Vangelo di Luca cap15

Commento al Vangelo di Luca

 

Luca 15

 

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani ed i peccatori per ascoltarlo.

2 E mormoravano i farisei e gli scribi dicendo: Questi accoglie i peccatori e mangia con loro.

3 Disse allora a loro questa parabola dicendo:

4 Quale uomo fra voi avente cento pecore   ed avendo persa da esse una non lascia le novantanove nel deserto e va dietro alla perduta finchè la trovi?

5 Ed avendola trovata la pone sulle sue spalle rallegrandosi 6 ed essendo giunto nella casa convoca gli amici ed i vicini dicendo a loro: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecorella perduta.

7 Dico a voi che così sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

8 O quale donna avendo dieci dracme se perde una dracma, non accende la lampada e scopa la casa e cerca attentamente finchè non la trovi?

9 E avendola trovata chiama le amiche e le vicine dicendo: Rallegratevi insieme a me, perché ho trovato la dramma che avevo perduta.

10 Così, dico a voi, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

11 Disse poi: Un uomo aveva due figli.

12 E disse il minore di loro al padre: Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta. Egli allora spartì loro il patrimonio. 13 E dopo non molti giorni avendo raccolto tutte le cose il figlio minore partì in viaggio per un paese lontano a là dissipò il suo patrimonio vivendo dissolutamente.

14 Ora avendo dilapidato egli tutte le cose ci fu una forte carestia in quella regione, ed egli cominciò ad essere nell’indigenza.

15 Ed essendo andato si attaccò ad uno dei cittadini di quella regione, e lo mandò nei suoi campi a pascolare porci. 16 E bramava di sfamarsi dalle carrube che mangiavano i porci, e nessuno ne dava a lui.

17 Poi essendo tornato in se stesso disse: Quanti salariati di mio padre abbondano di pane, io invece per carestia qui muoio.

18 Essendomi alzato andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il cielo e contro di te:

19 non sono più degno di essere chiamato figlio tuo. Fammi come uno dei tuoi salariati.

20 Ed essendosi alzato venne da suo padre. Ora essendo ancora lui lontano lo vide suo padre e si commosse ed essendo corso cadde sopra il suo collo e lo baciò.

21 Gli disse allora il figlio: Padre, ho peccato verso il cielo e contro di te, non sono più degno di essere chiamato figlio tuo.

22 Disse poi il padre ai suoi schiavi: Presto portate la veste migliore e rivestitelo, e dare l’anello nella sua mano e sandali ai piedi

23 e portate il vitello ingrassato, uccidetelo, e mangiando facciamo festa,

24 perché questo figlio mio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato trovato; e cominciarono a fare festa.

25 Ora suo figlio più vecchio era in campo; e quando venendo si avvicinò alla casa, udì la musica e le danze,

26 ed avendo chiamato a sé uno dei servi si informava cosa fossero queste cose.

27 Egli allora gli disse: E’ venuto tuo fratello, ed il padre tuo ha ucciso il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano.

28 Si adirò allora e non voleva entrare, ora il padre suo essendo uscito lo pregava.

29 Ma egli rispondendo  disse a suo padre: Ecco da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando, e a me non hai mai dato un capretto perché facessi festa con i miei amici.

30 Ma quando è venuto questo tuo figlio che ha divorato il tuo patrimonio con prostitute, uccidesti per lui il vitello ingrassato.

31 Egli allora gli disse: Figlio, tu sei sempre con me, e tutte le cose mie sono tue,

32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è rivissuto, ed era perduto ed è stato trovato.

 

 

 

 

 

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani ed i peccatori per ascoltarlo.

E’ il primo passo per la conversione: avvicinarsi a Gesù ed ascoltare quello che ha da dirci. Ma nessuno è disposto ad ascoltare Gesù se non coloro che hanno consapevolezza di peccato. Quelli che si credono giusti girano alla larga. Non tutti i peccatori si avvicinano a Cristo, certamente tutti quelli che si avvicinano sono peccatori.

2 E mormoravano i farisei e gli scribi dicendo:

Gli scribi ed i farisei non hanno alcuna volontà di ascoltare e di essere giudicati: al contrario si fanno giudici di Cristo.

Questi accoglie i peccatori e mangia con loro.

Quale scoperta e quale novità! La cosa dovrebbe suscitare meraviglia e non scandalo.

3 Disse allora a loro questa parabola dicendo:

Dal momento che i farisei e gli scribi non sanno trarre alcun insegnamento da quello che cade sotto i loro occhi, Gesù dà spiegazioni. Non come si fa ad un pubblico che si è posto in ascolto, ma come si fa per coloro che hanno chiuso le orecchie e non vogliono comprendere: nella forma polemica del paradosso che non si può contraddire, perché non immediatamente comprensibile.

E’ l’unico modo per non essere interrotti nel discorso ed arrivare alla fine senza inutili attacchi e polemiche. 

Sono insegnamenti che si pongono sopra tutto e sopra tutti, quanto di più singolare sia stato donato dalla Parola.

4 Quale uomo fra voi

Fin troppo chiaro che il discorso è fatto ad hoc per quelle persone che nel Vangelo hanno la loro immagine tipo negli scribi e nei farisei: non per i peccatori, ma per coloro che si credono giusti.

avente cento pecore   ed avendo persa da esse una non lascia le novantanove nel deserto e va dietro alla perduta finchè la trovi?

Il rapporto numerico tra le novantanove che non si sono smarrite e l’unica che si è persa non è affatto significativo e non dice nulla di reale se non nel momento in cui il discorso viene correttamente inteso, alla rovescia.

Ma questa è innanzitutto la convinzione degli scribi e dei farisei:  che l’uomo giusto rappresenti la norma, l’ingiusto l’eccezione. Molti sono i giusti,  pochi i peccatori. Perché mai allora Gesù non si interessa dei più e non ignora i meno?

Il punto di partenza del discorso è già dettato dalla mentalità degli interlocutori. Da qui e da questo si deve partire. Da un lato vi è una normale giustizia dell’uomo, dall’altro una ingiustizia abbastanza eccezionale ed occasionale.

Quello che non si capisce è perché Gesù corra dietro ai pubblicani e i peccatori e trascuri invece i giusti. Nulla di cui scandalizzarsi se consideriamo che anche nella vita quotidiana noi tutti ci prendiamo più cura di chi è in difficoltà e lasciamo per un attimo da parte chi è posto al sicuro.

Ma è proprio da adesso che la Parola di Dio comincia a fare insinuazioni più o meno velate, da quando il pastore lascia le novantanove che non si sono perse per cercare quella che si è smarrita.

E’ poi così vero e così scontato che le lascia in luogo sicuro? In Matteo la risposta è senz’altro affermativa.

Il discorso è fatto per i discepoli che si trovano al sicuro sul monte del Signore che è la  chiesa.

Qui la suonata è molto diversa. Dove lascia le novantanove? Nel deserto. Si può parlare di luogo sicuro o non è il luogo più insicuro per delle pecore? Cosa potranno fare da sole senza il loro pastore? Quale la loro sorte?

Un tarlo si insinua nel discorso per mettere in discussione la giustizia degli scribi ed i farisei, che vengono all’apparenza trascurati da Gesù perché non hanno bisogno della sua salvezza.

E se le cose stessero diversamente? Se cioè Gesù fosse un pastore diverso che ama e cerca solo la pecorella smarrita ed abbandona tutte le altre che si credono giuste al loro destino di morte?

Ma bisogna andare avanti nel discorso e spiegare meglio.

5 Ed avendola trovata la pone sulle sue spalle rallegrandosi

Non c’è fatica, affanno, croce per il pastore se non per la pecora che si è perduta. Fino al momento in cui la trova e la salva ponendola su di sé e prendendola a proprio carico.

D’ora in poi non lascerà più che la pecora cammini da sola, perché non si perda un’altra volta, ma la porta su di sé, come peso e responsabilità sua. E non con il muso lungo per la fatica, ma pieno di gioia perché l’ha salvata. E dove la conduce? Non la riporta di nuovo nel deserto dove sono rimaste le novantanove, ma la porta a casa sua, nella chiesa. Delle altre sembra proprio che si sia dimenticato. E come salvare chi si crede già in salvo? E’ tempo e fatica sprecati. Meglio riversare le proprie forze ed il proprio cuore su colui che si è perso e leva al cielo il suo grido, per chiedere aiuto.

6 ed essendo giunto nella casa

La chiesa è luogo sicuro di salvezza. Se ti affidi a Cristo e ti lasci da Lui portare l’approdo è cosa certa. Il Satana nulla può fare per impedire l’opera del Figlio. In quanto a te, se te ne stai protetto all’ombra delle sue ali, non ti colpiranno i dardi del Maligno.

convoca gli amici ed i vicini dicendo a loro: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecorella perduta.

Cosa fa il Figlio quando ti ha portato nelle sua chiesa? Prima di tutto convoca l’assemblea dei santi. Per giudicare la pecora smarrita? Niente affatto, ma per far festa insieme con tutti gli altri, perché è stato trovato quello che era perduto. Così la gioia della chiesa si accresce di bocca in bocca, di cuore in cuore, a partire dalla Parola che esce dal Figlio.

7 Dico a voi che così sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

E dei novantanove che sono rimasti nel deserto, saldamente ancorati alla loro presunzione di giustizia? Non c’è gioia ed interessamento alcuno  in cielo. Sono ormai fuori dal gioco dell’amore. Nulla si vuol dire per essi in cielo, qualcosa si deve dire in terra per coloro che sono ad essi simili.

Finchè confidi nella tua giustizia e non ti lasci salvare dal Cristo, per te non c’è alcuna gioia in Paradiso. Se qualcuno su questa terra gode di questa giustizia, in cielo è ignorata.

Mi chiederai allora perché non si piange per le novantanove lasciate nel deserto al loro destino di morte. Il pianto è chiesto all’uomo peccatore, perché confessi i propri peccati. Allorché le sue lacrime giungono al cielo sono trasformate in gioia. E’ interesse tuo piangere per i peccati, non di coloro che vivono nella gloria del Padre. Finché non alzerai la tua invocazione d’aiuto al cielo, simile a pecorella smarrita, andrai avanti in una vita deserta da Dio. Nessun cibo e bevanda sicuri, nessuna protezione dall’alto, ma solo la tua stolta presunzione di essere già in salvo. Quando il pastore sarà lontano, il maligno ti farà a pezzi. Finché c’è Cristo vicino a te, confessa la tua colpa e chiedi il suo aiuto. Se lo disprezzi e lo allontani, sarà la fine.

Se il Signore abbandona la “solita strada” tracciata da Lui stesso nel deserto, ovvero l’osservanza della Legge, per cercare la pecorella smarrita, seguilo nella sua volontà di essere salvatore e nel suo proposito di amore per tutti gli uomini.

Non confidare di arrivare alla casa del Padre da solo, senza la guida del Cristo e non presumere che torni indietro a cercare anche te. Una volta che avrai imboccato le strade della perdizione, sei poi così sicuro che il Signore possa e voglia correrti dietro, per riprenderti con sé? Dove e come potrà rincorrerti, quando tu fuggi lontano da lui e non riconosci la sua voce, ma ti giunge alle orecchie come estranea e nemica?

8 O quale donna avendo dieci dracme se perde una dracma, non accende la lampada e scopa la casa e cerca attentamente finchè non la trovi? 9 E avendola trovata chiama le amiche e le vicine dicendo: Rallegratevi insieme a me, perché ho trovato la dramma che avevo perduta. 10 Così, dico a voi, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

Dalle pecore alle dracme, da animali utili all’uomo a beni preziosi per l’uomo: non cambia la sostanza del discorso. Se la prima parabola può avere il sapore della polemica contro gli scribi ed i farisei, la seconda sembra smorzare il tono della diatriba. Per le nove dracme che non si sono perdute può rinforzarsi la convinzione che ormai sono in luogo sicuro e che la salvezza è data per certa. Qualcosa di nuovo e di più è tuttavia detto. Nessuna dracma può dirsi perduta se non quando non è trovata nel mucchio. Una sfortuna certamente per il suo proprietario. In quanto a lei acquisisce un’importanza ed un valore nuovo e diversi. Lungi dall’ essere svalutata ed abbandonata, potrà veramente conoscere quanto vale agli occhi del suo padrone. Perché il Signore per lei solo accende una lampada nelle tenebre di questo  mondo. E chi è questa lampada che viene accesa se non Cristo Gesù? Se nessuno si fosse perso, nessuna luce  sarebbe stata portata dal cielo sulla terra. Non solo: il Padre mette in atto un’opera di revisione e di pulizia totale nella sua chiesa, quale non si è mai vista nella storia dell’umanità. Per quale scopo? Unicamente per trovare colui che si è perduto. Quale il senso di questa piazza pulita per le nove dramme che non si sono perse? Potranno ignorare quale trambusto e quale macchina sia stata messa in moto? Potranno starsene tranquille nel loro nascondiglio di pace, ignorando che tutto Israele è stato messo sottosopra, ma non per loro? Non si chiederanno quale differenza di valore agli occhi del Signore? E perché tanta gioia in cielo, ma per un altro e per altri?

Ce n’è abbastanza per farsi venire qualche dubbio riguardo al proprio valore. E’ poi così sicuro, conosciuto ed apprezzato da Dio? Certamente sì se l’uomo avesse valore in sé e per sé e per quello che egli pensa di se stesso. Ma come una moneta vale solo per il valore che le dà il suo padrone, per quello che può acquisire in più e per una gioia maggiore, così  un uomo non vale se non per il valore che gli è dato dal Suo Creatore.

E questo è il grande assurdo della storia: è fin troppo chiaro che l’uomo peccatore convertitosi al Signore vale per Dio infinitamente più di chi non si è perduto.

E’ lecito e doverosa a questo punto una domanda a Dio. Cosa ne sarà di chi non si sente smarrito?

E’ così introdotta la terza parabola ed il discorso va oltre, per portare maggior luce. 

11 Disse poi: Un uomo aveva due figli. 12 E disse il minore di loro al padre: Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta. Egli allora spartì loro il patrimonio.

Minore davanti al padre è quello che viene ultimo in tutti i sensi: non soltanto nel tempo, ma anche per le sue doti, virtù, fedeltà: quello che è meno affidabile e che lascia sempre con il cuore sospeso. Non a caso è proprio lui quello che vuol andarsene per una strada propria e diversa. E non suscita poi tanta meraviglia nel padre un proposito così determinato, che non lascia spazio ad alcuna possibilità di ravvedimento. Chi ama sente in anticipo quando il cuore dell’altro o dell’altra sta per lasciarlo. Un grande dolore a cui l’uomo cerca di porre rimedio mettendo le mani avanti e tentandole tutte per trattenere a sé. Non così Dio.

Di fronte ad un figlio che rivendica una vita propria, lontana dagli occhi del Creatore, dà subito quello che gli spetta di diritto. Benché il Signore ci abbia creati per se stesso, non vuole trattenerci nella sua casa contro la nostra volontà. Siamo fatti liberi nei suoi confronti. Anche se lo rinneghiamo non ci è tolta la vita creata, ma in ogni momento è a noi consegnata, secondo un eterno disegno d’amore. Non c’è rapina più facile e più semplice: ogni giorno ogni momento cade sotto gli occhi di Dio ed è da Lui tollerata.

In quale modo il padre avrà spartito i beni fra i suoi figli? Secondo quali leggi o criteri: quelli della terra o del cielo? Non è detto. Quando si tratta di spartizione di beni terreni Dio può anche adeguarsi alle leggi e consuetudini false e manchevoli create dall’uomo. Non importa: tanto o poco che sia, ognuno può prendere per sé una fetta di questa vita.

Il povero che si mette in proprio non è meno peccatore del ricco che fa altrettanto. L’uno e l’altro non vogliono stare nella casa del Padre.

C’è un’unica grande tragedia: quella dell’uomo che abbandona la casa del suo Creatore. Quanto gli sia riconosciuto di proprio e quanto porti con sé non ha importanza. E non è detto.

La linea di demarcazione e di divisione tra uomo è uomo è innanzitutto posta tra coloro che accolgono una vita vicino al Padre e quelli che rivendicano una propria vita lontano da Lui.

13 E dopo non molti giorni avendo raccolto tutte le cose

Ci vogliono alcuni giorni perché il figlio minore metta insieme tutte le cose proprie. Per il Padre i conti si potrebbero anche fare alla svelta, perché il suo cuore ha ben altro peso. Ma questo figlio incosciente e ribelle non vuole proprio perdere nulla di quello che gli è riconosciuto e si dà un bel da fare per portare via quanto più possibile. La partenza è rimandata di qualche giorno non  per  ripensamento, ma perché la casa del Padre deve essere ripulita il più possibile.

il figlio minore partì in viaggio per un paese lontano

Quando si sceglie una vita senza Dio si  viaggia verso un paese lontano da cui è difficile trovare la via del ritorno. Nessuna si illuda di fare come i giovani dei nostri giorni che vogliono andare fuori casa: abbastanza lontano per non essere sotto gli occhi dei genitori, non troppo lontano  per non perdere qualsiasi aiuto e protezione. O si sta vicino a Dio o si va verso la perdizione.

a là dissipò il suo patrimonio vivendo dissolutamente.

Nella piena legalità senza andare contro le leggi dell’uomo. Perché agli occhi del mondo non appare un mascalzone che si appropria dei beni altrui. Più semplicemente è uno che si gode fino in fondo  i beni avuti dal padre. C’è chi approva e dice che la vita bisogna godersela tutta: c’è chi disapprova non lo spirito di una vita, ma il modo spregiudicato di condurre una vita. Un po’ di prudenza e di moderazione fanno sempre bene. Per fare la volontà del Signore? Niente affatto! Semplicemente per non  bruciare tutto e subito.

Questo tale fa parte di quegli uomini che non conoscono la prudenza  della carne. Vuole godere di tutto e di tutti in maniera pronta ed immediata. E proprio per questo molto presto si trova al verde: senza beni materiali, senza amici, senza risorse intellettuali.

14 Ora avendo dilapidato egli tutte le cose

E’ il fallimento di una dimensione etica senza fondamento. Quando si vuole usare dei beni di Dio senza Dio, ben presto tutto è rovinato e perduto. Possiamo ben sforzarci di osservare una qualsiasi legge, ma il fallimento è pieno e totale. Non c’è più possibilità alcuna di ingannare se stessi riguardo al bene ed al male. Bruciato ogni bene, non resta che passare apertamente e coscientemente dalla parte del male.

ci fu una forte carestia in quella regione, ed egli cominciò ad essere nell’indigenza.

Il salto da una falsa dimensione etica ad una vita coscientemente nel male avviene poco alla volta. Il nostro bene va in esaurimento: non ci sono più scorte personali a cui ricorrere e si comincia a prendere consapevolezza della propria miseria. Cosa fare a questo punto? Il Padre è ora troppo lontano perché si possa sentire la sua voce. E’ viva una sola voce ed è trovato un solo amico.

15 Ed essendo andato si attaccò ad uno dei cittadini di quella regione,

E’ la fase più critica e drammatica dell’esistenza umana, quando distrutto ogni bene ci si attacca disperatamente al male. Perché è l’unico amico che ci è rimasto, l’unico che ancora ci sorride. E non bisogna poi andare molto lontano, perché è assai vicino alla vita di prima.

si attaccò ad uno dei cittadini di quella regione,

Quale differenza allora tra prima e dopo? Nessuna ! Solo la piena consapevolezza di essere andati col Diavolo e di bazzicare nei suoi affari.

Adesso non ci può essere alcuna illusione del bene, ma solo la coscienza del male.

e lo mandò nei suoi campi a pascolare porci.

Chi è amico del Diavolo è suo schiavo. Nella casa del Padre c’è libertà, in quella del Maligno si può fare solo quello che è da lui comandato. Certamente non manca la compagnia, ma è fatta solo ed esclusivamente di porci. Difficilmente un porco si distingue da un altro porco, se non per la sua grassezza. L’unico confronto e l’unico apprezzamento che si può fare nel male riguarda la dimensione. Un peccato vale l’altro e si distingue solo quello che è più grande.

C’è ancora illusione di libertà, perché si respira l’aria fresca dei mandriani; per il resto tutto è squallore.

16 E bramava di sfamarsi dalle carrube che mangiavano i porci, e nessuno ne dava a lui.

Niente e nessuno riesce più a sfamare. E si arriva anche a provare invidia per gli altri; per quelli che si pascono di ogni sozzura e trovano gusto anche in cibi di nessun valore. Perché il Maligno sfama i suoi figli con cose da poco. Per grazia di Dio, non tutti coloro che sono schiavi del Diavolo trovano il suo cibo così saporito e nutriente. Il punto massimo di caduta nel male è anche quello in cui si pone qualche differenza tra coscienze malvagie. C’è chi gode del peccato e chi, caduto molto in basso, non lo trova poi così appagante. E’ il momento in cui è possibile il ravvedimento, quando si valuta la possibilità di fare marcia indietro.

17 Poi essendo tornato in se stesso disse: Quanti salariati di mio padre abbondano di pane, io invece per carestia qui muoio.

Non c’è conversione là dove non c’è coscienza di peccato, ma neppure là dove non si comincia a fare qualche confronto tra una vita nella casa del Maligno ed una vita nella casa del Padre.

Finchè si sta bene insieme al diavolo e non si avverte un disagio ed un malessere per il proprio stato non c’è desiderio o volontà di cambiamento. Bisogna toccare il fondo della propria miseria per vedere e considerare in maniera diversa  l’amore del Padre. E può certamente essere d’aiuto la testimonianza di coloro che vivendo con il Signore portano una vita sovrabbondante di beni celesti. Nulla manca a coloro che sono al servizio di Dio Padre: fame e miseria senza fine per tutti coloro che sono al servizio del Maligno.

Non c’è altra prospettiva per il futuro se non la morte eterna.

18 Essendomi alzato andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il cielo e contro di te: 19 non sono più degno di essere chiamato figlio tuo. Fammi come uno dei tuoi salariati.

Vale innanzitutto il proposito ed il desiderio di tornare presso il Padre. Con quali mezzi e con quali forze è possibile dare un calcio al Satana, non è poi un problema che ci riguarda. Se c’è buona volontà, il Padre verrà in nostro soccorso: anche se non avvertiamo la sua presenza, non è  lontano come pensiamo. E’ nella confessione del proprio peccato davanti al Padre e nell’accettazione della Sua volontà che si gioca il destino della nostra esistenza. E non è sicuro di essere nella volontà di Dio, se non colui che si mette all’ultimo posto. Più ultimo dell’ultimo altro non c’è.

ho peccato verso il cielo e contro di te:

Il peccato è innanzitutto contro il cielo e colui che è re del cielo. Di questo figliol prodigo  nulla si dice dei suoi peccati contro l’uomo. Anche se ci sono stati non hanno rilevanza alcuna. A meno che si voglia tirare in ballo il suo rapporto con le prostituite. Ma questa è innanzitutto una illazione ed un’accusa che gli verrà dal fratello maggiore. E come poteva costui saperlo dal momento che vivevano così lontani l’uno dall’altro?

Non è piuttosto questa la stoltezza dell’uomo che considera il peccato solo nella sua dimensione orizzontale e non vede quella verticale? E quel che è peggio non vede che c’è dentro fino al collo. L’altro in definitiva sta per venirne fuori.

20 Ed essendosi alzato venne da suo padre.

Per quella grazia e potenza che è data a tutti coloro che vogliono tornare con tutto il cuore all’amore del Signore. Nessuno può alzarsi dalla vita vecchia se non in virtù di Colui che è morto e risorto per noi. Il tempo della salvezza non è quantificato perché non quantificabile: se la vuoi ti è data hic et nunc ( qui ed ora ).

Ora essendo ancora lui lontano lo vide suo padre

L’amore di Dio ci previene sempre ed ovunque. Quando tu sei lontano lui ti vede da vicino.

e si commosse ed essendo corso

Non c’è conversione dei cuori se non quando si incontrano con il loro Signore. Da parte dell’uomo ci può essere un timido approccio, da parte del Signore sempre la commozione più grande. Ed anche per quel che riguarda la velocità le marce sono diverse. Noi possiamo andarci piano con molta cautela, Dio ci corre incontro a braccia aperte.

cadde sopra il suo collo e lo baciò.

Di solito è il figlio che si attacca al collo del papà e lo riempie di bacioni, qui avviene esattamente il contrario. Tanto grande è l’amore che Dio ha per noi che previene ogni abbraccio ed ogni bacio. Se noi gli vogliamo bene, Lui ce ne vuole ancora di più. Quanto basta per fugare ogni dubbio ed ogni incertezza riguardo al suo perdono.

21 Gli disse allora il figlio: Padre, ho peccato verso il cielo e contro di te

Sommerso dall’amore del padre, quasi soffocato dai suoi baci, il figliolo prodigo finalmente trova l’ardire di chiedere perdono. Non semplicemente per peccati ma per il  peccato contro il cielo e contro il suo Signore. Non basta chiedere perdono col cuore, bisogna anche farlo con la bocca.

non sono più degno di essere chiamato figlio tuo.

C’è modo e modo di fare la propria confessione: ammettendo questo o quel peccato, ma facendo salva nel contempo una fondamentale bontà del cuore. E’ vera confessione sola quella che riconosce una sostanziale malvagità del nostro essere. Non siamo degni di portare il nome di figli di Dio, perché non viviamo per Lui, accanto a Lui. Non c’è bisogno di tenere la contabilità dei propri peccati: uno solo è il peccato che è all’origine di ogni peccato.

La chiesa ci insegna a confessare i peccati uno ad uno in maniera minuziosa, ed è ben giusto, ma detto il più grosso gli altri vengono di conseguenza e neppure possiamo conoscerli tutti. Quando c’è vera conversione del cuore non sembra che il Padre sia poi molto interessato all’elenco. Neppure lascia andare avanti il figlio nella confessione, ma vuol mettere su un’altra musica. Le cose vecchie sono ormai passate, facciamo festa per la novità di vita.

22 Disse poi il padre ai suoi schiavi:

La gioia di Dio Padre per il figlio perduto vuole innanzitutto essere condivisa da tutti coloro che vivono nella stessa casa. E non con stanchezza, ma con pronta e sollecita partecipazione.

Presto portate la veste migliore e rivestitelo,

La veste migliore è quella che viene indossata una sola volta, allorché si diventa sposi di Cristo, per seguirlo in una nuova vita.

e date l’anello nella sua mano

Se c’è ancora qualche dubbio che tiri aria di matrimonio è subito dissipato. Di quale anello si parla se non di quello che ci lega per sempre al Cristo? Ci è offerto dalla sua chiesa.

e sandali ai piedi

Per camminare in maniera diversa, non più incerti e zoppicanti, ma fortificati dalla grazia di Dio.

23 e portate il vitello ingrassato, uccidetelo, e mangiando facciamo festa,

E’ il segno tangibile e concreto che di festa si tratta. Se non fosse per il vitello ingrassato che viene mangiato, come potremmo noi assaporare il dono di Dio?

E’ Cristo il vitello ingrassato per noi nella casa del Padre per essere immolato nel tempo opportuno, allorché si manifesta la misericordia del Padre. In virtù del suo sacrificio possiamo sedere ad una mensa celeste.

24 perché questo figlio mio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato trovato;

Perché si fa festa nella casa del Signore? Perché qualcuno dei suoi figli è tornato alla vita, era perduto ed è stato trovato

e cominciarono a fare festa.

Per volontà del Padre ed in virtù del dono del Figlio che offre se stesso per la salvezza del mondo.

25 Ora suo figlio più vecchio era in campo;

La porta per entrare alla festa è tenuta aperta. Qualcuno può mancare, ma è ancora in campo e la sua sorte non è decisa. Così il fratello maggiore, benché non conosca la gioia della vera conversione, venendo alla casa del Padre, sente aria di novità e di festa.

e quando venendo si avvicinò alla casa, udì la musica e le danze,

Coloro che hanno consuetudine con la casa del Signore, benché lontani dall’amore del Padre non possono non avvertire il clima di festa e la gioia nuova che trascorre gli animi.

Le feste innanzitutto sono dettate dalla chiesa: si fa festa per essa ed in essa. Per quale ragione, resta da scoprire.

26 ed avendo chiamato a sé uno dei servi si informava cosa fossero queste cose.

La gioia della chiesa è una gioia annunciata, per bocca dei suoi servi. Chiedi a loro ed ascolta la loro parola se vuoi comprendere il senso della salvezza.

27 Egli allora gli disse: E’ venuto tuo fratello, ed il padre tuo ha ucciso il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano.

L’annuncio della salvezza non si pone più al futuro, per colui che farà ritorno al Padre e per Colui che darà la sua vita per il mondo, ma al passato, come un fatto già accaduto.

La conversione dei cuori è già attuale come è già attuale la grazia vivificante che viene dal sacrificio del Figlio. Chi sta fuori entri a far festa e diventi lui stesso motivo di festa insieme al fratello che è già redento. Non ci sono alternative e non sono possibili opzioni diverse. O si partecipa al banchetto imbandito dal Padre con la carne del Figlio o è la dannazione eterna.

28 Si adirò allora e non voleva entrare,

Ben ha compreso il fratello maggiore che non poteva star fuori impunemente e fare l’indifferente ed ignorare quale grossa novità. Ad una festa così grande non può mancare nessuno dei figli di Dio. Ma quale desiderio, aspettativa, gioia per una simile festa in colui che non ha coscienza del proprio peccato? Allorché si manifesta il senso e la portata dell’amore divino c’è anche chi non vuole entrare in esso. Perché condividere con l’ultimo arrivato un amore paterno acquistato, mantenuto, custodito a così caro prezzo? L’ira degli scribi e dei farisei fa un tale chiasso ed un tale clamore che arriva persino all’interno della festa. Costringe il Padre ad uscire fuori per verificare lui stesso le ragioni di una nota così stonata.

ora il padre suo essendo uscito lo pregava.

Di fronte ad un figlio che non vuole entrare neppure per vedere di persona cosa sta succedendo, è il padre che viene fuori per convincerlo, prima che la situazione degeneri verso le sue forme estreme ed irreparabili.

E’ l’ultimo atto del disegno divino di salvezza. Dopo aver preparato il suo popolo alla venuta del Salvatore, dopo aver mandato il figlio nel mondo, dopo averLo sacrificato per il bene dell’umanità perduta, il Padre continua a far pressione e ad insistere presso ognuno di noi perché entriamo in quella salvezza che già è data e donata: manca solo la nostra adesione alla festa.

Se il Padre ti chiama, non indugiare e non dare peso alle tue convinzioni o al tuo sentire immediato.

Scaccia dal tuo cuore ogni sentimento di ostilità verso il Salvatore,  entra nella chiesa e fa’ festa con tutti gli eletti.

29 Ma egli rispondendo  disse a suo padre:

Niente di più sbagliato e di più triste che ribattere le proprie ragioni. Può sembrare un atto di sincerità e di lealtà nei confronti del Padre: manifesta semplicemente la mancanza di fede nel suo amore e nella sua giustizia. Se a Dio sta bene così, perché tu recrimini? Cosa hai da perdere se l’amore del Padre è talmente grande che arriva anche agli ultimi?

E’ la confessione più squallida che si possa fare: quando non si dice il proprio peccato, ma la propria mancanza di stima nella giustizia del Signore. Se è vero che dobbiamo sputare fuori il rospo, questo rospo è il nostro peccato non quello che vediamo in Dio. La confessione non è processo a Dio ma umile riconoscimento della nostra colpa e gioia per il perdono che ci è dato senza merito.

Ecco da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando, e a me non hai mai dato un capretto perché facessi festa con i miei amici.

Quando si fa il processo a Dio mettendo avanti la propria rettitudine, non si è mai obiettivi e si danno giudizi falsati. Chi può dire di essere al servizio del Signore da tanti anni e di non avere mai trasgredito un solo comando? E’ poi fondata una simile presunzione? Peggio ancora: chi può dire di non avere mai ricevuto qualcosa di buono dal Padre che è nei cieli? La vita stessa non è un dono?

30 Ma quando è venuto questo tuo figlio che ha divorato il tuo patrimonio con prostitute, uccidesti per lui il vitello ingrassato.

E’ proprio questo il paradosso che deve affrontare ogni uomo che non crede nell’amore del Padre.  Cade sotto gli occhi  e non si può smentire. Se Dio ama in questo modo e fino a tal punto gli ultimi ed i lontani quanto più i primi ed i vicini!

Fa’ festa con ogni uomo che accoglie il perdono del Padre e non inseguire una giustizia che non è inclusiva degli altri, ma vuole escludere tutti gli altri.  Alla fine ti troverai l’unico giusto degno di essere amato da Dio: tutti gli altri sembreranno ai tuoi occhi per nulla meritevoli di perdono e di misericordia, pieni di difetti e di colpe più presunte che reali. Facilmente attacchiamo agli altri peccati e responsabilità che non hanno, perché vogliamo attribuire a noi stessi quella diversità in positivo che appartiene solo al Cristo. Come può il fratello maggiore parlare di rapporti con prostitute, quando l’altro viveva così lontano? Per sentito dire? Meglio non dare ascolto a pettegolezzi di tal fatta.

31 Egli allora gli disse: Figlio, tu sei sempre con me, e tutte le cose mie sono tue,

Da una parte il figlio che accusa, dall’altra parte il Padre che vuol rassicurare riguardo al proprio amore. Da una parte l’uomo che attacca, dall’altra Dio che gioca in difesa. Ma non sarà così per sempre, viene anche l’ora del giudizio, quando avranno fine la pazienza e la tolleranza di Dio e cederanno il posto alla sua giustizia.

tu sei sempre con me, e tutte le cose mie sono tue

Soltanto nella vita eterna o già fin d’ora? E’ poi così vero che nessuna gratitudine o contentino sono dati a quelli che vivono nella casa del Padre? Non è già un guadagno che ci siano risparmiate le ansie, le tensioni, le preoccupazioni di coloro che sono lontani dal Signore? Cosa ci aspettiamo da Dio? Di essere ricolmati di beni spirituali o materiali? Tutto ciò che appartiene ad un padre appartiene anche al figlio.

32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è rivissuto, ed era perduto ed è stato trovato.

Non c’è occasione più grande per creare gioia che fare festa. Nessun dono di per sé porta gioia se non collocato in un contesto di festa. E quale dono più grande del perdono che viene dal cielo per i nostri peccati? Come può Dio dare il perdono senza chiamare tutti i suoi figli a rallegrarsi insieme a Lui? Se non cogli l’importanza ed il valore di ciò che è donato, cerca di comprendere la portata di una festa. Ed allora avrai luce riguardo al dono.

Riflettano coloro che confidano nella propria giustizia. La festa non è per loro perché non comprendono la bellezza e la grandezza della misericordia divina. Non c’è dono più grande e non c’è festa altrettanto grande.

La parabola termina dunque come le altre due con un esplicito invito a far festa per colui che ritorna alla casa del Padre.

questo figlio mio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato trovato

Cosa di nuovo e di diverso?

Non basta che il Signore vada in cerca di colui che si è smarrito ( come fa il pastore per la pecora e la donna di casa per la dramma ), bisogna anche che colui che si è perso abbia la volontà ed il desiderio di far ritorno.

La conversione è il punto d’incontro tra l’andare di Dio verso l’uomo e l’andare dell’uomo verso Dio. Prima di tutto è Dio che cerca noi, ma nessuno sarà trovato se non colui che vuole essere trovato.

Altra novità del discorso è l’invito a far festa, che dapprima rivolto al cielo, ora viene esteso alla terra. La gioia che è portata dal perdono non è soltanto una questione che riguarda il cielo è anche una novità che interessa la terra. Non gli angeli hanno bisogno della misericordia divina, ma noi uomini che siamo miseri peccatori. Se gli angeli in cielo sono invitati a gioire per un perdono che non li riguarda, quanto più noi che siamo interessati in prima persona. Non sai gioire come gli angeli ed insieme ad essi? Forse tanto angelo non sei. Ogni volta che la misericordia di Dio ci trova indifferenti o peggio ancora ci rattrista vien proprio da dubitare che siamo  così giusti come pensiamo. Quale la tragedia ed il dramma ultimo del fratello più anziano? Quello di essere trovato triste per il perdono dato dal Padre al fratello più giovane. C’è ancora tempo per il ravvedimento allorché il nostro cuore non è trovato in sintonia con quello degli angeli che sono in cielo.

C’è ancora tempo per chiedere perdono al Padre per una malvagità che ha saputo nascondersi  agli occhi propri e a quelli di Dio. Prima ancora del giudizio ultimo per ogni uomo ci sarà l’occasione in cui potrà toccare con mano l’abisso che separa la sua giustizia da quella di Dio. Può essere un qualsiasi peccato, può anche essere la presunzione della propria rettitudine.

Ma cosa fa il fratello più vecchio? Invece di confessare al Padre i pensieri malvagi del proprio cuore e di chiedere perdono per una gioia che allorché chiamata in causa è trovata assente, si chiude ancor di più nella presunzione della propria giustizia. E non chiede perdono ma accusa Dio, perché in qualche modo si faccia perdonare.

Questo il triste epilogo della parabola.

Se da un lato c’è un padre che rassicura riguardo al proprio amore ed è ancora disposto al dialogo ed al confronto, dall’altro c’è un figlio che non vuole assolutamente entrare.

Figlio, tu sei sempre con me, e tutte le cose mie sono tue,

Dice la disponibilità del Padre, ma  l’intenzione del figlio è un’altra: rimane quella di prima.

Si adirò allora e non voleva entrare

Nessun cambiamento finale del cuore, nonostante le parole del Padre.

Possiamo anche giocare di fantasia ed andare oltre quello che c’è scritto immaginando che il Padre  sia riuscito nella sua opera di persuasione. Il discorso è interrotto prima e non è a lieto fine.

E’ un monito severo agli scribi ed ai farisei perché non facciano la stessa fine.

E’ luce per tutti coloro che confidano nella propria giustizia, perché comprendano quale triste sorte attende coloro che non si attaccano a Cristo Salvatore. Le novantanove pecore che non si sono smarrite non per questo sono già salve. In una vita abbandonata da Cristo Salvatore il futuro è tutto nero: davanti c’è il deserto. Le nove dracme che non sono state perdute non per questo sono sicure di essere gradite rimanendo semplicemente nelle tasche del loro padrone. Hanno bisogno di rimanere custodite in maniera diversa, per dar soddisfazione al loro padrone e per essere motivo di gioia, come la dracma ritrovata. Chi vive nella casa del Padre e non ha conosciuto l’abbandono della fede deve fare un serio esame di coscienza riguardo alle ragioni di una sequela. Si vive per Dio o per i beni di Dio? C’è consapevolezza di peccato e volontà di confessare la propria colpa? Quale il rapporto con coloro che si sono allontani? Desideriamo il loro ritorno e siamo disposti a pagare qualcosa per questo ritorno? C’è gioia per quelli che si convertono e ci scavalcano nella fede?

Se la parabola conclude con l’immagine triste di un fratello che non vuole perdonare il proprio fratello, resta aperta una possibilità diversa. C’è anche chi comprende il valore della misericordia divina per sé e per gli altri e cerca di trarne il massimo vantaggio.

Informazioni aggiuntive