Vangelo di Matteo cap4

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap. 4

 

Tunc Jesus ductus est in desertum a Spiritu ut tentaretur a diabolo

1 Allora Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito per essere tentato dal diavolo

et cum ieiunasset quadraginta diebus et quadraginta noctibus postea esuriit

2 E avendo digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

et accedens tentator dixit ei si filius Dei es dic ut lapides isti

3 E avvicinandosi il tentatore gli disse: "Se sei figlio di Dio, di’

che queste pietre

panes fiant qui respondens dixit scriptum est non in solo pane vivit homo

diventino pani. 4 Questi rispondendo disse: E' scritto: Non nel solo pane vive l'uomo,

sed in omni verbo quod procedit de ore Dei tunc assumpsit eum diabolus

ma in ogni parola che procede dalla bocca di Dio. 5 Allora il diavolo lo prese con sè

in sanctam civitatem et statuit eum super pinnaculum templi et dixit ei

nella città santa e lo pose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse:

si filius Dei es mitte te deorsum scriptum est enim quia angelis suis mandavit

"Se sei figlio di Dio, buttati giù. E' scritto infatti: Ha dato un comando ai suoi angeli

de te et in manibus tollent te ne forte offendas ad lapidem pedem tuum

riguardo a te e ti solleveranno sulle mani, perché tu non colpisca il tuo piede contro

ait illi Jesus rursum scriptum est non tentabis Dominum Deum tuum

la pietra. 7 Gli disse Gesù: "Oltre a questo è scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo.

iterum assumpsit eum diabolus in montem excelsum valde et ostendit ei omnia regna

8 Di nuovo il diavolo lo portò su un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni

mundi et gloriam eorum et dixit ei haec omnia tibi dabo si cadens

del mondo e la loro gloria 9 e gli disse: Tutte queste cose le darò a te, se cadendo

adoraveris me tunc dixit ei Jesus vade Satana scriptum est enim

mi adorerai. 10 Allora gli disse Gesù: Vattene, Satana, è scritto infatti:

Dominum Deum tuum adorabis et illi soli servies

Adorerai il Signore Dio tuo e a Lui solo servirai.

tunc reliquit eum diabolus et ecce angeli accesserunt et ministrabant ei

11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco angeli si avvicinarono ed erano al suo servizio.

cum autem audisset Jesus quod Iohannes traditus esset secessit

12 Ma avendo sentito Gesù che Giovanni era stato consegnato, si allontanò

in Galilaeam et relicta civitate Nazareth venit et habitavit in Capharnaum

verso la Galilea, 13 e abbandonata la città di Nazaret venne ed abitò in Cafarnao

maritima in finibus Zabulon et Nephtalim ut adimpleretur quod

marittima nelle regioni di Zabulon e di Neftalim, 14 affinché si adempisse ciò

dictum est per Esaiam prophetam terra Zabulon et terra Nephthalim via

che fu detto per mezzo del profeta Isaia: 15 Terra di Zabulon e terra di Neftali, via

maris trans Iordanem Galilaea gentium populus qui sedebat in tenebris vidit

di mare oltre il Giordano, Galilea delle genti, 16 il popolo che sedeva nelle tenebre, vide

lucem magnam et sedentibus in regione et umbra mortis lux orta est

una luce grande e per coloro che sedevano in regione e in ombra di morte è sorta una luce per

eis exinde coepit Jesus praedicare et dicere paenitentiam agite                          

loro.  17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Fate penitenza,

appropinquavit enim regnum caelorum ambulans autem Jesus iuxta mare Galilaeae

si è avvicinato infatti il regno dei cieli. 18 Camminando Gesù presso il mare di Galilea

vidit duos fratres Simonem qui vocatur Petrus et Andream fratrem eius mittentes

vide due fratelli, Simone che è chiamato Pietro e Andrea suo fratello che stavano

rete in mare erant enim piscatores et ait illis venite post me

gettando una rete nel mare; erano infatti pescatori. 19 E dice loro: Venite dietro a me

et faciam vos fieri piscatores hominum at illi continuo relictis retibus

e farò che voi siate fatti pescatori di uomini. 20 Ma quelli subito abbandonate le reti

secuti sunt eum et procedens inde vidit alios duos fratres Iacobum Zebedaei et

lo seguirono. 21 E andando oltre di là vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e

Iohannem fratrem eius in navi cum Zebedaeo patre eorum reficientes retia sua

Giovanni suo fratello nella barca con il loro padre Zebedeo che riparavano le loro reti

et vocavit eos illi autem statim relictis retibus et patre secuti sunt eum

e li chiamò. 22 Ma quelli subito abbandonate le reti e il padre lo seguirono.

et circuibat Iesus totam Galilaeam docens in synagogis eorum et praedicans

23 E Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando

evangelium regni et sanans omnem languorem et omnem infirmitatem in populo

il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità nel popolo.

et abiit opinio eius in totam Syriam et obtulerunt ei omnes male habentes

24 E la sua fama si sparse per tutta la Siria e portarono a lui tutti coloro che stavano

variis languoribus et tormentis comprehensos et qui daemonia habebant

male, catturati da malattie e tormenti di ogni genere e coloro che avevano dei   

et lunaticos et paraliticos et curavit eos et secutae sunt eum turbae multae 

demoni e lunatici e paralitici e li curò. 25 E lo seguirono molte folle

de Galilaea et Decapoli et de Hierosolimis et de Iudaea et de trans Iordanem

dalla Galilea e dalla decapoli e da Gerusalemme e dalla Giudea e da oltre il Giordano.

 

 

 

                                                         

1 Allora Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito, per essere tentato dal diavolo.

Ancora una volta il deserto assume un significato ed un'importanza particolari nell'economia della salvezza: luogo di penitenza è anche luogo di tentazione, luogo dell'incontro con Dio è anche luogo dell'incontro con Satana. Nel deserto si gioca il senso della vita in rapporto al Creatore, quando siamo più deboli e più indifesi. Ed ecco allora che Gesù viene incontro alla nostra debolezza, prevenendo ed affrontando il Maligno sul suo terreno preferito, dove la lotta è più dura e più viva e, proprio per questo, la vittoria più schiacciante e definitiva. E non per iniziativa del solo Figlio, ma per un atto d'obbedienza al Padre, sotto la guida dello Spirito Santo. Gesù ripercorre la storia d'Israele, per sconfiggere il Satana, là dove questi aveva vinto il suo popolo. I quaranta giorni nel deserto sono un evidente allusione simbolica ai quaranta anni dell'esodo.

"L'essere stato condotto nel deserto, il digiuno di quaranta giorni, la fame dopo il digiuno, la tentazione di Satana e la risposta del Signore, tutti questi fatti comportano la realizzazione di un grande disegno celeste. L'essere stato condotto nel deserto indica la libertà dello Spirito Santo che consegna ormai la sua umanità al diavolo, concedendogli l'occasione di tentarlo e di associarselo, occasione che il tentatore non avrebbe avuto se non gli fosse stata concessa. ( Ilario )

2 E avendo digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

"O incomparabile pazienza del Signore ed esempio di ammirevole umiltà! Il Signore permette di essere tentato dal diavolo, lui che una volta aveva colpito col morso mortale dei serpenti chi lo tentava nel deserto. Digiunando anche per noi, ebbe fame, lui che una volta aveva nutrito col cibo celeste nel deserto, per quarant’anni, il popolo affamato. E sebbene Dio, secondo la beata e incorrotta natura della sua eternità, non possa aver fame, come sta scritto: Dio eterno non sentirà né fame né sete, tuttavia, per la nostra salvezza, secondo l’assunzione della carne, si degna di essere tentato e di aver fame per mostrare la realtà della carne da lui assunta. Il diavolo, dunque, lo provoca per tentarlo, il Signore lo segue per vincerlo."(Cromazio)

Come il suo popolo anche Gesù alla fine ebbe fame: fame di tutte quelle cose che il deserto ci toglie all'improvviso, lasciandoci nudi e soli di fronte a Dio. Innanzitutto c'è la fame materiale, che viene dalla mancanza di cibo. La stessa fede sembra condizionata dalla possibilità di avere un pezzo di pane. E' una mentalità, una tentazione assai radicata nella chiesa, non appartiene semplicemente alla storia d'Israele, ma alla storia di tutti i tempi. Com'è possibile credere in Dio, quando manca il pane? Ma che senso dare, allora, tentazione di Gesù? Che cosa è prevalente e più importante per l'uomo: il bisogno di cibo materiale o il bisogno del cibo spirituale? Perché mai Gesù sperimenta la fame fino alle estreme conseguenze, se non per farci capire che in ogni caso, in ogni situazione, il problema primo è cercare non il cibo materiale, ma quello spirituale? Qual è questo cibo spirituale, se non la Parola di Dio? Gli Ebrei mangiarono la manna del deserto, ma non per questo la loro fede ne fu rafforzata. Vi può essere incertezza riguardo al pane quotidiano, ma vi è certezza riguardo al pane spirituale: è sempre dato in ogni momento, in ogni situazione: ed è questo, in definitiva quello che conta. Abbiamo occhi molto grandi per vedere la nostra miseria materiale, non abbiamo occhi altrettanto grandi per vedere la nostra miseria spirituale. C'è chi muore di fame vivendo al cospetto di Dio, e c'è chi vive nell'opulenza che è morte e che conduce alla morte. Non è importante come si vive e come si muore in senso materiale: importa come si vive e come si muore in senso spirituale. La vita è, innanzitutto, nell'obbedienza alla Parola; il resto è nelle mani del Padre.

3 E avvicinandosi il tentatore gli disse: "Se sei figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pani.

La logica del Satana è molto sottile e subdola. Non chiede un'aperta disobbedienza al Padre, ma mette in discussione il  modo di rapportarsi al Padre.

"Se sei Figlio di Dio", comportati come tutti i figli di questo mondo, che, al momento del bisogno "approfittano", poiché tutto ciò che è di un padre è anche del figlio. Ma Gesù, proprio perché Figlio di Dio, è un figlio diverso: ripercorre la storia dei figli di Dio in senso contrario. Non cerca i doni, la potenza del Padre, ma il Suo amore, non vive per se stesso, ma in Lui e per Lui, nell'obbedienza alla Sua volontà. Cos'è mai l'obbedienza al Padre, se non l'obbedienza alla Sua parola? Ma non ci può essere obbedienza alla Parola, senza conoscenza della Parola; e questa conoscenza fa tutt'uno con la capacità e con la volontà di silenzio, di preghiera, di meditazione: ogni giorno, ogni ora, ogni momento, fino a che diventa come il cibo quotidiano. Ne abbiamo bisogno tutti i giorni, in quantità sufficiente: non viviamo soltanto per il cibo che abbiamo mangiato ieri, ma per il cibo che mangiamo oggi. E il Figlio di Dio fatto uomo innanzitutto ci pone davanti un modello di vita dove l'unico nutrimento è la Parola.

4 Questi rispondendo disse: E' scritto: Non nel solo pane vive l'uomo, ma in ogni parola che procede dalla bocca di Dio.

La logica del Satana molto sottile e molto forte deve confrontarsi questa volta con Colui che, innanzitutto, è il Logos. Certamente Gesù avrebbe potuto confutare il Satana accettando un confronto dialettico. Ma Egli conosce una via molto più grande e più sicura, quella via che già Iddio aveva donato all'uomo in Eden. Adamo ed Eva di fronte al tentatore hanno voluto discutere, dialogare con lui riguardo alla Parola. Nel momento stesso in cui distolgono se stessi dall'ascolto della Parola, il Satana ha il sopravvento. Non esiste una parola creata che possa mettere in discussione la Parola creatrice. Il Figlio fa esattamente il contrario: non dialoga col Satana, ma proclama la Parola di Dio, nella sua integrità, nella sua purezza, nella sua veradicità esclusiva. Ed è proprio la Parola,  non le parole, ciò che disarma il Satana. Cosa può replicare il Satana, di fronte alla proclamazione obbediente della Parola, così come "Sta scritto"? Nulla. Può solo cercare un'occasione più propizia. Il Signore ci doni la grazia di comprendere quanto è importante e vitale anche la semplice proclamazione della Parola!                                                                                                        

“Con tale parola rese vana la tentazione del diavolo. Il Signore ebbe fame non per necessità, ma per suo volere, per indurre il diavolo ad una simile tentazione, affinché, siccome un tempo il diavolo nel paradiso terrestre aveva vinto Adamo, che pure non aveva fame, ora è sconfitto dal Signore che soffriva la fame. Infatti il secondo Adamo volle vincere con gli stessi mezzi con i quali il primo Adamo era stato sconfitto”. ( Cromazio )

“La risposta del Salvatore indica anche che è un uomo colui che qui affronta la tentazione. “Non di solo pane vive l’uomo - dice -, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Chiunque dunque non si nutre della parola di Dio, non vive”. ( Gerolamo )

5 Allora il diavolo lo prese con sé nella città santa e lo pose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: "Se sei figlio di Dio, buttati giù. E' scritto infatti: Ha dato un comando ai suoi angeli riguardo a te e ti solleveranno sulle mani, perché tu non colpisca il tuo piede contro la pietra."

Fallito il suo primo tentativo, Satana cerca una via diversa. Porta Gesù proprio nel cuore della città santa, nel punto più alto del tempio, là dove la fede deve confrontarsi non solo col Padre, ma anche con la comunità dei credenti. Se è difficile in certi momenti sottomettere una potenza che vive solo nel segreto davanti a Dio, è molto più difficile sottomettere una potenza che deve confrontarsi con l'incredulità della chiesa, con una mentalità ed uno spirito che non riescono a comprendere una potenza che non sia "atto" di potenza, esplicito e manifesto. E' come se Satana dicesse a Gesù: Se non vuoi usare la potenza che il Padre ti ha dato per i tuoi bisogni materiali, usala per il bene spirituale del tuo popolo. Fa' vedere a tutti in modo chiaro ed inequivocabile che sei Figlio di Dio. Buttati giù! Gli angeli ti solleveranno sulle mani e tutti vedranno. Chi viene dalla terra si butta giù e precipita, chi viene dal cielo si butta ed è innalzato. Quale iniziativa più convincente per convertire il popolo?

Il Padre benedirà la scelta del Figlio: un padre buono benedice sempre l'iniziativa di un figlio buono. Ma la logica della fede e dell'amore procede in un senso contrario. Non il Padre deve benedire le iniziative dei suoi figli, ma i figli devono benedire l'iniziativa del Padre, senza prevaricare in alcun modo riguardo alla Sua volontà. Quanti cristiani si "buttano" allo sbaraglio, di propria iniziativa, e danno spettacolo, e ricevono attestati di riconoscenza da parte degli uomini, ma non fanno la volontà di Dio! Cosa significa tentare Dio, se non mettersi al Suo posto, pretendere che Lui benedica la nostra volontà, perché non vogliamo fare la Sua volontà? Ancora una volta Gesù proclama la Parola.

“Lo stesso concetto leggiamo nel novantesimo salmo, anche se in questo passo la profezia non si riferisce a Cristo ma all’uomo santo. Il diavolo dunque adopera male la Scrittura. Certamente se conosceva ciò che era stato scritto a proposito del Salvatore, avrebbe dovuto dire anche le parole che, in quello stesso salmo, sono scritte contro il diavolo stesso: “Camminerai sopra l’aspide e il basilisco, e schiaccerai sotto i piedi il leone e il drago”. Il diavolo parla dell’aiuto degli angeli come se Gesù fosse un uomo debole: tace invece, tergiversando, sul fatto che il Signore lo schiaccerà”. ( Gerolamo )

“Astuzia di un’arte nefanda e audacia d’una temerità riprovevole! Colui che si era visto colpito dal Signore con una massima della Legge, non ricorre più soltanto alle armi della sua malvagità, con le quali si è dimostrato inefficace, ma anch’egli prende in prestito la testimonianza della Legge. Tenta di vincere con il mezzo con cui si doleva di essere già stato vinto. Osa perciò dire anch’egli: Sta scritto, però non a suo vantaggio, ma piuttosto a suo danno. Stava appunto scritto: Poiché ha ordinato ai suoi angeli nei tuoi riguardi, ma ciò che aggiunse di sua iniziativa: Gettati giù, questo non stava scritto. In questo modo di agire conosciamo la sua antica e consueta astuzia, per poter sempre ingannare, cioè mescolare male e bene e mitigare con la dolcezza del miele i suoi veleni... “. ( Cromazio )

7 Gli disse Gesù: "Oltre a questo è scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo.

Si può usare la stessa Parola per disobbedire alla Parola. Sconfitto una prima volta dalla Parola, Satana ritorna all'attacco con la Parola stessa. Quale intelligenza può scoprire un gioco così sottile, se non quella che si alimenta ogni giorno del cibo spirituale? Quante strumentalizzazioni, falsificazioni della Parola; non semplice frutto di una santa ignoranza, ma di una maligna intelligenza. Anche l'ignoranza sembra aver trovato oggi nella chiesa una sua esaltazione, camuffata sotto le vesti della semplicità, dell'immediatezza di cuore, dell'innocente e incolpevole mancanza di cultura biblica. Qualsiasi tentativo, esortazione per un approfondimento della Parola, trova un ostacolo molto grande, a volte nelle stesse persone di chiesa, convinte che la Parola sia come scritta da Dio nel cuore dei semplici, senza bisogno di una lettura e di un approfondimento, nonché di un confronto con la comunità che si alimenta nelle Sacre Scritture. Ma allora perché la Bibbia, se possiamo farne a meno? Perché mai la chiesa ci ha lasciato un testo scritto, che ha alle sue spalle secoli di preghiera, di meditazione, di revisioni, frutto non di questa o quella persona, ma della fede di tutta la comunità? Si può credere in Dio, scavalcando e mettendo da parte la tradizione della fede? La tradizione è il corpo che mantiene in vita le singole parti. Nessun membro può vivere se non in comunione con tutto il resto, secondo una logica di continuità omogenea che lega il presente al passato, i fratelli di oggi ai fratelli di ieri. Il senso primo della tradizione è nella fedeltà alla Parola rivelata. Vero è che parallelamente alla tradizione che viene da Dio, si è andata via sviluppando nel tempo una pseudo-tradizione, che non trova diretta conferma nella Parola, ma che si pone sullo stesso piano della Parola, confortata da visioni, segni, prodigi, miracoli, a volte suggellati dalla stessa autorità della chiesa cattolica. Ed è proprio questa pseudo-tradizione la principale responsabile delle profonde divisioni e lacerazioni che hanno devastato e devastano tuttora la chiesa. Divisioni, errori, fanatismo, misticismo alienato hanno come matrice comune un rapporto mancato e sbagliato con la Parola, che è stata data proprio per educare, nel senso letterale di "educere", cioè trarre fuori da tutto ciò che non è conforme alla volontà del Padre. Il problema del rapporto con la Parola è, innanzitutto, quello del rapporto con la sua autenticità, della sua lettura e conoscenza, così come ci è stata tramandata, senza nulla aggiungere e nulla togliere.

E' qualcosa di più e di diverso di un fanatico attaccamento alla lettera: è la vera fedeltà a Cristo. Non si può credere in Cristo e nella sua chiesa scavalcando il rapporto che Cristo ha con la stessa chiesa. Tale rapporto è dato dalla Parola, nella forma che la chiesa ci ha tramandato per secoli, nel testo ebraico e greco, nella mirabile traduzione della Vulgata. Basta una semplice lettura comparata dei testi greco-latino-versioni moderne, per renderci conto del tradimento operato dai traduttori dei nostri tempi. Scavalcando la traduzione letterale, così cara alla Vulgata, si è giunti a incredibili stravolgimenti di significato, a versioni senza senso, dove è andato smarrito il valore simbolico e la tipologia della Parola. E tutto ciò in nome di una presunta superiorità dello spirito moderno rispetto all'antico, che si ammanta di espressioni spiritualmente vuote e prive di significato, quali "lettura storico-scientifica", analisi sinottica"... Inganno, inganno e ancora inganno! L'inizio della conversione è proprio nella volontà di entrare nel senso letterale della Parola, senza nulla aggiungere e senza nulla togliere, per convertire la nostra mentalità a quella di Dio. Il resto viene dal Maligno: è un tentativo stolto e maldestro di convertire Dio alla nostra mentalità. I risultati sono ben noti: divisioni profonde tra le varie chiese e, peggio ancora, divisioni all'interno della stessa chiesa. Tutto ciò andrà aggravandosi sempre più finché, di fronte al Satana, non si tornerà a dire con Gesù: "Sta scritto..., sta scritto..., e ancora sta scritto...".

8 Di nuovo il diavolo lo portò su  un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9 e gli disse: “Tutte queste cose le darò a te, se cadendo, mi adorerai."

Il Satana non si arrende e cerca di far breccia in altro modo, attaccando la natura umana di Gesù. La terza tentazione si presenta così con caratteristiche diverse. Nelle prime due Satana aveva fatto leva sulle presunte debolezze di un Dio che si è fatto uomo, e che è tentato, all'occasione, di riprendersi tutta la sua gloria e potenza, scavalcando la condizione umana, ma rinunciando con ciò al suo disegno d'amore.

Ora Satana cerca di ferire Gesù nella sua condizione di uomo che è anche Dio ed è tentato di usare la natura divina per acquisire una potenza ed una ricchezza che sono conformi alle aspettative umane. Sembra che Satana giochi ora la sua carta migliore: difficile scalfire la natura divina di Gesù, più facile colpire la sua natura umana.

Qual è il desiderio più grande dell'uomo, se non quello di possedere il mondo intero senza limitazioni di sorta? E' la prima tentazione dell'uomo da cui sono derivate tutte le altre. Evidente il riferimento ad Eden: "Lo portò su un monte molto alto, e gli mostrò tutti i regni del mondo..." Adamo fu tentato dal diavolo in modo del tutto simile: Satana gli prospettò un rapporto col creato diverso, superiore: "Allora si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come dei, conoscenti il bene e il male."

Scavalcando la Parola di Dio, Adamo avrebbe potuto vedere più lontano, in modo autonomo, con i propri occhi, fino ad uno sguardo onnicomprensivo del creato e della vita, diventando con ciò subito come Dio, senza passare attraverso una crescita legata e condizionata dall'obbedienza alla Parola. Che senso ha promettere a Gesù il creato, quando il Padre tutto ha messo nelle sue mani? La tentazione è quella di un possesso che cade hic et nunc ( qui ed ora ), che non passa attraverso l'obbedienza alla volontà del Padre, ma che, al contrario, elimina il Padre, per sempre, dalla propria vita. Il senso della tentazione in Matteo è delineato in modo esplicito: "Tutte queste cose le darò a te, se cadendo mi adorerai." Per Adamo la tentazione presentava lati oscuri e incogniti. Egli sapeva, per bocca di Dio, di una morte quale possibile esito di una disobbedienza alla Parola. Ciò che non poteva sapere era il senso proprio della morte, come passaggio ad un altro Dio. Satana non dice ad Adamo: "Scegli tra me e il Creatore. Si limita, semplicemente, a spingere Adamo perché metta in discussione la Parola del Signore. Tanto basta per disorientare Adamo e per fargli smarrire la strada che è vita. Ma con Gesù il Satana non può barare. Di fronte al Figlio che è la Parola il gioco deve essere portato avanti allo scoperto: Gesù conosce bene il diavolo e comprende appieno il senso del peccato. Satana chiede apertamente a Gesù di rinunciare alla gloria di Figlio di Dio, per diventare suo figlio, e gli mostra tutto ciò che ne avrebbe in cambio: il possesso immediato e il dominio del mondo, non come figlio di Dio, ma come figlio del Satana, non con lo spirito che è Amore, ma con lo spirito che è rapina e menzogna.

"Ammirevole pazienza del Signore, degna di essere imitata, e sfrontata audacia del diavolo! Il nemico provoca, dunque ora una terza volta, e sale su un monte altissimo per tentarlo e il Signore non si sdegna di seguirlo per vincerlo. Egli però vinse non per sé, ma per noi. Infatti, non era una cosa straordinaria che il Figlio di Dio vincesse il diavolo, ma l’importante fu che vinse quale uomo e vinse per noi... . Satana promette i regni del mondo a chi aveva preparato per i credenti i regni dei cieli. Promette la gloria del mondo a Colui che è Signore della gloria celeste. Colui che non ha nulla, si impegna a dare tutto ciò che esiste a Colui che tutto possiede. Vuole essere adorato sulla terra da Colui che gli angeli e gli arcangeli adorano in cielo. ( Cromazio )  Gesù non lascia spazio al Maligno:

10 Allora gli disse Gesù: Vattene Satana, è scritto infatti: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo servirai.

L'obbedienza alla Parola, così come sta scritto, è, ancora una volta, vincente.   11 Allora il diavolo lo lasciò. Perché reso impotente dalla reiterata proclamazione della Parola.

"Al contrario di quanto credono molti, satana e l'apostolo Pietro non vengono condannati allo stesso modo. A Pietro infatti Gesù dice: "Vattene dietro di me, satana!", cioè: seguimi, poiché sei in contrasto con la mia volontà. Il diavolo, invece, si sente dire: "Vattene, satana", senza l'aggiunta " dietro a me", perché è sottinteso: Va' nel fuoco eterno, che è stato preparato per te e per gli angeli tuoi...

Il diavolo, dopo aver detto al Salvatore: "Se cadendo mi adorerai", si sente rispondere proprio il contrario, e cioè che è lui che deve adorare il Signore e Dio suo. ( Gerolamo )

“Quantunque molte e di specie diverse siano le tentazioni del diavolo nei nostri riguardi, tuttavia con queste tre tentazioni usate contro il Signore è solito tentare anche i suoi eletti. Infatti, nella circostanza in cui il Signore tollerò d’essere tentato dal nemico dopo il battesimo e il digiuno, si volle mostrare che, subito dopo il lavacro di rigenerazione, dopo il proposito di una vita santa, dopo il devoto sforzo del digiuno, il diavolo si accosta a ciascuno di noi per distoglierci dai religiosi propositi o col desiderio del cibo mediante la concupiscenza della carne. ... Nel fatto che con la seconda tentazione il diavolo provocò il Signore, dopo averlo trasportato sul pinnacolo del tempio, si dimostra che, quando non riesce ad ingannare uno ricorrendo alla concupiscenza della carne, fa ogni tentativo per ottenere che ciascuno di noi, dopo la prima vittoria sul corpo e già collocato in alto, precipiti per ragioni spirituali, dicendo: Gettati giù. Non dice: Ti getto, perché non sembri che usi violenza, ma: Gettati giù, per mostrare che ciascuno di noi incappa nella morte con libera decisione per colpa della sua volontà. A lui spetta convincere, ma a noi superare la sue suggestioni obbedendo alla Legge. ... Con la terza tentazione poi, propone la gloria terrena e le ricchezze del mondo, per mezzo delle quali, come dice l’Apostolo, fece naufragare alquanti dalla fede e li fece rivolgere dalla gloria celeste a quella terrena. Induce l’uomo agli onori terreni per sottrargli quelli celesti; lo esorta alle ricchezze del mondo per togliergli quelle spirituali. Perciò, non a torto, si dice di lui nel libro di Giobbe: Tutto l’oro del mare è in suo potere, perché con il facile richiamo dell’oro e l’avidità delle ricchezze il nemico vuole irretire e ingannare molti. E per mezzo di questo e riguardo a tali beni, deve essere disprezzato e smascherato, perché si possa riportare una completa vittoria sul tentatore”. ( Cromazio”

ed ecco angeli si avvicinarono ed erano al suo servizio.

Allorché l'angelo malvagio è stato sconfitto, gli angeli santi si avvicinano al loro Signore, per ribadirgli la fedeltà nel vincolo della schiavitù amorosa che  li lega al Figlio e all'unico Padre.

"La tentazione viene per prima, in modo che sia seguita dalla vittoria. E gli angeli servono, per dimostrare la grandezza del vincitore." ( Gerolamo )

"Ma - chiederai - perché Luca dice che egli esaurì ogni sorta di tentazione? Io credo che l'evangelista Matteo, indicando queste tre tentazioni capitali, le abbia enumerate tutte, essendo comprese in queste tutte le altre. Questi sono i mali che comprendono gli innumerevoli altri peccati: l'intemperanza, la vanagloria e il desiderio di possesso.

Lo spirito del male lo sapeva perfettamente e prova per ultimo con l'insaziabile avidità del possesso, considerando questo il più potente di tutti i vizi. Sebbene avesse questa tentazione già presente fin dall'inizio, la tiene in serbo per ultima, ritenendola la più micidiale di tutte le sue armi. Questa è la norma del suo assalto: tirar fuori per ultime le armi che più delle altre sembrano adatte a far cadere. Così fece un tempo contro Giobbe; così attacca ora Gesù Cristo: cominciando dapprima con i mezzi che appaiono più deboli e meno efficaci, passa in seguito all'arma più terribile. Come possiamo noi vincere un nemico tanto temibile? Facendo come ci ha insegnato Cristo: rifugiandoci, cioè, in Dio; credendo fermamente che, quando siamo sfiniti dalla fame, Dio può nutrirci anche con una sola sua parola; non tentando Dio nei beni che abbiamo ricevuto da lui, contenti della gloria del cielo; non dandoci pena per la gloria umana e disprezzando sempre tutto quanto va oltre i limiti del necessario. Non c'è niente che assoggetti tanto al diavolo quanto la ricerca e l'amoredelle ricchezze. ( Crisostomo )

12 Ma avendo sentito Gesù che Giovanni era stato consegnato, si allontanò verso la Galilea, 13 e abbandonata la città di Nazaret venne ed abitò in Cafarnao marittima, nelle regioni di Zabulon e di Neftali,

Il nesso causale tra l'uscita di scena di Giovanni e l'iniziativa di Gesù è sottolineato in modo chiaro e marcato. Nel momento stesso in cui viene a sapere che Giovanni è stato consegnato, Gesù abbandona Nazaret e comincia ad annunziare il suo vangelo: sono così anticipati i tempi della grazia e del giudizio divino. In questo modo Dio confonde i suoi nemici, dà forza e coraggio ai suoi figli. Giovanni in carcere è un uomo potente: così potente da costringere Gesù ad uscire dal silenzio di Nazaret. Quale padre è indifferente al sacrificio dei suoi figli? Tanto più il Padre che è nei cieli!

Se è vero che Dio ha un potere su di noi, è altrettanto vero che noi abbiamo un potere su di Lui, ogni volta che facciamo la Sua volontà. Gesù inizia la sua predicazione, non in modo casuale, ma secondo un progetto d'amore, che non può ignorare la storia che lega Dio ad Israele. Il popolo eletto si è dimostrato ben poco ricettivo dell'amore di Dio. L'incarcerazione di Giovanni è l'ultimo episodio di una lunga storia di infedeltà e di rifiuto dell'intervento divino. E allora Gesù si allontana verso la Galilea, verso la terra dei Gentili, terra abitata per lo più da stranieri, odiati e disprezzati dal popolo eletto.

14 affinché si adempisse ciò che fu detto per mezzo del profeta Isaia: 15 “Terra di Zabulon e terra di Neftali, via di mare oltre il Giordano, Galilea delle genti, 16 il popolo che sedeva nelle tenebre, vide una luce grande e per coloro che sedevano in regione e in ombra di morte è sorta una luce per loro."

E' come l'esordio ufficiale, quasi rituale della predicazione di Gesù. E il Gesù che si presenta al mondo è, innanzitutto, la luce del mondo.

"Il popolo che sedeva nelle tenebre, vide una luce grande..." Il "sedere" nelle tenebre indica non una situazione momentanea, di passaggio, ma uno stato permanente di peccato e di impotenza assoluta. Per contrasto non una semplice luce, ma una grande luce. "Per coloro che sedevano in regione e in ombra di morte è sorta una luce per loro." Si definisce il senso delle tenebre come sinonimo di morte e della luce come potenza di risurrezione. Il vangelo di Giovanni ci introduce nel mistero della vita che è in Gesù in modo simile: "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo... in Lui era vita e la vita era la luce degli uomini, e la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno presa." Dopo aver ribadito la natura eterna del Verbo, si dice che nel Verbo era vita e che questa vita era la luce degli uomini. All'origine la vita è inscindibile dalla luce che è la Parola.  Vi è una vita chiusa in Dio, e vi è una vita in Dio che viene donata sotto la forma della luce. "E la luce splende nelle tenebre", di per sé, per forza propria, come dono gratuito. Le tenebre non possono dare alcun contributo alla luce, possono solo goderne e farla propria. Il presente "splende" è da intendersi in senso astorico: prima, durante, dopo Eden, da sempre. "E le tenebre non l'hanno presa." Da un lato vi è la luce che splende eternamente, dall'altro una storia di tenebre, che non hanno fatto propria la Luce. E' importante sottolineare come Gesù venga presentato, innanzitutto, come colui che porta la luce, in quanto lui stesso è la Luce. Questa identificazione della Parola con la Luce che è vita, dovrebbe farci riflettere seriamente riguardo al nostro rapporto con Dio. Che cosa ci spinge a cercare Gesù? E' innanzitutto il bisogno, il desiderio di luce, o è semplicemente un desiderio di vita? Abbiamo visto che non c'è vita senza luce e che la luce è la Parola. Come giustificare allora una religiosità così diffusa e viva che tende alla vita del Figlio, ma che ignora, non sente il bisogno della luce, che viene esclusivamente dalla Parola? Bisogna riconoscere che oggi, più che mai, c'è una grande ricerca di vita a cui purtroppo non fa riscontro una ricerca altrettanto grande di luce. Perché mai si enfatizzano così tanto segni, prodigi, miracoli, locuzioni interiori, senza desiderare, nel contempo, un'esperienza di fede più conforme alla Parola?  Perché si lascia così spazio alla preghiera semplice, spontanea, immediata, di tipo psicologico, e non si fa alcun sforzo per pregare con i Salmi,  con le parole di Gesù, così come la chiesa ha fatto per secoli? Sono sufficienti l'entusiasmo, lo zelo, per giustificare un'esperienza di fede? Molti uomini, a loro modo, cercano la vita: una vita diversa; pochi cercano la luce. Anche S. Paolo si rammaricava riguardo agli Ebrei per uno zelo che non era illuminato. Perché il bisogno nostro è, innanzitutto , quello della luce, la luce che viene dalla Parola, la luce che è Parola. Nessuno medita con impegno e in modo assiduo la Bibbia. Né vale dire che il problema è solo culturale. Vi è un'indifferenza rispetto alla Parola che accomuna dotti ed illetterati. Si legge e si ascolta di tutto, ma ci guardiamo bene dal meditare ogni giorno anche un solo versetto della Bibbia. E' una moda dei tempi o è l'eterno gioco di Satana? Quando non c'è la luce che viene dalla Parola, la menzogna ha pari diritto della Verità: non c'è più l'elemento, il fattore discriminante: si può giustificare tutto e tutti e lasciare libero sfogo a qualsiasi energia vitale. Certo il discorso della luce non è facile: fa tutt'uno con il discorso delle tenebre. Bisogna che la coscienza sia disposta a riconoscere il proprio peccato.

Il rifiuto della Parola fa tutt'uno con l'indurimento di cuore. E così si insiste sulla necessità di uomini che diano una testimonianza di vita, perché non vogliamo e non possiamo cambiare la nostra vita: solo Dio può farlo. Si moltiplicano le beatificazioni e le santificazioni, la diffusione di testimonianze di vita; nel contempo si martirizzano e si emarginano nella stessa chiesa coloro che cercano di essere testimoni di luce. Si dimentica e non si vuol capire che il primo e più grande testimone di Gesù è stato, per definizione evangelica, un testimone di luce.

"Vi fu un uomo, mandato da Dio, il cui nome era Giovanni: Questi venne come testimone, per rendere testimonianza riguardo alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui."

La conversione e la fede sono legati innanzitutto alla luce. Certo non ci può essere testimonianza di luce che non sia anche testimonianza di vita. Non sempre è vero il contrario. Vi è anche un'espressione immediata della vita, che non passa attraverso le vie della meditazione, della conoscenza, della grazia della Parola. Le testimonianze di vita esaltano l'uomo, le testimonianze di luce esaltano Dio. Non ci può essere verità di vita, senza la vita che è Parola: è la Parola che guida, illumina, accresce, la nostra vita. Il Signore ci doni la grazia di amare e di ascoltare di più i testimoni della Sua luce.

"Di questa luce, dunque, nel presente passo è detto: Il popolo che dimorava nelle tenebre, ha visto una grande luce. Ha visto, però, non con la vista del corpo, perché è una luce invisibile, ma con gli occhi della fede e con la visione dello spirito. Questo è, dunque, ciò che dice: Il popolo, che dimorava nelle tenebre, ha visto una grande luce e su quelli che dimoravano nel paese dell'ombra di morte si è levata una luce."

Questa luce, dunque, non apparve solamente a quelli che erano nelle tenebre, ma dice che su quelli che dimoravano nel paese dell'ombra di morte si levò una luce, per mostrare che altri erano quelli che dimoravano nelle tenebre e altri quelli che dimoravano stabilmente nel paese dell'ombra di morte. E qual è questo paese dell'ombra di morte, se non il paese della sede di sotterra, di cui parla Davide, dicendo: Infatti anche se camminassi in mezzo all'ombra di morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me? Non temerà alcun male, cioè le pene dell'inferno. Anche per questi, dunque, che dimorano nel paese dell'ombra di morte, sorge la luce della salvezza, cioè Cristo Figlio di Dio, che dice nel Vangelo: Io sono la vera luce. Chi mi seguirà non camminerà nelle tenebre. Egli, penetrando nel paese della sede di sotterra dopo la sua venerabile e per tutti salutare passione, agli inferi sbigottiti recò, ad un tratto, la luce della sua maestà, per liberare quelli che erano prigionieri laggiù, attendendo la sua venuta, come lo stesso Signore, per bocca di Salomone, dichiara in persona della Sapienza, dicendo: Penetrerò fino ai luoghi che stanno sotto terra e vedrò tutti quelli che dormono e illuminerò quelli che sperano in Dio." ( Cromazio )

17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Fate penitenza, si è avvicinato infatti il regno dei cieli."

La predicazione di Gesù comincia esattamente là dove è stata interrotta quella di Giovanni. Sono le stesse parole che abbiamo trovato in Matteo 3,2. Il piano della salvezza procede secondo una logica di continuità col passato, senza nulla rinnegare né smentire. E' sempre il medesimo ed unico Dio che parla ed opera.

18 Camminando Gesù presso il mare di Galilea vide due fratelli, Simone che è chiamato Pietro ed Andrea suo fratello che stavano gettando una rete nel mare; erano infatti pescatori. 19 E dice loro: Venite dietro a me e farò che voi siate fatti pescatori di uomini.  20 Ma quelli subito, abbandonate le reti lo seguirono.

Il mistero della chiamata è caratterizzato innanzitutto dall'iniziativa divina. E' Dio che chiama e nello stesso tempo sceglie i suoi figli. "Non voi avete eletto me, ma io ho eletto voi" E' un dato di fatto, non suscettibile di domande e di argomentazioni umane. Noi possiamo solo cercare di comprendere il contesto e la realtà storica in cui si cala tale chiamata, così come ce la descrive il Vangelo. Pietro ed Andrea rappresentano, innanzitutto, la normalità dell'esistenza quotidiana. Vivono del lavoro delle loro mani, come la maggior parte degli uomini e, come la maggior parte degli uomini, gettano nel mare la loro rete. Nella rete è la loro speranza, nella rete è l'onesta fatica del lavoro quotidiano, ma anche l'ambiguità, la contraddizione, la falsità di ogni guadagno, che non si realizza, se non approfittando degli altri, della loro imprudenza, povertà, necessità: c'è chi raccoglie dalla rete, c'è chi rimane preso, spogliato dalla stessa rete. Così la complessa trama dei rapporti umani. Fino a questo momento Pietro ed Andrea sono uomini "comuni". Neppure l'eccezionalità dell'invito li rende diversi. Ciò che li rende diversi è il modo diverso con cui si pongono di fronte alle parole di Gesù. "Ma quelli subito...lo seguirono." Ci saremmo aspettati un: "E quelli ... lo seguirono": una congiunzione semplice, non avversativa.

Il "ma" introduce un'idea di rottura, che ci dice quanto sia incomprensibile una sequela così pronta. Vi è un'evidente assurdità, follia, non giustificazione dell'invito, e la risposta passa, necessariamente, attraverso il travaglio della fede. Pietro ed Andrea non hanno seguito Gesù perché tutto era così chiaro, ragionevole. E' proprio il contrario: l'hanno seguito perché era una vera e propria follia. Tutta l'evidenza era contro l'invito di Gesù. Si presenta come uno sconosciuto, non dà ragioni, chiede l'abbandono di tutto e di tutti, non promette nulla in contraccambio. Eppure Pietro ed Andrea pongono in Lui la loro fede. Siamo oltre le categorie della logica umana: è il miracolo della grazia divina. Vi è una potenza della Parola che viene prima ed è oltre la logica della Parola. Le nostre capacità logiche intellettive sono una sorta di mediazione tra l'uomo e la Parola: al di sopra di esse vi è il rapporto immediato con la Parola, che è la persona stessa di Gesù. Ed è proprio in rapporto alla Parola che è persona che si gioca il senso della fede. Non si crede alla logica della Parola, ma perché afferrati da Colui che è la Parola. "Chi crede obbedisce, chi obbedisce crede." Così scriveva Bonhoeffer. La fede in Dio chiede una risposta immediata, non aspetta e non conosce le nostre ragioni. "Ma quelli, subito..." Fra la chiamata e la risposta non c'è spazio per la riflessione e un'analisi critica. Chi cerca in se stesso le ragioni della fede è fuori strada. "Abbandonate le reti lo seguirono." Le reti rappresentano tutto ciò che è un impedimento, un ostacolo alla fede.

21 E andando oltre di là vide due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello nella barca con il loro padre Zebedeo che riparavano le loro reti e li chiamò. 22 Ma quelli subito, abbandonate le reti e il padre lo seguirono.

Cresce il prezzo della fede e della sequela. Questa volta ci sono di mezzo anche gli affetti familiari più cari. Quale vincolo più santo di quello che unisce i figli al padre naturale? Giacomo e Giovanni stanno riparando le loro reti nella barca insieme con il padre Zebedeo. La barca è la loro esistenza, tutto ciò che hanno costruito insieme, ciò per cui hanno lavorato, faticato, lottato... per un futuro migliore, per il pane quotidiano. Nella barca sono un cuor solo ed un'anima sola, sotto l'occhio vigile di un padre che premuroso guida, ammonisce, istruisce i suoi figli. E' difficile abbandonare la propria barca per amore di Gesù, soprattutto quando va bene; è ancor più difficile quando lasciamo in essa gli affetti che sono sin dall'origine della vita. Tanto può la grazia divina. Vi è una paternità che è prima ed oltre quella terrena; la sua voce è più potente del sentimento umano. Zebedeo sarà ancora padre per i due apostoli, ma in un modo, in un senso diverso.

"Il passaggio a Cafarnao e la profezia di Isaia appartengono all’ordine dei fatti. La chiamata dei pescatori invece mostra l’attività del loro impegno futuro, che deriva dal loro mestiere di uomini, poiché gli uomini dovranno essere tratti dal mondo, come i pesci dal mare, verso un luogo più alto, cioè verso la luce del riposo celeste. Abbandonando il mestiere, la terra natia, la casa, essi ci insegnano che, se vogliamo seguire Cristo, non dobbiamo lasciarci trattenere né dall’inquietudine della vita del mondo né dall’attaccamento alla casa paterna. La chiamata di quattro apostoli all'inizio, oltre la veridicità dei fatti, poiché è avvenuto proprio così, prefigura il numero dei futuri evangelisti." ( Ilario )

"Non scelse dunque i nobili del mondo o i ricchi, perché la predicazione non destasse sospetto, non i sapienti della terra, così che si potesse credere che aveva persuaso il genere umano mediante la sapienza mondana, ma scelse i pescatori, illetterati, inesperti, ignoranti, perché fosse evidente la grazia del Salvatore. Umili, è vero, nel mondo anche per l'esercizio della loro arte, ma veramente eccelsi per la fede e per l'ossequio del loro animo devoto, spregevoli per la terra, ma graditissimi al cielo, ignobili per il mondo, ma nobili per Cristo, non iscritti nell'albo del senato di questa terra, ma iscritti nell'albo degli angeli in cielo, poveri per il mondo, ma ricchi per Dio. Infatti, il Signore sa chi scegliere, lui che conosce i segreti del cuore, quelli certamente che non cercavano la sapienza del secolo, ma desideravano la sapienza di Dio, né bramavano le ricchezze del mondo, ma aspiravano ai tesori celesti...

Il Signore, dunque, scelse dei pescatori che, mutando in meglio il mestiere della pesca, dalla pesca terrena passarono a quella celeste, per catturare come pesci dal profondo gorgo dell'errore il genere umano per la sua salvezza, conforme a ciò che lo stesso Signore disse loro: Venite dietro di me e vi farò pescatori di uomini. Questa stessa cosa aveva precedentemente promesso, per bocca del profeta Geremia, dicendo: Ecco, io manderò molti pescatori, dice il Signore, e li pescheranno. E dopo di ciò manderò dei cacciatori e li cattureranno. Perciò, sappiamo che gli apostoli furono chiamati non solo pescatori, ma anche cacciatori: pescatori, perché per mezzo delle reti della predicazione evangelica catturano dal mondo tutti i credenti come pesci; cacciatori, poi, perché, per la loro salvezza, catturano, come  in una caccia voluta dal cielo, gli uomini che vagano nell'errore di questo mondo come in una selva e vivono a guisa delle fiere... Mediante la predicazione di questi, pertanto, ogni giorno i credenti sono catturati per vivere. E guarda quant'è diversa questa pesca celeste degli apostoli dalla pesca di questa terra. I pesci, infatti, quando sono catturati muoiono. Gli uomini, invece, sono catturati perché vivano, secondo ciò che il Signore disse a Pietro, quando aveva preso una grande quantità di pesci: Non temere d'ora in poi sarai uno che dà la vita agli uomini... Mirabile, dunque, è questa pesca e meravigliosi i pescatori, che pescano non perché ne muoiano quelli che catturano, ma perché vivano. ( Cromazio )

23 E Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità nel popolo.

Nell'annuncio del vangelo è la grazia santificante che ci libera da ogni male. Le guarigioni operate da Gesù non possono intendersi come qualcosa che procede a lato, di più e di diverso rispetto all'annuncio della Parola. E' nella predicazione stessa la potenza e la forza di una vita nuova. Non c'è malattia, non c'è infermità o male così grande che Dio non possa guarire, attraverso la sua Parola. E l'efficacia della Parola è operante nell'atto stesso del suo manifestarsi, allorché assume la forma dell'uomo per dare nuova forma all'uomo. In principio Dio disse e tutto fu fatto. Allora fu la Parola informe a dare forma a tutte le cose e a tutti i viventi. Ora è la Parola che ha assunto la forma dell'uomo che riporta a sé tutte le sue creature. Non c'è miracolo né cambiamento senza la Parola. Talvolta alla Parola si associa un segno. Ma il segno altro non è che un corollario della Parola, una Sua estensione e semplificazione, perché possiamo meglio comprendere: nulla aggiunge e nulla toglie al Verbo di Dio. Gesù si presenta come colui che annuncia la Vita, guarendo e risanando la nostra vita. Ed è questa forza e potenza di guarigione e di liberazione da ogni male che lo pone al centro della storia dei suoi tempi e di tutti i tempi.

“Per questo, infatti, era venuto il maestro di vita e il medico celeste, Cristo Signore, cioè per istruire gli uomini col suo insegnamento, fonte di vita, e per guarire con la medicina celeste i mali del corpo e dell’anima, per liberare i corpi posseduti dal diavolo e ricondurre alla vera e completa salute coloro che erano affetti da ogni sorta d’infermità. Infatti, curava le malattie fisiche con la parola della potenza della potenza divina e con la medicina dell’insegnamento celeste risanava le ferite dell’anima”. ( Cromazio )

24 E la sua fama si sparse per tutta la Siria;

La Parola di Dio non ha bisogno della propaganda dell'uomo. Si diffonde da sola, in modo concentrico, da un unico punto di irradiazione, fino ai confini della terra, di modo che nessuno possa sottrarsi al suo confronto, per riportare tutti e tutto all'unico Verbo. Non può esistere una parola che supporti la Parola: è un elemento di disturbo che distoglie dall'ascolto. Il vero miracolo è solo quello che passa attraverso le vie della Parola: questo e questo solo dobbiamo attendere e ricercare.

e portarono a lui tutti coloro che stavano male, catturati da malattie e tormenti di ogni genere e coloro che avevano dei demoni e lunatici e paralitici e li curò.

All'iniziativa di Gesù che "insegna...predicando ...e guarendo", fa seguito l'iniziativa dell'uomo, che non è mai la novità della storia, ma l'adesione pura e semplice all'unica vera grande novità della storia. Non ci è chiesto di cambiare la vita, non potremmo farlo, ma di accogliere Colui che unico può cambiarla. Se è vero che la vita è donata, è altrettanto vero che bisogna fare proprio il dono della vita. Se è vero che l'amore di Dio ci previene, è altrettanto vero che l'amore stesso deve essere prevenuto con una ricerca attenta e sollecita. Non c'è salvezza per i cuori pigri e stanchi, appesantiti dal peccato, incapaci di correre dietro all'opera del Signore. Ci sembra che sia questa l'immagine più bella e più vera della chiesa: una moltitudine di persone "segnate" in vario modo dal peccato, che rincorre con viva fede l'amore del proprio Signore, per dissetarsi alla fonte della Sua parola e per essere guarita da ogni male. L'espressione" portarono a lui tutti coloro che stavano male" non deve trarci in inganno. Non si vuole affatto alludere ad una parte, per così dire, sana della chiesa, che sostiene quella malata. Siamo un'unica grande comunità di malati, dove il meno malato sostiene chi è più malato, il meno povero chi è più povero. E' soltanto nella consapevolezza dell'unico peccato la radice del vero amore, che ci spinge ad aiutare il fratello nella via verso la salvezza, riconoscendo nella sua storia la nostra stessa storia. E' certamente questo il momento più importante della nostra fede: allorché convinti di peccato, andiamo da Colui che Unico può guarirci da ogni peccato, in piena comunione con tutti i fratelli che si riconoscono nell'annuncio del Vangelo.

25 E lo seguirono molte folle dalla Galilea e dalla Decapoli e da Gerusalemme e dalla Giudea e da oltre il Giordano."

E' il momento successivo, l'epilogo della fede: guariti dal peccato, abbandoniamo la vita di un tempo per metterci alla sequela di Gesù, con la forza della sua grazia e con la luce del suo Spirito.

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