Vangelo di Matteo cap2

Commento al Vangelo di Matteo

 

Cap. 2

 

cum ergo natus esset Iesus in Bethleem Iuda in diebus Herodis regis

Essendo dunque nato Gesù in Betlemme di Giuda al tempo del re Erode,

ecce Magi ab oriente venerunt Hierosolimam dicentes ubi est qui natus est

ecco dei Magi dall'oriente vennero a Gerusalemme 2 dicendo: Dov'è colui che è nato

rex Iudaeorum vidimus enim stellam eius in oriente et venimus adorare eum

re dei Giudei? Abbiamo visto infatti la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo

audiens autem Herodes rex turbatus est et omnis Hierosolyma cum illo

3 Sentendo il re Erode fu turbato e tutta Gerusalemme con lui.

et congregans omnes principes sacerdotum et scribas populi sciscitabatur ab eis

4 E riunendo tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo cercava di sapere da loro

ubi Christus nasceretur at illi dixerunt ei in Bethleem Iudae sic enim

dove il Cristo nascesse. 5 Ma quelli gli dissero: In Betlemme di Giuda, così infatti

scriptum est per prophetam et tu Bethleem terra Iuda nequaquam

è stato scritto per mezzo del profeta: 6 E tu Betlemme di Giuda, in nessun modo

minima es in principibus Iuda ex te enim exiet dux qui reget

sei la più piccola fra le grandi di Giuda; da te infatti uscirà un capo che reggerà

populum meum Israhel Tunc Herodes clam vocatis magis diligenter

il mio popolo Israele. 7 Allora Erode, di nascosto chiamati i magi, accuratamente

didicit ab eis tempus stellae quae apparuit eis et mittens illos in Bethleem

imparò da questi il tempo della stella che apparve loro. 8 E mandandoli a Betlemme

dixit ite et interrogate diligenter de puero et cum inveneritis

disse:"Andate e chiedete accuratamente del fanciullo e, allorchè l'avrete trovato,

renuntiate mihi ut et ego veniens adorem eum qui cum audissent regem

riferite a me, affinchè anch'io, venendo, lo adori." 9 Questi, avendo sentito il re,

abierunt et ecce stella quam viderant in oriente antecedebat eos

si allontanarono. Ed ecco la stella, che avevano visto in oriente, li precedeva

usquedum veniens staret supra ubi erat puer videntes autem stellam                                 fin quando, venendo, stette sopra dov'era il fanciullo. 10 Vedendo la stella

gavisi sunt gaudio magno valde et intrantes domum invenerunt

si rallegrarono molto, di una grande gioia. 11 Ed entrando nella casa trovarono

puerum cum Maria matre eius et procidentes adoraverunt eum et apertis thesauris

il fanciullo con Maria sua madre e, cadendo a terra, lo adorarono e aperti i loro

suis obtulerunt ei munera aurum tus et murram

tesori, gli offrirono come doni oro, incenso e mirra.

et responso accepto in somnis ne redirent ad Herodem per aliam viam

12 E accolto un responso in sogno, perchè non tornassero da Erode, per altra via

reversi sunt in regionem suam qui cum recessissent ecce angelus Domini

ritornarono al loro paese: 13 Essendo questi partiti, ecco l'angelo del Signore

apparuit in somnis Ioseph dicens surge et accipe puerum et matrem eius et fuge

apparve in sogno a Giuseppe dicendo: "Alzati e prendi il fanciullo e sua madre e fuggi

in Aegiptum et esto ibi usquedum dicam tibi futurum est enim ut Herodes quaerat

in Egitto e rimani lì fin quando te lo dirò: infatti sta per accadere che Erode cerchi

puerum ad perdendum eum qui consurgens accepit puerum et matrem eius nocte

il fanciullo per ucciderlo." 14 Questi, alzandosi, prese il fanciullo e sua madre di notte

et secessit in Aegiptum et erat ibi usque ad obitum Herodis ut adimpleretur

e si allontanò in Egitto. 15 Ed era qui fino alla morte di Erode, affinché si adempisse

quod dictum est a Domino per prophetam dicentem ex Aegypto

ciò che fu detto dal Signore per mezzo del profeta, allorché dice:"Dall'Egitto ho

vocavi filium meum tunc Herodes videns quoniam inlusus esset a magis

chiamato mio figlio." 16 Allora Erode, vedendo che era stato ingannato dai magi

iratus est valde et mittens occidit omnes pueros qui erant in Bethleem

si adirò grandemente e, mandando, uccise tutti i fanciulli che erano in Betlemme

et in omnibus finibus eius a bimatu et infra secundum tempus quod

e in tutta la sua regione, dall'età di due anni in giù, secondo il tempo che aveva

exquisierat a magis tunc adimpletum est quod dictum est per Ieremiam prophetam

indagato dai magi. 17 Allora si adempì ciò che fu detto per mezzo del profeta Geremia

dicentem vox in Rama audita est ploratus et ululatus multus Rachel plorans

allorché dice: 18"Una voce si è udita in Rama, pianto e urlo grande: Rachele piangente

filios suos et noluit consolari quia non sunt

i suoi figli e non volle essere consolata perché non sono più.

defuncto autem Herode ecce angelus Domini apparuit in somnis Ioseph in Aegypto

19 Morto Erode, ecco l'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto,

dicens surge et accipe puerum et matrem eius et vade in terram Israhel defuncti sunt

dicendo: 20 "Alzati e prendi il bambino e sua madre e vai in terra d'Isrele: infatti sono

enim qui quaerebant animam pueri qui consurgens accepit puerum

morti coloro che cercavano l'anima del fanciullo." 21 Questi, alzandosi, prese il bambino  

et matrem eius et venit in terram Israhel audiens autem quod Archelaus regnaret

e sua madre e venne in terra d'Israele. 22 Ma sentendo che Archelao regnava

in Iudaea pro Herode patre suo timuit illo ire et admonitus in somnis

in Giudea al posto di Erode suo padre, temette di andare là e avvertito in sogno

secessit in partes Galilaeae et veniens habitavit in civitate

si allontanò verso i territori della Galilea. 23 E venendo, si fermò ad abitare in una città

quae vocatur Nazareth ut adimpleretur quod dictum

che è chiamata Nazaret, affinché si adempisse ciò che fu detto

per prophetas quoniam Nazaraeus vocabitur

per mezzo dei profeti ,che sarà chiamato Nazareno.

 

"Essendo dunque nato Gesù in Betlemme di Giuda al tempo del re Erode, ecco dei magi dall'oriente vennero a Gerusalemme 2 dicendo: "Dov'è colui che è nato re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo." 3 Sentendo il re Erode fu turbato e tutta Gerusalemme con lui

"L'apparizione di una stella, il cui significato fu compreso per prima dai Magi, indica che i pagani avrebbero creduto subito in Cristo e che uomini di professioni tanto aliene dalla scienza della conoscenza di Dio avrebbero riconosciuto la luce apparsa improvvisamente alla sua nascita." ( Ilario )

“Che ciò sarebbe accaduto, aveva predetto anche Isaia, dicendo: Verranno da Saba offrendo al re oro, incenso e pietre preziose e annunceranno la salvezza del Signore. Si trattava, certamente, di lui, che i Magi, dopo aver visto l’apparizione della stella, annunziarono quale nato re dei Giudei... Ma qualcuno potrebbe chiedersi con meraviglia come i Magi poterono conoscere la nascita del Salvatore dall’apparizione della stella. Anzitutto, diciamo che questo fu un dono della benignità divina. In secondo luogo, leggiamo nei libri di Mosé che vi fu, per così dire, un profeta pagano, Balaam, che aveva preannunciato con discorsi precisi la venuta di Cristo e la sua incarnazione da una vergine. Dice, infatti, tra l’altro, come abbiamo ricordato più sopra, nel testo della sua profezia: Sorgerà una stella da Giacobbe e si leverà un uomo da Israele. Questi Magi, dunque, che videro in Oriente una nuova stella, si dice che discendessero dalla stirpe di quel Balaam, profeta pagano, che aveva detto: Sorgerà una stella da Giacobbe e si leverà un uomo da Israele. E per questo, visto l’insolito segno della stella, credettero, perché avevano riconosciuto che si era adempiuta la profezia del loro capostipite, mostrando che essi erano non solo suoi discendenti nella stirpe, ma anche suoi eredi nella fede. Il profeta Balaam vide la loro stella in spirito, essi la videro con i loro occhi e credettero. Egli preannunciò profeticamente che Cristo sarebbe venuto, essi con gli occhi illuminati dalla fede riconobbero che era venuto. Perciò, si recarono subito da Erode, dicendo: Dov’è colui che è nato... . Cercarono il re dei Giudei, il nato Cristo Signore presso quelli alla cui stirpe sapevano si riferiva questa profezia di Balaam. Ma tale fede dei Magi è condanna dei Giudei. Quelli credettero a un unico loro profeta, questi non vollero credere a tanti profeti. Quelli compresero che in seguito alla venuta di Cristo erano venuto meno il compito dell’arte magica, questi non vollero comprendere i misteri della legge divina. Quelli confessano uno straniero, questi non riconoscono uno del loro popolo. Venne tra la sua gente, dice il Vangelo, ma i suoi non l’hanno accolto. Eppure questa stella era vista da tutti, ma non da tutti era compresa. Come  Signore e Salvatore nostro è nato bensì per tutti, lui solo è nato per tutti, ma non da tutti fu accolto, non da tutti fu compreso. Fu compreso dai gentili, non fu compreso dai Giudei. Fu riconosciuto dalla Chiesa, non fu riconosciuto dalla Sinagoga.( Cromazio )

L'inizio di questo capitolo mette in forte evidenza il nesso causale fra la nascita di Gesù e la venuta dei magi. “Essendo dunque nato Gesù... ecco...”

E' la prontezza della fede che coglie l'evento non appena si è verificato e risponde in modo immediato, senza esitazione, senza dubbi o ripensamenti di sorta.

In contrasto con la fede dei lontani è l'indifferenza dei vicini, tutti presi dalla quotidianità della vita, incapaci di afferrare la novità di vita. Non Israele andava al suo Signore, ma il Signore veniva in mezzo al Suo popolo, nella Sua casa, nei pressi della città santa. Non c'è inno di lode, non c'è ringraziamento, non c'è entusiasmo per la venuta del Salvatore. Ed ecco che Dio riversa la Sua luce sui lontani, sugli estranei, su coloro che non appartengono al popolo eletto. Sono proprio loro a portare la gioia, l'entusiasmo, la commozione per la venuta del Signore. Il lungo viaggio non ha smorzato la fede, semmai l'ha rafforzata, ed ora, finalmente, colgono il frutto della loro speranza: adorare il Salvatore. E' talmente grande la loro gioia che la dicono a tutta Gerusalemme, e neppure si accorgono che i cuori degli altri non sono in sintonia. Parlano con la semplicità e l'imprudenza dei bambini, incapaci di comprendere la durezza dei cuori di fronte ad un evento tanto atteso, così importante e decisivo per ogni uomo. Il messaggio, l'annuncio non può lasciare indifferenti: c'è una ridondanza di entusiasmo, di convinzione, di gioia che scuote le coscienze. Ma i cuori sono assopiti: colgono la carica emotiva, non lo spessore della fede. Alla gioia dei magi fa eco non una gioia altrettanto grande, ma un turbamento altrettanto grande. Non solo Erode fu turbato, ma, con lui, tutta Gerusalemme. Si rimane turbati quando un evento viene a sconvolgere la nostra vita. Il turbamento di Erode è più comprensibile: un re non può regnare con un altro re. Di fronte al ladro che viene bisogna essere premuniti e difesi, per non rimanere sbaragliati.

Ma la venuta di un re è sempre un fatto storicamente rilevante, non solo per i singoli, ma per i popoli interi. La storia è fatta, innanzitutto, dai re, e un re non è mai grande per se stesso, ma per ciò che egli rappresenta per i suoi sudditi. La sua venuta vuol dire novità, cambiamento: turba coloro che stanno bene, dà speranza, fiducia, gioia agli oppressi e ai diseredati. Era questo il senso della promessa messianica: sarebbe venuto un re per liberare il suo popolo dalla schiavitù. E non si può dire che non ci fosse aspettativa, ma era un'aspettativa diversa, non conforme al piano di salvezza di Dio. Di fronte ad un Dio che viene a salvare i suoi figli dalla schiavitù del Satana, sta un popolo che attende la liberazione dal giogo di Roma: non c'è coscienza di peccato, né desiderio di un regno che non sia di questo mondo. L'annuncio dei magi risveglia, per un attimo, le aspettative messianiche, ma poi tutto si raffredda. Non ci sono i segni della potenza, della gloria, della ricchezza, che accompagnano la venuta di un re. Nessuno si preoccupa di consultare le Scritture, nessuno si muove sull'onda dei magi. La storia è piena di visionari e di mitomani. Nessuno li contraddice, perché nessuno li ascolta. Erode è l'unico che prende l'annuncio sul serio; è quello che ci crede di più. E' più interessato, non lo lascia cadere subito, ma vuol sapere, capire

fino in fondo: per questo riunisce tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo.

4 E riunendo tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo cercava di sapere da loro dove il Cristo nascesse. 5 Ma quelli gli dissero: In Betlemme di Giuda, così infatti è scritto per mezzo del profeta: 6 E tu Betlemme di Giuda, in nessun modo sei la più piccola fra le grandi di Giuda; da te infatti uscirà un capo che reggerà il mio popolo Israele”.

Ad una domanda molto chiara e precisa fa eco una risposta altrettanto vaga e imprecisa. E’ chiaro nella Scrittura che il Salvatore nascerà in Betlemme di Giuda, ma tutto questo nulla dice riguardo al tempo e al modo. Per saperne di più bisognava andare a Betlemme; e Betlemme era lì vicina! Superato il primo momento in cui sono rimasti turbati, i sacerdoti e gli scribi, ben presto, tranquillizzano il loro animo. Nell’annuncio dei magi non c’è nulla che sia conforme alle loro aspettative. Rispondono ad Erode, per compiacere ad un re, ma senza interesse e senza convinzione, più per scoraggiarlo che per incoraggiarlo nella sua ricerca: Ma Erode non si lascia contagiare dalla loro incredulità: cerca un’altra via, meno sicura, ma l’unica possibile.

7 Allora Erode, di nascosto chiamati i magi, accuratamente imparò da questi il tempo della stella che apparve loro. 8 E mandandoli a Betlemme disse: “Andate e chiedete accuratamente del fanciullo e, allorché l’avrete trovato, riferite a me, affinché anch’io, venendo, lo adori”.

Non potendo confidare in altri, Erode si mette nelle mani dei magi, in modo subdolo, per il proprio interesse e non certo per adorare il nuovo venuto. Erode ha capito bene il senso delle parole dei magi: “Dov’è colui che è nato re dei Giudei”? Per il figlio di Dio non ci sarebbe stato bisogno di consacrazione alcuna. Era re per diritto divino: Dio stesso l’autorizzava a scalzare qualsiasi re, con o senza il consenso del popolo. Proprio per questo l’indifferenza di Israele non è sufficiente a tranquillizzare il suo animo. Ed ecco, allora, che manda i magi in Betlemme, per avere una certezza definitiva, e diventa strumento di Dio, un segno profetico. Dà l’indirizzo giusto, per arrivare alla meta. Così Dio confonde i superbi e converte il male in bene. Una coscienza cattiva ha dato un’indicazione buona, è stato un aiuto e non un inciampo. Se caso mai, sarà proprio Erode ad inciampare. L'ingannatore diventerà l'ingannato. Viene spontaneo chiedersi perché non è andato lui stesso, se pur falsamente, a cercare il bambino, per adorarlo, così come promesso ai magi. Vi è una ragione spirituale molto profonda, che non è mai smentita dalla Parola: Satana può ricorrere a tutti gli inganni e sotterfugi, ma non può, in alcun modo fingere l'atto di adorazione. E' questo un dono esclusivo che viene fatto agli eletti: Dio non tollera alcuna simulazione da parte del Satana. Vi è una potenza, una forza che impedisce ad Erode qualsiasi volontà ed atteggiamento di adorazione. Comprende quanto sia importante e vantaggioso fingere, ma non può farlo, deve aggirare l'ostacolo con una falsa promessa. Fa chiamare i magi, di nascosto, all'insaputa dei capi, come se fosse dalla loro parte. Nel momento stesso in cui dimostra di credere alle parole dei magi, tradisce il senso della fede. Non crede agli increduli, crede a coloro che credono, ma solo per tradire in modo pienamente consapevole. Vi è una mancanza di fede, che è cecità, ma vi è anche una mancanza di fede che ha occhi per vedere e, proprio per questo, non rimane ferma e inerte, ma tutto opera perché non sia fatta la volontà di Dio. Erode non può conoscere Gesù per le vie ordinarie della fede: si affida ai segni esteriori. Quante domande riguardo alla stella! Così sono i falsi credenti di questo mondo: cercano luce dai segni e segni di luce, non  cercano Colui che è luce e fonte della luce. Erode tenta di ingannare la buona fede dei magi; pensa di avere facile gioco della loro semplicità ed umiltà. Crede nella propria astuzia, docile strumento di colui che è padre di ogni menzogna.

“Questa località di Betlemme, dove nacque il Signore, aveva ricevuto il nome dal significato profetico. Betlemme, infatti , dall’ebraico si traduce in latino come “casa del pane”, perché lì doveva nascere il Figlio di Dio, che è il pane della vita, secondo quello che egli stesso dice nel Vangelo: Io sono il pane vivo disceso dal cielo”. ( Cromazio )

9 Questi, avendo sentito il re, si allontanarono.

I magi non ci sono cascati! Il confronto col Satana e con i suoi figli non sempre si può evitare: dovremmo uscire dal mondo. Importa, innanzitutto, non lasciarsi catturare dai loro lacci. Hanno sentito, hanno valutato e ben ponderato e, alla fine, si sono allontanati. Un incidente "in itinere" non può cambiare la loro rotta. Abbandonata la tana del lupo, ecco che riappare la stella che avevano visto in oriente: la strada ritorna chiara e luminosa. La fede dei magi, per un momento, si era come offuscata ed annebbiata. Avevano chiesto agli uomini ciò che si deve chiedere solo a Dio: "Dov'è colui che è nato re dei Giudei?" Adesso è Dio stesso che illumina il cammino e mostra il luogo tanto desiderato e tanto cercato.

"Ed ecco la stella, che avevano visto in oriente, li precedeva, fin quando, venendo, stette sopra dov'era il fanciullo."

Non più luce che illumina il cammino, ma luce che dà calore e conforto a coloro che hanno raggiunto la dimora della fede, che è il Figlio Gesù. Quali parole possono descrivere la gioia dei magi?

10 Vedendo la stella si rallegrarono molto, di una grande gioia.

E finalmente entrano nella casa del Signore. Cosa significa questo entrare? Che cosa rappresenta di più e di diverso rispetto alla fede che innanzitutto cerca la salvezza?

11 Ed entrando nella casa trovarono il fanciullo con Maria sua madre e, cadendo a terra, lo adorarono...

L'adorazione è il dono pieno e totale del proprio cuore, della propria anima, della propria mente.

e aperti i loro tesori...  Cosa sono questi tesori, se non ciò che abbiamo di più caro nella nostra vita e, proprio per questo, teniamo nascosto e ben custodito per paura che ci venga portato via? Finalmente i magi vuotano il sacco davanti al Signore: dentro ci sono le persone, gli affetti, le cose più cari. Tutto mettono nelle mani di Dio per riaverlo in Lui, da Lui, per Lui.

gli offrirono come doni oro, incenso e mirra.

La tradizione, seguendo un'interpretazione che Gerolamo attribuisce al presbitero Giovenco, vede in questi tre doni un omaggio simbolico al Figlio di Dio: l'oro per significare che è re, l'incenso per significare che è Dio, la mirra per significare che è uomo. Si può anche interpretare in un'ottica complementare: non semplicemente un dono al Figlio di Dio per dire chi è Cristo, ma il dono di se stessi al Figlio, per manifestargli il nostro essere, perché Egli ne prenda, finalmente, possesso pieno e definitivo. L'oro è ciò che abbiamo di più prezioso, l'incenso il rifiuto di qualsiasi idolo per adorare l'unico Signore, la mirra la nostra povertà di creature destinate a morire.

Prostrati davanti al Salvatore i magi rimettono la loro vita nelle mani di Dio. E’ questo ciò che distingue la vera adorazione dalla falsa adorazione: non c'è adorazione senza il dono pieno, totale della propria vita.

“L’offerta dei doni ha espresso l’essere di Cristo in tutto il suo significato, riconoscendo il re nell’oro, il Dio nell’incenso, l’uomo nella mirra. E così con la loro adorazione si compie pienamente la conoscenza di tutto il mistero: della morte nell’uomo, della resurrezione nel Dio, del potere di giudicare nel re.” ( Ilario )

“Subito i magi prostrandosi onorano il nato Signore e, mentre è ancora nella culla, offrendogli i loro doni, venerano l’infanzia del bimbo che vagisce. Una cosa vedono con gli occhi del corpo, un’altra con lo sguardo dello spirito. Si vede l’umiltà del corpo che è stato assunto, ma non rimane nascosta la gloria della divinità. Quello che viene visto è un bimbo, ma quello che viene adorato è un Dio. Quant’è inenarrabile anche questo mistero della degnazione divina! Quella imperscrutabile ed eterna natura non sdegna di ricevere per noi la debolezza della nostra carne. Il Figlio di Dio che è Dio dell’universo, nasce uomo in un corpo. Sopporta di essere posto in una mangiatoia Colui che abbraccia i cieli. Giace dentro una culla Colui che il mondo non può contenere. E si ode vagire con la voce di un neonato Colui alla cui voce durante la passione tremò tutto il mondo. I magi dunque, vedendo bimbo questo Dio della gloria e Signore della maestà, lo riconoscono, lui che anche Isaia mostrò bimbo e re eterno con queste parole: Perché vi è nato un bimbo, vi è stato dato un figlio, la cui sovranità sta alle sue spalle”. ( Cromazio )

12 E accolto un responso in sogno, perché non tornassero da Erode, per altra via ritornarono nel loro paese.

D'ora in poi non ci sarà più spazio per una fede che si intrattiene a dialogare coi nemici di Gesù. Certo si ritorna sempre alla quotidianità della vita, alla propria famiglia, al proprio lavoro, ma "per altra via", in modo diverso, guidati ed illuminati dallo Spirito Santo.

“Ci diedero così un esempio di modestia e di fede, affinché, una volta conosciuto e adorato Cristo, noi abbandoniamo la via percorsa nel precedente viaggio, cioè quella dell’antico errore, e, procedendo per un’altra strada nella quale ci guida Cristo, ritorniamo al nostro paese, cioè al paradiso, dal quale Adamo fu  cacciato. Di questo paese si dice nel salmo: Piacerò al Signore nel paese dei viventi”. ( Cromazio )

13 Essendo questi partiti, ecco l'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, dicendo:...

Nella storia della salvezza non c'è tempo vuoto, in cui Dio cessi di operare. Gli eventi incalzano, si susseguono l'uno all'altro, senza interruzione di sorta, sempre illuminati, prevenuti dall'occhio vigile di Dio. Questo secondo capitolo è pieno di apparizioni che avvengono durante il sonno. Ne abbiamo già sottolineato il senso positivo; è possibile anche un'interpretazione in negativo. E' come se l'attività operosa di Dio si scontrasse con l'inerzia, lo stato di torpore dell'uomo che, nonostante la sua buona volontà, non riesce a cogliere il senso pieno dell'intervento salvifico  che si cala nella sua storia e, soprattutto, non è in grado di prevedere e di respingere le mosse del Satana. E allora Dio non si dà per vinto: appare durante il sonno, scuote i suoi figli dallo stato di stanchezza, li richiama all'obbedienza alla sua Parola, perché il Diavolo è sempre all'opera, pronto a divorare se fosse possibile, lo stesso Figlio di Dio.

"Alzati e prendi il fanciullo e sua madre e fuggi in Egitto e rimani lì fin quando te lo dirò: infatti sta per accadere che Erode cerchi il fanciullo per ucciderlo."

Giuseppe, ancora una volta, è pronto a recepire il comando del Signore. "Io dormo, ma il mio cuore veglia." C'è chi dorme nel sonno della morte, come la città di Gerusalemme, c'è chi dorme nel santo riposo del Signore, sempre attento al Suo richiamo. Giuseppe si alza di notte e parte subito, così come gli ha comandato l'angelo, portando con sé solo Gesù e sua madre: tanto basta alla fede, il resto è di più.

14 Questi, alzandosi, prese il fanciullo e sua madre di notte e si allontanò in Egitto.

“Quando si alza per prendere il bambino e sua madre e portarli in Egitto è notte e le tenebre sono fitte; quando invece torna in Giudea, nel Vangelo non si parla né di notte né di tenebre”. ( Gerolamo )

15 Ed era qui fino alla morte di Erode, affinché si adempisse ciò che fu detto dal Signore per mezzo del profeta, allorché dice: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio."

Perché mai Dio scelse la terra d'Egitto, che fu tanto ostile al popolo eletto?

"Dopo la grave colpa dell'Egitto e dopo le molteplici piaghe inflittegli per intervento divino, Dio Padre onnipotente, mosso a pietà, mandò suo Figlio in Egitto, affinché quella terra, che ai tempi di Mosè aveva pagato le giuste pene della sua scelleratezza, ora, accogliendo Cristo, ricevesse la speranza della salvezza. Quanto grande fu la misericordia di Dio esibita per mezzo della venuta di suo Figlio!

Quest'Egitto, che un tempo sotto il dominio del faraone era apparso riottoso e ribelle a Dio, ora diviene rifugio e abitazione di Cristo. Verso l’Egitto fu dimostrata una misericordia come quella usata verso quei magi che meritarono di conoscere Cristo Signore. Infatti, mentre in passato, ai tempi di Mosè, i magi avevano osato opporre resistenza ai prodigi divini, ora i magi, dopo aver visto soltanto un segno in cielo, credettero al Figlio di Dio. E così, mentre la loro incredulità condusse quelli al castigo, la loro fede fece giungere questi alla gloria, poiché credettero che fosse nato in un corpo quel Dio che i primi non vollero riconoscere nei divini prodigi. Ma in tutto ciò deve essere rilevata la malvagità dei Giudei: l'Egitto accoglie Cristo nostro Signore, i magi lo adorano, ed Erode e i Giudei lo perseguitano empiamente." ( Cromazio )

I nemici più grandi Gesù li troverà proprio in Israele: Erode dapprima, poi i sacerdoti, i farisei, gli scribi, gli anziani e infine tutta Gerusalemme.

Con la sua dimora in Egitto, Gesù volle ripercorrere in tutto e per tutto la storia del suo popolo. L'amore che ci libera dalla schiavitù è l'amore che, innanzitutto, condivide la schiavitù. Ma non è compreso né amato, a cominciare da quelli della propria casa.

16 Allora Erode, vedendo che era stato ingannato dai magi si adirò grandemente e, mandando, uccise tutti i fanciulli che erano in Betlemme e in tutta la sua regione, dall'età di due anni in giù, secondo il tempo che aveva indagato dai magi.

Di fronte al Salvatore che viene nel mondo non c'è spazio per atteggiamenti distaccati e neutrali, né, tanto meno, per sentimenti tiepidi. O si è pienamente con Gesù o si è pienamente contro Gesù. La gioia dei magi non è una semplice gioia: "Si rallegrarono molto di una grande gioia." L'ira di Erode è un'ira estrema, mortale, che non si può in alcun modo placare, se non nell'illusione che si possa spezzare il piano di Dio." Mandando, uccise tutti i fanciulli..." Quanto più grande è l'ira, tanto più grande è la sua cecità. L'uomo adirato non compie ciò che è giusto davanti a Dio: è docile strumento nelle mani del Satana. E l'ingiustizia del Satana non ha limiti né misura: fa perdere la faccia non solo davanti a Dio, ma anche davanti agli uomini. Ma poco importa! Erode vuol chiudere in fretta la sua partita con Gesù. Anche il Satana ha dei figli che gli obbediscono prontamente e sono dei violenti. C’è la violenza per il regno dei cieli e c'è la violenza contro il regno dei cieli. Erode vuol prevenire la Parola e, proprio per questo, ne è prevenuto e raggirato.

Nel momento stesso in cui vuol smentire la Parola ne conferma il potere sovrano sulla storia. Tutto previsto dalla Parola e tutto riassorbito nel disegno della salvezza!

“A Betlemme, dunque, si uccidono tutti i bambini. Questi, siccome morirono ancora innocenti per Cristo, furono i primi martiri di Cristo. Ad essi allude chiaramente anche Davide, quando dice: Con la bocca dei bimbi e dei lattanti hai fondato la tua forza a causa dei tuoi avversari per annientare il tuo nemico e chi ti resiste. In questa persecuzione, infatti, vengono uccisi per Cristo dei bambini ancora piccoli e lattanti e ottengono così il martirio che dà loro la gloria più grande. Il malvagio re Erode, che si sforzava di difendere il suo regno contro il re dei cieli, è abbattuto. Perciò, non a torto, quei bambini furono davvero felici, perché per primi meritarono di morire per Cristo, Signore e Salvatore nostro, cui è lode e gloria nei secoli dei secoli”.(Cromazio)

17 Allora si adempì ciò che fu detto per mezzo del profeta Geremia allorché dice:

18 Una voce si è udita in Rama, pianto e urlo grande: Rachele piangente i suoi figli e non volle essere consolata perché non sono più.

"Da Rachele è nato Beniamino, nella cui tribù non si trova Betlemme. Mi chiedi perché Rachele pianga i figli di Giuda, cioè di Betlemme, come se fossero suoi?

Per due motivi: perché Rachele fu sepolta presso Betlemme in Efrata, assumendo il nome di madre dei figli di Betlemme per la materna ospitalità accordata al suo corpo; e anche perché, essendo Giuda e Beniamino due tribù unite, Erode non aveva ordinato soltanto di fare strage dei bambini di Betlemme, ma anche di quelli della regione circostante. Possiamo supporre che nella strage di Betlemme anche molti fanciulli di Beniamino siano stati uccisi. Rachele piange dunque i suoi figli, e non trova conforto, sia perché li considera morti per l'eternità, sia perché non vuole essere consolata per la morte di coloro che sa vincitori. E quando leggiamo “in  Rama", non dobbiamo pensare alla località che si trova presso Gabaa, ma, dato che Rama significa "eccelso", dobbiamo intendere il senso della frase così: “Un grido si è udito in alto", cioè si è propagato in lungo e in largo." ( Gerolamo )

"Rachele, sposa di Giacobbe, fu sterile per molto tempo, ma non ha perduto nessuno di quelli che ha generato. In realtà nel Libro della Genesi, essa è stata una prefigurazione della chiesa. Non è dunque la sua voce o i suoi lamenti che si odono, poiché non ha avuto il dolore di perdere i suoi figli, ma la voce della chiesa, sterile per molto tempo, ora invece feconda. E' il suo pianto per i figli che si sente: non era addolorata perché erano stati uccisi, ma perché venivano uccisi da coloro che avrebbe voluto conservare come figli primogeniti. Perciò non ha voluto essere consolata nel suo dolore. Infatti non è vero che non erano più quelli che venivano considerati morti: poiché per la gloria del martirio essi guadagnarono l'eternità. E la consolazione avrebbe dovuto essere prodigata per un bene perduto, non per un bene accresciuto." ( Ilario )

Dopo questo per Erode non c'è più storia: è un uomo finito, spiritualmente morto per sempre. Il Vangelo non ci dice più nulla della sua vita; ci parla della sua morte, ma solo per contrasto.

19 Morto Erode, ecco l'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto, 20 dicendo:  Alzati...

Di fronte all'apparenza della vita, che svanisce nel nulla con tutta la sua potenza e ricchezza, vi è una vita, che è parvenza di morte, che risorge dal silenzio, dall'umiliazione, dalla povertà. Gesù viene a prendere possesso della sua terra, del suo popolo, non con la violenza di Erode, ma con la mitezza di colui che, innanzitutto, è l'obbediente alla volontà del Padre.

e prendi il bambino e sua madre e vai in terra d'Israele: infatti sono morti coloro che cercavano l'anima del fanciullo.

Perché mai dice "sono morti" al plurale? Non era il solo Erode che voleva la morte di Gesù? Non il solo Erode, ma in lui tutti i demoni. Sono morti, perché è morto il loro tentativo di impedire la venuta del Salvatore. Ma l'ira del Satana non si è spenta: dopo aver sperimentato la propria impotenza contro il Figlio, volgerà tutta la sua potenza contro i figli. Per questo Giuseppe è prudente: rassicurato sulla vita di Gesù è consapevole che la lotta è ancora aperta, che non basta aver obbedito alla Parola, ma che bisogna obbedire ancora, affinché si adempiano in senso pieno le Scritture.

Da queste parole comprendiamo che non solo Erode, ma anche i sacerdoti e gli scribi del tempo avevano tramato l’uccisione del Signore”. ( Gerolamo )

21 Questi, alzandosi, prese il bambino e sua madre..."

"Non dice che prese il figlio e la moglie, ma il bambino e sua madre, dato che egli non è il marito, ma solo colui che dà loro sostentamento." ( Gerolamo )

“Quand’era fidanzata (Maria) ha ricevuto il nome di sposa e dopo il parto, pur essendo riconosciuta come sposa, viene indicata solo come la madre di Gesù, affinché, come veniva attribuito alla giustizia di Giuseppe il matrimonio con Maria nella sua verginità, così fosse mostrata nella madre di Gesù la santità della sua verginità.  ( Ilario )

e venne in terra d'Israele. 22 Ma sentendo che Archelao regnava in Giudea al posto di Erode suo padre, temette di andare là e avvertito in sogno si allontanò verso i territori della Galilea."

" Molti cadono in errore perché non conoscono la storia e credono che l'Erode da cui il Signore è stato deriso durante la passione sia quello stesso di cui qui si dice che è morto. L'Erode che assai più tardi farà amicizia con Pilato, e' figlio dell'Erode di cui qui si parla, e fratello di Archelao. Quest'ultimo fu deportato da Tiberio Cesare a Lugduno, città della Gallia, e il fratello Erode gli succedette sul trono."( Gerolamo )

23 E venendo, si fermò ad abitare in una città che è chiamata Nazareth, affinché si adempisse ciò che fu detto per mezzo dei profeti, che sarà chiamato Nazareno."

"Se l'evangelista si fosse riferito a un preciso passo della Scrittura, non avrebbe detto: "ciò che era stato annunciato dai profeti", ma:" ciò che era stato annunciato dal profeta". Parlando invece al plurale dei profeti, mostra di aver preso non tanto le parole della Scrittura, quanto il senso di esse. Nazareno significa "santo". E tutta la Scrittura chiama Santo il Signore che verrà. Possiamo anche dire che la stessa affermazione si trova, secondo la significazione ebraica, in Isaia: "Spunterà un virgulto dalla radice di Jesse e il Nazareno verrà fuori dalla sua radice". ( Gerolamo )

Giuseppe viene ad abitare con la sua famiglia a Nazaret. D'ora in poi il rapporto con la Parola sarà, certamente, meno chiaro, meno facile: per tanti anni nessun adempimento, nessun fatto direttamente collegabile alla Scrittura. Giuseppe e con lui Maria saranno fedeli non alla Parola che si adempie, ma a quella Parola che si è adempiuta e, proprio per questo si adempirà ancora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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