Vangelo di Matteo cap3

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap. 3

 

In diebus autem illis venit Iohannes Baptista praedicans in deserto Iudaeae et dicens

In quei giorni venne Giovanni Battista predicando nel deserto della Giudea 2 e dicendo:

paenitentiam agite appropinquavit enim regnum caelorum hic est enim qui 

"Fate penitenza, infatti si è avvicinato il regno dei cieli. 3 Infatti questi è colui che

dictus est per Isaiam prophetam dicentem vox clamantis in deserto

fu detto per mezzo del profeta Isaia, allorché dice: "Voce di uno che grida nel deserto

parate viam Domini, rectas facite semitas eius ipse autem Iohannes habebat

Preparate la via del Signore, fate retti i suoi sentieri”. 4 Ma lo stesso Giovanni aveva

vestimentum de pilis camelorum et zonam pelliceam circa lumbos suos

un vestito fatto da peli di cammelli e una cintura di pelle intorno ai suoi fianchi

esca autem eius erat locustae et mel silvestre tunc exibat ad eum Hierosolyma

e il suo cibo era locuste e miele selvatico. 5 Allora usciva verso di lui Gerusalemme

et omnis Iudaea et omnis regio circa Iordanem et baptizabantur ab eo

e tutta la Giudea e tutta la regione intorno al Giordano, 6 e venivano battezzati da lui

in Iordane confitentes peccata sua videns autem multos pharisaeorum

nel Giordano confessando i loro peccati. 7 Ma vedendo molti dei farisei

et sadducaeorum venientes ad baptismum suum dixit eis progenies viperarum quis

e dei sadducei che venivano al suo battesimo disse loro: "Progenie di vipere, chi

demonstravit vobis fugere a ventura ira facite ergo fructum dignum

vi ha dimostrato di fuggire dall'ira che sta per venire? 8 Fate dunque frutto degno

paenitaentiae et ne velitis dicere intra vos patrem habemus Abraham dico

della penitenza. 9 E non vogliate dire tra di voi: "Abbiamo Abramo per padre; io dico

enim vobis quoniam potens est Deus de lapidibus istis suscitare filios Abrahae

infatti a voi che Iddio da queste pietre può richiamare alla vita figli ad Abramo.

iam enim securis ad radicem arborum posita est omnis ergo arbor quae

10 Già infatti la scure è stata posta alla radice degli alberi. Pertanto ogni albero che

non facit fructum bonum excidetur et in ignem mittetur ego quidem baptizo vos

non fa frutto buono verrà reciso e gettato nel fuoco. 11 Io vi battezzo

in aqua in paenitentiam qui autem post me venturus est fortior me est

nell'acqua per la penitenza; ma colui che sta per venire dopo di me è più forte di me,

cuius non sum dignus calciamenta portare ipse vos baptizabit in Spiritu

di questi non sono degno di portare i calzari; egli stesso vi battezzerà nello Spirito

sancto et igni cuius ventilabrum in manu sua et permundabit

Santo e col fuoco. 12 Il ventilabro, che è suo, è in mano sua, e purificherà a fondo

aream suam et congregabit triticum suum in horreum paleas autem comburet igni

la sua aia e riunirà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco

inextinguibili tunc venit Iesus a Galilaea in Iordanem ad Iohannem

inestinguibile. 13 Allora venne Gesù dalla Galilea al Giordano da Giovanni per essere

ut baptizaretur ab eo Iohannes autem prohibebat eum dicens ego a te debeo

battezzato da lui. 14 Ma Giovanni lo impediva dicendo: "Io devo essere

baptizari et tu venis ad me respondens autem Iesus dixit ei sine modo

battezzato da te, e tu vieni da me? 15 Ma rispondendo Gesù gli disse: "Lascia per ora,

sic enim decet nos implere omnem iustitiam tunc dimisit eum

così infatti conviene che noi adempiamo ogni giustizia. Allora lo lasciò andare.

baptizatus autem Iesus confestim ascendit de aqua et ecce aperti sunt ei caeli et vidit

16 Ma battezzato Gesù subito salì dall'acqua, ed ecco furono aperti a lui i cieli e vide lo spiritum Dei descendentem sicut columbam et venientem super se et ecce                   lo Spirito di Dio che discendeva come colomba e che veniva sopra di lui. 17 Ed ecco una                               

vox de caelis dicens hic est Filius meus dilectus in quo mihi complacui.

voce dal cielo che diceva: Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto.

 

                                 

 

 

 

 

 

 

Il silenzio di Nazaret è rotto improvvisamente dalla voce di Giovanni Battista.

1In quei giorni venne Giovanni Battista predicando nel deserto della Giudea  2 e dicendo:

Nessuno vive nel deserto, se non in circostanze del tutto particolari ed eccezionali, come già era stato per il popolo eletto. L'esperienza del deserto appare come un momento privilegiato, un luogo diverso, per un incontro diverso. Giovanni ha fatto la scelta del deserto: per preparare se stesso alla venuta del Salvatore e per darne l'annuncio al suo popolo. Tale annuncio, proprio per la sua eccezionalità, richiede, innanzitutto, uno spazio ed una collocazione diversa rispetto a ciò che entra nella normalità della vita. Chi deve fare un annuncio sceglie un posto dove può essere sentito e raggiunto facilmente dal maggior numero possibile di persone. Giovanni si muove in una logica contraria: sceglie un luogo isolato, accessibile soltanto a coloro che hanno la volontà di uscire dalla vita quotidiana. Non Giovanni va alle folle, ma sono le folle che vanno a Giovanni, portando con sé solo ciò che è strettamente necessario alla sussistenza. L'approccio con il discorso della salvezza richiede, innanzitutto, l’abbandono di qualsiasi bene, impegno, attaccamento. Davanti al Signore si porta solo il proprio cuore, perché sul cuore si fa il giudizio e sul cuore si opera la salvezza.

"Fate penitenza, infatti si è avvicinato il regno dei cieli."

Quale la novità dell'annuncio? Il regno dei cieli si è avvicinato: non per merito dell'uomo, ma per iniziativa  di Dio stesso. Giovanni non chiede un maggior impegno nella ricerca del regno di Dio, ma la presa di coscienza di un dato di fatto, di un evento che è ormai alle porte, perché è già in atto: non una semplice possibilità del futuro, ma una realtà del presente. Ma se il regno dei cieli si è già avvicinato, quale risposta adeguata da parte dell'uomo? "Fate penitenza": non esiste altro modo per preparare il proprio cuore alla venuta del Signore. Cosa significa "fare penitenza"?

Penitenza è parola latina, che vuol dire atto di pentimento: non ci può essere penitenza senza confessione dei propri peccati. C'è pentimento solo nel momento in cui si riconosce la propria colpa. La parola greca "metanoia", che viene tradotta in latino con penitenza, ha un significato più pregnante, più ricco e complesso, che non trova l'equivalente nella nostra lingua e in quella latina. "Metanoia" significa propriamente "cambiamento totale di mentalità", un modo diverso di vedere il nostro rapporto con Dio. Fermo restando che Dio è sempre lo stesso, c'è metanoia, non quando cambiamo parere riguardo a Dio, ma cambiamo parere riguardo a noi stessi.

Il modo con cui vediamo Dio dipende, innanzitutto, dal modo con cui vediamo noi stessi in rapporto a Dio. Per cogliere la realtà dell'evento salvifico bisogna dapprima prendere coscienza della realtà in cui si cala tale evento. Il fatto che la salvezza entri nel mondo, di per sé, non significa nulla, se non trova lo spazio in cui collocarsi.

Si va incontro a Dio nel deserto e gli si fa spazio, confessando i propri peccati, cambiando completamente la propria mentalità, ovvero riconoscendo che la nostra vita non è conforme alla sua volontà. Per andare al Signore bisogna operare un'inversione di rotta: è qualcosa di più e di diverso della confessione di questo o quel peccato. Tutto ciò è talmente importante che Gesù ha voluto aver bisogno di un precursore, di uno che viene prima di lui, perché gli animi non colgano l'evento salvifico del tutto impreparati e disarmati dal Satana.

3 Infatti questi è colui che fu detto per mezzo del profeta, Isaia allorché dice: ...

Non un evento improvvisato, un rimedio dell'ultima ora, ma un avvenimento che è parte integrante del piano della salvezza. La venuta di Giovanni è da sempre nella mente del Padre, come quella del Figlio e, come questa, è già profetizzata nell'Antico Testamento. "Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore, fate retti i suoi sentieri."

Giovanni è semplicemente una voce, uno strumento nelle mani del Signore. La sua persona non ha importanza e valore, se non per l'opera che Dio realizza attraverso di lui. Il Battista non ha parola propria: è soltanto eco della Parola di Dio, e così la sua persona si identifica con l'annuncio della salvezza.

"Vuoi, dunque che anche in te si avvicini il regno dei cieli? Prepara queste strade nel tuo cuore, nella tua mente, nel tuo petto. Spiana in te la via della pudicizia, la via della fede, la via della santità. Metti in ordine i percorsi della giustizia, elimina dal tuo cuore tutti gli ostacoli delle inimicizie, perché sta scritto: "Togliete i sassi dalla strada." E allora veramente nei pensieri del tuo cuore e negli stessi impulsi della tua anima, come attraverso sentieri, fa il suo ingresso Cristo re, cui è lode e gloria nei secoli dei secoli." ( Cromazio )

4 Ma lo stesso Giovanni aveva un vestito fatto da peli di cammello e una cintura di pelle intorno ai suoi fianchi, il suo cibo era locuste e miele selvatico.

Il ma avversativo rafforza l'immagine di un uomo che non solo esorta alla conversione, ma che è già entrato per primo nell'ottica di una vita, che è penitenza e attesa del Signore. In che modo? Innanzitutto con una esistenza molto sobria, dove ci si permette soltanto il minimo indispensabile: un pasto frugale, in modo da sentire un po' la fame, senza cadere nella denutrizione, un abito povero che, in certi momenti, fa avvertire il freddo, sufficiente, tuttavia, a proteggere il corpo e a mantenerlo in salute. E' la regola aurea di molte comunità monastiche, che trovano in Giovanni il primo modello di vita. E Giovanni non rappresenta l'eccezione, ma la norma della fede. La tradizione si è impossessata di Giovanni in modo sbagliato: ci ha lasciato l'immagine di un uomo stravagante, asociale, da ammirare per la sua fede, non certo da imitare. Il Vangelo ce lo presenta in modo diverso: non è semplicemente colui che annuncia la penitenza, è il modello della penitenza, colui che ci insegna come si fa penitenza.  "Portava un abito fatto di peli di cammello, per insegnare agli uomini, per mezzo del suo stesso vestito, a distaccarsi da tutte le cose terrene, a non aver niente in comune con il mondo, ma a tornare a quella originale nobiltà in cui si trovava Adamo prima di essere costretto a prendersi cura del cibo e delle vesti. In questo senso, il suo abbigliamento era insieme un simbolo di regalità e di penitenza." ( Crisostomo )

5 Allora usciva verso di lui Gerusalemme e tutta la Giudea e tutta la regione intorno al Giordano...

Non si poteva andare dal Battista senza prima "uscire" dalla vita quotidiana.

Ecco perché Giovanni non va alle folle, perché non c'è ascolto là dove non c'è l'abbandono della vita di ogni giorno. La logica dell'annuncio è una logica selettiva, fin dall'inizio: il regno dei cieli non è in svendita: è un bene prezioso per il quale bisogna essere disposti a dare, non semplicemente qualcosa, ma il tutto. L'espressione "tutta la Giudea e tutta la regione intorno al Giordano" non va interpretata nel senso che tutti gli Ebrei sono accorsi da Giovanni, ma che sono andati da lui tutti coloro che erano interessati alla venuta del Salvatore. Non c'era possibilità di accogliere Gesù senza il battesimo di Giovanni: era un passaggio obbligato, necessario per tutti i chiamati.

6 e venivano battezzati da lui nel Giordano, confessando i loro peccati.

Non c'è acqua che possa togliere il peccato, senza la confessione del peccato. Ma perché non bastava la semplice confessione davanti a Dio? Che bisogno c'era di essere immersi nell'acqua da Giovanni il Battista? Giovanni rappresenta l'autorità della chiesa, che non crea l'atto di fede, ma ratifica l'atto di fede, davanti all'intera comunità. Non ci può essere un rapporto con Cristo che scavalchi il rapporto con il suo corpo che è la chiesa. La fede ha un significato esclusivamente individuale, ma la proclamazione della fede è un fatto corale, va fatta nella chiesa, con la chiesa, in obbedienza alla chiesa.

7 Ma vedendo molti dei farisei e dei sadducei che venivano al suo battesimo disse loro: "Progenie di vipere...

In mezzo al popolo eletto si nascondono sempre coloro che non sono sinceri: simulano l'atto di fede, ma il loro cuore è come quello di aspide velenosa. Che cosa ha spinto queste persone al battesimo di Giovanni? Si sono mosse, per così dire, sull'onda dell'entusiasmo popolare, oppure sono venute semplicemente ad osservare, a vedere, non per convertirsi, ma per giudicare? Forse l'uno e l'altro. Certo il Vangelo è duro nei loro confronti. Non sono considerati nel novero di coloro che sono "usciti": si dice semplicemente che venivano al battesimo di Giovanni: Venivano, ma non erano "usciti", chiedevano il battesimo, ma non confessavano i loro peccati.

"Quelli che un tempo erano stati detti figli di Dio, ora, giustamente, sono chiamati progenie di vipere, perché, facendo la volontà del diavolo, che fin dal principio fu chiamato serpente, si fecero da sé figli del diavolo, secondo quello che Gesù dice nel Vangelo: "Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del vostro padre." ( Cromazio ) "Con ragione li chiama "progenie di vipere", in quanto si narra che questa specie di serpente uccida la madre che la porta in sé: viene cioè alla luce, dilaniando le viscere della madre. Proprio questo hanno fatto i Giudei. Essi sono stati gli uccisori dei loro padri e delle loro madri e si sono macchiati le mani con il sangue dei loro maestri." ( Crisostomo ) Ed ecco l'indignazione e l'invettiva del Battista:

chi vi ha dimostrato di fuggire dall'ira che sta per venire? 8 Fate dunque frutto degno della penitenza.

Non una scelta, dunque, dettata dall'amore, ma dal timore di incorrere nel giudizio, una sorta di scaramanzia, per allontanare un eventuale, quanto improbabile intervento divino. Ma la fede si vede dai frutti. Qual è mai il frutto degno della penitenza, se non la confessione dei propri peccati? Non c'è penitenza vera, se non si riconosce, davanti a Dio e davanti alla Sua chiesa, il proprio stato di peccato. "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio." E il giudizio di Dio parte proprio dalla sua casa, dal seme di Abramo. Questi farisei e sadducei, evidentemente, considerano se stessi l'eccezione, in quanto depositari della Legge. Ma la Legge, sappiamo, non rende migliori, semmai dà una migliore coscienza ed una maggiore consapevolezza di peccato. E qui tutto va esattamente alla rovescia. Coloro che conoscono le Scritture in modo approfondito, invece di aver raggiunto una maggior consapevolezza del proprio peccato, considerano se stessi migliori degli altri, solo perché migliore è la loro conoscenza della Legge.

9 E non vogliate dire tra di voi: "Abbiamo Abramo per padre; io dico infatti a voi che Iddio da queste pietre può richiamare alla vita figli ad Abramo.

Chi sono queste pietre se non i presenti che chiedono il battesimo? Pietre nel giudizio di Dio, perché duro è il cuore del suo popolo, pietre nel giudizio dei "primi", perché di dura cervice, incapaci di comprendere e di giudicare, con intelligenza e sapienza.    Ma, a questo punto, i ruoli e le situazioni si capovolgono. Dio dà un cuore di carne a coloro che hanno un cuore di pietra, la luce a coloro che sono nelle tenebre, mentre indurisce il cuore di coloro che hanno bevuto alla fonte della sua Parola e ottenebra le loro menti, perché non vedano la salvezza che viene. I figli di Dio rinascono dalle pietre per ritornare alla fede di Abramo.                                                                

"Qualcuno ritiene che Giovanni, abbia voluto preannunziare la conversione dei gentili, chiamandoli metaforicamente "pietre". Io credo, inoltre, che tali parole abbiano anche un altro senso. E' come se il profeta avesse detto: "Non crediate che il patriarca resti privo di discendenti, quand'anche voi periste. Dio non tollererà che Abramo non abbia discendenti: egli, infatti, può far nascere dalle stesse pietre degli uomini che saranno suoi figli." ( Crisostomo )

"Vediamo, dunque, quali sono queste pietre da cui san Giovanni promette che sorgeranno figli di Abramo. Non c'è dubbio che nelle pietre sono raffigurate le nazioni pagane, dalle quali, se credono in Cristo, rinnegando l'empietà dei Giudei, i meritevoli in grazia della loro fede vengono elevati a figli di Abramo, secondo la promessa che gli fu fatta: "Poiché ti ho costituito padre di molti popoli." Infatti, anche il Signore, nel Vangelo, affermò che queste pietre, dopo l'incredulità dei Giudei, si sarebbero raccolte per lodare Dio con il grido della fede, dicendo ai Giudei: "Se questi taceranno  grideranno le pietre." Rileviamo che le genti furono paragonate a queste pietre o perché rendevano culto alle pietre o perché indurivano con sentimenti di ottusità e di durezza simile a pietra i loro cuori." ( Cromazio )

“Chiama pietre i pagani, per la durezza del loro cuore. Leggi Ezechiele: Vi strapperò il cuore di pietra e vi darà un cuore di carne. La pietra è simbolo della durezza; la carne, della tenerezza. Con queste parole il Battista può anche voler dimostrare la potenza di Dio, che, avendo creato dal nulla tutte le cose, può benissimo creare da sassi durissimi un popolo di uomini”. ( Gerolamo )

E' la potenza di Dio che opera tutto ciò in coloro che riconoscono il proprio peccato. E  non vi sarà un altro tempo per la conversione.

10 Già infatti la scure è stata posta alla radice degli alberi. Pertanto ogni albero che non fa frutto buono verrà reciso e gettato nel fuoco.

C'è attesa per la venuta del Signore, ma non ci può essere attesa, indugio per la confessione dei peccati. Il nostro peccato è un dato di fatto: ce lo dice Dio. A nulla valgono le convinzioni personali, né l'attesa di raggiungere una maggiore consapevolezza e coscienza del proprio stato. Che siamo convinti o no di peccato, dobbiamo umiliarci di fronte al Signore e "confessare". La conversione non ha nulla a che vedere con l'opinione che abbiamo di noi stessi, con la nostra maturità spirituale. E' dono di Dio, va afferrata al volo nel tempo e nel modo che il Signore ci propone. Chi crede di essere già santo oppure, al contrario, aspetta di avere più fede, di capire di più è fuoristrada. Dobbiamo cogliere il Dio che viene, lasciandoci, innanzitutto giudicare dalla sua Parola, così come siamo, come veniamo colti nell'attimo.

Le folle che accorrevano a Giovanni si sono umiliate davanti al Signore. Gli scribi e i farisei non hanno voluto riconoscere il loro peccato, hanno fatto i loro calcoli, le loro considerazioni; e allora l'annuncio dell'imminente salvezza è diventato l'annuncio dell'imminente giudizio. "Non c'è dubbio che in questa scure è significata la potenza della parola divina, poiché il Signore dice, per bocca del profeta Geremia:            "Non sono le mie parole come fuoco, dice il Signore, e come scure che taglia le pietre?" ( Cromazio )

"Egli non dice che sta per tagliare i rami o i frutti, ma la radice stessa." (Crisostomo)

“Chiama scure la parola della predicazione evangelica, che è come spada a due tagli, sull’esempio del profeta Geremia, che paragona la parola del Signore alla scure che frantuma la pietra”. ( Gerolamo )

11 Io vi battezzo  nell'acqua per la penitenza...

L'acqua non solo toglie le sozzure, ma le rende ben visibili ai nostri occhi, nel momento stesso in cui le toglie. Certamente nessuno vuol vedere fino in fondo il proprio peccato, se prima non è disposto a riconoscerlo, per entrare così nel mistero della salvezza. C'è un cammino da percorrere: il primo passo è la confessione del peccato. L'acqua ci rende più accettabili, più disponibili, ci porta incontro al Signore, ma non toglie il peccato alla radice. Ecco perché deve venire uno che è più forte di Giovanni.                                                                                                       ma colui che sta per venire dopo di me è più forte di me. Di questi non sono degno di portare i calzari; ...

"In un altro Vangelo leggiamo: "Io non sono degno di sciogliere la cinghia dei suoi sandali." Qui si svela l'umiltà, in Luca si accenna invece al mistero: essendo Cristo lo sposo, Giovanni non merita di sciogliere la cinghia dei sandali dello sposo, affinché la famiglia di lui non venga chiamata, secondo la Legge di Mosé e l'esempio di Rut, la famiglia dello "scalzato". ( Gerolamo )

egli stesso vi battezzerà nello Spirito Santo e col fuoco."

L'acqua lava le sozzure superficiali del peccato, lo Spirito Santo elimina il peccato alla radice, a mo' di fuoco divorante. Questa la differenza tra il battesimo di Giovanni e quello di Gesù: l'uno lava semplicemente dal peccato, l'altro distrugge il peccato e ci fa rinascere a vita nuova. 

“Altro fu il battesimo di Giovanni, altro quello del                                                                                Signore: il primo di penitenza, il secondo di santificazione e di grazia, nel quale lo Spirito Santo, in ogni credente, agisce a guisa di fuoco per consumare i peccati bruciando le colpe, purificando le sozzure della carne dell'anima."( Cromazio ).                                                                           

“Il fuoco, come insegnano gli Atti degli Apostoli, è lo stesso Spirito Santo, che scendendo si ferma, appunto come fuoco, su ciascun credente, adempiendo così la parola del Signore che dice: “Son venuto a portare il fuoco sulla terra: e che altro voglio se non che divampi?”. Con un’altra interpretazione si potrebbe intendere così la frase di Giovanni: ora siamo battezzati con lo Spirito, e nel futuro lo saremo col fuoco; interpretazione con la quale s’accorda anche l’Apostolo: “E il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno”. ( Gerolamo )

Egli allude all’ora della nostra salvezza e del nostro giudizio, quando dice a proposito del Signore: egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco - poiché a coloro che sono battezzati nello Spirito Santo, resta da essere perfetti dal fuoco del giudizio”. ( Ilario )

Dopo la venuta del Salvatore, rimane un solo battesimo sacramentale. Ciò non significa che il battesimo di Giovanni abbia perso qualsiasi importanza. Esso rimane come monito per tutti i credenti: non possiamo accostarci a Colui che è il Giusto, senza riconoscere la nostra ingiustizia e la nostra indegnità.

Possiamo dire che, in un certo senso, il battesimo di Giovanni è stato riassorbito nel sacramento della penitenza: non c'è remissione di peccato, senza confessione di peccato. Da un punto di vista storico i due battesimi si collocano su un piano diverso: ci si battezzava per Colui che doveva venire, noi ci battezziamo in Colui che è già venuto. Nel primo battesimo la fede è speranza, nel secondo la fede è certezza: si spera in Colui che viene a salvare, si è certi di Colui che ha già operato la salvezza.

Si attende la grazia che sta per venire, si gode nell'attimo della grazia che è già stata data.

12 Il ventilabro,  che è suo, è in mano sua e purificherà a fondo la sua aia e riunirà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile."

"La funzione del ventilabro consiste nel separare ciò che è fruttuoso da ciò che non lo è. Il fatto che è tenuto in mano dal Signore indica il verdetto della sua potestà.(Ilario)

Il Padre ha rimesso ogni giudizio nel Figlio, e il Figlio tiene ben saldo questo potere nella sua mano. Il Gesù che viene a salvare è anche il Gesù che viene a giudicare: non semplicemente alla fine dei tempi e una volta per tutte. Vi è un giudizio di Dio che procede parallelamente all'opera della salvezza e che è sempre in atto. Cos'è mai questo ventilabro che Gesù tiene "in manu sua", se non la Parola? Con la Parola purifica gli eletti e li riunisce nella Sua chiesa, con la Parola disperde gli increduli e li condanna al fuoco eterno.

"Parla del ventilabro del giudizio divino, nel quale separerà i peccatori dai giusti, come paglia dal grano, con il giudizio della giustizia divina. Con tale ventilabro purificherà nel futuro giudizio l'aia della sua Chiesa, quando riporrà i suoi giusti, come chicchi incorrotti di grano, per così dire, nei granai, cioè nel soggiorno eterno. Getterà, invece, i peccatori, perché siano arsi come paglia, nel fuoco inestinguibile, egli che è giudice giusto ed equo, cui è lode e gloria nei secoli dei secoli." (Cromazio)

13 Allora venne Gesù dalla Galilea al Giordano da Giovanni per essere battezzato da lui.

14 Ma Giovanni lo impediva dicendo: "Io devo essere battezzato da te, e tu vieni da me? 15 Ma rispondendo Gesù gli disse: "Lascia per ora, così infatti conviene che noi adempiamo ogni giustizia. Allora lo lasciò andare."

Come interpretare il battesimo di Gesù nel Giordano? Colui che è senza peccato si fa peccato e umilia se stesso fino a sottomettersi all'uomo in tutto e per tutto. "Così infatti bisogna che noi adempiamo ogni giustizia". Non la giustizia degli uomini, ovviamente, ma quella del Padre. Ma che cosa manca alla giustizia del Figlio, perché Egli la debba, in un certo senso, colmare, riempire, portare alla perfezione? Vi è una giustizia del Figlio che vive nascosta nell'eterno cospetto del Padre e vi è una giustizia che deve manifestare se stessa all'uomo. Gesù non si fa battezzare da Giovanni per accrescere la propria giustizia, ma perché questa si riveli, manifesti se stessa al mondo intero. Gesù è il giusto perché è l'obbediente al Padre, obbediente all'uomo, a tutti e a tutto. Nel Giordano viene solennemente "consacrata" davanti alla chiesa la giustizia del Figlio: Figlio di Dio nell'eternità, Figlio dell'uomo per libera scelta. Vi è una giustizia che si cala dall'alto in modo arbitrario, vi è una giustizia che comprende, condivide, giustifica, si abbassa fino a colui che è giudicato; e proprio per questo non può essere messa in discussione, in quanto diversa da quella dell'uomo. I versetti dell'umiliazione volontaria di Gesù, sono anche e soprattutto i versetti della Sua divina esaltazione.

“Il Signore anche nel battesimo ha compiuto ogni giustizia, perché volle essere battezzato perché fossimo battezzati; volle ricevere il lavacro di generazione, perché rinascessimo nella vita. Giovanni battezzò, è vero, il Signore e Salvatore nostro, ma, piuttosto , fu lui ad essere battezzato da Cristo, perché questo santificò le acque, quello dalle acque fu santificato; questo conferì la grazia, quello la ricevette; quello fu purificato dai suoi peccati, questo li perdonò: perché quello era uomo, questo era Dio. E Dio solo, infatti ha il potere di rimettere i peccati, come sta scritto: "Chi può rimettere i peccati, se non Dio solo?" E perciò Giovanni dice a Cristo: "Io devo essere battezzato da te, e tu vieni da me?" Giovanni, infatti, aveva bisogno del battesimo, perché non poteva essere senza peccato; ma Cristo non poteva aver bisogno del battesimo, perché non aveva commesso peccato. Quindi, in quel suo battesimo, il Signore e Salvatore nostro cancellò prima i peccati di Giovanni, poi quelli di tutto il mondo. E perciò dice: "Lascia per ora, così infatti conviene che noi adempiamo ogni giustizia." Ma la grazia del battesimo, nei tempi antichi, fu prefigurata misticamente, quando il popolo fu introdotto nella terra promessa, attraverso il fiume Giordano. Come, dunque, allora il popolo ebbe l'accesso alla terra promessa attraverso il Giordano, preceduto dal Signore, così ora, per mezzo delle medesime acque del fiume Giordano, fu aperto per la prima volta il cammino della via celeste, attraverso il quale siamo condotti a quella beata terra promessa che è il possesso del regno celeste. A loro fu guida, nel Giordano, Giosuè, a noi, invece, per mezzo del battesimo fu guida per la salvezza eterna Gesù Cristo Signore, unigenito Figlio di Dio, che è benedetto nei secoli dei secoli." ( Cromazio )

"Bisognava infatti che fosse adempiuta ogni giustizia per mezzo di lui, l'unico che poteva compiere la Legge. E così da una parte, secondo la testimonianza del profeta, egli non ha bisogno del battesimo, ma dall'altra, con la conferma del suo esempio, compie pienamente i misteri della salvezza umana, santificando l'uomo con la sua incarnazione e il suo battesimo." ( Ilario )

“Per una triplice ragione il Salvatore riceve il battesimo di Giovanni. Primo, perché, essendo nato uomo come gli altri, deve rispettare la legge con giustizia ed umiltà. Secondo, per dimostrare col suo battesimo l’efficacia del battesimo di Giovanni. Terzo, per mostrare, santificando le acque del Giordano per mezzo della discesa della colomba, l’avvento dello Spirito Santo nel lavacro dei credenti”. ( Gerolamo )

Giustamente dice “lascia fare”, per dimostrare che ora il Cristo deve essere battezzato nell’acqua e Giovanni deve essere battezzato dal Cristo nello spirito. Oppure ”lascia fare, per ora”, può significare: siccome ho assunto la natura del servo, debbo manifestare anche l’umiltà del servo; e così inoltre saprai di dover essere battezzato nel giorno del giudizio col mio battesimo. “Lascia fare per ora”, dice il Signore Gesù. E’ come se dicesse: ho anche un altro battesimo in cui dovrò essere battezzato; tu mi battezzi nell’acqua, affinché io, conforme alla mia missione,ti battezzi nel tuo sangue”.(Gerolamo)

16 Ma battezzato Gesù subito salì dall'acqua...

Non ha bisogno di rimanere nell'acqua colui che è senza macchia di peccato: è una realtà che non gli appartiene, se non in senso simbolico, come segno di una volontà che, innanzitutto, umilia se stessa.

ed ecco furono aperti a lui i cieli...

Il Padre si compiace del Figlio, si riconosce nel Suo amore e con Lui tutti i cori degli angeli e dei santi. E' come se tutto il cielo si schierasse a fianco del suo Signore, per accompagnarlo nell'opera di salvezza.

e vide lo Spirito di Dio che discendeva  come colomba e che veniva sopra di lui.

E' il bacio santo del Padre che gli è portato dallo Spirito Santo e che lo accompagnerà fino all'ora estrema.

17 Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto."

Di fronte a Gesù che vede faccia a faccia la gloria del Padre, sta la massa della folla a cui non è dato vedere, ma solo sentire la voce di Dio. Tutto ciò delinea in modo chiaro ed inequivocabile due piani di obbedienza qualitativamente diversi: l'obbedienza del Figlio che procede in visione, l'obbedienza dell'uomo che procede dall'ascolto e solo dall'ascolto. 

"Nel battesimo è dimostrato il mistero della Trinità: il Signore è battezzato, lo Spirito discende sotto forma di colomba, e la voce del Padre si fa udire mentre rende testimonianza al Figlio. Non si aprono i cieli nel senso che si spalancano gli elementi: si aprono agli occhi dello spirito. Anche Ezechiele, nell'esordio del suo libro, dice che in questo modo si sono a lui aperti i cieli. E la colomba si ferma sulla testa di Gesù perché nessuno pensi che la voce del Padre si rivolga a Giovanni, invece che al Signore." ( Gerolamo )

 

 

 

 

 

 

 

Matteo 3, 1-12

Allora in quei giorni sopraggiunge  Giovanni l’immergitore annunciante nel deserto della Giudea e dicente. Cambiate mentalità: si è avvicinato infatti il regno dei cieli. Questa infatti è la cosa detta per mezzo di Isaia il profeta dicente: Voce di gridante nel deserto. Preparate la via del Signore, dritti fate i suoi sentieri. 4 egli poi, Giovanni , aveva il suo vestito di peli di cammello e una cintura di pelle intorno al suo fianco;il suo cibo poi era locuste e miele selvatico.

5 Allora usciva verso di lui Gerusalemme e tutta la  Giudea  e tutta la zona circostante del Giordano, ed erano immersi nel fiume Giordano confessanti i loro peccati . 7 Vedendo allora molti dei farisei e dei sadducei venienti all’immersione di lui disse loro.

Generazione di vipere, chi mostrò a voi di fuggire dall’imminente ira? Fate dunque frutto degno di cambiamento di mentalità 9 e non pensate di dire in voi stessi:abbiamo per padre Abramo. Dico infatti a voi che può Dio da queste pietre suscitare figli ad Abramo. Già poi la scure giace presso la radice degli alberi: dunque ogni albero non facente frutto buono viene reciso e è gettato nel fuoco. Io immergo voi in acqua per il cambiamento di mentalità, ma colui che viene dopo di me è più forte di me, di cui non sono degno di portare i sandali. Egli vi immergerà in spirito santo  e fuoco; di questi il ventilabro è nella sua mano e purificherà completamente la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, la pula poi brucerà con il fuoco inestinguibile.

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