Vangelo di Matteo cap11

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap.11

 

 

Et factum est cum consummasset Iesus praecipiens duodecim discipulis suis transiit

1 E accadde che avendo portato a culmine Gesù, dando precetti ai suoi discepoli, passò

inde ut doceret et praedicaret in civitatibus eorum Iohannes autem cum audisset

oltre di là, per insegnare e predicare nelle loro città.

2 E Giovanni avendo sentito mentre

in vinculis opera Christi mittens duos de discipulis ait illi tu es

era in catene le opere di Cristo, mandando due dei suoi discepoli gli disse: 3 Sei tu

qui venturus es an alium exspectamus et respondens Iesus ait illis euntes

quello che sta per venire, o aspettiamo un altro? 4 E rispondendo Gesù disse loro:

euntes renuntiate Iohanni quae audistis et vidistis caeci vident claudi 

Andando riferite a Giovanni quelle cose che avete udito e visto. 5 Ciechi vedono, zoppi

ambulant leprosi mundantur surdi audiunt mortui resurgunt pauperes

camminano, lebbrosi sono mondati, sordi odono, morti risorgono, poveri

evangelizantur et beatus est qui non fuerit scandalizatus in me

vengono evangelizzati, 6 ed è beato chi non si sarà scandalizzato in me.

illis autem abeuntibus coepit Iesus dicere ad turbas de Iohanne

7 Ma allontanandosi quelli, cominciò Gesù a dire alle folle riguardo a Giovanni:

quid existis in desertum videre harundinem vento agitatam sed quid

Che cosa siete usciti a vedere nel deserto? Una canna agitata da un vento? 8 Ma che

existis videre hominem mollibus vestitum ecce qui mollibus vestiuntur

cosa siete usciti a vedere? Un uomo vestito di mollezze? Ecco quelli che si vestono

in domibus regum sunt sed quid existis videre prophetam

con mollezze sono nelle case dei re. 9 Ma che cosa siete usciti a vedere? Un profeta?

Etiam dico vobis et plus quam prophetam hic est enim de quo scriptum est ecce ego

Anche, dico a voi, e più di un profeta. 10 Questi infatti è colui del quale è scritto: Ecco io

mitto angelum meum ante faciem tuam qui praeparabit viam tuam ante te

mando il mio angelo davanti al tuo volto, il quale preparerà la tua via davanti a te.

Amen dico vobis non surrexit inter natos mulierum maior Iohanne Baptista

11 In verità, dico a voi, non è sorto fra i nati di donne uno più grande di Giovanni Battista

qui autem minor est in regno caelorum maior est illo a diebus autem Iohannis

ma chi è più piccolo, nel regno dei cieli è più grande di lui. 12 Ma dai giorni di Giovanni

Baptistae usque nunc regnum caelorum vim patitur et violenti rapiunt illud

Battista fino ad ora il regno dei cieli patisce violenza e dei violenti lo rapiscono.

Omnes enim prophetae et lex usque ad Iohannem prophetaverunt et si vultis

13 Infatti tutti i profeti e la Legge fino a Giovanni hanno profetizzato e, 14 se volete

recipere ipse est Elias qui venturus est qui habet aures audiendi audiat

accogliere, lui stesso è Elia che sta per venire. 15 Chi ha orecchie di ascolto, ascolti.

Cui autem similem aestimabo generationem istam similis est pueris sedentibus in foro

16 Ma a chi farò simile questa generazione? E’ simile a fanciulli seduti in piazza

qui clamantes coequalibus dicunt cecinimus vobis et non saltastis 

che gridando ai coetanei dicono: 17 Abbiamo cantato per voi e non avete ballato,

lamentavimus et non planxistis venit enim Iohannes neque manducans

abbiamo fatto lamento e non avete pianto. 18 E’ venuto infatti Giovanni né mangiando

neque bibens et dicunt daemonium habet venit Filius hominis manducans et

né bevendo e dicono: Ha un demonio. 19 E’ venuto il Figlio dell’uomo mangiando e

bibens et dicunt ecce homo vorax et potator vini publicanorum et peccatorum amicus

bevendo e dicono: Ecco un uomo vorace e bevitore di vino, amico di pubblicani e di

et iustificata est sapientia a filiis suis tunc coepit exprobare

peccatori. E la sapienza è stata giustificata dai suoi figli. 20 Allora cominciò ad esecrare

civitatibus in quibus factae sunt plurimae virtutes quia non egissent paenitentiam

le città nelle quali furono operati moltissimi prodigi, perché non avevano fatto

vae tibi Corozain vae tibi Bethsaida quia si in Tyro et Sidone factae essent

penitenza. 21 Guai a te, Corazin, guai a te Betsaida, perché se a Tiro e a Sidone fossero

virtutes quae factae sunt in vobis olim in cilicio et in cinere

stati operati i prodigi che sono stati operati in voi, da tempo in cilicio e cenere

paenitentiam egissent verumtamen dico vobis Tyro et Sidoni remissius

avrebbero fatto penitenza. 22 Ma dico pure a voi: Per Tiro e Sidone ci sarà con maggior

erit in die iudicii quam vobis et tu Capharnaum numquid usque in caelum exaltaberis

remissione che a voi nel giorno del giudizio. 23 E tu Cafarnao, sarai forse innalzata fino in

usque in infernum descendes quia si in Sodomis factae fuissent virtutes

cielo? Fino all’inferno discenderai; perché se in Sodoma fossero stati operati i prodigi

quae factae sunt in te forte mansissent usque in hanc diem verumtamen dico

che sono stati operati in te, forse sarebbe rimasta fino a questo giorno. 24 Ma dico pure

vobis quia terrae Sodomorum remissius erit in die iudicii quam tibi

a voi che alla terra di Sodoma sarà con maggior remissione che a te.

In illo tempore respondens Iesus dixit confiteor tibi Pater Domine caeli et

25 In quel tempo rispondendo Gesù disse: Rendo lode a te, Padre, Signore del cielo e

terrae quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus et revelasti

della terra, perché hai tenuto nascosto queste cose a sapienti e prudenti e le hai

ea parvulis ita Pater quoniam sic fuit placitum ante te

rivelate a dei piccoli. 26 Sì Padre, poiché così fu il beneplacito davanti a te.

Omnia mihi tradita sunt a Patre meo et nemo novit Filium nisi

27 Tutte le cose a me sono state affidate dal Padre mio. E nessuno conosce il Figlio, se

Pater neque Patrem quis novit nisi Filius et cui voluerit Filius

non il Padre; né alcuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio avrà

revelare venite ad omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos

voluto rivelarlo. 28 Venite a me tutti voi che tribolate e siete oppressi ed io vi darò

tollite iugum meum super vos et discite a me quia mitis sum et humilis

ristoro. 29 Alzate il mio giogo sopra di voi e imparate da me, poiché sono mite ed umile

corde et invenietis requiem animabus vestris iugum enim meum suave est

di cuore; e troverete pace per le vostre anime.

30 Infatti il mio giogo è soave

et onus meum leve

e il mio peso lieve.

 

 

                                        Matteo 11

1 E accadde che avendo portato a culmine Gesù, dando precetti ai suoi discepoli, passò oltre di là, per insegnare e predicare nelle loro città.

L’opera di Gesù non conosce sosta, né momenti vuoti. Allorché Gesù ha portato a termine il suo discorso agli apostoli ( e come poteva concludere, se non dando loro dei precetti? Non è il precetto la forma prima ed ultima della Sua parola? ), ecco che passa oltre, per insegnare e predicare anche agli altri figli di Israele. Finito un insegnamento ne comincia un altro, in forma diversa, in luogo diverso, ad altre persone, ma senza posa , né interruzione. Questa volta non è l’uomo che segue Dio come hanno fatto i discepoli, ma è Dio che insegue l’uomo, fino al suo nascondiglio preferito che è la vita quotidiana.

2 Ma Giovanni avendo sentito mentre era in catene le opere di Cristo

Non tutti dormono assopiti nel sonno della morte, c’è anche chi è ben desto e attento alla salvezza che viene dal cielo. E non ci sono catene che tengano e che impediscano di avvicinarsi a Gesù, neppure quelle materiali del carcere. Quantomeno le catene della vita di ogni giorno! Se non possiamo arrivare a Gesù coi nostri piedi chiediamo aiuto alla sua chiesa.

mandando due dei suoi discepoli 3 gli disse: Sei tu quello che sta per venire, o aspettiamo un altro?

La fede arriva subito al suo cuore e all’Evento. Chi innanzi tutto attende Gesù, vuol innanzi tutto sapere se è venuto Gesù. Certamente Giovanni non ha dubbi riguardo a Cristo, ma lo fa per i suoi discepoli, perché conoscano il Salvatore da vicino, per la Sua parola, perché si distacchino col cuore dal loro maestro terreno, per ascoltare il Maestro che viene dal cielo.

4 E rispondendo Gesù disse loro: Andando riferite a Giovanni quelle cose che avete udito e visto:

E quale migliore conferma di una parola che è verità del suo adempimento più pieno e completo? La parola vera è una parola potente che opera solo per il bene dei suoi figli. Certo anche la parola del Satana è potente, ma non per la salvezza dell’uomo, ma per la sua rovina.

5 Ciechi vedono, zoppi camminano, lebbrosi sono mondati, sordi odono, morti risorgono, poveri vengono evangelizzati,

E’ questa la potenza che viene dall’alto: non c’è male così grande che non possa guarire. E non si accontenta di sanare coloro che portano la minorazione che viene dal peccato, ma addirittura risuscita coloro che sono morti a causa del peccato, per riportarli ad un’altra vita. L’annuncio della salvezza è innanzi tutto per i poveri di spirito, cioè per coloro che sono consapevoli del proprio stato di peccato.

6 ed è beato chi non si sarà scandalizzato in me.

Felice l’uomo che non si scandalizza di fronte alle opere del Salvatore: il suo cuore riposa al sicuro in Lui, e in Lui non troverà nessun motivo di scandalo, ma soltanto la gioia della liberazione.

7 Ma allontanandosi quelli, cominciò Gesù a dire alle folle riguardo a Giovanni:

Le domande dei discepoli del Battista, potevano aver suscitato nelle folle dubbi e perplessità riguardo al carisma profetico di Giovanni, per questo Gesù, non potendo dare spiegazioni che sarebbero risultate incomprensibili, ribadisce la missione divina di Giovanni.

Che cosa siete usciti a vedere nel deserto? Una canna agitata da un vento?

State tranquilli, non vi siete sbagliati riguardo a Giovanni, non è un visionario che cambia parere a seconda dell’umore, come una canna sbattuta qua e là da un vento.

8 Ma che cosa siete usciti a vedere? Un uomo vestito di mollezze? Ecco quelli che si vestono con mollezze sono nelle case dei re.

Se Giovanni fosse un potente di questo mondo vivrebbe come i potenti di questo mondo e insieme con loro, non nel deserto da solo.

“Si deve intendere per deserto un luogo vuoto dello Spirito Santo, dove Dio non potrebbe abitare. La canna indica un uomo che risplende della gloria del mondo nella vanità della sua vita: seducente dal punto di vista esteriore, ma inesistente dal di dentro, pronto a lasciarsi trasportare da qualsiasi spinta di vento, cioè da qualsiasi soffio di spiriti immondi, incapace di restare fermo e privo di midollo spirituale. Così quando dice: Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?, egli vuol dire: Siete andati forse a vedere un uomo privo della conoscenza di Dio e sbattuto qua e là dal soffio di spiriti immondi? Infatti lo dice in tono di disapprovazione piuttosto che di conferma, mostrando così di non vedere in Giovanni un uomo inconsistente e instabile”. ( Ilario )

9 Ma che cosa siete usciti a vedere? Un profeta? Anche, dico a voi, e più di un profeta.  Non solo non è delusa la vostra aspettativa, ma la verità è ancora più grande e più bella.

10 Questi infatti è colui del quale è scritto: Ecco io mando il mio angelo davanti al tuo volto, il quale preparerà la tua via davanti a te.

Non è semplicemente un profeta, ma il più grande dei profeti. In lui e con lui si conclude la profezia e inizia il suo adempimento finale.

11 In verità dico a voi, non è sorto fra i nati di donne uno più grande di Giovanni;

Con Giovanni ogni grandezza umana, nel suo essere in Dio e per Dio ha trovato la sua massima esaltazione. Ma è giunto il tempo in cui si rende manifesta ben altra grandezza. Come il cielo dista dalla terra, così la grandezza di chi viene dal cielo è al di sopra di ogni grandezza terrena. Per questo chi ora appare ai vostri occhi carnali più piccolo di Giovanni, in realtà è più grande di lui.

ma chi è più piccolo, nel regno dei cieli è più grande di lui.

Agli occhi del popolo eletto Gesù appare ora più piccolo di Giovanni, in realtà è più grande di lui: lo attesta e lo proclama tutto il regno dei cieli. E’ ormai finito il tempo della rivelazione, che vede l’uomo passivo, in cui è solo Dio ad operare e all’uomo spetta soltanto ascoltare e non dimenticare, nella speranza della liberazione che viene dal cielo. Ora finalmente è venuto il Salvatore e con Lui la guerra contro l’oppressore che ci tiene schiavi del peccato. La sua guerra è la nostra guerra e dobbiamo schierarci dalla sua parte, con Lui e non contro di Lui; ne va della vita eterna.

12 Ma dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora il regno dei cieli patisce violenza e dei violenti lo rapiscono.

La lotta non è più semplicemente annunciata, ma è ormai in atto e non c’è più possibilità di scampo e di fuga per i cuori tiepidi. E’ tempo di accettare la violenza che viene dal cielo, facendo violenza a noi stessi. Solo così potremo strappare al Figlio il regno dei cieli, che è innanzi tutto nella promessa e può rimanere soltanto una promessa.

“I figli ripudiano il testamento, i servi lo riconoscono. Così il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La gloria destinata dai patriarchi a Israele, annunciata dai profeti, offerta da Cristo, entra in possesso e viene rapita con forza dalla fede dei pagani”. ( Ilario )

13 Infatti tutti i profeti e la Legge fino a Giovanni hanno profetizzato,

vale a dire hanno semplicemente preannunziato la salvezza e tenuta viva la speranza della liberazione futura: ma nulla di più. Ora invece la salvezza è venuta, con la lotta e come altrimenti...?! Non è più tempo di attendere la guerra di liberazione, ma di combattere con tutte le nostre forze, insieme con Gesù, prima che sia troppo tardi. E non pensate che debba venire ancora qualcun altro, oltre a Giovanni, prima che sia dichiarata la guerra.

14 e se volete accogliere, lui stesso è Elia che sta per venire.

Bando ad ogni dubbio e ad ogni esitazione e mano alla spada!

15 Chi ha orecchie di ascolto, ascolti.

Il discorso è velato e bisogna aprire bene le orecchie: non comprende se non chi vuole ascoltare il Signore... e non con le orecchie della carne! Né giova insistere con la parola, quando il cuore è chiuso a Colui che è Parola. Prima di proseguire dobbiamo aprire una breve parentesi per rendere ragione di una lettura, che a qualcuno, forse, è sembrata ardita, per non dire cervellotica ed infondata, soprattutto nel suo procedere in modo diverso, rispetto all’interpretazione più comunemente diffusa nella chiesa. Il passo in questione è al versetto 11. E’ doveroso, innanzi tutto, un attento esame del testo originale greco, che è stato tradotto dalla Vulgata con una trasposizione pressoché letterale, senza correzione o giustapposizione alcuna. Si ricorda, inoltre, che il testo antico non conosce punteggiatura: questa è stata aggiunta tardivamente e di per sé non è chiave di lettura, in quanto ci dice semplicemente quale lettura ne è stata fatta dal copista. Per ragione di comodità riportiamo il testo latino per ciò che può essere motivo di controversia: “In verità, dico a voi, non è sorto fra i nati di donne uno più grande di Giovanni Battista; qui autem minor est in regno caelorum maior est illo”. E’ chiaro che Gesù vuol fare un confronto tra Giovanni ed “un altro”: non altrettanto chiaro chi è oggetto di tanta attenzione da parte di Gesù, al punto da essere posto al di sopra dello stesso Giovanni. Possiamo intendere che un qualsiasi beato del Paradiso, angelo o uomo, che agli occhi della Gerusalemme celeste può apparire più piccolo rispetto ad altri o ad un altro, questi è certamente più grande di Giovanni. Colui che è piccolo in cielo è pur sempre più grande di colui che è il più grande sulla terra. E come mettere in discussione che altra è la grandezza della vita terrena, altra la grandezza di quella celeste? Ma è proprio l’ovvietà del discorso, il suo porsi come dato scontato ed inoppugnabile che non giustifica la conclusione di Gesù: “Chi ha orecchie di ascolto, ascolti”. Evidentemente le sue parole non sono così immediatamente comprensibili, se ci è chiesto di ricorrere a tutta la nostra fede! Né si può dar ragione a coloro che traducono minor come se fosse minimus, il più piccolo. Non si può falsificare la Parola per giustificare una qualsiasi lettura, anche se ci appare di più facile comprensione. Quale interesse poteva avere Gesù a tirare in ballo il più piccolo nel regno dei cieli? Semplicemente per dire che è più grande di Giovanni? Ma se ha appena detto che il Battista è il più grande fra i nati di donna... e non per la carne e il sangue, ma perché ha aperto la strada a Colui che viene cielo! E’ l’angelo mandato dal Padre; la sua vita è nella prospettiva del regno dei cieli, e non può stare alcun confronto di valore con chi ha già raggiunto la vita che è in cielo. Sarebbe un controsenso ed una contraddizione voler sminuire la sua figura, proprio in rapporto a quella comunità dei santi di cui egli è profeta. La grandezza di Giovanni è in piena sintonia ed armonia con la grandezza di coloro che sono nel regno dei cieli. Non sempre ciò che appare come immediatamente comprensibile ha una sua logica coerenza, né la lettura più facile è la più vera. Gesù non vuol evidenziare una qualsiasi diversità o contrasto tra la grandezza di Giovanni e la grandezza dei santi, quanto piuttosto una non giustificata diversità di fede in rapporto a Giovanni e in rapporto a Cristo. Non si può credere che Giovanni sia un profeta e, nel contempo, non credere in colui del quale è profeta. Gesù definisce se stesso minor, più piccolo, in quanto si identifica con il modo di pensare dei suoi interlocutori, non per approvare, ma per smascherare l’ambiguità e la contraddizione della loro fede in Giovanni. Colui che a voi appare più piccolo di Giovanni, in realtà, è più grande di lui: lo attesta e lo testimonia tutta la corte celeste. Colui che viene dal cielo è più grande di colui che viene dalla terra, nonostante ogni contraria apparenza. Se non credete alla testimonianza che mi rende Giovanni, credete alla testimonianza che mi viene dal cielo. Se credete in Giovanni, credete anche in me. Se credete alla grandezza di Giovanni, credete anche alle sue parole: “Chi sta per venire dopo di me, è più forte di me”. ( Mat.3,11 ) La testimonianza che viene dalla terra, per bocca del Battista fa tutt’uno con quella che viene dal cielo: non vi è contraddizione o diversità, se non per la durezza dei vostri cuori. Invero, già nei primi secoli della chiesa vi furono vivaci discussioni, riguardo a questo versetto. Così scrive Gerolamo nel suo famoso commento al vangelo di Matteo:

Molti pensano che queste parole si riferiscano al Salvatore stesso, il quale, pur essendo più giovane di Giovanni, è ben maggiore in dignità. Noi invece diamo un’interpretazione più semplice: diciamo cioè che ogni santo, per il fatto che è già con Dio, è maggiore di Giovanni, ancora impegnato nella battaglia terrena. Una cosa infatti è l’aver ricevuto la corona della vittoria, e un’altra l’essere ancora impegnati nella battaglia. Alcuni infine sostengono che l’ultimo tra gli angeli che servono in cielo il Signore è più grande del più grande tra gli uomini che abitano in terra”. ( Gerolamo )

Fra i molti sopracitati l’autorevole voce del Crisostomo:

“Gesù definisce se stesso più piccolo di Giovanni, perché era di poco più giovane, e perché era meno stimato del Battista da molti Giudei, i quali avevano detto che egli era un uomo che amava mangiare e bere, lo ritenevano figlio di un falegname, e in genere ostentavano disprezzo nei suoi confronti... Alcuni affermano che le parole di Gesù, secondo cui il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di Giovanni, si debbano intendere riferite agli apostoli, mentre altri le riferiscono agli angeli: ma ambedue queste interpretazioni non hanno fondamento. Non appena ci si allontana dalla verità, si cade subito in numerosi errori. Quale legame avrebbero queste parole con quelle che le precedono, se le riferiamo agli apostoli o agli angeli? Se avesse voluto indicare gli angeli, che cosa gli vietava di nominarli? Ma poiché Gesù parla di se stesso, a ragione non si nomina mai, il che si spiega con il fatto che il popolo era prevenuto contro di lui ed egli non voleva pertanto far mostra di dire cose elevate di sé, cosa che del resto ha sempre evitato di fare. Che vuol dire allora” nel regno dei cieli”? Vuol dire, ovviamente, in ciò che è spirituale e riguarda il cielo”. ( Crisostomo )

“Il Signore mostra tutta la gloria di Giovanni dicendo che è più che un profeta, poiché solo a lui è stato concesso di profetizzare e di vedere il Cristo. E come pensare che non conosca Cristo un uomo, che è stato mandato con la potenza di un angelo a preparare la via della sua venuta, e di cui tra i nati di donna non è sorto un profeta più grande? Con questa eccezione: che colui che è più piccolo di lui, cioè colui che viene interrogato, che viene creduto, al quale neanche le sue opere rendono testimonianza, è più grande di lui nel regno dei cieli”. ( Ilario )

16 Ma a chi farò simile questa generazione? E’ simile a fanciulli seduti in piazza che gridando ai coetanei 17 dicono: Abbiamo cantato per voi, e non avete ballato; abbiamo fatto lamento, e non avete pianto. 18 E’ venuto infatti Giovanni né mangiando né bevendo e dicono: Ha un demonio. 19 E’ venuto il figlio dell’uomo mangiando e bevendo e dicono: Ecco un uomo vorace e bevitore di vino, amico dei pubblicani e dei peccatori.

Versetti di difficile lettura, oggetto, in parte, di controverse interpretazioni. Si pensa che Gesù stia parlando di un gioco assai diffuso tra i bambini del suo tempo, che doveva consistere in questo: Un gruppo di fanciulli stando seduto faceva delle “grida” ( versi, canti, urla ) che dovevano essere recepiti da altri ed accompagnati da una adeguata ed appropriata risposta, conforme all’intenzione di chi aveva lanciato il richiamo. Questo gioco, si comprende facilmente, si risolveva in un gran frastuono, in litigi e contese, che vanificavano ogni possibilità di intesa e di dialogo. Chi lancia le grida accusa gli altri di non capire, chi deve rispondere accusa chi grida di lanciare dei messaggi volutamente ambigui. Si potrebbe anche pensare più semplicemente che Gesù voglia alludere alla difficoltà che incontrano i bambini a giocare in modo concorde. Alcuni lanciano degli stimoli che non vengono recepiti dagli altri, gli altri lanciano messaggi diversi che non sono colti dagli uni. Chi vuol fare una cosa, chi un’altra: e tutti pensano di aver ragione e che esista solo il loro diritto al gioco. Il gioco è fuga e dissociazione dalla realtà: vuole e vede solo la propria verità, non segue la ragione, ma l’arbitrio del proprio capriccio. Anche quando è l’adulto a prendere in mano il gioco, difficilmente riesce a far ragionare i bambini e a metterli d’accordo: il bambino capisce quel che vuol capire e gioca a quello che vuol giocare. Ciò che è comprensibile nel gioco e per il gioco del bambino, non è accettabile né giustificabile nel comportamento dell’adulto. Diventare adulti significa crescere nella Verità e per la Verità, abbandonando ogni nostra verità. Non si cerca la Verità come i bambini cercano il gioco. Peggio ancora quando il gioco è stanco, privo di aspettativa e di novità, e si sta seduti, senza volontà, né interesse alcuno, se non quello di poltrire, seduti all’ombra del proprio peccato! Né si risponde a colui che fa una proposta di Verità come a colui che fa una proposta di gioco. L’annuncio della salvezza non accetta atteggiamenti bambini, tanto meno la risposta che viene dal capriccio della carne. Altrimenti siamo nella Babele più completa, come bambini,  che vogliono giocare alla verità, ma non sanno e non vogliono ascoltare la parola che è Verità. Irrilevante il modo in cui la Verità si fa presente: non c’è la volontà e il desiderio di un rapporto armonico e sintonico con Essa, in una comunione di cuori che facilita e fa bello l’ascolto.

18 Infatti è venuto Giovanni né mangiando né bevendo e dicono: Ha un demonio. 19 E’ venuto il Figlio dell’uomo mangiando e bevendo e dicono: Ecco un uomo vorace e bevitore di vino, amico di pubblicani e di peccatori. E la sapienza è stata giustificata dai suoi figli .

“Non è inutile esaminare in questo passo il senso dell’espressione: “Alla Sapienza è stata resa giustizia”, dove certamente il Signore ha parlato di se stesso: Lui stesso è la Sapienza, non per le sue opere, ma per la sua natura. Ogni cosa infatti ha una potenza, ma ogni azione è effetto di potenza. E non c’è identità tra l’opera di una potenza e la potenza stessa, cosicché l’effetto si distingue da ciò che lo ha prodotto. Molti invero sono soliti eludere la parola dell’Apostolo su Cristo” potenza di Dio e sapienza di Dio”. Essi affermano che in lui la sapienza e la potenza di Dio si sono rivelate come agenti creandolo dal seno di una Vergine. Cosicché nella sua nascita bisogna vedere un’opera della sapienza e della potenza divine e in lui ci sia più un effetto che la natura della Sapienza. Per impedire tale loro interpretazione, lui stesso si è designato come Sapienza, mostrando che questa, non le sue opere, si trova in lui. Dalla sapienza infatti scaturiscono la fede, la carità, la speranza, la castità, il digiuno, la continenza, l’umiltà, la bontà. Ma questi sono gli effetti di una natura, non la natura in se stessa, in quanto gli effetti non si identificano con la realtà che li produce. E quindi se l’Apostolo l’ha chiamato potenza di Dio e sapienza di Dio, è perché dalla Sapienza che era che è stata creata la Sapienza”. ( Ilario )              

Chi non vuole la Verità non sa rapportarsi ad Essa ed alla Sua logica coerenza ed evidenza, ma insegue una propria verità, di per sé confusa e piena di contraddizioni. Un cuore ambiguo vede ambigua la Verità. L’annuncio di Giovanni ha seguito le vie della sobrietà e dell’astinenza e si è visto in lui un indemoniato. Il Figlio dell’uomo ha seguito le vie della vita ordinaria, mangiando e bevendo, ed è stato bollato come un mangione e un bevitore, amico dei pubblicani e dei peccatori. In entrambi i casi si è dimostrato vano il modo in cui la Verità si è fatta presente, perché vano è il cuore dell’uomo. Tutto si perde in dicerie, malignità, osservazioni inutili: nessuno ascolta per comprendere, tutti per scherzare e prendersi gioco della Verità. E come può il Maestro che parla nello Spirito e con lo Spirito del Padre richiamare i suoi discepoli all’ascolto filiale, se non abbandonando ogni forma di dialogo, e lasciandosi andare al richiamo forte che è invettiva e minaccia?

20 Allora cominciò a esecrare le città, nelle quali furono operati moltissimi prodigi, perché non avevano fatto penitenza. 21 Guai a te, Corazin, guai a te Betsaida; perché se a Tiro e a Sidone fossero stati operati i prodigi che sono stati operati in voi, da tempo in cilicio e cenere avrebbero fatto penitenza. 22 Ma dico pure a voi: Per Tiro e Sidone ci sarà con maggior remissione che a voi nel giorno del giudizio. 23 E tu Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino all’inferno discenderai, perché se in Sodoma fossero stati operati i prodigi che sono stati operati in te, forse sarebbe rimasta fino a questo giorno. 24 Ma dico pure a voi che alla terra di Sodoma sarà con maggior remissione che a te nel giorno del giudizio.

Non sempre coloro che sono stati trattati con maggior riguardo sono più ricettivi della grazia di Dio: per loro vi sarà un giudizio più severo. Non si calpestano e gettano al vento quei doni che altri non hanno ricevuto e che forse avrebbero accolto con maggior gratitudine.

25 In quel tempo rispondendo Gesù disse:

A chi risponde Gesù se non all’incredulità dei Giudei, che non vogliono ascoltare e comprendere, né essere guariti dal loro peccato? Non si può dare risposta a chi non dà peso e credito alle tue parole, se non davanti a Dio, lodando ed esaltando il Signore per coloro che, contrariamente agli altri, hanno aperto il loro cuore alla salvezza. Riprovazione e condanna per coloro che non credono, ma lode al Padre per il suo amore che è rivelato ai piccoli.

Rendo lode a te, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascosto queste cose proprio a sapienti e prudenti e le hai rivelate a dei piccoli.

“Si rallegra e rende grazie al Padre perché ha fatto conoscere agli apostoli i misteri della sua venuta, che invece ha tenuto nascosti agli scribi e ai farisei, che si ritengono sapienti e scaltri. I figli della sapienza, le hanno dato ragione. ( Gerolamo )

Non ci accada mai di essere presi dallo sconforto di fronte al rifiuto del vangelo, ma come ha fatto Gesù, ringraziamo il Padre per i frutti della sua grazia che si sono riversati in abbondanza sui poveri. Il nostro cuore palpiti di gioia per i fratelli che il Signore ci ha dato e non sia triste per coloro che ci voltano le spalle: niente e nessuno deve spegnere in noi lo spirito di lode al Signore Dio nostro.

26 Si’ Padre, poiché fu così il beneplacito davanti a te.

Ciò che è gradito al Padre è gradito anche al Figlio e sia gradito a tutti coloro che cercano il Figlio. Non c’è preghiera a Dio Padre che non sia innanzi tutto lode al suo amore ed esaltazione della Sua volontà.

27 Tutte le cose a me sono state affidate dal Padre mio.

“Quando si dice che a lui tutto è stato dato, non si deve intendere il cielo e la terra e gli elementi e tutte le cose che egli stesso ha fatto e creato; dobbiamo intendere invece gli uomini che, per mezzo del Figlio, hanno accesso al Padre e che, mentre prima erano ribelli, poi hanno cominciato a sentire Dio”. ( Gerolamo )

Non c’è possibilità di accedere ai doni del Padre, se non attraverso il Figlio.

e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; né alcuno conosce il Padre se non il Figlio, e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo.

“Questa rivelazione ci insegna che l’identità di sostanza dell’uno e dell’altro è fondata sulla mutua conoscenza. Così chiunque conosce il Figlio deve riconoscere anche il Padre nel Figlio, poiché tutto gli è stato dato dal Padre. E ciò che gli è stato dato non è altro che ciò che nel Figlio è conosciuto solo dal Padre, e ciò che è conosciuto solo dal Figlio è ciò che appartiene al Padre. E così in questo segreto della loro mutua conoscenza si comprende che nel Figlio non è manifestato niente altro se non ciò che è inconoscibile nel Padre. ( Ilario )

Non c’è conoscenza del Figlio, se non per grazia del Padre, né alcuno può conoscere il Padre, se non in virtù del Figlio. Il Padre si rende manifesto con la rivelazione del Figlio, e non altrimenti. Se tutto è stato dato dal Padre al Figlio, tutto dobbiamo rimettere nelle mani del Figlio, perché Egli possa riprendere possesso della nostra vita; non solo di ciò che è croce, ma a cominciare da ogni croce. L’amore di Dio innanzi tutto libera e ricrea lo spirito dei suoi figli. Ci libera dal potere del Maligno, cura e fascia le nostre ferite e ci fa camminare in una vita nuova. Ma bisogna andare a Lui.

28 Venite a me tutti voi che tribolate e siete oppressi e io vi darò ristoro.  29 Alzate il mio giogo sopra di voi e imparate da me, poiché sono mite ed umile di cuore e troverete pace per le vostre anime; 30 infatti il mio giogo è soave e il mio peso lieve.

A nulla giova che il Signore venga a noi, se noi non andiamo da Lui per unirci al suo giogo. Aggiogati al Cristo, ciò che è amaro diventa soave e ciò che è pesante diventa leggero. Non saremo più costretti a procedere col capo chino, oppressi e schiacciati dal peso della vita, ma in ogni momento potremo sollevare il giogo per riposare e riprendere fiato, vivificati dal refrigerio dello Spirito di Dio. Alziamo il giogo della croce che è Cristo, per rendere lode al Suo nome e per far festa a Colui che ci libera dal Maligno! Entriamo con viva gioia nello spirito di obbedienza filiale del Cristo, confortati e sorretti dal suo esempio e dalla sua grazia! E troveremo pace per le nostre anime: la pace che viene dal cielo e che porta in cielo.

 

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