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Vangelo di Marco cap16

Marco 16

Ed essendo trascorso il sabato, Maria Maddalena e Maria di Giacomo e Salome comprarono aromi per andare a ungerlo. 2 E molto presto il primo giorno dei sabati vengono al sepolcro essendosi levato il sole.

3 E dicevano fra loro: Chi rotolerà via a noi la pietra dalla porta del sepolcro?

4 E avendo guardato in su vedono che era stata rotolata via la pietra; era infatti grande molto.

5 Ed essendo entrate nel sepolcro videro un giovane seduto alla destra rivestito di una veste bianca e furono spaventate.

6 Egli allora dice a loro: Non siate spaventate; cercate Gesù il Nazareno il crocifisso: è risuscitato, non è più qui. Ecco il luogo dove lo posero.

7 Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Vi precede in Galilea; là lo vedrete, come dissi a voi.

8 Ed essendo uscite fuggirono dal sepolcro: infatti esse tremore e stupore; e a nessuno nulla dissero; avevano infatti paura.

9 Ora essendo risuscitato presto il primo giorno del sabato apparve prima a Maria Maddalena, da cui aveva cacciato sette demoni.

10 Quella essendo andata annunciò a coloro che con lui erano stati, essenti in lutto e piangenti.

11 E quelli avendo udito che viveva ed era stato visto da lei non credettero.

12 Poi dopo queste cose apparve in altro aspetto a due di loro camminanti, andanti loro in campo.

13 Anche quelli essendo andati annunciarono agli altri; neppure a quelli credettero.

14 Infine poi apparve ai giacenti a mensa agli stessi undici e rimproverò la loro incredulità e la durezza di cuore perché non avevano creduto a quelli che avevano visto lui risorto. 15 E disse loro: Essendo andati annunciate in tutto il mondo la buona notizia a tutta la creazione.

16 L’avente creduto ed essente stato battezzato sarà salvo, ma il non avente creduto sarà condannato.

17 Questi segni poi accompagneranno gli aventi creduto: nel mio nome cacceranno demoni, parleranno lingue nuove, 18 e se nelle mani prenderanno serpenti e se berranno qualcosa di mortale non nuocerà loro affatto, su malati imporranno mani ed avranno bene.

19 Dunque il Signore Gesù dopo aver parlato a loro fu assunto nel cielo e sedette alla destra di Dio.

20 Allora quelli essendo usciti annunciarono ovunque, il Signore operando insieme e confermando la parola per mezzo degli accompagnanti segni.

[ Poi tutte le cose che erano state ordinate brevemente riferirono a coloro che erano intorno a Pietro.

Ora dopo queste cose anche lo stesso Gesù da oriente e fino a occidente inviò per mezzo di loro il santo ed incorruttibile annuncio dell’eterna salvezza. Amen ]

 

 

 

Ed essendo trascorso il sabato, Maria Maddalena e Maria di Giacomo e Salome comprarono aromi per andare a ungerlo.

E’ l’alba di un altro giorno, non di uno qualsiasi ma di quello che dà inizio ad un tempo nuovo. C’è chi dorme sonni profondi, ma ci sono anche i cuori che non si sono assopiti e quando ancora tenebre fitte avvolgono la terra, ecco vanno a comprare ogni aroma per ungere il corpo di Gesù. Da quali venditori? Non certo da quelli che di notte tengono le botteghe chiuse, ma da Colui che ha sempre bottega aperta, perché ogni uomo in ogni momento possa dar lode al Figlio suo. Quanto più allorché giace nella morte.

E’ il Padre il dispensatore di ogni grazia riguardo al Figlio suo, ma bisogna invocarlo, non soltanto allorché c’è la luce e risplende la gloria del Cristo, ma ancor di più quando la morte celebra il suo trionfo agli occhi del mondo.

Cosa spinge queste donne a rendere onore al Cristo? Un semplice rapporto affettivo? Il rimpianto per una grande amicizia perduta? O la consapevolezza di un momento cruciale della storia, in cui il Cristo morto non va abbandonato, ma onorato e glorificato con l’olio profumato che viene dal cielo?

2 E molto presto il primo giorno dei sabati vengono al sepolcro essendosi levato il sole.

Non vanno in un luogo qualsiasi, ma vengono al  sepolcro benedetto dal Padre. Non a tentoni e alla cieca, ma illuminati dal nuovo sole che si è levato sulla terra. “Molto presto”, appena è concesso da una luce divina.

3 E dicevano fra loro: Chi rotolerà via a noi la pietra dalla porta del sepolcro?

Non senza preoccupazione si va al sepolcro di Gesù. Come è possibile entrare nel mistero della sua morte, per rendere l’omaggio dovuto? La morte del Figlio è nascosta sotto una grande pietra che l’uomo non può rimuovere.

4 E avendo guardato in su

E’ la risposta della fede. Quando nulla possiamo fare ed intendere, alziamo gli occhi al cielo e chiediamo l’intervento divino. Finché terremo gli occhi fissi alla terra, non ci sarà miracolo alcuno ed anche il mistero di Cristo crocifisso sarà celato alla nostra vista.

vedono che era stata rotolata via la pietra; era infatti grande molto.

Vedono perché hanno guardato in alto, guardano in alto perché la pietra è troppo grande per le loro forze. In questo modo la fede rende possibile l’impossibile, quando non cede di fronte all’evidenza terrena, ma crede nell’intervento del cielo.

5 Ed essendo entrate nel sepolcro

La strada è già stata spianata da un Altro, non resta che cogliere il segno che viene dal cielo ed entrare. E cosa vedono? Non il corpo di Cristo morto, ma alla sua destra  un giovane rivestito di una veste bianca.

videro un giovane seduto alla destra rivestito di una veste bianca

Un giovane dice una nuova vita, l’abito bianco il suo essere senza macchia. Non il putridume della morte dunque, ma lo splendore di un’altra vita.

e furono spaventate.

Spavento del tutto comprensibile. Si entra in un mistero di morte, ed ecco un mistero di vita. Si cerca un morto e si trova un vivo. Come non si entra nel mistero della morte di Cristo se non in virtù dell’ascolto della Parola, così non si entra nel mistero della sua resurrezione se non in virtù dell’ascolto della stessa Parola.

6 Egli allora dice a loro: Non siate spaventate;

E’ sempre l’unica e medesima parola che ci libera da ogni timore e spavento. Se fosse per noi avremmo motivo di fermarci e di spegnere ogni entusiasmo. La Parola di Dio ci rimette in corsa e ci dà nuova carica e non rende vano il nostro cercare.

cercate Gesù il Nazareno il crocifisso: è risuscitato, non è più qui.

Si cerca un crocifisso ed ecco si deve inseguire un risuscitato. Ma non nello stesso luogo in cui è avvenuta la sua morte. Gesù risorto si pone in noi in una dimensione diversa, che non è data hic et nunc, ma va cercata, non a caso, ma in obbedienza alla Parola di Dio.

Ecco il luogo dove lo posero.

E’ una certezza la sua resurrezione ed è una certezza la sua morte. Non c’è vera resurrezione se non c’è vera morte.

7 Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Vi precede in Galilea;

Chi per primo nella chiesa è entrato nel mistero della morte di Gesù, per primo deve anche annunciare il mistero della sua resurrezione. E questo si pone al di fuori di qualsiasi autorità e gerarchia da Dio costituita. Come la chiesa è luce per ogni credente, così ogni credente deve portare luce alla chiesa. Qualsiasi testimonianza riguardo alla nuova vita ha il suo peso ed il suo valore, anche quando viene dal basso e dagli ultimi.

là lo vedrete, come dissi a voi.

Quale testimonianza la chiesa deve avvalorare ed accreditare? Quella che lei stessa può verificare e conoscere. Non secondo l’arbitrio ed il capriccio umano, ma secondo la Parola che viene dal cielo, come dissi a voi.

8 Ed essendo uscite fuggirono dal sepolcro:

Si esce dalla morte di Cristo e si fugge via dal suo sepolcro, per andare incontro al Cristo risorto. La morte è solo nel tempo e per un tempo, la vita nel Figlio è per l’eternità.

infatti esse avevano tremore e stupore;

Quando una cosa è troppo bella e troppo grande sconvolge tutto l’essere nel più profondo, mette tremore, e nello stesso tempo crea uno stato di continuo stupore.

Troppo bello, per essere vero! Lo si dice per cose comuni e di poco conto: quanto più di fronte al Cristo risorto!

e a nessuno nulla dissero; avevano infatti paura.

Paura di che cosa? Di averne un qualche danno, oppure di arrecare danno con una novità  strepitosa ed incredibile? L’annuncio che viene dal vissuto della fede, a volte richiede un tempo di riflessione e di meditazione. Non hanno semplicemente disobbedito perché prese dalla paura: hanno custodito tutto quanto nel loro cuore, in attesa di maggior luce, per il timore di creare guasti con una testimonianza precipitosa ed infondata.

Non sempre i primi a credere e ad “afferrare la Parola di Dio” sono anche i primi ad annunciare: c’è anche chi tutto vuol vagliare alla luce del silenzio e della stessa Parola.

9 Ora essendo risuscitato presto il primo giorno del sabato apparve prima a Maria Maddalena, da cui aveva cacciato sette demoni.

La prima persona a cui è apparso Cristo risorto è stata Maria Maddalena, dalla quale Gesù aveva cacciato sette demoni. Aggiunta non casuale: vuol dirci che la mano del Signore si era posata sulla donna in maniera pesante: non un solo demonio aveva cacciato da lei, ma ben sette.

Trovata prima nel peccato è toccata prima dalla grazia. La conoscenza di Gesù risorto di Maria Maddalena è immediata: non conosce la mediazione della Parola di Dio, come era avvenuto per le altre donne. Le altre hanno saputo e compreso attraverso la Parola ed il segno, questa conosce direttamente per un approccio del cuore che scavalca le categorie del significante.

Ed è proprio la fede spontanea ed immediata di chi sa di aver conosciuto Cristo risorto che annuncia senza timore e senza indugio alcuno. Una fede non suffragata dalla conoscenza della Parola, ma fortificata da un rapporto immediato col Signore, quale possiamo trovare nei piccoli, nei semplici, nelle persone senza cultura.

10 Quella essendo andata annunciò a coloro che con lui erano stati, essenti in lutto e piangenti.

11 E quelli avendo udito che viveva ed era stato visto da lei non credettero.

Non è creduto l’annuncio che viene da una persona semplice e per lo più donna, nonostante un vincolo forte con il maestro. Non si tratta di una semplice notizia, se pur bella: è l’annuncio che Cristo va cercato tra i viventi e che la morte non ha avuto alcun potere su di lui.

Che uno, dato per morto o creduto tale, possa essere scampato in qualche modo alla morte, può essere anche vero. Ma che uno passato attraverso la crocifissione addirittura ne sia uscito indenne, più vivo di prima: questo non si è mai sentito dire.

Non colgono gli apostoli il rapporto tra l’annuncio e la parola profetata. Se non c’è la luce che viene dalla Parola di Dio, anche l’evento storicamente più significativo ed importante cade invano.

12 Poi dopo queste cose apparve in altro aspetto a due di loro camminanti, andanti loro in campo.

La successione delle apparizioni ed anche il modo in cui Gesù appare non sembra casuale.

Dapprima è premiata la fedeltà radicata nel cuore, poi la fedeltà che non si rassegna alla perdita di Gesù, ma in qualche modo vuole ancora scendere in campo e non considera la storia conclusa del tutto. Nonostante la morte di Cristo questi due discepoli non hanno smesso di camminare. Non sanno evidentemente dove andare e cosa fare, vagano per la campagna, ma non stanno fermi e si rimettono in azione.

Gesù appare in maniera diversa, perché trova una fede diversa.

13 Anche quelli essendo andati annunciarono agli altri; neppure a quelli credettero.

Nessuna meraviglia che nella chiesa l’annuncio che viene dagli ultimi e dai più arrischiati e tenaci non venga colto. Non si crede ad una donna molto vicina a Gesù, ma neppure a due discepoli molto zelanti. Il troppo amore ed uno zelo eccessivo ed ingiustificato portano ad un completo stravolgimento dei fatti, a vedere anche quello che non c’è.

14 Infine poi apparve ai giacenti a mensa agli stessi undici e rimproverò la loro incredulità e la durezza di cuore perché non avevano creduto a quelli che avevano visto lui risorto.

15 E disse loro: Essendo andati annunciate in tutto il mondo la buona notizia a tutta la creazione.

Da ultimo Gesù appare a coloro che hanno già buttato il ferro a fondo e considerano la vicenda ormai chiusa nel più triste dei modi. Non rimane altra consolazione che ritrovarsi a mensa tra vecchi

amici a mangiare qualche boccone e a rimpiangere una grande occasione svanita nel nulla.

Gesù rimprovera gli undici per la loro incredulità. Nonostante questo li manda ad annunciare al mondo la buona notizia: proprio loro che per primi non hanno creduto a chi ha loro annunciato.

Potrebbe essere un controsenso, ma tutto questo non toglie credito alla loro parola, ma la fonda in autorità. Gli apostoli non hanno creduto per sentito dire, ma perché hanno visto coi loro occhi e toccato con le loro mani. Non annunciano per iniziativa propria, ma semplicemente perché mandati da Gesù, in quanto testimoni diretti della sua morte e resurrezione.

16 L’avente creduto ed essente stato battezzato sarà salvo, ma il non avente creduto sarà condannato.

L’affermazione è categorica e non ammette eccezioni e commenti di sorta: la salvezza passa attraverso la fede in Cristo ed il battesimo dato dalla chiesa.

17 Questi segni poi accompagneranno gli aventi creduto: nel mio nome cacceranno demoni, parleranno lingue nuove, 18 e se nelle mani prenderanno serpenti e se berranno qualcosa di mortale non nuocerà loro affatto, su malati imporranno mani ed avranno bene.

Quali segni accompagneranno i credenti?

nel mio nome cacceranno demoni

Nel nome di Gesù avranno il potere di cacciare i demoni dall’uomo, a cominciare da quelli che sono entrati nella loro vita. La conversione a Cristo innanzitutto ci libera dalla schiavitù del Maligno.

parleranno lingue nuove,

In Gesù parleranno in una lingua nuova, perché fatti nuovi dalla sua Parola.

18 e se nelle mani prenderanno serpenti e se berranno qualcosa di mortale non nuocerà loro affatto,

Non potranno vivere fuori da un mondo esposto alla possibilità ed alla potenza del male; ma il male non avrà alcun potere su di loro, perché vinto  da Cristo.

su malati imporranno mani ed avranno bene.

In virtù del Salvatore e per sua grazia potranno sanare l’umanità malata, e portare il bene là dove c’è il male.

19 Dunque il Signore Gesù dopo aver parlato a loro fu assunto nel cielo e sedette alla destra di Dio 20 Allora quelli essendo usciti annunciarono ovunque, il Signore operando insieme e confermando la parola per mezzo degli accompagnanti segni.

[ Poi tutte le cose che erano state ordinate brevemente riferirono a coloro che erano intorno a Pietro.

Ora dopo queste cose anche lo stesso Gesù da oriente e fino a occidente inviò per mezzo di loro il santo ed incorruttibile annuncio dell’eterna salvezza. Amen ]

Finale molto conciso del Vangelo: quasi sicuramente un’aggiunta tardiva, per dire che conforme al comando di Gesù, dopo la sua salita al cielo, l’annuncio della salvezza è stato dato al mondo intero.

Vangelo di Marco cap15

Marco 15

E subito il mattino avendo fatto consiglio i sommi sacerdoti con gli anziani e gli scribi ed intero il sinedrio, avendo legato Gesù lo condussero e consegnarono a Pilato.

2 Ed interrogò lui Pilato: Tu sei il re dei Giudei? Egli allora rispondendo a lui dice: tu dici.

3 E lo accusavano i sommi sacerdoti in molti modi.

4 Allora Pilato di nuovo interrogò lui dicendo: Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano.

5 Ma Gesù non rispose più nulla così da essere meravigliato Pilato.

6 Ora ogni festa egli rilasciava a loro un prigioniero quale avessero chiesto.

7 Ce n’era uno ora detto Barabba essendo stato legato con i rivoltosi i quali nella sommossa avevano fatto un omicidio. 8 Ed essendo salita la folla cominciò a chiedere che facesse come sempre faceva con loro.

9 Allora Pilato rispose a loro dicendo: Volete che rilasci a voi il re dei Giudei?

10 Sapeva infatti che per invidia lo avevano consegnato i sommi sacerdoti,

11 ma i sommi sacerdoti sollevarono la folla affinché piuttosto rilasciasse a loro Barabba.

12 Allora Pilato di nuovo rispondendo diceva a loro: Cosa dunque volete che io faccia di colui che dite il re dei Giudei? 13 Ma essi di nuovo gridarono: Crocifiggilo!

14 Poi Pilato diceva a loro: Cosa dunque ha fatto di male? Essi però ancor più gridarono: Crocifiggilo!

15 Allora Pilato volendo fare soddisfazione alla folla rilasciò a loro Barabba e consegnò Gesù avendolo flagellato perché fosse crocifisso.

16 Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè il pretorio, e convocano l’intera coorte.

17 E lo vestono di porpora e pongono intorno a lui avendola intrecciata una corona di spine;

18 e cominciarono a salutarlo: Salve, re dei Giudei!

19 E percuotevano la sua testa con una canna e sputavano a lui e ponendo le ginocchia lo adoravano.

20 E quando lo ebbero schernito, lo svestirono della porpora e lo rivestirono delle sue vesti. E lo condussero fuori per crocifiggerlo.

21 E costringono un passante un certo Simone cireneo che veniva dal campo, il padre di Alessandro e Rufo, perché portasse la sua croce.

22 E lo portano sul luogo Golgota, che è tradotto Luogo del Cranio.

23 E gli davano vino mirrato; ma egli non ne prese.

24 E lo crocifiggono e si dividono le sue vesti gettando la  sorte su di esse , chi e cosa prendesse.

25 Era l’ora terza e  crocifissero lui.

26 E c’era l’iscrizione della sua causa che era stata soprascritta: Il re dei Giudei.

27 E con lui crocifiggono due ladroni, uno a destra e uno a sinistra di lui.

[28] 29 E i passanti lo bestemmiavano scotendo le loro teste e dicendo: Ehi, quello che distrugge il tempio e lo edifica in tre giorni,

30 salva te stesso scendendo dalla croce.

31 Similmente anche i sommi sacerdoti deridendolo gli uni con gli altri con gli scribi dicevano: Altri ha salvato, non può salvare se stesso;

32 il Cristo, il re d’Israele scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo. Anche i crocefissi insieme con lui  ingiuriavano lui.

33 Ed essendo venuta l’ora sesta tenebra ci fu sull’intera terra fino all’ora nona.

34 E all’ora nona gridò – Gesù con voce grande: Eloi. Eloi, lema sabactani? Che è tradotto: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

35 E alcuni dei presenti avendo udito dicevano: Vedi, Chiama Elia.

36 Allora qualcuno essendo corso ed avendo inzuppato una spugna d’aceto avendola posto intorno a una canna lo faceva bere dicendo: Lasciate, vediamo se viene Elia a toglierlo.

37 Allora Gesù, avendo emesso una grande voce spirò.

38 E la cortina del tempio si squarciò in due dall’alto in basso.

39 Avendo visto allora il centurione quello presente di fronte a lui, che così era spirato disse: Veramente questo uomo era figlio di Dio.

40 C’erano poi anche delle donne che guardavano da lontano, fra loro anche Maria la Maddalena e Maria madre di Giacomo il Minore e di Giuseppe e Salome,

41 che quando era in Galilea lo seguivano e lo servivano, e molte altre salite con lui a Gerusalemme.

42 E già essendosi fatta sera, poiché era la Parasceve cioè la vigilia del sabato,

43 essendo venuto Giuseppe da Arimatea illustre consigliere del sinedrio che anche lui era un aspettante il regno di Dio, essendosi fatto coraggio entrò da Pilato e chiese il corpo di Gesù.

44 Allora Pilato si meravigliò che fosse già morto ed avendo chiamato il centurione domandò a lui se da molto tempo era morto.

45 E avendo saputo dal centurione donò il cadavere a Giuseppe.

46 E avendo comprato un lenzuolo, avendolo tolto lo avvolse con il lenzuolo e lo pose nel sepolcro che era scavato da roccia e fece rotolare una pietra sulla porta del sepolcro.

47 Ora Maria Maddalena e Maria di Giuseppe guardavano dove veniva posto.

 

 

 

 

 

 

E subito il mattino avendo fatto consiglio i sommi sacerdoti con gli anziani e gli scribi ed intero il sinedrio,

I notabili di questo mondo di solito si alzano tardi al mattino, ma quando si tratta di far fuori Cristo eccoli subito pronti, allo spuntar del sole, tutti concordi in un unico consiglio di morte.

avendo legato Gesù lo condussero e consegnarono a Pilato.

Bel modo di “prendere” con sé Gesù: invece di seguire la strada da Lui indicata lo si lega ben bene e invece di lasciarsi da Lui condurre lo si porta con la violenza. Per consegnarlo al giudizio di chi è  luce? Nient’affatto, ma per abbandonarlo al regno delle tenebre. Un uomo di tal fatta è indegno di essere portato davanti Dio e deve essere dato nelle mani dei pagani. Siano loro a fare il giudizio e a dare la morte. Israele ed il suo Dio neppure ne vogliono sapere.

Stoltezza dell’uomo che ha una fede falsa e menzognera. Non porta Gesù al confronto con Dio Padre, ma al confronto con i pagani. E quale giudizio potrebbe mai dare chi vive al di fuori e contro la Legge di Dio?

Si elegge come giudice chi è competente, non chi è ignorante in materia.

2 Ed interrogò lui Pilato:

A fare l’interrogatorio è proprio la persona meno indicata e la più sprovveduta in fatto di rivelazione.

Tu sei il re dei Giudei?

Quale interrogatorio può mai condurre Pilato? Può solo chiedere a Gesù se è lui il re dei Giudei. Ma non ha elementi per discernere e comprendere.

Egli allora rispondendo a lui dice: tu dici.

Un dialogo tra due mondi estranei si può portare avanti solo con affermazioni improprie, cioè con assiomi e detti non dimostrati e non dimostrabili, ma semplicemente  acquisiti da fonti esterne al proprio ambito di conoscenza.

Nessuna indagine può fare Pilato e nessuna risposta  viene da Gesù. se non…

tu dici

Tu Pilato fai semplicemente  delle affermazioni, non sei nelle condizioni di porre delle domande.

3 E lo accusavano i sommi sacerdoti in molti modi.

Dove non può arrivare Pilato  arrivano prontamente i rappresentanti della Legge. Colgono al volo la situazione di imbarazzo di Pilato e ci pensano loro da accusare in molti modi.

4 Allora Pilato di nuovo interrogò lui dicendo:

Pilato cerca di ricuperare il confronto a due. Da giudice imparziale, come vorrebbe essere, tenta di dare il giusto valore alla parola di Gesù, per affermare un retto giudizio.

Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano.

A chi e che cosa dovrebbe rispondere Gesù? Pilato è fuori causa, i sommi sacerdoti non sentono ragioni, ma hanno già condannato. Non resta che chiudersi nel silenzio, che non è disprezzo dell’uomo  malvagio, ma adesione piena al progetto d’amore che è stato fatto in cielo.

5 Ma Gesù non rispose più nulla così da essere meravigliato Pilato.

Un silenzio che viene dall’amore può anche meravigliare un pagano, ma quanta durezza incontra fra il popolo di Dio! Nessuna meraviglia trovano in Gesù i chiamati che non amano il Padre, lo stupore e la meraviglia sono già passati ad altri.

Una coscienza “naturale” a volte è più illuminata di una coscienza che  frequenta la scuola di Dio e non si accanisce più di tanto contro il Salvatore, ma vorrebbe lasciarlo in libertà .

Evidentemente un pungolo sta ferendo il cuore di Pilato, ma non ha il coraggio di affrontare la via maestra della verità: cerca di fare salvo Gesù in un modo diverso.

Se è vero che ha valore il rispetto della libertà individuale in fatto di fede religiosa, non si comprende proprio cosa abbia fatto Gesù per meritare la morte.

Perché non mettere il Cristo a confronto con un vero malfattore: nessuno potrà negare una diversità degna di essere accettata e rispettata?

6 Ora ogni festa egli rilasciava a loro un prigioniero quale avessero chiesto. 7 Ce n’era uno ora detto Barabba essendo stato legato con i rivoltosi i quali nella sommossa avevano fatto un omicidio.

Gesù non ha commesso alcun omicidio: sono ben altri i malfattori . In determinate circostanze anche ad un delinquente si può fare grazia. Non è Gesù molto al di sopra di quelli che apertamente vanno contro le leggi dello stato, commettendo delitti che cadono sotto gli occhi di tutti, con il corpo del reato da tutti visibile e palpabile?

8 Ed essendo salita la folla cominciò a chiedere che facesse come sempre faceva con loro.

Finalmente è arrivato il momento della folla, garanzia di buon senso e di giustizia. I molti  quando vogliono  si fanno sentire e a volte danno man forte a chi vuole la verità. La folla è degna di sedersi in cattedra e rivendicare il proprio diritto ad essere ascoltata, per un giudizio al di sopra delle parti.

Sembra il momento più opportuno per fare giustizia a Gesù e liberarlo dalla malvagità dei pochi. Pilato coglie la palla al balzo: il popolo stesso lo tirerà fuori da una situazione alquanto delicata ed incresciosa.

9 Allora Pilato rispose a loro dicendo: Volete che rilasci a voi il re dei Giudei? 10 Sapeva infatti che per invidia lo avevano consegnato i sommi sacerdoti,

Pilato è certamente un opportunista ed uno scaltro, ma non è un conoscitore dell’uomo, in fatto di religione. I capi religiosi hanno un potere enorme sulla coscienza dei singoli. Vendono bene la propria merce come cosa di Dio, catturano il cuore degli uomini e li rendono ciechi ed incapaci di un retto giudizio.

11 ma i sommi sacerdoti sollevarono la folla affinché piuttosto rilasciasse a loro Barabba.

La folla che fa la voce grossa è come un gran corpo senza testa propria. E’ semplice strumento nelle mani dei pochi che la utilizzano per i propri scopi. Se Pilato, che rappresenta l’autorità politica, pensava di avere la meglio, si trova scavalcato da un altro potere. Per i molti è importante assecondare la volontà dei sommi sacerdoti. Sono una garanzia visibile e palpabile della giustizia che viene dal cielo. Tante critiche si fanno ai capi religiosi per la mancanza di una testimonianza coerente e credibile: eppure riescono a conservare intatto il loro prestigio presso le masse. Sono dei seduttori e dei trascinatori, non solo verso il bene, ma anche verso il male.

12 Allora Pilato di nuovo rispondendo diceva a loro: Cosa dunque volete che io faccia di colui che dite il re dei Giudei?

Pilato comprende bene l’opera nascosta dei sommi sacerdoti, ma non può contendere con loro perché se ne stanno in retrovia dietro la massa: può semplicemente portare avanti un braccio di ferro con la folla, sperando in questo modo di sopravanzare il potere religioso.

Pilato di forza ce ne mette veramente poca: cede su tutti i fronti. Si mostra disponibile ad assecondare la volontà della folla riguardo a Gesù. E quale potere rivendica al proprio giudizio? Nessuno. “Cosa dunque volete che io faccia Quale indagine vuole portare avanti riguardo al Cristo? Nessuna. di colui che dite il re dei Giudei?

L’opinione dei Giudei  non è messa in discussione .

13 Ma essi di nuovo gridarono: Crocifiggilo!

Non c’è miglior modo per dare maggior voce all’altra parte: quando si è così accondiscendenti e si blandisce l’interlocutore.

14 Poi Pilato diceva a loro: Cosa dunque ha fatto di male?

Pilato non potendo entrare in questioni religiose di cui non ha conoscenza cerca più semplicemente di portare il problema su di un piano morale. Si condanna a morte chi è reo di un grave delitto.

Pilato tenta di spegnere il fuoco, ma l’alimenta ancora di più.

La colpa di Gesù si pone su di un piano superiore rispetto alla moralità delle genti e di ogni uomo. Ha peccato contro la Legge di Israele, non dettata dall’uomo ma da Dio stesso.

Essi però ancor più gridarono: Crocifiggilo!

La folla inferocita fa paura anche a chi può contare su di un esercito potente. Meglio assecondare e calmare le acque. Quanto alla sorte di Gesù, cosa può interessare a Pilato? E’ preoccupato della propria reputazione e del proprio potere. Ingiustizia più, ingiustizia meno, non cambia nulla: nella vita bisogna innanzitutto pensare al  tornaconto personale.

15 Allora Pilato volendo fare soddisfazione alla folla rilasciò a loro Barabba

Barabba era stato imprigionato per ragioni politiche. Rilasciarlo era una grave sconfitta per il potere romano. Ed anche in questo Pilato dimostra di essere un pavido ed un uomo senza carattere. Ha perso la partita riguardo a Gesù: peggio ancora la perde riguardo a Barabba. Ma avrà fatto i suoi calcoli: perché il potere di Roma può anche portare una perdita lieve e momentanea, ma di fronte ad una folla inferocita meglio pensare alla propria pelle.

e consegnò Gesù avendolo flagellato perché fosse crocifisso.

L’adulazione per il sentire della folla non solo vanifica il retto giudizio, ma addirittura può mostrare anche il suo aspetto violento.

Già hai sbagliato, Pilato a consegnare Gesù ai Giudei, e perché lo fai flagellare? Non hai saputo difendere un innocente, addirittura ti accanisci contro il suo corpo, contro un uomo mite ed indifeso, che nulla ha fatto contro di te e contro il potere che tu rappresenti.

16 Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè il pretorio, e convocano l’intera coorte.

E’ il colmo dell’assurdità e della follia dell’uomo schiavo dell’ira del Maligno. Un’intera coorte, cioè cento uomini, armati di punto per impedire la fuga di un solo uomo. E quale uomo? 

17 E lo vestono di porpora e pongono intorno a lui avendola intrecciata una corona di spine; 18 e cominciarono a salutarlo: Salve, re dei Giudei!

Non basta l’apparato di forze, bisogna anche umiliare Gesù in tutti i modi, ed i soldati romani non vogliono essere da meno rispetto a Pilato. Fanno la loro parte e tutti partecipano alla festa ed allo spettacolo. Dopo la violenza fisica della flagellazione, non resta che la violenza morale. E quale trovata più cattiva della messa in scena dell’incoronazione di Gesù a re dei Giudei? Una  veste di porpora per significare l’abito regale e per fare più bello Gesù, ma subito dopo una bella corona di spine per adornare il suo capo con il sangue delle ferite, alla guisa di pietre preziose.

E dopo l’investitura ecco l’omaggio ed il saluto reverenziale per un re.

Salute a te, re dei Giudei! E quale salute si può augurare ad un uomo sanguinante per le ferite dei flagelli e delle spine?

19 E percuotevano la sua testa con una canna e sputavano a lui

Caso mai Gesù fosse un uomo tardo di mente, meglio passare ad una presa in giro più terra terra, dandogli qualche botta sulla testa con una canna, perché capisca che è  un re fantoccio, sputandogli addosso per fargli capire quali saluti.

e ponendo le ginocchia lo adoravano.

E se Gesù non fosse un matto, ma semplicemente un furbastro che con l’astuzia e con l’inganno voleva acquisire potere? Allora meglio inginocchiarsi davanti a lui e fare la parodia dell’adorazione a Dio. E’ un atto dovuto.

20 E quando lo ebbero schernito, lo svestirono della porpora e lo rivestirono delle sue vesti.

Il gioco è bello quando è corto. Ad un certo punto non diverte più. E chi avrebbe potuto andare oltre con un’altra trovata? Più di così non si poteva pensare e fare.

Dopo la sceneggiata, per ridere un po’, si ritorna alla realtà che è in atto. Bisogna provvedere per la crocifissione. Altro che scherzi! Tirarla troppo per le lunghe sarebbe dare un peso eccessivo ad un uomo che non merita poi tanta attenzione e considerazione. Meglio dargli subito la morte. Non dentro la città santa, ma fuori, com’è consuetudine per ogni delinquente

E lo condussero fuori per crocifiggerlo.

21 E costringono un passante un certo Simone cireneo che veniva dal campo, il padre di Alessandro e Rufo, perché portasse la sua croce. 

Gesù dopo la flagellazione è in un stato di debolezza talmente evidente che è impensabile fargli portare la croce. Non che si voglia risparmiargli questa fatica ed umiliazione, ma il suo stato cade sotto gli occhi di tutti. Niente paura: è sempre possibile trovare qualche animale da soma e metterla sulle sue spalle: uno di quegli uomini che contano nulla a questo mondo e al quale si può far portare senza storie il peso di una croce.

Un uomo senza volto e senza nome per i soldati romani, non così per Dio.

Il Vangelo non vuole che passi nell’ombra e nel dimenticatoio, ma di lui ci dice il nome e la casa: Simone, padre di Alessandro e Rufo. Da questo momento entrerà nella memoria della chiesa. Per la fatica che ha fatto? Ben altre sono le fatiche di un contadino! Semplicemente per aver portato la croce di Gesù. Campo seminato è il cuore di Simone, che dopo aver ascoltato la Parola si trova tra capo e collo la croce di Cristo, senza averla cercata né desiderata. Così accade spesso a coloro che amano il Signore: la croce  è imposta con violenza, nonostante non sia gradita.

Un incontro forzato ed imprevisto con la croce può diventare motivo di gloria e di onore davanti al Signore. Non una parola di imprecazione esce dalla bocca di Simone né verso coloro che costringono né verso colui per il quale è costretto. Porta e basta.

22 E lo portano sul luogo Golgota, che è tradotto Luogo del Cranio.

Più che condotto Gesù è portato quasi di peso, ormai è un uomo senza forze.

23 E gli davano vino mirrato;

Perché gli davano vino mirrato? Probabilmente per tenerlo su, perché si reggesse ancora in piedi fino al momento della crocifissione. ma egli non ne prese.

Se è questo il senso dell’umana compassione, Gesù  può farne anche a meno.

24 E lo crocifiggono e si dividono le sue vesti gettando la  sorte su di esse , chi e cosa prendesse.

Il destino di Gesù è ormai segnato e si avvia verso l’atto finale.  Nessuna incertezza, indecisione, dubbio da parte dei suoi carnefici. Tutto procede in maniera piana e liscia. Se c’è un dubbio e non è ancora stata presa una decisione è soltanto per le sue vesti. A chi darle e con quale criterio? Meglio gettare la sorte! Nessun vero criterio per un giudizio che ha portato ad una sentenza di morte, nessun criterio per assegnare la sua eredità.

25 Era l’ora terza e  crocifissero lui.

Strana ripetizione: sembra fuori luogo. Noi pensiamo che si possa intendere in senso allegorico. “Era l’ora terza”. Dopo l’ora del Padre, del Figlio, è venuta l’ora dello Spirito. E’ tempo di salvezza e di rinascita a vita nuova. Nessuna rinascita è possibile se non passando attraverso la morte dell’uomo vecchio. Allorchè viene crocifisso il corpo di peccato, ecco spuntare un corpo nuovo visitato dallo Spirito Santo. E tutto questo non può essere opera nostra, ma di Cristo. E’ Cristo che ha racchiuso nella sua morte la nostre morte, per portarci a vita nuova.

“E crocifissero lui” perché nessun uomo può crocifiggere il proprio corpo di peccato per averlo senza macchia, degno di vita eterna. Un altro doveva essere messo in croce per noi. Un atto di malvagità, per la misericordia divina, viene tradotto in un atto di giustizia. Dando morte al Figlio l’uomo dà la vita a se stesso, perché rende possibile la manifestazione estrema dell’amore di Dio.

Come ci ripaga il Figlio per la nostra colpa? Donandoci la salvezza. Crocifissi in lui e per lui, per rinascere in lui e per lui.

26 E c’era l’iscrizione della sua causa che era stata soprascritta: Il re dei Giudei.

Al di sopra di Cristo crocifisso è scritta chiaramente la ragione della sua morte. “Il re dei Giudei”. Non un uomo qualsiasi doveva morire in croce per un intero popolo, ma soltanto il suo re, non uno dei tanti, ma l’unico eterno re.

27 E con lui crocifiggono due ladroni, uno a destra e uno a sinistra di lui.

Gesù in croce non viene lasciato solo, ma viene messo in buona compagnia. A destra e a sinistra due uomini della stessa risma, due ladroni, per fargli da corona. Lui non può essere che al centro, perché non è stato semplicemente un ladro di beni materiali, ma di anime. L’interesse è tutto e solo per lui.

[28] 29 E i passanti lo bestemmiavano scotendo le loro teste e dicendo: Ehi, quello che distrugge il tempio e lo edifica in tre giorni, 30 salva te stesso scendendo dalla croce.

Nessuna condanna a morte ha mai trovato un consenso più unanime  da parte di tutti.

Anche chi incontra la sorte di Cristo solo di passaggio e non ha agito in prima persona, ma ha lasciato fare agli altri, a conti fatti è contento che Gesù abbia avuto quello che si merita. E si permette pure di prenderlo in giro e lo invita a salvare se stesso e a scendere dalla croce.

Uomini stolti ed accecati dal Satana, Cristo sta soffrendo in croce per donare a voi la vita e voi lo provocate perché scenda? Non comprendete che si sta avverando la sua Parola?  Se il corpo santo di Cristo, tempio di Dio, non sarà distrutto neppure sarà distrutto il vostro corpo tempio del Satana. Se Lui non risorgerà il terzo giorno neppure voi risorgerete nell’ora terza. Tutto sta per compiersi e voi invitate Gesù a rinnegare il suo eterno progetto d’amore?

31 Similmente anche i sommi sacerdoti deridendolo gli uni con gli altri con gli scribi dicevano:

Sommi sacerdoti e scribi appartengono ad una categoria umana superiore: non hanno parte ai discorsi del popolino: se la intendono tra loro. Come? Con sorrisini di compiacimento rivolti gli uni verso gli altri, soddisfatti per la bella trovata di cui si ascrivono il merito.

Altri ha salvato, non può salvare se stesso;

Non può o non vuole salvare se stesso? Chi ha il potere di far salvi gli altri, è immune dal pericolo della morte: si pone su di un piano superiore e diverso. E come potrebbe essere altrimenti? Se dunque Gesù sta andando incontro alla morte è per sua libera scelta. Per quale motivo? Questo e non altro deve essere ragione di riflessione. Buon per voi che il Figlio di Dio non cambi parere. Meglio evitare qualsiasi provocazione. Ma lo stolto e l’insensato non comprendono.

32 il Cristo, il re d’Israele scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo.

Se Cristo scenderà dalla croce sarà solo per riversare su di voi la sua ira, se rimane in croce vi fa dono della sua grazia e della sua misericordia.

Cosa volete vedere? Una giustizia divina senza amore? In che cosa volete credere? In un Dio che vi retribuisce secondo i vostri meriti, rendendovi pan per focaccia?

Anche i crocefissi insieme con lui  ingiuriavano lui.

E’ il colmo di ogni assurdità: anche coloro che sono crocifissi insieme con Gesù non perché giusti, ma perché ingiusti lo ingiuriano. Ve la prendete con Cristo per la vostra cattiva sorte? E’ stato forse Lui a mettervi in croce? Cosa vorreste da Gesù? Un atto di forza che vi liberi da una giusta morte? Gesù è venuto per affermare la sua giustizia, non per dare potenza e nuova vita all’ingiustizia dell’uomo. Così vanno le cose a questo mondo. Quando c’è la croce figlia del peccato in Adamo, non si invoca la misericordia di Colui che l’ha portata con noi e per noi, ma lo si maledice.

33 Ed essendo venuta l’ora sesta tenebra ci fu sull’intera terra fino all’ora nona.

Nel tempo ultimo dell’agonia di Gesù, tenebre avvolgono la terra. Non c’è più la luce portata dalla parola che è il Cristo, non c’è ancora la luce della Sua resurrezione.

34 E all’ora nona gridò – Gesù con voce grande: Eloi. Eloi, lema sabactani? Che è tradotto: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

E’ il momento più difficile e critico per Gesù in croce. Non può più donare all’uomo la sua parola di salvezza. Gli rimane soltanto un ultimo respiro per invocare con voce grande il sostegno del Padre.

La Parola è svuotata di ogni parola. E non vuole svuotare se stessa se non ricordando al Padre l’antico progetto d’amore, così come sta scritto in cielo ed in terra. Era necessario che dalla croce si innalzasse al cielo l’ultima parola di Cristo. Era necessario che anche il Figlio si sentisse abbandonato dal Padre come ogni figlio. Era necessario che fosse consegnato alla morte, per riaffermare in ogni uomo la potenza della sua resurrezione.

35 E alcuni dei presenti avendo udito dicevano: Vedi, Chiama Elia. 36 Allora qualcuno essendo corso ed avendo inzuppato una spugna d’aceto avendola posto intorno a una canna lo faceva bere dicendo: Lasciate, vediamo se viene Elia a toglierlo.

A qualcuno fu dato di udire l’ultima parola di Gesù: a nessuno fu dato di comprenderla. Perché il disegno di salvezza è  opera dei due unicamente  diversi: comincia con un dialogo a due e non può concludersi se non allo stesso modo. Nessuna parte ha l’uomo nell’opera di redenzione: può solo accoglierla o rifiutarla, non può giudicarla se non nella logica di un cuore distorto che comprende ed agisce in una direzione diversa e sbagliata.

37 Allora Gesù, avendo emesso una grande voce spirò.

E’ tolta a Gesù ogni parola , non la potenza di una grande voce. La voce attesta in Dio la sua eterna possibilità di parlare all’uomo, anche quando è conosciuta come morta la sua Parola.

38 E la cortina del tempio si squarciò in due dall’alto in basso.

Se il tempio è la casa di Dio, se la vista di Colui che abita in esso è impedita da un velo, ecco il velo si squarcia da cima a fondo per manifestare il Padre in tutto il suo splendore nel volto del Figlio.

Ciò che era impossibile e vietato all’uomo, vedere Dio, diventa possibile e viene chiesto ad ogni uomo in virtù dell’unico eterno sacrificio.

39 Avendo visto allora il centurione quello presente di fronte a lui, che così era spirato disse: Veramente questo uomo era figlio di Dio.

Cosa ha visto il centurione? Non la morte di un qualsiasi figlio, ma  dell’eterno Figlio di Dio, di colui che ha dato la sua la vita, perché tutti  vedano il volto del Padre. Una morte diversa,  perché secondo la diversità dell’eterna Parola. Ma questo non comprendono se non quelli che sono “presenti” a questa morte e si pongono di fronte a Cristo crocifisso, non per scrutare il suo volto, ma perché sia scrutato il proprio cuore.

40 C’erano poi anche delle donne che guardavano da lontano, fra loro anche Maria la Maddalena e Maria madre di Giacomo il Minore e di Giuseppe e Salome, 41 che quando era in Galilea lo seguivano e lo servivano, e molte altre salite con lui a Gerusalemme.

C’è chi  guarda al crocifisso da vicino, perché posto o trovato vicino, c’è anche chi guarda da lontano: non con l’occhio distratto e disinteressato del passante, ma con l’occhio di chi ha seguito Gesù, lo ha servito con le proprie mani, ha fatto con Lui la salita a Gerusalemme. Cosa attendono queste donne? L’epilogo finale. Quando tutti pensano che la storia sia finita, loro ancora la seguono con interesse unico ed esclusivo.

42 E già essendosi fatta sera, poiché era la Parasceve cioè la vigilia del sabato,

Quando ormai è venuta la sera e tutti se ne sono andati e la storia di Gesù è ormai per i molti conclusa, ecco qualcuno che si muove in senso contrario.

43 essendo venuto Giuseppe da Arimatea illustre consigliere del sinedrio che anche lui era un aspettante il regno di Dio,

I responsabili della morte di Gesù si allontanano dal Calvario senza rimorso alcuno: non tutti. Giuseppe da Arimatea, membro del Consiglio, coinvolto suo malgrado nel giudizio dei molti, finalmente ha il coraggio di tirare fuori la sua fede. Le cose sono andate per il verso sbagliato,  ma non si può più restare nell’ombra, senza fare nulla.

Adesso che Gesù è morto ed il furore delle masse si è acquietato si può anche seguire l’impulso del proprio cuore e venire al Crocifisso.

essendosi fatto coraggio

Sono i primi segni della grazia che viene dalla morte di Gesù. Il coraggio prende vigore nei cuori: coloro che aspettano il regno di Dio e se la sono date a gambe levate affrontano i nemici del Cristo a viso aperto.

entrò da Pilato e chiese il corpo di Gesù.

Giuseppe da Arimatea cerca un confronto serio e leale con Pilato. Ci vuole coraggio per affrontare l’autorità romana, soprattutto dopo che è stata scalfita e ferita da un approccio violento ed irrispettoso. Finalmente qualcuno entra da Pilato con le dovute maniere, per chiedere ciò che è ragionevole chiedere riguardo a Cristo. E alla fine anche a Pilato è concesso un approccio libero e responsabile al caso Gesù. Ora finalmente si può guardare al crocifisso con animo pacato ed imparziale, liberi dalle pressioni e dalle violenze dei Giudei.

44 Allora Pilato si meravigliò che fosse già morto

Strana davvero questa meraviglia di Pilato. Nasconde forse un tardivo pentimento e rammarico per la morte di Gesù? O forse Pilato si aspettava da Cristo un qualche segno di potenza, una diversità nella morte conforme alla diversità della vita?

ed avendo chiamato il centurione domandò a lui se da molto tempo era morto.

Colui che non ha saputo fare le cose per bene quando Gesù gli è stato consegnato vivo, adesso che è morto si dimostra assai scrupoloso e ligio al suo dovere di funzionario. Vuole accertarsi che Gesù sia veramente morto da tempo e non si affida al giudizio falso dei Giudei, cerca quello sincero di un fedele soldato romano.

45 E avendo saputo dal centurione donò il cadavere a Giuseppe.

Soltanto dopo che ha saputo da un testimone attendibile, fa dono del cadavere a Giuseppe.

Strano modo di fare dono: ha donato vivo un assassino che doveva essere reso morto, adesso rende morto un giusto che doveva essere reso vivo.

Nonostante si insinui qualche pungolo nel cuore di Pilato, fino alla fine è coerente con la sua incoerenza: fa tutto alla rovescia, esattamente il contrario di quello che è richiesto ad un animo giusto ed assennato.

46 E avendo comprato un lenzuolo, avendolo tolto lo avvolse con il lenzuolo

Giuseppe è figura di tutti gli uomini che dopo aver giudicato e condannato Gesù, alla fine si ravvedono della propria colpa e cercano di riparare in qualche modo al proprio crimine. Come? Togliendolo dalla croce dopo averlo crocifisso, coprendolo della sua nudità, dopo averla messa in mostra. E tutto questo a spese proprie e con la propria fatica. Cosa pensano e vogliono fare gli altri non ha importanza alcuna.

e lo pose nel sepolcro che era scavato da roccia e fece rotolare una pietra sulla porta del sepolcro.

Salvare, ricoprire, custodire Gesù crocifisso è l’unico modo per vederne la sua resurrezione.

Non si può conoscere la resurrezione se non facendo salva la morte di Gesù.

Perché soltanto nella morte dell’uomo vecchio ci sono i germi dell’uomo nuovo.

Cosa ci è necessario innanzitutto? Entrare nel mistero della morte del Figlio di Dio, non per disprezzarla, ma per custodirla gelosamente, per farla propria, per metterla al riparo dagli uomini di questo mondo, che nulla intendono del vero amore. Non con il senno di poi di chi ha già visto e conosciuto il Cristo risorto, conoscenza falsa e mendace, ma di chi nulla vede dell’uomo nuovo, eppure comprende la necessità di una morte dell’uomo vecchio.

47 Ora Maria Maddalena e Maria di Giuseppe guardavano dove veniva posto.

Non basta accogliere ed accettare il mistero della morte del Figlio, bisogna anche guardare dove viene posta questa morte. Perché nella sua morte è la nostra morte, nella sua resurrezione la nostra resurrezione.

Non si può risorgere se prima non si è morti. Ma non tutti risorgeremo a vita nuova. Bisogna ben vedere e comprendere dove è stata posta la Sua morte e dove poniamo la nostra.

Ponendo il corpo di Gesù nella propria tomba, Giuseppe d’Arimatea si è assicurato non solo una propria morte in Cristo e con Cristo, ma anche una resurrezione in Lui e con Lui. Così anche lo donne che si trovano un po’ più in là.

Guardano dove viene posto Cristo morto, per sapere in quale sepolcro va cercata la sua e la loro resurrezione. 

 

 

Vangelo di Marco cap13

                                                Marco 13

Ed essendo lui uscito dal tempio gli dice uno dei suoi discepoli: Maestro, guarda quali pietre e quali costruzioni! 2 E Gesù gli disse: Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà affatto lasciata qui pietra su pietra che non sia distrutta. 3 Ed essendo lui seduto sul monte degli Ulivi di fronte al tempio lo interrogava in disparte Pietro e Giacomo e Giovanni ed Andrea: 4 Di’ a noi: quando saranno queste cose e quale il segno quando staranno per compiersi tutte queste cose? 5 Allora Gesù cominciò a dire a loro: Guardate che qualcuno non vi inganni; 6 molti verranno nel mio nome dicendo: Io sono, e molti inganneranno. 7 Quando però udrete guerre e rumori di guerre, non turbatevi: è necessario accada, ma non sarà ancora la fine. 8 Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno, ci saranno terremoti in vari luoghi, ci saranno carestie: l’inizio delle doglie saranno queste cose. 9 Ma guardate a voi stessi: vi consegneranno nei sinedri e nelle sinagoghe sarete percossi e starete davanti a governatori e re a causa di me a testimonianza per loro. 10 E a tutte le nazioni per primo è necessario annunciare la buona notizia. 11 E quando vi condurranno consegnandovi, non preoccupatevi di cosa dire, ma ciò che sarà a dato a voi in quell’ora questo dite; infatti non siete voi  i parlanti ma lo Spirito Santo. 12 E il fratello consegnerà a morte il fratello ed il padre il figlio e sorgeranno i figli contro i genitori e li faranno morire; e sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma l’avente resistito fino alla fine questi sarà salvato.

14 Quando poi vedrete l’abominio della desolazione stare dove non bisogna, il leggente capisca, allora coloro che sono nella Giudea fuggano sui monti, 15 chi è sul tetto non scenda né entri a prendere qualcosa dalla sua casa, 16 e chi è nel campo non ritorni indietro a prendere il suo mantello 17 Guai alle donne aventi in ventre ed alle allattanti in quei giorni. 18 Pregate affinché non venga d’inverno. 19 Saranno infatti quei giorni una tribolazione quale non ci fu simile dall’inizio della creazione che Dio creò fino ad ora e non vi sarà affatto. 20 E se non abbreviasse il Signore i giorni non si salverebbe nessuna carne; ma a causa degli eletti che elesse abbrevierà i giorni. 21 E allora se qualcuno vi dice: Guarda qui è il Cristo, guarda è là, non credete. 22 Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e daranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. 23 Voi però guardatevene bene: ho predetto a voi tutte le cose.

24 Ma in quei giorni dopo quella tribolazione il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, 25 e gli astri saranno cadenti dal cielo, e le potenze nei cieli saranno scosse. 26 E allora vedranno il figlio dell’uomo veniente in nubi con molta potenza e gloria. 27 E allora invierà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. 28 Dal fico imparate la parabola. Quando già il suo ramo diventa tenero e germina la foglie, conoscete che l’estate è vicina; 29 così anche voi, quando vedrete queste cose accadenti, conoscete che è vicino sulle porte. 30 Amen dico a voi che non passerà affatto questa generazione prima che queste cose tutte avvengano. 31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

32 Circa poi quel giorno o l’ora nessuno sa, né gli angeli in cielo né il Figlio, se non il Padre. 33 Guardate, vegliate; non conoscete infatti quando è il tempo. 34 Come un uomo partito per un viaggio, avendo lasciato la sua casa e dato ai suoi servi la potestà a ciascuno la sua opera ed al portinaio comandò di vigilare. 35 Vegliate dunque; non sapete infatti quando il padrone della casa verrà, o alla sera o a metà notte o al canto del gallo o al mattino, 36 affinchè giungendo all’improvviso non vi trovi dormienti. 37 Ciò che poi dico a voi lo dico a tutti: vegliate!

 

 

 

 

 

 

Ed essendo lui uscito dal tempio gli dice uno dei suoi discepoli: Maestro, guarda quali pietre e quali costruzioni!

Coloro che frequentano con Gesù la casa del Signore sono tentati di osservare ogni  sua grandezza e magnificenza. E non è certo questa una prerogativa del popolo eletto; perché da sempre l’uomo, in ogni parte del mondo, ha cercato di erigere alla divinità tempi bellissimi e imponenti. E’una costante nella storia e non conosce sosta ed interruzione se non ai nostri tempi, dove il sentimento religioso si è notevolmente affievolito.

Gli Ebrei, piccolo popolo, hanno voluto innalzare a Javè un tempio unico che attestasse l’unicità del loro Dio. Il tempio di Gerusalemme era considerato una delle sette meraviglie del mondo e poteva ben gareggiare con le costruzioni delle grandi potenze dell’antichità. Ancor oggi molti cristiani vedono innanzitutto le chiese come scrigni preziosi di opere d’arte. Molto si dice e molto si fa per le chiese: più per le strutture in pietra che per l’edificio spirituale.

2 E Gesù gli disse: Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà affatto lasciata qui pietra su pietra che non sia distrutta.

L’entusiasmo e la meraviglia per tanto splendore materiale vengono subito raffreddati da Gesù. Ciò che appare sotto gli occhi ed è concretamente tangibile è destinato a perire. Non è questo il tempio di Dio che dura in eterno.

3 Ed essendo lui seduto sul monte degli Ulivi di fronte al tempio lo interrogava in disparte Pietro e Giacomo e Giovanni ed Andrea:

Le parole di Gesù sono già giunte alle orecchie dell’intero gruppo degli apostoli e hanno suscitato   viva impressione ed un desiderio di intendere meglio e di saperne di più. E quando Gesù le spara grosse non è bene fare un pubblico interrogatorio, ma è meglio sia chiamato in disparte dai discepoli più stimati. Siano loro a fare delle domande, senza apparire indiscreti.

4 Di’ a noi:

Non perché siamo migliori dagli altri ma perché possiamo garantirti che nessun pettegolezzo uscirà dalla nostra bocca ed ogni cosa resterà in famiglia.

quando saranno queste cose e quale il segno quando staranno per compiersi tutte queste cose?

Se il tempio di Gerusalemme è destinato alla distruzione materiale, giova sapere quando avverrà tutto questo e quali segni premonitori saranno dati. Una cosa gli apostoli mettono subito in chiaro con Gesù: non sono spinti da banale curiosità, ma ben hanno compreso l’importanza e la serietà dell’evento che non può e non deve cogliere gli animi impreparati. E’ del tutto giustificato l’interesse per il quando e per i segni che saranno dati: i discepoli vogliono essere trovati pronti e non come coloro che dormono nel sonno della morte.

5 Allora Gesù cominciò a dire a loro: Guardate che qualcuno non vi inganni; 6 molti verranno nel mio nome dicendo: Io sono, e molti inganneranno.

Se i discepoli non vogliono trovarsi impreparati di fronte all’evento, prima ancora di sapere il quando, giova vengano istruiti riguardo ai modi e ai tempi dell’attesa. Molte insidie e pericoli ci separano dal grande giorno. Innanzitutto c’è l’inganno che viene dagli uomini. Perché molti verranno nel nome di Gesù, proclamando falsamente il nome di Dio. Nel momento stesso in cui affermano il nome di Dio (Io sono ), ecco, la  loro trappola è già scattata e molti ne ha presi.

Una considerazione è d’obbligo: quando si parla di perdizione e di ciò che ad essa conduce, l’accento cade solitamente sul peccato dei singoli e sulla cultura e mentalità che ad esso conducono. Ma qui l’inganno primo è dipinto a vivi colori in carne ed ossa e porta il nome dell’uomo. Di quale uomo? Di colui che appare peccatore o al contrario di colui che appare come profeta dell’Altissimo? Come all’inizio così alla fine: Satana ingannerà gli uomini presentandosi come angelo di luce. Non c’è migliore modo di fare caccia che addormentare le prede con lusinghe e false adulazioni riguardo al bene. E tutto questo sarà fatto da uomini che parlano in nome di Dio. Prima ancora di premunirci contro coloro che bestemmiano il nome del Signore dobbiamo stare in guardia da coloro che parlano in Suo nome, vantando una conoscenza ed un’amicizia con Dio false ed ingannevoli. E’ un dato ed un fatto indiscutibili: l’inganno passa innanzitutto per bocca dell’uomo: e non si tratta di pochi o di alcuni, ma dei molti. Molti verranno… e molti inganneranno.

Non si deve pensare ad un modo di vedere alquanto malizioso nel confronto degli altri ( dei preti innanzitutto ) e neppure di un facile giudizio sulle masse: è parola di Gesù.

Possiamo anche credere nella buona fede di coloro che sono nella chiesa, nella loro sincerità ed onestà: non sembra che il Cristo sia così largo di manica.

7 Quando però udrete guerre e rumori di guerre, non turbatevi: è necessario accada, ma non sarà ancora la fine.

Dopo l’inganno portato avanti dal Satana nelle sembianze dell’uomo di Dio, ecco le conseguenze estreme e ben visibili del peccato. Cos’altro è la guerra se non il prodotto più alto, più concreto ed indiscutibile del peccato? Perché Gesù distingue tra l’udire guerre e rumori di guerre? Ci sono guerre già in atto ed altre il cui rumore è  nell’aria. E’ una fatale necessità della storia, perché il peccato deve manifestarsi nelle sue forme estreme, non solo per bocca dei falsi profeti, ma anche per le mani dell’uomo. Non turbatevi! E come è possibile questo se non per  chi ha intelligenza del peccato? Chi conosce l’uomo, a cominciare da se stesso, sa bene che non può finire diversamente, e che non ci sarà vittoria piena del bene sul male se non quando questo avrà portato al culmine l’opera sua. Ma quale più precisamente il tempo? Non ha importanza sapere quando: giova sapere che avverrà di necessità assoluta. Ma non sarà ancora la fine.

Il tempo della fine è già in atto: questo devi considerare! Cosa importa sapere quando si arriverà al culmine? Può darsi tu sia ancora in questa vita, può darsi che tu abbia già raggiunto vita eterna.

8 Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno, ci saranno terremoti in vari luoghi, ci saranno carestie:

Verrà meno ogni rapporto pacifico dell’uomo con l’uomo. Sarà scossa ogni stabilità di questo mondo e la terra non darà più i suoi frutti: nazione contro nazione, terra e natura contro ogni uomo. Nessuna amicizia sarà più trovata dalle creature di Dio, né  con i propri simili e neppure con quel creato che è stato posto al suo servizio. E tutto questo non verrà all’improvviso, ma in un crescendo progressivo e necessario. Guerre, terremoti, carestie non sono un novità:  la novità va trovata nell’aggravarsi della situazione e nella ineluttabilità della fine.

l’inizio delle doglie saranno queste cose.

In un quadro così drammatico e tragico, ecco  uno spiraglio di luce in controtendenza con lo spirito del discorso. Perché da tutti è risaputo che ogni parto è preceduto non solo dalle doglie, ma anche da una grande attesa e da una speranza per l’uomo che verrà alla luce. Dobbiamo dunque rattristarci perché l’ora è vicina? Niente affatto! La vita nuova è alle porte. Se è sicura la fine di questo mondo, è altrettanto sicuro l’avvento di un altro. E’ già stato concepito e i segni di disfacimento dell’esistenza in atto, benché dolorosi, preannunciano la nascita ad altra vita. 

9 Ma guardate a voi stessi:

La fine di questo tempo non ci vedrà semplicemente spettatori inermi e passivi, al contrario saremo testimoni in prima persona della vita nuova che è alle porte. Pensiamo dunque ai fatti nostri ed al nostro bene. E’ già in atto una grande chiamata dei figli di Dio, perché annuncino al mondo perduto la venuta di Cristo Salvatore. Ma non avverrà in maniera pacifica e senza spargimento di sangue.

vi consegneranno nei sinedri e nelle sinagoghe sarete percossi

Cosa accadrà innanzitutto ai discepoli? Saranno perseguitati dalla società, a cominciare da quella religiosa. Quando si parla di persecuzioni, il pensiero corre subito all’ostilità che i cristiani troveranno da parte dell’impero. In molti casi si arriverà alla violenza e alla soppressione fisica. Ma questo va visto piuttosto in quanto segue: e starete davanti a governatori e re a causa di me a testimonianza per loro.

Vi è innanzitutto una persecuzione che è fatta all’interno della comunità dei credenti e non necessariamente in forma aperta, ma più spesso in forma velata e nascosta. Cosa vuol dire essere consegnati nei sinedri? Vuol dire essere messi sotto osservazione dalla comunità dei fedeli, in quanto portatori di una speranza diversa e per questo sospetta e degna di indagine e di giudizio.

Non sempre si è cacciati fuori come eretici, più spesso si è tenuti all’interno come membri malati e  degni di esame e correzione. E questa è una prova ed una grande sofferenza, quando la comunità tende ad escluderti dal suo grembo in quanto eccezione e modello negativo, da cui bisogna stare in guardia. Sotto le parvenze di una falsa carità vi è chiusura al dono di Dio.

L’eretico molte volte si trova in una posizione diversa: è lui che  rigetta la chiesa e si fa suo giudice e la condanna alla perdizione. Non ogni giudizio degli uomini di chiesa va rigettato, ma soltanto quello che viene dal rifiuto di Cristo e dalla durezza di cuore di fronte all’opera dello Spirito Santo.

Si può essere perseguitati dalla chiesa a vario titolo: perché si fa il male e perché si fa il bene. Va rigettata come peccato e come una colpa ogni violenza fisica e psichica che si ponga contro la libertà di coscienza. Non si può andare oltre la condanna verbale e formale.

e nelle sinagoghe sarete percossi.

Va inteso innanzitutto in senso spirituale. Se è accaduto anche in senso materiale, il discorso deve essere circoscritto ad una certa epoca storica: oggi non sarebbe più attuale. Rimane e rimarrà fino alla fine l’emarginazione dei figli della luce da parte dei figli delle tenebre.

10 E a tutte le nazioni per primo è necessario annunciare la buona notizia.

In un quadro così desolante di totale distruzione ed annientamento di ogni forma di verità e giustizia, la Parola di Dio manifesta la sua necessaria priorità rispetto a tutto il resto. Tutto verrà meno, ma non deve venire meno l’annuncio della Parola. Solo in questo modo nelle tenebre del mondo potrà risplendere fino alla fine la luce che indica la via della salvezza.

Dio permetterà una simile desolazione, ma non lascerà l’umanità senza speranza e questa speranza passa attraverso le vie dell’annuncio del Vangelo.

11 E quando vi condurranno consegnandovi, non preoccupatevi di cosa dire, ma ciò che sarà a dato a voi in quell’ora questo dite; infatti non siete voi  i parlanti ma lo Spirito Santo.

Dio stesso si farà garante della sua Parola per bocca degli apostoli. Perché non sarà l’uomo a parlare, ma lo  Spirito Santo. L’annuncio del Vangelo interessa soprattutto il Signore e deve essere bandita dai suoi messaggeri ogni preoccupazione riguardo al cosa dire. Vi è una divina ispirazione della Parola che esce dalla bocca degli apostoli che non può essere messa in discussione. Nessuna premeditazione o costruzione artificiosa del pensiero per trascinare nell’inganno, ma la semplice ripetizione di ciò che viene messo sulla bocca da Dio stesso.

12 E il fratello consegnerà a morte il fratello ed il padre il figlio e sorgeranno i figli contro i genitori e li faranno morire; e sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma l’avente resistito fino alla fine questi sarà salvato.

La Parola che è data da Dio per radunare intorno a Cristo Salvatore non farà alcuna violenza alla libertà creata. Perché se da un lato unirà per la vita eterna, dall’altro dividerà per la dannazione eterna. In una stessa famiglia si farà il giudizio dell’uno verso l’altro o degli uni verso gli altri: l’annuncio, che è vita, sarà inteso come un annuncio di morte e si prenderanno le dovute distanze ed i necessari provvedimenti. Non si dovrà arrivare necessariamente ad una soppressione fisica. Si consegna a morte l’altro e si fanno morire gli altri quando le speranze riguardo alla vita si trovano su piani diametralmente opposti e contrari.

e sarete odiati da tutti a causa del mio nome

Cosa devono dunque aspettarsi dagli altri i discepoli che annunciano il nome di Cristo? Una condanna a morte in famiglia e l’odio da parte di tutti.

ma l’avente resistito fino alla fine questi sarà salvato.

Non si giunge a salvezza senza perseveranza e non si arriva alla vittoria finale senza una costante e tenace resistenza. Perché il Satana farà guerra su tutti fronti, su quello interno ( famiglia ) e su quelli esterni ( tutti ).

14 Quando poi vedrete l’abominio della desolazione stare dove non bisogna,

Abominio della desolazione è l’idolo figura del Satana. Quando il Diavolo avrà messo piede nella stessa casa di Dio…

il leggente capisca,

Non c’è bisogno di tante spiegazioni: capisca chi legge quello che si vuole dire.

allora coloro che sono nella Giudea fuggano sui monti,

Coloro che si trovano nella terra che ha visto la salvezza, non scendano in basso, ma salgano ancora più in alto sui monti.

15 chi è sul tetto non scenda né entri a prendere qualcosa dalla sua casa,

Chi è trovato sulla parte più alta della sua casa, già proiettato verso il cielo, non venga giù né ritorni a prendere qualcosa dalla sua dimora terrena. Niente di questa vita porteremo in cielo e di nulla abbiamo bisogno per andare incontro al Signore se non della fede.

16 e chi è nel campo non ritorni indietro a prendere il suo mantello

Chi ormai è in campo o in ballo per la salvezza non torni indietro a prendere il suo vecchio mantello. Alla luce del Dio che viene non c’è nulla da coprire e da nascondere.

17 Guai alle donne aventi in ventre ed alle allattanti in quei giorni.

Guai alle donne che devono partorire a questa vita quando già si affaccia quella eterna. Così pure chi allatta vedrà strappato il frutto del suo grembo.  Felici coloro che sono ormai liberi e sciolti dal travaglio e dalle aspettative di una generazione terrena!

18 Pregate affinché non venga d’inverno.

C’è un solo inverno che può cadere nello stesso tempo in tutte le parti del mondo: è quello del cuore. Preghiamo per non essere trovati spiritualmente impreparati e vestiti alla leggera in modo inadeguato.

19 Saranno infatti quei giorni una tribolazione quale non ci fu simile dall’inizio della creazione che Dio creò fino ad ora e non vi sarà affatto.

Se la vita fin dall’inizio è una continua tribolazione, l’ultima non avrà confronto o paragone.

20 E se non abbreviasse il Signore i giorni non si salverebbe nessuna carne;

Come può Dio abbreviare i giorni se non rafforzando il cuore dell’uomo? Il tempo  è breve o lungo a seconda di come veniamo da esso trovati.

ma a causa degli eletti che elesse abbrevierà i giorni.

Per gli eletti i giorni della tribolazione saranno fatti brevi. Non per tutti dunque, ma soltanto per coloro che sono di Cristo. Per quelli che non credono ogni tribolazione appare senza fine. Quanto più l’ultima e la più grande!

21 E allora se qualcuno vi dice: Guarda qui è il Cristo, guarda è là, non credete.

Il tempo dell’attesa finale, benché fatto breve, non sarà senza inganno. Il Satana moltiplicherà le sue macchinazioni ed allora più che mai si rivestirà di  luce. Non di un qualsiasi angelo, ma di quello che ha nome di Gesù Salvatore. E porrà il nome dell’Altissimo sulla bocca degli uomini perché s’ingannino l’un l’altro.

Attenti dunque a non rincorrere un Cristo a portata di mano ed alla vista di ognuno, creazione dell’uomo traviato dal Satana. Il moltiplicarsi di visioni e di visionari non è certo di buon auspicio. Peggio ancora quando molti ci vanno dietro e fanno propaganda.

22 Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e daranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti.

Non ci sono soltanto coloro che vedono il Cristo là dove non è, ci sono anche gli uomini che si fanno passare per Salvatori come Gesù o per profeti che parlano in Suo nome. E faranno segni e prodigi, per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Intendi rettamente: non è da reputare un assurdo l’inganno di chi è eletto; al contrario è una reale possibilità che va considerata seriamente. Fino alla venuta ultima del Figlio di Dio, Satana ha un potere su ogni uomo, anche su chi è nel novero dei redenti. Non c’è elezione che non debba essere custodita fino alla fine e salvata dalle insidie del Maligno. Se possibile, quando gli sarà permesso, il Diavolo ingannerà anche gli eletti.

23 Voi però guardatevene bene: ho predetto a voi tutte le cose.

Stato di massima allerta dunque per ognuno che crede: Gesù ci ha predetto chiaramente ogni cosa.

24 Ma in quei giorni dopo quella tribolazione il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, 25 e gli astri saranno cadenti dal cielo, e le potenze nei cieli saranno scosse.

Prima dell’instaurazione di cieli nuovi e terra nuova ci sarà il disfacimento del mondo attuale ad opera non del Maligno, ma di Colui che ne è Signore e presiede ad ogni sua operazione.

Innanzitutto verrà meno la luce del sole che alimenta ogni vita creata, poi anche la luna perderà il suo splendore e gli astri fissi nella volta celeste cadranno e saranno sconvolte quelle potenze o forze che garantiscono la loro stabilità.

26 E allora vedranno il figlio dell’uomo veniente in nubi con molta potenza e gloria.

Dopo il crollo di questo mondo, ecco  ogni carne vedrà il figlio di Dio, fattosi figlio dell’uomo che viene nelle nubi con molta potenza e gloria. Dopo  l’ignominia della croce, ecco il volto vincitore di Cristo. Non sarà ancora la visione eterna, riservata agli eletti, ma la manifestazione terrena di una gloria e di una potenza che scendono dal cielo.

Vedranno soltanto coloro che saranno in quel tempo sulla terra? Ci sembra che la parola “vedranno”, senza soggetto, lasci intendere la totalità degli uomini, che spettatori diretti od indiretti della morte del Cristo, prima del giorno del giudizio finale  vedranno il volto vittorioso e trionfante di Gesù e conosceranno la sua potenza sul mondo intero ed una gloria senza limiti o confini.  Anche i dannati vedranno quale gloria, non con gli occhi dello Spirito, ma con gli occhi di quella carne nella cui luce hanno confidato. Dopo di questo ogni loro storia sarà finita e non avrà più importanza alcuna per Dio. Il futuro è soltanto per gli eletti.

27 E allora invierà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Saldato il conto con ogni carne, l’interesse del Figlio di Dio sarà soltanto per i suoi.

Dall’estremità della terra all’estremità del cielo, tutti saranno radunati. Ogni “vivente” sarà convocato “in unum” per diventare in Cristo un cuor solo ed un’anima sola. Coloro che già sono nella vita eterna non potranno conoscere la restaurazione finale di tutte le cose, se non quando sarà completato il numero degli eletti e ricomposto così nella sua interezza il corpo di Cristo.

28 Dal fico imparate la parabola. Quando già il suo ramo diventa tenero e germina la foglie, conoscete che l’estate è vicina; 29 così anche voi, quando vedrete queste cose accadenti, conoscete che è vicino sulle porte. 30 Amen dico a voi che non passerà affatto questa generazione prima che queste cose tutte avvengano.

Qual è questa generazione che non passerà affatto prima che avvengano tutte queste cose? Non una generazione in particolare tra le altre, ma quell’unica che è nata dal peccato di Adamo. La generazione di oggi ( questa ) è uguale alla generazione di ieri e a quella di domani. In altre parole, la fine del mondo vedrà ancora la terra abitata dai figli di Adamo. Una generazione diversa sarà fatta per un mondo diverso.  Per tutto il tempo dell’esistenza umana si deve parlare di un’unica malvagia generazione.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Per confermare la veridicità di quanto detto Gesù aggiunge che la propria parola non conosce possibilità di cambiamento. Quel che è detto oggi vale per sempre. Quello che è profetizzato in un tempo si avvererà a suo tempo di necessità assoluta. La sorte finale dell’uomo è già  realtà presso Dio. Nessuno pensi che qualcosa possa cambiare il disegno eterno di Dio: più semplicemente sarà portato a termine a  tempo opportuno. Quale tempo? Non importa sapere il quando, ci basti sapere il come.

32 Circa poi quel giorno o l’ora nessuno sa, né gli angeli in cielo né il Figlio, se non il Padre.

Com’è possibile che neppure il Figlio conosca quel giorno? Si tratta evidentemente di un paradosso per significare che il Figlio ogni cosa ha rimesso nelle mani del Padre e niente vuol sapere se non quello che vuole il Padre.

33 Guardate, vegliate; non conoscete infatti quando è il tempo.

Come dobbiamo dunque aspettare l’ultima ora? Stando sempre in guardia dal Maligno e non lasciandoci prendere dal sonno.

34 Come un uomo partito per un viaggio, avendo lasciato la sua casa e dato ai suoi servi la potestà a ciascuno la sua opera ed al portinaio comandò di vigilare.

Chi è mai quest’uomo se non il Padre stesso? Dopo aver messo la propria dimora nel cuore dell’uomo, da esso ne è stato cacciato. Per questo ha dato ad ogni servo suo potestà sulla propria vita ed  un’opera da compiere. La libertà donata da Dio all’uomo è frutto del rifiuto da parte di Adamo di una libera sottomissione al suo Creatore. Quando il padrone è lasciato fuori il servo diventa responsabile del proprio operato e verrà il giorno del rendiconto finale.

Una porta aperta all’opera del Maligno, non per questo si può dire incustodita. Il Padre non ci ha abbandonati a noi stessi, ma ha posto accanto a noi il Figlio suo perché custodisca i nostri passi, sia luce nelle tenebre, sentinella di fronte al nemico. Se noi vigiliamo, Cristo è vigile in noi. Vi è sulla terra una presenza preziosa che è quella del Figlio, senza il quale nessuna garanzia di perseveranza nella fede possiamo dare al Padre.

35 Vegliate dunque; non sapete infatti quando il padrone della casa verrà, o alla sera o a metà notte o al canto del gallo o al mattino, 36 affinchè giungendo all’improvviso non vi trovi dormienti.

Vegliamo dunque, in Cristo e per Cristo! Perché non sappiamo quando verrà il padrone della casa: non il giorno e neppure l’ora. Se non è noto il giorno della venuta è tuttavia certa la sua necessità.

Perché la vita è frutto di un furto e di uno scippo fatto al suo legittimo proprietario: prima o poi il padrone verrà a riprendersi ciò che gli appartiene e vorrà mettere in chiaro ogni cosa e ristabilire il proprio regno e trovare la giusta sistemazione e retribuzione per ogni creatura.

37 Ciò che poi dico a voi lo dico a tutti: vegliate!

Ciò che è detto agli apostoli è detto a tutti gli uomini: Vivete nell’attesa della restaurazione finale di tutte le cose: una vita non stabile prima o poi verrà ristabilita.

E non pensate che il problema possa interessare soltanto una generazione, ma è proprio di ogni generazione.

Vi preoccupate della venuta finale del Figlio dell’uomo? E non pensate che il giudizio di Dio è sempre alle porte? Chi può sfuggire alla propria morte e chi conosce quale momento?

Per il Figlio di Dio la sua venuta ultima può anche essere collocata in un futuro non conosciuto e non conoscibile, ma per quel che ci riguarda il  giorno ultimo è sempre vicino.

Questo in definitiva giova sapere: la vita è breve ed improvvisa viene la sua rovina . State attaccati al Cristo e non ci sarà per voi alcun male, ma ogni bene.

Vangelo di Marco cap14

                                     Marco 14

Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni. E cercavano i sommi sacerdoti e gli scribi come lui uccidere avendo preso con inganno;

2 dicevano infatti: Non nella festa, perché non ci sia tumulto di popolo.

3 Ed essendo lui in Betania nella casa di Simone il lebbroso, giacendo lui a mensa, venne una donna avente un vaso d’alabastro di unguento di nardo genuino molto costoso; avendo spezzato il vaso d’alabastro lo versò sulla sua testa. 4 Ma c’erano alcuni sdegnati fra loro; Per cosa è stato questo spreco di nardo?

5 Si poteva infatti vendere questo nardo a oltre trecento denari ed essere dati ai poveri. E fremevano contro di lei.

6 Allora Gesù disse: Lasciatela; perché le date fastidio? Una buona opera ha compiuto verso di me.

7 Infatti sempre avete con voi i poveri e quando volete potete fare a loro del bene, me però non sempre avete.

8 Ciò che poteva ha fatto: ha anticipato l’ungere il mio corpo per la imbalsamazione.

9 Amen dico a voi: dovunque venga annunciata la buona notizia nel mondo intero, anche ciò che lei ha fatto sarà raccontato in sua memoria.

10 E Giuda Iscariota, uno dei dodici, andò dai sommi sacerdoti per consegnarlo a loro.

11 Essi allora avendo udito si rallegrarono e gli promisero di dargli denaro; e cercava come opportunamente consegnarlo.

12 E il primo giorno degli azzimi, quando immolavano la pasqua, gli dicono i suoi discepoli: Dove vuoi essendo andati che prepariamo perché tu mangi la pasqua.

13 E invia due dei suoi discepoli e dice a loro: Andate in città, e verrà incontro a voi un uomo portante una brocca d’acqua; seguite lui

14 e dovunque entri dite al padrone di casa: Il maestro dice: dov’è la mia stanza dove mangi la pasqua con i miei discepoli?

15 Ed egli vi mostrerà una sala superiore grande arredata con tappeti pronta: e lì preparate per noi.

16 E uscirono i discepoli e vennero in città e trovarono come aveva detto a loro e prepararono la pasqua.

17 E fattasi sera viene con i dodici.

18 E stando essi giacenti a mensa e mangianti Gesù disse: Amen dico a voi che uno fra voi mi tradirà, il mangiante con me.

19 Incominciarono a rattristarsi e dire uno per uno: Forse che sono io?

20 Egli allora disse a loro: Uno dei dodici, l’intingente con me nel piatto.

21 Poiché certo il figlio dell’uomo se ne va come è scritto di lui, guai però a quell’uomo a causa del quale il figlio dell’uomo è consegnato: buon per lui se non fosse nato quell’uomo.

22 E mangianti loro avendo preso un pane e avendo benedetto spezzò e diede a loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo.

23 E avendo preso il calice avendo reso grazie lo diede a loro, e bevvero da esso tutti.

24 E disse a loro: Questo è il mio sangue dell’alleanza versato per molti.

25 Amen dico a voi che non berrò mai più dal frutto della vite fino a quel giorno quando lo berrò nuovo nel regno di Dio.

26 E cantato l’inno uscirono verso il monte degli Ulivi.

27 E dice a loro Gesù: Tutti sarete scandalizzati, perché è scritto: Percuoterò il pastore, e le pecore saranno disperse. 28 Ma dopo essere risorto, vi precederò in Galilea.

29 Allora Pietro gli disse: Se anche tutti saranno scandalizzati, ma non io.

30 E dice a lui Gesù: Amen ti dico che tu oggi questa notte prima che il gallo canti due volte mi rinnegherai tre volte. 31 Ma egli oltremodo diceva: Se fosse a me necessario morire insieme a te, non ti rinnegherò affatto. Similmente poi anche tutti dicevano.

32 E vengono in un campo di cui il nome era Getsemani e dice ai suoi discepoli: Sedete qui finchè preghi.

33 E prende con sé Pietro e Giacomo e Giovanni con sé e cominciò ad essere spaventato e ad essere inquieto

34 e dice a loro: La mia anima è molto triste fino alla morte; rimanete qui e vegliate

35 Ed essendo andato innanzi un po’ si buttò a terra e pregava che se fosse possibile passasse da lui quell’ora,

36 e diceva: Abbà Padre, tutte le cose sono possibili a te: porta via questo calice da me; ma non ciò che io voglio ma ciò che tu vuoi.

37 E viene e li trova addormentati, e dice a Pietro: Simone, dormi? Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora?

38 Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito certo è pronto, ma la carne è debole.

39 E di nuovo essendosi allontanato pregava dicendo la stessa parola.

40 E ancora essendo venuto li trovò dormienti; infatti i loro occhi erano appesantiti, e non sapevano cosa rispondergli. 41 E viene la terza volta e dice a loro: Dormite per il rimanente tempo e riposate. Basta : è venuta l’ora, ecco il figlio dell’uomo è consegnato nelle mani dei peccatori.

42 Alzatevi andiamo; ecco colui che mi consegna è vicino. 43 E subito mentre ancora lui parlava giunge Giuda uno dei dodici e con lui una folla con spade e bastoni da parte dei sommi sacerdoti e degli scribi e degli anziani.

44 Aveva dato poi colui che lo consegnava un segno convenuto a loro dicendo: Colui che bacerò, è lui, prendetelo e conducetelo in modo sicuro.

45 Ed essendo giunto subito essendosi avvicinato a lui dice: Rabbì, e lo baciò.

46 Essi allora gli misero addosso le mani e lo presero.

47 Ma uno dei presenti avendo estratto la spada colpì il servo del sommo sacerdote e recise il suo orecchio.

48 E rispondendo Gesù disse a loro: Come contro un brigante siete usciti con spade e bastoni ad arrestarmi?

49 Ogni giorno ero presso di voi insegnando nel tempio e non me avete preso; ma affinché si compissero le Scritture. 50 E avendolo abbandonato fuggirono tutti.

51 E un giovanetto lo seguiva avvolto di un lenzuolo sul nudo corpo, e lo prendono.

52 Egli però avendo abbandonato il lenzuolo nudo fuggì.

53 E condussero Gesù dal sommo sacerdote, e convengono tutti i sommi sacerdoti e gli anziani e gli scribi.

54 E Pietro da lontano lo seguì fin dentro nel cortile del sommo sacerdote e era sedente insieme con i servi e riscaldantesi presso il fuoco.

55 Ora i sommi sacerdoti e l’intero sinedrio cercavano contro Gesù una testimonianza per metterlo a morte, e non ne trovavano.

56 Molti infatti testimoniavano falsamente contro di lui e le testimonianze non erano concordi.

57 E alcuni essendosi alzati testimoniavano falsamente contro di lui dicendo:

58 Noi lo abbiamo udito che diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo ed in tre giorni edificherò un altro non fatto da mani d’uomo.

59 E neppure così la loro testimonianza era concorde.

60 Ed essendosi alzato il sommo sacerdote in mezzo interrogava Gesù dicendo: Non rispondi nulla? Cosa costoro testimoniano contro di te?

61 Ma egli taceva e non rispose nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogava e gli dice: Tu sei il Cristo il figlio del Benedetto?

62 Allora Gesù disse: Io sono! E vedrete il figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza e veniente con le nubi del cielo.

63 Allora il sommo sacerdote essendosi stracciate le sue vesti dice: Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?

64 Avete udito la bestemmia; cosa vi sembra? Allora tutti lo condannarono di essere reo di morte.

65 E cominciarono alcuni a sputargli e a coprire il suo volto e a schiaffeggiarlo e a dirgli: Profetizza! Anche i servi lo prendevano a schiaffi.

66 Ed essendo Pietro giù in cortile viene una delle serve del sommo sacerdote

67 ed avendo visto Pietro che si riscaldava avendolo guardato in viso dice: Anche tu eri con il Nazareno Gesù.

68 Ma egli negò dicendo: non conosco né capisco cosa tu dici. Ed uscì fuori nell’atrio e il gallo cantò.

69 E la serva avendolo visto cominciò di nuovo a dire ai presenti: Questi è di loro.

70 Ma egli negò di nuovo. E dopo un po’ ancora i presenti dicevano a Pietro: Veramente sei di loro, e infatti sei Galileo.

71 Egli però cominciò a maledirsi e a giurare: Non conosco quest’uomo che dite.

72 E subito per la seconda volta il gallo cantò. E si ricordò Pietro della parola come gli aveva detto Gesù: Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte. Ed essendosi messo piangeva.

 

 

 

 

 

 

Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni.

Si avvicina il giorno della grande festa, ma non tutti i cuori sono rivolti al Signore. C’è anche chi nutre  sentimenti di odio mortale verso il Figlio di Dio.

E cercavano i sommi sacerdoti e gli scribi come lui uccidere avendo preso con inganno;

Coloro che dovrebbero essere più vicini all’opera di salvezza portata dal Cristo, sono in realtà i più lontani. Non pensieri di pace e di riconciliazione con Dio, ma pensieri di omicidio e di inganno.

Bisogna far fuori Gesù in qualsiasi modo anche col ricorso all’inganno.

2 dicevano infatti: Non nella festa, perché non ci sia tumulto di popolo.

L’odio verso Cristo trova un freno ed una limitazione soltanto nel timore del popolo. L’uomo che è schiavo del Satana è schiavo anche dell’umore e del sentire delle masse. E’ incapace di scelte libere e responsabili, ma è agito da un Altro o dagli altri.

3 Ed essendo lui in Betania nella casa di Simone il lebbroso, 

Chi si sente in pericolo cerca un luogo di rifugio e gioca in difesa, ma niente e nessuno può far desistere il Figlio dall’opera Sua. Non c’è bisogno di andare a cercarlo chissà dove:  come al solito è trovato in compagnia dei più poveri.

giacendo lui a mensa venne una donna avente un vaso d’alabastro di unguento di nardo genuino molto costoso;

Scena di preparativi di guerra da un lato, scena di pace dall’altro. Desiderio di mettere a morte Gesù nei cuori dei sommi sacerdoti e degli scribi, desiderio di rendere omaggio alla Sua divinità da parte di una donna senza nome. Perché nessun uomo sarà ricordato in cielo per il nome che ha portato sulla terra, ma soltanto per ciò che ha fatto per Gesù, in vista della sua morte.

Nardo genuino molto costoso è ciò che abbiamo di più prezioso nella vita: onore, vanto, ragione dell’esistenza è tuttavia riposto in un fragile contenitore che si può facilmente spezzare. Ed è proprio la consapevolezza di una ricchezza precaria che spinge questa donna a fare dono a Gesù del bene più grande che possiede. Perché tutto ciò che è versato in Cristo e per Cristo diventerà caparra per l’eterna salvezza. Vuoi tenere per te ciò che possiedi di più prezioso? Ti sarà tolto. Spendilo per Cristo e avrai parte all’eredità dei figli di Dio.

avendo spezzato il vaso d’alabastro lo versò sulla sua testa.

Niente di più irreversibile del gesto dello spezzare. Ciò che è spezzato non è più com’era prima e neppure può essere ripreso, ma diventa caparra  per il regno dei cieli. Così è assicurata la vita eterna: quando l’acquisto precede il dono. E non è approvato chi spende per il frutto che ancora non si vede in offerta. C’è un frutto che è tenuto in considerazione dall’uomo, c’è un frutto che viene disprezzato. Perché è degno di stima colui che spende il bene più prezioso della propria vita per un servizio ai bisognosi. I poveri ogni giorno cadono sotto i nostri occhi e ben si vedono i frutti di ciò che è dato per loro. Ma quando si tratta di spendere tutto come anticipo per la salvezza portata dal Cristo, chi potrebbe approvare?

4 Ma c’erano alcuni sdegnati fra loro; Per cosa è stato questo spreco di nardo?

Suscita sdegno l’uomo che versa sul capo di Gesù il profumo della propria fede: è un amore sbagliato che si è volto in una direzione sbagliata. Non può esserci immediatezza nel rapporto con Dio, ma soltanto la mediazione che passa per le vie dell’amore al prossimo. Così è vanificato il primo e più grande comandamento, quando lo si identifica col secondo, eliminando dalla vita della creatura il suo essere  per Dio e davanti a Dio. Bisogna innanzitutto spendersi per il bene del prossimo? No, bisogna innanzitutto porre la propria vita nel Figlio di Dio. Non importa se dobbiamo spezzarla. Nessun profumo di santità potrà mai uscire da un’esistenza che non si faccia a pezzi per amore di Cristo.

5 Si poteva infatti vendere questo nardo a oltre trecento denari ed essere dati ai poveri.

Troppe bocche di verità sentenziano sulla vita del giusto. Anche quando c’è il dono estremo, la santità è vista altrove, non dov’è, ma dove dovrebbe essere. Chi parla in questo modo neppure un unghia darebbe né per amore di Dio né per amore del prossimo.

E fremevano contro di lei.

Ciò che ha il sigillo della verità non può lasciare indifferenti. Fosse stata opera di un matto nessuno si sarebbe sdegnato tanto. Ma quando c’è di mezzo una fede autentica, la belva che è nell’uomo freme minacciosa.

6 Allora Gesù disse: Lasciatela; perché le date fastidio?

Se l’uomo disapprova, Gesù dà il proprio assenso. Non i santi si devono perseguitare, ma i demoni che albergano nei nostri cuori. Se qualcuno deve essere imbrigliato ed infastidito è il Satana che dimora in noi.

Una buona opera ha compiuto verso di me.

Importa ed ha valore innanzitutto ciò che è fatto nei confronti di Cristo.

7 Infatti sempre avete con voi i poveri e quando volete potete fare a loro del bene, me però non sempre avete.

Non è disapprovato ciò che si fa per amore dei poveri. Ma bisogna distinguere un amore normale da un amore eccezionale, un amore che è dato fin dall’inizio dei tempi ed un amore che si manifesta solo alla fine dei tempi. I poveri sono sempre con noi: Cristo non sempre è in mezzo a noi. Si può programmare il quando ed il come e quantificare l’offerta ai poveri: li troveremo sempre ed ovunque. Ma in quanto a Cristo bisogna prenderlo allorchè si fa presente. Non portare il confronto con Lui sul piano deviante dell’amore al prossimo. Si può desiderare l’amore  per gli uomini e respingere il Figlio di Dio.

8 Ciò che poteva ha fatto:

Qual è questa potenza del fare? Quella della fede che entra in anticipo nel mistero della morte di Gesù.

ha anticipato l’ungere il mio corpo per la imbalsamazione.

I segni della morte sono ben visibili nella vita di Cristo,  quelli della resurrezione molto meno. Non credi nella resurrezione di Gesù? Rendi onore alla sua morte, ad una vita donata per te. Non entra nel mistero del Cristo risorto colui che non spezza la propria vita per rendere onore alla Sua morte. Nella morte è il segno dell’amore di Dio, nella resurrezione il segno della sua potenza. Nessuna potenza del Signore sarà mai manifestata all’uomo se non a colui che ha accolto il Suo amore.

9 Amen dico a voi: dovunque venga annunciata la buona notizia nel mondo intero, anche ciò che lei ha fatto sarà raccontato in sua memoria.

Colei che ha riservato a Gesù un trattamento speciale  in vista della sua morte vivrà per sempre nella memoria dell’uomo in virtù dell’annuncio del Vangelo. Ovunque si annuncerà la buona notizia sarà pure raccontato ciò che questa donna ha fatto per Cristo… in sua memoria, perché questo è il modello della vera fede, quando si spezza la propria vita per rendere onore a Colui che per primo ha spezzato la Sua per noi. 

10 E Giuda Iscariota, uno dei dodici, andò dai sommi sacerdoti per consegnarlo a loro.

Introduzione brusca ed improvvisa della figura di Giuda Iscariota. Finora l’apostolo se n’è stato quieto, quieto nell’ombra, fino alla consumazione del proprio peccato. Perché un voltafaccia così repentino ed una rottura così radicale con Gesù? C’è un nesso ed un rapporto di causa ed effetto con il gesto della donna e l’elogio di Cristo? Giuda finalmente prende la “grande decisione” perché finalmente ha capito dove va a finire la storia di Gesù: sulla nuda croce. E quale consolazione se non le lacrime e l’estrema unzione di qualche pia donna? C’è poco da stare allegri ed è meglio venirne fuori al più presto, per il proprio bene e per quello degli altri.

Eppure nessuno ha amore più grande di colui che dona la vita per i propri fratelli. Chi cerca l’amore vero lo ha trovato e ad esso si è attaccato. Non importa se si va verso un destino di morte. E quale uomo non è destinato alla morte? Importa incontrare l’amato del  cuore. Giuda evidentemente non sa cosa farsene dell’ amore di un crocifisso. Non cerca innanzitutto la manifestazione dell’amore di Dio, ma la manifestazione della Sua potenza. E così come non vuol comprendere l’amore di Gesù neppure potrà vedere quale potenza nella sua resurrezione da morte. Accogli l’amore di Gesù crocifisso e vedrai nella fede anche la sua resurrezione.

11 Essi allora avendo udito si rallegrarono

Non c’è gioia più perversa: quando ci si rallegra perché finalmente si può far fuori Cristo.

e gli promisero di dargli denaro;

Se c’è qualcosa di sporco, in una maniera o nell’altra il denaro fa la sua parte. Con il denaro si può comprare anche la morte di Gesù.

e cercava come opportunamente consegnarlo.

Anche le persone più semplici possono diventare professioniste del crimine, quando hanno deciso di consegnare Gesù ai suoi nemici.

12 E il primo giorno degli azzimi, quando immolavano la pasqua, gli dicono i suoi discepoli: Dove vuoi essendo andati che prepariamo perché tu mangi la pasqua.

Nell’imminenza della grande festa gli apostoli si danno da fare perché tutto sia pronto conforme alla volontà del Gesù. E non è casuale, ma è un segno della grazia divina, che si affermi nei loro cuori la centralità del ruolo di Cristo nella celebrazione della Pasqua. Sembra che lui solo debba mangiare, perché lui solo offrirà il sacrificio a Dio Padre. Non sarà una pasqua come tutte le altre, ma l’unica vera pasqua in cui sarà immolato l’ agnello che  toglie i peccati del mondo.

13 E invia due dei suoi discepoli e dice a loro:

E’ affermata dallo stesso Gesù una pasqua da Lui voluta e preparata.

Andate in città, e verrà incontro a voi un uomo portante una brocca d’acqua; seguite lui 14 e dovunque entri dite al padrone di casa: Il maestro dice: dov’è la mia stanza dove mangi la pasqua con i miei discepoli?

Vi è un eterno disegno del cielo ed un cammino già preparato da un Altro. Non importa comprendere dove si va a finire: giova obbedire e percorrere la strada  tracciata, per mangiare la pasqua con Gesù.

15 Ed egli vi mostrerà una sala superiore grande arredata con tappeti pronta: e lì preparate per noi.

Per preparare i cuori alla grande festa bisogna innalzarsi ad un livello superiore che non è quello della carne e del sangue ed entrare nella grande comunità degli eletti, con tappeti pronta, fatta bella dai doni del Signore e già pronta alla venuta del Salvatore.

16 E uscirono i discepoli e vennero in città e trovarono come aveva detto a loro e prepararono la pasqua.

Si esce per obbedire alla Parola e si viene al luogo della salvezza e tutto è trovato conforme a quanto detto. Non c’è altra preparazione alla pasqua che dia frutto.

17 E fattasi sera viene con i dodici.

Siamo al tramonto della vita vecchia e già si vive l’imminenza di quella nuova. E’ il momento più difficile e delicato, perché non ci sarà nuova luce senza l’affermazione ultima delle vecchie tenebre. Quando il buio si fa vicino meglio trovarsi ed essere trovati accanto a Gesù.

18 E stando essi giacenti a mensa e mangianti Gesù disse: Amen dico a voi che uno fra voi mi tradirà, il mangiante con me.

Niente di più bello che giacere a mensa con il maestro. Ma proprio sul più bello il Satana scatena tutta la sua ira contro Gesù. E non per mano di un uomo qualsiasi, ma per mano di uno che mangia con il Salvatore.

19 Incominciarono a rattristarsi e dire uno per uno: Forse che sono io?

Tristezza salutare e gradita al Signore, quando si avverte la debolezza della propria fede e l’incertezza di una sequela sempre aperta alla possibilità dell’abbandono.

20 Egli allora disse a loro: Uno dei dodici, l’intingente con me nel piatto.

Nessun nome è fatto da Gesù: non ha importanza alcuna. Quel che è triste e va rilevato è che si tratta di uno dei dodici eletti dal Signore. Non uno dei lontani dunque, ma uno dei più vicini, di quelli che giacciono alla mensa di Cristo.

21 Poiché certo il figlio dell’uomo se ne va come è scritto di lui, guai però a quell’uomo a causa del quale il figlio dell’uomo è consegnato: buon per lui se non fosse nato quell’uomo.

E’ necessario che il figlio dell’uomo se ne vada da questo mondo, così come di Lui è scritto. Ma questo non libera dalla colpa colui che lo consegna alla morte. Guai a quell’uomo! E’ l’unica vera disgrazia in cui si può incorrere: possibilità sempre aperta per ogni creatura, neppure viene presa in considerazione dai molti. Se l’esito della vita è questo, meglio non nascere!

22 E mangianti loro avendo preso un pane e avendo benedetto spezzò e diede a loro e disse:

Prendete, questo è il mio corpo.

Istituzione della Eucaristia descritta con grande sobrietà di parole da Marco. Gli apostoli stanno mangiando con il cuore oppresso per l’annuncio dell’imminente tradimento. In mezzo a tanta tristezza Cristo alza al cielo la benedizione  e porta la speranza e getta fra i discepoli un seme di vita eterna. Colui che spezza come una pane la propria vita lo fa per nutrire i suoi con un cibo divino.

23 E avendo preso il calice avendo reso grazie lo diede a loro, e bevvero da esso tutti. 24 E disse a loro: Questo è il mio sangue dell’alleanza versato per molti.

C’è bisogno per la vita eterna di un cibo celeste e c’è pure bisogno di una bevanda celeste. Pane e vino non possono stare l’uno senza l’altro: sono uniti in un unico rito e distribuiti in un’unica mensa.

Stupisce una così grande parsimonia di parole. Nulla è detto e nulla è aggiunto che possa in qualche modo spiegare o rendere ragione dell’Eucaristia. Eppure si tratta del mistero più discusso e diversamente interpretato. Sarà un caso o per una ragion veduta che Marco dice così poco? A cosa portano tante discussioni e sottili ragionamenti? Accogliamo prontamente il dono di Gesù: il resto non giova alla vita eterna. Che tu comprenda tanto o poco, non cambia nulla. Non è l’intelligenza dell’uomo che fa crescere il dono di Dio, ma è il dono di Dio che fa crescere la nostra intelligenza.  Fai quello che Gesù ti dice, e avrai il tuo nutrimento spirituale.

25 Amen dico a voi che non berrò mai più dal frutto della vite fino a quel giorno quando lo berrò nuovo nel regno di Dio.

Profezia della morte e resurrezione: non per tornare a bere il vino che dà la gioia agli uomini di questo mondo, ma per bere in eterno nel regno dei cieli un vino d’eterna felicità.

26 E cantato l’inno uscirono verso il monte degli Ulivi.

La comunità si muove  salda e compatta, ma ancora per poco. Viene l’ora della prova e della dispersione.

27 E dice a loro Gesù: Tutti sarete scandalizzati, perché è scritto: Percuoterò il pastore, e le pecore saranno disperse.

A volte si deve dire anche quello che fa dispiacere e portare tristezza alle persone che ci vogliono bene. Non c’è profezia della croce da parte di Gesù che non trovi il suo contrappeso nell’annuncio di una gioia e di una vittoria finale.

28 Ma dopo essere risorto, vi precederò in Galilea.

Nessuna esplicita parola riguardo alla morte e annuncio di una resurrezione, per così dire, scontata.

La morte non può fermare il Figlio Dio e neppure la sua opera di salvezza. Colui che è stato motivo di dispersione sarà araldo ed l’artefice della riunione di tutti gli eletti, in Galilea, sulla via delle genti, incontro a tutti coloro che vogliono entrare nella nuova chiesa.

29 Allora Pietro gli disse: Se anche tutti saranno scandalizzati, ma non io.

Di fronte alla prospettiva di un abbandono c’è sempre chi si sente ferito nel proprio orgoglio di discepolo del Salvatore. Non è una sparata di quelle grosse, ma amore sincero verso Cristo che fa rabbrividire all’idea del tradimento.

Eppure non c’è attaccamento così grande a Gesù che possa reggere alla violenza del Satana. Una fede giovane conosce l’impeto del proprio entusiasmo, non ancora la propria fragilità e l’ impotenza di fronte al Diavolo. Quando la favola è bella non può finire. Ma deve essere rotto l’incantesimo di una giustizia e di una santità che non ci appartengono. E’ necessario che tutti conoscano il proprio tradimento, per conoscere la misericordia e la potenza di Cristo risorto: diversamente non ci sarà sequela, ma un vano andare senza luce e senza grazia.

30 E dice a lui Gesù: Amen ti dico che tu oggi questa notte prima che il gallo canti due volte mi rinnegherai tre volte.

Se l’uomo presume di conoscere se stesso, Cristo lo conosce molto meglio. Possiamo ben strillare e cantare a tutti la nostra fede, non possiamo darla da bere a Gesù. Il Salvatore è venuto per colui che è destinato alla perdizione: non c’è eccezione neppure fra gli eletti della prima ora. Non si fa in tempo a sentire un canto di vittoria che, ecco, il tradimento è già consumato. Il peccato ci precorre sempre ed ovunque.

31 Ma egli oltremodo diceva: Se fosse a me necessario morire insieme a te, non ti rinnegherò affatto. Similmente poi anche tutti dicevano.

Non deve stupire una simile perseveranza nella convinzione della propria giustizia: non è solo di Pietro, ma anche di tutti gli altri. In tutti deve essere demolita e smentita la fede nella propria capacità di sequela.

32 E vengono in un campo di cui il nome era Getsemani e dice ai suoi discepoli: Sedete qui finchè preghi.

Vi è una sola preghiera efficace e gradita al Padre: è quella del Figlio. E cosa devono fare allora quelli che sono di Cristo? Sedere, cioè dimorare saldamente in tutto ciò che Gesù fa e dice per compiacere al Padre. Gesù che ci dice di lasciarlo fare da solo è quello stesso che ci chiede di non lasciarlo solo. E’ Lui l’autore della salvezza: noi non possiamo essergli di aiuto, ma possiamo stargli vicino. La vicinanza a Gesù segna il punto preciso della nostra vicinanza o lontananza dalla vita eterna. E non è detto che tutti possano capire ed intendere. Interessa innanzitutto quelli che sono alla Sua sequela. Siedano dove vogliono gli uomini di questo mondo e tutti quelli che cercano di arrivare a Dio attraverso altre vie, tu stai attaccato al tuo Cristo. Gesù vuole te e parla a te.

33 E prende con sé Pietro e Giacomo e Giovanni con sé

Di rimanere solo nel momento della prova Gesù non vuole proprio saperne. Dapprima prende con sé quasi di forza Pietro e Giacomo, ma poi anche Giovanni, perché almeno i suoi prediletti gli siano di conforto.

e cominciò ad essere spaventato e ad essere inquieto

Se proprio in quel frangente cominciò ad essere spaventato ed inquieto ciò vuol dire che si tratta di stati d’animo insoliti per Gesù e mai sperimentati fino a quel momento. Di fronte alla prospettiva della morte il Figlio di Dio si mostra in tutto e per tutto simile ad ogni figlio dell’uomo.

E non si vergogna di mostrarsi ai suoi discepoli così com’è, in tutta la propria fragilità, addirittura confessa a loro ogni angoscia.

34 e dice a loro: La mia anima è molto triste fino alla morte;

L’anima non può sfuggire all’angoscia che le viene dal pensiero della morte. Quando l’ora è sicura vorrebbe addirittura morire anzitempo, balzando direttamente dalla vita alla morte, senza passare attraverso la profonda tristezza che è posta di mezzo. La morte in molti casi è vista come una liberazione dal travaglio che introduce in essa. Morte come fine del dolore dunque? O morte come inizio della vita? Meglio la seconda prospettiva… ma non è poi così facile, neppure per Gesù.

rimanete qui e vegliate

Quale uomo non vorrebbe essere accompagnato dall’amore terreno fino al termine ultimo del grande e terribile passaggio? E può essere che qualcuno sia con noi fino al momento estremo, ma giunta l’ora dobbiamo andare avanti da soli. Sarà magari un passo molto breve, ma sempre ed in ogni caso la morte ci vede soli davanti a Dio.

35 Ed essendo andato innanzi un po’ si buttò a terra

E’ il momento ultimo quando tutti dobbiamo prendere consapevolezza che soli dobbiamo comparire davanti al Padre. Ed allora è meglio buttarsi a terra in atteggiamento supplice, perché nessun uomo può gloriarsi davanti al Signore.

Neppure Gesù presume di se stesso: potrebbe farlo come Figlio di Dio, gli è impedito come figlio dell’uomo.

e pregava che se fosse possibile passasse da lui quell’ora,

Preghiera assurda ed incomprensibile in Colui che tutto opera per la nostra salvezza. Adesso che l’antica promessa sta per giungere a conclusione Gesù chiede al Padre che gli sia concessa un’inversione di marcia. Instabilità, precarietà ed incertezza dell’amore divino o condivisione in tutto e per tutto della natura umana? Gesù non può salvare l’uomo scavalcando la natura creata, ma deve passare attraverso di essa, portandone non solo il travaglio, ma anche le indecisioni e le incoerenze.

Ma se dell’uomo non ci si può fidare, perché viene meno anche all’ultimo istante, come fidarsi di Gesù Figlio dell’uomo? Perché il Figlio dell’uomo è anche Figlio di Dio e proprio in virtù della grazia divina ottiene sicura vittoria sulla morte.

36 e diceva: Abbà Padre, tutte le cose sono possibili a te: porta via questo calice da me; ma non ciò che io voglio ma ciò che tu vuoi.

Prima in Gesù parla l’uomo, poi parla Dio ed è Dio che dice la parola ultima e definitiva. Certo tutto è possibile al Padre e per la fede in questa infinita potenza Gesù potrebbe anche essere liberato dal travaglio che è in atto. Ma come si compirebbe allora in Gesù la volontà del Padre? Dove e a quando la manifestazione dell’amore infinito di Dio, che dopo aver sacrificato tutto e tutti per la nostra salvezza, da ultimo sacrifica il Figlio suo?

37 E viene e li trova addormentati,

Non c’è soluzione più infruttuosa che tornare dall’uomo dopo che ci si è rivolti a Dio. Se è difficile accettare la volontà del Padre, non val certo la pena di cercare quel conforto umano da cui ci si era staccati. Cosa trova Gesù allorchè fa un passo indietro sulla terra? Dei discepoli addormentati. E’ questo l’esito di ogni ricerca dell’uomo. Anche quando si tratta dei più fedeli e dei più fidati, nel migliore dei casi li trovi che dormono sonni profondi.

Ma chi non farebbe un richiamo, almeno a chi è stato messo a capo?

e dice a Pietro: Simone, dormi?

Colui che conosce il cuore dell’uomo può forse fare il meravigliato di fronte alla debolezza degli apostoli? Un atteggiamento meravigliato è il modo migliore per rendere i piccoli consapevoli del proprio stato di debolezza ed impotenza.

Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora?

Sei così fiacco e a terra che neppure un’ora hai potuto vegliare con il tuo Salvatore?

L’uomo non può mettersi alla pari con Gesù: non per questo deve rinunciare ad ogni sforzo e sacrificio. Nonostante il peccato d’origine, ci è lasciato un briciolo di buona volontà, almeno per pregare un po’. Se non possiamo dare il più, diamo il meno, se non siamo in grado di fare l’impossibile, facciamo almeno il possibile. Non è tolta all’uomo la possibilità di innalzare al cielo la preghiera a Dio Padre. Il Signore potrebbe essere pago anche di una sola ora al giorno. Ma chi di noi quotidianamente dà un simile tempo alla preghiera?

Chi pensa di cavarsela con qualche segno di croce e con invocazioni occasionali, non è molto in sintonia con il pensare di Gesù.

38 Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione.

Gesù rimprovera i suoi perché neppure un’ora hanno potuto vegliare con Lui. Ma ci vuole ben altro che un po’ di preghiera! Bisogna entrare nello spirito della preghiera perenne, fissare il pensiero in Dio e non lasciare più spazio al Maligno. E a questo punto certamente è già intervenuto Gesù e ci è venuto in soccorso con la sua grazia. Ma bisogna comprendere, desiderare, chiedere tutto questo.

Dobbiamo prendere coscienza del nostro stato, di ciò che possiamo fare con le nostre forze, di un necessario impossibile che soltanto Gesù rende possibile.

Lo spirito certo è pronto, ma la carne è debole.

E’ un dato di fatto ed un verità che è fuori discussione: da un lato c’è lo spirito che è sempre pronto ad intervenire per il nostro bene, dall’altro c’è la  carne, ovvero la nostra anima segnata dal peccato, che è debole. Debole rispetto all’obbedienza e alla sottomissione a Dio, forte e prepotente nel modo in cui si impone all’uomo,  spinta dal Maligno alla rottura definitiva con il Creatore.

Dove deve pendere la nostra volontà? Dalla parte fondata direttamente in Dio e da Lui insufflata in noi o dalla parte di colei che, creata da Dio a propria immagine e somiglianza, si è resa poi autonoma ed indipendente dal Creatore? Deve farsi obbediente allo spirito o all’anima che è in noi?

La nostra libertà si colloca dunque nel mezzo tra un’anima traviata e sedotta dal Satana e una potenza divina che tramite la sua voce vuole riportarci all’amore del Padre. Posta nel mezzo, dunque assolutamente autonoma nelle sue scelte? Non è propriamente così. Perduto lo stato originario in cui  la libertà è guidata ed illuminata dal Creatore tramite la Sua Parola, tale libertà è caduta nelle morse del Satana che opera in un senso decisamente contrario: non per la vita eterna, ma per la dannazione eterna. Una libertà fondata ed illuminata da Dio è ora scippata ed illuminata dal Satana. Non ha perso il proprio fondamento e non è ancora diventata un diavolo, ma ha perso la propria luce ed ha cambiato la propria guida. Non si deve parlare di due volontà, una buona ed una cattiva, ma di una volontà fondata nel bene che si lascia guidare dal Male. L’uomo è malvagio perché nell’ascolto del Satana fa il male, ma non è stato staccato dal proprio fondamento divino. Rimane in lui quel soffio dello Spirito Santo che si fa ancora avvertire in ogni coscienza e che Gesù è venuto a liberare perché diventi in noi pienezza di vita: non un debole respiro, ma circolazione piena di ossigeno per tutto il nostro corpo.

Da un lato dunque, l’uomo non è libero, ma schiavo del peccato, dall’altro lato in quanto richiamato, ripreso da Dio, è in grado di fare un’inversione di marcia per aprirsi all’opera di salvezza portata dal Cristo.

Il problema del libero o servo arbitrio che tanto ha appassionato e diviso le menti è mal posto.

Perché nella creatura non può esistere libertà  assoluta, ciò posta in se stessa ed autofondantesi, ma soltanto una libertà creata ed in quanto tale fondata e legata all’operare del Creatore. Non con legami assoluti, altrimenti non si potrebbe parlare di libertà, ma con legami, che benché creati saldi, per volontà di Dio, l’uomo può tuttavia stringere sempre di più fino a diventare figlio di Dio, a perfetta immagine dell’unico eterno Figlio, oppure può allentare e sciogliere al punto che si rende in lui udibile la voce del Maligno, fino alla forma estrema della seduzione e dell’allontanamento.

E’ sempre l’unica e medesima libertà ad operare, ma può cambiare il suo operato perché e’ cambiata la sua scelta.

La libertà creata ed originata dal peccato di Adamo è una libertà posta in condizione diversa rispetto a quella originale. In Eden Adamo può scegliere senza condizionamento alcuno, ma semplicemente seguendo il Logos eterno che gli è dato come guida, ora può scegliere Dio soltanto passando attraverso l’esperienza di un male che è schiavitù al Satana.

Diventato malvagio, l’uomo fa e vuole il male, ma può ancora volere Colui che è bene.

Il Logos, che è Cristo, è dapprima una semplice proposta di vita; rifiutato e perso in Adamo continua ad operare nella fede come speranza di recupero del Bene perduto. La speranza è fortificata dalla promessa di Dio, la promessa diventa realtà con l’incarnazione del Figlio. Benché Adamo abbia allontanato Cristo da se stesso, Cristo non si è mai allontanato dall’uomo ma è rimasto vigile ed attento al suo cuore, in attesa di una conversione e di un ritorno all’ Amore.

E’ per questo che la fede di Abramo non poteva andare delusa; Gesù non aspettava altro e un altro. In Abramo l’ eterno disegno d’amore di Dio ha trovato il suo primo spazio d’ingresso, per allargarsi a tutto Israele e da Israele a tutte le genti. L’Antico Testamento è pieno della presenza del Cristo: una presenza nascosta e velata ma sempre viva ed operante. Venuta la pienezza dei tempi l’ eterno Logos, celato nel patto antico, si rende visibile assumendo la forma della carne, per manifestare la pienezza dell’amore divino attraverso la sua morte e la sua potenza attraverso la resurrezione. Perché tutto questo? Perché quell’alito o spiraglio di vita che è lo Spirito Santo non rimanga soffocato nell’uomo dal peccato di Adamo, ma in virtù del sacrificio del Figlio diventi un vento impetuoso che scaccia via ogni male e riempie l’uomo di un respiro di vita eterna.

Lo Spirito è reso soltanto per amore, non in quanto a noi dovuto. L’uomo per amore di se stesso ha messo a morte il Figlio, autore e perfezionatore della vita eterna, il Figlio per  amore di noi tutti ha messo a morte se stesso, perché fosse infranto il muro che ci separa dallo Spirito Santo: Spirito del Padre e Spirito del Figlio, dal Padre in noi insufflato, dal Figlio in noi effuso nella sua pienezza.

39 E di nuovo essendosi allontanato pregava dicendo la stessa parola.

Quale parola ripeteva Gesù? Che lo spirito è pronto, ma la carne è debole.

Di questo dobbiamo innanzitutto prendere coscienza. Dio non ha mai smesso di volerci bene e a nessun uomo è tolto completamente lo spirito. Ma ora è venuto il tempo opportuno, quello ottimale, in cui l’amore di Dio si manifesta in forma estrema. Lo Spirito non è semplicemente un debole alito, ma come un uragano vuol irrompere e soffiare in modo travolgente nella nostra vita. Tanto grande è questa forza che può sradicarci da ogni male e sollevarci direttamente al cielo.

Una grande potenza vuol riversarsi sulla terra, ma è trattenuta da un’anima debole nella propria volontà di bene.

Non è questo il momento più opportuno per pregare, quando prendiamo coscienza che un grande dono sta per essere vanificato da un’anima debole nel bene, perché fattasi potente nel male?

Un atto di volontà rispetto all’eterno Bene, può essere da Dio rafforzato, riportato e rifondato in Lui grazie alla reiterazione della preghiera che è invocazione di salvezza, nell’umile confessione di un’anima consapevole della propria impotenza a ben operare per la vita eterna.

40 E ancora essendo venuto li trovò dormienti; infatti i loro occhi erano appesantiti, e non sapevano cosa rispondergli.

Non c’è ombra di dubbio: il Signore può rifare la verifica infinite volte, ma l’esito è sempre quello: l’uomo vive in sonno profondo che lo rende impotente ad operare. Neppure riesce a tenere un po’ aperti  gli occhi per avere un barlume di luce. La vista è chiusa dal peso del peccato  e muta è la  lingua ogni qualvolta deve dare una risposta a Dio.

41 E viene la terza volta e dice a loro: Dormite per il rimanente tempo e riposate. Basta :

Il Signore che più volte è venuto nei profeti per sollecitare i suoi figli alla vigilanza ed alla perseveranza, alla fine nulla più si aspetta da loro. Dorma pure l’uomo nel suo sonno di morte e riposi da ogni fatica per la salvezza. Basta con le sollecitazioni, i castighi, gli inutili rimproveri.

E’ venuto il tempo di operare in maniera diversa e di usare l’ultima risorsa.

è venuta l’ora, ecco il figlio dell’uomo è consegnato nelle mani dei peccatori.

Quale ora è venuta? Un’ora in cui dar fondo ad ogni risorsa, non consegnando più nelle mani dei peccatori i figli terreni, ma l’eterno Figlio. Così è stabilito da sempre nei cieli.

Colui che è senza peccato, allorché si fa figlio dell’uomo, assume il peccato dell’intera umanità e si consegna a tutti e ad ognuno, non di propria iniziativa ma conforme alla volontà del Padre.

Perché Gesù è a noi consegnato e non più semplicemente dato o donato?

E’a noi donato ciò che è a noi gradito; ma nessun gradimento del Figlio si è trovato nell’uomo. E allora cosa può fare Dio di fronte al rifiuto del Salvatore? O passa direttamente al giudizio eterno o  consegna nelle mani dell’uomo il Cristo, il grande reietto delle nazioni, non come colui che toglie la vita, ma come colui sacrifica la propria vita per i molti.

Niente e nessuno può fermare la follia deicida dell’uomo, se non il Figlio stesso, offrendosi spontaneamente nelle mani dei peccatori. Per essere innanzitutto accolto? No, ma per essere innanzitutto messo a morte. Non un qualsiasi amore, ma soltanto quello che si lascia crocifiggere può diventare fonte di salvezza. Dopo il sacrificio del Cristo l’uomo sarà costretto a considerare in maniera diversa il suo rapporto con il Figlio. Non ci è stato dato per impedirci la vita eterna, ma come unica via di salvezza. Nella sua Parola da sempre è l’amore, nel suo sacrificio la manifestazione visibile e tangibile di questo amore.

42 Alzatevi andiamo; ecco colui che mi consegna è vicino.

Se solo Cristo può alzarsi, cioè risorgere per andare al Padre, perché l’invito ai discepoli?

Perché devono vedere con i propri occhi e toccare con mano, ed essere testimoni del quando e del come è venuta la salvezza.

Anche i discepoli avranno, come tutti, la loro responsabilità nella morte del Cristo. Ciò che li rende fin d’ora diversi è il loro coinvolgimento e il loro modo di essere compartecipi, di vedere, di comprendere, di fare proprio il sacrificio del Figlio.

Quale diversità fra la vicinanza di Giuda e quella degli altri apostoli?

Giuda non ha più occhi per vedere, non è semplicemente trascinato dal Satana, è lui stesso un trascinatore ed un promotore di morte. Quelli che sono rimasti con Gesù, nulla possono contro la forza del Maligno, ma comprendono ed accolgono l’amore del Figlio e sono fatti degni di vita nuova.

43 E subito mentre ancora lui parlava

Prontezza del Cristo, prontezza dei suoi discepoli, ma anche prontezza del Diavolo e di tutti coloro che l’ascoltano.

giunge Giuda uno dei dodici e con lui una folla con spade e bastoni da parte dei sommi sacerdoti e degli scribi e degli anziani.

Chi è il capobanda? Giuda, uno dei dodici, che dopo aver ascoltato la parola di Gesù ora rompe con essa in maniera drastica. Non ascolta e non lascia che altri ascoltino: bisogna chiudere al più presto la bocca al Figlio di Dio e per non fallire nell’intento è opportuno portare con sé una masnada di persone senza volto e senza nome, ma ben armate con spade e bastoni. Dove è stata reclutata una simile folla? Basta passare dalla parte del diavolo e andare da quelli che lo servono che anche il più debole ed insignificante degli uomini può diventare potente nel male.

E l’aiuto più grande viene proprio da coloro che contano: ministri del culto, uomini di cultura, anziani riescono sempre a mobilitare la massa, che non ha testa propria per pensare e per giudicare. A sporcarsi le mani sono sempre gli ultimi della combriccola, i primi mandano avanti e stanno nascosti, per non compromettere la propria immagine.

44 Aveva dato poi colui che lo consegnava un segno convenuto a loro dicendo: Colui che bacerò, è lui, prendetelo e conducetelo in modo sicuro.

Un apparato di forze tanto grande fa pensare ad un’operazione tutt’altro che semplice e di sicura riuscita. Per questo bisognava rassicurare il gruppo e dare un segno che rendesse tutti tranquilli. Cosa c’è di più rassicurante di un nemico che si lascia baciare da colui che viene per portarlo via?

Se sei sicuro che Gesù non opporrà resistenza, perché Giuda vieni con tanta folla e con tante armi?

L’ira rende folli e ciechi. Anche quando Gesù è già in trappola, mille precauzioni vanno prese perché non sfugga alla presa e sia portato via in modo sicuro.

45 Ed essendo giunto subito essendosi avvicinato a lui dice: Rabbì, e lo baciò.

Tutto viene fatto in maniera tempestiva e determinata, senza incertezze ed esitazioni. La via del rinnegamento è più agevole e più rapida di quella della conversione.

Subito si giunge a Gesù e si va a lui vicino e la parola beffarda e bugiarda simula l’amicizia e la stima di un tempo ed è accompagnata da un gesto d’amore. Un bacio dato da un uomo ad un altro uomo non è mai segno di un rapporto tiepido.

E così la falsità raggiunge la sua massima espressione e neppure è accompagnata da un’ombra di vergogna nei confronti di coloro che vedono e sanno.

46 Essi allora gli misero addosso le mani e lo presero.

Come lupi rapaci allungano le loro zampe e tengono fermo Gesù in proprio potere.

Mettere finalmente le mani addosso al proprio Salvatore e tenerlo ben saldo in modo che non possa sfuggire è gioia di pochi. Quando invece la gioia è dei molti e dei tanti, allora la salvezza va alla rovescia.

47 Ma uno dei presenti avendo estratto la spada colpì il servo del sommo sacerdote e recise il suo orecchio.

Di fronte a tanta falsità e malvagità nessuna reazione positiva da parte dell’uomo. Soltanto uno dei presenti, di cui non è riportato il nome, osa andare contro corrente. Ma più di tanto non riesce a fare e colpisce di striscio un servo mandato dal sommo sacerdote.

Rifletti se qui è raffigurata la schiavitù alla Legge antica che per la prima volta è ferita nella sua capacità di portare all’ascolto, non da Gesù, ma da un suo discepolo. E tutto questo quando la Legge vuol riaffermare pienamente se stessa, mettendo a morte chi la mette in discussione.

48 E rispondendo Gesù disse a loro: Come contro un brigante siete usciti con spade e bastoni ad arrestarmi?

Una sortita così improvvisa e violenta merita un commento. Bisogna rompere il silenzio di un’omertà così grande. Si vuol fare tutto nell’ombra e senza proferire parola?

Si risponde in maniera sbagliata all’operare ed al parlare di Gesù.

49 Ogni giorno ero presso di voi insegnando nel tempio e non mi avete preso;

Non c’era bisogno di agire al buio, in una notte concertata: tutti i giorni Gesù ha insegnato nel tempio, alla portata di tutti, ma nessuno l’ha preso, né per farlo proprio né per farlo fuori.

Dall’indifferenza più grande ad un odio mortale. Cosa nasconde un simile comportamento? E’ frutto della folle bizzarria dell’uomo che vuol farsi artefice della storia o c’è qualcosa di più e di diverso?

ma affinché si compissero le Scritture.

Non la volontà dell’uomo, ma la parola di Dio è sovrana della storia. Tutto previsto e tutto riassorbito in un eterno progetto d’amore. Pensate di spezzare il disegno di Dio? Al contrario, date via libera al suo adempimento.

50 E avendolo abbandonato fuggirono tutti.

Il Figlio dell’uomo è abbandonato da tutti, per essere lodato ed esaltato da tutte le genti come unico autore della salvezza.

51 E un giovanetto lo seguiva avvolto di un lenzuolo sul nudo corpo, e lo prendono. 52 Egli però avendo abbandonato il lenzuolo nudo fuggì.

Presenza misteriosa e densa di significato. Qualcuno ha tentato di dare un volto ed un nome a questo giovane. L’intento dell’Evangelista va decisamente in senso contrario. Non importa sapere chi è, importa sapere che c’è.

Questo ragazzo è immagine di  una  fede giovane, quella dei Gentili, che già è pronta a seguire Gesù. Prima del sacrificio del Cristo vive nascosta e camuffata agli occhi di Israele. Ed è proprio la volontà deicida degli ebrei che mettendola a nudo, la mette in moto. Riesce a sfuggire alla sentenza di morte dei Giudei e prende le distanze da essi, non per rinnegare Cristo, bensì per seguirlo con veste nuova dopo la sua resurrezione.

53 E condussero Gesù dal sommo sacerdote,

I crimini religiosi, vanno portati davanti ai capi religiosi: non c’è giudizio più vero e rassicurante.

e convengono tutti i sommi sacerdoti e gli anziani e gli scribi.

Questa volta ci sono veramente tutti;  nel momento della condanna decisiva nessuno manca all’appello, neppure i mandanti.

54 E Pietro da lontano lo seguì fin dentro nel cortile del sommo sacerdote

Pietro è l’unico che ha il coraggio di seguire Gesù, ma da lontano e non oltre i limiti consentiti dalla Legge.

e era sedente insieme con i servi e riscaldantesi presso il fuoco.

Meglio fare nulla che possa attirare l’attenzione e stare seduti e quieti a riscaldarsi nella notte, in mezzo a  tutti coloro che a questo mondo non contano e a cui nessuno dà peso.

55 Ora i sommi sacerdoti e l’intero sinedrio cercavano contro Gesù una testimonianza per metterlo a morte, e non ne trovavano.

Non interessa sapere chi sia realmente Gesù e fare un esame approfondito. Quando non c’è volontà di ascolto della verità, l’unico approccio è quello del giudizio. Un giudizio il cui responso può essere soltanto quello di una condanna. Non ci sono prove che giustificano il nostro rifiuto di Gesù?

Si cercano in tutti i modi. Ma una testimonianza vera che sia contro la verità è impossibile trovarla.

56 Molti infatti testimoniavano falsamente contro di lui e le testimonianze non erano concordi.

Riguardo a Cristo ci sono molti falsi testimoni, ma le bugie, come si sa, hanno le gambe corte e si manifestano da sole per la loro incongruenza.

Le testimonianze vere, in quanto cercano la Verità, partono da punti di vista direzionalmente diversi e,  se pur lontani, alla fine convergono verso l’ unica e medesima Verità, le testimonianza false, in quanto vogliono la propria la verità, partono da punti di vista direzionalmente uguali ed identici e, se pur vicini, alla fine si dimostrano divergenti. La verità ha un solo volto ed è quello di Cristo, la menzogna ha tanti volti, quanti sono i demoni.  

57 E alcuni essendosi alzati testimoniavano falsamente contro di lui dicendo: 58 Noi lo abbiamo udito che diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo ed in tre giorni edificherò un altro non fatto da mani d’uomo.

Come superare le evidenti contraddizioni di testimonianze false?

C’è un solo modo, mettersi d’accordo prima e concordare le parole di menzogna.

Testimonianze di persone diverse che si esprimono in un’ unica e medesima parola, dimostrano anch’esse la propria menzogna. La verità è una sola, ma di Essa si dà testimonianza con la diversità della propria parola.

59 E neppure così la loro testimonianza era concorde.

Perché dicevano la medesima cosa con un’unica e medesima parola.

Testimonianze concordi sono quelle che  affermano la stessa cosa, ma da punti di vista e di ascolto diversi, che sono quelli dei singoli.

60 Ed essendosi alzato il sommo sacerdote in mezzo interrogava Gesù dicendo: Non rispondi nulla? Cosa costoro testimoniano contro di te?

Testimoni che si alzano in piedi, sono assai poco credibili riguardo alla loro sincerità. Ancora peggio quando si alza in piedi colui che deve giudicare.

E’ un atto di forza che manifesta l’infondatezza della testimonianza da una parte,  un giudizio interessato dall’altra.

E’ evidente che non importa dare un giudizio obiettivo su quello che ha fatto Gesù, più semplicemente si vuole fare violenza alla sua persona.

Quando le testimonianze sono false, ed il giudizio è già fatto in partenza, che senso ha parlare?

61 Ma egli taceva e non rispose nulla.

Il silenzio è l’unica risposta adeguata.

Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogava e gli dice:

Persiste il silenzio di Gesù, continua l’interrogatorio. Ma ora c’è la svolta decisiva. Appurato che non c’è possibilità alcuna di trovare Gesù in fallo nell’opera e nella parola, non resta che mettere in discussione la sua identità. Una persona che mente riguardo ad essa, solo per questo non è degno di credibilità alcuna.

Tu sei il Cristo il figlio del Benedetto?

Gesù è attaccato nel cuore e non può lasciare spazio a dubbi o a fraintendimenti riguardo al senso della sua figliolanza. Perché figli di Dio, in un certo senso lo siamo tutti, ma uno solo è l’eterno Figlio. E se i dubbi riguardano proprio questo, allora tutti devono avere le idee chiare.

62 Allora Gesù disse: Io sono!

Risponde Gesù proclamando il nome di Dio, per affermare che il Figlio porta il nome del Padre: non sono due realtà diverse.

Non è una battuta di spirito né folle presunzione di chi vuole esaltare se stesso, ma è la pura e semplice verità e se l’uomo vuol tenerla nascosta, non così Dio Padre, il quale alla fine dei tempi a tutti manifesterà la potenza del Figlio suo, anche ai reprobi e ai dannati.

E vedrete il figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza e veniente con le nubi del cielo. Soltanto gli eletti conosceranno l’amore misericordioso di Cristo Salvatore, tutti conosceranno la potenza di Colui che siede nei cieli, alla destra del Padre

63 Allora il sommo sacerdote essendosi stracciate le sue vesti dice:

E’ talmente grave quanto detto da Gesù che il sommo sacerdote può anche fare ciò che in nessun caso gli sarebbe concesso di fare: stracciare quelle vesti che sono simbolo di un’autorità riconosciuta dal cielo. Ma in questo evidentemente vi è un segno profetico. Il sacerdozio mosaico allorché rigetta Cristo mostra a tutti la propria nudità ed indegnità.

Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?

Riguardo al Cristo non c’è bisogno di testimone alcuno: è lo Spirito stesso del Padre che testimonia in Lui e per Lui. C’è una sola testimonianza che vale: ed è quella che il Figlio dà a se stesso in virtù dello Spirito. Ma quando il cuore è duro e non vuol comprendere anche la testimonianza più preziosa che è data dal cielo è considerata un’infamia.

64 Avete udito la bestemmia; cosa vi sembra?

La condanna di Cristo è indiscutibilmente fondata in quanto avvalorata dalla testimonianza dei più. Finalmente tutti hanno udito la bestemmia di Gesù. Qualcuno può forse mettere in dubbio?

Allora tutti lo condannarono di essere reo di morte.

Il Figlio di Dio è condannato a morte non da alcuni o dai più, ma da tutti. In questi tutti possiamo ben starci anche noi.

65 E cominciarono alcuni a sputargli e a coprire il suo volto e a schiaffeggiarlo e a dirgli: Profetizza!

Non basta aver condannato, per saziare la malvagità del proprio cuore, è lecito dileggiare il Cristo con ogni infamia ed offesa a cominciare dagli sputi.

E’ la forma più grave di scherno in uso tra gli uomini: la più rara, ma anche la più cattiva, il massimo della non considerazione.

In Gesù è condannato tutto il disegno della salvezza che viene dal cielo. Non solo il Cristo, Figlio di Dio, ma anche gli antichi profeti, ridotti ad indovini.

Anche i servi lo prendevano a schiaffi.

Quando si è presi a schiaffi anche da coloro che nulla contano a questo mondo, allora si è proprio toccato il fondo dell’umiliazione. Di solito tra gli ultimi e gli emarginati si crea spirito di solidarietà e di comprensione. Neanche i servi accolgono Cristo nel loro novero, ma lo prendono a sberle. E a questo punto si può veramente dire che non c’è posto per Gesù tra gli uomini, non tra i primi neppure tra gli ultimi. Il rifiuto vede l’umanità colpevole nella sua totalità.

66 Ed essendo Pietro giù in cortile viene una delle serve del sommo sacerdote 67 ed avendo visto Pietro che si riscaldava avendolo guardato in viso dice: Anche tu eri con il Nazareno Gesù.

Pietro non ha ancora toccato il fondo della propria debolezza ed impotenza di fronte ad una testimonianza che pure è richiesta ad ogni uomo: quanto più a colui che sarà capo della chiesa!

Ha rinnegato il Cristo davanti a uomini che non hanno alcun potere a questo mondo, ora deve accettare il confronto con una serva, una di quelle che sbatte le cose in faccia e non te le manda a dire. Non così certamente nei confronti dei suoi padroni e di chi è in autorità, ma soltanto verso chi è un perdente. Grande umiliazione per Pietro! Ferito nel proprio orgoglio dovrebbe rispondere a tono per difendere la propria dignità di uomo che segue la giustizia divina. Anche di fronte ad una donna di nessun conto, che punge con insistenza, l’apostolo si dimostra senza fegato e privo di coraggio.

68 Ma egli negò dicendo: non conosco né capisco cosa tu dici.

Nega Pietro di essere un discepolo di Cristo: peggio ancora afferma di essere all’oscuro di quanto si va discorrendo. Non solo non conosce Gesù, ma neppure comprende di che cosa si stia parlando. Non ci poteva essere figura più meschina e scappatoia più infelice. Chi può definirsi all’oscuro di quello che è sulla bocca di tutti?

Ed uscì fuori nell’atrio e il gallo cantò.

Esce fuori Pietro per sfuggire il confronto con l’uomo, ma non può sfuggire il confronto con Dio. Non vuoi essere un testimone di verità? Fai finta di non sapere e di non comprendere? Allora ascolta il rimprovero di Dio. Non vuoi sentire? Te le canta nelle orecchie, anche se cerchi un punto lontano.

69 E la serva avendolo visto cominciò di nuovo a dire ai presenti: Questi è di loro.

La certezza di una testimonianza vera e fondata dà coraggio e fa diventare insistente e tenace anche una semplice donna. E questo dovrebbe essere un richiamo ed un ammonimento per lo stesso Pietro. In quanto alla testimonianza  una serva senza volto ha più ardire del capo degli apostoli.

70 Ma egli negò di nuovo.

Non avverte Pietro quanti richiami gli stanno venendo dal Signore. Nega di nuovo, non soltanto di essere uno molto vicino a Gesù  ( anche tu eri con il nazareno Gesù ), ma di essere semplicemente uno del gruppo.

E dopo un po’ ancora i presenti dicevano a Pietro: Veramente sei di loro, e infatti sei Galileo.

Non è ancora finito lo strazio per il povero Pietro. Dopo un po’ arriva la testimonianza di tutti i presenti. Se la testimonianza dell’uno non vale, come si può negare quella dei molti, quando un unico coro ed un'unica voce si leva contro di te? Non si tratta di una testimonianza diretta, di chi ha visto, ma è pur sempre  vera, perché fondata e provata è la congettura. “Infatti sei Galileo”.

71 Egli però cominciò a maledirsi e a giurare: Non conosco quest’uomo che dite.

Non c’è orchestra più triste e più squallida, quando si ode un uomo augurare a se stesso ogni maledizione dal cielo e  giurare, per accreditare la propria parola. Perché Pietro maledici la vita che è dono di Dio, e giuri contro la Sua Legge? Per concludere nel modo peggiore che non conosci quel Gesù che è sulla bocca di tutti? Il mondo in bene o in male ne parla, e tu affermi nel modo più abbietto e riprovevole che neppure lo conosci? Non poteva Gesù scegliere un testimone peggiore.

72 E subito per la seconda volta il gallo cantò.

Insistente richiamo alla verità dalla terra, ancor più insistente dal cielo. Questa volta Pietro finalmente si ravvede.

E si ricordò Pietro della parola come gli aveva detto Gesù: Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte.

Non c’è parola di Dio entrata nel deposito del nostro cuore che prima o poi non venga richiamata alla memoria e manifesti con ciò la sua potenza di pentimento e conversione.

Ed essendosi messo piangeva.

Che cosa si è messo a fare Pietro? Non è detto, ma si intende facilmente. Finalmente si è messo in una situazione di ascolto della Parola. Quale l’esito dell’ascolto? Un pianto dirotto senza interruzione. Non pianse semplicemente, ma continuò a piangere, perché non c’è altro modo di accompagnare il nostro tradimento a Gesù se non con un pianto continuo, almeno fino a quando sarà convertito nella gioia e nel sorriso di chi incontra il  perdono che viene dal cielo.

Vangelo di Marco cap12

                                        Marco 12

E cominciò a dire a loro in parabole: Un uomo piantò una vigna e vi pose intorno una siepe e scavò un frantoio e costruì una torre ed affidò essa ad agricoltori e partì per un viaggio. 2 E inviò dagli agricoltori, al tempo opportuno, un servo perché dagli agricoltori ricevesse dai frutti della vigna. 3 E avendolo preso lo percossero e mandarono vuoto. 4 E di nuovo inviò da loro un altro servo; anche quello batterono in testa ed insultarono. 5 Ed un altro inviò: anche quello uccisero, e molti altri, alcuni percuotenti, altri uccidenti. 6 Ancora uno solo aveva: il figlio amato. Inviò lui alla fine da loro dicendo: Avranno rispetto del figlio mio. 7 Ma quegli agricoltori dissero fra loro: Questi è l’erede, venite, uccidiamo lui e l’eredità sarà nostra. 8 E avendolo preso, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 9 Cosa dunque farà il padrone della vigna? Verrà e sterminerà gli agricoltori e darà la vigna ad altri. 10 Non avete letto questa scrittura: La pietra che i costruttori rigettarono, questa è divenuta testa d’anglo; 11 dal Signore è avvenuto questo ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri?

12 E cercavano di prenderlo e temettero la folla: avevano infatti capito che per loro aveva detto la parabola. Ed avendolo lasciato andarono. 13 E mandano da lui alcuni farisei ed erodiani per prenderlo con la parola. 14 Ed essendo giunti dicono a lui: Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti importa di nessuno; non guardi infatti alla faccia degli uomini, ma in verità insegni la via di Dio. E’ lecito dare il tributo a Cesare o no? Diamo o non diamo? 15 Ma egli conoscendo la loro ipocrisia disse a loro: Perché mi tentate? Portatemi un denaro affinché veda. 16 Essi allora lo portarono. E dice a loro: Di chi è questa immagine e l’iscrizione Essi dissero a lui: Di Cesare. 17 Allora Gesù disse a loro: Rendete a Cesare le cose di Cesare e le cose di Dio a Dio. E si meravigliavano di lui.

18 E vengono da lui dei sadducei, che dicono non esserci resurrezione e lo interrogavano dicendo: 19 Maestro, Mosè scrisse per noi che se muore il fratello di uno e lascia la moglie e non lascia un figlio, prenda suo fratello la moglie e susciti una discendenza a suo fratello. 20 C’erano sette fratelli; ed il primo prese moglie e morendo non lasciò discendenza; 21 ed il secondo la prese e morì non lasciando discendenza; e il terzo lo stesso. 22 E i sette non lasciarono discendenza. Ultima di tutti anche la donna morì. 23 Nella resurrezione quando risorgono, di chi sarà la moglie? Infatti i sette la ebbero in moglie. 24 Disse a loro Gesù: Non per questo sbagliate non conoscendo le scritture né la potenza di Dio? 25 Quando infatti risorgono da morti né si ammogliano, né si maritano, ma sono come angeli nei cieli. 26 A riguardo poi dei morti che risorgono non avete letto nel libro di Mosè presso il roveto come disse a Lui Dio dicendo: Io sono il Dio di Abramo ed il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? 27 Non è Dio di morti ma di viventi; molto sbagliate.

28 Ed essendosi avvicinato uno degli scribi avendo udito loro discutenti, vedendo che bene aveva risposto a loro lo interrogò: Qual è il comandamento primo di tutti? 29 Rispose Gesù: Il primo è : Ascolta, Israele, il Signore il nostro Dio è un solo Signore; 30 e amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

31 Il secondo è questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Più grande di questi altro comandamento non c’è. 32 E disse a lui lo scriba: Bene, maestro, con verità hai detto che Dio è uno solo e non c’è un altro eccetto lui; 33 e l’amare lui con tutto il cuore e con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e l’amare il prossimo come se stesso è più di tutti gli olocausti e i sacrifici. 34 E Gesù avendo visto che intelligentemente aveva risposto gli disse: Non sei lontano dal regno di Dio. E nessuno più osava interrogarlo.

35 Ed avendo risposto Gesù diceva insegnando nel tempio: Come dicono gli scribi che il Cristo è figlio di Davide? 36 Lo stesso Davide disse in Spirito Santo: Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché metta i tuoi nemici sotto i tuoi piedi; 37 lo stesso Davide lo chiama Signore, e da dove è suo figlio? E la numerosa folla lo ascoltava volentieri. 38 E nel suo insegnamento diceva: Guardatevi dagli scribi che vogliono camminare in lunghe vesti e saluti  nelle piazze 39 e i primi seggi nelle sinagoghe ed i primi posti nei banchetti, 40 i divoranti le case delle vedove ed in apparenza a lungo preganti: costoro riceveranno maggiore condanna.

41 Ed essendosi seduto di fronte alla cassa delle offerte osservava come la folla gettava denaro nella cassa delle offerte. E molti ricchi ne gettavano molti. 42 Ed essendo giunta una vedova povera gettò due spiccioli, cioè un quadrante. 43 Ed avendo chiamato a sé i suoi discepoli disse a loro: Amen dico a voi che questa vedova povera ha gettato più di tutti i gettanti nella cassa delle offerte. 44 Tutti infatti dal sovrabbondante a loro hanno gettato, lei invece dalla sua indigenza gettò tutto quanto aveva , intera la sua vita.

 

 

E cominciò a dire a loro in parabole:

Dopo aver chiuso la bocca a scribi, farisei, sommi sacerdoti, Gesù ritorna a fare il maestro, parlando  in parabole. Di fronte ad interlocutori non disposti all’ascolto nulla giova parlare chiaramente: meglio usare una forma di comunicazione che costringa alla riflessione. E’ l’unico modo per arrivare ad una correzione: chi vuol prendere Gesù sul serio sarà costretto ad ascoltare con impegno per intendere, chi non ha interesse romperà apertamente.

Un uomo piantò una vigna e vi pose intorno una siepe e scavò un frantoio e costruì una torre

Vigna piantata, eletta dal Signore è Israele. Siepe di protezione è la Legge, perché nessun’altra legge possa entrare a contaminare una terra santa. Frantoio è l’intelligenza delle cose del cielo, perché i doni di Dio siano godibili e fruibili per la provvidenza dello stesso donatore. Torre di guardia è la schiera dei profeti che in ogni tempo vigila sul popolo del Signore.

ed affidò essa ad agricoltori e partì per un viaggio.

Coltivato e coltivatore: è sempre l’unico e medesimo popolo. Non basta il dono dell’elezione ed abitare in una terra edificata e benedetta dal cielo: bisogna custodirla e lavorarla in modo che dia frutto. Dopo l’elezione gratuita, viene il tempo della libera adesione all’amore del Signore e di una custodia consapevole e responsabile. Quando Israele è ormai svezzato, Dio si mette da parte e lascia fare perché si cresca e si conosca quale predilezione dal cielo. E’ garantita l’assistenza e la correzione amorosa, ma si vogliono vedere i frutti, perché dai frutti si riconosce il buon esito di una piantagione.

2 E inviò dagli agricoltori, al tempo opportuno, un servo perché dagli agricoltori ricevesse dai frutti della vigna.

Chi pensa ad una libertà assoluta dell’uomo nei confronti di Dio si sbaglia di grosso: una libertà donata è una libertà creata ed una libertà creata è una libertà condizionata. Nessun uomo, neppure se eletto fra i molti, può pensare di fare quello che vuole del dono del Signore, senza un rendiconto temporaneo e finale. Se è vero che Dio ha fatto tutto per te, tu non puoi pensare di fare tutto quello che vuoi, eludendo la sua vigile sorveglianza ed escludendo Dio dalla gioia di una vita creata. Se il Signore può fare senza di te, tu non puoi fare senza di Lui. E perché allora non accetti la sua guida e la sua correzione e non vuoi che raccolga frutti dal tuo cuore?

Servi inviati da Dio ad Israele sono i profeti che vigilano continuamente dall’alto della torre contro gli assalti dal nemico… e scendono tra la gente per assaporare i frutti dell’elezione. Non per ingrassare se stessi o peggio ancora Colui che siede nei cieli, ma per garantire un’esistenza in verità e giustizia. Perché Israele messo al riparo dai popoli pagani non cada nella loro stessa empietà.

3 E avendolo preso lo percossero e mandarono vuoto.

Tragico errore e lettura sbagliata dell’intervento divino. Dio non manda i suoi angeli per toglierti ciò che ti ha affidato, ma soltanto per verificare come vanno le cose. Ciò che è dato in affido non è dato in proprietà: può anche essere tolto e dato ad altri. Ma non sarà dato ad altri senza ragione ciò che Dio ha voluto per te. Accogli con gratitudine ogni controllo ed ogni correzione che vengono dal cielo: è per il tuo bene. L’ angelo del Signore va preso per essere innalzato ed onorato, non per essere legato, picchiato e rispedito al mittente  a mani vuote.

4 E di nuovo inviò da loro un altro servo; anche quello batterono in testa ed insultarono.

Niente di più triste di un colpevole errore reiterato nel tempo. Sbagliando si impara e non si cade nello stesso peccato se non in misura minore, fatti edotti dal senno di poi. Nell’economia della salvezza le cose possono andare alla rovescia. Non si va calando nella colpa, ma si va crescendo. Il primo servo dopo una buona dose di percosse è rimandato vuoto, il secondo le prende addirittura sulla testa e viene insultato ed umiliato.

5 Ed un altro inviò: anche quello uccisero, e molti altri, alcuni percuotenti, altri uccidenti.

Il terzo inviato e seguenti non hanno miglior sorte: si va di male in peggio, fino all’omicidio.

La suonata non cambia: quando non si è uccisi, poco ci manca. Così Israele accoglie i profeti del Signore.

6 Ancora uno solo aveva: il figlio amato.

Nel difficile rapporto con Israele Dio dà fondo ad ogni risorsa creata. Cosa fare e chi mandare? Quando è stato fatto tutto il possibile ed anche gli angeli sono stati respinti, quale possibilità diversa? Non resta che fare un salto di qualità e tirare fuori l’ultima cartuccia: la più valida e la più potente. Non il ritrovato dell’ultima ora, ma il Salvatore della prima ora: il Cristo Figlio di Dio. Perché in Lui e per Lui sono state create tutte le cose. Nel principio della creazione va trovato il principio della sua salvezza. Creando l’uomo libero Dio ha creato la possibilità del fallimento del prodotto delle proprie mani. Ma se era nelle previsioni la possibilità del fallimento era pure nelle previsioni la possibilità di una salvezza donata gratuitamente dall’eterno Figlio. Le cose potevano andare diversamente e diversamente si poteva manifestare l’amore di Dio per le sue creature. Ma l’epilogo finale della storia rende necessaria la manifestazione estrema dell’amore di Dio: il Padre manda sulla terra il Figlio suo. C’è chi vede in tutto questo una fatale necessità, senza la quale non ci sarebbe stata manifestazione piena dell’amore di Dio. Non è necessario credere in una predestinazione del Figlio all’incarnazione ed alla morte di croce secondo le categorie del fato greco, con la consolazione   di un esito felice per l’intera creazione. Per la durezza del nostro cuore si è reso necessario l’estremo sacrificio. Non c’è di che menare vanto, ma soltanto di che provare vergogna. Ma a conti fatti buon per noi se Dio non è come noi e se la sua misericordia è senza fine ed arriva fino al sacrificio di Colui che gli è più caro: il figlio amato.

Inviò lui alla fine da loro dicendo: Avranno rispetto del figlio mio.

Fino alla fine Il Signore ha voluto credere nell’uomo e nella sua volontà di ravvedimento e di conversione. Quanto al fatto che anche il Figlio dovesse essere ucciso, non dobbiamo pensare che abbia fatto piacere al Padre: non per egoismo e spirito di autoconservazione, ma perché una soluzione di tal tipo non fa soltanto risaltare al massimo il Suo amore, ma anche e prima di tutto la nostra malvagità. Se Dio Padre vede bene la manifestazione ultima del proprio amore, vede male la manifestazione ultima del nostro peccato.

7 Ma quegli agricoltori dissero fra loro: Questi è l’erede, venite, uccidiamo lui e l’eredità sarà nostra.

Con la venuta del Figlio cade l’ultima illusione del Padre riguardo all’uomo. E’ confermata la volontà assassina nei confronti di Dio. E’ confermata la portata del peccato d’origine come volontà di far fuori il Creatore per far proprio il creato. Eppure tutto è stato creato per noi e per la nostra felicità, ma nell’umile sottomissione al Figlio, che è guida , luce, sostegno nel cammino verso quella morte che è ingresso nella vita eterna, passaggio da una esperienza temporale e temporanea ad una eterna e definitiva. E’ qui ed in questo che si consuma il dramma finale nell’uomo: non c’è eredità della vita eterna senza il Figlio. Non si passa da un  dono dato in affido nel tempo e per un tempo ad un dono lasciato in eredità, uccidendo il legittimo proprietario. Si spezza in questo modo la legittima successione e si incorre nella sanzione della Legge e nel decadimento dallo stato di grazia.

Perché mai l’uomo vuol ottenere con l’eliminazione del Figlio, ciò che può avere soltanto per eredità dallo stesso Figlio? Perché non crede fin dall’inizio nell’amore del Padre e neppure come si manifesta alla fine attraverso l’incarnazione del Figlio. Cristo non è semplicemente Figlio di Dio: è anche il primogenito fra i molti fratelli: ci è dato per il nostro bene, non per il nostro male.

8 E avendolo preso,

Giusto e santo prendere il Figlio, ma per farlo propria guida e protettore dell’anima nostra.

lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

Non ci poteva essere peggiore accoglienza ed un  rifiuto più radicale. E neppure è riconosciuto al Cristo diritto di sepoltura nella città santa ed  il cadavere è abbandonato ai predatori selvatici.

9 Cosa dunque farà il padrone della vigna? Verrà e sterminerà gli agricoltori e darà la vigna ad altri.

La condanna di Israele è più che giustificata ed il passaggio ad altri popoli dei beni dati in affido è del tutto legittimo e fuori discussione. In questo modo Israele ha vanificato l’elezione del cielo ed ha perduto il primato fra le genti.

10 Non avete letto questa scrittura: La pietra che i costruttori rigettarono, questa è divenuta testa d’angolo;

Si è avverato quanto profetizzato nella Scrittura. La pietra rigettata dai costruttori è divenuta testata d’angolo. Perché fatta tale all’ultima ora o preordinata a questo fin dall’antichità? Non può esserci chiesa del Padre che non sia eretta sul Figlio e se Israele ha edificato su una fondazione sbagliata, ad altri è affidata la costruzione.

11 dal Signore è avvenuto questo ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri?

A chi appartengono questi occhi se non alla comunità dei santi che ha riconosciuto in Gesù l’autore della salvezza? Grande e meravigliosa l’opera compiuta dal Signore ai nostri giorni. Ma Israele non ha occhi per vedere né orecchie per udire e neppure bocca per proclamare.

12 E cercavano di prenderlo e temettero la folla: avevano infatti capito che per loro aveva detto la parabola.

La folla che è un impedimento per andare a Gesù  fa anche da barriera protettiva per lo stesso Gesù. Se è vero che i molti non vanno al Cristo è anche vero che non conoscono quelle forme di odio estremo e mortale che sono tipiche di coloro che si sentono personalmente e particolarmente colpiti dalla parola del Figlio. Il fanatismo malvagio dei pochi trova un freno nel comune buon senso dei molti. Chi non teme Dio, teme però l’uomo ed il timore dell’uomo a volte può salvare dalle forme estreme del peccato. Ma soltanto in un tempo e per un tempo, perché prima o poi si potrà agire contro Cristo senza il timore delle folle. 

Ed avendolo lasciato andarono.

Triste andarsene senza aver preso Cristo nel proprio cuore, ma ancora più triste lasciarlo soltanto per aspettare tempi migliori ed un’occasione più propizia per metterlo a morte.

13 E mandano da lui alcuni farisei ed erodiani per prenderlo con la parola.

Fallito un primo tentativo di far fuori Cristo, ecco un  altro già pronto. La cattura con la violenza fa sempre sfigurare davanti ai più, meglio tendere una trappola con la parola. Non si può sperare di avere il consenso del popolo se non si riesce a far cadere Gesù dall’alto della sua parola, vanificando il fascino del suo dire. Finchè Gesù è considerato un maestro ed un sapiente, impossibile mettergli le mani addosso. In una disputa sapienziale in cui si gioca la vita è meglio  mandare avanti degli altri. Così i nemici di Cristo: vogliono contendere fino alla morte, ma non sulla propria pelle. Chi è mandato però deve essere ben istruito.

14 Ed essendo giunti dicono a lui: Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti importa di nessuno; non guardi infatti alla faccia degli uomini, ma in verità insegni la via di Dio.

Per far cadere la preda nella trappola è meglio blandirla con l’inganno e con la falsa adulazione. Un approccio violento può innalzare la guardia dell’avversario e renderlo più attento e più prudente nella parola. Meglio chiamare Gesù con il nome di maestro, così come da tutti è riconosciuto e ancora di più rendergli onore per la  sincerità e la franchezza del dire. Non basta: gli viene riconosciuto quell’amore alla verità che non conosce il timore dell’uomo: Cristo è messo su di un piano superiore rispetto agli interlocutori.

E’ lecito dare il tributo a Cesare o no? Diamo o non diamo?

Domanda che vuole avere un sapore squisitamente religioso, ma che con la religione non c’entra per niente. Ben lo sanno i farisei, ma tanto vale tentare il colpo grosso, per trovare un punto debole in cui attaccare. Se Gesù risponderà che è lecito si potrà mettergli contro il popolo che mal sopporta i tributi di Cesare, se risponderà che non è lecito allora si potrà consegnarlo ai Romani, come un sovvertitore ed un eversivo politico.

15 Ma egli conoscendo la loro ipocrisia disse a loro: Perché mi tentate?

Gesù che conosce i cuori ne vede anche la falsità. Si fanno domande per avere la chiarezza che edifica, non per far torbido e catturare i pesci incauti.

Portatemi un denaro affinché veda.

Chi si aspetta la fuga dal confronto si sbaglia ed ancora di più chi si aspetta una risposta incerta ed improvvisata. Gesù vuol vedere bene. Il denaro? Non propriamente! Vuol vedere con quale faccia e con quale cuore si fanno certe domande. 

16 Essi allora lo portarono.

Quando è svelata la cattiva intenzione, meglio desistere dal proposito di male. Il malvagio ha la faccia tosta e va avanti e può anche simulare l’obbedienza e la docilità di cuore. Nel confronto con Gesù ne uscirà conciato male.

E dice a loro: Di chi è questa immagine e l’iscrizione Essi dissero a lui: Di Cesare.

Il vero maestro deve recuperare innanzitutto il proprio ruolo e la propria dignità: spetta al docente porre domande. Nessuna risposta va data all’allievo se non in correzione al suo modo di pensare e di intendere. Chi vuol raddrizzare la testa di Gesù, sappia senza ombra di dubbio che Gesù è venuto per convincere e non per essere convinto, per correggere e non per essere corretto.

17 Allora Gesù disse a loro: Rendete a Cesare le cose di Cesare e le cose di Dio a Dio. E si meravigliavano di lui.

Chi vuol dare una lezione a Gesù avrà da Lui la lezione meritata. Basta prenderla nel modo giusto. In questo caso sembra che gli interlocutori abbiano tratto beneficio dalla risposta del Cristo. E si meravigliavano di lui. Volevano trarlo in inganno ed invece hanno avuto un correzione forte, volevano confondere le cose, hanno avuto maggiore chiarezza.

Rendete a Cesare le cose che sono di Cesare e a Dio le cose che sono di Dio.

Si può stare sottomessi all’autorità terrena senza compromettere con ciò la sottomissione a Dio. Non necessariamente l’obbedienza all’uomo si pone in contrasto con l’obbedienza al Signore. I disobbedienti politici non per questo si possono dire obbedienti a Dio, e gli obbedienti a Dio non necessariamente sono disobbedienti politici. C’è una moneta per pagare Cesare e c’è una moneta per pagare Dio: diversa è la fattura, diverso è il pregio. Altro è l’onore dovuto ai re di questo mondo, altro è l’onore ed il tributo che tutti dobbiamo all’eterno Signore .

18 E vengono da lui dei sadducei, che dicono non esserci resurrezione e lo interrogavano dicendo:

Scribi, farisei, sacerdoti, anziani, erodiani, sadducei: tutti hanno qualcosa da chiedere a Gesù. Non c’è categoria sociale o scuola di pensiero che possa sfuggire il confronto con Cristo. Purtroppo quelli che credono di saperla lunga sono assai poco disponibili all’ascolto e ricorrono alla domanda più per provocare  che per lasciarsi  istruire. Anche i gruppi meno seguiti, come i sadducei, si presentano sul palcoscenico col loro cavallo di battaglia. Quando si tratta di dare man forte contro Cristo nessuno si tira indietro. Stupisce una simile ostilità concorde contro Colui che viene dal cielo. Come non vedere la mano del Satana che chiama a raccolta tutte le proprie truppe anche quelle più sparute?

19 Maestro, Mosè scrisse per noi che se muore il fratello di uno e lascia la moglie e non lascia un figlio, prenda suo fratello la moglie e susciti una discendenza a suo fratello.

Quando si parla  ad un maestro della Legge, bisogna portare il discorso sul piano dell’unica Legge. Che Gesù sia Figlio di Dio e che sia venuto per la salvezza di Israele poco importa. E’ un problema che trova soluzione soltanto in una dimensione diversa e superiore che è quella della fede. Ma di novità questi tali nulla vogliono sapere ed abbassano Cristo al livello della loro miope intelligenza che non vede oltre Mosè e, a dire il vero, neppure con Mosè se la passano poi bene. Perché anche la lettura della Legge col tempo ha aperto spiragli di novità in Israele ed ha innalzato i cuori ad una speranza di vita eterna. La Legge va accolta nella prospettiva della novità e non deve meravigliare che il nuovo non si possa intendere con le categorie dell’antico.

20 C’erano sette fratelli; ed il primo prese moglie e morendo non lasciò discendenza; 21 ed il secondo la prese e morì non lasciando discendenza; e il terzo lo stesso. 22 E i sette non lasciarono discendenza. Ultima di tutti anche la donna morì. 23 Nella resurrezione quando risorgono, di chi sarà la moglie? Infatti i sette la ebbero in moglie.

Il discorso ha una sua logica chiarezza e coerenza. Se la vita dopo la resurrezione è in una linea di continuità con quella attuale, come spiegare simili incongruenze e contraddizioni?

24 Disse a loro Gesù: Non per questo sbagliate non conoscendo le scritture né la potenza di Dio?

Quali le cause e le fonti dell’errore? E’ presto detto: l’ignoranza della Parola rivelata e la non esperienza della  potenza di Dio. Una mancanza per quel che riguarda la lettura e l’intelligenza della Parola ed una mancanza nei confronti di quella potenza che da Dio è gratuitamente donata a tutti coloro che lo cercano. Dio si conosce con l’intelletto, ma si sperimenta pure in una dimensione più propriamente pratica, che investe l’intera nostra esistenza. Teoria e pratica, nella conoscenza di Dio, sono aspetti indissolubilmente legati. La Parola illumina l’operare e l’operare illumina la Parola. Ma bisogna andare oltre la parola dell’uomo e sperimentare altro dalla potenza terrena. Se l’uomo è fatto di pensiero ed azione morirà nell’errore finchè il suo pensiero non si lascerà istruire, correggere, guidare da quello di Dio: parimenti opererà a vuoto ed inutilmente finchè non si lascerà proiettare in una dimensione diversa di un fare agito dal Signore.

Gesù non sembra tenero verso quella che molti definiscono una santa ignoranza della Parola di Dio. Si dà per scontata nella chiesa una esperienza  della potenza che non passa necessariamente attraverso la conoscenza della Parola. E sarà pur vero: ma è ancor più sicuramente vero che una simile conoscenza è piena di errori di ogni sorta, che non piacciono a Dio e neppure devono piacere a noi. Il pungolo di ogni uomo istruito nella Parola sarà quello di vedere nella chiesa uno zelo assai poco illuminato ed una teologia piena di errori e di luoghi comuni. Non puoi rinunciare all’uso ed all’esercizio della tua testa, rifugiandoti in una accettazione acritica ed ignorante dell’ infallibilità della chiesa ufficiale. L’errore è sempre imputato da Dio al singolo che non conosce né la Scrittura né la potenza di Dio.

Quanti sono gli errori e le convinzioni sbagliate che circolano tra i cristiani? Impossibile quantificare, ma non si può dar ragione a tutti. Perché l’errore è un dato ed un fatto che va smascherato alla luce della Parola e dell’esperienza della potenza di Dio.

25 Quando infatti risorgono da morti né si ammogliano, né si maritano, ma sono come angeli nei cieli.

E’ una verità di fede: non perché semplicemente affermata da Gesù, ma perché conforme alla conoscenza della Parola e della potenza che viene data dal cielo. Se conoscessimo di più la Parola  certe convinzioni così ragionevoli e piene di buon senso ci apparirebbero del tutto fuori luogo. E non saremmo angosciati da tanti dubbi e domande senza risposta. Perché la Parola istruisce e libera dall’errore.

Altrove abbiamo parlato della diversità delle creature angeliche così come descritto dall’Apostolo. In questa diversità rientreranno anche l’uomo e la donna: l’uomo resterà uomo e la donna donna, ma in una dimensione puramente spirituale che non conosce il peccato e la concupiscenza della carne. Gesù non vuole affermare la cancellazione di quella diversità creata all’origine, vuol semplicemente dire che nel regno dei cieli non ci sarà più il matrimonio così come sancito dalla Legge. Saremo tutti un cuore solo ed un’anima sola e la diversità fra l’uomo e la donna sarà a livello di genere: non più tante coppie, ma due gruppi angelici, l’uno detto uomo, l’altro detto donna.

26 A riguardo poi dei morti che risorgono non avete letto nel libro di Mosè presso il roveto come disse a Lui Dio dicendo: Io sono il Dio di Abramo ed il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? 27 Non è Dio di morti ma di viventi; molto sbagliate.

Niente di più assurdo e di irrazionale che parlare di resurrezione dei morti, perché da quando il mondo è mondo nessun morto è mai tornato tra i vivi. Ma la vita eterna è detta, annunciata, proclamata dalla Parola di Dio. La fede nella resurrezione dei morti è frutto dell’ascolto della Parola e di una lettura attenta e perseverante. non avete letto nel libro di Mosè… Perché il non leggere è una colpa ed una abitudine peccaminosa che portano fuori strada, verso uno stravolgimento ed uno smarrimento del vero senso della vita. molto sbagliate. E’ ribadito con forza, alla fine, come ciò che non può essere messo in discussione perché assolutamente vero, perché si cambi rotta.

L’ignoranza della Parola può conoscere il perdono di Dio, ma non il Suo elogio e la Sua esaltazione.

28 Ed essendosi avvicinato uno degli scribi avendo udito loro discutenti, vedendo che bene aveva risposto a loro lo interrogò: Qual è il comandamento primo di tutti?

Domanda legittima e pienamente giustificata, perché se è vero che ogni comandamento va osservato si deve innanzitutto comprendere con quale spirito ci si avvicina alla Legge di Dio. Vi è come una premessa al tutto: se non è compresa ed accolta è vanificata qualsiasi osservanza.

Il primo comandamento non ci dice quel che dobbiamo innanzitutto fare, ma come dobbiamo innanzitutto porci davanti a Dio.

29 Rispose Gesù: Il primo è : Ascolta, Israele,

Potrebbe sembrare una premessa al comandamento: in realtà ne è parte integrante, perché soltanto dalla volontà di ascolto della Parola di Dio può scaturire una volontà di essere conforme al suo dettame. Che Dio parli all’uomo è fuori discussione. Ciò che va messo innanzitutto in discussione è la nostra disponibilità all’ascolto.

il Signore il nostro Dio è un solo Signore;

Cosa si deve ascoltare per prima cosa? Che il nostro Dio è Unico: non ci sono altri dei che possano stare assieme a Lui. Se vi è un solo Dio , vi è anche una sola Parola di Dio e si vi è una sola Parola di Dio c’è anche un solo ascolto che può essere a Lui rapportato. Qualsiasi altro ascolto è una  un’alienazione dall’ unica fonte.

Un solo ascolto dunque, perché una sola Parola. Ed è proprio questa unicità del Dio che parla che conferisce un valore assoluto non solo al suo dire, ma anche al nostro ascoltare.

E’ qui ed in questo che si gioca il senso della nostra vita nel Creatore e per il Creatore.

Non possiamo ascoltare in qualche modo, ma dobbiamo rapportarci al modo di Colui che parla. Un Dio che parla in Assoluto vuole una creatura che ascolta in modo altrettanto assoluto, ovvero con la totalità del proprio essere. L’ascolto si distingue dal semplice udire proprio perché chiama in causa tutte quelle facoltà che sono state create per la conoscenza del Creatore. Perché sono chiamate in causa? Unicamente perché rispondano al fine per cui sono state create.

30 e amerai il Signore Dio tuo

Si ascolta per sapere che abbiamo un solo Signore. E non è una cosa da poco quella che ci viene detta dal cielo. Se a Lui tutto dobbiamo, perché frutto di un Suo atto eterno d’amore, quale risposta?  Che amiamo il Signore con quello stesso amore con cui siamo da Lui amati.  Non possiamo amare secondo la qualità e la quantità dell’amore di Dio, ma possiamo amare secondo la qualità e la quantità a noi concesse. C’è un abisso tra l’amore creato e quello increato, eppure il nostro amore deve porsi sullo stesso piano di quello divino per la sua quantità.

Persa la qualità dell’amore originario, prima di Cristo non ci è richiesta, ma per quel che riguarda la quantità, Dio non concede attenuanti: vuole la totalità, da subito. E non la totalità di questa o quella dimensione che è ricettacolo d’amore, ma la totalità di tutte le dimensioni create che possono intendere, accogliere e manifestare l’amore.

con tutto il tuo cuore

E’ la prima e più grande dimensione dell’uomo: è lo Spirito insufflato in noi dal Creatore.

Amare col cuore ed amare con il Santo Spirito sono la stessa cosa.

e con tutta la tua anima

L’anima rappresenta la dimensione dell’uomo creata dal nulla, ad immagine di Dio, diversamente dallo Spirito che non viene creato, ma insufflato. Se lo spirito è realtà  originaria, e rappresenta la semplice coscienza di sé in rapporto al Creatore, l’anima è realtà complessa legata da Dio allo spirito dell’uomo. Come tutto ciò che è legato segue il destino di ciò a cui è legata. Se lo spirito dell’uomo si fa obbediente allo Spirito di Dio  l’anima diventa  portatrice di santità, diversamente è portatrice di peccato. L’anima è qui  intesa come la psiche, ovvero come l’insieme di tutte le sue facoltà, comprese quelle emotive ed irrazionali.

e con tutta la tua mente

Difficile per noi comprendere la differenza tra anima e mente. Ci sembra che la mente si possa distinguere dall’anima non in quanto da essa dissociata, ma in quanto da essa dissociantesi come puro intelletto o pura razionalità. L’anima può amare anche in modo irrazionale, negli stati emotivi, negli stati patologici: è pur sempre amore, ma un amore dissociato dalla ragione. Non va rigettato l’amore di tipo psicologico, ma va pure distinto dall’amore di tipo razionale. Sono due aspetti diversi dell’anima e diversificanti ogni anima. Se da un lato dobbiamo a Dio tutta la nostra dimensione affettiva, altrettanto a Lui dobbiamo tutta la nostra dimensione razionale.

Con buona pace del pensiero greco e di tutti coloro che leggono la Bibbia con la mentalità degli antichi Greci, per cui l’uomo è unità di anima e corpo, vediamo qui chiaramente che il Vangelo ha una concezione diversa dell’uomo. Non si parla solo di anima, ma prima ancora di cuore, ovvero di spirito e subito dopo di mente, per significare una complessità che non si può risolvere in quell’unico grande contenitore che ha nome di anima. Rifletta la chiesa di oggi: non farebbe torto ad Agostino, semmai colmerebbe una lacuna del suo pensiero.

e con tutta la tua forza.

Forza è tutto ciò che esprime il potere dell’uomo. Non vi è solo il potere che viene dalla parola, ma anche quello che viene dalle energie fisiche e dal possesso dei beni di questo mondo. Tutto deve essere per il Signore: cuore, anima, intelletto, forza mentale e fisica, beni spirituali e materiali.

31 Il secondo è questo: amerai il prossimo tuo come te stesso.

Lo scriba ha chiesto semplicemente qual è il più grande comandamento e la risposta potrebbe già essere data. Gesù ha voluto fare un’aggiunta chiarificatrice, che  non sminuisce la priorità dell’amore assoluto verso Dio, semmai vuole dargli visibilità agli occhi umani. Se il primo comandamento riguarda l’amore, l’amore non ha solo una dimensione verticale, ma anche una orizzontale: si ama il Creatore e nel contempo si amano le sue creature. Sono due aspetti diversi di un’unica medaglia: non possono stare separatamente l’uno dall’altro. L’amore invisibile verso Dio si rende visibile nell’amore verso l’uomo. Non è giustificato l’uomo che ama solo Dio e non è giustificato l’uomo che ama solo il proprio simile.  Il primo amore verifica il secondo ed il secondo manifesta il primo. Una dissociazione fra i due amori può esistere soltanto per assurdo in colui che è vittima del Satana e persegue un amore trascurando o ignorando l’altro. Se non è possibile una dissociazione tra l’amore a Dio e l’amore al prossimo, questo non significa che dobbiamo metterli sullo stesso piano. Vi è uno che viene prima e vi è l’altro che viene dopo.

L’amore è innanzitutto dovuto a Colui che è fonte della vita e in un secondo momento a tutti coloro che bevono alla stessa fonte di vita. Il primo comandamento verifica il secondo, il secondo manifesta il primo: non viceversa. L’amore verso Dio è  fondante: ci immette nella sua potenza;  quello verso il prossimo è fondato: manifesta il suo essere in Dio e per Dio.

L’amore verso Dio ha caratteristiche uniche ed esclusive: è un amore assoluto che chiama in causa la totalità del nostro essere. Al Signore tutto è dovuto. Possiamo dire la stessa cosa per le creature?

“Ama il prossimo tuo come te stesso”. E perché non più di te stesso? Perché non si può andare oltre il limite segnato dall’uomo? Perché oltre questo limite è andato soltanto Gesù, che per amore nostro ha rinnegato se stesso fino alla morte ed alla morte di croce. Se è vero che nessuno ha amore più grande di colui che dona la vita per il proprio fratello, dobbiamo confessare che questo amore appartiene soltanto al Cristo ed è soltanto in virtù del Figlio che siamo fatti simili a Lui. La totalità dell’amore verso il prossimo non ci è innanzitutto chiesta. E’ resa attuale e possibile soltanto per grazia e dono di Gesù. Anche in questo Cristo può dirsi completamento della Legge: non soltanto perché l’adempie con un amore assoluto verso il Padre, ma anche perché porta all’assoluto l’amore verso i fratelli. Il primogenito dei molti ama i suoi non semplicemente come se stesso, ma più di se stesso.  Il secondo comandamento appare indissolubilmente legato al primo anche per una ragione non immediatamente dichiarata, ma che si viene sempre più chiaramente delineando nella storia della salvezza con la venuta di Gesù. Non ci è chiesta soltanto la risposta all’amore di Dio Padre, ma anche a quello di Dio Figlio.  Se il Padre è conosciuto come il grande e l’onnipotente a cui tutto è dovuto, accanto a Lui vi è un altro non meno grande che è a noi sconosciuto. Ogni risposta al Padre contiene implicita una risposta al Figlio. Si matura  nell’osservanza del primo comandamento soltanto nella misura in cui si scopre il valore ed il significato del secondo. Se prossimo è colui che ci sta vicino, chi è più vicino a noi del Figlio? E come si può amare Dio Padre senza amare il Figlio suo?

Sul piano della reale possibilità di adempimento quale la differenza tra il primo ed il secondo comandamento? Il primo manifesta ciò che a noi è impossibile, il secondo ciò che è reso possibile da Gesù. Perché amando Cristo come noi stessi, secondo la nostra reale capacità, siamo da Lui fatti a Sua immagine e somiglianza e resi capaci di amore assoluto verso il Padre. Se non c’è Gesù la Legge rimane una domanda senza risposta, perché alla fine siamo trovati non solo incapaci di un amore totale verso il Padre, ma anche di un più modesto amore verso il prossimo .

Più grande di questi altro comandamento non c’è. 32 E disse a lui lo scriba: Bene, maestro, con verità hai detto che Dio è uno solo e non c’è un altro eccetto lui; 33 e l’amare lui con tutto il cuore e con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e l’amare il prossimo come se stesso è più di tutti gli olocausti e i sacrifici.

Questo scriba si manifesta in sintonia con Gesù nella lettura della Legge. Ha compreso che l’amore verso Dio e verso il prossimo hanno una dimensione interiore che non si risolve nell’adempimento di obblighi, riti e pratiche religiose. Resta ancora senza risposta la domanda implicita nel comandamento. In chi o in che cosa è resa possibile questa totalità del dono verso Dio e verso l’uomo? Ma è già un miracolo ed una grazia l’intelligenza della Legge: apre la strada alla fede in Gesù. Ancora un passo avanti e siamo già in Cristo Salvatore. 

34 E Gesù avendo visto che intelligentemente aveva risposto gli disse: Non sei lontano dal regno di Dio.

Non è un semplice elogio e una conferma di verità, ma un esplicito invito a considerare seriamente la possibilità di un scelta per il regno di Dio: è già alle porte ed è beato chi ne approfitta senza indugio.

E nessuno più osava interrogarlo.

Fatto veramente strano: le bocche si chiudono non solo quando Gesù trova in errore, ma anche quando trova in verità. Nell’un caso e nell’altro, meglio non saperne di più e non indagare oltre, per non arrivare alla fede in Cristo.

Non c’è uomo che non ponga domande a Gesù, ma non si chiede e non si ascolta oltre un certo punto. Va innanzitutto scartata la possibilità della fede e quando si entra in una zona di dialogo pericolosa per la nostra incredulità, meglio tacere e far tacere.

Alcune considerazioni riguardo al versetto 33 e l’amare lui con tutto il cuore e con tutta l’intelligenza e con tutta la forza …

La ripetizione del comandamento fatta dallo scriba non è del tutto uguale alla formulazione fatta da Gesù. Questi così aveva detto:

30 e amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

La Volgata ben si è resa conto di questa diversità, cioè che Gesù tira in ballo quattro dimensioni, mentre lo scriba soltanto tre e rimedia traducendo: … con tutto il cuore, con tutto l’intelletto e con tutta l’anima e con tutta la forza. Ma in ogni caso sono fatte salve delle varianti rispetto a quanto detto da Gesù. Questi aveva detto. “ con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, e con tutta la tua forza. Quale la diversità? In Gesù abbiamo mente al posto di intelletto e “forza” è resa con virtus, mentre lo scriba usa fortitudo. Nella versione greca, che più ci interessa, inoltre, mentre Gesù dice con tutta la mente, lo scriba dice con tutta l’intelligenza.

Queste varianti nulla aggiungono e nulla tolgono alla sostanza del discorso, tuttavia ben ci dicono la difficoltà da sempre incontrata dalla chiesa allorchè si tratta di definire le dimensioni fondamentali dell’uomo.

Per i Greci e per coloro che si rifanno alla loro filosofia, come Agostino, tutto sembra più semplice. L’uomo è fatto di anima e di corpo. E’ esclusa una qualsiasi altra dimensione. Parole tipo, animo, spirito, cuore rientrano in quel gran calderone che ha nome di anima.

La mentalità ebraica è diversa e considera l’uomo formato non da due dimensioni, ma da tre, ovvero spirito, anima, corpo.

Lo spirito dell’uomo altro non è che il suo cuore, ovvero quella dimensione più profonda che non è creata dal nulla come l’anima, ma ci viene donata dall’alito divino insufflato nelle nari. Se è vero che la diversità fra uomo ed uomo è data dalla diversità di attributi delle sue dimensioni, vi è una dimensione che è più strettamente simile in ogni uomo, quella che ci dà uguale valore e dignità, quella che ci consente di ascoltare non semplicemente la Parola di Dio, ma ancor prima ed ancor più la sua voce. Nella persona intelligente ed in quella demente palpita lo stesso cuore e vi è la medesima capacità di ascolto della voce di Dio.

In che cosa l’uomo è più simile all’altro uomo se non per il cuore? Vi è diversità fra cuore e cuore, non dal punto di vista strutturale, ma soltanto per l’uso che ne viene fatto.

I cuori di per sé non sono  né belli né brutti: sono resi l’uno o l’altro dall’uomo. Il corpo e l’anima sono destinati a perire: il cuore rimane in eterno o per essere rivestito della gloria di Dio o per giacere vuoto nell’ombra di un morire senza fine.

Può esserci incertezza o dubbio allorché si vogliono definire le dimensioni dell’uomo, ma quando si tratta del cuore, nulla di più sicuro e di più scontato. E’ un grave errore assimilare il cuore all’anima e farne un suo attributo: il cuore è ben più dell’anima e viene prima.

Quando non si amano i malati mentali e coloro che non hanno bellezza di corpo e di anima si è lontani dallo Spirito di Dio: non c’è intelligenza né del Creatore né delle sue creature.

Guardi un uomo? Vedi innanzitutto il suo cuore? Quello ama e quello tieni in onore.

35 Ed avendo risposto Gesù diceva insegnando nel tempio:

Chi crede che il problema della salvezza si risolva nell’intelligenza e nell’adempimento della Legge alla luce dell’insegnamento di un grande maestro che ha nome  Gesù, si sbaglia. E’ confermato: non c’è vera lettura dei precetti divini se non in Cristo e per Cristo, ma allorchè una Luce è gettata sulla Legge, la nostra attenzione ed il nostro interesse deve spostarsi su questa luce.

Ci poniamo domande sui comandamenti? Abbiamo accettato una lettura in Gesù e per Gesù? E non è venuto il momento di porci qualche domanda in più riguardo al Cristo?

Gesù ha dato una risposta per quel che riguarda la Legge, ma si aspetta da noi qualcosa di diverso: vuole l’intelligenza di Colui che è mandato dal cielo per la nostra salvezza. E neppure può indulgere alla nostra pigrizia mentale ed alla durezza del nostro cuore: deve prendere l’iniziativa e fare da maestro con violenza, rivendicando a se stesso quel ruolo di guida che l’uomo non vuole riconoscergli. Non dice semplicemente: insegna. E non in un luogo qualsiasi, ma nel tempio di Dio, ponendo se stesso al centro di ogni divino insegnamento.

Come dicono gli scribi che il Cristo è figlio di Davide?

Prima grande domanda: Perché gli scribi, maestri della Legge, dicono che Cristo è figlio di Davide? Si deve intendere  figlio semplicemente nel senso di discendente o c’è qualcosa in più e di diverso?

36 Lo stesso Davide disse in Spirito Santo: Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finchè metta i tuoi nemici sotto i tuoi piedi;

Una luce ci viene dallo  Spirito Santo per bocca di  Davide, che chiama Cristo “ mio Signore”. Non un semplice uomo dunque, ma un Signore che è chiamato dall’eternità a sedere alla destra di Dio Padre, per tutto il tempo in cui i suoi nemici saranno messi sotto i suoi piedi.

Parole dense di significato in cui è racchiuso tutto il senso della perdizione e della salvezza di ogni creatura. Ma è meglio non mettere troppa carne al fuoco e porre domande più semplici e preliminari.

37 lo stesso Davide lo chiama Signore, e da dove è suo figlio?

Se dunque Davide chiama Gesù Signore, da dove, in che senso può dirsi figlio suo?

Più facile comprendere come Davide sia figlio di Dio, ma come Dio stesso in Cristo sia figlio di Davide, questo è indubbiamente un quesito non da poco.

E la numerosa folla lo ascoltava volentieri.

Non è data una risposta, perché da Gesù possiamo  aspettarci ogni salutare imbeccata, ma è fatta salva la nostra libertà di adesione o meno al disegno di salvezza che viene dal cielo. Gesù tutto ha detto e tutto ha fatto per noi, ma nulla vuol fare e nulla vuol dire senza di noi. All’uomo e ad ogni uomo la risposta.

Ai molti è fatto dono di un ascolto facile e gradito. E chi può resistere al fascino della Parola che esce dalla bocca del Figlio di Dio? Non c’è inizio di una relazione d’amore senza una seduzione e chi vuole essere amato deve dar prova di sé. Oggi, se ascolti volentieri e con gioia la Parola del Signore, non distogliere il tuo orecchio dall’ascolto, ma persevera per saperne di più e per avere una conoscenza più stabile e duratura.

38 E nel suo insegnamento diceva: Guardatevi dagli scribi che vogliono camminare in lunghe vesti e saluti  nelle piazze 39 e i primi seggi nelle sinagoghe ed i primi posti nei banchetti, 40 i divoranti le case delle vedove ed in apparenza a lungo preganti: costoro riceveranno maggiore condanna.

Più luce e più intelligenza riguardo a Dio ed al Figlio suo, ma anche più intelligenza riguardo all’uomo, a quello che fa e dice. Perché le apparenze possono ingannare e un giudizio superficiale può portarci fuori strada. Chi comprende l’opera di Dio si avvicina al Figlio suo, chi comprende l’opera dell’uomo da esso si allontana.

Qual è il modello o tipo d’uomo da cui dobbiamo stare in guardia? Non c’è bisogno di cercare lontano, perché ogni giorno cade sotto i nostri occhi. Alla larga da coloro che vogliono camminare in lunghe vesti. Il nostro cammino in questo mondo deve distinguersi per la sua sobrietà e semplicità, non per il suo andamento sontuoso ed appariscente. Giova cadere sotto gli occhi del solo Dio non apparire davanti agli uomini facendo sfoggio di una grande veste. E che dire di coloro che cercano il saluto di tutti nelle piazze, i primi seggi nelle sinagoghe ed i primi posti nei banchetti? Invece di adorare il Signore vogliono la pubblica adulazione, quasi fossero al di sopra degli altri uomini e degni di essere trattati come divi.

Vanità nel vestire, vanità nella parola, vanità nel prendere cibo! E non è ancora tutto: Dopo aver attirato su di sé l’ira di Dio , portano alla rovina gli sprovveduti che li accolgono. Con il pretesto della carità, invadono le case delle vedove, non per portarvi la consolazione del Signore, ma per depredarle di ogni bene. Eppure pregano molto: ma è tutta una falsità. Chi appare pregare a lungo deve pur rimanere a lungo in atteggiamento di preghiera. Ma la preghiera non ha solo una sua estensione nel tempo, ha pure una profondità ed uno spessore. Quello che si vede con gli occhi della carne non sempre è quello che più conta: bisogna vedere con gli occhi dello Spirito e giudicare con retto giudizio.

costoro riceveranno maggiore condanna.

Chi vuol ingannare gli altri inganna se stesso e avrà una punizione maggiore.

41 Ed essendosi seduto di fronte alla cassa delle offerte osservava come la folla gettava denaro nella cassa delle offerte.

Fatti edotti riguardo a Dio ed all’uomo è tempo di fare la nostra pubblica offerta al Signore. Perché tutto ciò che è dato a Dio deve essere dato nella sua chiesa per l’edificazione ed il bene di tutti.

Si può offrire di nascosto agli occhi degli uomini di questo mondo, ma solo per il bene dell’intera comunità degli eletti. Anche se i fratelli vedono e sanno non c’è niente di male: è per l’edificazione di tutti. Si devono tenere lontani gli occhi indiscreti, non quelli dei fratelli di fede che si nutrono all’unica mensa. E dobbiamo essere contenti che Gesù tutto veda, e tutto giudichi. E’ Lui la garanzia di un donare secondo verità e giustizia.

E molti ricchi ne gettavano molti.

Ogni dare ha una sua logica ed è in relazione alle proprie possibilità ed alla propria volontà.

Un ricco dà molto non solo perché può, ma anche perché vuole. Non va disprezzata la generosità del ricco, ma il dono dell’uomo deve in ogni caso rapportarsi a quello di Dio. Quando misuriamo quanto diamo al Signore dobbiamo avere l’esatta misura di ciò che Lui che ha dato a noi.

Non può esserci un dare ad arbitrio secondo il nostro capriccio e neppure secondo la pretesa di rendere il giusto contraccambio. Chi dà molto evidentemente pensa di avere ricevuto molto, non tutto.

Siamo ancora lontani da quella totalità che ci è chiesta dal primo e più grande comandamento.

42 Ed essendo giunta

C’è tutta la fatica del vero andare a Dio, di chi ha fatto un cammino di fede e finalmente fa dono della  propria vita. Chi trova la casa di Dio a due passi dalla propria e l’offerta a portata di mano, non conosce travaglio, ma neppure quel grande amore per il quale val la pena di tutto dare e tutto spendere.

una vedova povera gettò due spiccioli, cioè un quadrante.

Una condizione di umana povertà non sempre è un impedimento per andare al Signore: al contrario rende il passo più spedito. Perso lo sposo carnale, priva di ricchezze materiali, questa donna ha riversato tutto il suo cuore sul Signore ed è fatta capace di una donazione senza calcolo e misura. Dà poco  agli occhi del mondo: dà tutto agli occhi di Dio.

Fatta povera dall’ esistenza terrena si fa ancor più povera per amore del Creatore, perché vuol essere sua e solo sua.

43 Ed avendo chiamato a sé i suoi discepoli disse a loro:

Quando c’è in ballo una grossa verità a nessun discepolo è concessa distrazione dall’ascolto. E non importa se per fare comprendere a tutti i suoi, Gesù deve allontanarli da tutti gli altri. Certe cose vanno dette ed udite nella chiesa. Per quelli che vogliono star fuori non c’è rincorsa né insistenza.

Amen dico a voi che questa vedova povera ha gettato più di tutti i gettanti nella cassa delle offerte.

Fatto strano! Non dice Gesù: “più di tutti coloro che hanno gettato”, come vorrebbe la logica, ma più di tutti coloro che gettano nella cassa delle offerte. Perché coloro che offrono continuamente vuol dire che mai gettano tutto, ma rimane sempre loro qualcosa. Questa vedova, gettando tutto quello che aveva, ha dato tutto se stessa, al punto che non possiede più nulla in proprio, neppure la vita.  D’ora in poi dipenderà da Dio anche per il pane quotidiano ed ogni giorno dovrà chiederlo al cielo. E’ questa l’offerta gradita a Dio, quella che unica adempie il primo e più grande comandamento.

44 Tutti infatti dal sovrabbondante a loro hanno gettato, lei invece dalla sua indigenza gettò tutto quanto aveva , intera la sua vita.

Attenti dunque a come si dona? L’offerta ha peso soltanto nella misura in cui rende più leggeri e più bisognosi di Dio.

Se la vita ti ha alleggerito di ogni bene, non attaccarti al poco che ti rimane, ma spogliati anche di questo per amore di Dio ed avrai ogni considerazione da parte del Figlio Suo.

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