiene dalla terra, nonostante la sapienza e le opere potenti. Finché ci sarà storia ci sarà scandalo in Gesù e contraddizione per Gesù, ma questo non è ancora la fede, né apre le porte alla fede, semmai manifesta l’incredulità dell’uomo che vede con gli occhi della terra anche ciò che viene dal cielo. Meglio chiedere a Gesù di essere illuminati, senza tanto clamore e stupore. Meglio il confronto con la Parola nel silenzio della propria “cella”, delle discussioni e dei giudizi aperti, che tutto spiegano e tutto dimostrano..., ma non c’è ascolto né intelligenza alcuna.

Non è questi il figlio di Giuseppe, il carpentiere?” Questo appunto dicevano i Giudei increduli per diminuire il Figlio di Dio, perché lo credevano figlio di un carpentiere. Ma, talvolta, l’iniquità, a sua insaputa, suole riuscire profetica. Veramente il Signore e Salvatore nostro era figlio di un carpentiere, ma di quel carpentiere, cioè di Dio Padre, che per mezzo del medesimo Figlio si è degnato di creare il cielo e la terra e tutto l’universo. Questo è il figlio del carpentiere, che per piantare il ferro nel legno allo scopo di lavorare i cuori dei credenti, si degnò di essere appeso in croce. Senza dubbio, davvero figlio del carpentiere, perché col fuoco spirituale rammollì i cuori degli uomini come ferro, per chiamarli alla grazia della sua fede. Infatti il carpentiere suole rammollire il ferro col fuoco”. ( Cromazio )

“Riguardo poi ai fratelli di Gesù, taluni, prendendo spunto dalla tradizione trasmessa nel Vangelo intitolato “Secondo Pietro” o dal libro di Giacomo, affermano che i fratelli di Gesù erano figli di Giuseppe avuti da una prima moglie vissuta con lui prima di Maria. Coloro che fanno tali affermazioni intendono conservare sino alla fine il pregio verginale di Maria, perché quel corpo giudicato degno di servire alla parola che aveva detto: “Lo Spirito Santo discenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà della sua ombra non conoscesse letto di uomo, dopo che lo Spirito Santo era disceso su di lei e la potenza dell’alto l’aveva adombrata. E a mio avviso c’è una ragione nel fatto che Gesù sia primizia della castità maschile e Maria di quella femminile. Sarebbe empio, infatti, attribuire la primizia della verginità a un’altra donna che non sia lei. Giacomo poi è colui che Paolo dice di aver visto, affermando nella epistola ai Galati: “Degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. Questo Giacomo rifulse di così grande splendore per la sua giustizia, in mezzo al popolo, che Flavio Giuseppe, autore dei venti libri delle Antichità Giudaiche, volendo indicare il motivo di tante prove sofferte dal popolo al punto che il tempio fu distrutto, affermò che ciò era loro avvenuto, secondo l’ira di Dio, per i torti che avevano osato compiere nei confronti di Giacomo, fratello di Gesù chiamato Cristo. E quel che stupisce è che, pur non ammettendo che il nostro Gesù sia il Cristo, nondimeno dia testimonianza a tale giustizia di Giacomo. E afferma che anche il popolo pensava di aver subito questi castighi a causa di Giacomo. Giuda poi scrisse un’epistola di pochi versetti, ma piena di parole efficaci della grazia celeste; nel prologo egli ha affermato: “Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo”. Quanto poi a Giuseppe e Simone, per conto nostro non abbiamo scoperto niente. Quanto alle parole: “Le sue sorelle non sono tutte presso di noi?”, a mio parere hanno questo significato: il loro modo di pensare è come il nostro, non come quello di Gesù; non hanno niente di strano, di eccezionale comprensione, come Gesù. Ma forse attraverso queste parole, si affaccia un dubbio sull’essere di Gesù: non sarà un uomo, ma un essere più divino, che è sì figlio - come si credeva - di Giuseppe e di Maria, con quattro fratelli e così pure con altre sorelle, ma che senza avere niente di simile a uno della sua stirpe, e senza istruzione e insegnamento, è arrivato a un tale grado di sapienza e potenza. Infatti altrove dicono: ”Come conosce costui le lettere, senza essere stato istruito?”, parole analoghe a quanto detto qui. E ciò nonostante, quelli che parlavano così, avevano tali dubbi, erano perplessi e non credevano, si scandalizzavano a causa di lui, come se gli occhi della loro intelligenza fossero soggiogati da quelle potenze che egli doveva sconfiggere per mezzo della croce al momento della Passione”. ( Origene )

57 E si scandalizzavano in lui. Chi si scandalizza inciampa e fa risaltare innanzi tutto l’oggetto dello scandalo, ma non sempre riesce a rimuoverlo, per andare oltre e per vedere oltre. C’è uno scandalo che non è dato né fatto una volta per sempre, ma rimane per tutta la vita, per il giudizio e per la morte eterna. “E si scandalizzavano”, vale a dire perseveravano in uno stato d’inciampo, perché non volevano essere sollevati e liberati dal Signore, nonostante Gesù da tempo fosse in mezzo a loro. La consuetudine di vita con chi è santo, non sempre porta a cercare e a volere la santità.

Colui che viene dal cielo, seppur si manifesta in modo grande, rimane piccolo per l’empio e il peccatore. Perché mai Gesù dovrebbe insistere e persistere con chi non vuol comprendere?

Ma Gesù disse a quelli: Non è un profeta senza onore, se non nella sua patria e nella sua casa.

E’ da porre un quesito: questo detto si può riferire in genere a ogni profeta, nel senso che ogni profeta è disprezzato soltanto nella propria patria ( e non ognuno che sia stato disprezzato, sia stato oggetto di disprezzo nella patria ), oppure queste parole, essendo dette al singolare, sono riferite a uno solo? Dunque, se è ad uno solo che si riferiscono, è sufficiente quanto abbiamo detto, applicando questo testo al Salvatore. Se invece hanno un senso generale, la storia le smentisce, perché Elia non fu disprezzato a Tesbi di Galaad, né Eliseo ad Abel-Mecola. Né Samuele a Rancataim, né Geremia ad Anathor. Invece le stesse parole risultano assolutamente vere se prese in senso spirituale. Si deve infatti ritenere che la loro patria sia  la Giudea e la loro parentela l’antico Israele e la casa magari il loro corpo. Tutti in realtà furono disprezzati nella Giudea dall’Israele secondo la carne mentre erano nel corpo, com’è scritto negli Atti degli Apostoli, nel rimprovero rivolto al popolo: “Quali dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del giusto”. E Paolo nella prima epistola ai Tessalonicesi ha detto cose analoghe: “Voi poi siete diventati, fratelli, imitatori delle chiese di Dio in Gesù Cristo che sono in Giudea, perché avete sofferto anche voi le stesse cose da parte dei vostri connazionali come loro da parte dei Giudei, i quali hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti, e hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono contro tutti gli uomini”. Non c’è dunque profeta disprezzato tra le nazioni: infatti o non lo conoscono affatto, oppure se l’hanno conosciuto e accolto, lo rispettano come profeta. Tali sono anche i profeti della chiesa. E i profeti sono disprezzati, prima perché in senso storico è il popolo che li perseguita, e poi perché il popolo non crede alla loro profezia. Se infatti avessero creduto a Mosè e ai profeti, avrebbero creduto anche al Cristo, il quale ha mostrato che quanti credono a Mosè e ai profeti, conseguentemente credono anche al Cristo, mentre coloro che non credono al Cristo, di conseguenza non credono neppure a Mosè. D’altronde, come è detto che il peccatore, col trasgredire la legge, disprezza Dio, così col rifiutare di credere a colui che viene profetizzato, chi non presta fede alla profezia finisce col disprezzare il Profeta. Ora è utile, per quanto riguarda la storia, leggere quanto ha sofferto Geremia in mezzo al popolo, per cui disse: E ho detto: non parlerò e non invocherò più il nome del Signore; e altrove: sono diventato continuamente oggetto di scherno. Le sofferenze che patì sotto l’allora re d’Israele sono descritte nella sua profezia. Quanto a Mosè, è scritto anche questo, che quelli del suo popolo vennero più volte per lapidarlo, e la sua patria era non una regione di pietre, ma coloro che lo avevano seguito, il popolo: presso costoro anch’egli fu disprezzato. Si racconta la storia di Isaia, segato in due dal popolo. E se qualcuno non ammette la storia, perché riferita nell’apocrifo di Isaia, creda però a ciò che sta scritto nell’Epistola agli Ebrei in questi termini: Furono lapidati, segati e torturati; le parole furono segati si riferiscono a Isaia, come furono uccisi di spada a Zaccaria, ucciso tra il tempio e l’altare, come ci ha insegnato il Salvatore, dando testimonianza - a mio parere - a un testo della Scrittura, non riportato nei libri comuni e accettati, ma probabilmente riportato negli apocrifi. Furono dunque disprezzati nella patria da parte dei Giudei e andando in giro coperti di pelli di pecora, di pelli di capra, bisognosi, tribolati, ecc. In realtà, tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. Forse. Proprio perché sapeva che il profeta non riceve onore nella propria patria, Paolo che pur aveva annunciato la Parola in tanti luoghi, non la predicò a Tarso. E gli apostoli per lo stesso motivo lasciarono Israele e misero in pratica ciò che il Salvatore aveva ordinato: “Ammaestrate tutte le genti e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea, in Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Hanno dunque messo in pratica il comando per la Giudea e Gerusalemme; ma poiché un profeta non riceve onore nella sua patria, dal momento che i Giudei non volevano accogliere la Parola, andarono verso le nazioni. Ma chiediti attentamente se, in base alla profezia: “Effonderò il mio spirito su ogni carne e si metteranno a profetizzare”, realizzatasi dopo l’avvento del Salvatore nelle chiese venute dai gentili, tu possa affermare che coloro che prima appartenevano al mondo e per il fatto di credere non sono più del mondo, vivendo nella loro patria, il mondo, pur avendo ricevuto lo Spirito Santo ed essendo diventati profeti, non ne ricevevano onore ma disprezzo. Perciò beati quelli che hanno sofferto come i profeti secondo ciò che dice il Salvatore: “Allo stesso modo infatti i loro padri si sono comportati coi profeti”. Uno che fa bene attenzione a queste parole se gli dovesse capitare, vivendo in pieno zelo e biasimando coloro che peccano, di essere odiato ed esposto ad insidie, come perseguitato e schernito a causa della giustizia, non solo non se ne dispiacerà, ma si rallegrerà ed esulterà, convinto di riceverne in cambio grande ricompensa nei cieli da parte di colui il quale lo ha paragonato ai profeti, per averne subito le stesse sofferenze. Occorre dunque che colui che vive con zelo la vita profetica ed è stato capace di accogliere lo Spirito che era nei profeti, riceva disprezzo nel mondo e tra i peccatori, ai quali è d’imbarazzo la vita del giusto”. ( Origene )

58 E non fece qui molte opere potenti a causa della loro incredulità.

“Queste parole ci fanno capire che i prodigi si compivano tra quelli che credevano, perché a colui che ha sarà dato e ne avrà in abbondanza, mentre tra gli increduli i prodigi non solo non si operavano, ma come ha riferito Marco, non potevano neppure operarsi. Presta infatti attenzione al testo: “Non vi poteva compiere alcun prodigio; non ha detto “non volle”, ma “non poté”, in quanto all’efficacia del prodigio si aggiunge una cooperazione da parte della fede di colui nel quale si sta compiendo il prodigio, efficacia impedita invece dall’incredulità. Osserva dunque che, a coloro che domandarono: “Perché non abbiamo potuto scacciarlo?”, Gesù rispose: “Per la scarsità della vostra fede”, mentre a Pietro che cominciava ad affondare, disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Invece l’emorroissa, che non aveva richiesto la guarigione, ma aveva soltanto pensato che se avesse toccato la frangia del suo mantello sarebbe guarita, fui sanata all’istante; e il Salvatore riconosce questo modo di guarigione dicendo: “Chi mi ha toccato? Perché ho sentito che una forza è uscita da me”. E può darsi che, allo stesso modo che per i corpi esiste un’attrazione naturale da parte di alcuni verso altri, come del magnete verso il ferro e di quella che si chiama nafta verso il fuoco, così tale fede esercita un’attrazione sulla potenza divina. Ecco perché è stato detto: “Se avrete fede pari a un granellino di senapa, direte a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà”. A me sembra però che Matteo e Marco, con l’intenzione di mostrare appunto la superiorità della potenza divina, capace di agire anche in mezzo all’incredulità, ma non di più di quanto possa di fronte alla fede di quelli che ne beneficiano, affermassero non che non compì lì miracoli a causa della loro incredulità, ma semplicemente non compì ivi molti miracoli. E Marco non affermò: “non poté lì compiere alcun prodigio, e si fermò a questo punto, bensì aggiunse: “Ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì”: la potenza che era in lui trionfò sulla incredulità, anche in quelle condizioni. Io sono di questo parere: nella sfera dei beni materiali lavorare la terra non basta per realizzare la raccolta dei frutti, se non vi concorre il contenuto della terra, e maggiormente l’ambiente, secondo la qualità progettata da colui che la ordina e crea come vuole, né d’altra parte il contenuto del terreno potrebbe portare alla raccolta senza coltivare la terra; o meglio, Colui che provvede non farebbe sorgere dalla terra i suoi prodotti se questa non fosse lavorata: una sola volta lo ha fatto, quando ha detto: “la terra produca germogli, erba di verdura, che produca seme secondo la sua specie e secondo la sua somiglianza”. Allo stesso modo, senza la fede da parte di quelli che vengono guariti, le energie dei miracoli non rivelano la loro efficacia ai fini della guarigione, ma neppure la fede, quale che sia, ottiene la guarigione senza la potenza divina. Ciò che è scritto circa la sapienza, lo applicherai alla fede e alle virtù particolari, sì da comporre un pensiero del genere: “Se anche uno fosse perfetto - nella fede - tra i figli degli uomini, mancandogli la potenza che viene da te, sarebbe stimato un nulla; e se anche uno fosse perfetto nella intelligenza tra i figli degli uomini, mancandogli l’intelligenza che viene da te, sarebbe stimato un nulla; oppure: se anche uno fosse perfetto nella giustizia e nelle altre virtù, mancandogli la giustizia e la altre virtù che vengono da te sarebbe stimato un nulla. Per cui il sapiente non si glori della sua sapienza, né il forte della sua forza: ciò che in realtà merita vanto non appartiene a noi, ma è dono di Dio, sia la sapienza che viene da lui, sia la forza che è da lui, e così tutte le altre virtù”. ( Origene )

 

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