Vangelo di Matteo cap8

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap. 8

                                       

Cum autem descendisset de monte secutae sunt eum turbae multae et ecce leprosus

Ma essendo disceso dal monte, lo seguirono molte folle. 2 Ed ecco un lebbroso,

veniens adorabat eum dicens Domine si vis potes me mundare et extendens Iesus

venendo, lo adorava, dicendo: Signore, se vuoi, puoi mondarmi. 3 E Gesù, stendendo

manum tetigit eum dicens volo mundare et confestim mundata est lepra eius

la mano, lo toccò, dicendo: Lo voglio, sii mondato. E subito fu mondata la sua lebbra.

et ait illi Iesus vide nemini dixeris sed vade ostende te sacerdoti et offer

4 E Gesù gli disse: Guarda di non dirlo a nessuno; ma va', mostrati al sacerdote e offri

munus quod praecepit Moyses in testimonium illis cum autem introisset

il dono, che Mosè ha comandato, come testimonianza per quelli. 5 Ma essendo entrato

Capharnaum accessit ad eum centurio rogans eum et dicens Domine puer meus

in Cafarnao, si avvicinò a lui un centurione pregandolo e dicendo: 6 Signore,il mio servo

iacet in domo paralyticus et male torquetur et ait illi Iesus ego veniam et

giace nella casa paralitico ed è gravemente tormentato. 7 E Gesù gli disse: Io verrò e

curabo eum et respondens centurio ait Domine non sum dignus ut intres

lo curerò. 8 E rispondendo il centurione disse: Signore non sono degno che tu entri

sub tectum meum sed tantum dic verbo et sanabitur puer meus nam

sotto il mio tetto, ma di' soltanto con la parola e il mio servo sarà guarito. 9 Infatti

et ego homo sum sub potestate constitutus habens sub me milites

anch'io sono un uomo costituito sotto un potere, pur avendo sotto di me dei soldati;

et dico huic vade et vadit et alii veni et venit et servo meo fac hoc

e dico a questo: Vai; e va. E ad un altro: Vieni; e viene. E al mio servo: Fa' questo;

et facit audiens autem Iesus miratus est et sequentibus se dixit amen

e lo fa. 10 Ma Gesù, udendo, si meravigliò e a coloro che lo seguivano disse: In verità

dico vobis non inveni tantam fidem in Israhel dico autem vobis quod multi

dico a voi, non ho trovato una fede così grande in Israele. 11 Ma io vi dico che molti

ab oriente et occidente venient et recumbent cum Abraham et Isaac

dall'oriente e dall'occidente verranno e siederanno a mensa con Abramo ed Isacco

et Iacob in regno caelorum filii autem regni eicientur in tenebras

e Giacobbe nel regno dei cieli, 12 ma i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre

exteriores ibi erit fletus et stridor dentium et dixit Iesus centurioni vade et

esteriori. Qui sarà il pianto e lo stridore dei denti. 13 E Gesù disse al centurione: Vai, e

sicut credidisti fiat tibi et sanatus est puer in illa ora et cum venisset

come hai creduto, sia fatto a te. E in quell'ora il servo fu guarito. 14 Ed essendo venuto

Iesus in domum Petri vidit socrum eius iacentem et febricitantem et tetigit

Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui giacente e febbricitante. 15 E toccò la

manum eius et dimisit eam febris et surrexit et ministrabat eis vespere autem facto

sua mano e la febbre la lasciò, e si alzò e li serviva. 16 Ma fatta sera

obtulerunt ei multos daemonia habentes et eiciebat spiritus verbo et omnes male

gli portarono molti che avevano dei demoni e cacciava gli spiriti con la parola e curò

habentes curavit ut adimpleretur quod dictum est

tutti quelli che stavano male, 17 affinchè si adempisse ciò che fu detto per mezzo del

per Esaiam prophetam dicentem ipse infirmitates nostras accepit et aegrotationes

profeta Isaia, che dice: Egli stesso ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre

nostras portavit videns autem Iesus turbas multas circum se iussit ire trans fretum

malattie. 18 Ma vedendo Gesù molte folle intorno a sè, comandò di andare dall'altra

et accedens unus scriba ait illi magister sequar te quocumque

parte del mare. 19 E avvicinandosi un solo scriba gli disse: Maestro seguirò te, dovunque

ieris et dicit ei Iesus vulpes foveas habent et volucres caeli nidos Filius autem

andrai. 20 E Gesù gli dice: Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il

hominis non habet ubi caput reclinet alius autem de discipulis eius ait illi

Figlio dell'uomo non ha dove reclinare il capo. 21 Ma un altro fra i suoi discepoli gli disse:

Domine permitte me primum ire et sepelire patrem meum Iesus autem ait illi

Signore, permetti che prima io vada e che seppellisca mio padre. 22 Ma Gesù gli disse:

sequere me et dimitte mortuos sepelire mortuos suos et ascendente eo in naviculam

Segui me e lascia che i morti seppelliscano i loro morti. 23 E salendo Egli sulla barca,

secuti sunt eum discipuli eius et ecce motus magnus factus est in mari ita ut

lo seguirono i suoi discepoli. 24 Ed ecco si formò sul mare una grande tempesta, così

navicula operiretur fluctibus ipse vero dormiebat et accesserunt ad eum

che la barca era ricoperta dalle onde, ma Lui dormiva. 25 E gli si avvicinarono i suoi

discipuli eius et suscitaverunt eum dicentes Domine salva nos perimus

discepoli e lo svegliarono, dicendo: Signore, salvaci, siamo perduti.

et dicit eis Iesus quid timidi estis modicae fidei tunc surgens imperavit

26 E dice loro Gesù: Perché siete timorosi, di poca fede? Allora alzandosi comandò

ventis et mari et facta est tranquillitas magna porro homines mirati sunt

ai venti e al mare e si fece una grande bonaccia. 27 Certo gli uomini si meravigliarono

dicentes qualis est hic quia venti et mare oboediunt ei

dicendo: Di che natura è questo qui, che i venti e il mare gli obbediscono?

et cum venisset trans fretum in regionem Gerasenorum occurrerunt

28 Ed essendo venuto dall'altra parte del mare, nella regione dei Geraseni, accorsero 

ei duo habentes daemonia de monumentis exeuntes saevi nimis

a lui due che avevano dei demoni, uscendo dai sepolcri, furiosi oltre ogni misura,

ita ut nemo posset transire per viam illam et ecce clamaverunt dicentes

così che nessuno poteva passare per quella strada. 29 Ed ecco gridarono dicendo:

quid nobis et tibi Iesu fili Dei venisti huc ante tempus torquere nos

Cosa a noi e a te, Gesù figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?

erat autem non longe ab illis grex multorum porcorum pascens

30 Ma non lontano da quelli vi era un gregge di molti porci al pascolo.

daemones autem rogabant eum dicentes si eicis nos hinc mitte nos in gregem

E i demoni lo supplicavano, dicendo: Se ci cacci via da qui, mandaci nel gregge

porcorum et ait illis ite at illi exeuntes abierunt in porcos et ecce

dei porci. 32 E disse loro: Andate. Ma quelli, uscendo, se ne andarono nei porci, ed ecco

impetu abiit totus grex per praeceps in mare et mortui sunt in aquis

per l'impeto tutto il branco partì giù per il precipizio nel mare e morirono nelle acque.

pastores autem fugerunt et venientes in civitatem nuntiaverunt omnia de eis qui

33 Ma i pastori fuggirono e venendo nella città, annunciarono ogni cosa e di quelli che

daemonia habuerant et ecce tota civitas exiit obviam Iesu et viso eo

avevano avuto i demoni. 34 Ed ecco tutta la città uscì incontro a Gesù e, vistolo,

rogabant ut transiret a finibus eorum

supplicavano perché se ne andasse dai loro territori.

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                           

1 Ma essendo disceso dal monte, lo seguirono molte folle.

Abbiamo visto come il monte sia il luogo privilegiato da Gesù per istruire i discepoli. Soltanto pochi hanno l'ardire e lo spirito di sacrificio per seguirLo in un cammino inconsueto, per una esperienza che comporta l'abbandono, seppur temporaneo, della vita di ogni giorno. La consuetudine al ritiro, per rimanere soli col Signore, non è mai sterile, ma dà sempre frutti in abbondanza, che si riversano sull'intero corpo della chiesa. E i frutti si vedono proprio allorché Gesù discende dal monte.

"Lo seguirono molte folle." La fede dei pochi trascina i molti alla sequela. Non giova chiedersi come è possibile che le folle, prima si stupiscano della sua dottrina e poi lo seguano, quando non sono salite sul monte ad ascoltare la Sua parola. Non è questa la chiave di lettura del testo. Non va sottolineata l'apparente incongruenza del racconto, ma la sua perfetta congruenza di significato dal punto di vista della fede. Ciò che si vuol dire è che la sequela è sempre frutto dell'annuncio della Parola e della meraviglia e dello stupore che Essa suscita nei cuori. La Parola passa di bocca in bocca, e lo stupore di cuore in cuore, come un cerchio che si allarga a macchia d'olio fino a contagiare tutti coloro che vogliono comprendere ed essere compresi. Non c'è sequela che non sia frutto della predicazione. Poco importa se la Parola arriva direttamente da Gesù o da chi ha ascoltato Gesù. Essa produce sempre i suoi frutti. Nella sequela c'è chi precede e previene gli altri e c'è chi scavalca e sopravanza gli altri.

2 Ed ecco un lebbroso, venendo, lo adorava dicendo: Signore, se vuoi, puoi mondarmi.

"Chi supplica la volontà, non dubita del potere." ( Gerolamo )

Il primo segno di conversione viene proprio da un uomo, marchiato dal peccato, non solo davanti a Dio, ma agli occhi dell'intera comunità. C'è chi segue Gesù, ad una certa distanza, e c'è chi vuole ad ogni costo incontrare il suo volto e il suo sguardo consolatore, per adorare il suo Signore. "Venendo lo adorava": riconosceva e magnificava davanti a tutti la gloria del Signore e nel contempo diceva. "Se vuoi, puoi mondarmi". Non si può adorare il Signore e non desiderare di essere liberati dalle piaghe del peccato, non per essere più belli ai propri occhi, ma per compiacere alla Sua volontà. Importa, innanzitutto, amare il Signore al di sopra di ogni creatura e di ogni cosa e rimettere nelle sue mani la nostra vita, perché Egli abbia cura di noi.

"Se vuoi” , perché Dio non ha nessun obbligo verso di noi, se non quello che vuole avere in virtù del Suo amore. Soltanto la fede umile, adorante e supplicante è accetta al Signore: umile perché consapevole del proprio peccato, adorante perché innanzitutto dà lode a Dio, supplicante perché vuole essere conforme alla Sua volontà.

3 E Gesù, stendendo la mano, lo toccò dicendo:...

Lo stendere la mano è segno di potenza: In Gesù è la potenza amorosa che cerca la comunione dei cuori. "Lo toccò", perché era stato toccato dalla sua fede. "Lo toccò", per essere in lui, con lui, per sentirlo suo e sentirsi suo. E non può esistere un gesto d'amore che non trovi coronamento nella parola. Certo il gesto è già di per sé parola, può essere sufficiente per comunicare, consolare, operare, ma una professione di amore così esplicitamente dichiarata con la parola, non poteva trovare risposta e suggello se non con la parola. "Lo adorava, dicendo... lo toccò, dicendo."

"Lo voglio, sii mondato." Sia fatto come tu vuoi, perché vuoi ciò che vuole il tuo Signore. E subito fu mondata la sua lebbra.

Non c'è parola di Dio che non porti con sé la sua forza vivificante. "E subito": non per indicare un qualsiasi rapporto temporale, seppure in senso positivo, tra la parola di Dio ed il suo adempimento, ma per significare che non c'è distinzione tra il parlare di Dio e il suo operare. Il Signore opera in virtù della sua parola. Non esiste una parola di Dio che non sia efficace, ed è ciò innanzitutto, che la distingue da quella dell'uomo. L’uomo può dire senza operare, Dio opera nel momento stesso che dice.

4 E Gesù gli disse: Guarda di non dirlo a nessuno, ma va', mostrati al sacerdote e offri il dono, che Mosè ha comandato come testimonianza per quelli.

L'opera di Dio deve cercare un confronto ed una conferma innanzitutto nella sua chiesa. Non si annunciano le meraviglie del Signore a chiunque. "Non date il santo ai cani", ma a coloro che si riconoscono nella comunità dei credenti, riunita attorno ai suoi capi. E questo anche quando il confronto non è facile. A volte s'incontra l'incomprensione, il rifiuto, la durezza di cuore. Certo è che neppure Gesù ha scavalcato e rinnegato la sua chiesa, per quanto indegna del Suo amore. Siamo debitori verso tutti, ma in primo luogo verso coloro che professano la loro fede nell'unico Signore. E neppure vanno sottovalutati i riti che sono tradizione della chiesa: privi di valore in sé e per sé, diventano fondamentali veicoli di grazia, allorché vissuti come obbedienza alla volontà di Dio, come segno di comunione fraterna e come vincolo di fede.

"Ma poiché in questi stessi sacrifici, che la Legge aveva prescritto fossero offerti per i lebbrosi, riconosciamo prefigurata l'immagine della futura realtà, dobbiamo vedere quali siano questi sacrifici o quale spiegazione del mistero celeste contengano in sé. Infatti, comprendiamo che anche il Signore aveva ordinato a colui che aveva mondato dalla lebbra si offrire per sé i sacrifici prescritti dalla Legge, allo scopo di mostrare sia che era lui l'autore del precetto imposto sia che per mezzo suo si erano compiuti nella realtà i misteri ch'erano stati prima soltanto prefigurati in immagine. E nella Legge era stato stabilito che si offrissero differenti sacrifici per la lebbra; ma per la guarigione di una tale lebbra si comandò che fosse offerto il più importante sacrificio. Nella Legge si diceva, infatti, che, se uno fosse stato mondato dalla lebbra andasse dal sacerdote e offrisse per sé, quale sacrificio a Dio, due uccelli o due pulcini vivi, del legno di cedro, una stoffa di porpora e un ramo d'issopo. Ed era comandato che il sacerdote prendesse un uccello o un pulcino e lo uccidesse in un vaso di terracotta contenente acqua pura e intingesse il pulcino vivo e il legno di cedro e la stoffa di porpora e il ramo d'issopo nel sangue del pulcino ucciso nell'acqua pura e ne aspergesse sette volte quello che era stato mondato dalla lebbra, e questo così fosse mondo, e lasciasse libero il pulcino vivo nella campagna così che spiccasse il volo, e altre cose che sarebbe lungo esporre. Se consideriamo secondo il significato spirituale e l'interpretazione mistica questo sacrificio prescritto nella Legge, vi troviamo non trascurabili misteri. Infatti nella lebbra è indicata la figura del peccato, dalla cui contaminazione, come da una lebbra, era stato macchiato tutto il genere umano, secondo quello che ci riferisce l'Apostolo: Un po' di lievito altera tutta la pasta. E che la purificazione da tale peccato non possa avvenire altrimenti che mediante il sacrificio sopra ricordato, fu dimostrato un tempo in figura della Legge. Infatti, nei due pulcini fu raffigurato il mistero dell'incarnazione del Signore, perché egli che è l'eterno sacerdote, assunse dalla santa Vergine un corpo e un'anima per liberarci dai nostri peccati. Nel legno di cedro è stato chiaramente indicato il mistero della croce; nella stoffa di porpora, poi, la redenzione compiuta dal suo sangue prezioso; nel ramo d'issopo, la predicazione apostolica, mediante la quale siamo stati aspersi del sangue del Signore e purificati dai peccati. Perciò era stato ordinato a Mosè d'intingere il ramo d'issopo nel sangue e così purificare il popolo. E questa è la ragione per cui Davide, nel salmo, affermò: Mi aspergerai con issopo e sarò mondato; mi laverai e sarò più bianco della neve. Nell'acqua viva fu prefigurata la grazia del battesimo di salvezza, che ci conferisce la vita eterna. Ma non senza ragione si precisa che di due pulcini uno solo fu ucciso, perché solamente il corpo subì la passione di morte. Ma l'anima e il Verbo di Dio rimasero di natura immortale. Però col fatto che il pulcino fu intinto nel sangue del pulcino ucciso, si indicava che la passione del corpo doveva essere riferita anche all'anima e alla divinità di Cristo. Perciò anche il santo Apostolo attestò che fu crocifisso il Signore della maestà. Quanto al fatto che la Scrittura disse che il pulcino doveva essere intinto nel sangue del pulcino ucciso e lasciato libero in campagna affinché volasse via, con ciò si mostrava certamente che il Figlio di Dio, mediante la sua venerabile resurrezione, riassunto il corpo, sarebbe volato al cielo dalla campagna di questo mondo, secondo quanto sta scritto: E salì sopra i cherubini e volò sulle ali dei venti. In precedenza, dunque, la Legge aveva mostrato in figura che il Signore e Salvatore nostro, che è il vero ed eterno sacerdote, avrebbe offerto un tale sacrificio per la lebbra dei nostri peccati o piuttosto di tutto il mondo. Per questo, anche, fu ordinato a quello che era mondato dalla lebbra di essere asperso sette volte col sangue del pulcino ucciso, perché per mezzo del sangue di Cristo, dal quale veniamo redenti, e dalla grazia settiforme dello Spirito Santo, dalla quale siamo illuminati, si compie la completa purificazione dei nostri peccati. Perciò in questo lebbroso che si fece incontro al Signore, che discendeva dal monte, per essere guarito, fu indicata la figura di tutti i peccatori o di tutto il genere umano, perché tutti eravamo schiavi dell'iniquità dei peccati di Adamo, come se fossimo stati maculati dalla lebbra. Ma, dopo che il Signore e Salvatore nostro discese dall'alto dei cieli, come dalla cima di un monte, per la nostra salvezza, ricevuta la remissione dei peccati, abbiamo ottenuto la guarigione della salvezza eterna. Perciò, non a torto, fu ordinato a un uomo in tale condizione di ritornare nell'accampamento all'ottavo giorno, affinché fosse chiaro che mediante la risurrezione del Signore, che avvenne nell'ottavo giorno, compiuta la purificazione dei peccati, dovevamo essere presentati all'accampamento celeste del Signore e Salvatore nostro che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen. ( Cromazio )

5 Ma essendo entrato in Cafarnao, si avvicinò a lui un centurione pregandolo 6 e dicendo: Signore, il mio servo giace nella casa paralitico ed è gravemente tormentato.

Il peccato prende aspetti e connotazioni diversi: nel lebbroso deturpa e sfigura l'uomo e lo rende ripugnante agli occhi dei suoi stessi simili. Rifiutato dalla società, abbandonato dalla stessa chiesa, il lebbroso non può rifugiarsi nella presunzione di una falsa giustizia; ma è proprio la consapevolezza di peccato che suscita nel suo cuore il desiderio e la volontà di andare al Signore. Ben più grave la condizione di chi non vede il proprio peccato: giace paralitico ed impotente, incapace di compiere un solo passo verso la salvezza. Non vaga dappertutto come le bestie senza padrone; è rimasto nella sua casa, dove c'è qualcuno che lo ama come un figlio. Ciononostante non vive, ma giace come i morti, incapace di operare secondo giustizia, schiacciato dal peso del peccato. "E' gravemente tormentato": soffre per il suo stato, ma in modo passivo. E' paralitico, non può andare da solo, e neppure vuole che altri lo accompagnino al Signore. Ma l'amore di un padre non si arrende facilmente. Poco importa se non si è padri in senso carnale, ma solo in senso spirituale. L'unica vera paternità è quella che si specchia nell'amore dell'unico Padre: ha occhi che scrutano nel profondo del cuore e vedono ciò che altri non vedono. Non crea forzature, né pretende cambiamenti immediati: tutto rimette nelle mani del Signore. Il centurione è costretto a cercare Gesù da solo e a lasciare a casa il suo amato, ma non porta rancore o risentimento. E' triste e doloroso andare al Salvatore da soli, tra l'indifferenza dei figli, ma l'amore paterno è fatto anche di questo.

7 E Gesù gli disse: Io verrò e lo curerò.

Hai rimesso la vita del tuo servo nelle mie mani; ci penserò io a curarlo, come riterrò opportuno. Il Signore non promette quella guarigione che non è stata chiesta, ma si fa garante del suo intervento. E a questo punto la fede del centurione previene ed anticipa l'opera di Dio.

8 E rispondendo il centurione disse: Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto con la parola e il mio servo sarà guarito.

Vi è consapevolezza della propria indegnità, ma nello stesso tempo fiducia illimitata nell'amore e nella potenza di Dio, così come essi si esprimono attraverso la Sua parola. "Ma di' soltanto con la parola": parla, semplicemente; non importa quanto dici, è sufficiente che tu apra la tua bocca e sarà compiuto il miracolo dell'Amore:

"e il mio servo sarà guarito".

La fede in Gesù non è semplicemente fede nella potenza della Sua parola: qualsiasi parola ha una sua potenza, e di questo sono consapevoli anche coloro che si rivolgono al Satana e ai suoi emissari. Il centurione crede nel fondamento divino della parola di Gesù.

9 Infatti anch'io sono un uomo costituito sotto un potere, pur avendo sotto di me dei soldati; e dico a questo: Vai; e va. E ad un altro: Vieni; e viene. E al mio servo: Fa' questo; e lo fa.

Il potere che Gesù esercita con la Sua parola non è affatto arbitrario e fondato in se stesso, ma obbediente al Padre, costituito in Lui e da Lui. Non opera in modo autonomo, ma secondo la volontà di Colui che l'ha generato. Il centurione riconosce ed accoglie nel Cristo il Figlio di Dio. Lo fa con il suo linguaggio da militare, ma in modo chiaro ed inequivocabile, a tal punto che:

10 Gesù udendo si meravigliò e a coloro che lo seguivano disse: In verità dico a voi non ho trovato una fede così grande in Israele.

Gli Ebrei così attenti alle parole della Legge, non hanno saputo riconoscere la Parola che si è fatta carne, ed ecco che un pagano davanti alla comunità dei credenti, riconosce ed invoca la potenza che viene dall'alto. La fede degli ultimi smaschera l'incredulità e la falsità dei primi. E' un monito per tutto il popolo eletto: i privilegi dell'elezione divina nulla giovano, se non portano alla fede in Cristo.

"Si riferisce ai Giudei della sua epoca, non a quelli delle epoche precedenti, ai patriarchi e ai profeti; a meno che non voglia già, nel centurione, anteporre la fede dei Gentili a Israele." ( Gerolamo )

11 Ma io dico a voi che molti dall'oriente e dall'occidente verranno e siederanno a mensa con Abramo ed Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli; 12 ma i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre esteriori:

"Le tenebre sono sempre interiori, non esteriori. Ma poiché chi è gettato fuori dal Signore abbandona la luce, per questo le tenebre sono dette "esteriori"."

E' vanificato con ciò il significato della chiesa e dell'elezione divina? Niente affatto!

Gesù non esalta gli ultimi, che vengono da "fuori", per sconfessare la sua predilezione per Israele. Al contrario elogia gli ultimi per scuotere e richiamare i primi alla vera fede, perché accolgano la salvezza che è venuta in mezzo a loro. Quale dono e quale gioia abitare nella casa del Signore, ma soltanto nella Verità e nella consapevolezza del Suo amore! E' una banalità e una tentazione diabolica pensare che si possa entrare nella salvezza, vivendo al di fuori della chiesa. Non è questo ciò che vuol dire Gesù. Ogni uomo ha un suo tempo ed una sua storia: nessuno è escluso dall'amore di Dio e dalla salvezza del Cristo. Ma ogni uomo deve anche interpretare il suo tempo e la sua storia alla luce della volontà di Dio. Non si può rimanere nelle tenebre quando è arrivata la luce, né si possono rincorrere semi o barlumi di verità allorché il Logos si è fatto carne. C'è un tempo prima di Cristo e c'è un tempo dopo Cristo. C'è una Parola che nasce nel cuore della chiesa, e che da Israele si irradia su tutta la terra: conserva intatta la sua potenza salvifica, ma perde il suo primitivo fulgore. E ognuno dovrà rispondere della luce che gli è stata data, pena l'esclusione dalla vita eterna. La fede deve sempre guardare al suo centro e al suo cuore, non alla sua periferia. E' mostruoso come si arrivi ad esaltare e a magnificare ciò che è semplice riflesso della Parola nel mondo, barlumi di verità che si possono trovare sempre e ovunque e, nel contempo, si ignori la parola del Signore, così come essa ci è stata tramandata dalla chiesa. Abbiamo un bene di incommensurabile grandezza, non cerchiamo altro od altri. Noi che siamo figli del regno dobbiamo vivere da figli della luce, altrimenti saremo cacciati fuori nelle tenebre esteriori.

Qui sarà il pianto e lo stridore dei denti.

Se è una pena il pianto di questa vita che pure è destinato a perire, quanto più il pianto eterno, che ha un inizio senza fine! Non avrà lacrime e neppure gemiti, ma soltanto lo stridore di denti, il disperato e ormai inutile tentativo di invocare la Parola, fonte di luce e di consolazione, di salvezza e di gioia. Come non avrà occhi per versare lacrime, così non avrà occhi per cercare e vedere il volto di Dio. Nelle tenebre eterne rimarrà soltanto il rimpianto della Parola e della luce perduta per sempre. “Molti dall'oriente e dall'occidente verranno", cioè si convertiranno e sederanno nel regno dei cieli, con i padri della fede. Nessuno è escluso dalla salvezza del Cristo, se non chi si esclude da se stesso. L'espressione "molti verranno" non deve trarre in inganno. Altrove è detto che "molti sono i chiamati, pochi gli eletti". Gesù non si smentisce né si contraddice. Pochi sono quelli che si salvano , e fra i pochi eletti ci saranno molti Gentili. E con ciò il numero degli Ebrei che entrano nella salvezza è ridotto ancor di più: non pochi semplicemente, ma un piccolo resto dei pochi.

13 E Gesù disse al centurione: Vai, e  come hai creduto, sia fatto a te. E in quell'ora il servo fu guarito.

La parola che manifesta la fede nella Parola, dalla Parola stessa è confermata ed esaudita. Quando si chiede con fede, si ottiene la guarigione, non solo per se stessi ma anche per coloro che ci stanno a cuore. E non può rimanere nascosto o avvolto nel dubbio il rapporto tra il nostro chiedere ed il dare del Signore. “E Gesù disse… e in quell’ora il servo fu guarito”.

Non c’è potenza verificata e verificabile della nostra parola se non quando confida e si affida a quella del Cristo.

 

14 Ed essendo venuto nella casa di Pietro, vide la suocera di lui giacente e con la febbre.

La fede in Cristo si esprime in modo diverso: a volte in maniera aperta e conclamata, con una supplica esplicita, come abbiamo visto nel lebbroso e nel centurione. Altre volte si dimostra più immatura, non crede semplicemente nella potenza della Sua parola, ma crede nella Sua presenza fisica, vuole che il Signore sappia, veda con i propri occhi. Si può pensare che Gesù sia andato nella casa di Pietro semplicemente per dare un segno della sua potenza ai discepoli. Più verosimilmente il Signore è venuto incontro ad un desiderio e ad una speranza recondita di Pietro. La presenza di Gesù in una casa non è mai un fatto accidentale: il Signore si presenta ed è presente là dove c'è la fede del singolo o di una comunità.

Le condizioni della suocera di Pietro appaiono subito disperate: non solo giace ed è impotente, ma è già in preda a quel delirio febbrile che preannuncia la morte. Un gesto di Gesù vale quanto una sua parola.

15 E toccò la sua mano e la febbre la lasciò, e si alzò e li serviva

Il Signore opera con la parola, opera anche con gesti e segni, soprattutto nella chiesa e per la chiesa. E soltanto nella chiesa l'intervento di Dio trova il suo adempimento pieno e totale: porta alla completa guarigione ( la febbre la lasciò ), crea una vita nuova ( si alzò ), rende suoi ministri ( li serviva ).

16 Ma fatta sera gli portarono molti che avevano dei demoni e cacciava gli spiriti con la parola e curò tutti quelli che stavano male, 17 affinché si adempisse ciò che fu detto per mezzo del profeta Isaia, che dice:

Al di fuori della luce, che è solo nella chiesa, Gesù opera, per lo più, con la parola: innanzitutto per liberarci dal potere del Satana, in secondo luogo per curarci da tutti i mali, che vengono dal diavolo. Vi è una liberazione dal Satana che avviene una volta per sempre nel battesimo, vi è una liberazione dai mali del Satana che non è mai un dato di fatto compiuto, ma che ogni giorno dobbiamo cercare ed invocare presso il Signore.

"Egli stesso ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie."

Gesù ha preso su di sé la nostra infermità, cioè il nostro stato di peccato una volta per sempre, ma porta ogni giorno per noi e con noi tutte quelle malattie che sono conseguenza della nostra infermità.

"Il Figlio dell'uomo, infatti, ha preso le malattie del genere umano, per renderci da deboli che eravamo, forti e robusti nella sua fede. Per questo assunse un corpo da una stirpe peccatrice, per cancellare i nostri peccati col mistero della sua carne. Nella sera, di cui parla l'evangelista, secondo il senso spirituale, è stato indicato il sacramento della passione del Signore, quando lo stesso Figlio di Dio, chiamato sole di giustizia, incontrò il tramonto della morte per la nostra salvezza. Dopo la sua passione, tutti quelli che sono stati presentati o sono presentati al Signore, liberati dalle varie infermità dei peccati e dalle catene del diavolo, ottengono la salute della salvezza perpetua dal Signore e Salvatore nostro ed eterno medico, cui è lode e gloria nei secoli dei secoli. amen. ( Cromazio )

"Tutti vengono guariti, non al mattino, nè di pomeriggio, ma di sera, quando il sole sta per tramontare, quando il chicco di grano muore nella terra per dare molti frutti." ( Gerolamo ).

18 Ma vedendo Gesù molte folle intorno a sé, comandò di andare dall'altra parte del mare.

Non basta "girare intorno" a Gesù, bisogna seguirlo nel cammino che Lui ci indica.

Il mare sta a significare la potenza del male, che deve essere superata e vinta, perché il bene dimori dentro di noi. Le premesse e i presupposti di un fallimento sono già nell'intenzione del cuore.

19 E avvicinandosi un solo scriba gli disse: Maestro seguirò te, dovunque andrai.

Gli scribi sono le persone di cultura, rappresentano la sapienza dell'uomo, che si ammanta di attributi religiosi, ma che ignora l'abbandono fiducioso in Dio. Non a caso si sottolinea che uno solo degli scribi si avvicina a Gesù. Il vangelo ci mostra queste persone sempre molto refrattarie alla parola di Cristo, e anche questa volta chi sembra un'eccezione, alla fine si conferma nella norma. E' un uomo pieno di zelo e di ardore, ma non è illuminato. Chiama Gesù maestro, e non Signore; presume di se stesso e della propria volontà: "ti seguirò, dovunque andrai." Nessuno può seguire Cristo, se non è chiamato; nessuno può andare con lui in un cammino di croce, se non per grazia del Padre. Gesù raffredda e spegne subito il suo irresponsabile entusiasmo.

20 E Gesù gli dice: Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove reclinare il capo.

Anche le persone più scaltre ( le volpi ) e quelle con qualche marcia in più (gli uccelli) hanno bisogno di un rifugio sulla terra, ma il Figlio dell'uomo non ha dove reclinare il capo, se non in cielo, fra le braccia del Padre. Non presumere di te stesso, delle tue capacità e delle tue forze; non farai molta strada. Se vuoi seguire Gesù, confida solo in Lui, abbandona le tue sicurezze: non giocare sull'ambiguità e sull'equivoco, farai ritorno alla casa del Maligno.

“La volpe è un animale perfido, che si nasconde nelle tane nei pressi delle case, insidiando gli uccelli domestici. E noi abbiamo letto in molti passi che con questo nome vengono designati i falsi profeti. Quanto agli uccelli del cielo, invece, abbiamo spesso appreso, che con il loro nome sono designati gli spiriti impuri. Il figlio di Dio dunque, scorgendo il piccolo numero di coloro che lo seguivano e il dottore della Legge, indeciso nel seguirlo, disapprova il fatto che i falsi profeti abbiano delle tane e gli spiriti impuri dei nidi per riposare. Coloro infatti che sono rimasti al di fuori della nave, cioè coloro che sono fuori della chiesa, sono diventati covo dei falsi profeti e abitazioni di demoni. Il figlio dell’uomo invece, cioè lui stesso che ha Dio come capo, non trova nessuno in cui la conoscenza di Dio si stabilisca e riposi. Infatti se tutti sono invitati a entrare nella chiesa come su una nave, sono pochi quelli disposti a seguirlo per la paura del mare, cioè del mondo”. ( Ilario )

21 Ma un altro fra i suoi discepoli gli disse:

Questa volta è uno dei suoi discepoli che si fa avanti. Ha fatto tesoro delle parole di Cristo, si mostra più saggio ed avveduto. Chiama Gesù Signore e non maestro, ma, ahimè, è troppo pusillanime!

"Signore permetti che prima io vada e che seppellisca mio padre!"

Quale buon senso e quanta saggezza umana! Vuol seguire Gesù, ma secondo le proprie forze e possibilità; proclama il suo amore al Signore, ma non vuole lasciare gli affetti più cari, se non quando saranno perduti per sempre; si dimostra disponibile alla sequela, ma riserva a se stesso i tempi e i momenti più opportuni. Ed è proprio questa la falsa umiltà, quella che non presume di se stessa, per non dover confidare in Dio.

22 Ma Gesù gli disse: Segui me e lascia che i morti seppelliscano i loro morti.

Si aspettava l'approvazione e il consenso del Signore, confidava nella Sua amorevole comprensione, e si trova con le spalle al muro. Non hai nessun obbligo, se non verso il Padre che è nei cieli; segui me e non altri, cerca l'amore eterno, non attaccarti a quello che perisce. Lascia che siano i morti nello spirito a seppellire i loro morti, tu cerca la vita eterna. L'amore umano ti condurrà ad una tomba e finirà in una tomba, l'amore di Dio ti porterà alla vita eterna. Ma così è fatto il cuore dell'uomo: insegue fino alla fine l'amore carnale, non crede nell'amore del Signore che dura per sempre.

“Egli non ha negato a un padre l’ossequio della sepoltura, ma aggiungendo: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”, ha esortato a non mischiare al ricordo dei santi i morti increduli, e a considerare come morti anche coloro che vivono al di fuori di Dio. E se bisogna lasciare ai morti la cura di rendersi dei servizi vicendevoli, in modo che i morti siano seppelliti dai morti, è perché bisogna che i viventi, mediante la fede in Dio, siano uniti a un vivente”. ( Ilario )

E salendo Egli sulla barca, lo seguirono i suoi discepoli.

Finalmente si manifestano i veri discepoli: vanno dietro a Lui, in silenzio, senza chiedere spiegazioni, senza presunzione e senza giustificazione.

24 Ed ecco si formò sul mare una grande tempesta, così che la barca era ricoperta dalle onde, ma Lui dormiva.

La sequela di Cristo ci mette ben presto di fronte alla serietà ed alla drammaticità della nostra esistenza: non si può ignorare la potenza del male e l'inevitabile catastrofe a cui andiamo incontro. Ogni uomo, prima o poi, deve conoscere e sperimentare che la vita è insidiata ogni momento dalla morte: meglio nella chiesa, vicino a Gesù, e insieme con i fratelli di fede. Chi invocheremo nel momento dell'angoscia, se il Signore non è con noi? Beati coloro che procedono con Gesù, sulla sua barca! Satana non avrà ragione della loro vita. E questo anche quando il Signore dorme. Le onde del male stanno per travolgere i discepoli, e Gesù riposa tranquillo. Perché indifferente alla sorte dei suoi figli o perché vuole sollecitare la loro fede e risvegliare i loro cuori? Nel momento della prova si scopre il senso vero della fede.

E gli si avvicinarono i suoi discepoli.

Non semplicemente in senso materiale ( e com'era possibile in una piccola barca, non erano già vicini? ), ma in senso spirituale. Stremati ed annientati dal peccato, finalmente si avvicinano a Gesù e ripongono in Lui la loro speranza di salvezza.

e lo svegliarono, dicendo: Signore, salvaci, siamo perduti.

E' la potenza della preghiera che desta Gesù dal sonno. I discepoli, finalmente, chiedono a Cristo di salvarli: riconoscono di essere perduti e che nulla possono da soli contro il male.

26 E dice loro Gesù: perché siete timorosi, di poca fede?

Il Signore, prima ancora di liberarci dalla morte, vuol liberarci dal timore della morte.

Abbiate fiducia in me, non temete e non spaventatevi di fronte agli attacchi del Satana.

Allora, alzandosi, comandò ai venti e al mare e si fece una grande bonaccia.

E' il Cristo della risurrezione, che dispiega e manifesta tutta la sua potenza, così da annientare la forza del male. Ad una "grande tempesta" fa seguito " una grande bonaccia". Grande è la forza di distruzione del Satana, molto più grande la potenza del Signore, che riporta tutto il creato alla bontà del Padre. Questa l'opera di Dio...e gli uomini?

27 Certo gli uomini si meravigliarono dicendo:

Non ci si stupisce per ciò che entra nella normalità della vita, ma per ciò che fa eccezione. Può un uomo che viene dalla terra compiere l'impossibile, o non dobbiamo noi tutti chiederci?                                                                                           

"Di che natura è questo qui, che i venti e il mare gli obbediscono?"

"A stupirsi non erano certo i discepoli, ma i marinai e gli altri che erano sulla barca. Ma se qualcuno, per spirito critico vuol sostenere che erano i discepoli a stupirsi, risponderemo che giustamente l'evangelista chiama "uomini" coloro che non ancora avevano imparato a conoscere la potenza del Salvatore." ( Gerolamo )

"Non c'è dubbio che questa nave rappresentasse la chiesa, secondo ciò che, per bocca di Salomone, lo Spirito Santo dice di essa: Essa è simile alla nave di un mercante che fa venire di lontano le provviste, cioè la chiesa che, mentre gli apostoli ne sono i marinai, il Signore regge il timone e lo Spirito Santo spira, corre dappertutto con la parola della predicazione, portando con sé un grande e inestimabile tesoro con cui ha acquistato tutto il genere umano o piuttosto tutto il mondo, cioè col sangue di Cristo. Di quest'argomento, anche in un altro passo, tratta lo stesso Salomone, dicendo tra l'altro: Non si può trovare la scia di una nave che solca il mare, mostrando che la vita della chiesa non è terrena e non appartiene al mondo, ma è celeste, secondo quanto afferma il santo Apostolo con queste parole: Ma la nostra patria è nei cieli. Nel mare, invece, è raffigurato il mondo, che ribolle per diversi peccati e varie tentazioni come per flutti. Di esso leggiamo nella Scrittura: Questo mare è spazioso e vasto, lì vi sono rettili senza numero, animali piccoli e grandi e questo dragone che hai plasmato perché in esso si diverta. E ancora: Sono andato in alto mare e la tempesta mi ha travolto. Nei venti, invece, si intendono le potenze del male e gli spiriti immondi, che infuriano per provocare il naufragio della chiesa attraverso varie tentazioni mondane, come mediante flutti marinai. Ma si comprende che il Signore dorme in questa barca, allorquando permette che la sua chiesa sia tentata dalle pressioni e persecuzioni di questo mondo per metterne alla prova la fede. Nella preghiera, poi, dei discepoli, che svegliano il Signore e ne implorano l'aiuto per essere salvati, sono raffigurate le preghiere di tutti i santi che, quando sorge la tempesta della persecuzione, mentre infuria il diavolo con i suoi angeli, con la loro fede devota e la continua preghiera svegliano, per così dire, dal sonno la pazienza del Signore, affinché si degni di venire in soccorso di quelli che si trovano in pericolo, a causa del timore della debolezza umana, con l'aiuto della sua misericordia, mediante il quale, rimproverati i venti, cioè gli spiriti immondi che sono causa della persecuzione, e placata ogni tempesta del mondo, riconduca la sua chiesa alla pace e alla tranquillità. Nella meraviglia poi di coloro che si trovavano nella barca, che, dopo il ritorno della bonaccia, riconoscono il Figlio di Dio è raffigurata la persona e la fede di tutti i credenti che, trovandosi nella chiesa, risvegliando prima il Signore con le loro preghiere, quando è stata loro restituita la pace, riconoscono il Figlio di Dio vero Signore e difensore della sua chiesa. E leggiamo negli atti degli Apostoli che questo avvenne subito dopo la persecuzione di Erode e dei Giudei per opera dei santi, a beneficio della chiesa. Perciò, quantunque per le molestie del nemico la chiesa sia travagliata e sia sbattuta da qualsivoglia flutto di tentazioni, tuttavia, non può fare naufragio, perché ha per timoniere il Figlio di Dio. Infatti, persino in mezzo alle bufere del mondo, tra le persecuzioni del secolo, acquista maggiore gloria e forza, rimanendo ancorata ad una fede stabile e indissolubile. Infatti, naviga, munita del timone della fede, con felice corso attraverso il mare di questo mondo avendo per timoniere Dio, per rematori gli angeli, portando il coro di tutti i santi, con lo stesso salutare albero della croce eretto nel mezzo, al quale appendendo le vele della fede evangelica, sotto il soffio dello Spirito Santo, è condotta al porto del paradiso e alla sicurezza della pace eterna." ( Cromazio )

28 Ed essendo venuto dall'altra parte del mare, nella regione dei Geraseni, accorsero a lui due che avevano dei demoni, uscendo dai sepolcri, furiosi oltre ogni misura, così che nessuno poteva passare per quella strada.

Non tutti vanno incontro al Signore per essere liberati dal peccato. La venuta di Gesù costringe al confronto anche coloro che sono lontani e vogliono continuare a vivere da nemici di Dio. "Accorsero a lui", perché Lui stava andando incontro a loro e non avevano via di scampo. Schiavi del Satana, stanno nei sepolcri, come i morti e si pascono di ciò che è morte. Nessuno può passare per la loro strada: hanno uno spazio di vita ben definito che non vogliono cedere ad alcuno. Guai a chi intralcia il loro cammino e a chi tocca i loro averi! Sono capaci di violenze inaudite, fino all'omicidio. Non sanno amare nessuno e non sono amati da nessuno: non conoscono altra amicizia, se non quella che viene dall'omertà o comunione a delinquere. I frutti di tale amore ben li conosciamo: non portano il profumo della vita, ma  l'odore della morte. Vi è una violenza che assume aspetti paradossali e ripugnanti, ma non si può ignorare che vi è anche una violenza più celata e nascosta, che ha la stessa natura e la stessa matrice. Perché mai tanta tensione, incomprensione, aggressività verbale nei rapporti umani? Dobbiamo dar credito alle spiegazioni di tipo psicologico e sociologico o non dobbiamo piuttosto vedere in tutto questo l'opera del diavolo? Perché non riusciamo a portare con serenità ed amore le nostre croci, senza "aggredire" quelli che ci stanno intorno per scaricare su di loro la nostra sofferenza? Anche in questo si manifesta l'opera del Satana. Siamo messaggeri e testimoni di vita o portiamo ovunque la nostra morte? La santità si manifesta proprio nella quotidianità dell'esistenza. Né vale cercare forme di fede alte e sublimi, quando poi si manca così gravemente nella vita di ogni giorno. Quanti profeti, predicatori, carismatici dal carattere eccentrico ed intrattabile! Non sopportano nessuno e non sono sopportati da nessuno. Cercano la solitudine, non perché amano il Signore, ma perché non sanno portare la convivenza con gli stessi fratelli di fede. La ricerca di ciò che spiritualmente appare come l'eccezione molte volte è una fuga dalla normalità della fede. Amiamo tutti gli uomini, ma innanzitutto chi vive vicino a noi: cerchiamo la solitudine per stare con il Signore e non per liberarci dalla vita in comune. Una condizione di peccato che oggi può apparire, per grazia di Dio, facilmente ricuperabile, domani potrà diventare pesante come un macigno, fino al rifiuto dell'intervento divino. C'è un progresso nella santità e c'è un progresso nella malvagità. E questi due indemoniati ben ce lo dimostrano. Dapprima vivono da morti tra i morti, nemici dell'uomo e di ogni forma di vita sociale. Ad un certo punto la situazione precipita in modo drammatico. Proprio nel momento in cui, di fronte a Gesù, devono fare una scelta: o essere reintegrati nella vita di Dio o rimanere per sempre nella schiavitù di Satana, fino alle estreme conseguenze. Ma di Cristo e della sua salvezza non vogliono proprio saperne. Il Signore è per loro un tormento e non un sollievo. Non possono scacciare Gesù e scansare il confronto: conoscono bene la Sua avversione al peccato. Cercano un falso compromesso; non per essere liberati dal male, ma per essere liberi per sempre da Gesù. Una coscienza malata, ma ancora aperta alla possibilità del bene, cerca e vuole le forme estreme del male, per non sentire più il pungolo che è nella consapevolezza di peccato. 29 Ed ecco gridarono dicendo: Cosa a noi e a te, Gesù figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?                                                          

 I due indemoniati sono disposti ad abbandonare una vita da violenti, ma solo per entrare in una vita da porci. Tra una vita e l'altra il confine non è poi così lontano.

30 Ma non lontano da quelli vi era un gregge di molti porci al pascolo.

Chi vuole rifiutare per sempre la salvezza che viene dal cielo, non deve poi fare molta strada, né cercare un modello lontano di vita: lo trova molto vicino e assai prolifico, ovunque presente, per dissacrare e rovinare ciò che viene da Dio.

31 E i demoni lo supplicavano, dicendo: Se ci cacci via da qui, mandaci nel gregge dei porci.

Non esiste vita senza preghiera: c'è la preghiera agita dallo Spirito Santo, che chiede la salvezza e c'è una preghiera agita dal Satana che chiede semplicemente a Dio la perdita di ogni coscienza di peccato, per avere la pace che è morte. Il Signore permette tutto ciò e abbandona l'uomo alla propria volontà.                                      

32 E disse loro: Andate!

E' il triste epilogo di una esistenza che è e si proclama nemica di Dio. Dapprima si distrugge l'uomo e il suo mondo, alla fine ci si rifugia nelle estreme sozzure del peccato e si diventa come i bruti. I porci tutto divorano e gustano, senza scrupoli e senza discernimento.

Ma quelli, uscendo, se ne andarono nei porci, ed ecco per l'impeto tutto il branco partì giù per il precipizio nel mare e morirono nelle acque.

La vita nella santità è in salita, quella del peccato è una folle corsa in discesa, che porta alla morte, in numerosa compagnia. Certo non era nelle loro previsioni e nei loro auspici, ma nessuno ha potuto salvarli. E i loro pastori?

33 Ma i pastori fuggirono... impotenti di fronte al Satana, privi delle armi di Cristo. Quale destino attende i falsi pastori, se non quello di essere messaggeri di morte e non di vita?

e venendo nella città, annunciarono ogni cosa e di quelli che avevano avuto i demoni.

Sono testimoni sinceri, ma non della salvezza, bensì della dannazione eterna. Non portano la gioia del Signore per la liberazione dal peccato né, tanto meno, la speranza nella vita nuova e nella resurrezione finale. Sono tristi ed avviliti per ciò che Gesù ha loro tolto, non vedono ciò che possono avere di più e di diverso. E la loro mancanza di fede è micidiale come la peste: dove arriva il loro annuncio arriva un contagio di morte.

“I capi dei mandriani, sconvolti per questi avvenimenti così terribili, si recano in città e raccontano ciò che è successo. Questa città è figura del popolo giudaico. Esso, avendo sentito parlare delle opere di Cristo, va incontro al suo Signore, impedendogli di avvicinarsi al suo territorio e alla sua città ( anche la Legge infatti non accoglie i Vangeli ). Cacciato via da essa, egli ritorna nella sua città. La città è il popolo di coloro che sono stati fedeli a Dio. Salito su una barca, cioè la chiesa, egli è entrato dunque in questa dimora”. ( Ilario )

34 Ed ecco tutta la città uscì incontro a Gesù e, vistolo, supplicavano perché se ne andasse dai loro territori.

Escono dalle loro case compatti e concordi per fare muro contro il Signore. Supplicano senza rivolgersi a Gesù e senza cercare il suo sguardo: chi borbottando, chi imprecando fra i denti, come si fa con il potente che non si ama e a cui si chiede soltanto di essere lasciati in pace... nel peccato. E questo è l'Anticristo e l'antichiesa: conosce una sola comunione e un'unica solidarietà, contro Dio e contro il suo Cristo.

"Nei porci, poi, nei quali furono cacciati i demoni, è indicata l'immagine degli uomini immondi che, pascolando lungo il mare, cioè vivendo secondo i peccati del mondo, offrono se stessi ai demoni come degna dimora. Tali uomini, dunque, immersi nel mare di questo mondo, cioè nella profondità dell'errore, sono soffocati dai demoni con i vari desideri dei peccati. Nei pastori dei porci, poi, che visto il prodigio della potenza divina fuggirono ad annunciare in città ciò che era avvenuto, così da pregare il Signore di allontanarsi dal loro territorio, appare la figura dei capi dei Giudei e dei sacerdoti degli idoli, che, offrendo agli uomini immondi e infedeli i pascoli del loro errore e della loro infedeltà, li nutrono come porci per la morte perpetua. Essi, pur vedendo che, credendo, degli uomini si convertivano al Figlio di Dio, dopo aver lasciato l'incredulità della Sinagoga o la superstizione degli idoli, non solo non vollero credere ai miracoli divini, ma per giunta, spinti dallo zelo della loro malvagità, respinsero, sventurati, la venuta salvifica del Signore, nell'umiltà della sua carne...

In quella città, poi, dalla quale andarono dal Signore a pregarlo perché si allontanasse dal loro territorio, è stata indicata la figura della Sinagoga, che non volle accogliere il Signore e Salvatore del genere umano, nemmeno dopo aver visto i miracoli divini. E per questo ritornò alla sua città, perché respinto dalla Sinagoga venne alla sua Chiesa, che si chiama con nome appropriato, città di Cristo. ( Cromazio )

A conclusione di questo capitolo è necessario aprire una breve parentesi per alcune considerazioni e chiarificazioni. Se confrontiamo l'episodio dei due indemoniati con i paralleli in Luca e Marco, vediamo che i testi, per certi aspetti sono discordanti.

Innanzitutto colpisce il fatto che Marco e Luca parlino di un solo indemoniato. Dobbiamo per questo pensare che il racconto degli evangelisti non è storicamente attendibile, dal momento che non tutti i particolari concordano? Oppure dobbiamo cercare con un'analisi e un confronto critico di ricostruire la verità storica? Né l'uno né l'altro. I tre Vangeli, quelli di Marco, Matteo, Luca, sono detti sinottici, in quanto vedono la vita di Gesù con la stessa ottica. Ciò non vuol dire che la narrazione dei fatti sia in tutto e per tutto identica, ma che identico e unico è lo Spirito di chi scrive. Racconti diversi non significano, di per sé, una volontaria falsificazione della storia, semmai una diversa interpretazione dei fatti. Non giova ed è fuorviante ricercare la verità storica, ricorrendo ad un confronto fra i testi paralleli.

E' vero che la Parola illumina la Parola, ma soltanto in senso spirituale. Oggi più che mai assistiamo ad un eccesso di sinossi, con l'unico scopo di comprendere come sono andati realmente i fatti. Ma è questa conoscenza che alimenta e fa crescere la nostra fede? E' questa l'importanza di una lettura comparata? Forse che la chiesa non si è mai resa conto delle diversità? E perché mai non ha cercato, in qualche modo, di creare dei testi in tutto concordanti, per accrescere la credibilità della sua fede nella Parola rivelata? C'è bisogno di un'intelligenza superiore, al di fuori e al di sopra di chi scrive, oppure, al contrario, dobbiamo entrare nello spirito degli evangelisti, per capire con loro ed essere illuminati da loro? Lo scopo primo della narrazione non è riferire come sono andati realmente i fatti, ma far risaltare l'insegnamento di Gesù, nelle sue opere e nelle sue parole. Se fosse importante una certa verità e coerenza del racconto, Cristo avrebbe scelto un cronista del tempo, e non avrebbe lasciato il racconto della Sua vita alla tradizione orale. Non tutti gli evangelisti hanno conosciuto personalmente Gesù: essi hanno attinto le loro notizie o da testimoni oculari o da quello che si diceva nella chiesa primitiva. Chi riferisce un fatto a distanza di anni, riporta ciò che ricorda, e ognuno ricorda ciò che maggiormente l'ha colpito.

Attingendo da testimonianze e racconti diversi della tradizione orale, ogni evangelista ha ricostruito una sua versione dei fatti e ha scritto ciò che riteneva più significativo.

Giovanni così conclude il suo Vangelo: "Ma ci sono molte altre cose che fece Gesù; queste, se fossero scritte ad una ad una, penso che lo stesso mondo non potrebbe contenere quei libri che si dovrebbero scrivere."

E questa è l'ammissione più esplicita di una lettura personale della vita di Gesù, che cerca, innanzitutto, di evidenziare aspetti particolari del suo insegnamento: la logica del discorso è prioritaria rispetto alla logica dei fatti. Del resto il linguaggio paradossale del Signore ben si presta ad interpretazioni diverse, che non sono discordanti l'una con l'altra, semmai complementari l'una all'altra. Il paradosso porta con sé un'inesauribile ricchezza e varietà di significati e con ciò anche elementi, per così dire, estranei e in contraddizione rispetto ad una delle tante possibili letture.

Particolari che suffragano una certa interpretazione appaiono come irrilevanti ed estranei rispetto ad una diversa chiave di lettura. Chi ha scritto il Vangelo sottolinea maggiormente quegli aspetti che sono, per così dire, in linea con il suo pensiero, ma con ciò non tralascia ed abbandona l'inesauribile ricchezza della rivelazione: non forza fatti e parole, per rendere la propria versione unica ed esclusiva. Lascia tutti quegli elementi di contraddizione, che aprono lo spazio ad una lettura diversa e complementare. Il Vangelo va letto nelle Spirito e con lo Spirito di chi l'ha scritto.

E allora non ne vedremo le ambiguità e le discordanze, ma la sua meravigliosa armonia e l'inesauribile ricchezza. Il racconto degli indemoniati di Gerasa è un esempio significativo di quanto detto. E ciò perché gli evangelisti vogliono sottolineare aspetti diversi dell'annuncio. Matteo dà un'interpretazione, per così dire, più in negativo, evidenziando le tragiche conseguenze di una vita schiava del Satana: nessun segno di una volontà di conversione, ostentata avversione al Cristo, durezza di cuore degli abitanti di Gerasa, che scacciano Gesù. Marco e Luca danno una versione più in positivo: l'indemoniato si prostra davanti a Gesù, si mostra sofferente per il proprio stato, seppur incapace di venirne fuori da solo. Ma, quel che più importa, dopo la liberazione vuol restare con il Signore. E ancora: l'ostinata e riprovevole durezza di cuore dei Gadareni è meno accentuata in Marco e Luca, che concludono in un modo diverso: la tristezza per l'incredulità lascia il posto alla gioia della fede. "E cominciò ad annunciare nella Decapoli quali grandi cose avesse fatto Gesù per lui, e tutti si meravigliavano." ( Marco 5,20 ) "E se ne andò per tutta la città, annunciando quali grandi cose avesse fatto Gesù." ( Luca 8,39 )

Detto questo, ci sembra non sia pienamente giustificato quanto scrive Gerolamo, commentando il testo di Matteo, riguardo ai Geraseni: "Non è per superbia che lo pregano di uscire dal loro territorio, come alcuni ritengono, ma è perché nella loro umiltà si credono indegni di ospitare il Salvatore. Così anche Pietro, cadendo ai piedi del Salvatore, dopo la pesca miracolosa esclama: "Allontanati da me, Signore, perché sono un uomo peccatore."

E' un'evidente forzatura del testo, che manifesta la volontà di ricondurre la narrazione dei tre evangelisti ad un unico significato. Invero non si può disconoscere una fondamentale diversità del  racconto, fermo restando l'unicità dell’ispirazione. L'elemento centrale che accomuna i tre racconti è l'affermazione della potenza di Gesù sul Satana. Il diavolo non ha alcun potere sull'uomo, se non nella misura in cui ciò è permesso dal Cristo. In quanto agli uomini, gli evangelisti evidenziano un modo diverso di rapportarsi al Salvatore. Ma ciò poco importa e nulla toglie alla sovrana potenza di Gesù, che è assoluta e tale rimane con o senza la nostra fede.

 

 

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive