Vangelo di Matteo cap10

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap.10

 

Et convocatis duodecim discipulis suis dedit illis potestatem spirituum immundorum

1 E convocati i dodici suoi discepoli diede loro potere sugli spiriti immondi

ut eicerent eos et curarent omnem languorem et omnem infirmitatem

perché li scacciassero e curassero ogni debolezza e ogni infermità.

Duodecim autem apostolorum nomina sunt haec primum Simon qui dicitur Petrus

2 Ma dei dodici apostoli i nomi sono questi: Primo Simone, che è detto Pietro

et Andreas frater eius Iacobus Zebedaei et Iohannes frater eius Philippus et

e Andrea suo fratello, 3 Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e

Bartholomaeus Thomas et Mattheus publicanus Iacobus Alphaei et Thaddeus Simon

Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il

Cananaeus et Iudas Iscariotes qui et tradidit eum hos duodecim misit Iesus

Cananeo e Giuda Iscariota, che anche lo tradì. 5 Questi dodici mandò Gesù

praecipiens eis dicens in viam gentium ne abieritis et in civitates Samaritanorum 

comandando loro dicendo: Non allontanatevi verso la via delle genti e non entrate

ne intraveritis sed potius ite ad oves quae perierunt

nelle città dei Samaritani, 6 ma piuttosto andate presso le pecore che sono perdute

domus Israhel euntes autem predicate dicentes quia appropinquavit regnum caelorum

della casa di Israele. 7 E andando predicate che si è avvicinato il regno dei cieli.

infirmos curate mortuos suscitate leprosus mundate daemones eicite gratis

8 Curate infermi, risuscitate morti, sanate lebbrosi, cacciate demoni; gratuitamente

accepistis gratis date nolite possidere aurum neque argentum neque pecuniam in zonis

avete ricevuto, gratuitamente date. 9 Non possedete oro nè argento nè denaro nelle vostre

vestris non peram in via neque duas tunicas neque calceamenta neque virgam dignus

cinture, 10 non bisaccia in viaggio nè due tuniche nè calzari nè bastone; degno è infatti

enim est operarius cibo suo in quacumque autem civitatem aut castellum intraveritis

l'operaio del suo cibo. 11 Ma in qualunque città o borgata entrerete

interrogate quis in ea dignus sit et ibi manete donec exeatis intrantes autem in domum

interrogate chi in essa sia degno e qui rimanete finché usciate. 12 Ed entrando nella casa

salutate eam dicentes pax huic domui et si quidem fuerit domus illa digna veniet pax

salutatela dicendo: Pace a questa casa. 13 E se invero sarà quella casa degna verrà la vostra

vestra super eam si autem non fuerit digna pax vestra revertetur ad vos

pace su di essa; ma se non sarà degna la vostra pace tornerà a voi.

et quicumque non receperit vos neque audierit sermones vestros exeuntes foras de

14 E chiunque non avrà accolto voi né avrà ascoltato le vostre parole, uscendo fuori

domo vel civitate excutite pulverem de pedibus vestris amen dico vobis tolerabilius

dalla casa o dalla città scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità dico a voi, ci sarà

erit terrae Sodomorum et Gomorrhaeorum in die iudici quam illi

più tolleranza per la terra di Sodoma e Gomorra nel giorno del giudizio che per quella

civitati ecce ego mitto vos sicut oves in medio luporum estote ergo prudentes sicut

città. 16 Ecco io mando voi come pecore in mezzo a dei lupi. Siate dunque prudenti

serpentes et simplices sicut columbae cavete autem ab hominibus tradent enim vos

come i serpenti e semplici come le colombe. 17 Ma guardatevi dagli uomini. Infatti vi

in conciliis et in synagogis suis flagellabunt vos et ad praesides et ad reges

consegneranno nei sinedri e nelle loro sinagoghe vi flagelleranno 18 e sarete condotti

ducemini propter me in testimonium illis et gentibus

presso governatori e re a causa mia per testimonianza a quelli e alle genti.              

cum autem tradent vos nolite cogitare quomodo aut quid loquamini dabitur enim       

19 Ma quando vi consegneranno, non pensate in che modo o che cosa diciate: sarà dato infatti

vobis in illa hora quid loquamini non enim vos estis qui loquimini sed Spiritus

a voi in quell'ora che cosa diciate. 20 Infatti non siete voi che parlate, ma lo Spirito del

Patris vestri qui loquitur in vobis tradet autem frater fratrem in mortem et

Padre vostro, che parla in voi. 21 Ma un fratello consegnerà un fratello alla morte e un

pater filium et insurgent filii in parentes et morte eos afficient et eritis

padre un figlio e figli insorgeranno contro genitori e daranno loro la morte 22 e sarete in

odio omnibus propter nomen meum qui autem perseveraverit usque in finem hic 

odio a tutti per il mio nome, ma chi avrà perseverato fino alla fine questi sarà

salvus erit cum autem persequentur vos in civitate ista fugite in aliam amen dico

salvo. 23 Ma quando vi perseguiteranno in questa città, fuggite in un'altra. In verità dico

vobis non consummabitis civitates Israhel donec veniat Filius hominis

a voi, non avrete messo insieme le città d'Israele, finché venga il Figlio dell'uomo.

non est discipulus super magistrum nec servus super dominum suum sufficit

24 Non c'è discepolo sopra il maestro nè servo sopra il suo padrone. 25 Basta al

discipulo ut sit sicut magister eius et servo sicut dominus eius si patremfamilias

discepolo di essere come il suo maestro e al servo come il suo padrone. Se hanno

Beelzebub vocaverunt quanto magis domesticos eius ne ergo

chiamato Beelzebub il padre della famiglia, quanto più quelli della sua casa! 26 Pertanto  

timueritis eos nihil enim est opertum quod non revelabitur et occultum quod

non li temete: infatti non c'è niente di coperto che non sarà rivelato e di segreto che

non scietur quod dico vobis in tenebris dicite in lumine et quod in aure auditis

non sarà conosciuto. 27 Quello che dico a voi nelle tenebre ditelo nella luce e ciò che

praedicate super tecta et nolite timere eos qui occidunt corpus

udite nell'orecchio predicate sui tetti. 28 E non temete quelli che uccidono il corpo, ma

animam autem non possunt occidere sed potius timete eum qui potest et animam et

non possono uccidere l'anima, ma piuttosto temete colui che può mandare in perdizione sia l'anima

corpus perdere in gehennam nonne duo passeres asse veneunt

sia il corpo nella geenna. 29 Forse che non si vendono due passeri  per un asse

et unus ex illis non cadet super terram sine Patre vestro vestri autem capilli

e uno solo di loro non cadrà sulla terra senza il Padre vostro? 30 Ma di voi i capelli

capitis omnes numerati sunt nolite ergo timere multis passeribus meliores estis vos

del capo tutti sono numerati. 31 Non temete dunque, voi siete ben più di molti passeri

omnis ergo qui confitebitur me coram hominibus confitebor et ego eum

32 Pertanto ognuno che confesserà me davanti agli uomini, anch'io confesserò lui

coram Patre meo qui in caelis est qui autem negaverit me coram hominibus

davanti al Padre mio che è nei cieli, 33 ma chi rinnegherà me davanti agli uomini,

negabo et ego eum coram Patre meo qui in caelis est nolite arbitrari quia pacem

anch'io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. 34 Non pensate che sia

venerim mittere in terram non veni pacem mittere sed gladium

venuto a gettare pace sulla terra, non sono venuto a gettare pace, ma spada.

veni enim separare hominem adversus patrem suum et filiam adversus

35 Infatti sono venuto a separare un uomo contro il padre suo e una figlia contro la

matrem suam et nurum adversus socrum suam et inimici hominis domestici eius

madre sua e una nuora contro la suocera sua 36 e nemici dell'uomo quelli della sua casa

qui amat patrem aut matrem plus quam me non est me dignus et qui amat filium

37 Chi ama il padre o la madre più di me , non è degno di me e chi ama un figlio

aut filiam super me non est me dignus et qui non accipit crucem suam et sequitur

o una figlia sopra me, non è degno di me. 38 E chi non prende la sua croce e segue me

me non est me dignus qui invenit animam suam perdet illam et qui perdiderit animam

non è degno di me. 39 Chi trova la sua anima la perderà e chi avrà perso l'anima

suam propter me inveniet eam qui recepit vos me recepit et qui me recipit recipit

sua a causa di me, la troverà. 40 Chi accoglie voi me accoglie e chi me accoglie, accoglie

eum qui me misit qui recipit prophetam in nomine prophetae mercedem

colui che me ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta in nome di profeta, riceverà

prophetae accipiet et qui recipit iustum in nomine iusti mercedem iusti accipiet

ricompensa di profeta e chi accoglie un giusto in nome di giusto riceverà ricompensa et quicumque potum dederit uni ex minimis istis calicem aquae

di giusto. 42 E chiunque avrà dato da bere a uno solo di questi più piccoli un bicchiere di 

frigidae tantum in nomine discipuli amen dico vobis non perdet mercedem suam

acqua fresca soltanto in nome di discepolo, in verità dico a voi, non perderà la sua ricompensa.

 

 

 

 

 

 

 

 

                                    

1 E convocati i dodici suoi discepoli diede loro potere sugli spiriti immondi, perché li scacciassero e curassero ogni debolezza e ogni infermità.

Non c'è potere che non venga dall'unico Signore, nella sua chiesa e per la sua chiesa. E' Dio che distribuisce i doni alle membra del suo corpo, per il bene di tutto il corpo. Né si può accedere a questa grazia per iniziativa personale, al di fuori della chiesa, ma solo perché convocati, con-chiamati, cioè chiamati insieme per essere investiti e rivestiti dalla potenza che viene dal cielo. E il primo e più grande potere che viene dato alla chiesa è contro il Satana, per la liberazione dal peccato. Non c'è possibilità di liberazione dal Maligno, se non nella chiesa e per dono di Dio. E' questa la vocazione prima di chi è chiamato e mandato da Gesù.

Non si può scacciare Satana, senza avere potere su Satana, e nessuno ha potere sul Satana, se non il Figlio e coloro che sono mandati dal Figlio.

Né la liberazione dal Maligno si può identificare con la liberazione da tutti i mali che vengono dal Maligno.      

Vi è  un  solo grande male da cui tutti dobbiamo essere liberati, ed è il peccato. Si è liberi dal peccato, perché sciolti dai legami col Satana, perché camminiamo in novità di vita, con un cuore nuovo e uno spirito diverso. Si diventa liberi dalla malattia, non perché sciolti dalla malattia, ma perché rapportati ad essa in modo diverso, in Cristo e per la potenza di Cristo. La liberazione da ogni debolezza e da ogni infermità,  entrate nel mondo con il peccato e a causa del peccato, non ha importanza rilevante né valenza prioritaria. Iddio che ha potere sul peccato ha potere anche su tutto ciò che viene dal peccato. E il suo potere di liberazione dal peccato è tanto più grande, quanto più grandi sono i segni lasciati dal peccato. Saranno delusi coloro che cercano la liberazione dalla malattia e dall'infermità fisica. Non c'è liberazione del corpo che non passi attraverso la liberazione dello spirito, ma in modo diverso. Iddio scaccia i demoni e, nel contempo, ci cura da ogni debolezza e da ogni infermità, che viene dal Maligno. Altro è guarire, altro è curare. Chi è guarito non ha più bisogno del medico, chi è curato non può vivere senza il medico. Tra malato e medico si instaura un rapporto di amorosa dipendenza dell'uno all'Altro, che rende possibile un modo nuovo di vivere la malattia. Non una vita senza malattia e senza Colui che cura la malattia, ma senza quella morte spirituale che ogni malattia porta con sé, se non viene affidata al Figlio, perché Egli si prenda cura di noi. E la vittoria di Gesù sul peccato è tanto più grande, quanto più grande è l'infermità del nostro corpo. Soltanto in via eccezionale il Signore guarisce la malattia fisica e anche questo va inteso in immagine: la malattia del corpo è figura della malattia dello spirito. L'eccezione non può diventare la regola e non bisogna farne una regola, alimentando nella masse una fede ed una aspettativa che non sono conformi alla volontà del Signore. Credere in Gesù è credere, innanzitutto, nella potenza della sua risurrezione, che ci fa spiritualmente nuovi, liberi dal peccato.

"Benevolo e clemente è il Signore e maestro; non è geloso della sua potenza e la conferisce ai suoi servi e discepoli. E siccome egli cura ogni malattia e ogni infermità, vuol dare tale potere anche ai suoi apostoli, affinché anch'essi guariscano ogni malattia e ogni debolezza del popolo. Ma grande è la differenza tra il possedere e il dare, tra il donare e il ricevere. Gesù, qualunque cosa compia, agisce nel suo potere di Signore; essi, qualunque cosa facciano, confessano la loro debolezza e la forza del Signore, dicendo: "In nome di Gesù, alzati e cammina!" Da notare che è col dodicesimo prodigio che viene conferita agli apostoli la facoltà di compiere miracoli."( Gerolamo )

2 Ma dei dodici apostoli i nomi sono questi: primo Simone, che è detto Pietro e Andrea suo fratello, 3 Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4 Simone il Cananeo e Giuda Iscariota che anche lo tradì.

Colpisce la congiunzione avversativa "ma": denota la fretta, la premura di passare oltre quanto detto, di portare avanti il discorso, non per smentire, ma per dare risalto a ciò che è, innanzitutto, importante e prioritario rispetto al resto. Al di là e al di sopra dei doni dati alla chiesa, vi è l'elezione divina che è data ad ognuno di noi, non per i nostri meriti, ma per quelli di Cristo. Chi è dispensatore di grazia nella chiesa non  lo è per una scelta propria né, tanto meno, per i propri meriti, ma semplicemente perché scelto, eletto da Dio. E l'amore di Dio consiste proprio in questo, che non noi abbiamo scelto Lui, ma Lui ha scelto noi; non nel tempo della nostra vita, ma nel tempo che è la Sua eternità. Quale vanto dai carismi che ci vengono dal Cristo? Nessuno! Ma la gioia del sentirsi amati dal Padre di un amore eterno, che non ha un inizio e una fine, nonostante la nostra indegnità. Altrove Gesù dirà ai suoi discepoli di non rallegrarsi perché i demoni stanno loro sottomessi, ma perché i loro nomi sono scritti nel regno dei cieli. Prima ancora dei doni dell'amore, vi è Colui che è amore e la sua scelta d'amore. Prima ancora della fedeltà dell'uomo vi è la fedeltà del Figlio. In Lui e per Lui il Padre ci ha predestinato alla vita eterna. Chi è chiamato ad essere discepolo di Cristo è chiamato, innanzitutto, a prendere coscienza dell'amore di Dio: un amore eterno, del tutto gratuito e senza pentimento, che nessuna infedeltà, per quanto grande, potrà mai offuscare. Neppure quella di Giuda, che, nonostante il tradimento, fu e sarà sempre nel novero degli eletti, anche se non nel numero dei  santi. Se l'uomo è infedele, Dio rimane, pur sempre, fedele. Prima dell'infedeltà dell'uomo, risalta e va esaltata la fedeltà di Dio. Così di Giuda non si dice, semplicemente, che lo tradì, ma che "anche lo tradì"; dopo l'elezione divina e nonostante l'elezione divina. Il tradimento di Giuda non sminuisce e non offusca l'amore di Dio, semmai lo esalta e ne conferma l'assoluta gratuità. Anche chi tradisce, da sempre è oggetto dell'amore del Padre.

"Precisare l'ordine degli apostoli e il merito di ciascuno lo può fare solo chi scruta nei segreti del cuore. Prima viene indicato Simone, chiamato Cananeo, perché originario del villaggio di Cana in Galilea, dove il Signore mutò l'acqua in vino. Anche Giacomo è detto figlio di Zebedeo, perché vi è un altro Giacomo, il figlio di Alfeo. L'evangelista unisce gli apostoli a coppie. Unisce Pietro con Andrea, fratelli non tanto nel sangue, quanto nello Spirito. Mette insieme Giacomo e Giovanni, che abbandonarono il loro padre terreno per seguire il vero Padre. Poi unisce Filippo con Bartolomeo, e Tommaso con Matteo pubblicano. Gli altri evangelisti, nel nominare quest'ultima coppia di apostoli, citano prima Matteo e poi Tommaso, e non riportano l'appellativo di pubblicano, per evitare di apporre una qualifica infamante all'evangelista, ricordando la sua passata attività. Il nostro evangelista , invece, come abbiamo già osservato, mette il suo nome dopo quello di Tommaso e si confessa pubblicano, affinché "dove sovrabbondò l'ingiustizia, sovrabbondi la grazia." ( Gerolamo )

"Simone il Cananeo..." Si tratta dell'Apostolo che un altro evangelista chiama lo Zelota, traducendo Cana con "zelo". La storia ecclesiastica c'informa che l'apostolo Taddeo fu mandato ad Edessa dal re Abgar di Osraene: è l'apostolo che l'evangelista Luca chiama "Giuda figlio di Giacomo", e che altrove è chiamato "Lebbeo", che significa "cuor mio". Dobbiamo perciò credere che egli avesse tre nomi, allo stesso modo che Simon "Pietro" e i figli di Zebedeo erano chiamati "Boanergès" ( figli del tuono ) per la grandezza e la costanza della loro fede. ( Gerolamo )

"Giuda l'Iscariota, che anche lo tradì." Giuda prende il suo nome o dal villaggio o città in cui è nato, oppure dalla tribù di Issacar: perciò è nato, come dice una profezia, per la sua condanna. Issacar significa appunto "mercede" e indica il prezzo del tradimento. ( Gerolamo )

5 questi dodici mandò Gesù comandando loro, dicendo:

Questi e non altri, per ribadire che non vi è altra chiesa se non quella che viene dalla prima chiesa, convocata dal Figlio. "Comandando loro, dicendo", per ribadire che nell'annuncio degli apostoli non vi fu nessuna iniziativa personale, né scelta arbitraria, ma soltanto l'obbedienza al comando divino, così come esso si esprime attraverso la Parola che si fa parola.

"Non allontanatevi verso la via delle genti

Dopo l'amore nella sua dimensione eterna, che non è semplicemente nell'elezione di noi tutti, ma nell'elezione di ognuno di noi tutti, si viene esplicando e manifestando l'Amore nella sua dimensione terrena. L'amore di Dio, eternamente indifferenziato, si manifesta nel tempo in modo differenziato, nel suo essere, innanzitutto, in Israele e per Israele. "Non allontanatevi verso la via delle genti", perché la promessa è stata fatta ad Israele ed in Israele deve trovare il suo primo compimento. Prima ancora dei lontani, Iddio vuole e cerca coloro che sono vicini. I figli d'Israele, primi destinatari della promessa e suoi custodi, per primi ne vedranno l'adempimento. L'amore di Dio ha un Suo centro d'irradiazione, che è in Israele e da Israele si allarga a tutti i popoli, senza mai perdere la sua originaria centralità. Rimanda sempre ad Israele, alla sua tradizione, alla sua cultura, così come originate dalla Parola di Dio. Non ci può essere un rapporto del singolo con Dio, che ignori o scavalchi la Salvezza, così come si è storicamente manifestata presso il popolo eletto. Né si può essere cristiani e scavalcare la chiesa e il dono di grazia di cui essa è depositaria, a cominciare dalla Parola e dalla lettura della Parola. Né il comando di Gesù:" Non allontanatevi verso la via delle genti" deve essere interpretato come una mancanza d'amore per gli altri popoli: al contrario, è per tutti garanzia di autenticità e di verità, in quanto, innanzitutto, fedele alle sue promesse e a coloro che hanno custodito la Sua promessa. Come si può credere all'amore di chi cerca i lontani e non, innanzitutto, i suoi figli? Non si può annunciare l'amore di Dio a tutti i popoli, prima che questo amore si sia manifestato in qualche luogo e a qualcuno. La salvezza è data, innanzitutto ad Israele, e soltanto in Israele e da Israele a tutte le genti. Verrà il tempo in cui l'Amore di Dio si riverserà su tutti i popoli, ma prima deve adempiere la sua promessa al popolo eletto, perché tutti gli uomini vedano le Sue meraviglie.

Non entrate nelle città dei Samaritani, 6 ma piuttosto andate presso le pecore che sono perdute della casa d'Israele."

Esclusi i Gentili dall'annuncio della salvezza, sono esclusi anche coloro che non sono stati fedeli custodi della Parola: quei samaritani che, già dai tempi antichi, si erano staccati dalla chiesa di Dio, nella presunzione di una chiesa fondata dall'uomo, seppur in nome dell'unico Dio. L'amore del Signore è tutto per i suoi figli ed ha occhi solo per i suoi figli, quanto più se essi sono morti!

"Queste parole non contraddicono il comandamento che più tardi sarà dato: "Andate e insegnate a tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo." Il primo comandamento, infatti, viene dato prima della resurrezione; il secondo, dopo. Prima d'inviare gli apostoli alle genti e ai samaritani, era necessario annunciare l'avvento di Cristo ai Giudei, affinché essi non avessero più alcuna scusa per giustificare il fatto di avere respinto il Signore. Secondo il significato allegorico, a noi che veniamo chiamati col nome di Cristo ci viene ordinato di non confondere la nostra esistenza con quella dei pagani e di non seguire l'errore degli eretici, affinché come è diversa la nostra fede, diversa sia la nostra vita." ( Gerolamo )

7 E andando predicate che si è avvicinato il regno dei cieli.

Che a nessun apostolo avvenga di andare invano, senza annunciare che la salvezza è alle porte. Di fronte all'evidente certezza della morte, vi è solo l'annuncio della salvezza e non altro. E non la salvezza che viene da un corpo che è morte, ma la salvezza che viene solo da Dio. Non è chiesto all'uomo di avvicinarsi al regno di Dio; e come chiedere ciò a chi è morto? Ma di prendere atto che il regno di Dio si è avvicinato all'uomo, non per i suoi meriti, ma per la misericordia divina, che si manifesta in Cristo Gesù.

8 Curate infermi, risuscitate morti, sanate lebbrosi, cacciate demoni:

Non si può annunciare l'avvento di un nuovo regno, se non si rendono visibili i segni di potenza di questo regno. Ogni regno ha una sua economia e fisionomia ben definite, ma, soprattutto, una sua potenza; ed è questa che lo fa grande agli occhi dell'uomo. Il regno di Dio è  più grande di ogni regno umano, perché più potente laddove l'uomo è impotente.

"Cura gli infermi": offre loro la possibilità di vivere in modo sereno lo stato di malattia.

"Risuscita i morti": dà loro una nuova vita nello Spirito.

"Sana i lebbrosi": toglie le brutture del peccato. E... finalmente

"Caccia i demoni": libera noi tutti dalla schiavitù del Maligno.

Prima di prendere possesso del nostro cuore, per diventare il suo Signore, Dio deve scacciare chi lo abita per l'inganno e con inganno. Ed è questo, in definitiva, il segno più grande che il regno di Dio si è avvicinato all'uomo: il forte è costretto ad abbandonare la casa dove ha preso dimora, perché cacciato dalla mano potente del Signore. E tutto questo in virtù di Cristo e per i meriti di Cristo.

gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Nessuna liberazione è data gratuitamente, se non quella che viene dal Figlio. Chi ha ricevuto i doni di Dio e ne è, a sua volta, dispensatore, nulla può pretendere in cambio. Nulla ha dato per avere e nulla deve chiedere allorché dona. Non ci può essere annuncio della Verità se non nella gratuità. Tutto questo dovrebbe farci seriamente riflettere riguardo ad una consuetudine assai diffusa fra il clero, di pretendere una qualche ricompensa per il proprio servizio. Né il fatto che nulla si chieda da parte dei ministri può giustificare una mancanza di amore e una indifferenza riguardo ai loro bisogni materiali. Agli apostoli Gesù dice:

9 Non possedete oro, né argento, né denaro nelle vostre cinture, 10 non bisaccia in viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone.

Nessun bene o ricchezza umana può essere messa a confronto o semplicemente accanto ai doni di Dio. Che nessuno possa mai vedere negli apostoli la sete e il desiderio dei beni terreni: a loro sono stati affidati i beni celesti, che non si possono comprare con l'oro e l'argento o vendere in cambio delle ricchezze terrene. Ogni apostolo sarà rivestito dei doni di Dio nella misura in cui si spoglia dei beni umani. E non solo della ricchezza, ma anche di quel poco, come la bisaccia o due tuniche o i calzari e il bastone, che offre un minimo di sicurezza di fronte alle incognite e agli imprevisti della vita. “Viene loro proibito di possedere nella cintura oro, argento, danaro, di portare una bisaccia da viaggio, di prendere due tuniche, sandali e un bastone in mano, perché l’operaio ha diritto al suo salario. Non c’è niente di male, penso, ad avere un tesoro nella cintura. E che significa il divieto di possedere oro, argento, moneta di rame nella propria cintura? La cintura è un abbigliamento per un servizio, e ci si cinge per eseguire un lavoro. Noi siamo quindi esortati affinché non ci sia niente di venale nel nostro servizio,  a evitare che il premio del nostro apostolato diventi il possesso dell’oro, dell’argento o del rame. “Né bisaccia da viaggio”. Cioè bisogna mettere da parte la preoccupazione dei beni presenti, poiché ogni tesoro è dannoso sulla terra, dal momento che il nostro cuore sarà là, dove è conservato anche il nostro tesoro. “Né due tuniche”. E’ sufficiente infatti che ci siamo rivestiti di Cristo una volta, senza rivestirci in seguito di un altro vestito, quello dell’eresia o della Legge, a causa di un pervertimento della nostra intelligenza. “Né sandali”. Forse che i deboli piedi degli uomini possono sopportare la nudità? In realtà dobbiamo stare a piedi nudi sulla terra santa, non coperta dalle spine e dagli aculei dei peccati, come fu detto a Mosè, e siamo esortati a non avere altro abbigliamento per entrarvi che quello ricevuto da Cristo. “Né bastone in mano, le leggi cioè di una potenza straniera, poiché abbiamo il bastone della radice di Iesse: ogni altra potenza infatti, qualunque essa sia, non sarà di Cristo. Secondo tutto il discorso precedente, siamo stati convenientemente forniti di grazia, viatico, vestiario, sandali, potere, per percorrere fino alla fine la strada del mondo. Lavorando in queste condizioni saremo trovati degni della nostra paga. Cioè riceveremo grazie all’osservanza di queste prescrizioni, la ricompensa della speranza celeste”. ( Ilario )                                             

degno è infatti l'operaio del suo cibo.

In cambio dei doni spirituali dobbiamo dare ai ministri di Dio i nostri beni materiali, che sono nulla in confronto a ciò che viene dal cielo, ma che sono, pur tuttavia, necessari alla vita. E senza aspettare che gli apostoli si trovino nella condizione di tendere la mano e siano tentati di dubitare della provvidenza divina. Iddio che ci ricolma delle Sue ricchezze non ci fa pesare il Suo dono, al contrario si umilia nei suoi discepoli fino a patire la mancanza del cibo terreno, che pur gli appartiene. E perché mai noi dovremmo far pesare i nostri doni materiali? Guai a coloro che non provvedono alle necessità terrene dei loro ministri! Non conoscono l'Amore di Dio e Dio non conoscerà loro nel giorno del giudizio.                                                     

"Colui che si stacca con taglio netto dalle ricchezze, che quasi taglia via da sé anche ciò che è necessario alla vita come fanno gli apostoli, i dottori della vera religione che insegnano che tutto è governato dalla provvidenza di Dio, costui deve mostrare di non preoccuparsi per il domani... "Né due tuniche".  Le due tuniche mi sembra che indichino la duplicità del vestito. Non che un uomo che vive nelle regioni della Scizia e in quelle gelide del Nord debba contentarsi di una sola tunica. Per tunica deve intendersi l'abito: a evitare che, abbondando di vestiario, viviamo come servi che hanno timore del futuro... Ma, poiché ha mandato i suoi apostoli a predicare pressoché nudi e vestiti di poco, facendo apparire così assai dura la condizione dei maestri, tempera un po' tale severità col successivo precetto: "L'operaio ha diritto al suo sostentamento." E' come se dicesse: Prendete soltanto ciò che vi è indispensabile per il vitto e per il vestito. Per questo l'Apostolo sottolinea: "Quando abbiamo di che mangiare e di che vestirci, di ciò siamo contenti. E altrove aggiunge: "Chi viene istruito nella dottrina, metta a parte di tutti i suoi beni chi lo ammaestra": invita cioè i discepoli di coloro che raccolgono la messe spirituale, a far compartecipi i maestri delle loro risorse materiali, non per alimentare la loro cupidigia, ma per sovvenire ai loro bisogni. ( Gerolamo )

Se l'operaio che annuncia la salvezza è degno del suo cibo materiale, non tutti gli uomini sono degni del suo cibo spirituale. Inutile chiedere ospitalità per l'annuncio alla casa dove c'è un atteggiamento manifesto di inimicizia nei confronti di Dio.

11 Ma in qualunque città o borgata entrerete, interrogate chi in essa sia degno, e qui rimanete finché usciate.

Gesù non vuole che gli apostoli si buttino allo sbaraglio in pasto ai lupi. Meglio prevenire ed evitare, nei limiti del possibile, ogni contrasto ed inutile persecuzione. Certo non si può sapere in anticipo chi aprirà il proprio cuore all'annuncio, ma è meglio rimanere fuori dalla casa di chi, notoriamente, è ostile alla Parola di Dio. E non è bene che gli apostoli cambino continuamente dimora nella stessa città: meglio che si fermino nella casa che li ospita, finché non usciranno verso un'altra città.

12 Ed entrando nella casa salutatela dicendo: Pace a questa casa.

L'annuncio della venuta del regno dei cieli, fa tutt'uno con l'annuncio della pace che è venuta dal cielo. Cosa significa che il regno dei cieli si è avvicinato, se non che è stata fatta la pace tra l'uomo e Dio? E non per merito nostro, ma per il Figlio e dal Figlio.

13 E se invero sarà quella casa degna, verrà la vostra pace su di essa; ma se non sarà degna, la vostra pace tornerà a voi.

E' indegno della pace del Signore chi non confessa la propria colpa e, nella presunzione della propria giustizia, non vuole essere rappacificato col Padre dal Figlio. Nessun rifiuto che viene dalla terra può vanificare la pace che viene dal cielo: essa continua a vivere, a proclamare se stessa e ad operare nella chiesa di Cristo, nel cuore dei fratelli e sulla bocca degli apostoli.

"La vostra pace tornerà a voi", cioè alla chiesa a cui è stata data, perché la custodisca per tutti coloro che la desiderano e la cercano.

Ci sarebbero stati molti giudei i quali avrebbero avuto un tale attaccamento alla Legge, che, pur avendo creduto in Cristo per l’ammirazione delle sue opere, si sarebbero tuttavia fermati nelle opere della Legge. Altri invece, curiosi di sondare la libertà che è in Cristo, avrebbero finto di essere passati dalla Legge ai Vangeli. Molti ancora si sarebbero spinti fino all’eresia, a causa di un pervertimento dell’intelligenza. E poiché tutti costoro, ingannando e lusingando i loro ascoltatori, affermano in modo menzognero, di possedere la verità cattolica, egli li ha precedentemente esortati a cercare qualche persona degna con la quale abitare. Poiché poi, ingannati dalle parole, potevano imbattersi, senza saperlo, in un ospite di questo genere, li ha esortati a trattare con prudenza e cautela anche la casa che è considerata degna, cioè la Chiesa che è chiamata cattolica. Bisogna certamente salutarla con sentimenti di pace, ma in modo tale che la pace sia pronunciata, piuttosto che data. Egli infatti così ha prescritto: “Rivolgetele il saluto, dicendo: Pace a questa casa”. La pace quindi deve essere data con parole di saluto e con un’espressione caritatevole. Ma la pace propriamente detta, la quale è rappresentata dalle viscere di misericordia, non deve scendere su di essa, se non ne è degna. E se essa non sarà trovata degna, il segno sacro della pace celeste deve rimanere all’interno della loro coscienza personale”. ( Ilario )

 

14 E chiunque non avrà accolto voi, né avrà ascoltato le vostre parole, uscendo fuori dalla casa o dalla città, scuotete la polvere dai vostri piedi.

Non ci può essere alcuna comunicazione o comunione di vita fra gli apostoli e coloro che rifiutano l'annuncio della salvezza. Non si deve condividere in nulla e per nulla lo spirito che viene dal Maligno: meglio essere rifiutati ed emarginati. Ma quale speranza di salvezza per coloro che hanno rifiutato l'unica salvezza che è in Cristo?

15 In verità dico a voi: Ci sarà più tolleranza per la terra di Sodoma e Gomorra nel giorno del giudizio che per quella città. 16 Ecco io mando voi come pecore in mezzo a dei lupi.

Pecore sono i discepoli fedeli alla voce del loro pastore, lupi coloro che, non potendo uccidere il pastore, cercano di sbranare le sue pecore, approfittando della mitezza di chi è obbediente e della semplicità di coloro che credono.

Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

Prudente è l'uomo che, innanzitutto, vuol salvare la vita, che è nella fede in Cristo Gesù, come il serpente cerca di salvare il capo, lasciandosi colpire in tutto il corpo.

Semplice è l'uomo che, di fronte ad un pericolo di morte, non l'affronta in modo temerario e presuntuoso, ma si allontana e cerca di evitarlo, senza far troppo rumore, senza strepito e scalpore: così le colombe. Ancora una volta Gesù ripete e rinforza la sua ammonizione ed esortazione, perché siamo ben vigili ed attenti contro la violenza di coloro che non credono, perché non abbiamo a perdere la fede, per la nostra leggerezza e superficialità.

"Con la prudenza debbono sfuggire alle insidie; con la semplicità non debbono far male ad alcuno. Viene portata come esempio l'astuzia del serpente: esso con tutto il corpo nasconde il capo, e così protegge la parte in cui risiede la vita. Custodiamo anche noi, con altrettanta astuzia, da ogni pericolo il capo del nostro corpo, che è Cristo. La semplicità della colomba è dimostrata dal fatto che sotto tale forma si manifesta lo Spirito Santo. Per questo l'Apostolo dice: "Siate come i bambini in quanto a malizia." ( Gerolamo )

Chi ha conosciuto la potenza del Signore non deve ignorare e sottovalutare le insidie e gli attacchi del Maligno, che opera per mano dell'uomo.

17 Ma guardatevi dagli uomini. Infatti vi consegneranno nei sinedri e nelle loro sinagoghe vi flagelleranno.

I discepoli di Cristo saranno da tutti perseguitati, a cominciare dalla società religiosa: condannati nei sinedri e dai sinedri, flagellati nelle sinagoghe davanti all'intera comunità dei credenti. Né lo zelo di chi è falso di cuore, si accontenterà della condanna della chiesa, ma cercherà e pretenderà anche la condanna della società civile, e trascinerà i discepoli davanti ai governatori e ai re di questo mondo.

18 E sarete condotti presso governatori e re a causa mia per testimonianza a quelli e alle genti.

Tanto grande è la stoltezza di coloro che non credono, pur frequentando la casa del Signore. Cercano il giudizio di coloro che sono a capo della chiesa terrena, non cercano il giudizio di Colui che è Unico capo della chiesa. Cercano il consenso e l'approvazione dei re e dei capi della terra, non guardano al Signore Dio dell'universo. Ma il male che viene dagli uomini di chiesa sarà convertito in bene per la stessa chiesa: sarà occasione per testimoniare a tutti la fede in Cristo Gesù.

Né i discepoli si devono preoccupare della loro difesa e di quello che dovranno dire. E' Dio che rende testimonianza a se stesso, anche se per bocca dell'uomo. Colui che è Parola darà la Sua parola, e ben altra dialettica: non la logica evidenza delle parole, ma la logica evidenza dei fatti e della potenza di Dio.

19 Ma quando vi consegneranno, non pensate in che modo o che cosa diciate; sarà dato infatti a voi in quell'ora che cosa diciate.

 L'ora della testimonianza davanti agli uomini è anche l'ora in cui Dio si fa testimone di se stesso, non solo davanti a coloro che non credono, ma prima ancora nel cuore dei suoi discepoli.

20 Infatti non siete voi che parlate, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.

E' un dato di fatto, non un'ipotesi o una promessa per il futuro. La fede in Dio non è sforzo o autosuggestione per credere che Dio interverrà nella nostra vita, ma la presa di coscienza di un intervento che è già in atto: è il Signore che opera in noi ed opererà ancora. Credere è , innanzitutto, rimanere nella fede, ovvero nella consapevolezza che Dio, che si manifesta nell'oggi della nostra vita, si manifesterà ancora, anche nei momenti difficili. Perché verrà il momento della prova, in cui tutto sembrerà meno facile e meno chiaro.

21 Ma un fratello consegnerà un fratello alla morte, e un padre un figlio, e figli insorgeranno contro genitori e daranno loro la morte.

Quale prova più grande per il cuore dell'uomo che essere rigettato dalla propria famiglia e non solo da quella carnale!?

22 E sarete in odio a tutti per il mio nome;

Un odio tanto più grande, quanto più grande è l'amore di Dio, che si manifesta nella nostra vita.

ma chi avrà perseverato fino alla fine, questi sarà salvo.

Il Signore ci doni la perseveranza, perché possiamo raggiungere la vita eterna. Non basta aver creduto una volta, bisogna credere ogni giorno, nonostante le difficoltà, senza presumere di se stessi e senza dormire sugli allori.

23 E quando vi perseguiteranno in questa città, fuggite in un'altra.

Rifiutati dalla città terrena, innalziamo il nostro cuore alla Gerusalemme celeste. Se gli uomini di questo mondo ci affliggono, ci allieti la comunione con gli angeli e i santi del Paradiso, ci consoli e ci illumini la consuetudine con le Sacre Scritture.

A questa lettura più appropriata è comunemente preferita un'altra, che interpreta così: Ma quando vi perseguiteranno in questa città ( quella in cui vi trovate, una fra le tante, e non questa nel senso stretto, contrapposta all'altra ), fuggite in un'altra qualsiasi della terra. Si conferma e si rafforza con ciò l'ammonimento di Gesù ai discepoli, affinché non si espongano inutilmente alla persecuzione. Va detto che una simile interpretazione potrebbe, per una lettura superficiale, essere tutt'al più compatibile con la versione latina, ma è un'evidente forzatura del testo originale greco, che ben sottolinea il contrasto e l'antitesi fra le due città: quella della terra e quella del cielo. "Se vi perseguiteranno in questa città ( e quale, se non quella terrena? ), fuggite nell'altra: "eis ten eteran", l'altra tra due e non un'altra fra più di due. Per amor del vero va tuttavia detto che, in alcuni codici, è riportato "eis ten allen". Tale versione è fatta propria dalla Volgata, ma il significato non cambia.

"Se vi perseguitano in questa città, fuggite in un'altra", dove non siete odiati, ma amati, dove non siete pellegrini e viandanti, ma cittadini di diritto, a pieno titolo. E qual è mai questa città, se non quella del cielo? La versione della Cei, per trovarsi in sintonia con il modo di intendere più tradizionale, è costretta a rendere in modo sbagliato non solo l'eis ten eteran ( nell'altra ) che diventa in un'altra, ma, ancor prima "Se vi perseguitano in questa città", diventa "Se vi perseguitano in una città". Ma tra il dire questa città e una città qualsiasi c'è una bella differenza. Ciò che è ben determinato e definito diventa del tutto vago e indefinito. Ed ecco il pasticcio finale: Se vi perseguitano in una città, fuggite in un'altra." Una lettura più attenta sia del testo greco sia del testo latino, conclude verso un'interpretazione che non può essere se non univoca, nel senso da noi riportato.

24 In verità dico a voi, non avrete messo insieme le città d'Israele, finché venga il Figlio dell'uomo."

Un vero rompicapo che potrebbe giustificare la forzatura anzidetta della Cei. Ma non per questo il senso è più chiaro. Cosa intende significare Gesù? Che il Figlio dell'uomo verrà prima che gli apostoli abbiano finito la loro predicazione in Israele?

Oppure, con un senso simile, che, prima ancora che la chiesa abbia portato l'annuncio a tutte le genti, ci sarà la manifestazione finale del Figlio dell'uomo?

Quale importanza può avere preannunciare agli apostoli che andranno incontro al Signore prima di aver finito la loro predicazione in Israele? E, per quel che riguarda l'annuncio della chiesa tutta, non è detto chiaramente nella Scrittura che, prima della fine, il Vangelo dovrà essere annunciato a tutte le genti?

Ci sembra che, ancora una volta, la parola di Gesù non si possa intendere se non nella forma del paradosso e di un linguaggio volutamente oscuro che ci costringe ad approfondire e a comprendere alla luce dello Spirito il senso di questo nostro fuggire sulla terra. Se vi perseguitano in questa città terrena fuggite, innanzitutto col cuore, nella città del vostro cuore. Se il problema della persecuzione si potesse risolvere semplicemente con la fuga materiale, beh...allora, vi dico, arriverebbe il giorno dell'incontro col Signore e voi vi trovereste ancora in fuga, nell'impossibilità di portare l'annuncio a tutte le città d'Israele. Tutta la vostra vita sarebbe nell'ansia della perenne fuga e non nella pace della costante e continua attesa. Vi potrebbe accadere di essere trovati da Gesù, alla sua venuta, a gambe levate sulla terra e non con gli occhi levati al cielo. Proibisce con ciò Gesù la fuga? No, certamente, ma ne evidenzia la relativa importanza, perché non abbiamo a preoccuparci e perché non diventi un pensiero prevalente, tale da farci perdere di vista l'importanza dell'annuncio che vive e si alimenta della fede in Gesù, in ogni luogo e in qualsiasi situazione. Fuggite con l'unica vera fuga, nell'unico vero rifugio, per affrontare gli attacchi del Maligno al riparo di una roccaforte inespugnabile, protetti dalle mura della città santa, fortificati e rinfrancati dalla lettura della Parola di Dio. Fuggite con i piedi in un'altra città, col cuore nell'unica vostra città. In questo modo non sarete prevenuti dal giorno del Signore, ma sarete voi a prevenire il Figlio, perché il vostro cuore l'ha già trovato nella sua dimora eterna. Il discepolo non deve essere un temerario, ma neppure un codardo, senza fede, più preoccupato di salvare la pelle che occupato nell'annuncio del Vangelo. Gustosa ironia dell'amore divino, che non comprende se non chi è compreso dall'unico Amore!

"Queste parole vanno riferite al tempo in cui i discepoli venivano mandati a predicare e veniva loro prescritto di non mettersi in contatto coi gentili e di non entrare nelle città dei samaritani. Essi non debbono aver paura della persecuzione, ma debbono evitarla. Sappiamo che così si comportarono i primi cristiani: quando a Gerusalemme si scatenò la persecuzione, si dispersero per tutta la Giudea. La persecuzione diventava così un'occasione favorevole per la diffusione del Vangelo. In senso spirituale possiamo interpretare così: quando saremo perseguitati in una città, cioè su un libro o su una testimonianza della Scrittura, fuggiamo in altre città, cioè ricorriamo ad altri libri. Sia implacabile quanto vuole il persecutore: il soccorso del Salvatore verrà prima della vittoria del nostro avversario. ( Gerolamo )

Diversa e, a nostro avviso, non priva di incongruenze, l'interpretazione del Crisostomo: "Non ordina loro di assalire i persecutori, ma di fuggirli. Usa maggior condiscendenza e tiene conto del fatto che essi sono soltanto all'esordio del loro apostolato. Non parla qui delle persecuzioni che saranno scatenate contro di loro dopo la sua passione, ma soltanto di quelle che dovranno affrontare prima della sua crocifissione. Lo dichiara esplicitamente dicendo: "In verità vi dico: Non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che il Figlio dell'uomo sia venuto." Per impedire loro di chiedersi cosa dovranno fare quando i persecutori verranno a cercarli anche là dove sono fuggiti, li libera da questo timore, dichiarando che non faranno a tempo a percorrere la Palestina e subito verrà a prenderli. Considerate come Gesù non libera i suoi discepoli dai mali, ma promette che li assisterà nei pericoli. Non dice, infatti, che li sottrarrà ai persecutori, ma dichiara che essi non avranno finito di percorrere le città d'Israele, prima che il Figlio dell'uomo sia venuto. ( Crisostomo )

24 Non c'è discepolo sopra il maestro, nè servo sopra il suo padrone.

Non abbiate di voi e del vostro operato una reputazione eccessiva, che potrebbe mettervi in ansia, quasi doveste diventare emuli di Gesù: vi è un solo maestro e vi è un solo Signore. La salvezza non dipende, innanzitutto, da coloro che il Figlio ha mandato, ma da Colui che è stato mandato dal Padre.

25 Basta al discepolo di essere come il suo maestro, e al servo come il suo padrone.

Dovete solo ricalcare le orme tracciate dal vostro maestro e operare come il vostro Signore vi ha insegnato, nell'unica obbedienza all'unico Padre. Né dovete scoraggiarvi per le umiliazioni e il rifiuto che patirete da parte degli uomini: sono già in conto davanti a Dio.

Se hanno chiamato Beelzebub il padre della famiglia, quanto più quelli della sua casa!

26 Pertanto non li temete.                                                

E' già stato fatto il giudizio su questo mondo e non c'è niente di cui dobbiate vergognarvi o che dobbiate professare di nascosto.

"Beelzebub è l'idolo di Accaron, che nel libro dei Re è chiamato "l'idolo della mosca".

Beel è lo stesso che "Bel" o "Baal"; mentre "zebub" significa mosca. Invocavano dunque il principe dei demoni col nome dell'immondo idolo che era chiamato mosca per la sua sporcizia che distrugge la dolcezza di ogni profumo." ( Gerolamo )

Infatti non c'è niente di coperto che non sarà rivelato e di segreto che non sarà conosciuto. La vita nuova di cui siete testimoni è considerata da molti una pazzia, ma la stoltezza di questo mondo ben presto sarà smascherata dal Signore, davanti a tutti gli uomini. Nell'imminenza del giudizio divino, non devono temere coloro che annunciano la salvezza, ma coloro che la rifiutano. Il tempo della salvezza per ogni uomo è breve, e ha già trovato il suo compimento. Giova ed importa innanzitutto che il Vangelo sia annunciato, senza ritardo o indugio.

"Non temete la crudeltà dei persecutori e la rabbia dei bestemmiatori, perché verrà il giorno del giudizio, nel quale saranno rese manifeste la vostra virtù e la loro malvagità." ( Gerolamo )

27 Quello che dico a voi nelle tenebre, dite nella luce e ciò che udite nell'orecchio predicate sui tetti.

Quello che vi dico nell'intimità del mio amore, ditelo apertamente e chiaramente a tutti. Non è la vostra vergogna, ma il vostro onore e il vostro vanto. Non è il male dell'uomo, ma il bene di ogni uomo.

28 E non temete quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima, ma piuttosto temete colui che può mandare in perdizione sia l'anima sia il corpo nella Geenna.

Vi è un solo nemico della salvezza e lui solo dobbiamo temere. Gli uomini possono uccidere il corpo, ma non toglierci la vita eterna; Satana ha il potere di far bruciare nel fuoco eterno sia il corpo sia l'anima.

"Voi temete la morte e questo timore vi trattiene dal predicare? Ebbene, proprio perché temete la morte dovete predicare, poiché solo ciò potrà salvarvi dalla morte vera. Anche se i vostri nemici vi uccideranno, per quanti sforzi facciano, non potranno toccare la più nobile parte di voi. Per questo egli non afferma che questi nemici non uccidono l'anima, ma dichiara esplicitamente che essi "non possono" ucciderla, per dimostrare che, anche se lo volessero, non potrebbero farlo. Dunque se temete il supplizio temete quello che è più terribile...Se voi temete un uomo che dispone del potere di darvi la morte, quanto più dovete temere colui che può perdere la vostra anima e il vostro corpo, precipitandoli ambedue all'inferno. Non dice chiaramente di essere lui che può perdere l'anima e il corpo gettandoli nella Geenna, ma è facile trarre questa conseguenza da quanto ha detto prima, quando ha manifestato di essere il giudice del mondo. Malgrado tutte queste esortazioni, noi facciamo ora il contrario di quanto comanda Cristo. Noi non abbiamo timore di chi può perdere le nostre anime, e temiamo invece coloro che uccidono il corpo. Eppure Dio può punire nello stesso tempo l'anima e il corpo..." ( Crisostomo )

"Il termine "geenna" non si trova negli antichi libri, ma viene usato per la prima volta dal Salvatore. Vediamo un po' donde deriva questo termine. L'idolo di Baal era un tempo presso Gerusalemme, alle falde del monte Moria, da cui scorre il fiume Siloe, come spesso abbiamo letto. Questa valle pianeggiante e di limitata estensione, era irrigata e boscosa, dolce e tranquilla, e il bosco era in essa consacrato all'idolo. Il popolo d'Israele era allora precipitato in tale stoltezza da compiere in tale luogo i propri sacrifici, anziché offrirli in prossimità del tempio; e, conquistati dall'amenità del posto e dimentichi dei loro severi impegni religiosi, gli ebrei immolavano sul rogo e consacravano i loro figli al demonio: Questo luogo era chiamato "gehnnom", "cioè valle dei figli di Hennon". Tutto questo sta scritto con grande chiarezza nel libro dei Re, nei Paralipomeni e in Geremia. Dio però minacciò che avrebbe riempito quel luogo di cadaveri di uomini, tanto che nessuno più l'avrebbe chiamato Tofet o Baal, ma "poliandrio", cioè "cumulo di morti". Col nome di questo luogo pertanto si designano i supplizi futuri e le pene eterne dalle quali saranno tormentati i peccatori. In Giobbe inoltre chiaramente leggiamo che duplice è il supplizio della geenna: eccessivo caldo ed eccessivo freddo." ( Gerolamo )

29 Forse che non si vendono due passeri per un asse, e uno solo di loro non cadrà sulla terra senza il Padre vostro?

Nulla di ciò che accade sulla terra sfugge agli occhi di Dio e alla sua volontà: neppure la morte di un passero, che noi consideriamo creatura di ben poco valore.

"La parola del Signore è una e le cose che vengono dette dopo sono tutt'uno con quanto è stato detto prima. Lettore saggio, guardati da ogni interpretazione superstiziosa: non devi adattare la Scrittura a te, ma te alla Scrittura, per capire anche le parole che seguono. Prima aveva detto: "Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima". Di conseguenza ora dice: "Forse che non si vendono due passeri per un asse e uno solo di essi non cadrà sulla terra senza il Padre vostro?" ( Gerolamo )

30 Ma di voi i capelli del capo tutti sono numerati.

Perché preziosa è la nostra vita agli occhi del Padre.

31 Non temete dunque, voi siete ben più di molti passeri.

La consapevolezza dell'amore di Dio ci liberi da ogni timore e da ogni timidezza nell'annuncio del vangelo.

32 Pertanto ognuno che confesserà me davanti agli uomini. anch'io confesserò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. 33 Ma chi rinnegherà me davanti agli uomini, anch'io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli.

Nessuno pensi di essere amato dal Padre se non ama il Figlio suo, e non solo nel segreto del proprio cuore, ma anche nella professione di fede davanti a tutti gli uomini. La fede in Gesù altro non è che la fede nell'amore di Dio, così come si è storicamente manifestato. Chi confessa il Figlio, confessa il Padre, chi rinnega il Figlio, rinnega anche il Padre suo. Chi rinnega il Figlio davanti agli uomini, sarà rinnegato dal Figlio davanti al Padre suo e Padre nostro.

"Degna di nota la lettura che ne fa il Crisostomo, attenendosi al testo greco.

"Notate l'esattezza; non dice infatti: Chi mi confesserà, ma "chiunque confesserà in me", intendendo dire che chi fa tale confessione non la compie con le sue forze personali, ma con l'aiuto della grazia dall'alto. Mentre di chi lo rinnega, Cristo dice espressamente: " Chi mi rinnegherà" e non " chi rinnegherà in me", poiché rinnega Cristo solo chi è stato privato del suo soccorso." ( Crisostomo ).

34 Non pensate che sia venuto a gettare pace sulla terra; non sono venuto a gettare pace, ma spada.

Se è stata fatta la pace tra l'uomo e il cielo in nome del Figlio e per opera del Figlio, sulla terra è ormai guerra totale per il Figlio e per dichiarazione del Figlio. Nessuno si illuda e si addormenti in un falso pacifismo. Non ci può essere vera pace col cielo, se non nel rifiuto di qualsiasi falsa pace con tutti coloro che sono sulla terra: nessuno escluso.

"Di fronte alla fede in Cristo, tutto il mondo si presenta diviso in se stesso. Una stessa casa ha infedeli e credenti, e proprio per questa buona guerra egli è stato mandato, perché venisse spezzata la falsa pace. In Genesi è detto che contro gli uomini ribelli, che si erano mossi dall'oriente e si davano da fare per costruire una torre che consentisse loro di raggiungere il cielo, Dio agì allo stesso modo, dividendo le loro lingue." ( Gerolamo)

35 Infatti sono venuto a separare un uomo contro il padre suo e una figlia contro la madre sua e una nuora contro la suocera sua; 36 e nemici dell'uomo quelli della sua casa. 37 Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me e chi ama un figlio o una figlia sopra me non è degno di me.  

La pace che viene dal cielo non è opera della carne e del sangue e non si riconosce nell'amore che viene dalla carne e dal sangue. L'amore di Dio è pacifico in quanto ci offre la sua pace, non perché innanzitutto vuole la nostra pace. Un amore di per sé pacifico, senza travaglio, è un amore che non viene da Dio e non vuol rinascere in Dio. Così gli affetti carnali che sono ricercati per la nostra pace e non per la Sua pace. Non c'è affetto o amore carnale così grande che non si possa rompere a causa di Cristo e per amore di Cristo. Nessuno si illuda nella falsità del suo cuore: non c'è amore che non venga vagliato dall'unico Amore. E l'amore di Dio non è solo qualitativamente diverso, ma vuol essere anche quantitativamente diverso. Può stare accanto all'amore umano senza rinnegarlo o rifiutarlo, ma sempre al di sopra di esso.

"Nel Cantico dei cantici leggiamo: "Ordinate in me l'amore". Quest'ordine è necessario in ogni sentimento. Dopo Dio Padre, ama la madre, ama i figli. Ma si presenterà la necessità di mettere a confronto l'amore per Dio con l'amore per i genitori e per i figli, e non puoi conservare l'uno e l'altro. Nutriamo pure allora odio per i familiari, ma amore verso Dio. Gesù non vieta perciò di amare il padre o la madre, in quanto chiaramente precisa: Chi ama il padre o la madre al di sopra di me..."  ( Gerolamo )

Non c'è vero amore che non voglia la vera pace e non ci può essere vera pace laddove si rifiuta la spada che viene dal Figlio: una spada che colpisce lasciandosi colpire, che vince solo allorché accetta di essere vinta dall'uomo.

38 E chi non prende la sua croce e segue me, non è degno di me.

L'amore che viene dalla carne e dal sangue scarica la propria croce sugli altri, l'amore che viene da Dio prende la sua croce per portarla con il suo Dio, sorretto dalla sua grazia e dalla sua misericordia. Non è degno di Cristo chi cerca di scrollarsi di dosso la propria croce cercando le creature. L'amore è vero quando innanzitutto sceglie di portare la croce, non quando sceglie di fuggire la croce, magari nell'illusione di aver finalmente trovato la propria vita e la propria realizzazione.

39 Chi trova la sua anima la perderà e chi avrà perso la sua anima a causa di me la troverà.  

Misero l'uomo che crede di aver trovato su questa terra la sua anima, felice l'uomo che accetta di perdere la propria anima per Cristo e per il Suo amore: la ritroverà nella sua dimensione eterna, nella felicità che viene solo dalla Verità.

40 Chi accoglie voi me accoglie e chi me accoglie, accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie il Figlio, se non colui che accoglie coloro che Egli ha mandato? Vi è una fede non visibile che opera nell'interiorità dei cuori e vi è una fede che si rende visibile nella chiesa e per la chiesa, nell'accogliere il suo annuncio di salvezza. Nessuno si illuda di amare Dio, se non ama Colui che è mandato dal Padre e coloro che sono mandati dal Figlio. Come il Padre si identifica col Figlio, così il Figlio si identifica in coloro che Egli ha mandato.

41 Chi accoglie un profeta in nome di profeta, riceverà ricompensa di profeta, e chi accoglie un giusto in nome di giusto, riceverà ricompensa di giusto.

"Costui, dice Gesù, riceverà la mercede del profeta e del giusto, cioè la ricompensa che ragionevolmente spetta a tali uomini, oppure la ricompensa che questo profeta e questo giusto riceveranno da Dio." ( Crisostomo )

Non c'è profezia e giustizia che non vengano dall'Unico profeta e dall'Unico giusto. Noi siamo un popolo di profeti e di giusti perché abbiamo accolto ogni profezia e ogni giustizia che viene dal cielo, in virtù di Cristo, nella Sua chiesa e conforme alla testimonianza della Sua chiesa.

42 E chiunque avrà dato da bere a uno solo di questi più piccoli un bicchiere di acqua fresca soltanto in nome di discepolo, in verità dico a voi, non perderà la sua ricompensa.

Non importa, innanzitutto che cosa facciamo, ma per chi e per che cosa lo facciamo.

L'Amore ha un suo fondamento che è il Padre e un suo fine che è il Figlio. Un amore fondato nel Padre è, innanzitutto, per il Figlio e per coloro che Egli ha mandato. Se l'Amore non è visibile nel suo fondamento, si rende visibile nel suo fine e per il suo fine. Ed è nel nostro rapporto con la chiesa di Dio che si manifesta e si rivela il nostro cuore. Chi accoglie coloro che annunciano la salvezza si è già assicurato la caparra della vita eterna, e non per convinzione dell'uomo, ma per bocca della Parola che è in eterno.

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