Vangelo di Matteo cap7

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap.7

                                            

nolite iudicare ut non iudicemini in quo enim iudicio iudicaveritis

Non giudicate, così da non essere giudicati. 2 Infatti con il giudizio con cui avrete

iudicabimini et in qua mensura mensi fueritis metietur

giudicato sarete giudicati; e con la misura con cui avrete misurato, sarà misurato

vobis Quid autem vides festucam in oculo fratris tui et trabem

a voi. 3 Ma perché vedi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello e non vedi la trave nel

in oculo tuo non vides aut quomodo dicis fratri tuo sine eiciam

tuo occhio? 4 O in quale modo puoi dire al tuo fratello: Permetti che io tolga la

festucam de oculo tuo et ecce trabis est in oculo tuo hypocrita eice primum

pagliuzza dal tuo occhio, ed ecco la trave è nel tuo occhio? 5 Ipocrita, togli prima la

trabem de oculo tuo et tunc videbis eicere festucam de oculo fratris tui

trave dal tuo occhio e allora vedrai togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

Nolite dare sanctum canibus neque mittatis margaritas vestras ante porcos ne forte

6 Non date il santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non

conculcent eas pedibus suis et conversi disrumpant vos Petite et

accada che le calpestino con i loro piedi e, voltatisi, vi facciano a pezzi. 7 Chiedete e

dabitur vobis quaerite et invenietis pulsate et aperietur vobis omnis enim qui

vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. 8 Infatti ognuno che

petit accipit et qui quaerit invenit et pulsanti aperietur aut quis est ex vobis homo

chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa verrà aperto. 9 O chi è fra voi l'uomo

quem si petierit filius suus panem numquid lapidem porriget ei aut si piscem petet

che se il figlio gli chiederà, gli darà forse una pietra? 10 O se gli chiederà un

numquid serpentem porriget ei si ergo vos cum sitis mali nostis bona

pesce, gli darà forse un serpente? 11 Se dunque voi, essendo malvagi, sapete dare doni

data dare filiis vestris quanto magis Pater vester qui in caelis est dabit bona

buoni ai figli vostri, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone

petentibus se Omnia ergo quaecumque vultis ut faciant vobis

a coloro che glielo chiedono? 12  Pertanto tutte quelle cose che volete facciano a voi

homines et vos facite illis haec est enim lex et prophetae Intrate per

gli uomini, anche voi fatele a loro. Questa, infatti, è la Legge e i profeti. 13 Entrate per

angustam portam quia lata porta et spatiosa via  quae ducit ad perditionem

la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via, che conduce alla perdizione

et multi sunt qui entrant per eam quam angusta porta et arta via 

e molti sono quelli che entrano per essa. 14 Quanto stretta è la porta e angusta la via

quae ducit ad vitam et pauci sunt qui inveniunt eam Adtendite a falsis prophetis

che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano. 15 Guardatevi dai falsi profeti

qui veniunt ad vos in vestimentis ovium intrinsecus autem sunt lupi rapaces

che vengono a voi in vesti di pecore, ma dentro sono lupi rapaci;

a fructibus eorum cognoscetis eos Numquid colligunt de spinis uvas aut de tribulis

16 dai loro frutti li conoscerete. Forse che raccolgono uve dalle spine o fichi dai triboli?

ficus sic omnis arbor bona fructus bonos facit mala autem arbor fructus malos facit

17 Così ogni albero buono fa frutti buoni, ma il cattivo albero fa frutti cattivi.

non potest arbor bona fructus malos facere neque arbor mala fructus bonos facere.

18 Non può un albero buono fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni.

omnis arbor quae non facit fructum bonum exciditur et in ignem mittitur

19 Ogni albero, che non fa frutto buono, viene tagliato e gettato nel fuoco.

igitur ex fructibus eorum cognoscetis eos Non omnis qui dicit mihi Domine Domine

20 Dai loro frutti, dunque, li conoscerete. 21 Non ognuno che mi dice: Signore, Signore,

intrabit in regnum caelorum sed qui facit voluntatem Patris mei qui in caelis est

entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli,

ipse intrabit in regnum caelorum Multi dicent mihi in illa die Domine Domine

proprio lui entrerà nel regno dei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore

nonne in nomine tuo prophetavimus et in tuo nomine daemonia eiecimus

non abbiamo noi profetato nel tuo nome e nel tuo nome cacciato dei demoni

et in nomine tuo virtutes multas fecimus et tunc confitebor illis

e nel tuo nome non abbiamo noi fatto molte opere potenti? 23 E allora dirò a quelli

quia nunquam novi vos discedite a me qui operamini

manifestamente: Non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me voi che operate

iniquitatem Omnis ergo qui audit verba mea haec et facit ea

iniquità. 24 Pertanto, ognuno che ascolta queste mie parole e le mette in pratica,

adsimilabitur viro sapienti qui aedificavit domum suam supra petram

sarà assimilato ad un uomo sapiente che ha costruito la sua casa sopra la roccia;

et descendit pluvia et venerunt flumina et flaverunt venti et inruerunt in domum

25 e cadde la pioggia e vennero i fiumi e soffiarono i venti e irruppero in quella casa

illam et non cecidit fundata enim erat super petram et omnis qui audit verba mea

e non cadde; infatti era fondata sulla roccia. 26 E ognuno che ascolta queste mie parole

haec et non facit ea similis erit viro stulto qui aedificavit domum suam

e non le mette in pratica, sarà simile ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa

supra harenam et descendit pluvia et venerunt flumina et flaverunt venti et inruerunt

sulla sabbia; 27 e cadde la pioggia e vennero i fiumi e soffiarono i venti e irruppero

in domum illam et cecidit et fuit ruina eius magna Et factum est cum consummasset

in quella casa e cadde, e fu grande la sua rovina. 28 E avvenne che, avendo Gesù

Iesus verba haec admirabantur turbae super doctrinam eius

portato al culmine questi discorsi, le folle si facevano meraviglie della sua dottrina.

erat enim docens eos sicut potestatem habens  non sicut scribae eorum et pharisaei

29 Infatti era uno che insegnava loro come chi ha potere e non come i loro scribi e farisei.

 

                                       

 

 

 

1 Non giudicate per non essere giudicati.

Perché mai dovremmo giudicare il fratello, quando noi tutti siamo in attesa di giudizio? Non sarà assolto chi presume della propria giustizia, ma soltanto chi confessa umilmente il proprio peccato. Non condannare gli altri, ma ravvediti e riconosci le tue colpe. Chiedi perdono al Signore, perché non ti accada che usi il tuo stesso metro di giudizio. Ne usciresti a mal partito.

2 Infatti con il giudizio con cui avrete giudicato, sarete giudicati;

Come puoi confidare nella misericordia di Dio, tu che condanni il fratello? Ricordati che già sei stato giudicato una volta  ( in Eden ) e privato della gloria di Dio. Apriti alla misericordia divina e al dono della salvezza, perché non venga riconfermato il giudizio di condanna.

con la misura con cui avrete misurato, sarà misurato a voi.

Il primo giudizio è venuto per il peccato dell'uomo, il secondo per il sacrificio di Cristo. Non rendere vano il dono di Dio con la durezza del tuo cuore. Riconosci la tua malvagità, ma, nello stesso tempo, accogli il perdono del Signore, che a tutti è dato gratuitamente per i meriti di Cristo. Altro è il giudizio sul peccato, altro il giudizio sul peccatore. Dobbiamo condannare i peccati, a cominciare dai nostri; non dobbiamo condannare il peccatore, per non essere a nostra volta condannati.

E' male il giudizio di condanna perché manifesta un cuore che non crede nella misericordia di Dio, ma è un male altrettanto grande il giudizio, che, sotto le parvenze del bene, nasconde la presunzione che si possa aiutare il fratello senza riconoscere prima il proprio peccato.

3 Ma perché vedi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, e non vedi la trave nel tuo occhio?

La domanda di Gesù è provocatoria e la risposta scontata. Non vediamo la trave che è  nel  nostro  occhio,  perché  non  abbiamo  coscienza  di  peccato. La non consapevolezza della nostra colpa ci porta, inevitabilmente, a ingrandire i peccati degli altri e a minimizzare i nostri. Il giudizio di Dio capovolge completamente il nostro e pone la presunzione di non peccato al di sopra di ogni peccato.

Vi è forse colpa più grande che credersi migliore degli altri e pensare di essere in qualche modo artefice della salvezza?

4 O in quale modo puoi dire al tuo fratello: Permetti che io tolga la pagliuzza dal tuo occhio, ed ecco la trave è nel tuo occhio? 5 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora...

Confessa, innanzitutto, i tuoi peccati e così, giustificato dal Signore, potrai essere strumento di salvezza nelle Sue mani.

"E allora vedrai bene così da togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello": come si può intendere nel testo greco. O più semplicemente:  vedrai togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello: come interpreta in senso finemente spirituale la Volgata.

Perché non ci sarà neanche bisogno del nostro intervento personale per rimuovere il peccato altrui, ma lo farà il Signore, in virtù della nostra obbedienza e della nostra fede nella sua grazia, che può tutto in tutti. Quale gioia e quale stupore per noi, davanti alle meraviglie della sua misericordia! C'è una fede che opera attivamente per la salvezza altrui, non risparmiando critiche e polemiche, non sempre illuminata dallo Spirito del Signore, e c'è pure una fede che attende pazientemente, nel silenzio, l'intervento di Dio, in una sorta di passività e di accettazione del fratello, che non è approvazione del peccato, ma consapevolezza che ogni dono, ogni grazia passa necessariamente per Gesù. A noi è chiesto, innanzitutto, l'obbedienza alla Sua volontà e uno spirito di preghiera perenne, che è piena adesione al piano di Dio e fede nel Suo amore, che non dimentica nessuno dei suoi figli. Il resto e il più sono inganno diabolico.

6 Non date il santo ai cani, e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non accada che le calpestino con i loro piedi e, voltatisi, vi facciano a pezzi.

Non si deve presumere della propria giustizia nei confronti del fratello, e neppure si deve esporre la propria fede agli attacchi degli increduli. "Santo" è tutto ciò che viene da Dio e solo da Dio: la Parola e i sacramenti innanzitutto; "cani" sono i servi del Satana che sempre gli obbediscono senza mai comprendere: sono detti anche porci perché tutto divorano e consumano senza discernimento.                     

"Nella distribuzione della fede e dei sacramenti della grazia celeste il Signore vuole che in noi vi sia una cura sollecita e una diligente cautela, perché non affidiamo indistintamente i sacramenti del dono divino ad uomini blasfemi e nemici della fede o certamente ad animi fangosi e pieni delle sozzure dei peccati. Qui i cani significano i nemici della verità e i detrattori del nome di Cristo, di cui l'Apostolo dice: Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere, di cui, per bocca di Davide, il Signore stesso aveva affermato: Mi hanno circondato molti cani, grossi tori mi hanno assediato. Perciò chiaramente conosciamo che qui nei cani sono indicati gli uomini blasfemi, che sono soliti latrare contro Dio con la loro bocca rabbiosa, o almeno gli eretici, che con le loro empie dispute, con parole simili a latrati, non cessano di turbare il gregge del Signore. Nei porci, poi, indica gli uomini immondi e contaminati da molte sozzure di peccati. Sappiamo, infatti, che i porci sono sudici per natura e, intrufolandosi con tutto il grugno dentro la terra e dentro tutte le fosse fangose, non fanno altro che cercare sempre il cibo per saziare il loro ventre e non ci danno alcuna utilità finché sono in vita, non la lana come le pecore, non il latte come gli altri animali; non servono come mezzo di trasporto, ma, cercando solamente la pastura per il loro ventre, sono allevati per essere uccisi. Nella loro natura, senza dubbio, come abbiamo ricordato più sopra, vediamo indicati gli uomini immondi e immersi nel fango, che non esercitano alcuna opera di misericordia o di attività religiosa, non hanno alcuna speranza nella futura salvezza, ma, pensando solamente alla gola e al ventre, si avvoltolano nelle sozzure dei loro peccati come porci nella melma. Manifestamente, anche l'Apostolo parla di loro quando dice: Il cui Dio è il ventre e la gloria nella vergogna, intenti come sono a ciò che è terreno. Perciò, abbiamo la proibizione di affidare a simili uomini le nostre perle, cioè i sacramenti della fede divina e della grazia celeste, affinché, se affidassimo superficialmente e senza discernimento a tali individui i misteri divini, rifiutando e calpestando il nostro bene, non comincino con la loro infedeltà a straziare la speranza della nostra fede o certamente quella della chiesa." ( Cromazio )

L'uomo carnale cerca solo ciò che gli piace ed è sempre pronto a calpestare e a distruggere tutto ciò di cui non comprende la grandezza e la bellezza. Satana non solo cerca di estirpare la Parola dal cuore dell'uomo, ma anche di divorare tutti coloro che la proclamano apertamente. Certe discussioni e certe iniziative per arrivare agli altri sono del tutto inutili e, a volte, addirittura dannose. E' Gesù stesso che ci indica una strada diversa: non la fiducia in noi stessi e nella nostra opera, ma la preghiera incessante, la supplica insistente, che non delude mai coloro che confidano nel Suo nome.

7 Chiedete e vi sarà dato: cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto...

Confida di meno nel tuo zelo e nella tua operosità e dedica più tempo alla preghiera: ne avrai migliore profitto!

"Il Signore ci ordina di chiedere per ricevere, ma di chiedere non la gloria del secolo né le ricchezze del mondo, che sono contrarie alla fede, ma di chiedere ciò che conviene alla speranza e alla nostra salvezza, cioè i doni celesti, la fede, la giustizia, la misericordia, la modestia, la pazienza, l'intelligenza delle Scritture." ( Cromazio )

8 Infatti ognuno che crede riceve e chi cerca trova e a chi bussa verrà aperto.

Non esiste altra possibilità di cambiamento e di rinnovamento, se non quella che passa attraverso la vie della preghiera. E non si può dire che alcuno rimanga deluso. Il Signore che ci ha donato la vita può essere indifferente ai bisogni e alle necessità della nostra vita? Se vi è una paternità terrena che non sa resistere alla supplica dei suoi figli, quanto più il Padre che è nei cieli!

9 O chi è fra voi l'uomo, che se il figlio gli avrà chiesto un pane, gli darà forse una pietra? 10 O se gli  chiederà un pesce, gli darà forse un serpente?

E questo nonostante la nostra malvagità! Non c'è vincolo o rapporto tra padre e figlio che non passi attraverso le vie della parola. E' la parola che segna, scandisce, accompagna un rapporto d'amore: e l'insistenza del più debole ha sempre la meglio. Può un padre chiudere il proprio cuore di fronte alle suppliche di un figlio?

11 Se dunque voi, essendo malvagi, sapete dare doni buoni ai figli vostri, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a coloro che glielo chiedono?

"Se, dunque, i genitori carnali, che non possono essere senza una qualche malvagità, conservano nei riguardi dei loro figli un tale amore ed affetto, quant'è grande la misericordia con cui il Padre celeste ed eterno, che solo è pio, buono, misericordioso, concede volentieri i beni celesti a coloro che li desiderano e glieli chiedono! ( Cromazio )

Il peccato d'origine ha contraffatto e alterato tutto il nostro cuore, ma Iddio ha voluto lasciare in noi un'impronta indelebile dell'amore paterno, perché ciò che è immagine ci riporti alla sua realtà. Non si ottiene semplicemente perché non si prega, oppure perché si chiedono cose cattive: il Padre ci dona tutto ciò che porta alla vita, ma nulla di ciò che conduce alla morte.

12 Pertanto tutte quelle cose che volete facciano a voi gli uomini, anche voi fatele a loro. Questa infatti è la Legge e i profeti.

Difficile cogliere in modo immediato il senso logico del discorso. Dobbiamo ritornare al suo inizio ed al suo presupposto: vale a dire alla presunzione che si possa giudicare il fratello o, più semplicemente, aiutarlo nel cammino della salvezza, fino ad esporci alla perdita della nostra fede. Tutto questo non ci è richiesto, anzi ci è proibito come male. Dobbiamo rimettere la nostra vita e quella degli altri nelle mani del Padre, chiedere il Suo intervento e non confidare nel nostro. Ma allora come interpretare la Legge di Dio, allorché ci prescrive di amare il prossimo come noi stessi?

"Pertanto tutte quelle cose che volete facciano a voi gli uomini, anche voi fatele a loro. Questa infatti è la Legge e i profeti." E questo è ciò che Dio chiede a noi, il resto è nelle mani del Figlio. Noi dobbiamo, semplicemente, fare nostra la Sua opera, con lo spirito di una preghiera incessante, che è adesione piena e totale al Suo amore. L'uomo che pretende e presume di essere strumento di salvezza per il proprio fratello va oltre e fuori dallo Spirito che ha dato la Legge. Non ci è chiesto di cambiare gli altri, ma, semplicemente, di amarli come noi stessi: non c'è cambiamento o rinnovamento alcuno che non sia opera di Cristo. Prima ancora della salvezza altrui giova ed importa la nostra salvezza. Noi che siamo così zelanti per il bene altrui abbiamo compreso qual è il nostro bene e la via che ad esso conduce?

13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via, che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa."

Gesù spegne l'entusiasmo di chi crede in una salvezza facile e a poco prezzo.

Sono gli spiriti ciechi e superficiali che si fanno messaggeri di luce, convinti che si debba parlare, illuminare, far conoscere. Chiacchiere e inganno diabolico! Cerca di capire il senso della tua vita in rapporto al Padre ed allora sarai più guardingo e riflessivo; pregherai di più e parlerai di meno; non correrai a destra e a sinistra in cerca di chissà chi o di chissà cosa, ma amerai di più la Parola e il silenzio della solitudine. Apri il tuo cuore al Signore, in ogni momento, agli altri soltanto quando e come Lui vuole.

“Il cammino che conduce al cielo è arduo per l’uomo e il suo accesso è stretto e angusto, mentre la strada della perdizione è larga. Questa è percorsa da molti, mentre sono pochi quelli che sono disposti a perdere qualcosa nel presente, e per i quali vincere le passioni dell’anima, tenere a freno quelle del corpo, abbandonare l’attrattiva di tutte le seduzioni messe sotto i nostri occhi da tutte le potenze del mondo rappresenta il più grande guadagno per la speranza del cielo. Ma coloro, per i quali non c’è altro bene che la dissolutezza, la buona tavola, l’ambizione, l’arroganza, il disprezzo, l’odio, il furto, hanno molti compagni di viaggio che percorrono questa strada. ( Ilario )

14 Quanto stretta è la porta e angusta la via, che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!

Importa, innanzitutto, essere tra i pochi, non cercare i molti.

"Larga è dunque la via della perdizione e della morte, nella quale il diavolo, che vi regna, ha preparato ampi spazi per trovarvi la rovina. E di questa larga e spaziosa via molti sono gli ingressi di perdizione, cioè l'avarizia, la cupidigia, la lussuria, la sensualità, l'ebbrezza, l'impudicizia, l'iracondia, l'impazienza e ogni iniquità. Per questa procedono tutti quelli che, servendo ai peccati e ai vizi del piacere mondano, senza l'ostacolo di alcuna difficoltà, guidati dal diavolo, sono condotti alla morte. Angusta e stretta è, invece, la via della fede, della giustizia e della santità, per la quale con grande fatica e infinita pena provocata dalla difficoltà si giunge al cielo...

Ma di questa via del cielo molti sono i percorsi, cioè la fede, la giustizia, la pudicizia, la prudenza, la santità, la bontà, la pazienza, la mansuetudine, la pietà, la misericordia e le altre virtù, attraverso le quali lo Spirito Santo esorta ciascuno di noi ad entrare..." ( Cromazio )

15 Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in vesti di pecore, ma dentro sono lupi rapaci;

La via stretta è anche una via piena di pericoli ed insidie: a cominciare dai falsi profeti. Ma chi è falso profeta se non colui che annuncia il Vangelo, non per attirare gli uomini a Cristo, ma a se stesso? Il lupo rincorre la pecora smarrita, non per riportarla dal suo pastore, ma per ucciderla e farla a pezzi. In questa ricerca spende tutte le sue risorse ed energie; il suo zelo è pari a quello del buon pastore, ma porta la morte e non la vita.                                                                                     16 dai loro frutti li conoscerete. Forse che raccolgono uve dalle spine o fichi dai triboli? 17 Così ogni albero buono fa frutti buoni, ma il cattivo albero fa frutti cattivi. 18 Non può un albero buono fare frutti cattivi, nè un albero cattivo fare frutti buoni. 19 Ogni albero che non fa frutto buono viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li conoscerete.

A volte ci vuole del tempo per capire. Ma prima o poi il frutto si rende manifesto e con il frutto il giudizio di Dio, che toglie non solo la vita, ma, prima ancora, ciò che era parvenza di vita. E' bello notare come il testo greco dica "viene tagliato e gettato nel fuoco, ovvero viene reciso e condannato già in questa vita. La Vulgata, invece, in alcuni codici, usa il futuro: "verrà tagliato e gettato nel fuoco". Il giudizio finale non farà altro che sancire e confermare un giudizio che è già in atto. Non entreranno nel regno dei cieli coloro che presumono della propria giustizia, né i falsi profeti e tutti coloro che credono in una salvezza facile e pronta, ma solo coloro che cercano il Signore, come l'unico bene e invocano ogni giorno il suo nome.                                         

"Nell'albero cattivo deve essere identificato il diavolo, che è l'origine del male e la causa del peccato. Ma nell'albero buono è indicato lo stesso Signore per il sacramento della carne e il mistero della croce, come mostrò chiaramente Salomone, quando parla così della sapienza di Dio, che è Cristo, dicendo: E' un albero di vita per chi ad essa si attiene. Un simile albero veramente non ha potuto produrre frutti cattivi, perché solo Cristo non commise peccato nel corpo... E non solo quest'albero non produsse frutti cattivi, ma anche sradicò in noi ogni frutto dell'iniquità diabolica, per produrre nel corpo della nostra carne in tutto il mondo frutti abbondantissimi di fede e di giustizia." ( Cromazio )

Ma neppure la preghiera è immune dall'inganno del Satana. Come esiste la falsa profezia, così esiste la falsa preghiera. Falso è il profeta che vuole i discepoli per sé, falso è colui che prega perché sia fatta la sua volontà. L'autenticità della preghiera è nella capacità di ascolto: vi è una preghiera che sempre chiede, senza mai ascoltare. Non illumina le tenebre della vita, ma le rende ancora più oscure e impenetrabili. Non si apre all'amore del Signore, ma è fiduciosa nel proprio amore e nella propria bontà. Non conosce il silenzio, il ravvedimento, le cose piccole e nascoste: ama le folle, le opere eclatanti, cerca di meravigliare e di stupire gli uomini.

21 Non ognuno che mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi entrerà nel regno dei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome, e nel tuo nome cacciato dei demoni, e nel tuo nome non abbiamo noi fatto molte opere potenti? 23 E allora dirò a quelli manifestamente: non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me voi che operate iniquità.

“Egli condanna ancora l’inganno dei falsi profeti e le simulazioni degli ipocriti, che presumono di trarre gloria dall’efficacia della parola con un insegnamento profetico, con lo scacciare i demoni e con miracoli di questo genere. Per questo essi promettono a se stessi il regno dei cieli, come se veramente dipendesse da loro ciò che dicono e ciò che fanno e non fosse la potenza di Dio a compiere tutto, quando è invocata. E’ la lettura invece che dona la scienza della dottrina ed è il nome di Cristo che provoca l’espulsione dei demoni”. ( Ilario )

E' chiaro che Gesù non sta parlando di coloro che non hanno cercato la salvezza, ma proprio di coloro che sono entrati nell'ottica e nella prospettiva della salvezza, ma in modo sbagliato. Si rivolgono al Signore, non per esaltare la Sua potenza, ma per magnificare se stessi e le proprie opere. "Signore, Signore, non abbiamo noi profetato...cacciato dei demoni...fatto molte opere potenti?" E tutto ciò nel nome di Dio. "Nel tuo nome": lo ripetono con noiosa insistenza. Ma, evidentemente sono più compresi dalla meravigliosa e stupefacente grandezza delle loro opere, che dalla obbedienza alla volontà di Dio. Il bene che il Signore ci chiede non è quello che si identifica in modo immediato con la nostra coscienza, le nostre convinzioni, la nostra libertà d'azione, ma è il bene che nasce dal rinnegamento di noi stessi e dall'ascolto della Sua volontà. Non ci è chiesto semplicemente di fare ciò che è bene, ma quel bene che il Signore vuole da ognuno di noi. Molti sono quelli che cadono in questo inganno, nell'illusione di una giustizia che non è agita dal Figlio, ma dall'uomo e dalla sua presunzione di poter operare in nome di Dio. Satana può rivestirsi di angelo di luce e fare opere potenti agli occhi degli uomini. Ma , alla fine, il Signore "dirà a quelli manifestamente", davanti a tutti e in modo inequivocabile: "Non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, operatori d'iniquità."

"Non ha detto : Voi che avete operato iniquità, ma: voi che operate iniquità, cioè voi che fino a questo momento, cioè fino al momento del giudizio avete ancora desiderio di peccare, anche se non ne avete più la facoltà." ( Gerolamo )

Il verbo conoscere indica nella Scrittura il rapporto sponsale. Si può fare la volontà di Dio, senza avere un rapporto d'amore pieno ed esclusivo? La vita eterna può sembrare addirittura qualcosa di dovuto, una ricompensa e non semplicemente un dono e il necessario coronamento di un legame indissolubile. "Allontanatevi da me, operatori d'iniquità". Non nominate più invano il mio nome voi che avete operato l'iniquità, esaltando la bontà dell'uomo e non la Mia misericordia. Quanta ingiustizia si cela sotto la giustizia dell'uomo! Bisogna, innanzitutto, ascoltare nel silenzio e nella preghiera la volontà di Dio, per non correre invano ed essere squalificati alla fine del percorso. Ma come c'è un'opera che non nasce dall'ascolto della volontà di Dio, così pure ci può essere una conoscenza ed un ascolto della Parola che non trovano coronamento nell'obbedienza. E' condannato chi opera senza ascoltare, ma è pure condannato chi ascolta senza operare.

24 Pertanto, ognuno che ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà assimilato ad un uomo sapiente che ha costruito la sua casa sopra la roccia; 25 e cadde la pioggia e vennero i fiumi, e soffiarono i venti e irruppero in quella casa e non cadde; infatti era fondata sulla roccia.

Il turbine delle passioni non può nulla contro la fede nel Signore, che è ascolto obbediente della Sua volontà. Tutta la natura dell'uomo sembra congiurare ed essere contro: eppure Dio compie il miracolo e rende il nostro cuore come una roccaforte inespugnabile. Sapiente non è chi parla ed opera nel nome di Dio, ma chi ascolta e lascia operare Dio stesso. E' Gesù la roccia su cui è fondata la nostra fede: su di Lui il nostro cuore riposa al sicuro. Infelice e misero il discepolo che ascolta e non obbedisce: nel momento della prova non c'è chi lo soccorra.

26 E ognuno che ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà simile ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia; 27 e cadde la pioggia, e vennero i fiumi e soffiarono i venti e irruppero in quella casa e cadde e fu grande la sua rovina.

Non c'è peggiore sorte di chi ha accolto la Parola di Dio e ha fatto delle scelte in Suo nome, ma poi si è arenato. Più si sale in alto e più si è esposti ad una caduta rovinosa. Non basta cantare ogni giorno le lodi del Signore, nella sua casa, bisogna tenere saldo il fondamento della fede. Il Signore ci renda servi umili ed obbedienti; ci doni la forza e l'entusiasmo per fare sempre la Sua volontà, senza presunzione riguardo al passato, ma pieni di fiducia per l'avvenire. Non saranno delusi coloro che confidano nel suo Figlio!

28 E avvenne che, avendo Gesù portato al culmine questi discorsi, le folle si facevano meraviglie della sua dottrina. 29 Infatti era uno che insegnava loro come chi ha potere, e non come i loro scribi e farisei.

La fede si accende e si alimenta con lo stupore e la meraviglia che la Parola suscita nei cuori. Un cuore che non è più capace di stupirsi per la Parola e di stupire con la Parola è ormai lontano dal Signore e privo di vita. Questa la sorte degli scribi e dei farisei, che non ascoltano la Parola; questa la sorte di tutti coloro che, dopo aver ascoltato la Parola, non la mettono in pratica e non ne sperimentano più la potenza vivificante.

 

 

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