Vangelo di Matteo cap9

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap. 9

 

 

et ascendens in navicula transfretavit et venit in civitatem suam

E salendo sulla barca passò dall'altra parte del mare e venne nella sua città

et ecce offerebant ei paralyticum iacentem in lecto et videns Iesus fidem illorum

2 Ed ecco gli offrivano un paralitico che giaceva nel letto. E vedendo Gesù la loro fede

dixit paralytico confide fili remittuntur tibi peccata tua

disse al paralitico: Confida figlio, sono rimessi a te i tuoi peccati.

et ecce quidam de scribis dixerunt intra se hic blasphemat et cum vidisset Iesus

3 Ed ecco alcuni degli scribi dissero tra sè: Costui bestemmia. 4 E avendo visto Gesù

cogitationes eorum dixit ut quid cogitatis mala in cordibus vestris quid est

i loro pensieri disse: Perché mai pensate cose cattive nei vostri cuori? 5 Che cosa è

facilius dicere dimittuntur tibi peccata tua an dicere surge et ambula

più facile dire: Sono rimessi a te i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina?

ut autem sciatis quia Filius hominis habet potestatem in terra dimittendi

6 Ma affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere

peccata tunc ait paralytico surge tolle lectum tuum et vade in domum tuam

i peccati, allora dice al paralitico: Alzati, prendi il tuo letto e va nella tua casa.

et surrexit et abiit in domum suam videntes autem turbae timuerunt et

7 E si alzò e se ne andò nella sua casa. Ma vedendo le folle ebbero timore  e

glorificaverunt Deum qui dedit potestatem talem hominibus

glorificarono il Dio, quello che ha dato un tale potere agli uomini.

et cum transiret inde Iesus vidit hominem sedentem in telonio Matthaeum nomine

8 E passando oltre di lì Gesù vide un uomo che sedeva al banco dei gabellieri di nome

et ait illi sequere me et surgens secutus est eum

Matteo e gli disse: Segui me. E alzandosi seguì lui.

et factum est discumbente eo in domo ecce multi publicani et peccatores

10 E accadde che, giacendo lui a mensa nella casa, ecco molti pubblicani e peccatori,

venientes discumbebant cum Iesu et discipulis eius et videntes pharisaei dicebant

venendo, sedevano a mensa con Gesù e i suoi discepoli. 11 E vedendo i farisei dicevano

discipulis eius quare cum pubblicanis et peccatoribus manducat magister vester

ai suoi discepoli: Perché con i pubblicani e i peccatori mangia il maestro vostro?

at Iesus audiens ait non est opus valentibus medicus sed male

12 Ma Gesù, ascoltando, disse: Non per i sani c'è bisogno del medico, ma per quelli che

habentibus euntes autem discite quid est misericordiam volo et non sacrificium

stanno male. 13 E andando imparate che cosa è: Misericordia voglio e non sacrificio.

non enim veni vocare iustos sed peccatores

Infatti non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori.

tunc accesserunt ad eum discipuli Iohannis dicentes quare nos et pharisei

14 Allora si avvicinarono a lui i discepoli di Giovanni, dicendo: Perché noi e i farisei

ieiunamus frequenter discipuli autem tui non ieiunant et ait illis Iesus

digiuniamo frequentemente, ma i tuoi discepoli non digiunano? 15 E disse loro Gesù:

numquid possunt filii sponsi lugere quamdiu cum illis est sponsus

Possono forse i figli dello sposo fare lutto, finché con loro c'è lo sposo?

venient autem dies cum auferetur ab eis sponsus et tunc ieiunabunt

Ma verranno giorni, quando sarà portato via da loro lo sposo e allora digiuneranno.

nemo autem immittit commissuram panni rudis in vestimentum vetus tollit enim

16 E nessuno mette una toppa di panno grezzo sopra un abito vecchio: infatti toglie

plenitudinem eius a vestimento et peior scissura fit neque mittunt vinum

la sua pienezza dal vestito e la divisione diventa peggiore. 17 E non mettono del vino

novum in utres veteres alioquin rumpuntur utres et vinum effunditur et utres

nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si spande e gli otri

pereunt sed vinum novum in utres novos mittunt et ambo conservantur

si perdono. Ma il vino nuovo si mette in otri nuovi ed entrambi vengono salvati.

haec illo loquente ad eos ecce princeps unus accessit et adorabat eum dicens

18 Mentre egli diceva queste cose a quelli, ecco un capo da solo si avvicinò e adorava

Domine filia mea modo defuncta est sed veni impone manum tuam

lui, dicendo: Signore, la mia figlia è morta or ora, ma vieni, metti la tua mano

super eam et vivet et surgens Iesus sequebatur eum et discipuli eius

sopra di lei, e vivrà. 19 E alzandosi Gesù seguiva lui e così i suoi discepoli.

et ecce mulier quae sanguinis fluxum patiebatur duodecim annis accessit

20 Ed ecco una donna, che soffriva una perdita di sangue da dodici anni, si avvicinò

et tetigit fimbriam vestimentum eius dicebat enim intra se si tetigero tantum

e toccò la frangia del suo vestito. 21 Diceva infatti tra sè: Se toccherò soltanto

vestimentum eius salva ero at Iesus conversus et videns eam dixit confide filia

il suo vestito sarò salva. 22 Ma Gesù essendosi voltato e vedendola disse:Confida, figlia

fides tua te salvam fecit et salva facta est mulier ex illa hora

la tua fede ti ha fatto salva. E da quell'ora fu fatta salva la donna.

et cum venisset Iesus in domum principis et vidisset tibicines et

23 Ed essendo venuto Gesù nella casa del capo e avendo visto i suonatori di flauto e

turbam tumultuantem dicebat recedite non est enim mortua puella

la folla che faceva rumore, diceva: 24 Tiratevi indietro: non è infatti morta la fanciulla,

sed dormit et deridebant eum et cum eiecta esset turba intravit et tenuit

ma dorme. E lo deridevano. 25 Ed essendo stata cacciata fuori la folla, entrò e tenne la

manum eius et surrexit puella et exiit fama haec in universam terram illam

sua mano, e la fanciulla si alzò. 26 Ed uscì questa voce in tutta quella terra.

et transeunte inde Iesu secuti sunt eum duo caeci clamantes et dicentes miserere

27 E andando oltre di là Gesù, lo seguirono due ciechi gridando e dicendo: Abbi pietà

nostri fili David cum autem venisset domum accesserunt ad eum caeci

di noi, figlio di Davide. 28 Ma essendo venuto nella casa, si avvicinarono a lui i ciechi.

et dicit eis Iesus creditis quia hoc possum facere vobis dicunt ei utique

E dice a loro Gesù: Credete che io posso fare questo per voi? Gli dicono: Senza dubbio,

Domine tunc tetigit oculus eorum dicens secundum fidem vestram fiat

Signore. 29 Allora toccò i loro occhi dicendo: Secondo la vostra fede sia fatto

vobis et aperti sunt oculi eorum et comminatus est illis Iesus dicens videte ne quis

a voi. 30 E furono aperti i loro occhi, e li minacciò, Gesù dicendo: Attenti che nessuno

sciat illi autem exeuntes diffamaverunt eum in tota terra illa egressis autem illis

sappia! 31 Ma quelli, uscendo, divulgarono la sua fama in quella terra. 32 Ma usciti quelli,

ecce obtulerunt ei hominem mutum daemonium habentem et eiecto daemonio

ecco offrirono a lui un uomo muto che aveva un demonio. 33 E cacciato il demonio,

locutus est mutus et miratae sunt turbae dicentes numquam apparuit sic in Israhel

parlò il muto e si meravigliarono le folle, dicendo: Non è mai apparso così in Israele.

pharisaei autem dicebant in principe daemoniorum eicit daemones

34 Ma i farisei dicevano: Nel capo dei demoni caccia i demoni.

et circuibat Iesus omnes civitates et castella docens in synagogis eorum et

35 E Gesù andava in giro per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe e

praedicans evangelium regni et curans omnem languorem et omnem infirmitatem

predicando il vangelo del regno e curando ogni debolezza e ogni infermità.

videns autem turbas misertus eis quia erant vexati et iacentes

36 Ma vedendo le folle, ebbe compassione di loro perché erano tormentati e prostrati

sicut oves non habentes pastorem tunc dicit discipulis suis

come pecore che non hanno pastore. 37 Allora dice ai suoi discepoli:

messis quidem multa operarii autem pauci rogate ergo

La messe, certamente, è molta, ma gli operai sono pochi. 38 Supplicate, pertanto,

Dominum messis ut mittat operarios in messem suam

il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe.

 

 

 

1 E salendo sulla barca passò dall'altra parte del mare e venne nella sua città.

Cacciato dai Gadareni, Gesù ritorna nella sua città che è la chiesa.

"La sua città non può essere che Nazaret, da cui deriva il suo appellativo di Nazareno. ( Gerolamo ). " L'evangelista chiama qui Cafarnao "la sua città", la città di Gesù. Il Salvatore era nato a Betlemme, era stato allevato a Nazaret, ma Cafarnao era la città dove egli ora abitava . ( Crisostomo )

2 Ed ecco gli offrivano un paralitico che giaceva nel letto.

Chi ha bisogno del Signore e vuole il Signore non perde tempo e non gli lascia tempo.

Così accade nella chiesa, che ogni giorno attende e cerca il suo Salvatore, per offrirgli le membra malate, perché ne abbia cura. E la fede della chiesa non sarà mai delusa.

E vedendo Gesù la loro fede... Non semplicemente la fede di chi porta, contrapposta a quella di chi è portato, come si intende comunemente ( vedi Gerolamo e Crisostomo ), ma la fede di un'intera famiglia che va al Signore con tutti i propri bisogni e necessità. C'è chi rincorre Cristo da solo, con le proprie forze, e chi impotente si lascia trascinare dall'esempio e dalla testimonianza dei fratelli. La chiesa è la via più sicura per andare a Gesù: è mezzo e luogo privilegiato di salvezza, non semplicemente da tutti i mali, ma dall'unico vero, grande male che è il peccato.

" E... Gesù ... disse al paralitico: Confida, figlio, sono rimessi a te i tuoi peccati.

Ti sei affidato a mani sicure per giungere ad un porto di sicura salute: ti avvenga come desideri. La salvezza che viene dal cielo trova la sua esaltazione massima davanti all'intera comunità..., ma non tutti credono. C'è anche chi ascolta e scruta, ad una certa distanza però, e non per convertirsi alla Parola, ma per giudicare la Parola.

3 Ed ecco alcuni degli scribi dissero tra sé: Costui bestemmia.

Nessuno può rimettere i peccati, se non Dio solo; dunque chi rimette i peccati altri non è che Dio. La conclusione è logicamente chiara e semplice, ma solo per chi ha il cuore puro. Il cuore indurito dal peccato vede l'opera di Gesù come nemica di Dio, non il segno più tangibile della Sua presenza in mezzo a noi, ma una bestemmia ed un'offesa all'Autore della vita.

4 E avendo visto Gesù i loro pensieri disse: Perché mai pensate cose cattive nei vostri cuori?

E' venuto il tempo in cui sono svelati i segreti del cuore: nessuno può più sottrarsi al confronto con il Signore. Vi è una fede nascosta che si rivela a Gesù, e vi è un'incredulità nascosta che è rivelata da Gesù, per il giudizio e la condanna.

La fede vede e comprende le meraviglie operate dal Figlio, l'incredulità nulla vede e nulla comprende, perché giudica la Parola; coltiva nascostamente la propria malizia, invece di confessarla al Signore. Quale gioia più grande che sentirsi dire da Gesù: Sono rimessi a te i tuoi peccati? E' questo il segno più grande della sua presenza in mezzo a noi: è giunto, finalmente, il regno di Dio, preannunciato dalla sua misericordia: la vita eterna è alle porte. Ma non tutti sanno gioire per il perdono dei peccati. Chi non coglie e non sente questa liberazione, vuol dire che non la cerca e non l'attende. Così gli scribi: invece di rallegrarsi per il perdono che viene dal cielo, ipotizzano chissà quale inganno e sotterfugio. Si credono giusti e sono paghi della propria giustizia: non hanno bisogno di un Salvatore, ma di un Dio che esalti la loro fedeltà alla Legge. Come non vedono e non comprendono il perdono dei peccati, così non vedono e non comprendono la vita nuova. E questo nonostante i segni che l'accompagnano. 5 Che cosa è più facile dire: Sono rimessi a te i tuoi peccati o dire: Alzati e cammina?

Pensate che io sia un imbroglione, che si fa passare per Dio, solo perché il perdono dei peccati non si vede? Ebbene... 6 affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, allora dice al paralitico: Alzati, prendi il tuo letto e va nella tua casa. 7 E si alzò e se ne andò nella sua casa.

Dopo il miracolo che non si vede, il miracolo che si vede; ma non è certo questo a convertire gli scribi. Chi non vede l'opera di Dio con gli occhi dello Spirito, tanto meno la vede con gli occhi della carne. Rimane semplicemente attonito e confuso: non dice nulla, perché non sa cosa dire, ma non si pente della propria incredulità e non si converte al Signore. Al contrario...

8 Vedendo le folle ebbero timore e glorificarono il Dio, quello che ha dato una tale autorità agli uomini.

Vale a dire il potere che è in Gesù e solo in Gesù di liberare dal peccato. Tale potere o potenza è donato a noi dal Padre nel Figlio e in virtù del Figlio, non è dato a tutti gli uomini, ma a un solo uomo per tutti gli uomini.

"Viene, infatti, esaltato Dio che sia agli apostoli ha donato il potere di rimettere i peccati sia agli uomini ha concesso una grazia così grande affinché, dopo la remissione dei peccati per merito della fede e della giustizia, ricevano il potere di ritornare al Paradiso in virtù e in grazia del Signore e Salvatore nostro, che è benedetto nei secoli. Amen  ( Cromazio )

Diversa e, a nostro avviso, fuorviante l'interpretazione del Crisostomo, che così intende il timore delle folle:

"Purtroppo la carne di cui Cristo è rivestito si para loro davanti, impedendo di riconoscerlo Dio oltre che uomo. Tuttavia, Gesù non li rimprovera, ma continua con le sue opere a scuoterli e a elevare i loro pensieri..."

9 E passando oltre di lì, Gesù vide un uomo che sedeva al banco dei gabellieri, di nome Matteo e gli disse: Segui me. E alzandosi seguì lui.

Non sempre è l'uomo che cerca Dio, più spesso è Dio che cerca l'uomo..., quando meno se l'aspetta ed è tutto preso dal proprio lavoro e dai propri affari. E non è facile abbandonare il guadagno, anche se disonesto, per seguire Gesù. Matteo obbedisce prontamente. Alzandosi dal suo stato di peccato e di morte, accoglie Gesù nella propria casa, per ascoltarlo ed essere da Lui istruito. Il suo esempio trascina molti altri, che si riconoscono nella sua stessa situazione.

10 E accadde che, giacendo lui a mensa nella casa, ecco molti pubblicani e peccatori, venendo, sedevano a mensa con Gesù e i suoi discepoli.

"Venendo" da una vita estranea e nemica di Dio, si siedono a tavola con il Cristo e i suoi discepoli. E' un momento di festa e di gioia, che non tutti comprendono e condividono, anche se sono presenti..., ma solo per giudicare e condannare. Così i farisei, il cui zelo contro Gesù è incomparabile. Li troviamo sempre e ovunque: spettatori inerti e di dura cervice, incapaci di pentimento e di conversione. Se gli scribi nascondono la malizia nel silenzio del loro cuore, i farisei evitano il confronto diretto con Cristo e cercano di avvicinare i suoi discepoli; con le dovute precauzioni però, e ad una certa distanza!

11 E vedendo i farisei dicevano ai suoi discepoli: Perché con i pubblicani e i peccatori mangia il maestro vostro?

Chi non ama Gesù non tollera che altri lo seguano: fa di tutto per scoraggiarli e per convincerli che sono vittime di un inganno. E la prova più chiara dell'inganno è proprio un maestro, il loro maestro, che mangia con i pubblicani e i peccatori Chi odia il peccato non può amare il peccatore e condividere con lui la propria mensa. E lo fa apertamente, senza pudore e senza timore di Dio, mentre loro, i farisei, neppure osano parlare di ciò, ma lo sussurrano a bassa voce, ai soli discepoli, per evitare il clamore di uno scandalo tanto grande. Ma ciò che essi considerano una vergogna e un tradimento della Parola, altro non è che il suo adempimento. Gesù smaschera, ancora una volta, la loro malizia. Cerca il dialogo a viso aperto e a carte scoperte: il Figlio dell'uomo non ha nulla da nascondere, né tollera che altri si nascondano. Legge nel segreto dei cuori e coglie la parola appena sussurrata, perché tutti sappiano che la salvezza è giunta per tutti.

12 Ma Gesù, ascoltando, dice: Non per i sani c'è bisogno del medico, ma per quelli che stanno male.

Nessuno si meraviglia se vede un medico intrattenersi con i suoi malati: al contrario dà scandalo il medico che cerca le persone sane. Perché, allora, tanto stupore e tanta malizia e non la gioia per l'amore di Dio che si manifesta in Cristo?

13 E andando, imparate che cosa è: Misericordia voglio e non sacrificio.

Allontanandovi da me, dopo che avete visto il Dio tra gli uomini, riflettete e cercate di comprendere il senso di ciò che è scritto: "Misericordia voglio e non sacrificio."

Iddio vuole usare misericordia all'uomo peccatore e donargli gratuitamente la salvezza. E ciò è possibile soltanto in virtù del sacrificio di Cristo. Nessun uomo può riscattare se stesso, offrendo a Dio i propri sacrifici. L'unico sacrificio accetto al Padre è quello del Figlio. Si va a Gesù portando i propri peccati e la propria colpa, non una presunta giustizia di cui nessuno può gloriarsi. Quale meraviglia che il Signore mangi con i peccatori: non altrimenti si può manifestare l'amore di Dio.

Infatti non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori.

Non esiste nessun giusto all'infuori del Figlio. E chi altri allora può cercare il Figlio, se non dei peccatori? Certo non c'è meraviglia più grande di questa, ma non perché ci scandalizziamo, ma perché facciamo festa, tutti insieme, per il dono che ci è stato dato.

"Gesù ricorda ai farisei la comune debolezza e mostra che anch'essi sono nel numero degli infermi, che non conoscono le Scritture e trascurano ogni virtù, riducendo tutto ai sacrifici. E, sottolineando fortemente questo fatto, Gesù sintetizza ciò che era stato detto da tutti i profeti con queste brevi parole: "Voglio misericordia e non sacrificio", facendo in tal modo intendere ai farisei che non lui trasgredisce la legge, ma essi. E' come se dicesse: Perché mi accusate? Perché faccio rientrare i peccatori nella giustizia? Allora potreste rimproverare ciò anche al Padre mio...

Vedete dunque come i sacrifici sono superflui, mentre la misericordia è necessaria?

Non dice infatti: Voglio la misericordia e il sacrificio, ma "misericordia e non sacrificio". Approva l'una e respinge l'altro; e dimostra che ciò di cui lo rimproverano non solo non è vietato, ma è espressamente comandato dalla legge, e molto più del sacrificio; perciò cita il Vecchio Testamento che stabilisce e riporta leggi consone con le sue azioni." ( Crisostomo )

14 Allora si avvicinarono a lui i discepoli di Giovanni dicendo: Perché noi e i farisei digiuniamo frequentemente, ma i tuoi discepoli non digiunano?

Dopo gli scribi e i farisei è la volta dei discepoli di Giovanni. Dubbi e perplessità riguardo a Gesù prendono radice non soltanto nel cuore degli increduli, ma anche nel cuore di coloro che cercano la salvezza. Ma questa volta il confronto è diverso: si avvicinano al Cristo senza malizia e gli parlano apertamente, come ad un amico, non per giudicare, ma per comprendere ed essere illuminati. Vista la pessima figura rimediata dai farisei, si sentono in qualche modo colpiti anche loro, dal momento che anche loro come i farisei, digiunano frequentemente, mentre i discepoli di Gesù non digiunano. Diversamente intende Gerolamo: " Domanda superba e ricolma di orgoglio farisaico. Certamente, per non dire altro, è riprovevole vantarsi del proprio digiuno. I discepoli di Giovanni poi non potevano essere considerati esenti da colpa, dato che sapevano di calunniare colui che la voce del loro stesso maestro aveva esaltato e si schieravano ora coi farisei, che erano stati invece condannati da Giovanni con le parole: "Razza di vipere, chi vi ha insegnato a scampare dall'ira futura?"

Il tono della risposta sembra escludere un rapporto polemico fra Gesù e i suoi interlocutori.

15 E disse a loro Gesù." Altrimenti avremmo avuto, come di consueto in questi casi: "Ma disse a loro Gesù".

Possono forse i figli dello sposo fare lutto, finché con loro c'è lo sposo?

Gesù non smentisce la bontà del digiuno, ma il suo significato e la sua importanza vanno ricuperati alla luce dell'evento nuovo che è già in atto. In un momento di festa e di gioia, qualsiasi sacrificio o pensiero di sacrificio è del tutto inopportuno e fuori luogo. Ma per poter partecipare alla festa, bisogna cogliere il senso e lo spirito della festa. E' giunto il giorno delle nozze fra Cristo e la sua chiesa: tutti gli uomini sono invitati al banchetto; sta a noi scegliere se come figli o semplici spettatori, ancorché amici e simpatizzanti. Chi sono i figli dello sposo, se non coloro che vengono generati alla vita da questo matrimonio nel momento stesso in cui viene celebrato?

Non basta frequentare ogni giorno la casa del Signore: bisogna saper gioire con Lui e far festa con lo Sposo che ci conduce verso una vita nuova, non più semplicemente come amici e discepoli, ma come figli.

Ma verranno giorni, quando sarà portato via da loro lo sposo, e allora digiuneranno.

Verranno i giorni della prova e allora essi digiuneranno, per la loro poca fede, non nella presunzione di poter redimere se stessi, ma nella consapevolezza di essere già stati salvati. Altro è il digiuno nello spirito della legge, altro è il digiuno nello Spirito di Dio, dopo la salvezza che viene dal cielo.

"Lo sposo è Cristo e la sposa è la chiesa. Da questo santo e spirituale connubio sono nati gli apostoli, i quali non possono piangere finché vedono lo sposo nella camera nuziale e sanno che lo sposo è con lei... Secondo l'allegoria dobbiamo quindi comprendere che, fino a quando lo sposo è con noi, dobbiamo vivere in letizia, e non possiamo né digiunare né piangere. Ma quando egli, a causa dei nostri peccati, s'allontana, è allora che dobbiamo cominciare il digiuno e fare lutto." ( Gerolamo )

"Gesù mostra chiaramente che non è opportuno che i suoi discepoli digiunino, se non dopo il mistero della sua risurrezione, poiché lo stesso Signore, risorgendo dagli inferi, insieme alla carne sua sposa, nella quale l'Apostolo insegna consistere il corpo della chiesa, ritornò al cielo, come leggiamo avvenuto negli Atti degli Apostoli. Dopo l'ascensione del Signore al cielo e dopo la venuta, al cinquantesimo giorno, dello Spirito Santo, subito gli apostoli e tutti i credenti cominciarono a provvedere ai digiuni e alle preghiere, non secondo l'antichità della lettera, come gli scribi e i farisei, ma secondo la novità della grazia e l'insegnamento evangelico." ( Cromazio )

16 E nessuno mette una toppa di panno grezzo sopra un abito vecchio: infatti toglie la sua pienezza dal vestito e la divisione diventa peggiore.

Non ci può essere giustapposizione alcuna o compromesso fra lo spirito della legge e lo Spirito che è in Cristo Gesù. Gesù ci ha portato una vita nuova, non è venuto semplicemente a riparare quella vecchia. Condanna con ciò il digiuno prescritto dalla Legge? Niente affatto! Esso è giusto e santo, ma per Cristo e per la vita nuova che è in Cristo. Non un nuovo digiuno, ma un modo nuovo di vedere il digiuno alla luce dell'Evento. Altrimenti "la divisione diventa peggiore", e si perde anche quello che c'era di buono. Il digiuno che viene dalla legge è sacrificio dell'uomo per Dio, il digiuno che viene dal Cristo è pentimento per il proprio peccato, perché indegni del sacrificio del Cristo: l'altro non si può sovrapporre all'uno, ma l'uno deve convertirsi nell'altro, per essere completamente rinnovato. La vita nuova che è in Cristo non ammette in sé fratture o ambiguità di sorta, né tanto meno, ciò che "toglie la sua pienezza".

17 E non si mette del vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si spande e gli otri si perdono.

L'uomo vecchio non è in grado di portare la vita nuova, se non viene rigenerato in Cristo, da Cristo. Diversamente è smarrita la salvezza ( il vino nuovo ) e va in perdizione l'uomo ( gli otri ).

“Ciò vuol dire che le anime e i corpi, debilitati per l’invecchiamento prodotto dai peccati, non possono contenere i misteri della grazia nuova. Si produrrà infatti una spaccatura peggiore, il vino si verserà e gli otri vecchi andranno perduti. Duplice infatti sarà la loro colpa se, oltre all’invecchiamento dei loro peccati, non reggeranno la forza della grazia nuova. Così i farisei e i discepoli di Giovanni non avrebbero potuto accogliere niente di nuovo, se non si fossero rinnovati”. ( Ilario )

Ma il vino nuovo si mette in otri nuovi, ed entrambi vengono salvati.

Così è fatta salva l'opera di Dio e coloro che devono custodirla nel loro cuore.

"E' chiaro, secondo la parola del Signore, che, se si mette del vino nuovo in otri vecchi, entrambi vanno perduti, perché, per la loro vetustà, gli otri vecchi non riescono a contenere la fermentazione del vino nuovo. In questo paragone, il Signore indica negli otri vecchi gli uomini infedeli che vivono secondo l'antico sistema di vita. Il vino nuovo significa, invece, la grazia dello Spirito Santo." ( Cromazio )

18 Mentre egli diceva queste cose a quelli, ecco un capo da solo si avvicinò e adorava lui, dicendo... Finalmente qualcuno che si avvicina a Gesù, non per fare polemica, ma per adorare il suo Signore e per cogliere la salvezza..., non solo per sé.

Signore, la mia figlia è morta or ora, ma vieni, metti la tua mano sopra di lei e vivrà.

Vi è consapevolezza della morte soprattutto là dove i segni sono molto evidenti. Ma contro l'evidenza della morte vi è la fede nella potenza della resurrezione che viene dal Cristo. E non è questione di rango sociale: anche tra i capi c'è sempre qualcuno che crede. Imporre le mani su di un altro significa stendere su di esso la propria potenza, per prenderne possesso. Il Signore prende possesso dei morti per portarli alla vita, ma c'è bisogno della nostra fede.

19 E alzandosi Gesù seguiva lui e così i suoi discepoli.

E' un'immagine, un quadro inconsueto, quello di Cristo che segue l'uomo: di solito è il contrario. Ma tanto può la fede: non solo segue Gesù, ma lo conduce a coloro che sono incapaci di cercarlo, perché morti.

Una stessa speranza accomuna questo capo ad una povera donna, che da dodici anni è soggetta ad una perdita di sangue. In questo sangue "perduto" è la vita che ogni giorno ci sfugge e se ne va per la sua strada, senza offrirci alcuna garanzia né certezza per il futuro. Meglio confidare nel Signore e cercare la vita che Lui solo può dare!

20 Ed ecco una donna, che soffriva una perdita di sangue da dodici anni, si avvicinò da dietro e toccò la frangia del suo vestito.

La fede del timido è incapace di gesti apertamente manifesti e di parole pubblicamente conclamate. Spia e cerca i momenti di silenzio e di solitudine, ma non per questo è meno vera e meno grande: crede nell'amore di Gesù, nonostante la propria piccolezza e il desiderio di restare nell'ombra. La fede dei piccoli perde, per così dire, in estensione, nella sua capacità di presentarsi agli altri e di confrontarsi con gli altri, guadagna, tuttavia, in intensità e forza. Va recuperata la fede del povero che non ha il dono della parola e, a volte, manca anche di quella salute ed energia psichica, che sono necessarie soprattutto a chi annuncia il Vangelo.

Nessuno sfugge agli occhi amorosi di Dio: ognuno crede come può e come gli è dato. Molti hanno ascoltato le parole che Giairo ha rivolto a Cristo, pochi, sicuramente, hanno dato peso al gesto di questa donna.

"L'orlo della sua veste, cioè la sua venuta nell'umiltà della carne, afferrarono con l'atto di fede quelli che provenivano da tutte le nazioni. La frangia, infatti, è l'estremità della tunica. Con tale significato si sono indicati gli ultimi tempi, quando il Figlio di Dio, assunto un corpo umano, si è degnato di venire per la salvezza del mondo." ( Cromazio )

21 Diceva infatti tra sé: Se toccherò soltanto il suo vestito sarò salva.

Parla tra sé, perché timida e timorosa degli altri, ma grande è la sua fede.

22 Ma Gesù, essendosi voltato e vedendola, disse: Confida figlia, la tua fede ti ha fatto salva. E da quell'ora fu fatta salva la donna.

Voleva incontrare da sola lo sguardo del Signore e il Signore l'accontenta. Rispetta la sua povertà e la sua debolezza, non l'espone al giudizio della folla, ma la rasserena e la rassicura: La tua fede ti ha salvato, ti voglio bene così come sei, nella tua piccolezza, non preoccuparti d'altro, ma va' in pace.

"La potenza del Signore, infatti, è sempre pronta a guarire, purché non manchi la fede dei credenti. Siccome, dunque, questa donna credeva con tutto il cuore, toccò il Signore non solo col tatto fisico, ma anche con la fede, e subito ottenne la salute che chiedeva." ( Cromazio )

23 Ed essendo venuto Gesù nella casa del capo e avendo visto i suonatori di flauto e la folla che faceva rumore, diceva

Questa volta la fede non può evitare il confronto con le folle: Giairo è un capo e gli uomini sono molto attenti a ciò che dicono e fanno i loro capi. Sono accorsi in massa, per riguardo a Giairo, ma cosa possono fare di fronte alla morte? Nulla, se non i soliti, rumorosi discorsi, del tutto impotenti ed inopportuni, accompagnati dal suono triste dei flauti. L'impotenza dell'uomo deve cedere il posto alla potenza di Dio, che va dicendo ( "diceva" ) :

24 Tiratevi indietro

Il monito di Gesù è reiterato e perentorio: non ammette replica. La presenza dell'uomo è un ostacolo per la salvezza: non solo non è in grado di dare la vita, ma si oppone a Colui che dona la vita. L'uomo vede solo ciò che appare, Gesù scruta il segreto dei cuori. Vi è una parvenza di vita che è morte, e vi è una morte apparente che attende di essere portata alla vita..., ma deve confrontarsi con il suo Signore, in modo esclusivo.

non è infatti morta la fanciulla, ma dorme. E lo deridevano.

Gesù è venuto a salvare ciò che era perduto. Bisogna credere che il Cristo compie ciò che è impossibile all'uomo. L'annuncio della salvezza ha una sua serietà e non tollera atteggiamenti leggeri e superficiali, tanto meno la beffa e la derisione. Bisogna cacciare fuori dalla propria casa, vale a dire dalla propria vita, coloro che non credono nella potenza di Dio.

25 Ed essendo stata cacciata fuori la folla, entrò...

Allorché il mondo è messo alla porta, Iddio entra nel nostro cuore, per prenderne possesso stabile e definitivo.

e tenne la sua mano in maniera ferma, risoluta, indissolubile, in modo che non potesse più staccarsi.

e la fanciulla si alzò.

E' il miracolo della resurrezione e della vita nuova. Rimosso l'ostacolo che è il mondo, superata l'incredulità delle masse, il Signore ci conduce per mano, come bambini deboli e indifesi, ma sereni e felici, perché afferrati e tenuti dalla mano grande e potente del Padre.

"Quanto alle parole dette dal Signore: La fanciulla non è morta, ma dorme, le disse in primo luogo perché sappiamo che davanti a Dio i morti sono considerati come dormienti, poiché è della potenza di Dio risuscitare l'uomo dalla morte come da un sonno. In secondo luogo perché comprendiamo che nelle parole: La fanciulla non è morta, ma dorme, è stata preannunziata la speranza della futura resurrezione, per farci capire che la morte dei fedeli, non morte, ma piuttosto dormizione deve essere chiamata: in questa i santi come dormienti riposano nel sonno. Perciò leggiamo che il Signore disse così della morte di Lazzaro: Il nostro amico Lazzaro dorme."( Cromazio)

26 Ed uscì questa voce in tutta quella terra.

E' questa l'opera di Dio ed è questo l'annuncio che si diffonde da solo, senza comando o sollecitazione alcuna. Ciò che viene dal Padre non ha bisogno del supporto della parola, è vero il contrario: è esso che supporta la parola, vale a dire la crea, la genera, come per riflesso. L'opera di Dio genera la parola dell'uomo, così come l'opera dell'uomo è generata dalla Parola di Dio. Questo non significa che tutto ciò che è detto dall'uomo riguardo all'opera di Dio è necessariamente vero, ma che necessariamente è detto tutto ciò che è veramente opera di Dio. Non si può pensare che l'autenticità di un fenomeno o di un messaggio religioso sia misurabile dalla fama che porta con sé, ma bisogna pensare che la fama che porta con sé va rapportata e confrontata con l'autenticità dell'evento. Non è la parola dell'uomo che vaglia l'opera di Dio, ma è l'opera di Dio che vaglia la parola dell'uomo. E tutto ciò non si può comprendere se non con la fede e attraverso la fede. Ci rattrista vedere come molti fratelli siano tutti presi da messaggi, visioni..., nella convinzione che siano veri, solo perché fanno tanto rumore e hanno tanto seguito. Non è l'intensità o la frequenza della voce, ma la sua autenticità che deve interessarci, vale a dire il suo essere in Dio e da Dio. Non il numero dei credenti conferma l'opera di Dio, ma è l'opera di Dio che conferma il numero dei credenti: siano essi molti o pochi, nulla importa.

27 E andando oltre di là Gesù, lo seguirono due ciechi gridando e dicendo: Abbi pietà di noi, figlio di Davide.

L'annuncio della vita nuova che viene da Cristo dà sempre i suoi frutti. Arriva lontano e anche a coloro che non sono in grado di vedere con i propri occhi le meraviglie compiute dal Padre. C'è chi non crede anche dopo aver visto, c'è chi crede nonostante la propria impossibilità a vedere. Tanto grande è la potenza della Parola che non ha bisogno della verifica dell'uomo, ma è essa stessa che verifica il nostro cuore e lo spinge a cercare il suo Signore. Come può un cieco seguire Gesù, se non lasciandosi guidare dall'ascolto della Sua parola? L'ascolto genera la fede e la fede porta alla sequela: la sequela è innanzitutto supplica a Dio per il perdono dei peccati e lode del suo nome. I due ciechi prima accolgono l'annuncio della salvezza, poi seguono Gesù, invocando la Sua misericordia ( abbi pietà di noi ) e magnificando la Sua gloria ( Figlio di Davide ).

"Questi ciechi credettero Cristo Signore non solo                                                                                 figlio di Davide, ma, ed è la cosa più importante, Figlio di Dio, e perciò furono salvati. Non avrebbero, infatti, supposto di poter ricevere da lui la vista, se non l'avessero creduto Figlio di Dio. E giustamente quando il Signore chiese loro: Credete che io posso fare questo?, gli risposero dicendo: Certamente, Signore. Con queste parole, chiaramente riconobbero in lui entrambe le realtà, Dio e l'uomo, il Figlio di Dio e il Figlio dell'uomo; Figlio di Dio, Signore nostro secondo lo Spirito, figlio di Davide secondo l'assunzione del corpo." ( Cromazio )

La perseveranza nella sequela porta, finalmente, nella casa del Signore, che è la chiesa. E qui la fede  trova la sua risposta e la sua piena soddisfazione. Mentre sono in cammino, in mezzo alla folla, i ciechi sono costretti a gridare per farsi sentire, ma non riescono ad avvicinarsi al Signore per conoscerlo meglio, così com'è, bevendo alla fonte stessa della Parola. Tutto ciò è possibile allorché entrano con Gesù nella sua casa. Ora, finalmente, possono ascoltare, non semplicemente la Parola di Dio, ma quella parola che Dio dice ad ognuno di noi.

28 Ma essendo venuto nella casa, si avvicinarono a lui i ciechi.

 La parola di Dio manifesta la sua potenza di salvezza soltanto allorché vissuta come detta a noi e solo a noi. Va ricuperato il rapporto personale con la Parola, altrimenti avremo dei cristiani semplicemente indottrinati, incapaci di una fede e di un amore veri, perché incapaci di rapportarsi alla Parola che è Cristo. Il rapporto con la Parola è, innanzitutto, il rapporto con Colui che è Parola. Chi sa ascoltare il suo Signore non ha bisogno di tante parole, per essere ascoltato. I due ciechi, seguendo Gesù tra la folla che è il mondo, gridano ad alta voce, ma, allorché entrano nella Sua chiesa, la parola si fa silenzio, diventa più intima e personale. Neppure devono chiedere, perché "il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate."

E dice a loro Gesù: Credete che io posso fare questo per voi? Tutto è possibile al Figlio, ma bisogna professare la propria fede, e non solo nel proprio cuore, ma davanti all'intera comunità. Gli dicono: Senza dubbio Signore! 29 Allora toccò i loro occhi, dicendo: Secondo la vostra fede sia fatto a voi."

Ancora una volta il miracolo passa attraverso il gesto e la parola.

30 E furono aperti i loro occhi.

Dalla mano potente di Dio.

“I ciechi infatti videro perché avevano creduto, non credettero perché avevano visto. Da ciò si deve capire che bisogna meritare con la fede ciò che si chiede e non far dipendere la propria fede da ciò che si è ottenuto. Egli promette loro che avrebbero visto se avessero creduto, e, siccome avevano creduto, ordina loro di tacere. Poiché spettava agli apostoli predicare”. ( Ilario )

"E li minacciò Gesù dicendo: Attenti che nessuno sappia!"

E' davvero singolare che proibisca l'annuncio della salvezza Colui che è portatore della salvezza. Vero è che l'opera di Dio non ha bisogno della testimonianza dell'uomo: c'è un Altro che testimonia per il Figlio ed è il Padre: e solo nel cuore dell'uomo.

31 Ma quelli, uscendo, divulgarono la sua fama in tutta quella terra.

Non si può contenere la gioia che viene dalla salvezza. Il "ma" non vuole sottolineare la disobbedienza di coloro che Gesù ha portato alla luce, quanto l'impossibilità per l'uomo di nascondere, celare un evento così grande e così importante. Nonostante la loro volontà di obbedienza e la loro fede in Cristo, non sono riusciti a tenere per sé una realtà di vita nuova. E così la loro testimonianza diventa la testimonianza che l'opera di Dio rende a se stessa, nonostante l'intenzione dell'uomo e il divieto del Cristo. Ci è chiesto, innanzitutto, di lasciarci illuminare dal Figlio: sarà la luce stessa che abbiamo ricevuto da Gesù ad illuminare gli altri uomini. Non c'è bisogno di fare propaganda alla Luce, perché splende da sola, e si rende visibile in coloro che sono stati illuminati.

32 Ma usciti quelli, ecco offrirono a lui un uomo muto che aveva un demonio.

L'opera della salvezza non conosce momenti vuoti. Gesù non cessa mai di operare nella sua chiesa e per la sua chiesa: ma questo è anche in rapporto alla nostra fede. Coloro che cercano la salvezza ed entrano nella chiesa, trovano un Dio che è sempre pronto ad accoglierli a braccia aperte, senza concedere sonno alle sue membra. Dopo i ciechi è la volta di un muto indemoniato. C'è chi ha bisogno, innanzitutto, della luce che viene dal Figlio, c'è chi ha bisogno della parola che viene dal Figlio. Non si può annunziare la Parola senza la Luce e non c'è luce senza la Parola. La nostra testimonianza non sempre è illuminata: meglio andare da Colui che è Luce e fonte di ogni luce. Più singolare la situazione di colui che "vede", ma è impedito dal Satana di confrontarsi con la Parola, per confessare i propri peccati e per dare lode a Dio. Ha bisogno di essere portato dagli altri, non di peso, ma dalla loro umiltà e dalla loro fede. Non solo la luce viene da Dio, ma anche la parola. Solo la luce può testimoniare la Luce e solo la Parola può testimoniare la Parola. Nessuno si illuda di una luce che non sia fondata nell'unica Luce, né di una parola che non proceda dall'unica Parola. E' vero cieco non colui che non vede, ma chi non porta la luce di Dio. E' vero muto non colui che non parla, ma chi non dice la Parola che viene dal Signore. I due ciechi, così zelanti nella parola, sono costretti a rivedere la loro fede nella Luce e per la Luce. Il muto, che procede a passo sicuro e spedito con la luce della carne è costretto a rivedere la propria fede nella Parola e per la Parola: non più una parola fondata e rinchiusa in se stessa, nella presunzione della propria luce, ma una parola fondata in Cristo e per Cristo. Muto è l'uomo che dice le cose dell'uomo, anche quando parla di Dio. Il demonio non solo rende ciechi quelli che parlano, vanificando la loro parola, ma rende anche muti, cioè incapaci di dar lode a Dio, quelli che vedono, vanificando la loro luce. Guai a coloro che confidano nella propria parola: sono ciechi seppur vedono. Guai a coloro che confidano nella propria luce: sono muti, seppur parlano. Beato l'uomo che comprende di essere cieco e muto e va da Colui che, unico, può dare la Luce e la Parola. Nè si creda che possa esistere, se non nel paradosso di una Parola che si esprime per immagini, un cieco che non sia anche muto e un muto che non sia anche cieco. Non a caso le guarigioni dei due ciechi e del muto sono fortemente collegate le une all'altra da un "ma... ecco", una congiunzione avversativa che mette in evidenza come l'opera del Figlio non sarebbe completa se, oltre ai ciechi, Egli non guarisse anche i muti, se, oltre alla nostra mancanza di luce, non guarisse la nostra mancanza di Parola. Liberaci, o Signore, dal Maligno che ci impedisce di vedere e di annunciare la tua Salvezza.

33 E cacciato il demonio il muto parlò...

Per annunciare le meraviglie compiute dal Signore. E non c'è meraviglia che non susciti meraviglia. Così le folle si meravigliarono dicendo: Non è mai apparso così in Israele.

Mai il Dio di Israele si è manifestato in modo così grande e potente come in Cristo Gesù.

34 Ma i farisei dicevano: Nel capo dei demoni caccia i demoni."

La fede vede le meraviglie di Dio e dà lode a Dio, l'incredulità vede le "meraviglie" del Satana e dà lode al Satana. Non si avvedono coloro che rinnegano l'opera del Figlio che esaltano e fanno grande l'opera del Satana, al di là di ogni evidenza e di ogni logica ragionevolezza? E' la stessa parola con cui giudicano che li giudica e li condanna, rendendo manifesta la loro stoltezza.

35 E Gesù andava in giro per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno e curando ogni debolezza e ogni infermità.

Anche se l'uomo è incredulo e infedele, il Figlio è pur sempre fedele e non solo al Padre, ma anche alla promessa, che in Lui è stata data a tutti gli uomini. L'annuncio del Vangelo arriva a tutti gli uomini, ovunque si trovino, ( andava in giro per tutte le città e i villaggi, insegnando...e predicando...) e i suoi doni di grazia sono dati a tutti gli uomini, in qualsiasi condizione si trovino ( curando ogni debolezza e ogni infermità ).

E non c'è fedeltà alla Promessa che non sia nell'Amore e per l'Amore.

36 Ma vedendo le folle, ebbe compassione di loro, perché erano tormentati e prostrati come pecore che non hanno pastore.

E' lo sguardo amoroso del Figlio che si posa sul gregge affidatogli dal Padre, per compatire e condividere la sua povertà. Non c'è amore senza compassione e senza condivisione. Avere compassione vuol dire con patire, soffrire con. Gesù è pastore delle sue pecore, innanzitutto perché ne condivide l'umiliazione e l'oppressione che viene dal Satana: in tutto e per tutto, fuorché nel peccato.

37 Allora dice ai suoi discepoli: La messe certamente è molta, ma gli operai sono pochi.

38 Supplicate pertanto il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe. 

Sembra che Gesù provi un senso di scoraggiamento di fronte ad un'opera così grande al punto da desiderare l'aiuto dell'uomo. In realtà è ancora una volta il suo sguardo amoroso, che dopo essersi posato su coloro che Egli ama, si allarga a coloro che hanno accolto il Suo amore, perché anch'essi diventino strumenti e artefici della salvezza: non con le loro opere, ma facendo propria l'opera del Figlio, pregando perché il Padre mandi operai nella sua messe...perché l'opera di salvezza di Cristo sia l'opera di salvezza di tutta la chiesa e il Vangelo di Gesù sia proclamato nella comunità dei credenti fino alla fine dei tempi.

 

 

 

 

 

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