Vangelo di Matteo cap24

                                           

                                            Matteo 24

Et egressus Iesus de templo ibat et accesserunt discipuli eius ut ostenderent ei

E uscito Gesù dal tempio camminava. E si avvicinarono i suoi discepoli per mostrargli

aedificationes templi ipse autem respondens dixit illis videtis haec omnia

le costruzioni del tempio. 2 Ma egli rispondendo disse loro. Vedete tutte queste cose?

Amen dico vobis non relinquetur hic lapis super lapidem qui non destruatur

In verità dico a voi, non sarà lasciata qui pietra sopra pietra che non sia demolita. 3 E

sedente autem eo super montem Oliveti accesserunt ad eum discipuli secreto

sedendo lui sopra il monte degli Olivi, gli si avvicinarono i discepoli di nascosto

dicentes dic nobis quando haec erunt et quod signum adventus tui et

dicendo: Di’ a noi, quando saranno queste cose? E quale segno della tua venuta e

consummatio saeculi et respondens Iesus dixit eis videte ne quis

della fine del tempo? 4 E rispondendo Gesù disse loro: State attenti che qualcuno non

vos seducat multi enim venient in nomine meo dicentes ego sum Christus et

vi seduca; 5 molti infatti verranno in nome mio dicendo: Io sono il Cristo, e

multos seducent audituri enim estis proelia et opiniones proeliorum videte ne

sedurranno molti. 6 Infatti state per sentire di guerre e voci di guerre. Guardate di non

turbemini oportet enim haec fieri sed nondum est

venire turbati; è necessario infatti che accadano queste cose, ma non è ancora la

finis consurget enim gens in gentem et regnum in regnum et erunt

fine. 7 Infatti si alzerà  popolo contro popolo e regno contro regno e vi saranno

pestilentiae et fames et terraemotus per loca haec autem omnia initia sunt

pestilenze e carestie e terremoti luogo per luogo. 8 Ma tutte queste cose sono inizi

dolorum tunc tradent vos in tribolationem et occident vos et eritis odio

di dolori. 9 Allora vi consegneranno alla tribolazione e vi uccideranno e sarete in odio

omnibus gentibus propter nomen meum et tunc scandalizabuntur multi et

a tutte le genti a causa del  mio nome. 10 E allora molti saranno scandalizzati e

invicem tradent et odio habebunt invicem et multi pseudiprophetae surgent et

si tradiranno l’un l’altro e si odieranno l’un l’altro. 11 E molti falsi profeti sorgeranno e

seducent multos et quoniam abundavit iniquitas refrigescet caritas multorum

sedurranno molti. 12 E poiché sovrabbondò l’iniquità, si raffredderà la carità di molti.

Qui autem perseveraverit usque in finem hic salvus erit et praedicabitur hoc

13 Ma chi avrà perseverato fino alla fine, questi sarà salvo. 14 E sarà annunciato questo

evangelium regni in universo orbe in testimonium omnibus gentibus et tunc veniet

vangelo del regno in tutta la terra in testimonianza a tutte le genti; e allora verrà

consummatio cum ergo videritis abominationem desolationis quae dicta est

la fine. 15 Quando dunque vedrete l’abominio di desolazione che fu detto

a Daniele propheta stantem in loco sancto qui legit intellegat tunc qui

dal profeta Daniele, che sta in luogo santo, chi legge comprenda, 16 allora coloro che

in Iudaea sunt fugiant ad montes et qui in tecto non descendat tollere

sono in Giudea, fuggano verso i monti; 17 e chi è sul tetto non discenda a prendere

aliquid de domo sua et qui in agro non revertatur tollere tunicam suam

qualcosa dalla sua casa, 18 e chi è nel campo non torni indietro a prendere la sua tunica.

Vae autem praegnantibus et nutrientibus in illis diebus orate autem ut non fiat

19 Ma guai alle incinte ed alle allattanti in quei giorni. 20 E pregate perché non avvenga

fuga vestra in hieme vel sabbato erit enim tunc tribulatio magna

la vostra fuga in inverno o di sabato. 21 Vi sarà infatti allora una tribolazione grande,

qualis non fuit ab initio mundi usque modo neque fiet et nisi breviati

quale non  fu da inizio del mondo fino ad ora né accadrà mai. 22 E se non fossero stati

fuissent dies illi non fieret salva omnis caro sed propter electos

abbreviati quei giorni non sarebbe stata salva ogni carne; ma a causa degli eletti

breviabuntur dies illi tunc si quis vobis dixerit ecce hic est Christus aut

saranno abbreviati quei giorni. 23 Allora se qualcuno vi dirà: Ecco qui è il Cristo oppure

illic nolite credere surgent enim pseudochristi et pseudoprophetae et dabunt signa

là, non credete. 24 Infatti sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e daranno segni

magna et prodigia ita ut in errorem inducantur si fieri potest etiam

grandi e prodigi, così che vengano indotti in errore, se potesse accadere, anche

electi ecce praedixi vobis si ergo dixerint vobis ecce in deserto est

gli eletti. 25 Ecco ho predetto a voi. 26 Se dunque dicessero a voi: Ecco è nel deserto,

nolite exire ecce in penetralibus nolite credere sicut fulgur exit

non uscite; ecco nelle stanze interne , non credete. 27 Come infatti la folgore esce

ab oriente et paret usque in occidentem ita erit et adventus Filii hominis

da oriente e appare fino all’occidente, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.

Ubicumque fuerit corpus illic congregabuntur et aquilae statim autem post

28 Ovunque sarà il corpo, lì saranno riunite anche le aquile. 29 E  subito dopo

tribolationem dierum illorum sol obscurabitur et luna non dabit lumen suum et

la tribolazione di quei giorni il sole sarà oscurato e la luna non darà il suo lume, e

stellae cadent de caelo et virtutes caelorum commovebuntur et tunc parebit

le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno sconvolte; 30 ed allora apparirà

signum Filii hominis in caelo et tunc plangent omnes tribus terrae et

il segno del Figlio dell’uomo in cielo, e allora faranno lutto tutte le tribù della terra e

videbunt Filium hominis venientem in nubibus caeli cum virtute multa et maiestate

vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con molta  potenza e maestà.

Et mittet angelos suos cum tuba et voce magna et congregabunt electos eius

31 E manderà i suoi angeli con tromba e voce grande e riuniranno i suoi eletti

a quattuor ventis a summis caelorum usque ad terminos eorum ab arbore autem fici

dai quattro venti dalle sommità dei cieli fino ai loro confini. 32 Dall’albero del fico

discite parabolam cum iam ramus eius tener fuerit et folia nata scitis quia

imparate la parabola: quando già il suo ramo sarà tenero e le foglie nate, sapete che

prope est aestas ita et vos cum videritis haec omnia scitote quia

è vicino l’estate; 33 così anche voi quando vedrete tutte queste cose, sappiate che

prope est in ianuis amen dico vobis quia non praeteribit generatio haec donec

è vicino, alle porte. 34 In verità dico a voi che non passerà questa generazione finché

omnia haec fiant caelum et terra transibunt verba autem mea non

tutte queste cose non accadano. 35 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non

praeteribunt de die autem illa et hora nemo scit neque angeli caelorum nisi

passeranno. 36 Riguardo a quel giorno ed ora nessuno sa, neppure gli angeli del cielo, se

solus Pater sicut autem in diebus Noe ita erit et adventus Filii

non il  Padre solo. 37 E come nei giorni di Noè, così sarà anche la venuta del Figlio

hominis sicut enim erant in diebus ante diluvium comedentes et bibentes

dell’uomo; 38 infatti come vivevano nei giorni prima del diluvio, mangiando e bevendo,

nubentes et nuptui tradentes usque ad eum diem quo intravit Noe in arcam

prendendo moglie e dando in matrimonio, fino a quel giorno in cui entrò Noè nell’arca

et non cognoverunt donec venit diluvium et tulit omnes ita erit et adventus

39 e non conobbero, finchè venne il diluvio e prese tutti: così sarà anche la venuta

Filii hominis tunc duo erunt in agro unus assumetur et unus relinquetur

del Figlio dell’uomo. 40 Allora due saranno nel campo, uno sarà preso, uno sarà lasciato;

duae molentes in mola una assumetur et una relinquetur vigilate ergo

41 due che macinano alla mola, una sarà presa e una sarà lasciata. 42 Vegliate dunque,

quia nescitis qua hora Dominus vester venturus sit illud autem scitote

poiché non sapete in quale ora il Signore vostro sta per venire. 43 Ma quello sappiate

quoniam si sciret paterfamilias qua hora fur venturus esset vigilaret

che se conoscesse il padre di famiglia in quale ora il ladro sta per venire, veglierebbe

utique et non sineret perfodi domum suam

in continuazione e non permetterebbe che la sua casa fosse passata da una parte

ideo et vos estote parati quia qua nescitis hora Filius

all’altra. 44 Pertanto anche voi siate pronti poiché non sapete in quale ora il Figlio

hominis venturus est quis putas est fidelis servus et prudens quem

dell’uomo verrà. 45 Chi, pensi tu, è il servo fedele e prudente che

constituit dominus suus super familiam suam ut det illis cibum in tempore

il suo Signore ha costituito sopra la sua famiglia, perché dia loro il cibo in tempo

beatus ille servus quem cum venerit dominus eius invenerit sic facientem

opportuno? 46 Beato quel servo che allorché verrà il suo Signore troverà che fa così.

Amen dico vobis quoniam super omnia bona sua constituet eum si autem dixerit

47 In verità dico a voi che sopra ogni suo bene costituirà lui. 48 Ma se dicesse

malus servus ille in corde suo moram facit dominus meus venire et coeperit

quel malvagio servo in cuor suo: il mio Signore tarda a venire; 49 e cominciasse

percutere conservos suos manducet autem et bibat cum ebriosis

a percuotere i suoi compagni di servitù, e mangiasse e bevesse con gli ubriaconi ,

veniet dominus servi illius in die qua non sperat et hora qua ignorat et

50 verrà il Signore di quel servo nel giorno in cui non spera, e nell’ora in cui ignora 51 e

dividet eum partemque eius ponet cum hypocritis illic erit fletus et stridor dentium

lo dividerà e la sua parte porrà con gli ipocriti; lì sarà il pianto e lo stridore dei denti.

 

                                       

 

E uscito Gesù dal tempio camminava. E si avvicinarono i suoi discepoli per mostrargli le costruzioni del tempio. 2 Ma egli rispondendo disse loro. Vedete tutte queste cose?

In verità dico a voi, non sarà lasciata qui pietra sopra pietra che non sia demolita.

Una volta uscito dal tempio Gesù continua ad andare, come chi ha  il pensiero altrove e non si preoccupa di ciò che lascia alle spalle. Ciò evidentemente colpisce i discepoli, che non comprendono le ragioni di questo disinteresse per la bellezza e la magnificenza del tempio di Dio. E si avvicinano a lui, per richiamarlo alla grandezza e allo splendore della fede di Israele, quasi paventino un colpo di testa e l’abbandono dell’eredità più bella lasciata dai padri. Non comprendono ancora la novità di vita che viene dal Figlio e cercano di distoglierlo da atteggiamenti di rifiuto così netti e radicali. La risposta del Figlio conferma i loro dubbi e i loro timori. Vano è l’attaccamento ad ogni gloria passata. La storia sta giungendo al suo momento centrale: il cuore va rivolto al futuro e all’imminenza dell’ora. E tutto questo senza ombra di dubbio ed esitazioni. Il nuovo sarà confermato da segni grandi e a tutti manifesti.

Vedete tutte queste cose? In verità dico a voi, non sarà lasciata qui pietra sopra pietra che non sia demolita.

Voi che ora siete testimoni dell’antico sarete testimoni del nuovo. E non vi sarà novità alcuna se non dopo la distruzione di tutto ciò che appartiene all’uomo vecchio. Comprendono i discepoli la gravità e la serietà del discorso. Altro non dicono né osano chiedere perché il luogo e il momento non sono adatti.

3 E sedendo lui sopra il monte degli Olivi, gli si avvicinarono i discepoli di nascosto dicendo: Di’ a noi, quando saranno queste cose? E quale segno della tua venuta e della fine del tempo?

Finalmente possono parlare liberamente con Gesù. La prudenza però in questi casi non è mai troppa e si avvicinano al Signore di nascosto perché nessuno veda né possa udire. Se non vuoi dirlo a tutti di’ a noi quando sarà la distruzione del tempio e con essa la tua venuta e la fine di questo tempo. I discepoli evidentemente hanno identificato la distruzione del tempio con la restaurazione finale di tutte le cose che seguirà la venuta del Signore. Gesù non chiarisce né contraddice. Seppur si tratta di eventi che storicamente sono collocati in tempi diversi, dal punto di vista spirituale stanno l’uno accanto all’altro e si possono identificare e sovrapporre l’uno con l’altro. Perché la distruzione del tempio è figura della fine di questo tempo. E ancor di più la fine di questo tempo fa tutt’uno con la fine del nostro tempo. Soltanto in quest’ottica possiamo intendere il discorso di Gesù che conclude andando oltre l’intendimento degli apostoli ed identifica e sovrappone tre eventi storicamente diversi e ben distinti: la distruzione del tempio ad opera dei Romani, la Sua venuta ultima sulla terra e la nostra morte individuale. Ma per ora la risposta di Gesù segue la logica della domanda. Fa un discorso che, per così dire, procede a ritroso, partendo da ciò che viene ultimo in senso temporale , ma è prima in senso assiologico. Perché il nostro cuore innanzitutto deve riposare nella speranza della venuta del Signore nella sua gloria. Vana è la nostra fede in Gesù se non crediamo che in lui è la vita eterna e che egli restaurerà tutte le cose, così come erano prima del peccato e ancor più. Va condannata e ripudiata una fede priva della  dimensione escatologica, tutta intenta ad ammirare la grandezza terrena della chiesa, indifferente alle promesse di eternità. E così la fine del tempio e la sua distruzione fa tutt’uno con la venuta del Signore e la distruzione dell’uomo vecchio. Due eventi collocati in tempi diversi vengono ricondotti ad un unico significato ed identificati l’uno con l’altro secondo la logica del discorso che procede per immagine.

4 E rispondendo Gesù disse loro: State attenti che qualcuno non vi seduca; 5 molti infatti verranno in nome mio dicendo: Io sono il Cristo, e sedurranno molti. 6 Infatti state per sentire di guerre e voci di guerre. Guardate di non venire turbati; è necessario infatti che accadano queste cose, ma non è ancora la fine. 7 Infatti si alzerà  popolo contro popolo e regno contro regno e vi saranno pestilenze e carestie e terremoti luogo per luogo. 8 Ma tutte queste cose sono inizi di dolori. 9 Allora vi consegneranno alla tribolazione e vi uccideranno e sarete in odio a tutte le genti a causa del il mio nome.

E’ subito elusa una immediata risposta riguardo al quando. Non è questo ciò che importa innanzi tutto sapere. Cosa giova investigare e sapere riguardo alla fine del tempo? Meglio è conoscere il tempo che precede la fine, quando è ancora possibile il pentimento e la conversione al Signore. Nell’assoluta certezza della venuta del Salvatore, meglio è preparare i nostri cuori, perché sarà tempo di prova e di lotta estrema. Innanzitutto dovremo stare in guardia dai  falsi Cristi. E chi sono costoro, se non gli uomini che si fanno portatori di una salvezza che non viene dal cielo? Sono già in mezzo a noi e molti trascinano con sé nella dannazione eterna. E’ già guerra totale tra i figli delle tenebre e i figli della luce , senza esclusione di colpi. Non vi turbate se crescerà la violenza dell’uomo contro l’uomo e si moltiplicheranno le sciagure e le calamità naturali. In quanto a voi, vi attende ben altra prova. Tutte queste cose sono soltanto inizi di dolore, cioè iniziano l’uomo al dolore e gli fanno conoscere la sua ineluttabile realtà. Il vero dolore è ben altro: è quello per Cristo e per il suo nome. Vi è un dolore “iniziale”, che ci accomuna agli altri e che è una costante di tutta l’esistenza e vi è un dolore “finale” che è esclusivo dei discepoli di Cristo. Il primo è semplicemente imposto e di per sé nulla ci dice se non che siamo creature infelici e decadute dallo stato di grazia. Il secondo è liberamente scelto per amore di Cristo: ci mette in comunione col Salvatore e ci apre le porte della vita eterna. Ciò che gli altri reputano una sciagura, per noi è segno di elezione divina.

9 Allora vi consegneranno alla tribolazione e vi uccideranno e sarete in odio a tutte le genti a causa del il mio nome. 10 E allora molti saranno scandalizzati e si tradiranno l’un l’altro e si odieranno l’un l’altro. 11 E molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. 12 E poiché sovrabbondò l’iniquità, si raffredderà la carità di molti. 13 Ma chi avrà perseverato fino alla fine, questi sarà salvo.

Coloro che hanno rifiutato il Cristo non accetteranno la testimonianza dei discepoli e li odieranno a morte e cercheranno di rendere la loro vita impossibile sottoponendoli ad ogni sorta di prova e di vessazione, non esclusa la stessa eliminazione fisica. E non c’è affetto umano o vincolo familiare che regga il confronto: o si è con Cristo o si è contro Cristo, o si è in comunione coi santi o con i reprobi. Vi sarà un tradimento aperto e palese del Cristo e vi sarà il tradimento più nascosto e subdolo di coloro che seguiranno i falsi profeti. L’iniquità degli uomini crescerà sempre di più, fino a raffreddare in molti l’amore per il Signore. Non ci sarà salvezza, se non attraverso la perseveranza, perché il Satana userà ogni mezzo e ogni sua possibilità per mandarci in perdizione. Non basta aver intrapreso il cammino della salvezza: bisogna andare avanti, fino alla meta. La posta in gioco è molto alta: non scandalizziamoci dunque se ci crolla addosso il mondo intero. Non lasciamoci prendere dal panico di fronte alla crescente tragedia del genere umano e guardiamoci dai falsi profeti. Ma chi è falso profeta se non colui che viene nel nome del Cristo, usando la parola del Cristo? Vi saranno tanti che parlano in nome di Cristo, ma uno solo è il Signore e uno solo il suo vangelo.                    

14 E sarà annunciato questo vangelo del regno in tutta la terra in testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.

Prima della fine, tutto il mondo dovrà conoscere l’annuncio che viene dal cielo. In esso e soltanto in esso si manifesta l’amore divino per le sue creature. Nessuno è escluso, se non chi si esclude da se stesso. C’è il tempo in cui la luce splende sul monte, che è la chiesa, e attira a se tutti gli uomini, e verrà il tempo in cui la luce splenderà nel mondo intero, perché il rifiuto appaia più manifesto e palese. E allora verrà la fine, perché non ci sarà più nessuno da illuminare e ogni carne avrà visto la salvezza che è in Cristo Gesù. Non chiediamoci come è possibile e come avviene tutto ciò, ci basti la parola del Signore. E’ un inganno e una tentazione diabolica voler capire in quale modo è annunciata la salvezza a tutti gli uomini, anche sondando e scrutando le Scritture. Il discorso è fatto per immagine e vuol soltanto ribadire l’assoluta fedeltà di Dio alla sua promessa. Il segno ha un valore puramente spirituale ed interiore e ci mette in guardia dai falsi profeti e da ogni facile profezia. Non è da ieri e non è storia di oggi: cresce il numero dei visionari e di coloro che annunciano l’imminenza della fine. Ma si appoggiano alla parola di Dio e trovano in essa conferma! Sono un segno  di Dio, o più semplicemente i falsi profeti di cui parla  Gesù? E tutti coloro che li seguono? Basta una qualsiasi sequela, se pur numerosa, per essere accreditati presso il Padre? O non si realizzano con ciò le parole di Cristo: “e sedurranno molti”? Meglio rimanere attaccati alle Sacre Scritture! E’ un terreno più sicuro e meno scivoloso!

“Il segno dell’avvento del Signore sarà dato dall’annuncio del Vangelo a tutto il mondo, in modo che nessuno abbia più scuse: allora la predicazione sarà già completa, oppure la vedremo completarsi in breve tempo. Non credo che ci sarà popolo che ignorerà il nome di Cristo. E se anche presso qualcuno non giungerà un predicatore, quel popolo riceverà dai popoli vicini la notizia della fede”. ( Gerolamo )

15 Quando dunque vedrete l’abominio di desolazione che fu detto dal profeta Daniele, che sta in luogo santo, chi legge comprenda, 16 allora coloro che sono in Giudea, fuggano verso i monti; 17 e chi è sul tetto non discenda a prendere qualcosa dalla sua casa, 18 e chi è nel campo non torni indietro a prendere la sua tunica. 19 Ma guai alle incinte ed alle allattanti in quei giorni. 20 E pregate perché non avvenga la vostra fuga in inverno o di sabato.

Il discorso di Gesù si fa sempre più oscuro e complesso. E ciò conferma la necessità di una lettura puramente “interiore” Chi, o che cosa è mai questo abominio di desolazione di cui parla Gesù? Riportiamo l’interpretazione dei padri.

“Se veniamo invitati a una maggior attenzione, significa che quanto ci viene detto ha un significato mistico: Leggiamo in Daniele: “E a mezza settimana saranno fatti cessare il sacrificio e l’oblazione, e nel tempio vi sarà l’abominazione della desolazione, fino alla fine dei tempi, e la rovina ricadrà sul devastatore”. Di ciò parla anche l’Apostolo: l’uomo ingiusto e nemico si leverà contro tutto ciò che è Dio e sarà adorato e oserà stabilirsi nel tempio divino e proclamare che egli stesso è Dio, e il suo avvento, operato da satana, annienterà e getterà nella solitudine, lontani da Dio, coloro che lo avranno accolto. Si può anche ritenere semplicemente una manifestazione dell’anticristo la presenza dell’immagine di Cesare, collocata da Pilato nel tempio, o la statua equestre di Adriano, che fino ad oggi si trova in tale santissimo luogo. Abominazione, secondo l’antica Scrittura, significa culto degli idoli; e il Signore aggiunge “della desolazione”, perché l’idolo sarà posto nel tempio abbattuto e distrutto .Per abominazione della desolazione si può intendere ogni perversa dottrina; per cui, quando vedremo che essa si stabilisce nel luogo santo, cioè nella chiesa, e proclama di essere Dio, dobbiamo fuggire dalla Giudea ai monti, cioè dobbiamo abbandonare la parola delle tenebre e la perversità giudaica e avvicinarci ai monti eterni dai quali mirabilmente Dio manda la sua luce”. ( Gerolamo )

“E io penso che sia inutile parlare di questo, dato l’insegnamento dei beati  Daniele e Paolo: queste cose infatti le ha dette riguardo ai tempi dell’Anticristo. Questi è chiamato “abominio” perché, andando contro Dio, si arroga l’onore di Dio: “abominio della desolazione” poi, perché desolerà la terra con guerre e massacri da sacrilegio. E per questo, accolto dai giudei, egli starà nel luogo sacro, perché laddove Dio era invocato dalle preghiere dei santi, sia ricevuto dagli increduli, che lo venerano con un onore dovuto a Dio”. ( Ilario )

“E’ indubbio il riferimento al Satana e alla sua opera devastatrice. E non si deve pensare che tale opera sia soltanto alla fine della storia: è già fin d’ora, e ben l’attesta l’Apostolo Paolo, allorché dice che il mistero d’iniquità è già in atto. Cresce il suo potere e la sua affermazione nel mondo, fino ad entrare nella chiesa stessa di Dio e a sedere nel luogo santo. Nella casa del Signore la verità convive con la menzogna e le tenebre cercano di sopraffare la luce. Quando ciò assumerà dimensioni macroscopiche, allora sarà la fine. Invero ci sembra che questi versetti si possano leggere in un senso più attuale. Dell’abominio è detto “che sta in luogo santo” perché lo è già fin d’ora ed è scritto “chi legge comprenda”, perché bisogna vedere con gli occhi della fede, e non attendere chissà quali segni. 

16 Allora coloro che sono in Giudea, fuggano verso i monti: Non vi preoccupate  della chiesa terrena, fuggite verso la chiesa celeste. Vi è un amore alla chiesa volto al passato e un amore proiettato verso il futuro. Le cose vecchie ormai non sono più e noi tutti siamo incamminati verso la Gerusalemme celeste. E questo ci dà pace e consolazione, perché tante sono le chiese sulla terra che presumono di verità, ma una sola ci conduce alla vita eterna: è quella che tutti unisce e nessuno divide, che tutti salva e nessuno manda in perdizione, perché conosce un unico capo e un’unica guida: Cristo Gesù. A lui solo guardiamo e lui solo seguiamo, in tutto sottomessi all’uomo e ad ogni autorità costituita, ma fiduciosi soltanto nell’amore del Signore e nella sua grazia. Non sarà certo la nostra casa terrena a salvarci, né ciò che è in essa. Coloro che ormai vedono le cose dal di fuori e dal di sopra , non cerchino scampo in ciò che appartiene alla terra, ma in colui che viene dal cielo. 

17 e chi è sul tetto non discenda a prendere qualcosa dalla sua casa ... Anche se gli sembra la più bella, la meglio costruita e la più sicura.

Dovremo restare sui tetti e sulle terrazze, dove non possono giungere le frecce infuocate del diavolo, e non discendere per prendere dalla casa qualcosa che apparteneva alla nostra precedente vita, né cercare quanto è rimasto indietro, ma seminare invece nel campo delle spirituali Scritture, onde raccogliere da esse il frutto. Non dobbiamo prendere un’altra tunica, perché questo il Signore l’ha proibito agli altri apostoli”. ( Gerolamo )

18  e chi è nel campo non torni indietro a prendere la sua tunica.

Chi è già sceso in campo, non torni indietro per riprendersi ciò di cui è stato spogliato, ma corra nudo e povero incontro al Salvatore. Non abbiamo più bisogno di nulla, se non della fede in Cristo. Perché nulla abbiamo portato in questo mondo e nulla porteremo nell’altro mondo, se non l’amore che è nel Signore. Si rallegrino le vergini e gli eunuchi, perché la loro corsa sarà più pronta e più veloce e senza rimpianto alcuno.

19 Ma guai alle incinte ed alle allattanti in quei giorni.

Guai a coloro che hanno il cuore assopito, perché devono far crescere e nutrire i loro figli carnali. Dovranno perderli, all’improvviso, con grande dolore. Voglia il cielo che trovino il tempo e il coraggio per rifugiarsi nel Signore, prima che arrivi la fine.

20 E pregate perché non avvenga la vostra fuga in inverno o di sabato.

Il Signore ci invita a pregare perché la nostra fuga non avvenga in inverno, cioè quando il nostro tempo non è dei migliori, né il più felice, e stiamo meglio nella nostra casa terrena e facciamo più fatica ad uscire in campo aperto  o, peggio ancora, di sabato quando è già troppo tardi per operare, e la festa è già cominciata e la porta già chiusa.

“Se pensiamo che Gesù si riferisca alla conquista di Gerusalemme da parte di Tito e di Vespasiano, è chiaro che i giudei dovranno pregare perché essa non si verifichi né d’inverno né di sabato; perché nel primo caso il rigore della stagione impedirebbe di fuggire nel deserto e di nascondersi sui monti isolati, mentre nel secondo caso non avrebbero che l’alternativa di fuggire e di violare così la Legge, oppure di restare ed essere uccisi. Se vuole invece riferirsi alla fine del mondo, così dicendo ci esorta affinché la nostra fede nella carità di Cristo non si raffreddi e non s’intorpidiscano le nostre virtù, astenendoci, in quanto è sabato, dalle opere di Dio”. ( Gerolamo )

“Siamo poi esortati a pregare perché la nostra fuga non avvenga d’inverno o di sabato, cioè perché non siamo trovati nel freddo dei peccati o nell’assenza di attività di opere buone”. ( Ilario )

21 Vi sarà infatti allora una tribolazione grande, quale non  fu da inizio del mondo fino ad ora né accadrà mai.

Dopo aver parlato della tribolazione a cui saranno abbandonati i suoi discepoli per opera degli uomini che non vogliono la salvezza, ma ancor più ad opera del Satana che siede nella chiesa stessa di Dio, Gesù allarga il discorso della croce e lo porta alla sua dimensione e al suo significato universale. Vi è una tribolazione che è unica ed esclusiva dei discepoli: non fa tutt’uno con le tribolazioni di questo mondo ma è diversa e in più. Ed è proprio questo suo essere in più e di più che la fa aborrire e rende i discepoli spregevoli agli occhi del mondo. Perché l’uomo non è fatto per la sofferenza, ma per la gioia e chi va a cercarsi certe croci è degno di disprezzo e di rifiuto, è folle e, come tale, nel migliore dei casi, va compatito e rifiutato. Ma la follia della croce è sapienza di Dio e verrà il giorno della sua esaltazione e glorificazione massima davanti agli occhi dell’intera umanità e degli angeli stessi. E tutto questo avverrà per contrasto solo allorchè l’uomo avrà conosciuto e succhiato fino alla feccia il vino amaro del Satana. Perché anche la croce che viene dal peccato avrà la sua massima esaltazione, ma per condurre alla morte e non alla vita eterna. E tutto questo naturalmente è fatto in giudizio per gli uomini di questo mondo, non per i discepoli. Per questo è scritto

22 E se non fossero stati abbreviati quei giorni non sarebbe stata salva ogni carne; ma a causa degli eletti saranno abbreviati quei giorni.

Il Signore non insisterà e non permetterà più di tanto, per amore degli eletti, cioè di coloro che hanno scelto la sua croce. E coloro che l’hanno rifiutata? Sperimenteranno tutta la tragedia di una vita senza Dio, non semplicemente questa o quella croce, ma la croce che è nel rifiuto del Cristo, preludio alla  dannazione eterna. Così la croce del Cristo sarà esaltata fino al cielo, l’altra sarà sprofondata sotto terra e porterà con sé tutti coloro che non hanno accolto il Salvatore.

“Quei giorni saranno abbreviati, non secondo le fantasticherie di certuni i quali pensano che sarà mutata la durata dei tempi, non ricordando che sta scritto: “I giorni restano secondo il tuo ordine”; dobbiamo intendere invece che essi saranno abbreviati qualitativamente, cioè non nella durata, ma nell’intensità. Come nella benedizione si dice: “Lo ricolmerò della lunghezza dei giorni”, così si debbono intendere abbreviati quei giorni, a evitare che non vacilli, nell’aspettativa dei tempi, la fede dei credenti”. ( Gerolamo )

Nell’imminenza della fine gli uomini vedranno tutta la bruttura del Satana e allora disperatamente e inutilmente cercheranno il Cristo, senza sapere dove. Ma non si turbi chi è discepolo.

23 Allora se qualcuno vi dirà: Ecco qui è il Cristo oppure là, non credete. 24 Infatti sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e daranno segni grandi e prodigi, così che vengano indotti in errore, se potesse accadere, anche gli eletti. 25 Ecco ho predetto a voi. 26 Se dunque dicessero a voi: Ecco è nel deserto, non uscite; ecco nelle stanze interne , non credete. 

Sarà tempo propizio per i falsi profeti e i falsi cristi, perché troveranno terreno facile da seminare, allorché i cuori non avranno più speranza in questo mondo e saranno costretti a cercarla in cielo. E il Satana darà loro una mano, con segni grandi e prodigi cercheranno di indurre in errore, se potesse accadere, gli stessi eletti. Non si turbi il nostro cuore, il Signore ha predetto a noi. Attenti a certi messaggi! I segni della venuta del Signore vanno cercati e letti dentro di noi. Non c’è bisogno di correre a destra e a sinistra, di esplorare ogni luogo più inaccessibile ( il deserto ) e più nascosto ( le stanze interne ). Ciò è detto di coloro che si lasciano attirare da proposte di fede che promettono di andare più lontano e di esplorare più in profondità. Nessuna parola se pur si presenta in nome di Cristo può andare oltre la parola del Signore. E questa parola ci è già stata data in tutta la sua potenza e pienezza, cosicché noi non abbiamo più bisogno di nulla, se non di attendere nella pazienza che è  perseveranza nella fede, perché tutto si compia secondo la parola.

27 Come infatti la folgore esce da oriente e appare fino all’occidente, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 28 Ovunque sarà il corpo, lì saranno riunite anche le aquile. 

Niente di più immediato, di più chiaro e di più luminoso dell’apparizione di una folgore.

La vede chiunque e in ogni luogo, purché non sia cieco. E chi sono coloro che seguono i falsi profeti, se non coloro che sono ciechi? Non scorgono la luce perché non la portano nel loro cuore, e allora si lasciano guidare da chiunque si fa portatore di luce.  Beati coloro che hanno occhi celesti e vedono dall’alto della fede, come le aquile! Vedranno subito dov’è colui che porta con sé e in sé la grazia che ci nutre e ci fa crescere per la vita eterna.

“Da un esempio naturale, che ogni giorno costatiamo, siamo ammaestrati sul mistero di Cristo. Si sa che le aquile e gli avvoltoi avvertono anche al di là del mare la presenza dei cadaveri e si radunano attorno a quel cibo. Se dunque gli uccelli privi di raziocinio, grazie al loro senso, percepiscono dove si trova un piccolo cadavere, pur essendone separati da tanto spazio di terra e dalle onde del mare, quanto più noi e tutta la moltitudine dei credenti dobbiamo affrettarci a radunarci attorno a colui la cui folgore guizza da oriente e riluce fino a occidente! Possiamo intendere che corpo, cioè “ptoma”che i latini efficacemente traducono con cadavere, perché cade con la morte, è la passione di Cristo che siamo chiamati a imitare. Come si legge dovunque nelle Scritture, attorno ad essa dobbiamo radunarci, per poter giungere per mezzo di essa alla conoscenza del Verbo di Dio. Così è detto nel passo: “Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi”, e in Isaia: “Come pecora condotta al macello”, e in analoghe citazioni. Aquile sono chiamati i santi, ai quali, come alle aquile, la giovinezza ogni dì si rinnova; essi poi, come dice Isaia, si rivestono di penne e prendono le ali per potersi innalzare fino alla passione di Cristo”. ( Gerolamo )

29 E  subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole sarà oscurato e la luna non darà il suo lume, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno sconvolte; 

Il sole e la luna si oscureranno e non daranno più la loro luce, gli astri cadranno dal cielo, le potenze celesti saranno squassate, non perché diminuirà realmente la loro luce ( altrove leggiamo che il sole splenderà sette volte di più), ma perché, in paragone della luce vera, ogni cosa sembrerà oscura al nostro sguardo. Se dunque questo nostro sole che ora incede splendendo sul mondo, e la luna che è la seconda luce, e le stelle che brillano per consolare la notte, e tutte le virtù ( in cui dobbiamo vedere le moltitudini degli angeli ) saranno come tenebre all’avvento di Cristo, precipiti l’orgoglio di coloro che, ritenendosi santi, non temono la presenza del giudice. ( Gerolamo )

30 ed allora apparirà il segno del Figlio dell’uomo in cielo, e allora faranno lutto tutte le tribù della terra e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con molta  potenza e maestà.

“Questo è il segno della croce, affinché i giudei vedano, come dicono Zaccaria e Giovanni, colui che hanno crocifisso; oppure come si può anche intendere, il vessillo della vittoria trionfante”. ( Gerolamo )

Prima ancora della gloria del Figlio vedremo la gloria della Sua croce, nel tempo della grande tribolazione, in contrasto e per contrasto con la croce del mondo. Solo gli eletti potranno contemplare il volto del Figlio di Dio nella gloria della beatitudine eterna. Ma è necessario che tutti vedano l’adempimento della promessa e il ritorno vittorioso e glorioso di Colui che è stato rigettato .Ancora una volta volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. Ma come sarà mai questa visione e come può essere che coloro che hanno rifiutato il Cristo, vedano se pur per poco quella gloria che non hanno cercato né accolto durante la loro vita? Non è detto che tutti vedranno la gloria del Figlio di Dio, ma che vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con molta potenza e maestà. Il Cristo apparirà come colui che viene dal cielo ed è portatore di vittoria, ma avrà ancora le sembianze se pur glorificate del Figlio dell’uomo, e apparirà   per un attimo, come il lampo. E soltanto dopo lo splendore della sua croce e dopo che tutte le tribù si saranno battute il petto, chi per il pentimento, chi per l’umiliazione. Ma non ci potrà più essere finzione né sottomissione di comodo, solo per scansare il castigo perché

31 manderà i suoi angeli con tromba e voce grande e riuniranno i suoi eletti dai quattro venti dalle sommità dei cieli fino ai loro confini.

Ben presto sarà fatta la separazione degli eletti dai reprobi. E i santi andranno con il loro Signore, mentre gli altri resteranno con il naso all’insù, cercando disperatamente di cogliere ancora per un attimo quella gloria che non è fatta per loro e sta per fuggire lontano, per sempre.

Di questa tromba parla anche l’Apostolo, di essa leggiamo anche nell’Apocalisse di Giovanni, mentre nell’Antico Testamento si narra che le trombe son fatte d’oro, di bronzo e d’argento, affinché facciano squillare i sublimi sacramenti della dottrina”. ( Gerolamo )

32 Dall’albero del fico imparate la parabola: quando già il suo ramo sarà tenero e le foglie nate, sapete che è vicino l’estate; 33 così anche voi quando vedrete tutte queste cose, sappiate che è vicino, alle porte. 34 In verità dico a voi che non passerà questa generazione finché tutte queste cose non accadano.

“Con l’esempio dell’albero insegna il sopraggiungere della fine del mondo: Quando spuntano sull’albero del fico le prime gemme, e le gemme sbocciano nei fiori, e dalla corteccia spunta la foglia, voi capite che giunge l’estate, perché sono arrivati lo zeffiro e la primavera; così, quando vedrete accadere tutte queste cose che sono state scritte, non crediate che già sia venuta la fine del mondo, perché questi segni sono come gli annunci, il preludio: essi mostrano che l’evento è imminente ed è già alle porte”. ( Gerolamo )

La parabola del fico ci riporta alla realtà attuale. Con la venuta del Figlio è già nato il nuovo albero di vita e già è visibile nel Cristo e ad opera del Cristo. Il ramo è ancora tenero, ma porta con sé e in sé  l’età dell’uomo maturo e le foglie sono già spuntate per far crescere coloro che sono stati piantati  nel Salvatore. E’ vicino il tempo dei frutti, ma bisogna custodire la vita nuova dagli attacchi del Maligno, finchè verrà il Figlio e ci libererà per sempre dal Satana e tutti gli eletti vedranno la sua salvezza.

35 In verità dico a voi che non passerà questa generazione finché tutte queste cose non accadano.

Non c’è bisogno di attendere il giorno del giudizio finale, perché la vita eterna è già data in dono, con la venuta del Salvatore. Non passerà questa generazione, perché il tempo della salvezza è già venuto e allorché morti a questa vita, entreremo fin d’ora nella vita eterna. Se poi vogliamo riferire il discorso al seconda venuta del Figlio, dobbiamo intendere la parola “generazione” in senso lato, come l’insieme di tutti coloro che sono nati da Adamo: è cosa certo che tutto questo accadrà, prima che passi questa generazione di peccatori. Si può intendere il discorso riferito alla distruzione di Gerusalemme, che avverrà alcuni anni dopo la morte di Gesù quando non sarà ancora spenta “questa generazione”, cioè le persone nate in quel tempo. Il discorso di Gesù già anticipa la finale sovrapposizione di tre eventi distinti: la distruzione del tempio, la seconda venuta  del Figlio per il giudizio universale, la nostra morte individuale, che già porta con sé la distruzione dell’uomo vecchio, il giudizio di Dio e l’ingresso nella vita eterna.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Nessuna certezza, se non quella della fede che riposa nella parola del Figlio.  Fallace è la fede che guarda al cielo materiale e alla terra. Perché passa l’apparenza di questo mondo e il suo ricordo pure. Meglio ascoltare la parola del Signore e custodirla nel proprio cuore!

36 Riguardo a quel giorno ed ora nessuno sa, neppure gli angeli del cielo, se non il  Padre solo.

E perché chiedete al Figlio ciò che lui stesso non vuole sapere? C’è un interesse ed una curiosità per le cose celesti che nulla giova alla salvezza. Meglio seguire l’esempio di Colui che tutto ha rimesso nelle mani del Padre, anche il giorno della sua glorificazione agli occhi di coloro che l’hanno crocefisso.

“In molti codici latini troviamo aggiunto “neanche il Figlio”, mentre i codici greci, e in particolare quelli di Adamanzio e di Pierio, non hanno questa aggiunta; mi sembra però che sia giusto parlarne, dato che è riportata in alcuni esemplari. Ario ed Eunomio si rallegrano della cosa, come se l’ignoranza del maestro dia gloria ai discepoli, e dicono: Chi ignora non può essere uguale a chi conosce. Contro costoro bastano alcune brevi considerazioni. Dato che tutti i tempi sono stati fatti per mezzo di Gesù, cioè del Verbo di Dio - “Tutte le cose sono state fatte per mezzo suo, e niente è stato fatto senza di lui” - e dato che in tutti i tempi è compreso anche il giorno del giudizio, come può ignorare una parte colui che ha fatto il tutto? Possiamo anche aggiungere: che cosa è più grande: avere conoscenza del Padre, o del giorno del giudizio? Se il Signore conosce ciò che è più grande, come può ignorare ciò che è minore? Sta scritto: “Ogni cosa che è del Padre mi è stata data”: se dunque tutte le cose del Padre sono anche del Figlio, per quale ragione il Padre si è tenuta per sé la data del giorno del giudizio e non ha voluto comunicarla al Figlio? Ma si può anche fare quest’altra considerazione: se il Figlio non conosce l’ultimo giorno, non conosce neppure il penultimo, e così risalendo indietro, non conosce nessuno degli altri giorni. E’ assurdo pensare, infatti, che chi non conosce il primo, conosca il secondo. Ora, poiché abbiamo dimostrato che il Figlio non può ignorare il giorno della fine, dobbiamo cercare perché dice di non conoscerlo. A proposito del Salvatore l’Apostolo scrive che in lui “ sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza”. In Cristo vi sono dunque tutti i tesori della scienza e della sapienza, ma sono nascosti. Perché sono nascosti? Dopo la risurrezione, interrogato dagli apostoli, Gesù più chiaramente parla di questo giorno: “Non compete a voi conoscere il tempo e il momento che il Padre ha posto in suo potere”. Quando dice: “non compete a voi di conoscere”, mostra che egli lo conosce, ma che non conviene che gli apostoli lo conoscano, in modo che, non sapendo con certezza quando verrà il giudizio, vivano sempre come se dovessero essere giudicati il giorno dopo. Per concludere: quando il Vangelo ci dice che solo il Padre conosce quel giorno, ci costringe logicamente a intendere la stessa cosa anche del Figlio: nel Padre infatti è compreso anche il Figlio. Ogni padre porta in sé il nome del figlio”. ( Gerolamo )

37 E come nei giorni di Noè, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo; 38 infatti come vivevano nei giorni prima del diluvio, mangiando e bevendo, prendendo moglie e dando in matrimonio, fino a quel giorno in cui entrò Noè nell’arca 39 e non conobbero, finchè venne il diluvio e prese tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.  

Vi è un’apparente contrasto tra la drammaticità degli eventi che dovranno accadere e l’indifferenza e la noncuranza degli uomini che continuano a vivere come sempre. E ciò è la conferma migliore che i segni di cui parla Gesù vanno letti e compresi con l’intelligenza dello Spirito. Coloro che guardano alla vita con gli occhi della carne non vedranno nulla di nuovo e di diverso, non proveranno turbamento né desiderio di conversione. Eppure la croce che viene dal Satana continuerà a crescere, ma l’uomo risponderà allo stesso modo, come sempre, precipitando ancor più nelle passioni e negli attaccamenti della carne. Ma che cosa primariamente cerca e vuole l’uomo che vive in Adamo? Innanzitutto la soddisfazione dei desideri del ventre. E il mangiare e il bere ancora prima della donna. Perché non sempre è facile soddisfare certe passioni,  soprattutto quando non si è più giovani, né tanto meno ricchi; ma nessuno può negarci il piacere del cibo e l’ebbrezza delle bevande.  Il bambino che succhia al seno della madre ha la stessa voluttà peccaminosa del vecchio che siede ad una povera mensa. In definitiva conta ben poco quello che si mangia, ma con quale spirito si mangia, e il povero non è certo diverso dal ricco, né un piccolo da un vecchio. Vi è poi l’età matura in cui il desiderio della donna si fa prepotente, e allora sembra che non ci sia modo migliore di spendere il proprio tempo che cercare una compagna o più compagne, e non solo per sé, ma anche per i propri figli. Così i genitori sono sempre molto indulgenti e comprensivi verso le debolezze dei figli, e vogliono per loro il partito migliore, memori del bel tempo che fu, non certo il Signore. Sta scritto che l’uomo non vive di solo pane , ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio e che siamo stati fidanzati ad un unico sposo. La vita si alimenta del cibo che viene dal cielo e l’amore di un rapporto sponsale col Figlio. Ma non comprende e “non conosce”, se non chi è illuminato dall’ascolto della Parola. Così ieri, dai tempi di Noè, così oggi e domani, fino al giorno del giudizio universale. Coloro che non saranno entrati nell’arca della salvezza saranno colti all’improvviso, ignari di Dio, ignari del giudizio finale e della giustizia divina che non tarda mai a venire.

40 Allora due saranno nel campo, uno sarà preso, uno sarà lasciato; 41 due che macinano alla mola, una sarà presa e una sarà lasciata. 

E questo è detto per noi che abbiamo seguito Gesù, perché il nostro cuore non si assopisca e non si indurisca nel tempo dell’attesa. Non basta essere scesi sul campo di battaglia, ma bisogna vegliare e trovarsi pronti per il combattimento finale, perché soltanto chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvo. Non basta frequentare la casa di Dio: l’uno sarà preso dal Signore, l’altro abbandonato al Satana. Due donne sederanno alla stessa mola, per macinare lo stesso grano. Porteranno la stessa fatica e lo stesso sudore, ma soltanto colei che avrà mantenuto indiviso il proprio cuore sarà presa in sposa dal Signore, per l’eternità.

42 Vegliate dunque, poiché non sapete in quale ora il Signore vostro sta per venire.

Nessuna certezza riguardo a quell’ora, se non la certezza dell’ora. Per questo dobbiamo vegliare perché non sappiamo quando il Signore verrà; ma è cosa certa che  sta per venire, perché già si è messo in cammino.

43 Ma quello sappiate che se conoscesse il padre di famiglia in quale ora il ladro sta per venire, veglierebbe in continuazione e non permetterebbe che la sua casa fosse passata da una parte all’altra. 44 Pertanto anche voi siate pronti poiché non sapete in quale ora il Figlio dell’uomo verrà. 

Agli occhi di chi non crede Gesù è il ladro: demolisce ogni  aspettativa terrena e viene a portarci via quello che è nostro. Ma un padre di famiglia veglia, non per Lui ma contro di Lui, perchè non vuole la demolizione della propria casa.  Così la giustizia della terra si contrappone a quella che viene dal cielo, e vede un nemico nell’unico vero amico. Ma viene il giorno del giudizio e tutta la nostra  casa sarà passata da un capo all’altro e nulla resterà in piedi. Coloro che pensano di aver già liquidato il caso Gesù si sbagliano. Egli risorgerà dai morti e verrà nella sua gloria per giudicare ogni carne. Non viviamo come gli uomini di questo mondo, tutti presi dal sonno della morte, ma vegliamo nell’attesa della sua venuta, perché ecco è già alle porte. Impariamo ancora una volta dal Cristo, è lui che ci insegna com’è il vero padre di famiglia, e non seguiamo l’esempio degli scribi e dei farisei. Si atteggiano a padri della loro casa, in realtà sono lupi rapaci e tutti trascinano con sé all’eterna rovina.

45 Chi, pensi tu, è il servo fedele e prudente che il suo Signore ha costituito sopra la sua famiglia, perché dia loro il cibo in tempo opportuno?

La domanda è provocatoria e la risposta una sola. E’ Gesù il servo fedele e prudente che il Padre ha costituito sopra tutta la sua famiglia, che è la chiesa, perché vegli su di essa e la difenda dall’opera del Maligno E’ lui solo che ci dona il cibo per la vita eterna, “in tempo opportuno”, quando è ancora possibile la salvezza e non è ancora venuto il giorno del giudizio. Lui seguiamo e lui ascoltiamo, nutrendoci ogni giorno della sua parola e del cibo eucaristico.

46 Beato quel servo che allorché verrà il suo Signore troverà che fa così.

Felice l’uomo che si farà imitatore di Gesù. Nella rinuncia a tutto, per essere solo di Dio, troverà il possesso di ogni bene.

47 In verità dico a voi che sopra ogni suo bene costituirà lui.

Certo non saremo costituiti sopra la famiglia celeste, perché c’è un solo Padre e un solo Signore, ma saremo ricolmati di ogni dono di grazia, perché tutto è stato fatto per noi, e Dio vuole che abbiamo la vita e l’abbiamo in sovrabbondanza.

48 Ma se dicesse quel malvagio servo in cuor suo: il mio Signore tarda a venire; 49 e cominciasse a percuotere i suoi compagni di servitù, e mangiasse e bevesse con gli ubriaconi ,

Il Signore ci chiama servi malvagi perché non c’è un giusto, neppure uno solo, se non Colui che è mandato dal Padre. Che cosa distingue allora i discepoli di Gesù, da coloro che discepoli non sono? Non certamente la loro giustizia, ma la loro fede nella Parola e nell’adempimento di ogni parola. Coloro che si credono giusti non aspettano la giustizia che viene dal cielo, né comprendono la serietà dell’esistenza e l’imminenza della fine. “Vivono come se non dovessero mai morire, muoiono come se non dovessero più vivere” ( Gerolamo ) e non percuotono il petto per i propri peccati, ma i loro compagni di schiavitù. E non seguono l’esempio dei migliori, ma dei peggiori, mangiando e rubando a piene mani e colmando il proprio cuore con l’ebbrezza del vino. Schiavi del ventre, hanno la mente ottenebrata dal Satana. Non credono nella venuta del Signore e hanno riposto altrove la loro speranza.

50 verrà il Signore di quel servo nel giorno in cui non spera, e nell’ora in cui ignora 51 e lo dividerà e la sua parte porrà con gli ipocriti; lì sarà il pianto e lo stridore dei denti.

Non c’è speranza della vita eterna in colui che rifiuta il Cristo, né conosce  l’importanza dell’ora. Il Signore spezzerà la sua vita e si riprenderà tutto ciò che gli appartiene, ma metterà la sua parte con gli ipocriti, con i cuori falsi e malvagi che hanno cercato di ingannare gli altri, dopo aver ingannato se stessi. Lì ci sarà solo il pianto e lo stridore di denti. Così coloro che avranno schernito Gesù piangeranno per sempre, e la bocca dell’empio e del bestemmiatore sarà chiusa in eterno: e potrà solo stringere i denti, per la rabbia e per il dolore.

Come abbiamo già anticipato il discorso di Gesù conclude verso un capovolgimento rispetto alla domanda iniziale degli apostoli. Questi avevano posto tutta la loro attenzione  sulla fine dei tempi, che essi pensavano coincidere con la fine del tempio di Gerusalemme. Gesù non risponde riguardo al quando di tutto ciò. Ma sarebbe un errore in ogni caso considerare lontano il discorso della fine. Se non possiamo sapere quando sarà la seconda venuta del Signore, è però cosa certa che lo vedremo presto , perché breve è il tempo di questa vita e imprevedibile e sempre vicino il giorno della nostra dipartita. Invece di porci tante domande e tanti problemi riguardo alla fine di questa umanità, consideriamo seriamente che non ci resta molto tempo per la conversione. Se già viviamo nella casa di Dio dobbiamo vegliare ed essere pronti perché il giorno del Signore non ci sorprenda come un ladro, tutti intenti a difendere i nostri beni materiali. E non si insinui nei nostri cuori il dubbio e l’incredulità che allontanano dal cuore l’incontro con il Cristo glorioso, mentre esso è alle porte.

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