Vangelo di Matteo cap12

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap.12

 

In illo tempore abiit Iesus per sata sabbato discipuli autem eius

1 In quel tempo si allontanò Gesù attraverso i seminati di sabato, ma i suoi discepoli, avendo

esurientes coeperunt vellere spicas et manducare pharisaei autem videntes

fame cominciarono a strappare delle spighe e a mangiare. 2 Ma i farisei, vedendo,

dixerunt ei ecce discipuli tui faciunt quod non licet facere sabbatis

dissero a lui: Ecco i tuoi discepoli fanno ciò che non è lecito fare in giorno di sabato

at ille dixit eis non legistis quid fecerit David quando esuriit

3 Ma quello disse loro: Non avete letto che cosa abbia fatto Davide allorché ebbe fame

et qui cum eo erant quomodo intravit in domum Dei et panes                                       e quelli che erano con lui, 4 come entrò nella casa di Dio e mangiò i pani

propositionis comedit quos non licebat ei edere neque his qui cum eo erant

di presentazione, che non era lecito a lui mangiare, né a quelli che erano con lui,

nisi solis sacerdotibus aut non legistis in lege quia sabbatis

se non ai soli sacerdoti? 5 O non avete letto nella legge che nei giorni di sabato 

sacerdotes in templo sabbatum violant et sine crimine sunt dico autem vobis quia

i sacerdoti nel tempio violano il sabato e sono senza colpa? 6 Ma io dico a voi che uno

templo maior est hic si autem sciretis quid est misericordiam volo et non sacrificium

più grande del tempio è qui. Ma se sapeste cos’è: Misericordia voglio e non sacrificio

numquam condemnassetis innocentes Dominus enim est Filius hominis etiam

non avreste mai condannato degli innocenti. 8 Infatti Signore è il Figlio dell’uomo anche

sabbatiet cum inde transisset venit in synagogam eorum et ecce homo

del sabato. 9 Ed essendo andato oltre di là, venne nella loro sinagoga. 10 Ed ecco un uomo

manum habens aridam et interrogabant eum dicentes si licet sabbatis curare

che aveva una mano arida, e lo interrogavano dicendo: Forse che è lecito curare di

ut accusarent eum ipse autem dixit illis quis erit ex vobis homo qui habeat

sabato? Per accusarlo. 11 Ma egli stesso disse loro: Chi sarà fra di voi l’uomo che abbia

ovem unam et si ceciderit haec sabbatis in foveam nonne tenebit

una sola pecora, e se questa cadesse di sabato in una fossa, forse che non la terrà

et levabit eam quanto magis melior est homo ove itaque licet

ferma e non la tirerà su? 12 Quanto più vale un uomo di una pecora! Pertanto è lecito

sabbatis benefacere tunc ait homini extende manum tuam et extendit

fare del bene in giorno di sabato. 13 Allora disse all’uomo: Stendi la tua mano. E la stese

et restituta est sanitati sicut altera exeuntes autem pharisaei consilium faciebant

e fu restituita alla sanità come l’altra. 14 Ma uscendo i farisei tenevano consiglio contro

adversus eum quomodo perderent eum Iesus autem sciens recessit inde et secuti

di lui, in quale modo farlo morire. 15 Ma Gesù sapendo si allontanò di là e lo seguirono

sunt multi et curavit eos omnes et praecepit eis ne manifestum eum facerent ut

molti e li curò tutti. 16 E comandò loro di non fare lui manifesto, 17 affinché si

adimpleretur quod dictum est per Esaiam prophetam dicentem ecce puer meus

adempisse ciò che fu detto per mezzo del profeta Isaia che dice: 18 Ecco il mio piccolo,

quem elegi dilectus meus in quo bene complacuit animae meae ponam

che ho scelto, il mio diletto, in cui ha posto il suo beneplacito l’anima mia. Porrò il

spiritum meum super eum et iudicium gentibus nuntiabit non contendet neque

mio spirito sopra di lui e annunzierà il giudizio alle genti. 19 Non contenderà né

clamabit neque audiet aliquis in plateis vocem eius harundinem quassatam non

griderà, né udrà qualcuno la sua voce sulle piazze, 20 non spezzerà una canna sbattuta

confringet et linum fumigans non extinguet donec eiciat ad victoriam iudicium

e non spegnerà un lucignolo fumigante, finché non scacci fuori il giudizio in vittoria.

et in nomine eius gentes sperabunt tunc oblatus est ei daemonium habens caecus et

21 E nel suo nome spereranno le genti. Allora gli fu offerto un indemoniato cieco e

mutus et curavit eum ita ut loqueretur et videret et stupebant omnes turbae et

muto e si prese cura di lui, cosicché parlava e vedeva. 23 E si stupivano tutte le folle e

dicebant numquid hic est filius David pharisaei autem audientes dixerunt hic

dicevano: Forse che questo è il figlio di Davide? 24 Ma i farisei sentendo dissero: Questi

non eicit daemones nisi in Beelzebub principe daemoniorum Iesus autem sciens

non caccia i demoni, se non in Beelzebub, principe dei demoni. 25 Ma Gesù, conoscendo

cogitationes eorum dixit eis omne regnum divisum contra se desolabitur et

i pensieri di quelli, disse loro: Ogni regno diviso contro se stesso sarà reso deserto e

omnis civitas vel domus divisa contra se non stabit et si satanas satanam eicit

ogni città o casa divisa contro se stessa non starà in piedi. 26 E se il satana caccia il

adversus se divisus est quomodo ergo stabit regnum eius et si ego

satana, è diviso contro se stesso. In quale modo starà in piedi il suo regno? 27 E se io in

in Beelzebub eicio daemones filii vestri in quo eiciunt ideo ipsi iudices vestri erunt

Beelzebub caccio i demoni, i vostri figli in chi cacciano? 28 Pertanto essi stessi saranno

si autem ego in spiritu Dei eicio daemones igitur pervenit in vos

giudici di voi. Ma se io nello spirito di Dio caccio i demoni, allora è giunto a voi il

regnum Dei aut quomodo potest quisquam intrare in domum fortis et vasa eius

regno di Dio. 29 O in quale modo può qualcuno entrare nella casa del forte e spezzare

diripere nisi prius alligaverit fortem et tunc domum illius diripiet qui non

i suoi vasi, se prima non avrà legato il forte? E allora distruggerà la sua casa. 30 Chi non

est mecum contra me est et qui non congregat mecum spargit ideo dico vobis

è con me è contro di me e chi non riunisce con me, disperde. 31 Pertanto dico a voi:

omne peccatum et blasphemia remittetur hominibus Spiritus autem blasphemia

Ogni peccato e bestemmia sarà rimesso agli uomini, ma la bestemmia contro lo

non remittetur et quicumque dixerit verbum contra Filium hominis

Spirito non sarà rimessa. 32 E chiunque avrà detto una parola contro il figlio dell’uomo

remittetur ei qui autem dixerit contra Spiritum sanctum non remittetur ei neque

gli sarà rimesso, ma chi avrà detto contro lo Spirito santo non sarà rimesso a lui né

in hoc saeculo neque in futuro aut facite arborem bonam et fructum eius bonum

in questo secolo né in quello futuro. 33 O fate l’albero buono e il suo frutto buono

aut facite arborem malam et fructum eius malum siquidem ex fructu arbor agnoscitur

o fate l’albero cattivo e il suo frutto cattivo, poiché dal frutto si riconosce l’albero.

Progenies viperarum quomodo potestis bona loqui cum sitis mali

34 Figli di vipere dall’inizio, come potete dire cose buone dal momento che siete malvagi ?

ex abundantia enim cordis os loquitur bonus homo de bono thesauro profert

Infatti dall’abbondanza del cuore parla la bocca. 35 Il buon uomo dal buon tesoro offre

bona et malus homo de malo thesauro profert mala

fuori cose buone e il cattivo uomo dal cattivo tesoro offre fuori cose cattive.

dico autem vobis quoniam omne verbum otiosum quod locuti fuerint homines reddent

36 Ma io dico a voi che ogni parola inutile che diranno gli uomini, renderanno

rationem de eo in die iudicii ex verbis enim tuis iusticaberis 

ragione di essa nel giorno del giudizio. 37 Infatti a partire dalle tue parole sarai giustificato      

et ex verbis tuis condemnaberis tunc responderunt ei quidam de scribis et

e a partire dalle tue parole sarai condannato. 38 Allora gli risposero alcuni degli scribi e

pharisaeii dicentes magister volumus a te signum videre qui respondens

dei farisei, dicendo: Maestro, vogliamo da te vedere un segno. 39 Questi rispondendo

ait illis generatio mala et adultera signum quaerit et signum non dabitur ei          

disse loro: Una generazione malvagia ed adultera cerca un segno, e un segno non le

nisi signum Ionae prophetae sicut enim fuit Ionas in ventre

sarà dato, se non il segno di Giona il profeta. 40 Infatti come fu Giona nel ventre del

ceti tribus diebus et tribus noctibus sic erit Filius hominis in corde terrae

cetaceo per tre giorni e tre notti, così sarà il figlio dell’uomo nel cuore della terra 

tribus diebus et tribus noctibus viri Ninivitae surgent in iudicio cum

per tre giorni e tre notti. 41 Gli uomini di Ninive sorgeranno nel giudizio con questa

generatione ista et condemnabunt eam, quia paenitentiam egerunt in praedicatione

generazione e la condanneranno, poiché fecero penitenza durante la predicazione

Ionae et ecce plus quam Ionas hic regina austri surget in iudicio cum generatione

di Giona, ed ecco più di Giona è qui. 42 La regina del sud sorgerà nel giudizio con questa

ista et condemnabit eam quia venit a finibus terrae audire

generazione e la condannerà, poiché venne dai confini della terra ad ascoltare la

sapientiam Salomonis et ecce plus quam Salomon hic cum autem immundus spiritus

sapienza di Salomone; ed ecco più di Salomone è qui. 43 Ma essendo uscito lo spirito

exierit ab homine ambulat per loca arida quarens requiem et non invenit tunc dicit

immondo dall’uomo vaga per luoghi aridi cercando riposo e non trova. 44 Allora dice:

revertar in domum meam unde exivi et veniens invenit eam vacantem scopis

Tornerò nella mia casa, donde sono uscito. E venendo, trova quella vacante, pulita

mundatam et ornatam tunc vadit et assumit septem alios spiritus secum nequiores se

con scopa, adornata. 45 Allora va e prende con sé sette altri spiriti più perversi di lui

et intrantes habitant ibi et fiunt novissima hominis illius peiora prioribus

ed entrando abitano qui. E le ultime cose di quell’uomo diventano peggiori delle prime

sic erit et generationi huic pessimae adhuc eo loquente 

Così sarà anche per questa generazione, la peggiore. 46 Mentre ancora egli parlava

ad turbas ecce mater eius et fratres stabant foris querentes loqui ei dixit autem     

alle folle, ecco sua madre e i fratelli stavano fuori cercando di parlargli. 47 E un tale gli

ei quidam ecce mater tua et fratres tui foris stant quarentes te at ipse

disse: Ecco tua madre e i tuoi fratelli fuori stanno cercando te. 48 Ma egli stesso

respondens dicenti sibi ait quae est mater mea et qui sunt fratres mei

rispondendo a chi gli parlava disse: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?

Et extendens manum in discipulos suos dixit ecce mater mea et fratres mei

49 E stendendo la mano sui suoi discepoli disse: Ecco mia madre e i miei fratelli.

Quicumque enim fecerit voluntatem Patris mei qui in caelis est ipse meus frater

50 Infatti chiunque farà la volontà del Padre mio che è nei cieli, proprio lui è mio fratello

et soror et mater est

e sorella e madre.

 

 

                                              

1 In quel tempo si allontanò tra i seminati di sabato;

E’ inevitabile il cammino tra i beni di questo mondo, ma lo spirito di Dio porta Gesù lontano da essi. E non solo da ciò che è superfluo, ma anche da ciò che è pane quotidiano, come le spighe di frumento. Il miglior modo per onorare il giorno del Signore è cercare il cibo che viene dal cielo. Ogni altra fame, ogni altro desiderio non può avere facile soddisfazione, ma deve passare attraverso il sacrificio e la rinuncia.

“Anche in un altro evangelista leggiamo che, a causa delle difficoltà in cui vivevano, non avevano una casa dove mangiare, e perciò, essendo uomini erano affamati. E il fatto che sfregano le spighe tra le mani per saziare la fame, è indizio dell’austerità della loro vita, tipico di chi non cerca elaborate vivande, ma cibi semplicissimi”. ( Gerolamo )

“Il campo è il mondo, il sabato è il riposo, le messi il progresso dei futuri credenti in vista della raccolta. Così la partenza per il campo in giorno di sabato indica l’avanzare del Signore in questo mondo quando la Legge è inoperosa, per vedere queste messi, cioè la semenza del genere umano. E poiché il loro desiderio di cibo indica la fame della salvezza dell’uomo, i discepoli si affrettano a cogliere prematuramente e a strappare le spighe, cioè a saziarsi della salvezza dei santi. Infatti non è adatto all’uomo nutrirsi di spighe e non gli giova mangiare frumento raccolto prematuramente. Ma l’immagine del futuro accompagna la realtà del fatto e il valore intrinseco della parole manifesta il mistero della fame e della sazietà”. ( Ilario )

Ma i suoi discepoli, avendo fame, cominciarono a strappare delle spighe e a mangiare. Non sempre chi segue Gesù ha la sua stessa fame di cibo spirituale: la fame del cibo materiale può avere facile sopravvento e trovarci deboli ed indifesi. Certamente i discepoli si accontentano di poco, ma è quel poco che infrange la Legge e la regola di colui che innanzi tutto cerca il Signore. Ed è singolare che la condanna ed il disappunto vengano dall’uomo e non da Dio.

2 E i farisei, vedendo, dissero a lui: Ecco i tuoi discepoli fanno ciò che non è lecito fare in giorno di sabato.

Chi vive nello spirito della Legge è il primo a condannare chi non osserva la Legge, e senza concedere attenuanti. Non così Gesù che è più disposto a comprendere e a perdonare. Vi è una pretesa osservanza della Legge che, nel suo rigore, crea un Dio senza amore e senza paterna comprensione. E’ tutto qui il senso del peccato e della disobbedienza: strappare un po’ di spighe in giorno di sabato, per calmare i morsi della fame? Così la pensano i farisei e non si scandalizzano tanto dei discepoli, uomini semplici e di nessun conto, quanto di Gesù, perché non li riprende. Scrutano anche quello che fanno gli apostoli, ma solo per accusare il Cristo. Come può un maestro tollerare una trasgressione così aperta e palese della Legge di Dio?

3 Ma quello disse loro: Non avete letto che cosa abbia fatto Davide, allorché ebbe fame, e quelli che erano con lui: 4 come entrò nella casa di Dio e mangiò i pani di presentazione, che non era lecito a lui mangiare né a quelli che erano con lui, se non ai soli sacerdoti? 5 O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio violano il sabato e sono senza colpa?

Una lettura più attenta e più illuminata della Parola dona uno spirito diverso e un modo diverso di rapportarsi a Dio e agli uomini. Giova innanzi tutto entrare nella casa di Dio per cercare il suo amore e il suo perdono: poco importa se per la nostra debolezza non riusciamo ad osservare la Legge in tutto e per tutto. La Legge è soltanto in funzione della vita nuova che è in Cristo. Prepara i nostri cuori alla venuta del Salvatore, ma non può essere l’alternativa al Signore. Meglio disobbedire alla Legge e cercare rifugio nel Signore, come ha fatto Davide, piuttosto che osservare la Legge, come fate voi farisei, per rifiutare il Figlio di Dio. Né si viola il sabato, quando si fa qualcosa di per sé utile e necessario, ma quando non si cerca il Signore e la sua giustizia. Condannate i miei discepoli perché mangiano un po’ di grano? Eppure essi mi seguono e mi servono, voi no. Non fanno essi ciò che da sempre fanno i sacerdoti in Gerusalemme? E non per servire ad un tempio di pietra, ma al tempio vivente di Dio.

“Voi calunniate - dice in altre parole - i miei discepoli perché passando per i campi, hanno raccolto e sbriciolato con le mani le spighe, spinti dalla necessità di mangiare, mentre voi stessi violate nel tempio il precetto del sabato, immolando le vittime, uccidendo i tori, consumando col fuoco gli olocausti posti sulle cataste di legna e, come si legge in un altro Vangelo, circoncidendo di sabato i bambini; così, mentre vi mostrate solleciti nell’osservare una norma della Legge, violate il precetto del sabato. Ma le leggi di Dio non possono mai essere in contrasto tra loro. Saggiamente, dato che i suoi discepoli potevano essere accusati di violazione della Legge, dichiara che essi hanno seguito l’esempio di David e di Achimelech: ritorce così l’accusa di violazione del sabato, colpa autentica, in questo caso, perché non giustificata da nessuna necessità, contro di essi che avevano calunniato gli apostoli. ( Gerolamo )  

6 Ma io dico a voi che uno più grande del tempio è qui.

“Più grande del tempio è il luogo dove si trova il Signore del tempio”. ( Gerolamo )

E’ ormai giunto in mezzo a voi Colui che è promessa ed adempimento della Legge. Con la venuta del Figlio dell’uomo si manifesta nella sua pienezza quell’amore che già era prefigurato e racchiuso nella Parola data ad Israele. Nulla di nuovo, ma la realizzazione dell’antica promessa.

7 Ma se sapeste cos’è: Misericordia voglio e non sacrificio, non avreste mai condannato degli innocenti.

L’amore misericordioso del Padre è già nello spirito della Legge. L’esaltazione del sacrificio dell’uomo è frutto di un rapporto sbagliato e mancato con la Parola. La Legge conclude nella glorificazione dell’amore del Padre, nell’inno di lode al Signore della vita. Misero e cieco quell’uomo che osserva la Legge, perché crede nel proprio sacrificio per Dio. L’unico vero sacrificio è quello che Dio fa per l’uomo, nel Cristo e in virtù del Cristo. Non indurite il vostro cuore, nell’orgoglio e nella presunzione di una vostra giustizia, ma apritelo alla giustizia e alla misericordia divina. Non condannate i miei discepoli per la loro debolezza e pochezza, ma imitate il loro esempio, seguendo me! Godete dei frutti dolci del mio amore, liberatevi dei frutti amari del vostro sacrificio! Gesù chiama innocenti i suoi discepoli, non perché siano senza peccato ( nessun uomo è senza peccato ), ma relativamente a ciò che hanno fatto in giorno di sabato. Condannateli per altro, ma non per aver mangiato un po’ di grano in giorno di sabato! Il vostro Dio è un Dio malvagio, frutto della vostra malvagità: non è il Dio d’Israele che vuole misericordia e non sacrificio. Voi, al contrario, cercate e volete il sacrificio dell’uomo, e rifiutate con ciò la misericordia del Signore e l’unico sacrificio che è accetto al Padre.

“L’opera della nostra salvezza consiste nella misericordia, non nel sacrificio e, cessando la Legge, siamo salvati dalla bontà di Dio. Se essi avessero compreso il dono che essa ci fa, non avrebbero mai condannato degli innocenti, cioè gli apostoli. Essi per invidia li accusavano di aver trasgredito la Legge, quando invece, finito il tempo antico dei sacrifici, la novità della misericordia per mezzo di essi veniva in aiuto di tutti gli uomini. E non avrebbero pensato che il Signore del sabato era legato alla legge del sabato”. ( Ilario )

8 Infatti Signore è il figlio dell’uomo anche del sabato.

Chi dona la vita è Signore e creatore del sabato e può donare la vita anche di sabato..., ma non c’è peggiore sordo di chi non vuol sentire. E allora Gesù abbandona il confronto nel mondo, con chi possiede lo spirito di questo mondo e va a snidare i farisei nella chiesa, nella roccaforte della fede, per smascherare la loro mancanza di fede.

9 Ed essendo andato oltre di là, venne nella loro sinagoga.

“E’ il tredicesimo, quest’infermo che viene guarito nella sinagoga. Va notato che la mano arida è risanata, non mentre Gesù cammina o è in piazza, ma nel luogo in cui si radunavano i giudei”. ( Gerolamo )

Un confronto di verità trova la sua soluzione ultima e definitiva soltanto in colei che da sempre è custode fedele della Parola di Dio: nulla importa se la casa di Dio è diventata la casa dei farisei. Va ripudiata la falsità dei cristiani, non la chiesa del Signore. E chi incontra innanzi tutto Gesù nella sua chiesa, se non un uomo con una mano arida, incapace di operare per Dio, perché privo della potente mano di Dio? Nessuno fino ad ora si è curato di lui, tanto meno i farisei che lo presentano a Gesù, non perché lo guarisca ma solo per farne oggetto di contesa: una contesa senza amore che vuol escludere dalla chiesa colui che unico è amore.

10 Ed ecco un uomo che aveva una mano arida, e lo interrogavano dicendo: Forse che è lecito curare di sabato: Per accusarlo.

“Poiché Gesù, con l’indiscutibile esempio di Davide, ha smontato l’accusa che i farisei rivolgevano ai suoi discepoli di violare il sabato, ora costoro cercano di calunniare lui personalmente. Lo interrogano se sia lecito o no curare di sabato, per poterlo accusare di crudeltà o di debolezza se avesse rifiutato di curare, oppure di trasgressione della Legge se lo avesse fatto”. ( Gerolamo )

Non tutti frequentano la casa di Dio per ascoltare la sua Parola e per essere da Lei giudicati. C’è anche chi tende insidie alla Parola come il serpente in Eden, non ascoltando la Parola, ma interrogando Colui che è Parola. I farisei vorrebbero smascherare la presunta falsità del figlio dell’uomo: rendono manifesta a tutti la loro incredulità e la loro impotente stoltezza. Chi vuol essere giudice di Dio si giudica da se stesso.

11 Ma egli stesso disse loro: Chi sarà fra di voi l’uomo che abbia una sola pecora, e se questa cadesse di sabato in una fossa, forse che non la terrà ferma e non la tirerà su? Nessuno è così stolto da lasciar perire in giorno di sabato un animale che gli dà da vivere..., e non per amore, ma per semplice opportunismo. Quale meraviglia se il figlio di Dio salva un uomo in giorno di sabato?

12 Quanto più vale un uomo di una pecora! Pertanto è lecito fare del bene in giorno di sabato.

Certo non si può ridurre all’impotenza chi non si riconosce in uno stato d’impotenza , né salvare dalla fossa della morte chi non  si vede in uno stato di morte. Meglio abbandonare nella chiesa ogni inutile discussione con chi non vuol comprendere e prendersi cura di coloro che confidano nel Signore.

13 Allora disse all’uomo: Stendi la tua mano. E la stese e fu restituita alla sanità come l’altra.

“Fino alla venuta del Salvatore, arida era la mano dei Giudei nella sinagoga, dove non venivano compiute le opere di Dio. Ma dopo che Gesù è venuto sulla terra, a chi crede negli apostoli è stato ridato l’uso della mano destra, alla quale è stato restituito il perduto vigore”. ( Gerolamo )  

Soltanto l’obbedienza pronta e docile di chi allunga a Dio la propria mano, impotente a operare la Sua volontà, conosce e sperimenta la salvezza che è nel Cristo. E cosa possono replicare i farisei all’opera di Dio che si manifesta nella chiesa? Nulla: abbandonano coloro che confidano nel Signore e vanno a tramare contro Gesù in altra sede.

14 Ma uscendo i farisei tenevano consiglio contro di lui, in quale modo farlo morire.

Invece di accogliere la vita, vogliono uccidere colui che è autore della vita: docili strumenti del Satana, che nulla potendo contro Dio, riversa la sua ira contro il Figlio di Dio.  15 Ma Gesù, sapendo, si allontanò di là...

Il Signore abbandona al loro destino di morte coloro che hanno il cuore ostile contro di lui, e va oltre a cercare quelli che sono perduti.

“ Conoscendo le insidie dei farisei, che volevano uccidere il loro Salvatore, egli se ne va, appunto per togliere ai farisei l’occasione di manifestare contro di lui la loro empietà”. ( Gerolamo )

e lo seguirono molti. Chi ama Gesù non è disposto a perderlo e lo segue ovunque, come il bene più prezioso...e nessuno rimane deluso. e li curò tutti. Con lo stesso amore e con la stessa premura.

16 E comandò loro di non fare lui manifesto, 17 affinché si adempisse ciò che fu detto per mezzo del profeta Isaia che dice...

Non possono rimanere nascoste le meraviglie compiute dal Cristo, ma il Figlio non vuole e non cerca la sua gloria, ma quella del Padre, perché risalti e venga innanzi tutto esaltato l’amore di colui che l’ha mandato. Nel Cristo si realizza e si rende manifesta la fedeltà di Dio ad Israele, nell’adempimento dell’antica promessa.

18 Ecco il mio piccolo, che ho scelto, il mio prediletto, in cui ha posto il suo beneplacito l’anima mia.

Il Padre chiama il figlio piccolo, perché si è fatto piccolo agli occhi del mondo, perché il mondo veda grande l’amore del Padre. “Per questo il Padre l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome...” ( Filip. 2,11 )

“Per mezzo del profeta  Isaia, la persona del Padre dice: “Porrò il mio Spirito su di lui”. Lo Spirito non viene posto sopra il Verbo di Dio, né sopra l’Unigenito che procede dal Padre, ma sopra colui del quale è detto: “Ecco il mio servo”. ( Gerolamo )

Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà il giudizio alle genti.

Come un padre tenero e premuroso Iddio pone nel Figlio il suo spirito d’amore, perché annunci ai fratelli il giudizio che viene dal cielo. E non come l’uomo che giudica solo per condannare, ma con la mitezza del primogenito che giudica in nome del Padre... solo per salvare.

19 Non contenderà né griderà, né udrà qualcuno la sua voce sulle piazze, 20 non spezzerà una canna sbattuta e non spegnerà un lucignolo fumigante, finché non scacci fuori il giudizio in vittoria.

“Larga e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti la imboccano. Sono costoro che non odono la voce del Salvatore: perché non camminano per la via stretta, ma per la via larga... Chi non porge la mano al peccatore, e non porta il fardello del fratello suo, questi è colui che spezza la canna già rotta. E chi disprezza la minuscola scintilla della fede nei piccoli, questi spegne il lucignolo fumigante. Nessuna di queste cose ha fatto Cristo: perché è venuto a salvare coloro che erano perduti”. ( Gerolamo )

Non giova scagliarsi contro l’uomo e il suo peccato, giova innanzi tutto sconfiggere colui che è autore di ogni peccato. Così il giudizio si trasforma in vittoria, la parola di condanna in parola di salvezza, il pianto di chi è perduto nella gioia di chi è salvato.

21 E nel suo nome spereranno le genti.

Non vi è altra speranza, se non quella che viene dal Figlio, e non solo per Israele, ma per tutte le genti. Beviamo con viva gioia alla fonte della salvezza e non cerchiamo altrove se non nella chiesa.

22 Allora gli fu offerto un indemoniato cieco e muto e si prese cura di lui, cosicché parlava e vedeva.  

Il demonio rende ciechi, cioè incapaci di vedere le meraviglie operate dal Figlio e muti, cioè incapaci di dar lode al suo nome. Non c’è guarigione, se non per opera del Cristo e non innanzi tutto perché vediamo, ma perché parliamo. Prima ancora di vedere le opere di Dio, la fede dà lode a Dio. Si vede perché si invoca e si glorifica il Suo nome: nessuno darà mai gloria a Dio, solo perché ha visto le opere del Figlio. C’è chi vede e non dà lode, come i farisei; c’è chi crede senza pretendere di vedere. La fede ha occhi spirituali e non cerca ciò che appare alla carne e al sangue: ne conosce i pericoli e le insidie diaboliche e ne vede l’inutilità. Meglio rifugiarsi nel Signore e nella meditazione della sua Parola e non rincorrere segni e prodigi, che non sono prerogativa esclusiva di Dio, ma che conosce bene anche il maligno.

“Tre prodigi contemporaneamente sono stati compiuti in un uomo solo: il cieco vede, il muto parla e l’indemoniato è liberato dal demonio. Ciò che allora fu compiuto nella carne una volta, ora si compie quotidianamente nella conversione dei credenti, i quali, espulso il demonio dell’incredulità, dapprima vedono la luce della fede, poi la loro lingua, un tempo paralizzata, si scioglie per elevare lodi al Signore”. ( Gerolamo )

23 E si stupivano tutte le folle e dicevano: Forse che questo è il figlio di Davide?

Non possiamo pensare che queste folle credano solo perché vedono le opere di Cristo: anche i farisei vedono, ma invece di aprire il cuore al Signore lo induriscono ancora di più. Del resto le ragioni stesse per cui hanno seguito Gesù sono diverse: le une sono state mosse dal desiderio di conoscere più da vicino il Cristo, sono disposte all’ascolto e a comprendere, gli altri hanno seguito Gesù solo per scrutare la sua parola e le sue opere e trovare un motivo qualsiasi per metterlo a morte. La fede delle folle ne esce confermata:  “Forse che questo è il figlio di Davide?”.

24 Ma i farisei sentendo dissero: Questi non caccia i demoni, se non in Beelzebub, principe dei demoni.

I miracoli del Cristo rafforzano la fede di chi crede e l’incredulità di chi non crede. E l’incredulità assume sempre forme ed atteggiamenti più spregiudicati della fede. Timida ed incerta è la fede sul nascere, violenta e sicura fin dall’origine, ogni forma di incredulità. Nelle folle che seguono Gesù s’insinua il dubbio che è speranza, nei farisei si rafferma la certezza che esclude qualsiasi possibilità di salvezza in Cristo. Non solo non credono, ma non sanno neanche accettare e rispettare la fede degli altri, e cercano di trascinarli con sé, nel loro odio mortale contro Cristo: così lo spirito del Maligno.

25 Ma Gesù conoscendo i pensieri di quelli disse loro...

Risponde ai pensieri dei farisei, ma solo per smascherare la loro stoltezza agli occhi di chi lo segue, perché non si lasci traviare da discorsi perversi. Chi ignora Gesù merita di essere ignorato da Gesù, ma non quando semina zizzania nella sua chiesa.

“Il Signore risponde loro - non a ciò che hanno detto, ma a ciò che hanno pensato - per costringerli così a credere nella sua potenza, dato che legge nel segreto dei cuori”. ( Gerolamo ) “Mentre il Signore e Salvatore nostro rivela i pensieri del loro cuore, mostra manifestamente ad essi di essere Dio, cosa che non volevano credere, perché conoscere i pensieri del cuore è solo di Dio, di cui sta scritto: Scruta reni e cuori. E ancora: L’uomo vede nel volto, ma Dio nel cuore”.

Ogni regno diviso contro se stesso sarà reso deserto e ogni città o casa divisa contro se stessa non starà in piedi. 26 E se il Satana caccia il satana, è diviso contro se stesso. In quale modo starà in piedi il suo regno?

L’uomo della Legge, di cui i farisei sono figura, porta con sé una divisione interiore e una frattura tra bene e male, che è frutto dell’opera del Satana, ma che è estranea al suo regno in sé e per sé. Diviso nell’uomo, il regno del Satana è rigidamente unitario e fortemente unito in se stesso, nel suo essere contro Dio e contro il suo Cristo. Se così non fosse non avrebbe retto nel tempo e sarebbe già caduto, senza alcun intervento esterno, per la sua intrinseca debolezza ed inconsistenza. In verità il suo regno è ancora ben saldo e non sembra proprio che sia destinato a perire da solo. Ma se voi farisei, continua Gesù, affermate che io caccio il satana in virtù del satana, ammettete, se pur inconsciamente, che la fine del suo regno è vicina, perché finalmente il Figlio dell’uomo ha spezzato quel legame d’iniquità che tiene i cuori indissolubilmente uniti al Satana. E non può fare questo schierandosi col Maligno, ma contro il Maligno. Certamente voi non siete disposti a riconoscere e ad accogliere la salvezza che viene dal Figlio ed immaginate qualsiasi inganno, contro qualsiasi logica evidenza e coerenza. In realtà la divisione che voi attribuite al Satana e l’inganno che vedete nel Figlio sono soltanto in voi e per voi. I vostri cuori, così saldamente uniti nella lotta contro Cristo, sono divisi in se stessi tra la schiavitù al Satana e una pretesa volontà di autoliberazione dal Satana: una volontà falsa perché non vuole la giustizia di Dio, ingannevole perché nulla può da sola contro il Diavolo. Portate in voi stessi i germi della distruzione e le ragioni della condanna nel giorno del giudizio.

Ogni regno diviso contro se stesso sarà reso deserto e ogni città o casa divisa contro se stessa non starà in piedi

Il vostro cuore è saccheggiato da Satana e sarà ridotto alla desolazione più completa; la vostra anima sarà distrutta per sempre nel giorno del giudizio. Altro è avere la potenza per cacciare il Maligno, altro è avere la presunzione di una facile vittoria sul Diavolo con le sole forze dell’uomo. Simulate la lotta contro il male, senza alcun desiderio di essere liberati dal male. Schiavi del diavolo ingannate coloro che vi seguono, dopo aver ingannato voi stessi.

“Nell’affermazione del Signore che un regno o una città o una casa divisa nella discordia non può reggersi, si comprende che egli aveva voluto ricordare  che sia il regno, che era posseduto dal popolo dei Giudei e che sotto Geroboamo, schiavo di Salomone, era stato in precedenza diviso, sarebbe caduto in rovina, sia che i Giudei avrebbero perduto completamente la città Gerusalemme, cui si era opposta Samaria, e l’edificio del tempio, in contrapposizione al quale erano state innalzate vacche d’oro e templi degli idoli. Per questo mostrò loro che bisogna, piuttosto, mirare ad un regno che non può essere diviso, cioè celeste ed eterno, e a una Gerusalemme città spirituale, che rimane sempre stabile e inconcussa, e a una casa di Dio vera, che nessun potere avverso poté mai o potrà assalire, perché certamente sicura è questa casa che viene difesa dal Figlio di Dio, cui è lode e gloria nei secoli dei secoli”. ( Cromazio )

27 E se io in Beelzebub caccio i demoni, i vostri figli in chi cacciano”?

Se il Figlio dell’uomo caccia i demoni senza la potenza che viene dall’alto, in virtù di quale potenza li cacciano i vostri figli, dal momento che non accolgono e non vogliono la potenza che viene dal cielo?

Pertanto essi stessi saranno giudici di voi,

perché alla fine si ritroveranno ancora più schiavi del Diavolo e si condanneranno da se stessi, dopo aver condannato voi stessi, trascinati in giudizio dai loro maestri e coi loro maestri.

“Con l’espressione “ i vostri figli” indica o i numerosi esorcisti di quel popolo o gli apostoli che da quel popolo discendevano. Se si tratta degli esorcisti che scacciavano i demoni invocando il nome di Dio, con la sua prudente domanda li costringe ad ammettere che il fatto è opera dello Spirito Santo. E’ come se dicesse: _ Se la capacità di scacciare i demoni che hanno i vostri figli non è da ascrivere ai demoni stessi ma a Dio, perché in me la stessa azione non dovrebbe avere la medesima origine? Perciò essi saranno i vostri giudici, non perché ne hanno la potestà, ma per la logica del paragone: loro infatti attribuiscono a Dio il potere di scacciare i demoni, mentre voi lo attribuite a Beelzebub, principe dei demoni. Se invece queste parole si riferiscono agli apostoli, come mi sembra più giusto, saranno gli apostoli i loro giudici, perché sederanno sui dodici troni per giudicare le dodici tribù d’Israele”. ( Gerolamo )

“Che se io caccio i demoni in nome di Belzebub, in nome di chi li cacciano i vostri figli?, cioè gli apostoli, che, sebbene apparissero nati dalla stirpe dei Giudei, per la qual cosa furono anche detti figli, tuttavia non cacciarono gli spiriti immondi dai corpi in virtù di un nome diverso da quello di Cristo, avendo ricevuto il potere dal Signore. Perciò disse: Essi saranno i vostri giudici, condannando la loro nequizia nel giudizio futuro, perché non vollero credere né al Figlio di Dio, che per sua virtù operava miracoli divini, né ai medesimi apostoli, che compivano moltissimi prodigi nel nome del Signore”. ( Cromazio )

28 Ma se io nello Spirito di Dio caccio i demoni, allora è giunto a voi il regno di Dio.

“In Luca questa frase è riferita così: “Ma se io caccio i demoni col dito di Dio...”. E’ quel dito che riconobbero anche i maghi quando cercarono di contrastare coi loro prodigi i prodigi di Mosè e di Aronne affermando: “Questo è il dito di Dio!”; è il dito col quale sono state scritte le tavole di pietra sul monte Sinai. Se il Figlio è la mano e il braccio di Dio, e lo Spirito Santo è il dito di lui, una sola è la sostanza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Non ti scandalizzi la diseguaglianza delle membra, ma ti rafforzi nella fede l’unità del corpo”. ( Gerolamo )

Soltanto se il Figlio, nello spirito e con lo spirito del Padre, caccia i demoni, allora, finalmente, è giunto a voi il regno di Dio. E non si può cacciare il Satana dal cuore dell’uomo, se prima non lo si lega e non lo si riduce all’impotenza.

29 O in quale modo può qualcuno entrare nella casa del forte e spezzare i suoi vasi, se prima non avrà legato il forte? E allora distruggerà la sua casa.

Voi volete salvare il tesoro del vostro cuore e lo custodite gelosamente in vasi, ma sono vasi d’iniquità, ricolmi di ogni male e di ogni bruttura. Non ci sarà vittoria sul regno del Satana, se non lasciate che il Figlio di Dio distrugga il peccato che è in voi. Aprite le porte a Colui che viene dal Signore, riconoscete la vostra impotenza e il Cristo distruggerà colui che ha preso dimora nel vostro cuore, per salvare l’anima vostra dalla dannazione eterna. Non c’è altra possibilità di salvezza, se non in Cristo e per Cristo.

“Non dobbiamo sentirci sicuri: il nostro avversario è forte, lo dimostrano le sue grida di vittoria. La sua casa è il mondo, che è posto nelle mani del Maligno, che governa non con dignità, ma col potere della sua malvagità. Un tempo lo ospitammo pure noi nel nostro corpo. Ma ora il forte è legato e rinchiuso nell’inferno. Il piede del Signore l’ha schiacciato e, distrutta la casa del tiranno, gli schiavi sono diventati schiavi di un altro padrone”. ( Gerolamo )

“Egli mostra di aver annientato tutto il potere del diavolo al tempo della sua prima tentazione, spiegando che nessuno penetra nella casa dell’uomo forte e rapisce le sue cose, se prima non lo lega. Allora soltanto egli potrà saccheggiare la sua casa. E colui che fa questo è necessario che sia più forte dell’uomo forte. Questi dunque è stato legato allorché, ricevuto l’appellativo di Satana dal Signore, è stato incatenato per il fatto stesso che è stata dichiarata la sua perversità. A lui, incatenato in questo modo, egli ha sottratto le sue spoglie e ha portato via la casa. Cioè ha ricondotto in suo potere noi, che un tempo eravamo suoi soldati e milizia del suo regno. Così dopo averlo vinto e incatenato, ha preparato per noi una casa vuota e in buon stato”. ( Ilario )                                  

Nell’uomo forte qui indica lo stesso Satana, principe dei demoni, che nella casa di questo mondo possedeva prigionieri i corpi degli uomini come beni propri. Aveva infatti resi suoi prigionieri ogni razza di uomini e su tutti dominava a guisa di un tiranno mediante la potenza del peccato... Per legare quest’essere forte venne uno più forte di lui, cioè l’unigenito Figlio di Dio, affinché legato quel forte, liberasse dal suo potere noi tutti che eravamo stati un tempo beni o preda del Diavolo. Egli, infatti, è Colui che, salendo in alto, come dicono Davide e l’Apostolo, rese schiava la schiavitù e diede i suoi doni agli uomini”. ( Cromazio )

30 Chi non è con me è contro di me e chi non riunisce con me, disperde.

Il Figlio di Dio è venuto a riunire le pecore disperse della casa d’Israele: se non vi schierate dalla sua parte vi fate strumenti di Satana per disperdere e allontanare i cuori da Dio.

“Non si creda che queste parole siano rivolte agli eretici e agli scismatici ( quantunque si potrebbe riferirle anche ad essi ); dal contesto del discorso è chiaro che vanno riferite al diavolo, nel senso che le opere del Salvatore non possono essere raffrontate con quelle di Beelzebub. Questi anela a tener schiave le anime degli uomini, mentre il Signore desidera liberarle; questi spinge gli uomini verso un’infinità di idoli, mentre il Signore ci richiama alla virtù. Come possono andare d’accordo tra loro, se le loro opere sono così opposte?” ( Gerolamo ) “E’ proprio del diavolo disperdere per la perdizione, di Cristo raccogliere per la salvezza. Perciò è chiaro che non può essere col Signore chi è contro il Signore”. ( Cromazio )

31 Pertanto dico a voi: Ogni peccato e bestemmia sarà rimesso agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà rimessa.

32 E chiunque avrà detto una parola contro il figlio dell’uomo, gli sarà rimesso, ma chi avrà detto contro lo Spirito Santo non sarà rimesso a lui né in questo secolo, né in quello futuro.

La salvezza è ormai un dato e un fatto, in virtù di Cristo e del dono dello Spirito Santo che è in Lui e da Lui: non è più un’ipotesi per il futuro o una semplice congettura, ma una realtà vivente ed operante nel cuore di coloro che credono. Vi si può perdonare di non credere al figlio di Dio, che si manifesta a voi sotto le sembianze del figlio dell’uomo: potrebbe essere un imbroglione ed un impostore, ma non vi si può perdonare il rifiuto dello Spirito Santo che procede dal Padre e che non è dato se non in virtù di Cristo. Invece di far polemica con Gesù accogliete il dono dello Spirito, e sarete liberati dal Maligno ed entrerete nella vita eterna. A che giova discutere di Cristo e far polemica col Cristo, per poi chiudere gli occhi per non vedere e non accogliere la salvezza? Non ci sarà altra salvezza, né in questa vita né nel secolo futuro. Con la venuta di Cristo la storia è giunta al suo epilogo finale; non aspettate e non cercate nient’altro e nessun altro. Cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo, se non il rifiuto del suo dono e della sua grazia? Chi ci libererà dal potere del Maligno, se non colui che ci ha già liberato? Se non credete a Cristo e alla sua parola, credete almeno alla sua opera.

“Egli condanna l’opinione dei farisei e la perversità di coloro che pensano come loro mediante una rigorosa discriminazione, promettendo il perdono di tutti i peccati, ma negando il perdono alla bestemmia contro lo Spirito. Poiché, se le altre parole e le altre azioni sono perdonate con generosità, non c’è misericordia per coloro che negano Dio in Cristo. E colui, contro il quale si pecca senza possibilità di perdono, usa la sua benevolenza nell’ammonirci ripetutamente che i peccati di ogni genere saranno perdonati del tutto, ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. Che cosa infatti è più imperdonabile del negare a Cristo ciò che è di Dio e privarlo della sostanza dello Spirito del Padre, quando compie ogni opera nello Spirito di Dio, quando lui stesso è il regno dei cieli e in lui Dio ha riconciliato a sé il mondo? Quindi tutto ciò che in Cristo sarà oltraggiato, lo sarà anche in Dio, poiché Dio è in Cristo e Cristo in Dio”. ( Ilario )

“Chi pur comprendendo chiaramente le opere di Dio, la cui potenza non può negare, spinto dall’invidia arriva a calunniare e a dire che Cristo, Verbo di Dio, e le opere dello Spirito Santo sono tutt’uno con Beelzebub, a costui non potrà essere perdonato né in questa terra né in cielo”. ( Gerolamo )

“Se si pecca contro un uomo o se si inganna un uomo, questo peccato può ottenere il perdono, purché, convertitosi, ciascuno dia soddisfazione al fratello che ha offeso. Così a Pietro, che chiedeva al Signore quante volte si dovesse perdonare al fratello peccatore, il Signore rispose che si doveva perdonare non solo sette volte, ma settanta volte sette, purché quello che ha offeso il fratello, fatta pace con lui, si penta di ciò che ha detto. Ma peccare contro Dio come i farisei, anzi bestemmiare così gravemente, è una colpa imperdonabile e irrimediabile”. ( Cromazio )

33 O fate l’albero buono e il suo frutto buono, o fate l’albero cattivo e il suo frutto cattivo, poiché dal frutto si riconosce l’albero.

Chi porta frutto, porta frutto per la salvezza o per la dannazione. L’albero buono porta frutti buoni, l’albero cattivo porta frutti cattivi. E’ dal frutto che  si riconosce l’albero. E quali frutti ci dona il Figlio, se non quelli dello Spirito Santo, che gli dà vita, per donarci la sua stessa vita? Ma voi rinnegate il figlio che il Padre ha mandato, perché non siete figli suoi, ma figli del Maligno. Vi riempite la bocca di belle parole, ma nel cuore avete la putredine della morte.

“Li mette alle strette con un sillogismo che i greci chiamano “ afukton” e che noi possiamo definire “inevitabile”, perché chiude in una morsa coloro cui è rivolto e li schiaccia con l’una e con l’altra delle due alternative. Se - egli dice - il diavolo è cattivo, non può fare opere buone. E se buone sono le opere che mi vedete compiere, ne consegue che non è il diavolo a farle. Non può accadere infatti che il bene derivi dal male, o che dal bene discenda il male”. Gerolamo )

34 Figli di vipere dall’inizio, come potete dire cose buone dal momento che siete malvagi? Infatti dall’abbondanza del cuore parla la bocca.

Non crediate di potervi salvare con le vostre parole di bontà e di verità. La parola è specchio del cuore, “infatti dall’abbondanza del cuore parla la bocca”. La parola dell’uomo può ingannare i suoi simili, ma non colui che vede nel cuore dell’uomo. Cosa offrite voi con le vostre parole, come alternativa al dono di Dio, se non il male che è in voi? 35 Il buon uomo dal buon tesoro offre fuori cose buone e il cattivo uomo dal cattivo tesoro offre fuori cose cattive.

Nessuno è buono se non il Figlio, e non vi è parola buona, se non quella che viene dal Figlio e quella che si riconosce nel Figlio. Non solo le vostre opere vi condannano, ma prima ancora le vostre parole. Non c’è parola indifferente al fondamento e al fine della vita, neppure quella che ai nostri occhi può sembrare la più semplice e la più inoffensiva.

36 Ma io dico a voi che ogni parola inutile che diranno gli uomini, renderanno ragione di essa nel giorno del giudizio. 37 Infatti a partire dalle tue parole sarai giustificato e a partire dalle tue parole sarai condannato.

Parola vana è quella che non arreca utilità né a chi la dice né a chi l’ascolta: come quando, messe da parte le cose serie, ci soffermiamo a parlare di cose frivole o raccontiamo antiche favole. Chi invece ripete frasi oscene, sghignazza e parla in modo turpe, costui sarà colpevole di aver detto, non parole vane, ma parole delittuose”. ( Gerolamo )

Ci giustifica ogni parola che riporta e riunisce al Figlio, ci condanna ogni parola che allontana e separa dal Cristo. Attenti ai discorsi oziosi e inutili, non sono mai così innocenti come crediamo! Meglio il silenzio e la solitudine. Non dobbiamo cercare ed ascoltare nessun altro, se non colui che innanzi tutto parla ed opera nel segreto di ogni cuore. Ma non sembra proprio che i farisei vogliano capire!                         

38 Allora gli risposero alcuni degli scribi e dei farisei, dicendo: Maestro, vogliamo da te vedere un segno.

“Un altro evangelista più chiaramente spiega che cosa chiedono: “Vogliamo vedere da te un segno dal cielo”. Desideravano vedere il fuoco scendere dal cielo, come accadde a Elia; Oppure, a somiglianza di Samuele, desideravano d’estate sentir rombare il tuono, balenare i lampi, scrosciare la pioggia, come se non avessero potuto interpretare in modo maligno anche tale prodigio, accusando le molteplici e occulte potenze dell’aria di averlo provocato. Infatti, tu che metti in dubbio le cose che vedi, che tocchi con mano e di cui sai capire l’utilità, che cosa non dirai di fronte ai prodigi che vengono dal cielo? Certamente, risponderai che anche i maghi d’Egitto facevano molti prodigi del cielo”. ( Gerolamo )

Insistono e persistono nel loro attaccamento alle opere, incapaci di ascoltare e di comprendere la Parola. Chiedono un segno, perché non portano nel loro cuore il segno che è sigillo dello Spirito Santo. Non si lasciano plasmare dal Signore, ascoltando la sua parola e accogliendo la sua grazia, ma continuano a scrutare il mistero di Dio, sempre più lontani dal suo amore.

39 Questi rispondendo disse loro: Una generazione malvagia ed adultera cerca un segno, e un segno non le sarà dato, se non il segno di Giona il profeta. 40 Infatti come fu Giona nel ventre del cetaceo per tre giorni e tre notti, così sarà il figlio dell’uomo nel cuore della terra per tre giorni e tre notti.

“Nella figura della sineddoche la parte sta per il tutto: così il Signore non è stato tre giorni e tre notti nell’inferno, ma i tre giorni e le tre notti comprendono anche il giorno della Parasceve, della Domenica e tutto il giorno del Sabato”. ( Gerolamo )

“Cercavano un segno sia l’incredulità sia la cecità, pur vedendo compiersi tanti prodigi. Mostrò, tuttavia, che quanto era accaduto a Giona era segno della futura verità, e cioè l’aver subito la tempesta, l’essere stato gettato in mare, l’essere stato inghiottito dal mostro marino e dopo tre giorni rigettato sul lido, dimostrando che il Figlio di Dio sarebbe venuto nella carne, avrebbe subito la tempesta di questo mondo e le tentazioni da parte del popolo stesso come fossero flutti, avrebbe visitato i luoghi di sotterra e il terzo giorno, ripreso il corpo che era stato deposto nella tomba, sarebbe risuscitato. Diceva che sarebbe avvenuto questo segno, perché, come Giona non aveva predicato agli abitanti di Ninive se non dopo essere stato liberato dagli abissi del mare, e in tal modo troviamo che salvò quel popolo indotto a fare penitenza, così mostrava pure che anch’egli, dopo essere risorto dagli inferi una volta calpestata la morte, avrebbe predicato in ogni luogo per mezzo dei suoi apostoli e avrebbe convertito molti sia del popolo stesso sia di tutte le nazioni, conducendoli alla salvezza”. ( Cromazio )

Gesù non nega un segno a coloro che non credono, ma sarà un segno di morte e non di vita. I farisei vedranno e crederanno soltanto nella morte di Gesù, non vedranno e non crederanno nella sua risurrezione. Quale segno più grande di un uomo che risuscita dai morti? Ma chi ha ucciso per sempre il Signore nel proprio cuore non ha occhi per la sua risurrezione, ma solo per la sua morte. A nulla giovano i segni, seppur dati: ognuno intende quel che vuol intendere. L’unico vero segno è la potenza del Cristo che già opera nel segreto del cuore; ma bisogna pentirsi del proprio peccato e cercare la salvezza come il bene più prezioso, a qualsiasi costo e a qualsiasi sacrificio. 

41 Gli uomini di Ninive sorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, poiché fecero penitenza durante la predicazione di Giona, ed ecco più di Giona è qui.

“La condanneranno non perché sarà dato loro il potere di giudicare, ma col paragone del loro esempio... Giona, secondo la versione dei Settanta, predicò per tre giorni; io - potrebbe dire Gesù - per molto più tempo. Giona predicò alle genti incredule dell’Assiria; io, ai giudei, il popolo di Dio. Egli, agli esuli; io, ai concittadini. Giona parlò con la semplice voce, senza compiere alcun prodigio; io, pur compiendo tanti miracoli, sono accusato di essere Beelzebub. C’è dunque più che Giona qui presente tra voi”. ( Gerolamo )

Sarà punita l’inerte pigrizia e la durezza di cuore di chi non solo non cerca il Signore, ma neppure lo accoglie, allorché si presenta alla sua casa, senza che ne abbia il merito e  sia degno del suo dono.

42 La regina del sud sorgerà nel giudizio con questa generazione e la condannerà, poiché venne dai confini della terra ad ascoltare la sapienza di Salomone; ed ecco più di Salomone è qui.

Altri hanno fatto sacrifici molto grandi per conoscere e vedere anche un semplice riflesso della gloria di Dio. Come si potrà giustificare colui che non accoglie il Figlio che è immagine del Padre? Cos’altro cercano e chi vogliono coloro che rifiutano il Dio fattosi uomo, per farsi conoscere all’uomo?

“Si tratta della regina di Saba, di cui si parla nel libro dei Re e nei Paralipomeni: Questa regina, superando grandi difficoltà, abbandonò la sua gente e il suo trono e venne in Giudea solo per ascoltare la sapienza di Salomone, cui volle portare molti doni. In Ninive e nella regina di Saba è raffigurata la fede dei gentili, che viene anteposta a Israele”. ( Gerolamo )

“Il Signore addusse anche l’esempio della regina del sud, che dobbiamo semplicemente intendere e credere si riferisca, in futuro, alla professione di fede di quel popolo. Ma il significato spirituale è questo: come la regina di Saba, udita la fama di Salomone, si recò da lui, per giunta con un magnifico seguito, lasciando la propria patria, così anche la chiesa, udito il nome di Cristo, Figlio di Dio, venne alla fede con una moltitudine di credenti da tutte le nazioni, cioè da quelle del mondo nel quale viveva, dopo aver lasciato i propri idoli. E come la regina di Saba offrì a Salomone centoventi talenti d’oro e aromi di pregio e pietre preziose, così, anche la chiesa offrì al Figlio di Dio nei centoventi talenti d’oro i martiri che, versando il loro sangue per il nome di Signore, raggiungono la somma di centoventi talenti. Nel numero cento si indica la fede perfetta e completa, poiché, quando ebbe raggiunto tale numero di anni, Abramo, padre della nostra fede, ricevette tutte le promesse. Nel numero venti s’indica il nome del Signore. Negli aromi, invece, il testo sacro indica le vergini che, con la loro vita, come aromi, offrono a Dio un profumo soavissimo. Nelle pietre preziose, invece, sono prefigurate la anime dei giusti, perché, come il fuoco non può averla vinta sulle pietre preziose, così nemmeno la Geenna sugli uomini giusti. Perciò, è manifesto che la regina di Saba rappresenta la figura della chiesa, che è la vera regina naturalmente destinata a regnare col Signore in eterno; di essa anche Davide dice nel salmo: “La regina si è assisa alla tua destra in un vestito tessuto d’oro, ricoperta di preziosi ricami”. Essa è la chiesa, che sappiamo è giunta dalle estreme regioni, cioè da tutte le genti, come lo stesso Davide dice, parlando in persona di lei. “Dai confini della terra io t’invocai, mentre il mio cuore era angustiato”. ( Cromazio )

43 Ma essendo uscito lo spirito immondo dell’uomo vaga per luoghi aridi cercando riposo e non trova. “Dobbiamo necessariamente ritenere che egli non si rivolge agli eretici o genericamente agli uomini: è al popolo dei giudei che si riferisce la parabola. Il contesto del discorso anzi non consente libere ed equivoche interpretazioni, né, secondo lo stile degli indotti, è incerto e mutevole, ma è severamente coerente e strettamente legato a ciò che precede e a ciò che segue. Lo spirito immondo è uscito dai giudei quando fu data loro la Legge, e si è aggirato per luoghi deserti in cerca di riposo. Cacciato dunque dai giudei ha vagato per le solitudini dei gentili. Ma quando questi ultimi hanno creduto al Signore, lo spirito, non  trovando più dimora nei gentili, ha detto: “Tornerò nella casa, da cui sono uscito”. Cioè, ritornerò dai giudei, che prima avevo abbandonato”. ( Gerolamo )                                                               

Il  rifiuto del Cristo non è mai casuale ed occasionale; ha radici profonde, nel cuore stesso dell’uomo e nel suo modo di rapportarsi al bene: così è degli scribi e dei farisei. Si illudono di essersi liberati dallo spirito del Maligno e di averlo cacciato dalla loro casa. Ed è proprio la presunzione di una falsa liberazione dall’antica schiavitù che li porta a vagare senza meta e senza padrone, cercando finalmente riposo nel loro travaglio interiore che non ha fine, perché non conosce Colui che è il suo fine. Un cuore rimasto solo è un cuore arido, senza vita, perché non beve più alla fonte della vita. Crea il deserto intorno a sé, cercando di far morire tutto ciò che è male, ma non vede sorgere e non lascia sorgere Colui che è bene. Non vi è condizione più triste di quella dell’uomo che lotta e vive soltanto per la propria giustizia: non avrà il piacere del mondo e neppure la gioia del Cristo. Sarà abbandonato all’aridità e alla solitudine del proprio cuore, da Dio e dagli uomini. Ma non reggerà a lungo.

44 Allora dice: Tornerò nella mia casa, donde sono uscito.

I suoi occhi non conoscono speranza e guardano al passato, non al futuro; ritornano a cercare i piaceri già conosciuti, non agognano i beni celesti. Non sono rivolti a Dio, ma si piegano su se stessi, per cercare la vita in se stessi.

E venendo, trova quella vacante, pulita con scopa, adornata.

Ritorna, seppur inconsciamente alla vita di una volta e non la vede poi così male, ma migliore di prima, perché fatta migliore dal sacrificio e dalla lotta contro il peccato. Può riprenderne possesso facilmente perché nessuno se ne è impadronito e non ci sarà più bisogno di lottare per trovare ove riporre il proprio cuore. Né ci sarà bisogno di altra fatica per ripulirla dalle sozzure del peccato. E’ stata rimossa ogni sporcizia... con la scopa, a dire il vero, e presto si rifarà. Ma questo non importa e non lo comprende chi non vuole comprendere. E per la gioia degli occhi carnali non solo è libera e ripulita da ogni immondezza, ma è pure adornata di opere belle e buone. Cosa si può volere e cosa ci si può aspettare di più dalla vita? E cosa può volere e aspettare colui che confida nella propria giustizia, se non di vedersi finalmente libero dalle brutture del peccato e rivestito dallo splendore della propria giustizia? Misero quell’uomo che finisce per credersi giusto, dopo aver lottato per la propria giustizia. Non aprirà più il cuore alla giustizia che viene dal cielo, ma finirà per vivere per se stesso e non più per il Signore. E, quel che è peggio, la situazione ultima sarà peggiore della prima, perché finalmente ha trovato la pace del proprio cuore, il proprio vanto, la propria gioia e consolazione in se stesso, nell’apparire giusto ai propri occhi. E non vede in tutto questo lo zampino di un diavolo, ma la meritata e giusta ricompensa per le proprie fatiche.

45 Allora va e prende con sé sette altri spiriti più perversi di lui, ed entrando abitano qui. Se prima aveva un solo padrone che lo teneva schiavo, ora ne ha molti di più e non si vede proprio come possa liberarsene.

E le ultime cose di quell’uomo diventano peggiori delle prime. Non solo non diventa migliore degli altri, ma addirittura peggiore.

Così sarà anche per questa generazione, la peggiore. Ancora una volta la parola di Gesù è nella forma del paradosso, perché paradossale, ambigua, in sé contradditoria è la condizione dell’uomo che cerca la liberazione dal male, senza prima cercare l’aiuto del Signore. Finirà per ripiegarsi su se stesso in una sorta di riflessione e di compiacente contemplazione della propria giustizia, e chiuderà per sempre il proprio cuore all’annuncio della salvezza.

 “Non è la stessa cosa non credere a colui che deve venire,  e rifiutarsi di accogliere colui che è già venuto. Il diavolo si unisce con altri demoni in numero di sette, e questo, o per un riferimento al Sabato, o perché sette è il numero dello Spirito Santo: come Isaia ci dice che sul virgulto della radice di Jesse e sul fiore che dalla radice era nato discese lo spirito delle sette virtù, così il diavolo, al contrario, viene consacrato da un uguale numero di vizi”.( Gerolamo)

46 Mentre ancora egli parlava alle folle, ecco sua madre e i fratelli stavano fuori cercando di parlargli.

47 E un tale gli disse: Ecco tua madre e i tuoi fratelli fuori stanno cercando te. 48 Ma egli stesso rispondendo a chi gli parlava disse: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? 49 E stendendo la mano sui suoi discepoli disse: Ecco mia madre e i miei fratelli. 50 Infatti chiunque farà la volontà del Padre mio che è nei cieli, proprio lui è mio fratello e sorella e madre.

“Gesù offre a tutti se stesso come modello di agire e di pensare. Così il diritto e l’attribuzione di ogni parentela dovevano essere mantenuti a partire non più dalla condizione di nascita, ma dalla comunione con la chiesa. Non bisogna pensare tuttavia che egli abbia avuto sentimenti di fastidio nei confronti di sua madre, per la quale ha manifestato la sua premura al momento in cui è stato esposto alla passione. Ma una ragione tipologica è stata osservata anche nel fatto che sua madre e i suoi fratelli stavano fuori, pur avendo certamente come gli altri la possibilità di avvicinarlo. Poiché è venuto tra la sua gente e i suoi non lo hanno riconosciuto, in sua madre e nei suoi fratelli sono prefigurati la sinagoga e gli israeliti, che si astengono dall’entrare e dall’avvicinarlo”. ( Ilario )

Mi sembra che questo tale che reca la notizia al Salvatore, non porti solo una semplice e casuale notizia, ma tenti di tendergli un’insidia, quasi per vedere se Gesù anteponga alle opere dello spirito i legami del sangue. Il Signore rinuncia ad uscire, non perché non voglia ricevere la madre e i fratelli, ma per respingere l’insidia; e, indicando con la mano i discepoli, dice: ... Ecco mia madre: i discepoli che ogni giorno mi generano nelle anime dei credenti. Ecco i miei fratelli: i discepoli che compiono le opere del Padre mio. Non rinnega, come sostengono Marcione e i manichei, la madre, come se volesse far capire di essere stato generato da un fantasma, ma antepone gli apostoli ai vincoli della parentela umana, affinché noi anteponiamo, nel paragone, lo spirito alla carne. ”Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e desiderano parlarti”, gli dicono. Alcuni immaginano che i fratelli del Signore siano i figli di Giuseppe e di un’altra moglie, seguendo le deliranti affermazioni dei vangeli apocrifi, che inventano l’esistenza di un’altra moglie di Giuseppe, chiamata Melca o Esca. Noi riteniamo, come già abbiamo esposto nel nostro libro contro Elvidio, che i fratelli del Signore non siano affatto figli di Giuseppe, ma cugini del Salvatore, figli della sorella di Maria, cioè della zia del Signore, la quale appunto sarebbe madre di Giacomo il Minore, di Giuseppe e di Giuda, i quali, in un altro Vangelo ( Mc. 6,3) sono appunto chiamati fratelli di Gesù. E’ d’altra parte consuetudine delle Scritture chiamare fratelli i cugini. Secondo un’interpretazione spirituale, quando il Salvatore parla alle folle si rivolge alle nazioni. Cioè la madre e i fratelli, che sono il simbolo della sinagoga e del popolo giudeo, stanno fuori; desiderano entrare, ma non sono degni di ascoltare la sua parola. Poiché insistono e chiedono, mandando un messaggero, ricevono la risposta che sono liberi e possono entrare, sempre che si decidano anch’essi a credere; tuttavia non potranno entrare se non attraverso la mediazione di altri. ( Gerolamo )

 

Informazioni aggiuntive