Vangelo di Matteo cap26

                                     Matteo 26

 

Et factum est cum consummasset Iesus sermones hos omnes dixit                                          

E accadde che, avendo portato al culmine Gesù tutti questi discorsi, disse

discipulis suis scitis quia post biduum Pascha fiet et Filius hominis

ai suoi discepoli. 2 Voi sapete che fra due giorni sarà fatta  Pasqua, e il Figlio dell’uomo

tradetur ut crocifigatur tunc congregati sunt principes sacerdotum et

sarà consegnato per essere crocifisso. 3 Allora furono riuniti i capi dei sacerdoti e gli

seniores populi in atrium principis sacerdotum qui dicebatur Caiphas et consilium

anziani del popolo nell’atrio del sommo sacerdote che si chiamava Caifa 4 e tennero

fecerunt ut Iesum dolo tenerent et occiderent dicebant autem non in die

consiglio, per tenere Gesù con l’inganno ed ucciderlo. 5 E dicevano: Non nel giorno

festo ne forte tumultus fieret in populo cum autem Iesus in Betania

della festa, perché non accadesse un tumulto nel popolo. 6 Ed essendo Gesù in Betania

in domo Simonis leprosi accessit ad eum mulier habens alabastrum

nella casa di Simone il lebbroso, 7 si avvicinò a lui una donna che aveva un alabastro

unguenti pretiosi et effudit super caput ipsius recumbentis videntes autem

di unguento prezioso e versò sopra il capo di lui che giaceva a mensa. 8 Vedendo i

discipuli indignati sunt dicentes ut quid perditio haec potuit enim istud

discepoli si indignarono dicendo: Perché mai questa perdita? 9 Infatti questo si sarebbe

venundari multo et dari pauperibus sciens autem Iesus ait illis

potuto vendere per molto ed essere dato a dei poveri. 10 E sapendo Gesù disse loro: quid molesti estis huic mulieri opus enim bonum operata est in me

Perché siete pesanti per questa donna? Invero ha fatto un’opera buona  verso di me;

nam semper pauperes habetis vobiscum me autem non semper habetis mittens enim

11 infatti avete sempre i poveri con voi, me invece non sempre avete. 12 Mettendo infatti

haec unguentum hoc in corpus meum ad sepeliendum me fecit amen dico vobis

questa l’unguento sul mio corpo  ha fatto per seppellire me. 13 In verità, dico a voi,

ubicumque praedicatum fuerit hoc evangelium in toto mundo dicetur et quod

ovunque sarà predicato questo vangelo in tutto il mondo, sarà detto anche ciò che

haec fecit in memoriam eius tunc abiit unus de duodecim qui

questa fece in memoria di lei. 14 Allora se ne andò uno solo dei dodici, colui che era

dicebatur Iudas Iscariotes ad principes sacerdotum et ait illis quid vultis mihi dare et

detto Giuda Iscariota dai capi dei sacerdoti 15 e disse loro: Che cosa volete darmi, e

ego vobis eum tradam at illi constituerunt ei triginta argenteos et

io a voi lo consegnerò? Ma quelli stabilirono per lui trenta monete d’argento. 16 E

exinde querebat opportunitatem ut eum traderet prima autem die azymorum

da allora cercava l’occasione per consegnarlo. 17 Il primo giorno degli azzimi

accesserunt discipuli ad Iesum dicentes ubi vis paremus tibi comedere

si avvicinarono i discepoli a Gesù dicendo: Dove vuoi che ti prepariamo da mangiare

Pascha at Iesus dixit ite in civitatem ad quendam et dicite ei magister dicit

la Pasqua? 18 Ma Gesù disse: Andate in città da un tale e ditegli: Il maestro dice:

tempus meum prope est apud te facio Pascha cum discipulis meis et fecerunt

Il mio tempo è vicino, presso te faccio la Pasqua con i miei discepoli. 19 E fecero

discipuli sicut constituit illis Iesus et paraverunt Pascha vespere autem facto

i discepoli come comandò loro Gesù, e prepararono la Pasqua. 20 E fattasi sera,

discumbebat cum duodecim discipulis suis et edentibus illis dixit amen

giaceva a mensa con i suoi dodici discepoli. 21 E mentre loro mangiavano disse. In verità

dico bobis quia unus vestrum me traditurus est et contristati valde

dico a voi che uno solo di voi ha intenzione di tradirmi. 22 E contristati fortemente

coeperunt singuli dicere numquid ego sum Domine at ipse respondens ait

cominciarono ognuno a dire: Forse che sono io, o Signore? 23 Ed egli rispondendo disse:

quid intingit mecum manum in paropside hic me tradet Filius quidem hominis vadit

Chi intinge con me la mano nel piatto, questi mi consegnerà. 24 Il Figlio dell’uomo,  va,

sicut scriptum est de illo vae autem homini illi per quem Filius hominis

come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo a causa del  quale il Figlio dell’uomo

tradetur bonum erat ei si natus non fuisset homo ille

sarà consegnato; sarebbe stata cosa buona per lui, se nato non fosse quell’uomo.

Respondens autem Iudas qui tradidit eum dixit numquid ego sum Rabbi

25 E rispondendo Giuda colui che lo consegnò, disse: Forse che sono io, Maestro?

Ait illi tu dixisti cenantibus autem eis accepit Iesus panem et benedixit ac

Gli disse: Tu hai detto. 26 E mentre quelli cenavano, prese Gesù un pane e benedisse e

fregit deditque disipulis suis et ait accipite et comedite hoc est corpus meum

spezzò e diede ai suoi discepoli e disse: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo.

et accipiens calicem gratias egit et dedit illis dicens bibite ex hoc omnes hic

27 E prendendo un calice rese grazie e diede loro dicendo: Bevete da questo tutti. 28 Questo

est enim sanguis meus novi testamenti qui pro multis effundetur in remissionem

è infatti il mio sangue della nuova alleanza, che per molti sarà versato in remissione

peccatorum dico autem vobis non bibam amodo de hoc genimine vitis usque

di peccati. 29 E dico a voi: Non berrò d’ora innanzi da questo prodotto della vite fino a

in diem illum cum illud bibam vobiscum novum in regno Patris mei

quel giorno, quando berrò con voi quello nuovo nel regno del Padre mio.

Et hymno dicto exierunt in montem Oliveti tunc dicit illis Iesus omnes vos

30 E recitato l’inno uscirono verso il monte degli Olivi. 31 Allora dice loro Gesù: Tutti voi

scandalum patiemini in me in ista nocte scriptum est enim percutiam

patirete scandalo in me in una notte come questa . E’ stato scritto infatti: Percuoterò

pastorem et dispergentur oves gregis postquam autem resurrexero

il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. 32 Ma dopo che sarò risorto,

praecedam vos in Galilaeam respondens autem Petrus ait illi et si omnes

precederò voi in Galilea. 33 E rispondendo Pietro gli disse: Anche se tutti

scandalizati fuerint in te ego numquam scandalizabor ait illi Iesus amen

si saranno scandalizzati in te, io non sarò mai scandalizzato. 34 Gli disse Gesù: In verità

dico vobis tibi quia in hac nocte antequam gallus cantet ter me negabis

dico a te che in questa notte, prima che il gallo canti, per tre volte mi negherai.

Ait illi Petrus etiamsi oportuerit me mori tecum non te negabo

35 Gli disse Pietro: Anche se sarà stato necessario che io muoia con te, non ti negherò.

Similiter et omnes discipuli dixerunt tunc venit Iesus cum illis in villam quae

Similmente anche tutti i discepoli dissero. 36 Allora venne Gesù con loro nel villaggio che

dicitur Gethsemani et dixit discipulis suis sedete hic donec vadam illuc et orem

è detto Getsemani e disse ai suoi discepoli: Sedete qui finché vada là e preghi.

et assumpto Petro et duobus filiis Zebedaei coepit contristari et maestus esse

37 E preso Pietro con sé  e i due figli di Zebedeo, cominciò a rattristarsi e ad essere mesto.

Tunc ait illis tristis est anima mea usque ad mortem sustinete hic et vigilate mecum

38 Allora disse loro: Triste è l’anima mia fino a morte, sostenete qui e vegliate con me.

et prograssus pusillum procidit in faciem suam orans et dicens Pater mi si

39 E andato avanti un po’ cadde giù sulla sua faccia, pregando e dicendo: Padre mio, se

possibile est transeat a me calix iste verumtamen non sicut ego volo sed sicut

possibile, passi da me un calice come questo; tuttavia non come io voglio, ma come

tu et venit ad discipulos suos et invenit eos dormientes et dicit Petro sic non

tu vuoi. 40 E venne dai suoi discepoli e li trovò dormienti e dice a Pietro: Così non

potuistis una hora vigilare mecum vigilate et orate ut non intratis

avete potuto per un’ora sola vegliare con me? 41 Vegliate e pregate, così da non entrare 

in tentationem spiritus quidem promptus est caro autem infirma iterum

in tentazione. Lo Spirito certamente è pronto, ma la carne non salda. 42 Di nuovo

secundo abiit et oravit dicens Pater mi si non potest hic

per la seconda volta si allontanò e pregò dicendo : Padre mio, se non può questo

calix transire nisi bibam illum fiat voluntas tua et venit iterum et

calice passare oltre se non lo berrò, sia fatta la volontà tua. 43 E venne di nuovo e

invenit eos dormientes erant enim oculi eorum gravati et relictis

li trovò dormienti, erano infatti i loro occhi appesantiti. 44 E lasciati

illis iterum abiit et oravit tertio eundem sermonem dicens

quelli, di nuovo si allontanò e pregò per la terza volta dicendo lo stesso

tunc venit ad discipulos suos et dicit illis dormite iam et requiescite ecce

discorso. 45 Allora viene dai suoi discepoli e dice loro: Dormite ormai e riposate; ecco

appropinquavit hora et Filius hominis tradetur in manus peccatorum

si è avvicinata l’ora, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori:

surgite eamus ecce appropinquavit qui me tradet adhuc

46 Alzatevi, andiamo; ecco si è avvicinato colui che mi consegnerà. 47 Mentre ancora

eo loquente ecce Iudas unus de duodecim venit et cum eo turba multa cum gladiis

parlava, ecco Giuda uno dei dodici venne, e con lui molta turba con spade

et fustibus missi a principibus sacerdotum et senioribus populi qui autem

e bastoni, mandati dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. 48 E colui che lo

tradidit eum dedit illis signum dicens quemcumque osculatus fuero ipse est

consegnò diede a quelli un segno dicendo: Colui che avrò baciato, è proprio lui,

tenete eum et confestim accedens ad Iesum dixit ave rabbi et osculatus est eum

tenetelo stretto. 49 E subito avvicinandosi a Gesù disse: Salute, maestro. E baciò lui.

Dixitque illi Iesus amice ad quid venisti tunc accesserunt et

50 E gli disse Gesù: Amico, a quale scopo sei venuto? Allora si avvicinarono e

manus iniecerunt in Iesum et tenuerunt eum et ecce unus ex his qui erant

misero le mani addosso a Gesù e lo tennero fermo. 51 Ed ecco uno di coloro che erano

cum Iesu extendens manum exemit gladium suum et percutiens servum principis

con Gesù, stendendo la mano tirò fuori la sua spada e colpendo il servo del capo

sacerdotum amputavit auriculam eius tunc ait illi Iesus converte gladium tuum in

dei sacerdoti amputò il suo orecchio. 52 Allora disse a lui Gesù: Rimetti la tua spada nel

locum suum omnes enim qui acceperint gladium gladio peribunt

suo posto; tutti coloro infatti che avranno preso la spada periranno per la spada.

An putas quia non possum rogare Patrem meum et exhibebit mihi modo plusquam

53 Forse pensi che io non posso pregare il Padre mio, e che darà a me più

duodecim legiones angelorum quomodo ergo implebuntur Scripturae quia sic

di dodici legioni di angeli? 54 In quale modo dunque si adempiranno le Scritture, che così

oportet fieri in illa hora dixit Iesus turbis tamquam ad latronem

è opportuno che accada? 55 In quell’ora disse Gesù alle turbe: Come contro un ladrone

existis cum gladiis et fustibus comprehendere me cotidie apud vos sedebam

siete usciti con spade e bastoni a prendere me; ogni giorno presso di voi sedevo

docens in templo et non me tenuistis hoc autem totum factum est ut

insegnando nel tempio, e non mi avete tenuto. 56 Ma tutto questo è stato fatto affinchè

adimplerentur Scripturae prophetarum tunc discipuli omnes relicto eo

si adempissero le Scritture dei profeti. Allora i discepoli tutti, abbandonatolo,

fugerunt at illi tenentes  Iesum duxerunt ad Caipham principem sacerdotum

fuggirono. 57 Ma quelli tenendo stretto Gesù condussero da Caifa  il sommo sacerdote,

ubi scribae et seniores convenerant Petrus autem sequebatur eum a longe usque

dove gli scribi e gli anziani si erano radunati. 58 E Pietro lo seguiva da lontano fino

in atrium principis sacerdotum et ingressus intro sedebat cum ministris ut videret

nell’atrio del sommo sacerdote. Ed entrato dentro sedeva con i sacerdoti per vedere

finem principes autem sacerdotum et omne concilium quaerebant falsum testimonium

la fine. 59 E i capi dei sacerdoti e tutto il concilio cercavano una falsa prova

contra Iesum ut eum morti traderent et non invenerunt cum multi falsi testes

contro Gesù per consegnarlo alla morte. 60 E non trovarono essendosi presentati molti

accessissent novissime autem venerunt duo falsi testes et dixerunt hic dixit

falsi testimoni. Ma da ultimo vennero due falsi testimoni 61 e dissero: Costui ha detto:

possum destruere templum Dei et post triduum reaedificare illud et surgens princeps

Posso distruggere il tempio di Dio e dopo tre giorni riedificarlo. 62 E alzandosi il sommo

sacerdotum ait illi nihil respondes ad ea quae isti adversum te

sacerdote disse a lui: Non rispondi nulla a quelle cose che questi contro di te

testificantur Iesus autem tacebat et princeps sacerdotum ait illi

testimoniano? 63 E Gesù continuava a tacere. E il sommo sacerdote gli disse:

adiuro te per Deum vivum ut dicas nobis si tu es Christus Filius Dei

Ti scongiuro per il Dio vivo, perché tu dica a noi, se tu sei il Cristo il Figlio di Dio.

Dicit illi Iesus tu dixisti verumtamen dico vobis amodo videbitis Filium

64 Gli dice Gesù: Tu hai detto: ma pure dico a voi, d’ora innanzi vedrete il Figlio

hominis sedentem a dextris virtutis Dei et venientem in nubibus caeli

dell’uomo che siede alla destra della potenza di Dio e che viene sulle nubi del cielo.

tunc princeps sacerdotum scidit vestimenta sua dicens blasphemavit quid

65 Allora il sommo sacerdote strappò i suoi abiti dicendo: Ha bestemmiato; perché

adhuc egemus testibus ecce nunc audistis blasphemiam quid

abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco ora avete sentito la bestemmia; 66 che cosa

vobis videtur at illi respondentes dixerunt reus est mortis tunc exspuerunt

vi pare? Ma quelli rispondendo dissero: E’ reo di morte. 67 Allora sputarono

in faciem eius et colaphis eum ceciderunt alii autem palmas in faciem eius

sulla sua faccia e lo percossero con pugni, altri invece diedero degli schiaffi sul suo

dederunt dicentes prophetiza nobis Christe quis est qui te percussit Petrus vero

volto 68 dicendo: Profetizza a noi, Cristo, chi è che ti ha percosso? 69 Pietro invero

sedebat foris in atrio et accessit ad eum una ancilla dicens et tu

stava seduto fuori nell’atrio, e si avvicinò a lui una serva dicendo. Anche tu

cum Iesu Galilaeo eras at ille negavit coram omnibus dicens nescio quid dicis

eri con Gesù il Galileo. 70 Ma lui negò davanti a tutti dicendo: Non so che cosa dici.

Exeunte autem illo ianuam vidit eum alia ancilla et ait his qui erant ibi

71 E mentre usciva per la porta, lo vide un’altra serva e disse a coloro che erano lì:

et hic erat cum Iesu Nazareno et iterum negavit cum iuramento

Anche questo era con Gesù Nazareno . 72 E di nuovo negò con giuramento: 

quia non novi hominem et post pusillum accesserunt qui stabant et

non ho conosciuto l’uomo. 73 E dopo un po’ si avvicinarono coloro che stavano lì e

dixerunt Petro vere ed tu ex illis es nam et loquela tua

dissero a Pietro: Veramente anche tu sei di quelli; infatti anche la tua parlata

manifestum te facit tunc coepit detestari et iurare quia non novisset hominem et

ti fa manifesto. 74 Allora cominciò a imprecare e a giurare che non conosceva l’uomo. E

continuo gallus cantavit et recordatus est Petrus verbi Iesu quod dixerat

subito dopo il gallo cantò. 75 E si ricordò Pietro della parola di Gesù che aveva detto:

priusquam gallus cantet ter me negabis et egressus foras flevit amare.

Prima che il gallo canti, per tre volte mi negherai. E uscito fuori scoppiò in pianto amaramente.

 

 

 

 

 

E accadde che, avendo portato al culmine Gesù tutti questi discorsi, disse ai suoi discepoli. 2 Voi sapete che fra due giorni sarà fatta  Pasqua, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso.

“Si vergognino coloro che credono che il Salvatore temesse la morte e che abbia detto per paura della passione le parole: ”Padre, se è possibile, passi da me questo calice”. Tra due giorni sarà Pasqua ed egli sa che dovrà essere consegnato per essere crocifisso, e tuttavia non cerca scampo, non fugge atterrito, tanto che, mentre gli altri non vorrebbero andare, egli si avvia intrepido, e Tommaso dice: ”Andiamo anche noi e moriamo con lui”. E volendo porre fine alla festa secondo la carne e al simbolo esteriore, per restituire alla Pasqua la sua verità, dirà: “Ardentemente ho bramato di mangiare con voi questa pasqua prima della passione”. Cristo infatti si è immolato nella Pasqua come nostro agnello, sempre che ci nutriamo di lui negli azzimi della sincerità e della verità. Dunque nelle parole “fra due giorni è Pasqua”, mettendo da parte il significato letterale, dobbiamo ricercare il significato mistico e sacramentale. Dopo i due giorni della chiara luce dell’Antico e del Nuovo Testamento, viene celebrata per il mondo la vera Pasqua. La Pasqua che in ebraico si dice “phase”, non deriva da passione, come molti credono, ma da passaggio: l’angelo sterminatore infatti, vedendo il sangue, era passato nelle piazze degli Israeliti senza colpirli; e il Signore stesso, per dare l’aiuto al suo popolo, era passato dall’alto. Leggi il libro dell’Esodo, di cui, se la vita ci sarà ancora compagna, più ampiamente tratteremo. Ma il nostro “passaggio”, cioè la nostra “phase”, la nostra Pasqua così si celebra, se abbandonando l’Egitto e le cose terrene, ci dirigiamo verso le celesti”. ( Gerolamo )

Dopo la promessa della gloria futura e l’ammonimento a vegliare per non essere colti impreparati, Gesù riporta i discepoli alla realtà attuale e al discorso della croce. Non è più tempo ormai di semplici promesse: la storia della salvezza è giunta al suo epilogo  finale e bisogna cogliere l’importanza dell’evento ed entrare nel suo mistero.

3 Allora furono riuniti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo nell’atrio del sommo sacerdote che si chiamava Caifa 4 e tennero consiglio, per tenere Gesù con l’inganno ed ucciderlo. 5 E dicevano: Non nel giorno della festa, perché non accadesse un tumulto nel popolo.

“Allora”, cioè soltanto dopo che Gesù ha annunciato e proclamato nella chiesa e alla chiesa l’imminenza dell’ora, il Satana ha mano libera. Nulla potrebbe il Maligno se Gesù non lo permettesse, e Gesù lascia fare soltanto per convertire l’opera di distruzione in opera di salvezza. L’uomo ancora una volta appare come un docile strumento nelle mani del Diavolo. “Furono riuniti”... dalla potenza maligna, strumenti inconsapevoli di un’intelligenza più grande, alla quale nessuno può sottrarsi se non coloro che si affidano al Signore e alla sua Parola. La comunità del popolo di Dio è divisa in due. Da una parte vi è la chiesa dei pochi, rappresentata dai discepoli che seguono Gesù; dall’altra la chiesa dei molti, quella dei sacerdoti e degli anziani: è quella che ha potere, ma lo usa male, per dare la morte e non la vita. Fa cerchio intorno al sommo sacerdote, come se l’autorità costituita tutto possa legittimare, anche la condanna a morte del Figlio di Dio. Così l’uomo conferma e appoggia l’uomo nel suo essere contro Dio e contro il suo Cristo. Ed è disposto anche a ricorrere all’inganno e a ciò che riconosce un male pur di raggiungere il suo scopo; perché il fine giustifica i mezzi e bisogna in qualsiasi modo “tenere” Gesù e fermarlo una volta per sempre. Meglio operare in sordina, lontano dal pubblico delle grandi occasioni, perché non accadano incidenti di sorta. Tanto preme arrivare allo scopo! Si adempiono così le parole di Gesù, il quale aveva preannunciato che era necessario che il Figlio dell’uomo patisse per mano dei capi dei sacerdoti e degli anziani e fosse messo a morte. La necessità di una condanna viene convertita  nella necessità della salvezza. Perché l’amore di Dio si manifesta proprio in questo: che mentre noi tutti eravamo ingiusti Egli ha sacrificato suo Figlio per noi. Né si creda che il peccato sia solo di alcuni e non di tutti. Nessuno vuole la vita del Figlio se non in virtù del Figlio. Così la chiesa degli apostoli non ha parte al raduno degli empi, solo perché salvata e liberata dal peccato del mondo.

“Coloro che avrebbero dovuto preparare le vittime per la Pasqua imminente, levigare le pareti del tempio, spazzare i pavimenti, purificare i vasi e purificare se stessi secondo il rito prescritto dalla Legge per essere degni di mangiare l’agnello, si riuniscono invece a consiglio per trovare il modo di uccidere il Signore. E non hanno paura della sommossa, come appare a prima vista dalle loro parole; temono soltanto che con l’aiuto del popolo Gesù venga strappato loro dalle mani”. ( Gerolamo )

6 Ed essendo Gesù in Betania nella casa di Simone il lebbroso, 7 si avvicinò a lui una donna che aveva un alabastro di unguento prezioso e versò sopra il capo di lui che giaceva a mensa. 8 Vedendo i discepoli si indignarono dicendo:

Diversamente dalla chiesa che non vuole Gesù sta la chiesa che segue il Signore. Non è intenta a tessere trame di morte, ma segue il Cristo nella sua opera di salvezza. Non cerca l’amicizia dei sani, ma dei malati, non visita la casa del giusto, ma quella dell’ingiusto che offre a Gesù le proprie ferite per essere curato e sanato da ogni male. Ma i tempi sono difficili e la prova è grande. Di fronte agli empi che cercano e vogliono la necessità dell’ora, senza dubbi ed esitazioni di sorta, la comunità dei santi appare debole ed insicura. Non osa avvicinarsi al Signore ed interrogarlo e si dimostra riluttante ad entrare nel mistero della  morte e resurrezione del Figlio. Ancora una volta la fede dei primi è prevenuta e scavalcata da quella degli ultimi. Si avvicina a Gesù una donna sconosciuta “ che aveva un alabastro di unguento prezioso e versò sopra il capo di lui che giaceva a mensa”. Ciò che non fanno coloro che giacciono nell’intimità della mensa, lo fa una persona sconosciuta che viene da fuori. E i discepoli, vedendo, non colgono il segno della fede, ma indignati condannano.

“Mentre sta per soffrire per tutto il mondo e per riscattare tutti i popoli col suo sangue, Gesù si trattiene in Betania, cioè nella casa dell’obbedienza”, che un tempo apparteneva a Simone il lebbroso. Questi ora non è più lebbroso, ma lo era stato prima e poi fu mondato dal Salvatore; conserva però l’antico nome per testimoniare la potenza di colui che l’ha guarito. Infatti anche nell’elenco degli apostoli Matteo viene chiamato il pubblicano, col nome datogli dall’antico ufficio e dall’antica colpa, ma egli ha cessato ormai di essere un pubblicano. Alcuni per “casa di Simone il lebbroso” intendono quella parte del popolo che ha creduto al Signore e da lui è stata guarita. Anche Simone stesso viene detto obbediente, Simone che, secondo un’altra interpretazione, rappresenta il mondo nella cui casa è stata sanata la chiesa...”

Nessuno pensi che siano la stessa persona, questa donna che versa il profumo sul suo capo e quella che lo versò sui suoi piedi. Quest’ultima, che gli lavò anche i piedi con le lacrime e glieli asciugò coi capelli, è chiamata espressamente meretrice. Dell’altra di cui qui si parla non è detto invece nulla di simile. Né avrebbe potuto una peccatrice essere subito degna di avvicinarsi alla testa del Signore. Un altro evangelista, al posto del vasetto d’alabastro ( che è una specie di marmo ) d’unguento profumato, parla di nardo schietto, cioè vero e senza inganno, che è il simbolo della fede della chiesa e delle genti”. ( Gerolamo )

“So che alcuni contestano questo passo, perché mentre un evangelista dice che il solo Giuda si indignò - Giuda infatti teneva la borsa del denaro ed era ladro fin dall’inizio, - Matteo sostiene che furono tutti gli apostoli a indignarsi. Chi denunzia questa contraddizione sembra non conoscere l’esistenza di quella figura retorica che si chiama sineddoche, con la quale si indica il tutto per la parte, o la parte per il tutto. Infatti anche Paolo nella sua epistola diretta agli Ebrei ( sebbene di essa molti latini dubitino ), dopo aver descritto le sofferenze e i meriti dei santi, aggiunge: “Furono lapidati, tentati, segati in due, uccisi a colpi di spada”, mentre i giudei sostengono che solo un profeta, Isaia, sia stato segato. Possiamo anche spiegare diversamente questa contraddizione, immaginando cioè che gli apostoli si siano sinceramente indignati per i poveri, mentre Giuda si è indignato per l’utile che veniva a perdere. Pertanto la sua protesta costituisce una colpa, non avendo dimostrato con essa di preoccuparsi dei poveri, ma soltanto del denaro che voleva rubare”. ( Gerolamo )

“I discepoli che non conoscono i sentimenti di questa donna, la rimproverano inopportunamente; tuttavia, accusandola, mettono in luce la sua generosità. Dicendo, infatti, che “si poteva vendere per trecento denari”, dimostrano quanto aveva speso per quel profumo e quanto grande e magnifico è il suo gesto”. ( Crisostomo )

Perché mai questa perdita? 9 Infatti questo si sarebbe potuto vendere per molto ed essere dato a dei poveri.

I discepoli si attaccano disperatamente ad una parvenza di amore e di obbedienza al precetto di Dio, invero il loro cuore in questo momento non è in sintonia con la volontà di Gesù e merita il rimprovero di colui che legge nel profondo dell’animo.

10 E sapendo Gesù disse loro: Perché siete pesanti per questa donna? Invero ha fatto un’opera buona  verso di me;

Non vi basta di essere un peso per me? Volete essere pesanti anche per questa donna e provocare  la sua pazienza? Ella ha fatto un’opera buona verso di me. Merita l’elogio e non la  disapprovazione.

11 infatti avete sempre i poveri con voi, me invece non sempre avete.

Non è in discussione l’amore per i poveri, ma l’amore per il Cristo. I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete con voi il Signore, soprattutto quando la vostra fede è messa alla prova come adesso e rischiate di perderla.

“Sorge qui un’altra questione, in quanto il Signore dopo la risurrezione dirà ai discepoli: “Ecco, io sono con voi sino alla consumazione dei secoli”, mentre qui dice: “Non sempre avrete me con voi”. Mi pare che qui Gesù voglia riferirsi alla sua presenza corporale, nel senso che non starà con loro dopo la risurrezione, come sta ora che si intrattiene con essi in piena comunità di vita. Memore di questo, l’Apostolo dice: “E se un tempo abbiamo conosciuto Gesù secondo la carne, ora non lo conosciamo più così”. ( Gerolamo )

12 Mettendo infatti questa l’unguento sul mio corpo  ha fatto per seppellire me.

Questa donna ha messo l’olio profumato sul mio corpo in vista della mia morte. Ha fatto sua la mia volontà, ed è diventata il buon profumo di colui che non muore se non per risorgere e donare la vita eterna.

“Cioè: quello che voi considerate uno spreco è invece un servizio reso in vista della sepoltura. E non stupitevi se costei m’ha dato il buon profumo della sua fede, dato che io per lei sto per versare il mio sangue”. ( Gerolamo )

13 In verità, dico a voi, ovunque sarà predicato questo vangelo in tutto il mondo, sarà detto anche ciò che questa fece in memoria di lei.

“In tutto il mondo, non tanto questa donna, quanto la chiesa viene annunziata, perché ha seppellito il Salvatore e ha unto il suo capo. Osserva anche che colui che tra due giorni affronterà la passione e morirà, conosce tutti gli eventi futuri e sa che il suo Vangelo sarà annunciato e lodato in tutto il mondo”. ( Gerolamo )

Non ci può essere annuncio della parola di Gesù senza l’annuncio della sua morte e resurrezione. Ma bisogna entrare in questo mistero, nel tempo della nostra vita, perché l’opera del Signore non sia vana.  Per questo “ovunque sarà predicato questo vangelo in tutto il mondo, sarà detto ciò che questa fece in memoria di lei”. Perché ne seguiamo l’esempio e non siamo soltanto ascoltatori della Parola di Dio, ma facitori, non secondo lo spirito della Legge antica, ma in novità di vita. Ma chi è mai questa donna, la cui opera è diventata parte integrante dell’annuncio evangelico? Non ci è detto il nome, perché essa non ha un solo nome, bensì un solo volto. E’ la chiesa che per prima tiene lo sguardo a Cristo crocifisso per attingere dai segni della morte i segni della resurrezione. E’ la chiesa delle varie “Marie”, che non abbandonano il sepolcro, ma perseverano nella fede ed attendono la vita nuova. Ma c’è anche chi non crede nella potenza della sua resurrezione e non vuole cambiare faccia, ma persiste nel rincorrere un Dio diverso ed una salvezza che non passa attraverso la croce. E’ il momento della grandi decisioni, quando non si può più giocare sull’equivoco e sulle proprie convinzioni e si è costretti a scegliere: o con Gesù o contro Gesù. 

14 Allora se ne andò uno solo dei dodici, colui che era detto Giuda Iscariota dai capi dei sacerdoti

Chi non vuole Gesù crocifisso, passa dalla parte del nemico, in maniera aperta e totale, senza divisione di cuore. Non c’è cuore diviso che alla fine non sia costretto ad essere con lui o contro di lui. Giuda si allontana per sempre dal Signore, ma non sa restare solo né portare con le proprie spalle il peso del tradimento. Si unisce alla chiesa di coloro che non vogliono Cristo e si appoggia ai capi dei sacerdoti, per trovare nell’autorità che viene dalla terra quel sostegno che non ha voluto da Colui che viene dal cielo. Così la menzogna si maschera di verità e il tradimento indossa gli abiti della fede. Cerca la conferma dell’uomo che parla in nome di Dio, non crede nella potenza di Gesù, che fa risuscitare i morti e riduce a nulla coloro che sono.

15 e disse loro: Che cosa volete darmi? E io a voi lo consegnerò?

E’ smarrita per sempre la speranza nei beni eterni e  Gesù è svenduto per i beni di questo mondo. Chi si aspetta dalla chiesa la ricchezza terrena fa mercato delle cose di Dio e di Colui che viene da Dio. E deve schierarsi dalla parte dei peggiori, di coloro che non vogliono Gesù. Meglio se sono sacerdoti di Dio e  la loro condanna può tacitare la nostra coscienza!

“Giuda infelice! Vuol compensare il danno che credeva di aver subito per la perdita del profumo, col prezzo del tradimento del maestro: E non chiede una somma precisa, - affinchè almeno il suo tradimento apparisse vantaggioso, - ma, come se si trattasse di consegnare uno schiavo senza valore, lascia in potere dei compratori di stabilire quanto vogliono dare”. ( Gerolamo )

Ma quelli stabilirono per lui trenta monete d’argento.

Tanto poco vale la vita del Cristo! Il servo di Dio è stimato come il servo dell’uomo. E chi si considera poco si vende per poco. Così Giuda non ribatte all’offerta; forse sperava di avere di più, come tutti gli uomini che mercanteggiano, ma in cuor suo concorda, ed accetta.

“Giuseppe non fu venduto, come molti pensano seguendo la tradizione dei Settanta, per venti pezzi d’oro, ma, come risulta dall’autentico testo ebraico, per venti pezzi d’argento: non può infatti il servo valere di più del Signore”. ( Gerolamo )

16 E da allora cercava l’occasione per consegnarlo.

Giuda crede nella promessa dei beni terreni, anche se di poco valore. E da questo momento cerca l’occasione per tradire Gesù. Così colui che sedeva alla mensa del Signore si dimentica dei suoi doni e delle promesse eterne e si volge indietro a bramare le ghiande dei porci e si mette nelle mani del Diavolo e fa suo il giudizio di morte.

17 Il primo giorno degli azzimi si avvicinarono i discepoli a Gesù dicendo: Dove vuoi che ti prepariamo da mangiare la Pasqua?.

C’è chi si allontana per tradire e c’è chi si avvicina a Gesù e fa quadrato intorno a Lui, quando la prova è grande e l’ora decisiva. Nell’imminenza della  Pasqua quando Giuda ha già venduto il suo Signore, i discepoli si preparano per sedere alla  mensa con Lui e per alimentarsi con il suo stesso cibo. E si manifestano docili ed obbedienti  e interrogano Cristo, perché tutto sia fatto secondo la Sua volontà.

“Il primo giorno degli azzimi è il quattordicesimo giorno del primo mese, quando viene immolato l’agnello, la luna è piena e il lievito viene gettato via. Credo che tra i discepoli che s’avvicinarono a Gesù per chiedergli dove voleva che gli preparassero per mangiare la Pasqua, vi fosse anche Giuda il traditore”. ( Gerolamo )

18 Ma Gesù disse: Andate in città da un tale e ditegli: Il maestro dice: Il mio tempo è vicino, presso te faccio la Pasqua con i miei discepoli.

I discepoli si aspettavano la solita Pasqua, nella solita casa, Gesù preannuncia una Pasqua diversa, in una casa diversa. E in ciò è prefigurata la chiesa dei Gentili che accoglie Cristo, dopo il rifiuto da parte di Israele. Gesù abbandona la chiesa che vuole la sua morte e celebra la sua Pasqua nella casa di coloro che non lo conoscono. Non importa chi sono, purché lo accolgano, insieme con i discepoli.

“Egli non nomina l’uomo, dal quale avrebbe celebrato la Pasqua ( la dignità del nome cristiano infatti non era stata ancora accordata ai credenti, che sono coloro che vedono veramente Dio con gli occhi dello Spirito e della fede ), affinché sappiamo che gli apostoli preparano la Pasqua del Signore dall’uomo, al quale, al tempo del Signore, doveva essere attribuito il nome nuovo”. ( Ilario )

“Il Nuovo Testamento mantiene lo stile dell’Antico. Spesso leggiamo: “E disse a quello”, e: “in questo luogo”, e: “in quel luogo”. E’ ciò che in ebraico si dice “pheloni elmoni”, senza che sia indicato il nome della persona o del luogo cui ci si riferisce. In un altro Vangelo leggiamo: “Troverete là un tale che porta una brocca d’acqua. Si omette in sostanza di indicare il nome di questo tale, affinché tutti coloro che in futuro celebreranno la Pasqua siano liberi di festeggiarla dove vorranno”. ( Gerolamo )

19 E fecero i discepoli come comandò loro Gesù, e prepararono la Pasqua.

“In un altro evangelista leggiamo che essi trovarono una grande sala, adornata e addobbata, e che qui prepararono per lui. Mi sembra che in questa grande sala si debba scorgere la legge spirituale, che, uscendo dalle strettoie della lettera, accoglie in un luogo vasto e sublime il Salvatore. Paolo stesso dice che tutte le cose che prima considerava vantaggiose, le ha disprezzate come quisquilie e spazzatura, per preparare al Signore un degno alloggio”. ( Gerolamo )

20 E fattasi sera, giaceva a mensa con i suoi dodici discepoli. 21 E mentre loro mangiavano disse. In verità dico a voi che uno solo di voi ha intenzione di tradirmi.

Non c’è intimità più bella di quando si siede a tavola con Colui che si ama. E non c’è niente di più tristo che tradire il Signore quando si siede accanto a Lui e si attinge allo stesso cibo. I discepoli hanno già assaporato la gioia di una famiglia celeste e apprendono con tristezza l’annuncio del tradimento.

“Colui che aveva preannunciato la sua passione ora preannuncia il tradimento, dando al traditore la possibilità di pentirsi; questi infatti, comprendendo che il Signore conosce tutti i suoi pensieri e i suoi segreti sentimenti, potrebbe pentirsi del suo gesto. Tuttavia il Signore non designa espressamente il traditore, per evitare che non diventi ancora più impudente, vedendosi pubblicamente accusato. Dichiara che nel novero degli apostoli c’è un criminale, affinchè questi, prendendo coscienza  della propria colpa, possa pentirsi”.( Gerolamo )

22 E contristati fortemente cominciarono ognuno a dire: Forse che sono io, o Signore?

“Sicuramente undici apostoli sono certi di non nutrire nessun pensiero di tal genere contro il Signore; ma credono di più al maestro che a sé medesimi: spaventati come sono della loro fragilità, tristi lo interrogano sul crimine che egli ha denunciato e che pure sono consci di non avere commesso”. ( Gerolamo )

23 Ed egli rispondendo disse: Chi intinge con me la mano nel piatto, questi mi consegnerà.

“Straordinaria pazienza del Signore! Dapprima ha detto: “Uno di voi mi tradirà”. Persiste il traditore nella sua malvagità, il Signore più chiaramente lo rimprovera, e tuttavia non svela il nome di lui. Giuda, mentre gli altri sono rattristati e ritirano la mano rifiutando di portare il cibo alla bocca, con la temerarietà e l’impudenza con cui sta per tradirlo, mette insieme col maestro la mano nel piatto, per fingere, con l’audacia, la buona coscienza”. ( Gerolamo )

24 Il Figlio dell’uomo,  va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo a causa del  quale Il Figlio dell’uomo sarà consegnato,

“Né al primo né al secondo richiamo Giuda ritrae il piede dal tradimento; ma, al contrario, la pazienza del Signore alimenta la sua impudenza, per cui egli s’accumula la collera per il giorno dell’ira. Gesù allora predice la sua condanna, affinché colui che non è stato vinto dalla vergogna, si corregga all’annuncio del supplizio”. (Gerolamo)

sarebbe stata cosa buona per lui, se nato non fosse quell’uomo.

“Non si deve pensare che egli esistesse prima ancora di nascere: nessuno può essere se già non è. Queste parole vogliono semplicemente dire che è meglio non esistere piuttosto che esistere compiendo il male”. ( Gerolamo )

25 E rispondendo Giuda colui che lo consegnò, disse: Forse che sono io, Maestro? Gli disse: Tu hai detto

“Poiché gli altri rattristati, anzi molto tristi, gli hanno chiesto: “Sono forse io, Signore?”, Giuda, per non tradirsi tacendo, anche lui rivolge la stessa domanda, mentre gli rimorde la coscienza per aver audacemente messo la mano nel piatto. E alle parole di lusinga, unisce il segno della sua incredulità. Gli altri, che non lo avrebbero tradito dicono: “Sono forse io, Signore?”. Costui che si appresta a tradirlo, non lo chiama Signore, ma maestro, quasi per riserbarsi la scusa di aver tradito soltanto il maestro, dato che lo rinnega come Signore. Ed egli a lui: “Tu l’hai detto”. Al traditore vien chiusa la bocca con la stessa risposta che sarà poi data a Pilato”. ( Gerolamo )

26 E mentre quelli cenavano, prese Gesù un pane e benedisse e spezzò e diede ai suoi discepoli e disse: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo. 27 E prendendo un calice rese grazie e diede loro dicendo: Bevete da questo tutti. 28 Questo è infatti il mio sangue della nuova alleanza, che per molti sarà versato in remissione di peccati. 29 E dico a voi: Non berrò d’ora innanzi da questo prodotto della vite fino a quel giorno, quando berrò con voi quello nuovo nel regno del Padre mio.

Non c’è momento migliore per fare un dono..., quando si siede insieme alla stessa mensa. E non c’è dono più grande..., quando si dona se stessi. Spezzando il pane Gesù spezza la propria vita per noi, perché di essa ci nutriamo ogni giorno, in quella comunione di cuori che ci è data allorchè sediamo ad un’unica mensa, per nutrirci di un unico cibo. E’ Cristo l’agnello pasquale immolato per la salvezza del mondo. E non c’è pane per la vita eterna se non quello che è donato alla chiesa, per tutti i suoi figli.

“Prendete e mangiate”, non è semplicemente un invito è ancor più e ancor prima un comando, perché altrimenti non avremo parte con lui al banchetto del cielo. Molto si disquisisce sul valore e sul significato dell’eucarestia. Invero non c’è intelligenza e conoscenza di questo mistero, se non nel momento dell’obbedienza. Non ci sarà unità tra le diverse chiese, se non quando messe da parte le disquisizioni teologiche sederemo tutti insieme all’unica mensa, per nutrirci dell’unico cibo. E’ l’obbedienza alla parola di Dio, che fa vera la comunione, non le diverse opinioni al riguardo. Il mistero eucaristico supera l’umana comprensione e non ci è chiesto innanzi tutto di comprendere, ma di fare ciò che è volontà di Dio. Ma si può mangiare senza discernere! Non discerne  colui che si nutre del corpo di Cristo senza credere che esso alimenta e fa crescere una vita nuova, e non mangia indegnamente se non colui che non è nato a nuova vita con Lui. Se non comprendiamo, il Signore avrà misericordia della nostra pochezza, ma se non mangiamo non avremo la vita eterna. Corriamo dunque alla mensa del Signore e seguiamo l’esempio dei fratelli che ogni giorno partecipano al mistero eucaristico, e neppure disdegniamo di bere il sangue di Gesù. Non è una trovata dell’ultima ora, né una moda, ma il desiderio di un’eucarestia più vicina al Signore, anche nella forma.

“Dopo aver adempiuto al rito pasquale a aver mangiato insieme con gli apostoli la carne dell’agnello, Gesù prende il pane, che conforta il cuore degli uomini, e passa al vero sacramento della Pasqua, in modo che, come a sua prefigurazione il sacerdote del sommo Dio Melchisedec aveva fatto, offrendo il pane e il vino, così anche lui ora presenti l’offerta, ma nella verità della sua carne e del suo sangue. In Luca leggiamo che egli offrì due calici ai discepoli. Uno alla prima cena, l’altro alla seconda, affinchè chi non ha potuto mangiare l’agnello coi santi alla prima cena, possa mangiare, tra i penitenti, il capretto alla seconda”. ( Gerolamo )

“Perché istituisce questo mistero nel tempo della Pasqua? Lo fa per mostrarci con ogni suo atto che egli è il legislatore dell’antica alleanza e che tutto quanto è contenuto in essa è stato adombrato in vista della nuova. Dov’è la figura, Cristo sovrappone la verità: Qui, la sera è come il simbolo della pienezza dei tempi e indica che gli avvenimenti stanno per avere ormai la loro conclusione. Gesù, inoltre, rende grazie per insegnarci come dobbiamo celebrare questo mistero e per farci intendere che egli va volontariamente alla passione; vuole che noi sappiamo soffrire i nostri dolori  ringraziando, e ci offre infine le migliori speranze. Se la figura fu la liberazione da una grande schiavitù, tanto più la realtà libererà tutta la terra e beneficherà la nostra natura. Per questo motivo Gesù non istituisce prima questo mistero, ma lo realizza nel momento in cui devono cessare le prescrizioni legali. E così abolisce la più importante delle feste giudaiche, trasferendo i suoi discepoli a un’altra mensa, molto più sacra e che ispira un grandissimo timor di Dio. “Prendete e mangiate - egli dice - questo è il mio corpo, che per molti si spezza”. Come mai non si turbano udendo queste parole? Perché, già prima Cristo aveva detto loro molte e grandi cose di questo sacramento. Perciò ora non sta più a prepararlo e a farlo accettare, dato che ne hanno sentito parlare sufficientemente. Dichiara invece la causa della passione, cioè la remissione dei peccati. Chiama il suo sangue sangue del Nuovo Testamento, vale a dire della promessa, dell’annuncio, della nuova legge. L’aveva infatti già promesso in antico ed è appunto questo sangue che stipula la Nuova Alleanza. Come il Vecchio Testamento offriva pecore e vitelli, così il Nuovo offre il sangue del Signore”. ( Crisostomo )

29 E dico a voi: Non berrò d’ora innanzi da questo prodotto della vite fino a quel giorno, quando berrò con voi quello nuovo nel regno del Padre mio.

“Dalle cose carnali passa a quelle spirituali. La vigna trapiantata dall’Egitto è il popolo d’Israele, cui per bocca di Geremia il Signore parla così: “Io ti piantai vitigno scelto; come mai tu hai mutato i tralci in quelli di una vigna bastarda?”. E il profeta Isaia, nel cantico che rivolge al suo diletto, e tutta la Scrittura, in molti suoi passi, lo attestano. Dice dunque il Signore che non berrà più del frutto di questa vite se non quando sarà nel regno del Padre suo. Il regno del Padre credo sia la fede dei credenti, come viene confermato con le parole: ”Il regno di Dio è tra voi”. Ne consegue che quando i giudei accoglieranno il regno del Padre ( osserva che dice “del Padre” e non “di Dio”, poiché nel Padre è compreso anche il Figlio ), quando - ripeto - essi crederanno in Dio Padre, e il Padre li condurrà dal Figlio, allora il Signore berrà del loro vino e, come nell’allegoria di Giuseppe che regnava in Egitto, s’inebrierà coi suoi fratelli”.(Gerolamo)

30 E recitato l’inno uscirono verso il monte degli Olivi.

“Questo è quanto leggiamo nel salmo: “Mangiarono e adorarono tutti i sazi della terra. E sulla scorta di quest’esempio, chi si è saziato col pane del Salvatore e si è inebriato del suo vino, può lodare il Signore e salire sul monte degli Ulivi, dove è il riposo dalle fatiche, la consolazione dei dolori e la conoscenza della vera luce”. ( Gerolamo )

31 Allora dice loro Gesù: Tutti voi patirete scandalo in me in una notte come questa .

“Preannuncia ciò che dovranno soffrire, affinchè, quando soffriranno, non disperino della salvezza, ma, pentendosi, siano liberati. Significativamente aggiunge: “Resterete scandalizzati questa notte”; perché, allo stesso modo in cui coloro che s’inebriano, è di notte che si inebriano, così anche coloro che patiscono scandalo, si trovino a sostenerlo di notte e nelle tenebre. Quanto a noi, diciamo: “La notte è passata; il giorno è vicino”. ( Gerolamo )

E’ stato scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. 32 Ma dopo che sarò risorto, precederò voi in Galilea.

“Con altre parole, questo sta scritto nel profeta Zaccaria. Se non sbaglio, il profeta dice a Dio: “Percuoti il pastore, e siano disperse le pecore del gregge”. Anche nel sessantottesimo salmo, che è cantato tutto dal Signore, si ritrova questo stesso concetto: “Poiché colui che tu percuotesti, essi hanno perseguitato”. Ma è il buon pastore che viene percosso, affinchè dia la sua vita per le sue pecore e dei molti greggi erranti sia fatto un sol gregge con un solo pastore. Di questa testimonianza profetica ampiamente ho parlato nel mio opuscolo: “Il metodo ideale per tradurre”. ( Gerolamo )

33 E rispondendo Pietro gli disse: Anche se tutti si saranno scandalizzati in te, io non sarò mai scandalizzato. 34 Gli disse Gesù: In verità dico a te che in questa notte, prima che il gallo canti, per tre volte mi negherai.

35 Gli disse Pietro: Anche se sarà stato necessario che io muoia con te, non ti negherò. Similmente anche tutti i discepoli dissero. 36 Allora venne Gesù con loro nel villaggio che è detto Getsemani e disse ai suoi discepoli: Sedete qui finché vada là e preghi. 37 E preso Pietro con sé  e i due figli di Zebedeo, cominciò a rattristarsi e ad essere mesto.

L’ora della prova è anche l’ora dello scandalo, quando ci è chiesto di essere con Gesù, non soltanto per sedere alla sua mensa ma per seguirlo verso il Calvario.  E nessuno può affrontare la prova insieme a lui, se non in virtù di lui. “Tutti voi patirete scandalo in una notte come questa”. Non è un rimprovero, ma un richiamo alla consapevolezza della nostra povertà ed incapacità ad essere con Gesù, come Gesù. Solo Cristo può vincere nell’ora delle tenebre: noi possiamo solo star a guardare e godere della sua vittoria. E tutto questo è stato pienamente previsto dalla sapienza divina che così ha profetizzato: “ Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore”. Non solo è necessario che Gesù sia messo a morte, ma è necessaria anche la dispersione del gregge, perché si manifesti la potenza della risurrezione del Cristo che richiama alla sua vita tutti coloro che sono morti. La nostra infedeltà esalta e fa risaltare la fedeltà del Figlio, che non ci abbandona al nostro peccato, ma ci insegue e ci previene con la sua misericordia. “Ma dopo che sarò risorto precederò voi in Galilea”. Sarò di nuovo il vostro maestro e il vostro Signore, ma sulla via di una vita nuova aperta a tutti coloro che cercano la salvezza. C’è un cammino di Gesù verso Gerusalemme che volge ormai alla conclusione. Ma la fine dell’Antico prefigura e preannuncia l’inizio del nuovo, quando la grazia di Dio si riverserà sulle genti e la chiesa che è nata in Israele camminerà incontro agli ultimi. Non nella presunzione di una diversità che è soltanto dono, ma nella consapevolezza di un peccato che tutti ci unisce e tutti ci accomuna. Non c’è eletto che possa essere fedele al Padre, se non il Figlio suo unigenito Gesù. E non c’è zelo o buona volontà che possa vincere la potenza del Maligno, se non la morte e resurrezione di Cristo. Si rallegri il povero per la sua miseria, perché essa è stata colmata dei doni divini. Non c’è peccato così grande che non sia perdonato, e nessun uomo così lontano che il Signore non si ricordi di lui.

E rispondendo Pietro gli disse: Anche se tutti si saranno scandalizzati in te, io non sarò mai scandalizzato.

Pietro  dà prova di buona volontà. E’ sincero, ma non ha ancora compreso che non il peccato, ma una legge di peccato, ci allontana dal Cristo. Crede  nell’eccezione e nella possibilità dell’eccezione. Finirà lui stesso per confermare la regola, non una sola volta, ma per ben tre volte. Perché chi cade dall’alto, cade in maniera più rovinosa e vergognosa, nonostante i buoni propositi.

Gli disse Gesù: In verità dico a te che in questa notte, prima che il gallo canti, per tre volte mi negherai.

Prima che il gallo canti per annunciare un nuovo giorno mi negherai in questa notte per tre volte. Tanto grande è il potere delle tenebre che non bastano i buoni propositi, né le promesse di fedeltà.

“Mentre Pietro prometteva per l’ardore della sua fede, il Salvatore conosceva il futuro in quanto Dio. E precisa che Pietro lo rinnegherà proprio in quella notte, e lo rinnegherà tre volte. Ma dopo che il gallo cantò e, dissipatesi le tenebre, s’annunziò vicina la luce del giorno, mutando il suo animo, pianse amaramente e lavò con le lacrime del pentimento la macchia del suo rinnegamento”. ( Gerolamo )

Gli disse Pietro: Anche se sarà stato necessario che io muoia con te, non ti negherò. Similmente anche tutti i discepoli dissero.

Insiste Pietro nel proclamare la propria fedeltà e gli altri apostoli non vogliono sembrare di meno..., trascinati dall’esempio e dalle parole del primo. “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”. Verrà il giorno in cui confideremo solo nel Signore.

36 36 Allora venne Gesù con loro nel villaggio che è detto Getsemani e disse ai suoi discepoli: Sedete qui finché vada là e preghi.

“Getsemani significa “valle feracissima”. E’ in essa che Gesù ordina ai discepoli di sedere per un poco e di aspettare il suo ritorno, cioè per il tempo in cui il Signore rimane solo a pregare per tutti”. ( Gerolamo )

“Sedete qui”: è l’invito a restare fermi nella speranza della resurrezione e della vita nuova, secondo la promessa. Non ci è dato di andare oltre questa speranza e questa attesa. E’ Gesù e solo Gesù l’artefice della nostra salvezza. Se lungo e difficile è il tempo dell’attesa ci confortino le parole del Signore che non solo non cessa di operare per il nostro bene, ma innalza al Padre la sua incessante preghiera per tutti noi, perché il momento della prova sia vissuto nella consapevolezza del suo amore e nella fiducia che l’adempimento finale di ogni promessa è ormai alle porte. E non può esserci eccezione, anche quando l’amore di Gesù lascia spazio a coloro che gli  sono più vicini.

37 E preso Pietro con sé  e i due figli di Zebedeo, cominciò a rattristarsi e ad essere mesto. 38 Allora disse loro: Triste è l’anima mia fino a morte, sostenete qui e vegliate con me.

Dobbiamo intendere che l’amore di Gesù ha bisogno del conforto umano? O che Egli crede nei cuori diversi, di coloro che figurano come prediletti? Invero tutto questo è scritto per noi, perché non andiamo presuntuosi per i segni della predilezione divina e per una chiamata che in ogni momento è più vicina al Signore. Nessuno confidi in se stesso e nessuno segua l’esempio di Pietro anche se è messo a capo dei suoi fratelli. Il Signore dà maggiore fiducia a coloro che hanno proclamato uno zelo e una volontà più grandi, perché l’ardore della fede non va mortificato, ma riportato alla realtà di un peccato che solo il Figlio può togliere. C’è chi è più vicino alla passione di Gesù, c’è chi è più lontano... in senso fisico. Poco importa! Non c’è vicinanza e non c’è lontananza se non nella fede e secondo la fede. Vedono gli apostoli prediletti tutta l’angoscia di Gesù e più pressante è l’invito a sostenere e vegliare con il Cristo. Ma non vanno oltre gli altri, se non nell’apparenza e perché quasi trascinati a forza da Gesù. Non appena il Signore allunga il passo, ecco che rimangono indietro e peggio ancora si addormentano.

39 E andato avanti un po’ cadde giù sulla sua faccia, pregando e dicendo:

C’è chi cade, ma fa di tutto per salvare la faccia. Non così Gesù che umilia se stesso fino a perdere qualsiasi volontà propria che non sia quella del Padre, anche quando la prova si fa grande e grande è la tentazione di allontanarsi, se pur per un po’, dall’obbedienza.

Padre mio, se possibile, passi da me un calice come questo; tuttavia non come voglio, ma come tu vuoi.

“Dopo aver ordinato agli apostoli di restare a di vegliare con lui, andato un poco avanti, cade con la faccia a terra e mostra esteriormente, nella carne, l’umiltà della sua anima, supplicando e dicendo: “Padre mio”. E chiede che, se è possibile, passi da lui il calice della passione di cui abbiamo già parlato prima. Lo chiede, non per timore della passione, ma per pietà verso il popolo che gli sta davanti: che non debba bere il calice che gli è stato preparato. Per questo non dice “passi da me il calice”, ma passi da me un calice come questo, cioè il calice del popolo giudeo, il quale non può invocare la scusa dell’ignoranza, se mi ucciderà, perché possiede la Legge e i Profeti, i quali di me incessantemente hanno vaticinato. Ma poi, tornando in se stesso, come Figlio di Dio accetta ciò che nella sua angoscia di uomo aveva rifiutato. “Però non come voglio io, - dice, - ma come vuoi tu”. Non si compia - dice in altre parole - quanto io dico nel mio dolore umano, ma ciò per cui io sono disceso in terra: la tua volontà”.

( Gerolamo)

“Dopo prega dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però, non come voglio io, ma come vuoi tu. Egli chiede che il calice passi da lui. Forse che dice: “Questo calice passi al di là di me”? questa sarebbe stata la preghiera di uno che ha paura per se stesso. Ma altro è pregare che passi al di là sé, altro che passi da sé. Nel caso di una cosa che passi al di là di sé, ci si esclude personalmente dal dispiacere della cosa che passa. Chi invece chiede che una cosa passi da sé, non prega di essere personalmente evitato, ma che ciò che passa da sé raggiunga un altro. Era forse possibile che il Cristo non soffrisse? Ma questo mistero della nostra salvezza era stato rivelato in lui già fin dalla fondazione del mondo. Forse che lui non voleva soffrire? Ma in precedenza egli aveva consacrato il sangue del suo corpo, che avrebbe versato per la remissione dei peccati. Come spiegare quindi: “Padre, se è possibile” e: “Non come voglio io, ma come vuoi tu? Tutta la sua paura, in realtà, riguarda coloro che avrebbero sofferto. E poiché non è possibile che lui non soffra, fa una richiesta per quelli che avrebbero sofferto dopo di lui, dicendo: “Passi da me questo calice”. Come, cioè, è bevuto da me, così sia bevuto da loro, senza sfiducia nella speranza, senza sentire il dolore,  senza paura della morte.

“Se è possibile” poi, perché la carne e il sangue hanno un grande terrore di queste cose ed è improbabile che i corpi umani non soccombano alla loro asprezza. Dicendo poi: “Non come voglio io, ma come vuoi tu”, egli vorrebbe che i suoi discepoli non soffrano, affinché non rischino di perdere la fede nella sofferenza e meritino la gloria della sua eredità senza l’ostacolo della sofferenza. Egli, quindi, dicendo: “Non come voglio io”, non chiede che non soffrano, ma che la forza di bere il calice, ciò che vuole il Padre, come dice, passi da lui a loro. Secondo la sua volontà bisognava ormai che il diavolo fosse vinto non tanto da Cristo quanto dai suoi discepoli”. ( Ilario )

40 E venne dai suoi discepoli e li trovò dormienti

Dopo aver accettato pienamente la volontà del Padre, Gesù viene dai suoi discepoli per renderli compartecipi della propria passione, ma li trova addormentati, incapaci non solo di condividere una prospettiva di croce, ma anche di portarla davanti a Dio con la preghiera.

e dice a Pietro... Si rivolge solo a colui che più degli altri si era fatto garante della propria fedeltà, al futuro capo della chiesa, perché la debolezza dell’ora presente sia monito e luce per il futuro. Non c’è amore né zelo per il Signore  tanto grandi che siano immuni  dalla tentazione e dalla possibilità dell’abbandono.

“Rimprovera Pietro di non essere capace di vegliare con lui nemmeno un’ora. Pietro tra i tre, perché, a differenza degli altri, si era vantato che non si sarebbe scandalizzato. Indica poi i motivi della sua paura precedente, dicendo: “Pregate per non cadere in tentazione”. Questo era dunque ciò che voleva ( e perciò nella preghiera aveva insegnato: “Non indurci in tentazione” ), che la debolezza della carne non avesse alcun potere su di noi. Egli mostra poi perché li ha esortati a pregare per non cadere in tentazione dicendo: “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Non si riferiva certamente a se stesso, poiché queste parole erano rivolte agli apostoli. In che modo lo spirito pronto si riferirebbe a lui ora, se prima la sua anima è triste fino alla morte? In realtà egli comanda di vegliare e pregare perché non cadano in tentazione e non soccombano alla debolezza del corpo, e prega che, se è possibile, il calice passi da lui, perché nessuna carne ha la forza di berlo. ( Ilario )

Così non avete potuto per un’ora sola vegliare con me? 41 Vegliate e pregate, così da non entrare  in tentazione.

Più che un rimprovero è un richiamo alla consapevolezza del nostro peccato e alla fragilità della nostra carne, perché abbiamo a confidare unicamente nella potenza dello Spirito Santo e nella grazia che viene dal cielo. Ma bisogna entrare in una dimensione di preghiera perenne e non solo quando la prova ci appare grande, ma anche quando c’è bonaccia, perché il  nemico è sempre all’opera e facilmente può insinuarsi nella nostra vita, senza tanto rumore né scalpore.

“E’ impossibile che l’anima umana non venga tentata. Per questo nella preghiera al Signore diciamo: “Non c’indurre in tentazione, che noi non siamo capaci di sopportare”. Non rifiutiamo in sé la tentazione, ma scongiuriamo che ci vengano date le forze per sostenerla. Per questo egli non dice ora: ”Vegliate e pregate per non essere tentati”, ma: “per non cadere nella tentazione”, cioè perché la tentazione non vi superi, non vi vinca e non vi prenda nelle sue reti. Faccio un esempio: il martire che versa il suo sangue per testimoniare la fede nel Signore è certamente tentato; ma non rimane preso dalle reti della tentazione. Chi invece nega la sua fede, si espone alle ferite della tentazione”. ( Gerolamo )

Lo Spirito certamente è pronto, ma la carne non salda.

“Queste parole sono rivolte ai temerari, i quali ritengono di poter conseguire ciò in cui credono. Perciò, nella stessa misura con cui confidiamo nell’ardore dell’anima, dobbiamo temere la fragilità della carne. Ma, come c’insegna l’Apostolo, le opere della carne devono essere fatte morire per mezzo dello spirito”. ( Gerolamo )

42 Di nuovo per la seconda volta si allontanò e pregò dicendo: Padre mio, se non può questo calice passare oltre se non lo berrò, sia fatta la volontà tua.

“Prega per la seconda volta, affinché, se Ninive non può essere salvata senza che la zucca s’inaridisca, sia fatta la volontà del Padre, che non è contraria alla volontà del Figlio, dato che egli stesso dice per bocca del profeta: “Ho voluto fare la tua volontà, Dio mio”. ( Gerolamo )

“E allontanandosi, di nuovo pregò dicendo: “Padre, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”. Poiché i suoi discepoli avrebbero sofferto per la giustificazione della fede, egli ha preso su di sé tutta la debolezza del nostro corpo, ed ha inchiodato con sé alla croce tutto ciò che ci rendeva deboli. Porta i nostri peccati e soffre per noi perché, bruciando in noi l’ardore della fede quando combatteremo contro il diavolo la battaglia del martirio, con il suo corpo e la sua passione muoiano tutti i dolori delle nostre infermità. E se il calice non può passare da lui senza che lo beva, è perché non possiamo soffrire se non a partire dalla sua passione”. ( Ilario )

43 E venne di nuovo e li trovò dormienti, erano infatti i loro occhi appesantiti. 44 E lasciati quelli, di nuovo si allontanò e pregò per la terza volta dicendo lo stesso discorso.

“Da solo prega per tutti, come da solo soffre per tutto il mondo. Gli occhi degli apostoli invece erano deboli e si andavano chiudendo per l’approssimarsi del momento in cui l’avrebbero rinnegato”.(Gerolamo )

45 Allora viene dai suoi discepoli e dice loro: Dormite ormai e riposate; ecco si è avvicinata l’ora, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori:

“Dopo una preghiera assidua, dopo molteplici andate e ritorni, toglie la paura, dona la pace, invita al riposo, attende, ormai tranquillo a nostro riguardo, la volontà del Padre, dicendo: “Sia fatta la tua volontà”. Bevendo infatti il calice che sarebbe passato a noi egli avrebbe inghiottito la debolezza del nostro corpo, l’inquietudine della paura e lo stesso dolore della morte”. ( Ilario )

“Dopo aver pregato per la terza volta, affinché sulla bocca di due o tre testimoni stia salda ogni parola, e avere ottenuto che gli apostoli vincano il loro timore con la penitenza, senza temere la passione, s’avanza verso i persecutori, offre se stesso a coloro che vogliono ucciderlo, e dice ai suoi discepoli:”. ( Gerolamo )

46 Alzatevi, andiamo; ecco si è avvicinato colui che mi consegnerà.

“Affinché non ci trovino timorosi e riluttanti, avanziamo da noi verso la morte, in modo che ci vedano affrontarla con fiducia e gioia”. ( Gerolamo )

L’animo di Gesù appare trasformato dalla preghiera reiterata e prolungata. Non vi è più titubanza o riluttanza alcuna di fronte alla croce. E ciò è scritto per noi perché comprendiamo l’importanza della preghiera nel momento della prova. Mettiamo la nostra vita nelle mani del Padre ed Egli si prenderà cura di noi, e ci donerà quel coraggio e quella forza d’animo che non abbiamo.

47 Mentre ancora parlava, ecco Giuda uno dei dodici venne,

Il traditore viene a Gesù non per ascoltare la Sua parola, ma per chiudergli la bocca, per non udire mai più e perché altri non odano.

e con lui molta turba con spade e bastoni, mandati dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo.

Chi fa il male non è mai solo, ma si trascina dietro una turba numerosa, sedotta dalla stessa potenza di peccato. E’ la massa degli uomini che  nulla conta e a nulla serve  in questo mondo, se non per essere usata dal Satana e da chi fa per lui. Misero è colui che si lascia trascinare nel male, ma ancor più misero colui che opera nascostamente, mandando avanti gli altri. Vuol godere i frutti del peccato e del tradimento senza sostenere lo sguardo del Signore. Verrà il giorno in cui nessuno potrà sottrarsi al Suo volto e nascondersi dietro le masse increduli, confidando nel numero e non nell’amore di Dio.

48 E colui che lo consegnò diede a quelli un segno dicendo: Colui che avrò baciato, è proprio lui, tenetelo stretto.

“Misero Giuda, e tuttavia non degno di commiserazione: con la stessa incredulità con la quale consegnava ai nemici il suo maestro e Signore, credeva che i miracoli che aveva visto fare da lui non procedessero dalla sua maestà divina, ma fossero frutto di potere magico. E poiché aveva forse udito parlare della trasfigurazione sul monte, temeva che, con pari trasformazione, riuscisse a sfuggire dalle mani dei servi dei sacerdoti. Per questo dà loro un segno, affinché sappiano che il Signore è quello che egli indica col suo bacio”. ( Gerolamo )

49 E subito avvicinandosi a Gesù disse: Salute, maestro. E baciò lui.

E’ infranta per sempre l’amicizia di un tempo e Gesù non è più il Signore, ma un maestro: uno dei tanti maestri in cui l’uomo ripone le proprie speranze, e che abbandona quando non lo trova più conforme alle  aspettative.

“Questo impudente, con scellerata sfrontatezza, chiama maestro e bacia colui che tradisce. Tuttavia mostra ancora qualche residuo del rispetto proprio del discepolo, in quanto non lo consegna apertamente ai persecutori, ma lo indica loro per mezzo del bacio. E questo è proprio il segno che Dio dette a Caino, affinché chiunque lo incontrasse non lo uccidesse”. ( Gerolamo )

50 E gli disse Gesù: Amico, a quale scopo sei venuto?

Cristo chiama Giuda amico, per ricordare il vincolo passato, ma nello stesso tempo gli chiede per quale scopo è venuto a Lui. Si va a Gesù solo per ascoltare la sua parola e per fare la volontà del Padre: ogni altra ragione porta al tradimento e al rifiuto finale.

“La parola “amico” si deve intendere  nel senso in cui l’abbiamo letta poco prima: “Amico, in qual modo sei entrato qui, senza avere la veste nuziale?”. ( Gerolamo )

Allora si avvicinarono e misero le mani addosso a Gesù e lo tennero fermo.

C’è l’abbraccio dell’amore, di chi non vuol perdere il suo Signore e c’è la stretta mortale del serpente, di chi non vuole la salvezza che viene dal cielo, e ricorre anche alla violenza fisica pur di impedire l’opera del Cristo. Si avvinghiano attorno a Gesù per ridurre all’impotenza Colui che ha nelle proprie mani ogni potenza.

51 Ed ecco uno di coloro che erano con Gesù, stendendo la mano tirò fuori la sua spada e colpendo il servo del capo dei sacerdoti amputò il suo orecchio.

“In un altro evangelista è scritto che fu Pietro a compiere questo gesto, spinto dalla stessa anima ardente che lo ha indotto a compiere gli altri. Vi si legge anche che il servo del capo dei sacerdoti si chiamava Malco e che l’orecchio amputatogli fu quello destro. Di sfuggita osserviamo che “Malco”, un tempo “regale” popolo dei giudei, è divenuto servo dell’empietà e della cupidigia dei sacerdoti. E gli viene amputato l’orecchio destro, affinché oda col sinistro tutta la viltà della lettera. Ma il Signore, favorendo così quanti tra i giudei vorranno credere, gli restituisce l’orecchio destro e dona al servo la discendenza regale e sacerdotale”. ( Gerolamo )

52 Allora disse a lui Gesù: Rimetti la tua spada nel suo posto; tutti coloro infatti che avranno preso la spada periranno per la spada.

“E se non invano porta la spada l’autorità che ha l’ufficio di vendicare l’ira di Dio contro chi ha operato il male, tuttavia è vero che chiunque avrà posto mano alla spada, di spada perirà. Di quale spada perirà? Certamente di quella spada di fuoco che fiammeggia dinanzi al paradiso, e di quella dello spirito, che appare nell’armatura di Dio”. ( Gerolamo )

Nulla di più spontaneo ed istintivo che rispondere alla violenza con la violenza. Ma in questo modo non lasciamo operare la giustizia divina. Meglio rimettere ogni cosa nelle mani del Padre e seguire l’esempio di Cristo.

53 Forse pensi che io non posso pregare il Padre mio, e che darà a me più di dodici legioni di angeli? 54 In quale modo dunque si adempiranno le Scritture, che così è opportuno che accada?

“Non ho bisogno dell’aiuto dei dodici apostoli, - dice in sostanza il Signore, - anche se tutti mi difendessero, io che potrei avere dodici legioni dell’esercito angelico. Presso gli antichi una legione era formata di seimila uomini. Per mancanza di tempo non possiamo spiegare il significato allegorico del numero; basti dire che settantaduemila angeli, cioè il numero dei popoli distinti secondo le loro lingue, formano proprio dodici legioni. Le parole che seguono dimostrano che invano i profeti avrebbero vaticinato che il suo animo è pronto alle sofferenze, se il Signore stesso non avesse confermato, con la sua passione, che essi avevano detto il vero”. ( Gerolamo )

55 In quell’ora disse Gesù alle turbe: Come contro un ladrone siete usciti con spade e bastoni a prendere me; ogni giorno presso di voi sedevo insegnando nel tempio, e non mi avete tenuto.

Soltanto le turbe che non hanno testa e volontà propria meritano il richiamo del Signore. Coloro che agiscono dietro le quinte e nascondono il proprio volto non sono considerati degni neppure di sentire la Sua voce. I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo d’ora in poi udranno soltanto il silenzio del Figlio di Dio.

E’ da stolti - egli dice in sostanza - cercare con spade e bastoni chi spontaneamente si consegna nelle vostre mani, e ricercare di notte come se si nascondesse, e farvelo indicare da un traditore, chi ogni giorno insegna nel tempio. E se contro di me - conclude il Signore - vi siete riuniti nelle tenebre, è perché nelle tenebre è il vostro potere.”. ( Gerolamo )

56 Ma tutto questo è stato fatto affinché si adempissero le Scritture dei profeti.

“Quali sono queste scritture dei profeti? “Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi”, e altrove: “Come pecora è condotto al sacrificio”, e ancora: “Per le ingiustizie del mio popolo è condotto a morte”. ( Gerolamo )

Allora i discepoli tutti, abbandonatolo, fuggirono. 57 Ma quelli tenendo stretto Gesù condussero da Caifa  il sommo sacerdote,

Non c’è profezia che non debba avverarsi, nel tempo opportuno, ed allora cadrà ogni residuo di baluardo, tutto ciò che ancora si oppone all’adempimento della Parola. I discepoli finora hanno resistito alla furia degli eventi, ma adesso soccombono, non per il precipitare della situazione, ma per il necessario adempimento della parola, così come proclamato dal Signore. Se hanno perseverato nella sequela è stato per grazia di Dio, non per i loro meriti. Ma allorchè questa grazia è tolta, seppur momentaneamente, “tutti, abbandonatolo, fuggirono”. Perché era necessario che ancora una volta apparisse la fragilità della carne e la sua impossibilità a seguire Cristo nel cammino verso la croce. I discepoli non solo abbandonano Gesù, ma fuggono, travolti dalla furia del Satana. “Ma quelli tenendo stretto... E’ l’altro aspetto del peccato. C’è chi soccombe e fugge nella prova perché è debole, ma non vuole la morte di Gesù, e c’è chi invece vuole farla finita per sempre con il Salvatore e cerca conferma ed appoggio negli stessi capi della comunità. Meglio lasciare perdere Gesù, piuttosto che tenerlo ben stretto a sé, ma solo per giudicare la sua parola e per vagliarla con lo spirito della carne. E questo è detto anche per gli uomini di chiesa, perché si può uccidere Cristo, anche nel nome di Colui che l’ha mandato.

Ma quelli tenendo stretto Gesù condussero da Caifa  il sommo sacerdote, dove gli scribi e gli anziani si erano radunati.

La sapienza che viene dalla cultura e quella che viene dall’età amano sedere con i capi della chiesa,  non per ascoltare la parola di Gesù, ma per giudicarla.

58 E Pietro lo seguiva da lontano fino nell’atrio del sommo sacerdote.

La volontà più ferma ed ostinata può ben salvare dalla fuga precipitosa, ma non dà la forza per seguire Gesù allorché da tutti è condannato.

Ed entrato dentro sedeva con i sacerdoti per vedere la fine.

Pietro è un uomo coraggioso, guarda in faccia la realtà e si siede accanto ai sacerdoti, pur sapendoli ostili a Cristo, ma solo per vedere la fine. E’ smarrita la fede ed ogni speranza di gloria futura, rimane l’affetto verso un grande amico. Anche l’uomo è capace di lealtà e di solidarietà nella sventura, ma vi sono dei limiti, oltre i quali si può andare solo per grazia di Dio.

“O per amore di discepolo o per umana curiosità, desiderava sapere che condanna avrebbe inflitto il pontefice al Signore: se lo avesse condannato a morte o se lo avesse lasciato libero dopo averlo fatto flagellare. In questo sta la diversità tra i dieci apostoli e Pietro. Quelli fuggono; questi, invece, sebbene da lontano segue il Salvatore”. ( Gerolamo )

59 E i capi dei sacerdoti e tutto il concilio cercavano una falsa prova contro Gesù per consegnarlo alla morte. 60 E non trovarono essendosi presentati molti falsi testimoni. Ma da ultimo vennero due falsi testimoni 61 e dissero: Costui ha detto: Posso distruggere il tempio di Dio e dopo tre giorni riedificarlo.

“Come mai costoro sono falsi testimoni, se riportano le parole che il Signore, come abbiamo letto, aveva detto prima? Ma è falso testimone chi capisce le cose che ha sentito in un senso diverso da quello nel quale sono state dette. Il Signore, infatti, aveva parlato del tempio del suo corpo. Ma anche nel riferire le sue parole, lo calunniano e, aggiungendo o mutando qualcosa, quasi fanno giusta la loro accusa. Il Salvatore aveva detto: “Distruggete questo tempio”; costoro modificano le sue parole e dicono: “Posso distruggere il tempio di Dio”. Voi lo distruggete, - questo era il senso delle parole del Salvatore, - non io; perché non è permesso distruggere il proprio corpo. Ma essi mutano le sue parole e dicono: “e posso riedificarlo in tre giorni”, in modo che sembri che Gesù abbia parlato del tempio dei giudei. Il Signore, invece, per dimostrare che il tempio di cui parla vive e respira, aveva detto: “Ed io in tre giorni lo risusciterò”. Una cosa è riedificare, e un’altra risuscitare”. ( Gerolamo )

62 E alzandosi il sommo sacerdote disse a lui: Non rispondi nulla a quelle cose che questi contro di te testimoniano? 63 E Gesù continuava a tacere.

“L’ira sconsiderata e intollerante, non trovando modo di calunniare il Signore, costringe il pontefice a scendere dal suo seggio, e lo scatto di tutta la sua persona dimostra la stoltezza del suo animo. “Quanto più Gesù taceva di fronte a coloro che erano indegni della sua risposta, cioè ai falsi testimoni e agli empi sacerdoti, tanto più il sommo sacerdote era travolto dal furore e cercava di provocarlo per farlo rispondere, sperando di trovare nelle sue parole qualche motivo per accusarlo. Ma Gesù taceva. Ben sapeva infatti, essendo Dio, che qualsiasi cosa avesse detto, sarebbe stata stravolta per calunniarlo”. ( Gerolamo )

E il sommo sacerdote gli disse: Ti scongiuro per il Dio vivo, perché tu dica a noi, se tu sei il Cristo il Figlio di Dio.

“A che scopo scongiuri tu, il più empio dei sacerdoti: per accusare o per credere? Se è per accusarlo, ti smascherano gli altri ingiungendoti di condannarlo anche se tace. Se è per credere, perché non hai voluto credere a colui che già ha proclamato quanto tu gli chiedi ora di dire?”. ( Gerolamo )

64 Gli dice Gesù: Tu hai detto: ma pure dico a voi, d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo che siede alla destra della potenza di Dio e che viene sulle nubi del cielo.

“Analoghe sono le risposte che dà a Caifa e a Pilato, in modo che essi vengano condannati dalle loro stesse parole”. ( Gerolamo )

65 Allora il sommo sacerdote strappò i suoi abiti dicendo: Ha bestemmiato; perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco ora avete sentito la bestemmia; 66 che cosa vi pare? Ma quelli rispondendo dissero: E’ reo di morte.

“Colui che dal furore era stato spinto a scendere dal seggio sacerdotale, ora, dalla medesima rabbia, è costretto a strapparsi le vesti. Si strappa l’abito, e così dimostra che i giudei hanno perduto la gloria del sacerdozio e che vuoto è lo scanno del pontefice. Era però consuetudine dei giudei strapparsi le vesti, quando udivano una bestemmia o qualche imprecazione contro Dio. Leggiamo che anche Paolo e Barnaba si comportarono così quando in Licaonia furono onorati come dei. Erode invece, poiché non rese il dovuto onore a Dio e si compiacque superbamente dello smoderato favore popolare, fu colpito subito dall’angelo”. ( Gerolamo )

67 Allora sputarono sulla sua faccia e lo percossero con pugni, altri invece diedero degli schiaffi sul suo volto 68 dicendo: Profetizza a noi, Cristo, chi è che ti ha percosso?

“Così si realizza la profezia: “Porsi la mia guancia agli schiaffi e non sottrassi il mio volto all’ignominia degli sputi”. ( Gerolamo )

Sarebbe stato stolto rispondere a chi lo colpiva e indovinare chi lo schiaffeggiava, quando evidente era la follia di quelli che lo percuotevano. Ma come ora non profetizza per voi, così con estrema chiarezza ha profetato che Gerusalemme sarà circondata un giorno da un esercito e non resterà pietra su pietra.

69 Pietro invero stava seduto fuori nell’atrio, e si avvicinò a lui una serva dicendo. Anche tu eri con Gesù il Galileo. 70 Ma lui negò davanti a tutti dicendo: Non so che cosa dici. 71 E mentre usciva per la porta, lo vide un’altra serva e disse a coloro che erano lì: Anche questo era con Gesù Nazareno . 72 E di nuovo negò con giuramento:  non ho conosciuto l’uomo. 73 E dopo un po’ si avvicinarono coloro che stavano lì e dissero a Pietro:

“So che alcuni, spinti dall’affetto che nutrono per l’apostolo Pietro, interpretano queste parole dicendo che Pietro non ha rinnegato Dio, ma l’uomo, e che quindi il senso delle sue parole è questo: non conosco l’uomo, perché conosco Dio. Ma il lettore saggio capisce quanto sia sciocca questa interpretazione: costoro, difendendo in questo modo l’apostolo, accusano Dio di menzogna. Se infatti Pietro non ha rinnegato il Signore, è questi che ha mentito, dato che ha detto: “In verità ti dico che questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. Ed osserva che dice: “mi rinnegherai”, e non: “rinnegherai l’uomo”. ( Gerolamo )

Fra gli alcuni di cui parla Gerolamo è lo stesso Ilario, che così scrive al proposito:

“Bisogna ora esaminare con cura in che modo sia avvenuto il rinnegamento di Pietro... Una prima volta egli dice che non capiva che cosa volesse dire, la volta seguente che non era dei suoi, la terza volta che non conosceva quell’uomo. E, in verità, quasi non era un sacrilegio negare l’umanità di colui che egli per primo aveva riconosciuto come Figlio di Dio. Tuttavia, poiché a causa della debolezza della carne si era mostrato un tantino incerto, pianse amaramente,  riflettendo sul fatto che, nonostante l’avvertimento, non aveva potuto evitare la colpa della sua paura”. (Ilario)

Veramente anche tu sei di quelli; infatti anche la tua parlata ti fa manifesto.

“Non è che Pietro parlasse un’altra lingua o un idioma di una nazione straniera. Tutti erano ebrei, sia quelli che lo accusavano, sia colui che era accusato; ma poiché ogni regione e ogni provincia aveva caratteristiche proprie nel parlare, egli non poteva evitare il tono e l’accento del suo dialetto. Per questa stessa ragione, degli efratei, nel libro dei Giudici, è detto che non erano capaci di pronunciare la parola “scibbolet”. ( Gerolamo )

74 Allora cominciò a imprecare e a giurare che non conosceva l’uomo.

Il peccato di Pietro è in un continuo crescendo che ben sottolinea la debolezza della carne e l’incapacità dell’uomo a porre dei limiti e delle misure. Dapprima “ negò davanti a tutti”; poi “negò con giuramento”, infine “cominciò a imprecare e a giurare che non conosceva l’uomo”. Nega l’apostolo di essere stato con Gesù il Galileo, ma ciò non significa necessariamente il rinnegamento del Figlio di Dio, semmai l’ammissione della non sequela per quanto concerne il passato. Ma poi Pietro va ben oltre la stessa domanda, per compiacere coloro che ascoltano e per fugare ogni pericolo di coinvolgimento. “Non ho conosciuto l’uomo”: non è semplicemente una negazione, ma l’affermazione della sua negazione di Gesù come Figlio di Dio, il rinnegamento di Colui che viene dal cielo..., Cristo considerato alla stregua di un semplice uomo. E al giuramento infine aggiunge l’imprecazione e la bestemmia. E con ciò scavalca il peccato dei suoi stessi interlocutori.

E subito dopo il gallo cantò. 75 E si ricordò Pietro della parola di Gesù che aveva detto: Prima che il gallo canti, per tre volte mi negherai.

“Non c’è pentimento o ravvedimento che non nasca dall’ascolto della parola di Dio. Si può essere travolti dalla furia del peccato, anche in maniera rovinosa, ma finché permane il ricordo della Parola permane la  sua Potenza e non è ancora la fine e la morte eterna.

“In un altro Vangelo leggiamo che, dopo la triplice negazione di Pietro e dopo il canto del gallo, il Salvatore guardò Pietro, e questo suo sguardo indusse il discepolo a versare lacrime amare. Non poteva restare nelle tenebre della negazione colui che la luce del mondo aveva guardato”. ( Gerolamo )

E uscito fuori scoppiò in pianto amaramente.

Nessuna lacrima è così salutare come quella che è versata per il nostro peccato. Nessuna amarezza sarà convertita in dolcezza se non quella del cuore che non sa più contenere il dolore per la propria infedeltà. Piange l’apostolo senza freno,  non davanti all’uomo, ma davanti al suo Signore. Non meritano di vedere un cuore contrito per il proprio peccato coloro che non vogliono la salvezza che viene dal cielo.

“Stando seduto nell’atrio di Caifa, non poteva pentirsi. Per questo esce fuori dal sinedrio degli empi, per lavare con l’amaro pianto la macchia della triplice negazione”.     

( Gerolamo )

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