Efesini cap. 5

Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati 2 e camminate nell’amore, come anche Cristo amò noi e consegnò se stesso per noi offerta e vittima a Dio in odore di soave profumo. 3 Fornicazione invece e ogni impurità o cupidigia neppure sia nominata fra voi, come conviene ai santi, 4 e sconcezza e sciocchezza o equivocità, cose che non convengono, ma piuttosto rendimento di grazie. 5 Questo infatti sappiate conoscenti, che ogni fornicatore o impuro o avaro, che è idolatria, non ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi inganni con vuote parole; a motivo di queste cose infatti viene l’ira di Dio su i figli della disobbedienza. 7 Non siate perciò partecipi di loro. 8 Eravate infatti un tempo tenebra, ora invece luce nel Signore: camminate come figli della luce 9 infatti il frutto della luce consiste in ogni bontà e giustizia e verità- 10 esaminando che cosa è gradito al Signore, 11 e non partecipate alle opere infruttuose della tenebra, piuttosto invece anche biasimatele. 12 Poiché le cose fatte nascostamente da loro vergognoso è anche dire, 13 invece le cose tutte biasimate dalla luce sono manifestate; 14 infatti tutto il manifestato è luce. Perciò dice: Svegliati, il dormiente, e sorgi da i morti e risplenderà a te il Cristo. 15 Guardate dunque attentamente come camminate, non come stolti, ma come sapienti; 16 comperando il tempo, poiché i giorni sono cattivi. 17 Perciò non siate dissennati, ma comprendete quale è la volontà del Signore. 18 E non ubriacatevi di vino, in cui c’è dissolutezza, ma riempitevi in Spirito, 19 parlanti a voi stessi con salmi, e inni e canti spirituali, cantando e salmeggiando nel vostro cuore al Signore, 20 rendendo grazie sempre per tutti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo al Dio e Padre. 21  Sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo, 22 le mogli ai propri mariti come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie come anche il Cristo capo della chiesa, lui salvatore del corpo. 24 Ma come la chiesa è sottomessa al Cristo, così anche lo mogli ai mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le mogli, come anche il Cristo ha amato la chiesa e se stesso consegnò per lei, 26 affinché la santificasse avendola purificata col lavacro di acqua nella parola, 27 affinché presentasse egli a se stesso gloriosa la chiesa, non avente macchia o ruga o qualcuna di tali cose, ma perché sia santa e irreprensibile. 28 Così devono  anche i mariti amare le loro mogli come i loro stessi corpi; l’amante la sua moglie se stesso ama. 29 Nessuno infatti mai ha odiato la carne di se stesso, ma la nutre e la riscalda, come anche il Cristo la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 A causa di questo abbandonerà l’uomo il padre e la madre e si attaccherà alla sua donna, e saranno i due in una carne sola. 32 Il mistero questo è grande; io però lo dico per Cristo e per la chiesa. 33 Quindi anche voi singolarmente ciascuno ami la propria moglie così come se stesso, la donna poi tema il marito

 

                                   cap.5

Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati 2 e camminate nell’amore, come anche Cristo amò noi e consegnò se stesso per noi offerta e vittima a Dio in odore di soave profumo.

Quale il modello della santità che Paolo ci pone davanti? Quello stesso che si è a noi manifestato in Cristo Figlio di Dio.

Non si diventa come Dio, nella piena adozione a figli suoi, se non si imita il Figlio suo. Colui che è l’eternamente amato insegna a noi come ami chi si sente figlio amato. Non si è fatti figli se non per un atto d’amore e non si cammina come figli se non nello stesso amore. L’amore che lega eternamente il Padre  al Figlio ha allargato il proprio cerchio dall’Unigenito ai molti. E tutto questo ad opera del Cristo che è adempimento ultimo dell’amore. In quale modo Cristo ci ha amato così da diventare da Unigenito Figlio di Dio il primogenito di molti fratelli?

Consegnando se stesso a Dio Padre per noi,  come offerta e vittima a Lui gradita, unica in odore di soave profumo.

All’origine di un discorso di salvezza sta dunque un sacrificio: il sacrificio dell’unico giusto e dell’unico santo fatto per i molti che hanno peccato.

In virtù di questa offerta è stato pagato il prezzo del nostro riscatto dal potere del Maligno. Una vita liberata dalla schiavitù con un riscatto così costoso, non può continuare nell’andazzo di un tempo, ma deve procedere in una novità che è rottura definitiva con l’antico padrone.

3 Fornicazione invece e ogni impurità o cupidigia neppure sia nominata fra voi, come conviene ai santi,

Di certi peccati neppure si deve parlare: sono estranei alla santità che ci è donata da Cristo. La fornicazione è  rinnegamento aperto e conclamato dell’esclusività dell’amore divino, che non accetta altro amore se non quello che è per Lui, con Lui, in vista di Lui. Si è fornicatori innanzitutto davanti a Dio ed in rapporto a Dio. Nella fornicazione è consumata la forma estrema del peccato di allontanamento e di separazione dal Creatore, allorchè la creatura si identifica con l’altra creatura e non più esclusivamente col Creatore. Il cuore del fornicatore non è puro perché in esso non dimora il solo Dio, ma c’è posto per altro, in misura preponderante ed invasiva rispetto alla presenza del Signore.

Subito dopo, se pure in una forma di diversa gravità, va posta ogni impurità o cupidigia. Qualsiasi attaccamento a cose o a persone rende il cuore impuro, cioè non unicamente aperto al possesso del Signore. Cos’è la cupidigia se non l’espressione di un cuore non pago del possesso del Signore che desidera e brama fare entrare in se stesso qualcosa d’altro?

Si è impuri e cupidi in maniera ed in misura diversa, ma solo per il peccato insinuato, proposto e posto dal Maligno.

4 e sconcezza e sciocchezza o equivocità, cose che non convengono, ma piuttosto rendimento di grazie.

Dal peccato radicato nel più profondo del cuore via via si sale verso quello che si esprime attraverso la bocca.

Si fanno cose sconce ma si dicono anche cose sconce. Così pure qualsiasi sciocchezza manifesta una leggerezza nel nostro rapporto col Signore, quando la Sua presenza   non è avvertita da noi in maniera così pesante e piena da impedirci ed inibirci ogni parola vana e vuota.

Un cuore puro, conosce soltanto la presenza del Signore, ed in questa presenza altro non può che rendere un grazie incessante al Signore.

Chi non rende grazie al Signore con la bocca neppure lo porta nel cuore.

5 Questo infatti sappiate conoscenti, che ogni fornicatore o impuro o avaro, che è idolatria, non ha eredità nel regno di Cristo e di Dio.

Un fede fondata in Dio, da Lui giustificata ed approvata non ammette quell’ignoranza che è dovuta ad un mancato rapporto con il Signore. Si illude di avere eredità nel regno del Signore chi vive ancora nel peccato. Il peccato è fornicazione, impurità  avarizia. Siamo fornicatori ed impuri quando vogliamo altro dal Signore ed altro lasciamo entrare nel nostro cuore; siamo avari, quando non vogliamo buttar fuori da esso ciò che c’è di più e non è esclusivamente il Signore.

L’avarizia è detta anche idolatria. L’attaccamento a ciò che non può stare con Dio e accanto a Dio è espressione di una idolatria nascosta i cui idoli non si vedono, eppure sono ben presenti ed operanti nel cuore, per la nostra perdizione.

6 Nessuno vi inganni con vuote parole; a motivo di queste cose infatti viene l’ira di Dio su i figli della disobbedienza.

Attenti dunque a coloro che dicono parole di inganno: è per queste cose che viene l’ira di Dio sui figli della disobbedienza: non semplicemente figli disobbedienti, ma ancor prima figli generati dalla disobbedienza ed in quanto tali degni di riprovazione da parte del Signore, perché non suoi.

La salvezza operata dal Cristo ha posto una linea di demarcazione netta e definita tra coloro che sono figli di Dio di fatto e quelli che lo sono soltanto di nome.

7 Non siate perciò partecipi di loro.

Nessuna comunione dunque con quelli che non hanno Dio nel loro cuore e sono agiti e portati dallo spirito del Maligno.

8 Eravate infatti un tempo tenebra, ora invece luce nel Signore:

Divisione da quelli che non hanno il Signore, ma anche separazione, distacco, abbandono totale della vita passata.

Un tempo eravamo tutti tenebra nel Satana, ora in grazia di Cristo siamo luce nel Signore. Luce e tenebra non possono esistere e coesistere in una stessa persona se non in maniera provvisoria,  temporanea e contradditoria in attesa di una risoluzione definitiva del nostro essere o per l’una o per l’altra. Chi si trova ed è trovato in una situazione ambigua si dia una bella raddrizzata. Raddrizzata di cuore, ma anche di gambe per camminare come figlio della luce.

camminate come figli della luce 9 infatti il frutto della luce consiste in ogni bontà e giustizia e verità-

Prima il frutto delle tenebre, poi in ordine di tempo il frutto della luce. Qual è il frutto della luce? Tutto ciò che è buono, giusto e vero. Ciò che è proprio di Dio è a noi donato, trasmesso, infuso.

Ma bisogna essere buon giudici di ciò che passa nel nostro cuore.

10 esaminando che cosa è gradito al Signore,

Dobbiamo fare solo ciò che è gradito a Dio, e  questo chiede, silenzio, preghiera, meditazione della Parola rivelata.

11 e non partecipate alle opere infruttuose della tenebra, piuttosto invece anche biasimatele.

Dobbiamo estraniarci da tutto ciò che viene dal mondo e porta lo spirito del mondo. Non possiamo e non dobbiamo fare quello che fanno tutti. E non si pensi solo ai peccati, ma a tutto ciò che sotto le parvenze del bene, o del non male, ci allontana da Dio.

Quanto tempo trascorso in viaggi, passatempi, conversazioni, occupazioni del tutto inutili ed infruttuose! Cominciamo a biasimare tutto ciò che è dissipazione e dispersione del cuore. Non cerchiamo l’approvazione ed il consenso degli uomini, guardiamo a Dio e Lui interroghiamo riguardo al nostro operare, perché il suo giudizio prenda il posto del nostro.

12 Poiché le cose fatte nascostamente da loro vergognoso è anche dire,

O si è figli della Verità o si è figli della Menzogna; o si è fatti simili al Cristo o si è simili al Diavolo. Il discepolo di Cristo prova vergogna a dire ciò che fanno di nascosto coloro che hanno il Maligno per padre. Ciò che viene fatto alla luce del sole è ancora nulla in confronto a ciò che viene fatto di nascosto. Si teme il giudizio dell’uomo, non si teme quello di Dio.

13 invece le cose tutte biasimate dalla luce sono manifestate; 14 infatti tutto il manifestato è luce.

Si può nascondere qualcosa di riprovevole, più o meno grande, col favore delle tenebre, ma tutto è reso manifesto dalla luce.

Allorchè è data la luce, nulla rimane nascosto.

Non è più consentito ad alcuno vivere nella falsità e nell’inganno, in una illusione di giustizia che si tiene in vita  soltanto fuggendo la luce e  nascondendosi nelle tenebre.

Perciò dice: Svegliati, il dormiente, e sorgi da i morti e risplenderà a te il Cristo.

È suonata la sveglia che annuncia un nuovo giorno: è giunta l’ora di destarsi dal sonno che anticipa la dannazione eterna. Dobbiamo risorgere dai morti e lasciarci illuminare dalla luce portata dal Cristo.

15 Guardate dunque attentamente come camminate, non come stolti, ma come sapienti;

Attenti dunque a come si cammina in questa vita! Non come stolti che vagano nelle tenebre, ma come sapienti illuminati dal Cristo.

16 comperando il tempo, poiché i giorni sono cattivi.

I giorni di questa vita sono cattivi: il Diavolo vi fa da padrone. Comperiamo il tempo nuovo offerto dal Cristo non con oro e con argento, ma con la fede, mettendoci alla sequela del Salvatore e facendoci suoi discepoli.

17 Perciò non siate dissennati, ma comprendete quale è la volontà del Signore.

Dissennato è l’uomo che non vuole comprendere quale tenebra avvolge questo mondo. Finalmente in Cristo e per Cristo ci è dato conoscere quale è la volontà del Signore, perché passiamo dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita.

18 E non ubriacatevi di vino, in cui c’è dissolutezza,

Bevanda inebriante è il vino di una vita senza Dio, non porta alla comunione ma alla dissoluzione dei cuori: separati e divisi dal Padre, non comunicanti gli uni con gli altri.

ma riempitevi in Spirito,

Non pieni dunque dello spirito di questo mondo, ma fatti pieni di quello divino. È lo Spirito Santo che  crea la vera comunione dei cuori.

19 parlanti a voi stessi con salmi, e inni e canti spirituali, cantando e salmeggiando nel vostro cuore al Signore,

Non c’è  dialogo fraterno se non quando i cuori sono rivolti non gli uni verso gli altri, ma tutti verso l’unico e solo Dio.

E non per dire le parole dell’uomo, ma le parole che il Signore Gesù ha messo sulla nostra bocca, con i salmi, custoditi e tramandati dalla Chiesa. E poi ancora con inni e canti spirituali, nel canto corale ma anche nel canto silenzioso del proprio cuore.

20 rendendo grazie sempre per tutti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo al Dio e Padre.

Dobbiamo sempre rendere grazie per tutti, nel nome di Colui che ha reso possibile la comunione di tutte le creature col Creatore, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, che è Dio e Padre.

21  Sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo,

Non si dà lode a Dio in unità di cuore e di intenti se non si è sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

Come Cristo sottomesso nell’eternità al Padre si è sottomesso in un tempo e per un tempo a tutti i fratelli, così anche noi dobbiamo sottometterci gli uni agli altri.

Non c’è timore di Dio che non sia anche timore del Figlio. Non c’è vero timore se non quello che è fondato nell’amore. È l’amore portato dal Cristo che ci comanda di stare sottomesso a tutto e a tutti, non in maniera indifferenziata, ma seguendo la vicinanza spirituale che lega l’uno all’altro. Innanzitutto la sottomissione che è chiesta dal matrimonio: sottomissione della donna all’uomo, perché anche l’uomo sia sottomesso, non semplicemente a Dio, ma a Dio in virtù della sottomissione della propria donna.

22 le mogli ai propri mariti come al Signore,

Affermazione importante, che non può comprendere se non la creatura fatta nuova dal Cristo: siamo oltre e fuori dalle categorie della carne. E neppure si pensi come a molti piace pensare che Paolo sia pieno di pregiudizi nei riguardi della donna, propri dalla cultura del suo tempo, non più accettabili nel nostro tempo.

Le parole di Paolo sono dettate dallo Spirito e vanno comprese nello spirito. La sottomissione della donna all’uomo non si comprende se non all’interno della comunità degli eletti ed è semplicemente un aspetto di quella sottomissione che lega gli uni agli altri e tutti all’unico Cristo.

Potremmo innanzitutto chiederci perché Paolo consideri il matrimonio innanzitutto per quel che riguarda la sottomissione e non il comando.

Perché il matrimonio cristiano non si giustifica e non si comprende innanzitutto se non come obbedienza alla volontà di Dio e non come scelta arbitraria dell’uomo carnale che segue i sentimenti che sono secondo natura. È giustificato il matrimonio che si crea soltanto per obbedienza a Colui che è Signore dell’uomo e della donna. Obbedienza di entrambi ma in modo diverso e non univoco, secondo un progetto divino che scavalca ciò che è creato dal peccato d’origine per portare all’originale purezza dei cuori.

Se pur entrambi pienamente responsabili del peccato d’origine, l’uomo e la donna hanno svolto ruoli diversi che hanno portato ad un’unica caduta. Non hanno peccato singolarmente ognuno per proprio conto in una forma irrelata l’una all’altra. Hanno peccato insieme, rapportandosi a Dio nello stesso modo, ma rapportati l’uno all’altra in maniera diversa.

Per quel che riguarda Eva prima ancora di una prevaricazione rispetto a Dio c’è stata una prevaricazione rispetto all’uomo.

In quanto prodotto ultimo della creazione la donna era la creatura più perfetta, completamento dell’uomo, suo punto di riferimento, generatrice in virtù del seme di quest’ultimo di altre creature.

L’immagine dell’uomo che guida  la sua donna tenendola per mano appartiene al mondo dell’esistenza. In Eden era esattamente il contrario. Era Eva che conduceva Adamo per mano, in quanto tratta dalla sua costola non per essere a lui sottomessa, ma per uno sviluppo, una crescita, un arricchimento ed un completamento. Non Adamo era completamento della donna, ma Eva era completamento dell’uomo.

“Sarà chiamata isa donna perché da is uomo è stata tratta”.

Quale l’esito nefasto di una simile priorità? Il Satana ha trovato in Eva una creatura  posta più in alto da Dio, ma proprio per questo più esposta alla possibilità di porre la propria realtà creata non nella vita di Dio, ma come alternativa alla vita di Dio. Non più semplicemente simile a Dio nell’obbedienza a Dio, ma fatta come Dio nell’eliminazione e nella soppressione di Dio. E tutto questo compiendo un vero e proprio deicidio, non da sola ma in comunione con Adamo. Abusando ed usando del proprio rapporto con l’uomo in senso inverso e contrario rispetto al disegno di Dio. Non portando l’uomo al culmine della propria somiglianza con Dio, ma al culmine della propria dissomiglianza. Non cementando un legame eterno tra Creatore e creatura, ma originando una rottura ed una separazione non più sanabile ad opera della creatura, ma soltanto per iniziativa divina.

23 poiché il marito è capo della moglie

Il discorso di Paolo sembra andare in un senso opposto rispetto al nostro, ma soltanto perché L’Apostolo si cala in un progetto di Dio che investe non più l’essenza perduta, ma l’esistenza creata.

Alla luce di una esistenza che vuole essere riscattata e redenta dal Cristo, il rapporto tra l’uomo e la donna deve trovare un capovolgimento ed una inversione di ruoli. Non più la donna è a capo dell’uomo, ma l’uomo è messo a capo della donna. Perché la donna non   irretisca più l’uomo in virtù di una eccellenza che già ha portato alla perdizione, e perché l’uomo non si lasci più irretire da un completamento posto e visto più in alto.

In Eden nessun comando nel rapporto tra l’uomo e la donna. Se non il “crescete e moltiplicatevi”. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio è costretto ad intervenire per restaurare non semplicemente il rapporto di entrambi con Dio, ma un rapporto dell’uno con l’altra che sia conforme alla Sua volontà, in funzione di Cristo Salvatore.

Non c’è salvezza portata dal Cristo nel matrimonio, se l’uomo non si pone a capo della donna e la donna non sta sottomessa all’uomo.

E’ molto di più di un semplice comando dell’Apostolo, superato dai tempi. È comando di Dio. Così e non diversamente Cristo salva l’unione tra un uomo ed una donna. Creando un vincolo da Lui benedetto e visitato, ma sub condicione, cioè condizionato alla sottomissione della donna all’uomo.

Nessun matrimonio avrà esito cristianamente felice senza questa consapevolezza degli sposi che l’una deve stare sottomessa all’altro e l’altro deve fare da capo.

Non alla maniera dell’uomo, ma alla maniera di Dio. Non c’è sottomissione della donna all’uomo se non in Cristo e per Cristo, nello stesso tempo nessun uomo è posto a capo della donna se non in conformità all’amore dello stesso Cristo.

come anche il Cristo capo della chiesa, lui salvatore del corpo.

Colui che è posto capo della chiesa è Colui che innanzitutto è eternamente sottomesso al Padre. Nessuna sottomissione nel rapporto tra marito e moglie ha portata eterna se non quella che è conforme all’eterna sottomissione del Cristo al Padre. Nessun uomo è a capo della donna se non in Cristo, per Cristo e conforme a Cristo.

Il matrimonio cristiano si giustifica ed è giustificato semplicemente nel suo modo di rapportarsi a Cristo in ciascuna delle sue membra.

Se i due sono chiamati ad essere una sola carne ed un solo corpo non arriveranno a salvezza se non facendosi obbedienti al comando di Dio e conformi alla sua volontà. Non ci può essere considerazione o valutazione alcuna del matrimonio se non in Cristo e per Cristo: cristiani e non cristiani non possono intendersi al riguardo. Altro e diverso è il punto di partenza, altro e diverso il punto di arrivo. Per i cristiani la salvezza eterna, per gli altri la dannazione.

Ci si sposa in Cristo Salvatore semplicemente per ottenere la salvezza non per altro. Nessuna attrazione tra i due è giustificata se non quella che guarda e vede Cristo Salvatore.

24 Ma come la chiesa è sottomessa al Cristo, così anche lo mogli ai mariti in ogni cosa.

Perché la chiesa è sottomessa al Cristo? Unicamente per avere da Lui vita eterna nella conoscenza del suo Amore. Qualsiasi considerazione diversa è falsità ed inganno. Non c’è sottomissione della donna che restauri una originaria e originale sottomissione che era in Eden, ( non c’è mai stata ) c’è soltanto una necessaria sottomissione dell’una all’altro per volontà di Dio in funzione della salvezza portata dal Cristo.

Nessuna meraviglia che tutto sia così complicato e niente venga spontaneamente per il verso giusto; c’è bisogno della grazia del Signore e di intraprendere un cammino di morte e risurrezione.

I rapporti facili tra uomo e donna cadranno altrettanto facilmente,. Rimane e rimangono coloro che fanno la volontà di Dio anche nel matrimonio. È un errore ed un inganno parlare di una sottomissione vicendevole dell’una all’altro che si ponga sullo stesso piano, secondo la logica mondana della parità dei doveri e dei diritti. C’è di mezzo il Cristo e la sua opera di salvezza. La chiesa non è sottomessa al Cristo quando pretende che il Cristo sia a lei parimenti sottomesso, ma soltanto quando si fa a Lui obbediente in tutto e per tutto. Questa la conclusione di Paolo.

così anche lo mogli ai mariti in ogni cosa.

Non semplicemente in ciò che piace ed è gradito, ma in ogni cosa.

Quale l’eccezione ammessa e giustificata, ma non menzionata, per non lasciare spazio alcuno all’inganno? Quando il marito comanda cose che vanno espressamente contro la Legge di Dio. In questo caso non può esserci obbedienza, perché i due non sono più una sola carne in Cristo e per Cristo. Nella sottomissione all’uomo la donna sperimenta e conosce la propria liberazione e redenzione da una volontà perversa di prevaricazione sull’altro che ha già dato un frutto di morte e che ancora continua a dare frutti di morte.

Quale l’esito ed il guadagno di tante rivendicazioni non illuminate della donna rispetto all’autorità costituita dell’uomo?

Distruzione di un santo legame in Cristo, esasperazione di un sentimento di solitudine e  incapacità a dialogare con l’altro, a intendere e a essere intesa. Abbrutimento del proprio spirito associato ad un precoce invecchiamento del  corpo.

Misera la donna che quando non è più stagione vuol farsi bella agli occhi dell’uomo. È un’altra la bellezza femminile che rinsalda e fa durare il vincolo coniugale: è la bellezza di un cuore innamorato di Cristo, da lui vinto e fatto proprio e solo in quanto tale capace di espandersi verso il proprio uomo.

25 Mariti, amate le mogli, come anche il Cristo ha amato la chiesa e se stesso consegnò per lei, 26 affinché la santificasse avendola purificata col lavacro di acqua nella parola, 27 affinché presentasse egli a se stesso gloriosa la chiesa, non avente macchia o ruga o qualcuna di tali cose, ma perché sia santa e irreprensibile.

Se alla donna è comandata la sottomissione all’uomo, all’uomo è comandato l’amore per la donna. Non un amore qualsiasi che si ponga alla stregua di quello terreno, fosse anche il più grande ed il più bello, ma alla stregua dell’amore di Cristo.

Ma questo implica e presuppone una conversione del proprio cuore innanzitutto al Creatore, perché l’uomo sia portatore di un amore divino.

È molto di più di quanto chiesto e comandato dalla Legge mosaica che chiede la fedeltà  e la non fornicazione. L’amore coniugale, per lo spirito della Legge, gioca in difesa. Può al massimo mantenere e salvare il punto di partenza, rimanere entro certi limiti, non eccedere e non andare fuori. Non è capace di un dono totale, assoluto della propria vita, senza riserve e senza condizioni. Tutto questo è possibile solo in Cristo e per Cristo.

Ciò che è comandato è innanzitutto donato. Non è trovato nell’uomo, ma in Colui che si è fatto figlio dell’uomo.

Come Cristo ha amato la sua chiesa? Consegnando se stesso per lei. Chi consegna se stesso per un altro o per un’altra fa dono totale della propria vita.

Non esiste e non può esistere un consegna parziale e con riserve. Non si è più padroni della propria esistenza, ma si diventa obbedienti ad un altro. E tutto questo in virtù di un atto che è amore. Non un amore cieco, infondato ed indifferenziato, ma un amore che opera nella luce, perché fondato in Colui che è luce, per farsi portatore dell’unica luce.

L’amore che ogni marito deve riversare sulla propria moglie, deve essere fondato nel Cristo, da Lui generato ed agito, conforme al suo operare. Un amore che ha un fondamento ha anche un suo fine. Fondato in Cristo, da Lui generato vuol portare allo stesso Cristo. L’uomo deve amare la donna non per portarla a sé e con sé, ma per condurla a Gesù  con Gesù.

Un amore che è innanzitutto finale non può fermarsi di fronte agli ostacoli posti dalla carne e dal sangue. Lotterà sempre per andare oltre, sopportando ambiguità e contraddizioni pur di raggiungere lo scopo.

L’attrazione carnale dell’uno verso l’altra e viceversa dell’altra verso l’uno è destinata a finire e anche quando c’è non è di per sé significativa ed indicativa della presenza di un vero amore.

L’amore è altro ed è creato e donato da un Altro. Non c’è amore se non in Cristo e per Cristo e non si ama se non al modo di Cristo, e per le ragioni del Cristo. Del modo abbiamo già parlato, giova considerare le ragioni.

Cristo non ha amato la sua chiesa perché l’ha trovata, bella, santa, virtuosa: al contrario perché l’ha trovata brutta, peccatrice, segnata dal limite e da difetti di ogni sorta. Niente di simile all’infatuazione amorosa della realtà sessuale: è un amore diverso che attinge al Padre e vuol portare al Padre nell’obbedienza alla sua volontà.

Quando uno sposo non trova più nulla di attraente, di bello e piacevole nella propria sposa, solo allora può comprendere cosa significhi amare.

Quando una sposa non trova nulla di facile, di agevole, di appagante nella sottomissione all’uomo, proprio allora le è dato capire cosa significhi obbedire al Signore.

Senza la fede in Cristo la parola amore è vuota di significato: nasce dalla morte e conduce alla morte. Nasce dal bisogno dell’Altro e conclude non nelle braccia del Signore, ma in quelle del Diavolo.

Potremmo parlarne a lungo. Per chi vuol comprendere bastano poche parole. Non riusciremo mai ad intenderci con gli uomini che vedono il rapporto con l’altro sesso nello spirito dell’eros e non in quello dell’agàpe.

28 Così devono  anche i mariti amare le loro mogli come i loro stessi corpi; l’amante la sua moglie se stesso ama.

L’amore che lega e tiene uniti mariti e mogli è l’unico e medesimo amore, non c’è un amore dell’uno per l’altra e dell’altra per l’uno ma un unico ed un solo amore che si riflette dall’uno all’altra e rimanda l’altra all’uno, in perfetta unità di intenti che rende un cuor solo ed un’anima sola.

Non si ama l’altro come se stessi senza considerare l’altro come il completamento di se stessi. Chi vede nell’altro o nell’altra il proprio completamento non può prevaricare e scavalcare, ma ben si preoccupa di salvaguardare, di proteggere, di difendere. Deturpando e violando chi è posto accanto, il marito e la moglie deturpano e fanno violenza a se stessi, chiudendo e precludendo le vie dell’amore. Nulla si può chiedere e pretendere dall’altro senza prima tutto chiedere e pretendere da se stessi.

Soltanto nella fedeltà al Signore l’uomo e la donna troveranno il senso della propria mutua e reciproca fedeltà. Soltanto nell’obbedienza alla volontà dell’unico Dio,  il loro rapporto sarà fondato e giustificato, garantito, non soltanto per un cammino terreno, ma innanzitutto per un approdo celeste, non in un tempo che è per il tempo, ma in un tempo che è per l’eternità.

Se l’uomo e la donna si guardano e si vedono con gli occhi della carne sono perduti in partenza.

Passeranno da inganno ad inganno, da illusione a illusione per consumare un solo tradimento: quello contro il Salvatore.

Nessun adulterio è consumato se non in rapporto all’unico sposo che è Gesù, Figlio di Dio.

29 Nessuno infatti mai ha odiato la carne di se stesso, ma la nutre e la riscalda, come anche il Cristo la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo.

Perché nel matrimonio si può arrivare anche all’odio reciproco e scambievole? Perché l’uno e l’altra si vedono in maniera sbagliata: non in Cristo e per Cristo, ma in se stessi e per se stessi.

Misero l’uomo che ha trovato la donna dei propri sogni: è caduto nei lacci del Satana. Ancor più misera la donna che ha trovato l’uomo del proprio cuore: si è gettata fra le braccia del Diavolo ed è tenuta in suo potere.

Cerchi il tepore del focolare domestico e l’amplesso coniugale? Troverai il freddo più pungente. Cerchi il calore dell’amore divino? Nessuna moglie, nessun marito potrà mai portare il gelo là dove Cristo ha acceso il suo fuoco.

31 A causa di questo abbandonerà l’uomo il padre e la madre e si attaccherà alla sua donna, e saranno i due in una carne sola.

Perché l’uomo abbandonerà il padre e la madre? Semplicemente per diventare come Cristo.

L’amore che lega il Figlio al Padre nell’eterno vincolo dello Spirito Santo non sarebbe sovrabbondante all’eccesso se non uscisse dal proprio essere increato per riversarsi sulle creature. Si attacca ad esse in virtù di Cristo, che fa sua la carne dell’uomo per dimorare ed abitare in esso, a capo del suo corpo che è la chiesa.

L’uomo dunque lascia la casa paterna e si unisce come colla alla sua donna per diventare con lei una sola carne, come Cristo è diventato una sola carne con la sua chiesa. Non come Colui che è a lei sottomessa ma come Colui che è suo capo.

Il matrimonio tra l’uomo e la donna dunque sia ad immagine, e conforme lo spirito dell’unico vero matrimonio: quello tra Cristo e la sua chiesa. Un legame sancito e suggellato dallo Spirito Santo non è di per sé destinato a cadere e a essere sciolto.

Può essere messo in crisi da ragione interne alla carne ed al sangue, non può essere sciolto allorché è posto in Cristo ed è vissuto per Cristo.

32 Il mistero questo è grande; io però lo dico per Cristo e per la chiesa.

Non c’è mistero più grande di quello che unisce Cristo alla sua chiesa. Riguardo a questo giova considerare, riguardo a questo si deve parlare.

Nessuno parli del matrimonio come di un grande mistero. Paolo annulla subito ogni possibile equivoco. Ciò che è detto per la realtà non si può dire per l’immagine: l’immagine passa e viene meno, la realtà rimane e si viene affermando con sempre maggiore chiarezza. L’immagine è in vista della realtà e non viceversa. Allorché si manifesta ed è compresa la realtà, è vano, vuoto ed ingannevole ogni inseguimento di ciò che è sua immagine.

Non vogliamo con ciò svuotare il sacramento del matrimonio di ogni importanza e di ogni significazione spirituale, alla stregua dell’insegnamento di Lutero.

Lutero si rifà ad una corretta interpretazione del testo paolino per ridurre il matrimonio ad un semplice rapporto di natura, indifferente al dono dello spirito ed in quanto tale revocabile ad arbitrio da parte dell’uomo.

Noi concludiamo in maniera diversa ribadendo e riaffermando l’indissolubilità del matrimonio. Se pur l’immagine non è la realtà, incammina, porta verso la realtà, allorchè vissuta in Cristo e per Cristo. Chi ha intrapreso un cammino di salvezza in nome di Colui che è stato mandato dal cielo, non può rinnegare ad arbitrio, venendo meno ad un impegno benedetto dal Signore e dalla sua chiesa.

Non solo il matrimonio dato dalla chiesa come sacramento è per ciò stesso indissolubile, ma giustifica e rende pienamente plausibile e compatibile ogni scelta di verginità nella castità, consacrata o meno, poco importa.

Chi banalizza e svuota di significato religioso il vincolo coniugale, alla fine banalizza una scelta di verginità che vada oltre le ragioni della carne.

È triste vedere come illustri teologi della chiesa riformata ridicolizzino ogni forma di consacrazione alla verginità.

Non c’è rapporto tra l’uomo e la donna che non abbia innanzitutto un significato spirituale e non debba essere considerato se non in Cristo e nella sua chiesa.

Non intende il matrimonio se non chi, in esso avviato, arriva alla realtà. Non intende la realtà se non chi, già radicato in essa, scavalca ciò che è sua immagine.

Non a caso Gesù afferma che soltanto chi si fa eunuco per il regno dei cieli ha comprensione piena di matrimonio. Chi sceglie la verginità per il Signore non condanna il matrimonio, al contrario ne evidenzia tutta l’importanza e la sacralità nel suo essere come immagine dell’amore tra Cristo e la chiesa ed in quanto tale indissolubile, finchè Cristo non è tutto in tutti.

io però lo dico per Cristo e per la chiesa.

La particella “però” o “ma” non apre una frase che nega in assoluto  quanto detto precedentemente da Paolo. Così intende ancora una volta malamente Lutero, per il quale il mistero grande è il rapporto tra Cristo e la chiesa, unico vero matrimonio sacramentale, contrapposto a quello tra l’uomo e la donna che è solo un fatto di natura.

Ma ciò che è per natura, è da Dio rivisitato in maniera diversa e volto ai fini della vita eterna: indissolubile per il fine che porta con sé e per la grazia con cui è rivestito dal Cristo.

Sarebbe un controsenso che dopo aver detto come va vissuto il matrimonio da entrambi i coniugi, Paolo, improvvisamente ne annulli qualsiasi importanza e valore, riducendolo alle semplici categorie della carne.

La traduzione latina della Volgata rende l’accusativo di relazione del testo greco con un in più ablativo “ In Christo et in ecclesia”, che si può intendere in senso più lato e più proprio. Si tratta certamente di una forzatura, ma è fatta solo per spiegare e perché si intenda giustamente.

Il matrimonio non è  un grande mistero, se non perché e quando è vissuto in Cristo e nella chiesa. In Cristo trova il proprio fondamento, nella chiesa la propria giustificazione, in quanto diventa parte, espressione di membra diverse, raccolte in unità dal Creatore.

Cristo ci libera da un vincolo condizionato e subordinato alle esigenze e alle passioni della carne, dà un significato positivo di comunione col tutto ad una scelta che per natura è separazione dal tutto.

Chi si sposa “naturalmente” compie un atto di ingiustizia verso  coloro che restano esclusi o escluse dalla soddisfazione di un’esigenza strutturale all’essere creato. Chi si sposa in Cristo e nella chiesa trova la giustificazione ad una scelta e al permanere in una scelta, che da occasionale, fortuita, gratuita, diventa finale, allorché si mette nelle mani del Creatore e in quelle dell’intero Suo corpo.

33 Quindi anche voi singolarmente ciascuno ami la propria moglie così come se stesso, la donna poi tema il marito.

Ribadisce Paolo le ragioni di un amore che  è comandato e non semplicemente raccomandato.

In quanto alla donna, si guardi da un timore, dettato da ragioni estranee alla fede in Cristo. Deve avere per il proprio marito il timore che ha per Dio.

Nessun uomo e nessuna donna troveranno il senso vero e proprio della loro unione se non in un amore e in un timore comandati dallo stesso Dio.

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